Autore: Galleria Berga

  • BErga pARTy – Venerdì 15 dicembre in Galleria Berga

    BErga pARTy: aperitivo di Natale in Galleria Berga con i Liberi Pensatori

    L’evento avrà luogo venerdì 15 dicembre dalle ore 18.00 in occasione della mostra “La parola dipinta” di Alfredo Rapetti Mogol

     

    Venerdì 15 dicembre, in prossimità delle feste natalizie, in Galleria Berga avrà luogo BErga pARTy: un aperitivo originale per farsi gli auguri e discutere d’arte.

    Come avvicinare i giovani alla cultura? Da questa domanda è nata l’inaspettata collaborazione tra la Galleria Berga e i Liberi Pensatori, associazione vicentina impegnata a rendere migliore la città attraverso l’attivismo culturale. In risposta al quesito è stato creato l’evento BErga pARTy: un’esperienza completa e dinamica che renda accessibile l’arte ad un pubblico ampio.

    Lo sfondo della serata saranno le opere della mostra “La parola dipinta” di Alfredo Rapetti Mogol, pittore elegante e poliedrico, meglio conosciuto con lo pseudonimo Cheope, con il quale ha composto canzoni per artisti del calibro di Ivan Graziani, Laura Pausini, Raf, Celentano, .. Alfredo Rapetti sarà presente all’evento, rendendo questa immersione nell’arte ancora più coinvolgente e personale.

    Durante la serata sarà possibile assaggiare le eccellenze del territorio: dal frizzante vino della Cantina Villa Sandi, all’avvolgente dolcezza dei prodotti Loison. La cultura diventa anche tradizione del gusto. Inoltre, gli ospiti saranno accompagnati dall’irresistibile sound degli SwingJob, giovani talenti della musica che hanno saputo elaborare uno stile inconfondibile.

    Un evento inusuale per la Galleria Berga, che trasmette un messaggio contemporaneo di apertura e sperimentazione dell’arte e della cultura: il desiderio è che vadano vissute in prima persona da un pubblico più esteso, in un ambiente permeato di storia, sempre nell’arte e per l’arte.

    Quindi siate arte, BE ART.

     

    Parteciperà alla serata l’artista Alfredo Rapetti Mogol

    L’evento è stato organizzato dalla Galleria Berga e i Liberi Pensatori (www.liberipensatori.it)

     

    Galleria Berga

    Contrà porton del Luzzo, 16

    36100 Vicenza

    [email protected]

    www.galleriaberga.it

  • Galleria Berga inaugura la mostra “Alfredo Rapetti Mogol – La Parola Dipinta”

    “La Parola dipinta” di Alfredo Rapetti, dal 25 novembre al 15 dicembre in Galleria Berga

    Il vernissage si terrà sabato 25 novembre alle ore 18.30 in Galleria Berga

    Dal 25 novembre al 15 dicembre 2017 la Galleria Berga allestisce i suoi spazi con le opere di uno dei più interessanti e acclamati artisti della scena contemporanea italiana: Alfredo Rapetti Mogol. L’artista è conosciuto al pubblico per entrambe le sue anime: da una parte, con lo pseudonimo Cheope, continua la strada di paroliere, tracciata prima dal nonno e poi dal padre, e dall’altra quella di pittore. Nelle sue opere, però, queste due vite si uniscono, in un gioco che combina lo scrivere con il dipingere: con la tecnica dell’impuntura, fonde le parole nella tela. La sua scrittura emotiva diventa opera d’arte.

    «Senza scrittura non saremmo niente, non avremmo coscienza di noi stessi. Non a caso la parola è la radice comune delle mie due professioni, di autore di canzoni e di pittore. Ed è bellissimo poterlo fare. La differenza è che con la pittura – la mia è fatta di geroglifici, segni all’apparenza incomprensibili che nascono destrutturando le parole – arrivi lentamente alle persone mentre con le canzoni entri in maniera esplicita nelle loro vite».

    Alfredo Rapetti Mogol parla un linguaggio universale: quello delle emozioni. Attraverso la sua “pittoscrittura” non desidera lasciare messaggi precisi o personali, ma richiede l’attenzione del pubblico, che ritrovi nelle sue opere la risposta che, forse, non sapeva nemmeno di stare cercando.

