Autore: Maria76

  • Mostra Collettiva Internazionale “Simulacri dell’uomo. Figure, volti, sembianze”

    Dal 9 al 21 Novembre

    INAUGURAZIONE SABATO 9 NOVEMBRE ALLE ORE 17:30

    Cura, organizzazione e presentazione

    del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Fin dalle epoche più remote, la rappresentazione della figura ha significato per l’uomo un’autoriflessione relativa al proprio posto nel mondo, alla ricerca del senso della propria esistenza.

    A partire da 32.000 anni or sono, con i graffiti rupestri, l’individuo ha narrato di sé per costruire la propria storia, come rito propiziatorio per la caccia, per segnalare che un dato luogo era occupato, o testimoniare il proprio passaggio. Il corpo era raffigurato in maniera estremamente stilizzata, con il tronco frontale e gli arti laterali, a lasciare immaginare una rudimentale idea di profondità.

    Altre volte semplici impronte di mani stavano ad indicare un’affermazione di identità, la traccia della propria esistenza.

    Nel Paleolitico Superiore, le Veneri Steatopigie, datate da 35.000 a 11.000 anni fa, documenterebbero la femminilità del tempo, con attributi fisici molto pronunciati, statuette votive del culto coevo della Dea Madre.

    Innegabile la rilevanza della resa artistica della grazia e della proporzione nella Grecia classica, allorché il Canone di Policleto, redatto dallo scultore intorno al 450 a. C., stabiliva la ricerca di un modulo che descrivesse armonia e bellezza, nelle forme del corpo come nell’architettura.

    Compiendo un salto temporale fino al periodo rinascimentale (1492 – 1600), la ripresa dei canoni classici e la visione antropocentrica e neoplatonica, l’essere umano è posto al centro del mondo, con la capacità di determinare il proprio destino, e penetrare con il proprio intelletto la creazione divina. Esempi sono le opere di grandi maestri quali Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Donatello, Tiziano, Giorgione, i cui capolavori ancora oggi incantano il mondo.

    Uno scarto notevole possiamo osservarlo invece successivamente, in epoca postimpressionista e preespressionista: Edvard Munch (1863 – 1944), con il dipinto “L’urlo” (1893), di cui l’autore produsse diverse versioni, è una visione della natura i cui colori stravolti echeggiano la disperazione dell’uomo, travolto dalle vicissitudini della vita, e i cui tratti somatici risultano anch’essi snaturati.

    Con opere quali “La danza” (1909), “La gioia di vivere” (1906), “La musica” (1910), di Henri Matisse (1869 – 1954), le forme appaiono schematiche, il segno si fa continuo, corposo e avvolgente, il ritmo è serrato e i colori divengono espressione delle passioni.

    Il quasi contemporaneo Cubismo (1907 – 1914) vede il sovvertimento di tutti i parametri, a partire dalle “Demoiselles d’Avignon” (1906 – 1907) di Pablo Picasso, in cui ogni elemento, dalla prospettiva, alle proporzioni, al colore, è messo in discussione e scomposto, al fine di includere e prospettare nella visione ogni punto di vista possibile, una crisi degli strumenti conoscitivi, considerato anche il periodo pre-bellico.

    In età secessionista (1898 – 1918), il lavoro di uno dei capofila, Egon Schiele (1890 – 1918), aaprofondiva il contesto di questa crisi, divenuta ancor più drammatica nel periodo della Prima Guerra, espandendosi nel campo dei valori umani e della psiche. L’estrema disarticolazione delle membra, presente nei suoi soggetti, e la loro erotizzazione, è rivelatrice, oltre che di una grande maestria anatomica, di una sofferenza interiore che esplicita il demone di ogni grande artista, dato dalla sua stessa capacità di rompere gli schemi.

    Il Surrealismo di Joan Mirò (1893 – 1983), scultore, pittore e ceramista catalano, osserva un superamento della forma in vista della creazione di un vero e proprio linguaggio che si avvicina all’astrazione: i cosiddetti “miroglifici”, coem definiti dal poeta e scrittore francese Raymond Queneau (1903 – 1976), i quali producono un codice ricorrente, con i propri particolari grafemi, che ripercorre i motivi dell’automatismo psichico e di un intenso spiritualismo, rivelando creature polimorfe.

