Autore: Sindacato italiano commercialisti

  • No del Sic (Sindacato italiano commercialisti) all’obbligo di denuncia dei clienti per evasione fiscale

    ROMA, 29 gennaio 2020 – “L’obbligo del commercialista di denunciare i propri clienti in odore di evasione fiscale è l’ennesimo atto di accanimento pregiudiziale e ideologico nei confronti della categoria”. Così Stefano Sfrappa, presidente del SIC Sindacato Italiano Commercialisti, commenta l’ultima direttiva dell’Unione Europea che in tempi brevi dovrà essere recepita anche dall’Italia e che prevede l’obbligo per i commercialisti di segnalare alle autorità fiscali le eventuali condotte fraudolente dei propri clienti che intendano evadere il fisco.

    “L’ultimo decreto del Governo che sta studiando la possibilità di obbligare i commercialisti a denunciare i propri clienti per evasione fiscale – sottolinea Stefano Sfrappa – è l’ennesimo atto di accanimento nei nostri confronti. Prima di tutto non sappiamo che cosa faccia il cliente nella sua quotidianità: il commercialista non ha e non intende avere poteri di investigazione e di indagine. In secondo luogo una cosa del genere entrerebbe in evidente conflitto con il mandato professionale ricevuto dal cliente. Siamo in un evidente stato di polizia tributaria. Lo Stato sta distruggendo le imprese e allontanando gli aspiranti giovani imprenditori, ma di questo passo non ci saranno più né imprese e né contribuenti”.

    “In ultima analisi – si chiede il presidente del SIC Sindacato Italiano Commercialisti – non dovevano essere l’incrocio dei dati, la moltiplicazione degli adempimenti telematici, la fattura e lo scontrino elettronico, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale i nuovi strumenti per combattere in via definitiva l’evasione tributaria?”.

     

  • Fatture elettroniche, la denuncia del SIC: “A rischio la privacy dei contribuenti”

    ROMA, 12 novembre 2019 – “Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza potranno controllare per otto anni tutti i dati contenuti nelle fatture elettroniche, anche quelli fiscalmente non rilevanti, riguardo lo stato di salute, le abitudini di consumo e perfino i procedimenti penali a carico dei contribuenti. Il decreto fiscale 124 del 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 ottobre 2019, prevede che i dati delle fatture elettroniche potranno essere usati dalle autorità in vari campi, quindi non solo ai fini dei controlli fiscali, ma anche per indagini di polizia economico-finanziaria, comportando gravi rischi per la nostra privacy”. A denunciarlo è Donatello Sciubba del Sindacato Italiano Commercialisti.

    “Il Sic – aggiunge Sciubba – lo aveva già annunciato pubblicamente in diverse occasioni: durante il convegno “Commercialisti specializzati” organizzato a Roma il 27 gennaio 2018, con l’intervento su Eutekne il 05 giugno 2018 dal titolo “Si dovrebbe modificare l’impostazione di trasferimento della fattura allo SDI”, con il comunicato stampa “Riflettiamo sulla fatturazione elettronica (una voce fuori dal coro)” del 14 maggio 2018 e su una pagina intera di Italia Oggi dell’11 ottobre 2018 dal titolo “Fatturazione elettronica e leggende metropolitane”, ma non è bastato. I dati dei file delle fatture elettroniche saranno conservati e memorizzati dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza per otto anni: anche il termine di conservazione viene inasprito, se si tiene conto che i termini ordinari di prescrizione vanno dai 5 ai 7 anni”.

    Anche Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, è tornato a sottolineare la sproporzione dei dati relativi alla fattura elettronica, raccolti e memorizzati, e il disastro che potrebbe comportare un eventuale attacco informatico. Già più volte, in passato, il Garante aveva messo in guardia sui pericoli del sistema di fatturazione elettronica, puntando l’attenzione sulle criticità che erano state segnalate, “falle” del processo di emissione e conservazione delle fatture elettroniche attraverso il Sistema di Interscambio (SdI). Ora, con una memoria depositata in Commissione Finanze alla Camera sul Decreto fiscale il Garante mette in evidenza quello che ritiene un eccesso di dati, fiscalmente non rilevanti, che con le fatture elettroniche vengono messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrante e della Guardia di Finanza. Scrive il Garante che si “estende tanto l’oggetto della memorizzazione quanto l’ambito di utilizzazione dei dati di fatturazione senza peraltro escluderne alcune categorie quali i dati non fiscalmente rilevanti o quelli inerenti la descrizione delle prestazioni fornite, sulla proporzionalità della cui archiviazione il garante aveva espresso perplessità”.