    Numerose sono state le mostre personali e collettive che lo hanno visto protagonista. Il suo curriculum annovera mostre personali alla Fondazione KMG di Berlino; alla Fondazione Ideazione di Roma; a Villa Olmo di Como; all’Albergo delle Povere di Palermo; alla Certosa di San Lorenzo di Padula; alla Galleria Maretti di Montecarlo e alla Ca’ D’oro di Roma. Fra le collettive si ricordano: Grand Palais di Parigi; MAR’S di Mosca; Palazzo Strozzi a Firenze; Museo per l’Arte Straniera di Riga; Salone D’Autunno a Parigi; Museo Permanente di Milano; Biennale di Venezia 2007.

    La mostra sarà aperta al pubblico dal 25 novembre al 15 dicembre, dal martedì al venerdì, con i seguenti orari: 16:00-19:30, e su appuntamento chiamando il 3355376038.

     

    Galleria Berga

    Contrà Porton del Luzzo 16, 36100 Vicenza

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  • Presentazione del libro “IO SONO. Arte” di Emanuela Scuccato (Edizioni del Gattaccio, Milano) presso la Galleria Berga (Vicenza)

    La serata di presentazione avrà luogo giovedì 12 ottobre alle ore 18:30 e sarà accompagnata dal vernissage di una mostra collettiva delle artiste Elvezia Allari, Pietrina Atzori, Monica Gorza, Patrizia Polese e Francesca Porro, protagoniste del racconto di Emanuela Scuccato.

    Le parole di una giornalista appassionata di arte contemporanea, a difesa delle cosiddette “arti minori”, ovvero quelle arti che vedono impiegati materiali come metalli, ceramiche, tessuti … in contrapposizione alle “maggiori”.

    E se invece uscissimo da questi schemi valutando che l’arte contemporanea si esprima ormai ben oltre queste barriere di materiali o modi d’uso? E, anzi, considerassimo il saper lavorare un materiale una risorsa, un valore artistico aggiunto?

    È sulla base di questa convinzione che si è scelto di addentrarci, attraverso le pagine del testo di Emanuela Scuccato, nel mondo della tessitura, del filo, dell’intreccio. Il lavoro delle cinque artiste, Elvezia Allari, Pietrina Atzori, Monica Gorza, Patrizia Polese, Francesca Porro, che si presenta in modo molto intimo attraverso il dialogo con la scrittrice, viene riproposto dal vivo in galleria alla presenza fisica delle cinque protagoniste e delle loro opere allestite intorno al tema del corpo.

    Ti dico subito, caro Lettore, quello che non troverai nelle pagine che seguono: una definizione dell’arte. Quello che ci troverai invece, almeno me lo auguro, sono delle indicazioni per cominciare a esplorare un territorio vivo e purtroppo, ti avverto, pieno di trabocchetti.

    (E. Scuccato, “IO SONO. Arte”).

    Un percorso espositivo inusuale, che identifichi pienamente il lavoro di ciascuna artista, muovendosi tra installazioni, performances e foto-tessuto, quale risultato di una ricerca personale sul sé e sul corpo che si mostra al mondo.

    La fierezza di ogni protagonista di sentirsi donna e di veicolare arte, attraverso passaggi di vita non sempre lineari, minati spesso da quei “trabocchetti” di cui scrive Emanuela Scuccato.

    Parteciperanno alla serata l’autrice Emanuela Scuccato, le artiste Elvezia Allari, Pietrina Atzori, Monica Gorza, Patrizia Polese, Francesca Porro, e la redattrice responsabile del progetto Federica Tosadori.

    Il libro è edito dalla casa editrice Edizioni del Gattaccio, Milano (www.edizionidelgattaccio.it) e l’evento è a cura di Elisa Schiesari.

    Link a “IO SONO. Arte”:
    http://edizionidelgattaccio.it/le-collane/io-sono/

    La mostra sarà aperta al pubblico dal 12 ottobre al 19 ottobre, dal martedì al sabato, con i seguenti orari: 16:00-19:30, e su appuntamento chiamando il 3473850527.

  • Galleria Berga inaugura la mostra “Paolo Giaretta – Settembre”

    Venerdì 22 settembre alle ore 18.00 la Galleria Berga inaugura la mostra Settembre dell’artista Paolo Giaretta.