    L’arte informale di Willem de Kooning (1904 – 1997), nutrendosi di luce, colore e segno, scompone queste istanze per dare origine a suggestioni che non ravvisano, ma evocano le entità citate, come nella serie di sei, a partire dall’opera antesignana “Donna I” (1950 – 1952).

    Di segno differente, la serie delle “Têtes d’otages” di Jean Fautrier (1898 – 1964), esponente del “Tachisme”, pittura informale a macchie degli anni ’50 in Francia. Protagonista della resistenza nel periodo della Seconda Guerra, ne ritrarrà la tragica essenza in queste fisionomie appena accennate, che immortalano le cicatrici dell’anima dei partigiani francesi (1942 – 1943).

    Per amore di sintesi, giungiamo all’esperienza espressionista del secondo Novecento del pittore irlandese Francis Bacon (1909 – 1992): l’esperienza personale e individuale diviene protagonista, traducendosi in immagini che turbano e inquietano, rivelando il vissuto celato nelle ombre della coscienza, come nella celeberrima sequenza dei “Papi” (1949 -1956), derivati dal “Ritratto di Papa Innocenzo X” (1650) di Diego Velàzquez, in cui i colori cupi echeggiano la desolazione degli ambienti.

    Questa breve carrellata descrive a grandi linee il rapporto fra la parvenza umana e l’arte, che gli artisti selezionati ad esporre in questa mostra saranno chiamati ad interpretare e proseguire, seguendo la loro tecnica, stile e poetica personale.

    20.09.2024 Maria Palladino

    In esposizione opere degli artisti: Abo Alberto Nori, Aldo Diana, Andrea Pisano, Annalise Ambrogio, Blasco Maria Patricolo, Corrado Campisi, Davide Clementi, Domenico Zullo, Edy Tiravanti, Egle Piaser, Elisabetta Mion, Gianni Mattera, Gianluca Grosso, Manuel Silvestrin, Mariella Stirpe, Marina Comerio, Marino Salvador, Michela Marinai, Monica Antiga, Oronzo Mattiace, Piero La Rosa, Romina Lorusso, Stefano Zaniboni, Ylenia Pilato.

    Presso: Barchessa Villa Quaglia, Viale XXIV Maggio 11, 31100 Treviso (TV)

    Orari di apertura: Martedì – Sabato, 15:00 – 19:30. Chiuso Domenica e Lunedì.

    Ingresso libero. https://www.barchessavillaquaglia.it

    Per Informazioni e contatti: Maria Palladino: 3341695479 [email protected]

  • Mostra Personale di Pittura “Una calda febbre di colori” del Maestro Giancarlo Cuccù

    Organizzazione, cura e presentazione del Critico d’Arte Maria Palladino

    Per Giancarlo Cuccù, il rapporto continuativo con il colore diventa strumento di indagine introspettiva e di analisi sulla percezione e la risonanza interiore dei fenomeni, siano essi paesaggi, nature morte, ritratti o figure. La materia cromatica diviene materia vivente, e nel sovrapporsi e accorparsi, accostarsi delle pennellate frenetiche, nervose, nell’urgenza di arrivare all’essenza, alla ragione ultima di ogni esistenza, nell’entusiasmo della constatazione della sua effettiva, inevitabile fuggevolezza.

    Da questo origina la luce, una luminosità talora diffusa, talora convergente sull’oggetto dell’analisi, rivelatrice come uno studio anatomico, una diagnosi medica, apparentemente oggettiva e distaccata, ma fondamentalmente intrisa di profonda umanità. Di un sentimento di fraterna compassione che nasce dalla considerazione interiorizzata del dolore del vivere, e soltanto attraversando questo dolore, la vita tutta trova il senso del suo essere.

    I paesaggi fermani, le montagne, i calanchi e le dolci, modulate colline, il suo luogo d’origine, divengono specchio dell’evolversi, soggettivo e oggettivo, trasformazione mutua della natura e dell’autore che la percepisce e restituisce come altro da sé, che diviene al contempo geografia delle emozioni, metamorfosi perpetua attraverso le stagioni, gli anni, l’esperienza.

    Intreccio fitto, quasi tessuto, di toni dominanti con poche variazioni, in cui trama e ordito si rivelano altresì schema del sentire, come in “Grande paesaggio con i Monti Sibillini”, che nella magniloquenza della rappresentazione disvela echi affettivi; “Paesaggio con alberi inclinati”, il quale nel variare in diagonale del ductus pittorico suggerisce prospettive inconsuete, epifanie possibili anche nel già noto; “Paesaggio con mandorli in fiore”, nella fascia rosea che definisce la fioritura, e pone l’accento sull’oggetto del discorso, sorprende per la mutazione improvvisa nella consuetudine modulata dei cromatismi noti.