    “A disposizione del fisco – sottolinea Donatello Sciubba – finiscono molte informazioni, come quelle dalle quali può risultare lo stato di salute dell’interessato, basti pensare alle fatture per prestazioni sanitarie, e a quelli dai quali si possono ricostruire i rapporti tra cedente e cessionario riguardo alle abitudini di consumo e agli sconti applicati. Possono emergere perfino i procedimenti penali a carico di un individuo. Infine, l’Autorità sottolinea il rischio di attacchi informatici e la necessità che le misure per proteggersi da questi pericoli siano introdotte con legge e non con provvedimenti di natura amministrativa. Nonostante i ripetuti richiami di cui, per primo, il nostro sindacato si è fatto portavoce, i tecnici del MEF continuano a rimanere sordi alle richieste e agli allarmi. Sapere cosa ognuno di noi acquista, da chi e a che prezzo certamente non contrasterà l’evasione. Siamo certi, però, che metterà in pericolo davvero la nostra privacy e le strategie commerciali delle aziende italiane”.

    “Analizzando i dati del primo trimestre 2019 – prosegue Sciubba – emerge che l’impatto della fattura elettronica sul gettito Iva risulta poco decisivo o non rilevabile. Come indicato nella nota tecnica al bollettino delle entrate, pubblicato dal Mef, infatti, a giustificare l’incremento del gettito dell’imposta sul valore aggiunto nel primo trimestre dell’anno rispetto a quanto realizzato nello stesso periodo del 2018, vi è la crescita degli scambi interni. L’incremento attribuito alla fattura elettronica è in realtà riferibile alla metodologia e alla tempistica di versamento dell’imposta relativa comunque al 2018. Inoltre, analizzando la composizione degli scambi interni, il Mef non cita mai la fatturazione elettronica ed evidenzia come l’andamento della stessa risulti in crescita del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2018. A crescere sono i settori del commercio. Negativo l’andamento dei servizi privati. Ripetiamo e ribadiamo quanto più volte ripetuto negli ultimi due anni dal nostro Sindacato: sì alla fattura elettronica, no al sistema di interscambio, almeno a queste condizioni”.

    “Non è possibile – conclude Donatello Sciubba del SIC – passare sopra qualsiasi diritto nel nome di una ventilata guerra all’evasione, canzone ormai vecchia di 20 anni e mai incisa su disco. E nessuno ci venga a ripetere la solita storia della guerra all’evasione che ha avuto i suoi successi innegabili. Se fosse stato così non ci sarebbe bisogno di reinserirla in manovra economica ogni anno”.

  • Crisi d’impresa, il Sindacato italiano commercialisti dice no alla proliferazione degli albi esterni

    “La proliferazione degli Albi esterni, che obbliga gli iscritti a gestioni, monitoraggi, formazione, iscrizioni e sanzioni multiple, è una follia che delegittima il sistema ordinistico creando confusione e duplicazione di energie sia per i commercialisti e sia per lo Stato”. Il Sindacato Italiano Commercialisti (SIC), attraverso il suo presidente Stefano Sfrappa, commenta così la riforma della crisi di impresa, che è stata discussa a Firenze in occasione del convegno nazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, a cui ha partecipato anche il presidente dei commercialisti italiani Massimo Miani.

    “Nel caso specifico del nuovo albo dei curatori – sottolinea Sfrappa – previsto dall’articolo 356 del codice della crisi, si auspica uno smantellamento dei limiti e dei vincoli temporali per potervi accedere. Fermo restando l’obbligo di formazione dedicata per tutti, dovrebbe essere sufficiente la condizione di avere già svolto almeno un incarico in procedure concorsuali”.

    “Nonostante le lettere di attenzione, saluto e “assist” sul tema della crisi pervenute dal presidente del Consiglio e dal Ministro di Grazia e Giustizia nel corso del convegno – aggiunge Sfrappa – il nostro rapporto con il mondo della politica resta solo formale e di facciata, senza che si riesca ad avere un’interlocuzione seria o un ascolto effettivo. È già successo recentemente sulla questione degli ISA e sul tavolo di ascolto che, in seguito allo sciopero, doveva costituirsi con il MEF, ma che non è mai stato istituito, e con il corposo documento sulle semplificazioni a cura del Consiglio nazionale e di Confindustria, anch’esso rimasto completamente disatteso. Gli indicatori finalizzati a far emergere anticipatamente la crisi sono stati già trasmessi al MISE circa un mese e mezzo fa e sono ora resi pubblici, ma non sono stati ancora autorizzati dallo stesso Ministero. E’ questo un tema importante che deve essere attentamente studiato e che richiede un cambio di mentalità non solo dei professionisti ma anche degli imprenditori”.

    “Nel corso del convegno di Firenze – ribadisce infine Sfrappa – il presidente Miani ha ribadito come il principio dell’equo compenso dovrebbe essere sempre applicato quando un commercialista svolge un ruolo pubblico. Sul tema specifico del convegno, è stato posto l’accento sul tema della responsabilità dei professionisti (che dovrebbe poter essere limitata a un multiplo dei compensi percepiti) e sull’obbligo di copertura professionale anche per gli Amministratori, evitando in tal modo che l’azione di risarcimento venga promossa soltanto contro i Commercialisti che hanno già una copertura assicurativa obbligatoria”.