    Dolci e malinconiche, il pittore scledense staglia le sue figure verso un orizzonte dai mille colori. Distintamente percepibili da lontano, queste opere da vicino raccontano una storia più astratta: ciò che prima era una persona, ora è un’ombra, sfumata ed evanescente nel dipinto.

    In ogni sua tela, l’artista narra una storia, condivide un ricordo, rappresenta un pensiero: guardare un quadro di Paolo Giaretta significa immedesimarsi in un suo racconto.

    Mirabile è l’uso del colore, vero cuore della rappresentazione, dai tratti romantici e delicati. Ogni tonalità viene utilizzata dalla mano sapiente dell’artista, che con morbidezza lega l’arancio all’azzurro, il giallo al grigio.

    Dopo un inizio nel 1978 con la galleria ART2 di Città di Castello (PG), Paolo Giaretta allestisce con regolarità esposizioni sia in Italia che all’estero. Importanti sono le collaborazioni con la Piccola Galleria di Asolo e Bassano e con la Galerie-Vendôme di Parigi, con la quale lavora da più di dieci anni.

    Dal 22 Settembre al 12 Ottobre 2017
    Inaugurazione: 22 Settembre 2017, ore 18.00.
    Luogo: Galleria Berga, Contrà Porton del Luzzo, 16, Vicenza – www.galleriaberga.it[email protected]
    Orari: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 16.30 – 19.30, sabato su appuntamento

  • Luca Alinari – Ultimo viaggio ipnotico

    Vernissage Venerdi 14 aprile 2017, ore 18

    Contrà Porton Del Luzzo, 16 – Vicenza

    www.galleriaberga.it

    [email protected]

    COMUNICATO STAMPA

     

    LUCA ALINARI ULTIMO VIAGGIO IPNOTICO

     

    La Galleria Berga di Vicenza è lieta di ospitare la personale Ultimo viaggio ipnotico di Luca Alinari (Firenze, 1943), curata da Vera Agosti, dal 15 aprile al 14 maggio 2017. In mostra una ventina di opere che costituiscono un piccolo e selezionatissimo percorso all’interno della produzione pittorica dell’artista, volto a indagare il passaggio dai lavori più noti e celebrati dalla critica e dal mercato alle nuove e recentissime sperimentazioni, altrettanto valide e fresche di rinnovato vigore e creatività. E’ dunque un “viaggio”, come ricorda anche il titolo dell’esposizione; “ultimo” poiché il più prossimo, “ipnotico” perché magico e magnetico, un itinerario artistico ma anche un’esplorazione interiore di ciascuno e dell’identità dell’uomo in quanto tale. Ultimo viaggio ipnotico poi è il dipinto del 2015 esposto in mostra, un paesaggio fantastico calato nel nero che rappresenta il punto di arrivo e la trasformazione dei famosissimi paesaggi dell’autore: mondi di fiaba e di sogno, con persone e città, montagne e specchi d’acqua, azzurri romantici, rosa morbidi e rossi sensuali e raffinati, di cui compaiono due esempi in rassegna. Quindi la tecnica mista da trasposizione fotografica Duchamp del 1969 e una stellina nera (Cocciuto quadro, 2015) un esempio delle tele più amate dal grande pubblico, in cui lo sfondo scuro monocromo è punteggiato da miriadi di piccoli astri. E’ un soggetto ricorrente in tutta la storia dell’arte e l’artista lo pervade di profonda ironia, con quelle caratteristiche colte e intellettuali che sono vicine alla ricezione della Pop Art in Italia. E ancora opere più chiare e limpide, gentili nella loro luminosità, come Forza uguale e contraria del 1970 e Psiche del 2010, una personale rielaborazione del mito. Infine, le ultime creazioni, dove nel monocromo rosso (Io con te contro me, 2016) o nero (Troppi se, troppi ma, 2016), si stagliano innumerevoli elementi visivi decontestualizzati e bidimensionali, che prendono il posto degli astri e ci raccontano decine e decine di storie possibili, tratte dal quotidiano, con teste di uomini, mani, cani, scritte, oggetti, barche, cibo… Alinari utilizza gli elementi figurativi e calligrafici come se fossero concetti puri, forme geometriche astratte da collocare nel dipinto secondo uno schema compositivo fatto di equilibrio e dosata armonia. Un alfabeto visivo dalle molteplici e seducenti letture, per una pittura che sa emozionare e immediatamente conquistare, ma anche suscitare interrogativi e riflessioni in una viva comunicazione con l’osservatore.