    Nei dipinti di figura, la dolcezza attonita dei bambini, quali “Bambina scalza”, “I primi denti” che preannunciano, negli atteggiamenti e negli sguardi malinconici, la prefigurazione e l’accettazione della gravosità del percorso umano. Trascorre quindi nella drammaticità, altresì luministica, di opere quali “Nascita”, “La morte del clochard” dichiaranti, nell’ossimorica opposizione, il punto cardine della ricerca dell’artista.

    Il suo interesse si concentra allo stesso modo su temi scomodi, sull’attualità più tragica del nostro presente: “L’urlo dell’Africa”, “I dannati”, trattano le tragiche vicende dell’immigrazione, per restituirci un’immagine degli individui, e delle collettività, quali materia in dissoluzione, merce di scambio, vittima unica e indistinguibile allegoria dell’avidità contemporanea.

    Si potrebbe ravvisare una summa ideale di tutto questo nella natura morta “Melograno aperto”, che circoscrive in uno spazio ridotto l’immensa ferita, corporale e psichica, dell’esistere, in una concentrazione di forma-colore la quale identifica l’eterno originarsi e dissolversi di tutti gli enti, organici e inorganici.

    E’ riduttivo descrivere la pittura di Giancarlo Cuccù come “espressionista”, in quanto vi si ravvisano molteplici e disparate istanze, fuse in uno stile unico, la cui originalità è cifra distintiva dell’artista autentico: dalla scarnificazione formale di Cèzanne alla sintesi di Matisse, ai toni stemperati e luminosi di Bonnard e la visionarietà pre-espressionista di Van Gogh e Gauguin, lo sguardo impietoso, dissezionante, dell’amato Chaïm Soutine, le accensioni deformanti di Georges Rouault, fino alla durezza essenziale dei nordici Appel, Kokoschka, Nolde, e i riferimenti più vicini e familiari di Osvaldo Licini, Attilio Forgioli, Tullio Pericoli, Ruggero Savinio.

    La specificità dell’operare artistico di Giancarlo Cuccùnella sua pittura, sta proprio nel tessere una rete perpetua e inestinguibile fra il suo punto di osservazione, se stesso e il riguardante. Un dialogo silente e che si rinnova ogni volta, nell’intuizione della mutevolezza e inafferrabilità di un’immagine unica del reale.

    Così come in quella gioiosa e inesauribile investigazione del carattere ultimo che identifichi, in una singola concrezione materica, qualsiasi entità animata o inanimata intorno a noi.

    Cenni biografici

    Giancarlo Cuccù nasce a Torino da genitori marchigiani e vive nelle Marche fino all età di sei anni nella grande casa dei nonni materni, nella frazione di Collina Nuova, nel comune di Monte Vidon Combatte. Apprezza la bellezza della campagna e del vivere all’aria aperta. Ritorna a Torino, ma per le vacanze estive e natalizie è di nuovo nelle Marche. L’incontro con la pittura avviene nella tarda estate del 1938 quando dipinge su legno un piccolo paesaggio andato perduto dai colori rossi e blu. Dei primi anni Sessanta si ricordano un Vicolo di notte, ritratti di attori. figure di toreri e alcuni paesaggi andati distrutti. E del 1960 1’acquisto del primo cavalletto da studio. Della fine degli anni Sessanta rimangono un paesaggio di chiaro influsso morandiano, un ritratto di donna monocromo e un nudo eseguito a spatola, un ritratto della madre malata (databile al 1970). tre ritratti del padre, un piccolo Arlecchino, qualche paesaggio, oltre a numerosi disegni e lavori a china. Alla fine del 1967 lascia definitivamente Torino e si trasferisce a Fermo nelle Marche, dove abita tuttora.

    Nel 1976 in occasione del primo dei molti viaggi a Parigi incontra la pittura francese del post-impressionismo e vede dal vivo le opere degli artisti che saranno le avanguardie della pittura moderna: L’ultimo Cezanne con i lavori sulla Saincte Victoire, Rouault, Gauguin, Van Gogh, Soutine, Bonnard, il primo Matisse, il Monet delle ninfee e, per finire Munch e gli espressionisti tedeschi (Nolde sopra tutti ma anche L’austriaco Kokoschka).