    Biografia:

    Autodidatta, Luca Alinari viene presentato per la prima volta al pubblico nel 1968 con una personale presso la Galleria Inquadrature di Firenze. Tra il 1972 e il 1973 espone nelle principali gallerie private di Firenze, introdotto dal poeta e amico Alfonso Gatto. Nel corso degli anni Ottanta ottiene i primi riconoscimenti ufficiali con la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1982 e alla XI Quadriennale romana nel 1985. Nel 1990 è invitato a realizzare il “Cencio” per il Palio di Siena, il drappo che viene consegnato al vincitore. Si afferma sulla scena artistica nazionale nel 1993, in occasione della mostra antologica allestita presso Palazzo Reale di Milano. A Firenze nel Corridoio Vasariano degli Uffizi, dal 1999 è esposto il suo Autoritratto. Nel 2009 espone 45 opere al Beijin Today Art Museum di Pechino, al Centro per l’Arte Contemporanea SunShine di Shanghai e al Museo di Arte Contemporanea di Kun Shan, città satellite di Shanghai. Nel 2011 a Città di Castello è la volta della personale intitolata “Gelo”. Sempre nel 2011 disegna il logo dei Mondiali di Ciclismo 2013, per la prima volta con gare in Toscana. Nel settembre 2011 presso il Palazzo Medici del Vascello di Asti viene ospitata una sua importante esposizione. Nel 2014 è premiato allo Spoleto Festival Art e riceve il Premio Nazionale Castruccio. Nel 2015 ottiene il premio “Filo d’argento” per la pittura e la medaglia Florentia Mater. Nel 2016, la mostra delle opere degli anni Settanta a Palazzo Pitti a Firenze e l’antologica alla Casa del Mantegna di Mantova.

     

    Luca Alinari – Ultimo viaggio ipnotico

    A cura di Vera Agosti

    Dal 15 aprile al 14 maggio 2017

    Inaugurazione venerdì 14 aprile alle ore 18

    Presentazione di Vera Agosti

    Galleria Berga

    Contrà Porton del Luzzo, 16

    36100 Vicenza

    Tel/Fax 0444/235194

    www.galleriaberga.it

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  • Pierluigi De Lutti – Esposizione personale

    Pierluigi De Lutti

    Esposizione personale

    Dal 18 Marzo al 07 Aprile 2017.

    Inaugurazione:  sabato 18 Marzo 2017, ore 18.00.

    Luogo: Galleria Berga, Contrà Porton del Luzzo, 16 – Vicenza – www.galleriaberga.it – [email protected]

    Orari: dal martedì al sabato, 16.30 – 19.30.

     

    Galleria Berga allestisce i suoi spazi espositivi con l’ultimo ciclo pittorico di Pierluigi De Lutti. Colpisce dell’artista una vivace propensione al parlare di sé, e un’altrettanta schiva nuvolosità interiore, che a tratti gli annebbia lo sguardo, portandolo verso lande deserte, lontano dalle intromissioni umane. Nativo di Monfalcone, Pierluigi De Lutti asseconda fin da giovanissimo, dai 17 anni, il suo animo inquieto, lasciando la casa di famiglia e studiando a Ferrara. Dopo aver frequentato gli studi di maestri come Giuseppe Zigaina, si reca più volte negli Stati Uniti, frequentando corsi di astrattismo a Los Angeles e a New York. In quel periodo, dagli anni ’90 in poi, trova nel lessico dell’Informale la giusta corrispondenza tra la sua necessità di intima espressione e una gestualità pittorica per lui efficace. Identifichiamo la peculiare azione segnica di De Lutti sulla tela in larghe spatolate materiche, di densa pasta di colore, che si alternano ritmicamente in orizzontale, in verticale e a “boomerang”, in modo evidentemente non casuale, né caotico. Nella “texture” di linee che si crea, risultano in aggetto soprattutto quelle arcuate, di alto valore simbolico: sono ponti, passaggi tra il territorio del visuale e quello dell’immaginazione, sono i continui rimandi tra il terreno fertile del reale e l’esperienza immaginifica dell’intimo. È, infatti, comune agli artisti Informali mantenere un legame con l’immagine percettiva, la sensazione, l’esperienza fisica che è stata lo stimolo per l’astrazione, come un’impalcatura fantasma che regga l’intrico dell’essenzialità di segni, macchie o oggetti materici, che, nell’Informale, non hanno un immediato riscontro nella forma reale, ma da essa prendono inevitabilmente le mosse. Negli anni il lavoro di De Lutti acquista sicurezza. Non si tratta di una sicurezza d’azione – quella si manifestava già in piena esplosione nella forza del tratto pittorico – ma di una sicurezza espressiva, d’intenzione. De Lutti intende disvelare la propria intimità, destrutturare il groviglio di masse di colore, e lasciare intravedere la linea dell’orizzonte del proprio paesaggio interiore. Dunque, in una progressione calibrata e razionale, goccia dopo goccia, l’artista fa sgorgare il proprio sentire, rendendo più “umida” la sua pittura. Rispetto alle tele con le spatolate plastiche, sono invero già carichi di una maggiore spiritualità e forza evocativa i suoi monocromi, in cui si intravedono delle trasparenze, ottenute mediante ripetute stesure di colore, a velature sovrapposte. È, però, nell’ultimo ciclo di De Lutti che si ha la piena conquista dell’intenzione: pur nel permanere di qualche residuo materico, si assiste alla completa dissoluzione del reticolo di linee orizzontali-verticali-oblique, e ad una totale “fluidificazione” del corpo del colore. De Lutti apre i canali della sua intimità, De Lutti fa scorrere il colore sulle tele.  Nel far questo la sua pittura non perde l’originaria carica dirompente. Sono gettate di colore acquoso coloratissimo, in prevalenza ancora colori puri (rossi, blu, arancio, neri …) che riescono ad evocare, a suggerire, a stimolare la nostra capacità di osservazione. In precedenza, tra le lame di colore pastoso, talvolta l’artista creava degli spiragli per l’osservatore, dentro cui potesse immaginare quei mondi, quei paesaggi, che ora, l’artista disvela chiaramente, nella dissoluzione della plasticità. Sembrerebbe quasi comparire, un lento ed appena percepibile, figurativismo. Forse delle scogliere dei mari del nord, su cui i flutti “deluttiani” si infrangono, delle maree, certamente dei cieli tersi, delle “aurore”, come d’altronde ci suggerisce lo stesso autore nelle titolazioni delle opere (si vedano ad esempio “Aurora rosa”, “Into the sky” …).

    Elisa Schiesari

     

    Pierluigi De Lutti

    Pierluigi De Lutti nasce a Monfalcone il 23 agosto 1959. All’età di diciassette anni lascia la casa di famiglia e raggiunge Ferrara, dove per alcuni anni alterna gli studi alla attività sportiva. L’ interesse per l’arte da sempre vivo in lui, (si è diplomato all’Istituto d’Arte) si manifesta negli anni ’80, quando rientrato in Friuli prende contatto con la Galleria “Nuovo Spazio”  di  Liciano Chinese e con  il critico d’arte Paolo Rizzi, che lo seguirà fino alla morte avvenuta nel 2006.L’intuizione artistica invece arriva con la frequentazione dell’ Atelier del Maestro Giuseppe Zigaina. Per lungo tempo il poeta Mario Stefani ha scritto di lui. In quegli anni inizia ad esporre le prime opere apprezzate dal pubblico e dalla critica, non solo locale. Durante gli anni ’90 ha seguito per lungo periodo i corsi Astrattismo a Los Angeles e a New York passando così dal figurativo all’informale.

    Nel 2005 inizia la sua collaborazione con la Galleria d’arte Orler e da subito il grande pubblico ne stima le proposte e a tutt’oggi lo segue con interesse nel suo divenire artistico. Il MoMa di NewYork dopo avere selezionato l’opera del 2006 “Doppia ferita 2001” lo invita ad entrare nel The Artist Wiewing Program inserendo nella libreria del museo il catalogo “Attuale Spiritualismo”. Nel 2008 secondo classificato al premio internazionale Boè gli viene conferita la Laurea in Storico dell’Arte dall’Univerità di Verbania. Comincia a collaborare con la Galleria di New York DJT Fine Art.