    Mostre collettive a Fermo nel 1982 (Palazzo Comunale) nel 1996 (Cappella di Villa Vitali), e nel 2003 (Cisterne Falconi). Va a Monte Vidon Corrado a ritrovare i paesaggi del primo Licini e le atmosfere delle Amalasunte. Nel 1990 è in Olanda per la mostra del centenario della morte di Van Gogh e a Parigi conosce Madame Castaing, della quale eseguirà tre ritratti. Negli anni 2000 è a Ceret e cerca in quei luoghi la violenza cromatica del “folle di Smilovitchi”. È di nuovo a Parigi negli anni seguenti per le retrospettive di Gauguin, Cezanne e Modigliani. Studia le opere di Scipione e Gino Rossi. Nel 2005 tiene una personale di oli e disegni alla Galleria di Arte Moderna a Montecatini.

    Nel 2008 espone a Firenze presso Art in Progress in via dell’Oriolo. È fra i 106 artisti che inviano una formella dipinta alla Libreria Bocca di Milano per partecipare all’iniziativa “L’arte aiuta la cultura“. Viene in contatto con la pittura dissacrante dello svizzero Varlin e nel frattempo continua gli studi e le ricerche sul paesaggio marchioiano proprio in quel lembo di terra (le struggenti colline e i calanchi) che da Fermo s’interna fino a Montottone, Petritoli, San Procolo Monte Vidon Combatte e Collina Nuova. Nei primi anni Duemila conosce Oscar Piattella e va spesso a Cantiano a trovarlo e lo ritrae con un cagnolino in braccio. Si lega in amicizia con il pittore milanese Attilio Foroioli che viene in vacanza a Cupra Marittima e del quale eseguirà tre ritratti. Conosce i pittori siciliani Guccione e Sarnari.

    Sulla sua attività pittorica è stato pubblicato nel 2008 il librocatalogo I colori dell’anima con testo critico di Marisa Calisti e nel 2010 con scritti di Piero Feliciotti e Lucio Del Gobbo in occasione della mostra di Jesi nel 2011 Orizzonti con testo di Gloriano Paoletti e a seguire Ritorni, con le osservazioni critiche di Stefano Papetti. Nel 2014 espone a Palazzo Ducale di Urbino presentato da Silvia Cuppini, e a Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno e ancora all’Alexander Museum Hotel di Pesaro. Nella primavera del 2013 espone sedici opere alla Galleria Wikiarte di Bologna e nel frattempo viene accettata la sua iscrizione a socio della Società Belle Arti e Museo Permanente a Milano.

    Nel 2004 è andato ad abitare in una grande casa con uno studio all’ultimo piano dove «Si coglie una veduta della campagna fermana che si spinge a sud fino al Gran Sasso e a nord al di là di Monte San Vicino con una vista sui Monti Sibillini da togliere il fiato». Nel 2017 a Roma – Galleria la tartaruga; nel 2019 A Firenze – Semiottagono delle murate e nel 2022 e 2023 in una mostra collettiva e in personale a Mantova – Galleria Sartori.

    Presso: Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE)

    La mostra resterà visitabile fino al 15 Novembre

    Orari di apertura: da Martedì Domenica 10:30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso il Lunedì. Ingresso libero.

    Per informazioni e contatti: Maria Palladino: 3341695479 [email protected]

  • Sandra Zeugna “Riverberante Dialogo”

    Mostra personale di pittura di Sandra Zeugna

    Presentazione, organizzazione e cura del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 30 Marzo ore 17:00

    L’artista, come i suoi mezzi pratici, è essenzialmente strumento. Uno strumento che parte per necessità dal suo essere creatura umana, ma che poi ineluttabilemnte si traduce e veicola significati, simboli, emozioni, per renderli patrimonio universale, capace di chiarificare, far diventare leggibili e pertanto pacificare, istanze ed intuizioni, germi di esperienze radicate nel profondo.