  • PATRIZIA POLESE – Esposizione Personale

    PATRIZIA POLESE – Esposizione personale

    Dal 15 Ottobre al 19 Novembre 2016.

    Inaugurazione: 15 Ottobre 2016, ore 18.00.

    Luogo: Galleria Berga, Contrà Porton del Luzzo, 16 – Vicenza – www.galleriaberga.it – [email protected]

    Orari: dal martedì al sabato, 16.30 – 19.30.

     Durante la serata di inaugurazione, sarà proiettata una videoinstallazione, pensata sull’artista in mostra, dell’Associazione Culturale UBIKteatro. Associazione che opera dal 2007 con istallazioni e performance presentate in numerose gallerie italiane ed estere.

    PATRIZIA POLESE – Esposizione personale

    Con Patrizia Polese, Galleria Berga ricerca lo spazio del respiro, della comunanza, della riflessione. Come artista, innanzitutto, Patrizia Polese non prescinde dalla sua umanità, ossia dal suo essere viva e vitale nel mondo. Come in ogni essere umano, in lei coesistono e si fortificano a vicenda, varie esistenze: Patrizia donna-moglie, Patrizia donna-madre, Patrizia donna-che si dedica ad un mestiere. Accorpando le tre immagini otteniamo un essere umano completo, presente alla sua esistenza e che, nel suo caso, si realizza come artista. Per Patrizia l’“essere” artista precede il “produrre” l’opera d’arte, nell’ambito di un processo spirituale, introspettivo, caparbio: prima delle sculture, sintesi proporzionata della sua espressione artistica, si manifesta l’attitudine a stabilire “legame” con l’altro. Patrizia si sente ben supportata dalla duttilità esecutiva che le presta la tessitura, nella sua naturale propensione a creare “trame”, a connettere il suo universo interiore a quello degli altri esseri umani, arrivando a far percepire a chi le sta intorno la grandezza, la vastità e l’immensità che unisce ogni uomo, non unico, ma partecipe di un insieme armonico. In mostra, con una personale in Galleria Berga, Patrizia Polese sceglie la circolarità, la continuità, il fluire, potente e lieve allo stesso tempo. Vorace, sanguinoso e lucente, allo stesso tempo. Con meticolosa attenzione ai ritmi compositivi, la Berga perde la sua originaria dominanza spaziale, assimilando completamente la poetica di un’artista. Ed è, così, che si ha una nudità che sconvolge, che si fa scultura, che scuote, che abbraccia. I materiali usati, quali fili di ferro, rame, iuta, ottone, oro, sisal, si intrecciano per darci la sagoma di un orecchio, il volume di un muscolo, un cuore che pulsa, l’iride di un occhio. Nella infinita vastità delle forme, che si confondono in uno scenario apparentemente naturale, per cui l’iride potrà sembrare anche un fiore, l’orecchio una medusa ed un muscolo umano la corteccia di un albero, è allentato il confine tra Uomo e Natura, per cui dall’uno nasce l’altra, nell’altra si perde l’uno, in un continuo inizio e ritorno. E se in mostra è esposto, nell’accezione precisa del “reso oggetto di osservazione”, l’umano corpo, faccia di una nuda natura, o potremmo anche dire l’inverso, corpi di natura, faccia di una nudità umana, il percorso ottico generato dall’alternanza dei pieni e dei vuoti, dalle scale dimensionali volutamente non lineari, dalle cromie modulate sui magenta, le acque marine, i neri e l’oro, induce un movimento, intorno a noi e dentro di noi, così forte da dare un capogiro. Tornando ai tre aggettivi iniziali la “comunanza” descrive l’artista come “uno di noi”, uno “in mezzo” a noi, e l’arte da lui prodotta come “parte di noi” tutti, mentre la riflessione è indotta sul “partecipante” (vogliamo parlare di esperienza, più che di osservazione di opere!) dalla presenza di molti ritratti. Patrizia Polese usa la sua immagine come pretesto iniziale per inaugurare una serie, quella dei “ritratti esistenziali”, come da lei stessa chiamati. Su sottili fogli di carta pergamena intravediamo il suo volto ed il suo corpo, in pose raccolte, scostate, prestate allo sguardo degli altri, ma senza sfrontatezza. Non è, infatti, l’immagine esteriore, a cui siamo abituati a reagire, o che tendiamo a giudicare istintivamente, che richiama l’attenzione, ma la “Patrizia dubbiosa”, quella i cui pensieri sono così pressanti e pesanti sul capo da aggrovigliarsi in fili di cotone coloratissimi, o la “Patrizia tenera e tenace”, le cui gambe generano fiori, o frutti, o “LE PatriziE”, quella bambina e quella adulta, sovrapposte, nel lacerante ricordo di un passato che non può dimenticare. Ago, filo, oro, tessuti, nell’elaborazione artistica, descrivono con maggiore impatto e verità quello che anima l’”interiore”. Fermiamoci a respirare, e a riflettere sul valore delle nostre vite, perché è dalla decisione di “dare valore” alla sua vita, che un’artista comincia ad essere veramente tale.

    Elisa Schiesari

    Patrizia Polese

    Dopo una lunga esperienza nel campo del restauro (Milano-Venezia, 1993-97), la passione artistica e tessile l’ha portata ad approfondirne la ricerca partendo dal quotidiano, dal transitorio e dall’effimero. Ha conseguito il diploma alla Scuola d’Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano, con specializzazione nell’arte della tessitura (1995). Attraverso la passione artistica, è alla continua ricerca di un linguaggio comune tra tutte le cose, un intersecarsi non solo di spazio e tempo ma anche di elementi umani, animali e vegetali. Un tentativo costante che ha come obiettivo il risveglio delle coscienze alla verità della non separazione tra l’io e l’ambiente e di come tutto sia governato dalla percezione individuale attraverso la quale tutto si compone, si scompone e si collega. Oltre alla tessitura bi e tridimensionale utilizza differenti medium come il disegno, le installazioni, la fotografia. Espone regolarmente le sue opere in esibizioni personali e collettive sia in Italia che all’estero. Nel 2016 partecipa alla nona edizione del Triennale Design Museum “W. Women in Italian Design” di Milano. Tiene regolarmente corsi di tessitura a privati e nelle scuole pubbliche. Collabora con aziende nel campo della moda e del design.

  • INFINITY LOVE di OMAR RONDA

    Mostra “Infinity Love”

    OMAR RONDA

    Dal 16 ottobre al 16 novembre 2015

    a cura di Elisa Schiesari e Galleria Berga team

    Luogo: sala de “Il Bacio” – Castello di Giulietta – via Montecchio Maggiore (Vi) e Galleria Berga – Contrà Porton del Luzzo, 16 – Vicenza – www.galleriaberga.it[email protected] – tel 0444235194

    Orari: Castello: da lunedì a domenica dalle ore 10:00 alle 22:00 – giorno di chiusura: giovedì e Galleria Berga: da martedì a venerdì 16:30 – 19:30 (la mattina si riceve su appuntamento)

    Galleria Berga promuove una nuova mostra di Omar Ronda, artista internazionale con cui la galleria collabora ormai da tempo. Dopo la recente mostra “Un Fiore Bianco” in cui l’artista ha eccezionalmente esposto l’opera “Desert Storm – Guerra del Golfo”, ritirata dal Padiglione Costa Rica della Biennale di Venezia ancora in corso, Ronda elabora una serie di opere del tutto inedita ispirata ad uno dei più noti romanzi d’amore, quello di Giulietta e Romeo. Dopo aver reso immortali nei sui “Frozen” icone del Bello come Marylin Monroe, Simonetta Vespucci e tante altre, ora è la volta della bella Giulietta, da cui il Castello di Montecchio che ospita la mostra, prende il nome. Pochi sanno, infatti, che la vicenda dei due amanti veronesi venne cantata per la prima volta da un letterato vicentino, Luigi da Porto, che durante il periodo della stesura della novella soggiornò non lontano da Montecchio, venendo colpito dalla visione dei due castelli arroccati, che pare si fronteggino. I due Castelli di Montecchio conservano perciò nel loro nome memoria di un fatto storico che non tutti conoscono.

    La serie “Infinity Love” si allinea nel trattamento della materia plastica alle opere “Frozen”. L’artista considera nella sua poetica che la plastica abbia un’origine naturale, in quanto derivante dal petrolio, materia risultante dalla stratificazione e sedimentazione di organismi vegetali ed animali. Con il processo di “congelamento”, di qui la traduzione inglese “Frozen”, l’artista si appropria di fotografie di donne, slegandole dal modo e dall’epoca che le ha viste protagoniste, riportandole alla loro unicità umana, spogliate di ogni ruolo e vivificate per l’eternità dalla forma plastica.