    Avvicinarsi ai dipinti di Sandra Zeugna è sempre un evento sorprendente, spiazzante e confortante al contempo: è evidente che questi lavori, per il loro stesso essere e dipanarsi in una continuità quasi da messaggio medianico, scrittura automatica, in un dinamismo incessante, cadenzato e danzante, abbiano a che fare con le parti più recondite nascoste in noi e oltre noi; è per questo che ci attirano all’interno, risucchiandoci nell’andamento ritmico e reiterato del segno, il quale costruisce grafemi riconoscibili, alternandoli e ponendoli in parallelo con lo stendersi del colore più o meno rappreso, che allude a forme più o meno accennate, più o meno familiari. E’ come se la pittrice, in maniera spontanea e innata ma comunque mediata da una consolidata consapevolezza della sua scelta di stile, intendesse suggerire visioni, ma soprattutto insinuare in noi la negazione dell’eccessiva e categorica identificazione di qualsiasi cosa nel mondo, dissolvendola in linea e colore, suggerendo infinite e indefinite variazioni e pertanto negando la convenzione stessa dello spazio e del tempo, e della stessa profondità prospettica che va a generare.

    La memoria, l’inconscio, sprazzi di vite precedenti si diffondono sulla superficie della tela come in una composizione musicale, avendo il colore, secondo quanto teorizzato da Vassilij Kandinskij ad inizio Ottocento, qualità evocative del suono, che richiamano impressioni recondite all’interno di ognuno.

    Lo svincolarsi dalle costrizioni troppo nette del contorno è condizione propria a chi ha interiorizzato fortemente il contatto con il mondo sensibile, e con quella proiezione soggettiva di esso che giustifica ogni realtà: la lacerazione dei parametri precostituiti, intesa quale sperimentazione e non necessariamente dolore, significa aprirsi ad ulteriori ed indeterminate possibilità, ed è questa apertura la caratteristica probabilmente più affascinante della pittura di Sandra Zeugna.

    L’amore per la natura e per il suo ambiente d’origine è inoltre cominciamento imprescindibile di tutto: da esso prende le mosse la sua ricerca artistica, e parallelamente ad esso il suo amore per il disegno e la pittura: colore e segno scorrono parallelamente, talora s’incrociano e s’intersecano, mai vincolandosi reciprocamente: è un richiamo introiettato a riconoscere, far affiorare in superficie e praticare quell’imprescindibile dialogo, interscambio e mutua origine fra uomo e natura. 10.03.2024 Maria Palladino

      • Sandra Zeugna nasce a Trieste nel 1958. Inizia la sua attività artistica come autodidatta. Partecipa a numerose mostre collettive anche internazionali, ricevendo diversi importanti premi e segnalazioni. Allestisce diverse mostre personali presso la Galleria Tartaglia di Roma, Il Palazzo Veneziano di Malborghetto, la Galleria d’arte Contemporanea di Trieste, la Galleria Sant’Isaia di Bologna, la Galleria L’Escale di Spilimbergo, e viene ospitata in varie sedi comunali. Nel 2003 viene ufficialmente incaricata di allestire una mostra personale in concomitanza delle Universiadi invernali a Tarvisio. E’ presente per diversi anni nelle fiere d’arte di Padova e Reggio Emilia. Nel 2018 espone un’antologica intitolata “Ratio Dubii” presso lo Spazio 212 a Bologna con la collaborazione di Campogrande Concept. Sempre nel 2018 viene ospitata presso il Palazzo Hercolani Bonora – AZIMUT Capital Managment – Bologna. Nel 2019 espone con una collezione presso lo show room di Poltrona Frau a Bologna. Dal 2020, in collaborazione con Campogrande Concept e Poltrona Frau è presente con alcune opere presso la Torre Galfa di Milano. Sempre nel 2020 espone, con il patrocinio del Comune di Tolmezzo, Eclipsis Style Project, Art-alive.eu e il Club per l’Unesco di Udine, presso il Palazzo Frisacco della Città di Tolmezzo. Nel 2022 con il patrocinio della Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti “Casa di Dante, ECLIPSIS Style Project e il Comune di Firenze, in collaborazione con AUXILIA Foundation, espone assieme all’artista Mauro Milani presso la Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti CASA DI DANTE a Firenze. Nel 2023 in collaborazione con ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale, CAMPOGRANDE Concept, ART CITY BOLOGNA, ARTEFIERA Card Cultura e a cura di Daniela Campogrande Scognamillo, espone assieme all’artista Fabio Iemmi presso il Teatro Arena del Sole di Bologna.

    sito: www.sandrazeugna.it , mail: [email protected]

    Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE).

    La mostra resterà visitabile fino al 14 Aprile. Orari di apertura: Martedì – Domenica 10.30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso il Lunedì. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

  • “Mari Contrapposti: Orizzonti”, mostra bipersonale degli artisti Pietro Faggin e Rodrick Dixon Gently

    Presentazione e organizzazione del Critico d’Arte e Curatrice Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 24 Febbraio ore 17:00

    La mostra bipersonale “Mari Contrapposti: Orizzonti”, dei pittori Pietro Faggin e Rodrick Dixon Gently rappresenta il primo evento artistico di un progetto ideato e promosso dall’Associazione Culturale Cubanordest di Padova, dedicato alle arti figurative e che si propone di creare un confronto, a scopo di conoscenza, fra due popoli, esperienze e tradizioni apparentemente così distanti, ma che simbolicamente il mare unisce: il Mar dei Caraibi e il Mar Mediterraneo.

    Alla scoperta delle differenze e di quelle concordanze che possono unire due etnie grazie ad un patrimonio comune di affinità, in questa mostra viene affrontato un parallelo fra le due personalità artistiche, a prima vista divergenti eppure per alcuni tratti assimilabili, al fine di esplorarne la storia e l’esperienza per evincerne il messaggio.

    La forza delle cromie e l’incisività del segno, la mobilità della superficie pittorica, la passione descrittiva, sono alcune delle caratteristiche comuni ai due artisti, che l’esposizione in oggetto si propone di analizzare.

    Singolare la presenza, in entrambi gli autori, di una caratteristica intuitiva singolare e soprannaturale, che si fonda sugli elementi del quotidiano, snodandosi attraverso trame lineari e cromatiche, per costruire storie edificanti intrise di un alone magico, misterioso e mistico.

    Pietro Faggin, è nato il 14 Maggio 1942 a Padova. Artista autodidatta, è stato seguito ed apprezzato dal Maestro Riccardo Galuppo (il pittore senza mani). E’ deceduto nella sua città natale il 7 Novembre 2008. Rimane nella memoria di molti come “L’Anima di Padova”.

    Ha partecipato a numerose mostre collettive ricevendo apprezzamento da parte di ben più noti artisti. Le sue opere ad olio su tela, su legno, su ceramica, sono volte a rappresentare la realtà che lo circondava: la sua città, la campagna, la laguna e le montagne venete.

    Il suo sguardo si rivolgeva a scorci tipici di Padova: ne costruiva un puzzle unendo fantasia e realtà. Oppure osservava per ore le isole che formano la laguna veneta traendone ispirazione: i colori vividi hanno il profumo del mare.

    Si è dedicato anche alla realizzazione di alcune sculture da materiali recuperati dal mare o scarti edili.

    Rodrick Dixon Gently è nato l’11 Marzo 1953 a Vertientes (Cuba). Si è laureato presso la Scuola Provinciale d’Arte di Camaguey nel 1972 e nel 1982 si è specializzato in pittura, scultura e disegno presso la Scuola Nazionale d’Arte. E’ stato professore presso L’Accademia delle Arti di Camaguey e realizza le sue opere nello studio di Vertientes.

    Ha realizzato 22 esposizioni personali ed ha partecipato a 40 mostre collettive.

    Lo stile è molto personale: nelle sue opere sono presenti elementi pop e naif. I colori che utilizza portano a realizzare dipinti allegri e luminosi. D’altra parte, l’invenzione di diversi personaggi offre al pubblico la possibilità di vedere la magica atmosfera dei meravigliosi e veri Caraibi.

    11.02.2024 Maria Palladino

    Mostra in collaborazione con la Galleria Città di Padova

    Galleria Città di Padova, Vicolo Santa Margherita 2 (angolo con Via San Francesco), 35121 Padova (PD).

    La mostra resterà visitabile fino al 9 Marzo.

    Orari di apertura: 16:00 – 19:15. Chiuso Domenica. Ingresso libero.

    Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 [email protected]

    Galleria Città di Padova: 3403230490 [email protected]

  • Mostra collettiva internazionale La Follia della Ragione

    LA FOLLIA DELLA RAGIONE”

    Mostra Collettiva Internazionale

    Presentazione dello Storico e Critico d’Arte Prof. Giorgio Grasso

    Evento a cura del Critico d’Arte Maria Palladino

    Inaugurazione Sabato 16 Ottobre ore 16:00

    La Follia della Ragione” esplora il dilemma insolvibile della conoscibilità del reale e della traduzione di questo attraverso l’opera d’arte, e il genio di chi si fa carico della responsabilità di esserne interprete.