    Arricchiranno e renderanno ancora più suggestiva l'atmosfera le fantastiche ed ingannevoli 'Kimere' , le affascinanti creature realizzate da Omar Ronda, che invitano lo spettatore a perdersi in un mondo incantato e fuggevole.
    

    OMAR RONDA

    Omar Ronda nasce a Portula (Biella, Italia) l’11 settembre 1947. Nel 1967 conosce Gian Enzo Sperone e Lucio Amelio e con loro organizza una serie di grandi mostre dei maggiori esponenti dell’arte povera e della transavanguardia. Nel 1973-74 trascorre un intero anno a New York, dove conosce Leo Castelli e Ileana Sonnabend,e tramite loro Rauschenberg, Warhol, Dine, Wesselmann, Twombly, Lichtenstein, Indiana, Oldenburg, fino ai minimalisti Sol LeWitt, Carl Andre, Bob Morris e altri. In seguito conosce e frequenta Basquiat e Keith Haring, con il quale stringe un rapporto di vera amicizia.

    Collabora con Giorgio Marconi a Milano e con Lucrezia De Domizio Durini a Pescara,e con lei organizza alcune conferenze e mostre di Joseph Beuys.

    Nel 1990-91 realizza installazioni estreme sulla vetta del Monte Bianco e nelle grotte di Is Zuddas in Sardegna e vive sei giorni e sei notti in una piramide vegetale sotto il reattore del cracking catalitico nella raffineria Saras Petroli. Nel 1993 fonda un gruppo con altri artisti e organizza mostre e installazioni utilizzando animali in plastica: Epocale a Milano nel 1993, a cura di Tommaso Trini e Luca Beatrice, evidenzia l’intenzione di Ronda di cambiare radicalmente la storia dell’arte attraverso un forte impegno sociale e ambientale.

    Seguono centinaia di mostre, eventi e pubblicazioni che danno a Ronda una notorietà internazionale: 1994, installazioni nel Chiostro del Brunelleschi in Santa Maria degli Angeli, Firenze e alla Mole Vanvitelliana, Ancona; 1996 Mille delfini a Milano, con l’assessore alla cultura Philippe Daverio; 1998, mostre a La Posteria di Milano e alla Galleria Pananti di Firenze; 1999 Galleria Pananti, Firenze; 2001, Biennale di Venezia, su invito del curatore Harald Szeemann; 2002, inaugurazione del Centro Studi e Documentazione, Biella, e Denaro e valori, Bienne (Svizzera), a cura di H. Szeemann; 2003, Triennale d’arte del Belgio, Beaufort, a cura di W. van den Bussche, K. Bussmann, R. Fuchs, J.-H. Martin; Plastica d’artista, Museo della Scienza e della Tecnica, Milano, a cura di T. Trini; 2004, Arte Stupefacente, a cura di Ph. Daverio, Edizioni Mazzotta; 2005, Sul filo della lana, Biella, a cura di Ph. Daverio; mostra al Museo di Santa Apollonia in occasione della Biennale di Venezia, catalogo a cura di M. Corgnati e E Forin, Edizioni Mazzotta, poi a Palazzo Collicola di Spoleto, alla Fondazione Stelline e alla Galleria Cavaciuti di Milano; 2006, UFO Gallery, Ostenda; 2007, Soma Museum, Seoul; Chiostro del Bramante, Roma; Tornabuoni Arte, Firenze; Fondazione Mazzotta, Milano, con catalogo a cura di P. Adorno, C. Lorent e F. Santaniello; Una mostra bestiale, Orio Center, Bergamo, con interventi di Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi; 2008, Galleria Cavaciuti, Milano; Tornabuoni Arte, Milano; 2009 Opera Gallery, Parigi; Chiesa di San Gallo, Venezia; ecc.

    Decine sono i libri e cataloghi pubblicati dai principali editori italiani e migliaia i testi critici e gli aricoli divulgati in tutto il mondo. (Biografia tratta da “Omar Ronda – Frozen Movie Stars – Tipolitografia Botalla, 2010”)