    Fin da tempi ancestrali l’artista portava in sé il marchio di una doppia identità: quella di veggente e profeta, ispirato da una natura superiore e in grado di propiziare eventi fausti, e quella di folle e dissennato operatore di un processo creativo incomprensibile, tale da suscitare timore e determinare talora il suo allontanamento dalla comunità.

    A tutt’oggi il procedimento che conduce alla nascita di un’opera d’arte conserva intatto il mistero di qualcosa che si origina e si sviluppa al di là dei canoni dell’intelletto, affondando le sue radici in una selva di segni e simboli che si annidano nell’inconscio, e che permettono lo sviluppo di un’originale universo espressivo. L’inconscio “personale” e “collettivo” di Jung costituisce una valida spiegazione in questo senso: determinando da una parte la sedimentazione delle esperienze individuali di cui non si conserva memoria, e dall’altra definendo il portato collettivo degli “archetipi” ovvero quelle categorie universali degli affetti comuni all’intera specie e che vanno oltre il nostro vissuto singolare, per risalire ai primordi.

    Tutto questo è materia ispiratrice per l’artista, che, sempre secondo Jung, attinge a tale sorgente immaginifica fruendo di allucinazioni che gli consentono di connettersi a questa dimensione della psiche, sia personale che universale: “Spesso accade che le mani sappiano svelare un segreto attorno a cui l’intelletto si affanna inutilmente”.

    Ciascuno attraverso le sue proprie figure retoriche, grafemi, forme, soluzioni cromatiche e stilistiche, dà vita ad un originale alfabeto che ne porta alla luce il mondo interiore e lo mette a confronto con l’altro, per operare un rispecchiamento, per riconoscere e offrire gli strumenti per riconoscersi, in uno scambio talora chiarificante, talora sottilmente intuitivo, ma comunque edificante e coadiuvante nella ricerca di un equilibrio fra opposte tensioni e sbilanciamenti, che si generano essenzialmente nell’infanzia e lasciano la loro impronta permanente in ciascuno di noi.

    Se non è possibile in definitiva una visione univoca della realtà, e la presa di coscienza di una verità ultima delle cose, attraverso l’arte e la creatività l’individuo ha l’opportunità di liberarsi, almeno momentaneamente, dei suoi fardelli interiori e trasmettere questa condizione di meditativo sollievo a chi guarda e può apprezzare il portato emotivo e culturale del prodotto artistico.

    A rafforzamento di questa tesi l’”Elogio della follia”, saggio redatto in latino, nel 1509, dal filosofo e teologo umanista olandese Erasmo da Rotterdam, per cui è la follia stessa ad arrivare in soccorso degli uomini, in tutte quelle situazioni della vita in cui la razionalità e la logica renderebbero troppo gravoso il vivere quotidiano, e l’accettazione di condizioni condivise e per nulla spiacevoli se affrontate con una condotta non troppo rigida, statica e lineare.

    In esposizione opere degli artisti:

    Alexandra Van Der Leeuw, Anna Tedone, Barbara Zaccheo, Catello Esposito, Domenico Zullo, Fiorella Brenna, Floarea Tutuianu, Giorgio Trinciarelli, Giovanna Cutrone, Giovanni Mauceri, Giuseppe Ariu, Letizia Novelli, Lisa Sabbadini, Malugho, Marco Bagatin, Mariagrazia Zanetti, Monica Isabella Bonaventura, Noel B., Orietta Sartori, Paola Emanuela Salvestrini, Paolo Scafetti, Piergiorgio Dessì, Riccardo Passuello, Görlig Stig, Valeria Disabato, Vesna Faiazza.

    Durante l’inaugurazione, avrà luogo un intervento dello Psichiatra Dott. Giorgio Trinciarelli, sul tema “Arte e psiche, alcune riflessioni” .

    Venice Art Gallery, Calle del Tragheto 2799, Dorsoduro (fra Campo San Barnaba e Ca’ Rezzonico).

    La mostra resterà visitabile fino al 30 Ottobre.

    Orari di apertura: martedì – domenica 15:00 – 19:00. Ingresso libero nel rispetto delle attuali norme anti-Covid.

    Per informazioni:

    Maria Palladino

    3341695479

    [email protected]