Autore: Alessandra de angelis

  • Pneumatici All Season: caratteristiche e vantaggi

    Quando la temperatura dell’aria scende sotto i 7°C, di solito da metà novembre a fine marzo, una classica gomma estiva inizia a ridurre le prestazioni, con l’ovvia conseguenza di minore stabilità e sicurezza, specie in termini di frenata.

    Neve, gelo e fango richiedono pneumatici con un design particolare, diverso da quello delle gomme estive; in questi casi il cambio stagionale diventa necessario per garantire sempre la migliore configurazione di guida, a meno che non si opti per una soluzione moderna e versatile: gli pneumatici All Season.

    Caratteristiche tecniche

    Gli pneumatici All Season combinano le caratteristiche sia delle gomme estive che di quelle invernali. Assicurano un alto livello di performance durante tutto l’anno, aumentano la confidenza del guidatore, a prescindere dalle condizioni stradali.

    Il composto di cui sono formate è una gomma intermedia, che quindi non si indurisce in inverno, come accade con gli pneumatici estivi; allo stesso modo mantiene un elevato grip sulla strada anche quando l’asfalto è caldo.

    Il battistrada e le scanalature degli pneumatici Quattro Stagioni presentano un design particolare, che riduce il rischio di aquaplaning e aumenta il livello di aderenza in ogni condizione.

    Benefici degli pneumatici All Season

    I puristi della guida preferiscono utilizzare gomme estive da aprile a novembre e invernali nel resto dell’anno; tuttavia, montare pneumatici All Season per tutti e dodici i mesi non solo permette di risparmiare soldi e tempo, ma garantisce prestazioni ottimali in ogni stagione. Scopriamo tutti i vantaggi.

    • Nessun bisogno di effettuare cambi, evitando il problema di mettere da parte le gomme sostituite;
    • livello di performance migliore durante tutto l’anno, sia in inverno che in estate, grazie alla duttilità e alla versatilità del design e della mescola degli pneumatici All Season;

    ideali nelle regioni in cui i cambiamenti climatici sono repentini e, specie nei mesi intermedi (ottobre o marzo ad esempio), si possono verificare condizioni estive o invernali a pochi giorni di distanza.

  • Burrata pugliese e mozzarella: ecco le differenze

    Chi adora i latticini ed i prodotti caseari in genere, sarà un sicuro appassionato di due dei prodotti emblematici della cultura gastronomica italiana: la burrata pugliese e la mozzarella. Bianche, morbide, succose e irresistibili, sono due alimenti di grande richiamo gustativo e si distinguono per le diverse preparazioni e proprietà, ma con un comune denominatore: la qualità e la lavorazione tradizionale. (parliamo ovviamente di prodotti certificati e riconosciuti a livello territoriale, con la premessa di un utilizzo di materie prime di qualità e di controlli rigidi e costanti). Non sono due prodotti antagonisti, anzi, solitamente chi ne apprezza uno non può fare a meno dell’altro.

    Differenze tra burrata pugliese e mozzarella

    La prima importante differenza consiste nell’origine geografica: la mozzarella viene prodotta in Campania a partire dal XII secolo, mentre la burrata nasce in Puglia nei primi anni del ‘900. La mozzarella vanta quindi una storia più antica, mentre la burrata pugliese ha un inventore certo, un casaro di Andria di nome Lorenzo Bianchino. La sua idea di conservare nella pasta filata la mozzarella sfilacciata immersa nella panna, ha avuto come risultato la scoperta di un prodotto dal sapore e dalla consistenza straordinari.

    La mozzarella si presenta compatta e morbida, con un sapore delicato e versatile; la burrata si distingue invece per il contrasto deciso tra la pasta filata (come una mozzarella) e la stracciatella cremosa e burrosa. Il suo sapore è dolce e intenso.

    Mentre la mozzarella è prodotta con caglio animale (anche se ci sono ormai numerose alternative adatta ai vegetariani), la burrata pugliese è riconosciuta ufficialmente dall’Associazione Vegetariana Italiana come un prodotto adatto a consumatori vegetariani.

  • Ricerca avvocati: come evitare l’avvocato delle cause perse

    La ricerca di avvocati, online o con altri metodi, punta sempre allo stesso obiettivo: trovare l’avvocato giusto. Perché diciamo quello “giusto” e non “il migliore”? Perché questo secondo concetto è troppo vago e rischia di diventare ingannevole.

    Non esiste un avvocato migliore in assoluto: ogni scelta dipende dal proprio caso, dal budget, dalla posizione geografica dello studio legale rispetto al domicilio del cliente etc.

    A quest’ultimo non resta che selezionare nella ricerca avvocati quelli che corrispondono meglio ai propri parametri e nessuno, né cliente né professionista, può avere certezza di vincere la causa.

    L’avvocato delle cause perse: ecco cosa rischia

    D’altra parte però un buon avvocato saprà quando le possibilità di vincere la causa sono pari a zero. In questo caso il Codice Deontologico impone di rinunciare al mandato: in caso contrario infatti non solo inganna il cliente che avrebbe potuto risparmiare sulle spese legali, ma contribuisce ad aumentare il carico delle liti pendenti nei tribunali (che già è piuttosto pesante come confermano i tempi della giustizia in Italia).

    Ricerca avvocati: vittoria assicurata?

    Aldilà del caso specifico visto sopra, nessuno può essere certo di vincere la causa e non è responsabilità dell’avvocato l’esito del processo. In altre parole ogni causa mantiene un aspetto aleatorio anche se guardare alle sentenze su casi simili può essere orientativo per prevedere come andrà.

    L’unica “vittoria” che chi effettua la ricerca di avvocati online può assicurarsi è quella di scegliere il miglior professionista legale. Riportiamo a tal proposito le parole di Piero Calamandrei che spiegano la definizione di “grande avvocato”. Vuol dire essere “un “avvocato utile ai giudici per aiutarli a decidere secondo giustizia, utile al cliente per aiutarlo a far valere le proprie ragioni.

    Utile è quell’avvocato che parla lo stretto necessario, che scrive chiaro e conciso, che non ingombra l’udienza con la sua invadente personalità, che non annoia i giudici con la sua prolissità e non li mette in sospetto con la sua sottigliezza: proprio il contrario, dunque, di quello che certo pubblico intende per grande avvocato”.

    Pensi di aver trovato un grande avvocato?

  • Quanto può rendere un fondo pensione?

    Un fondo pensione, in questa fase di incertezza economica che ha caratterizzato gli ultimi anni, combinata
    al desiderio di un futuro stabile e senza preoccupazioni, ha rappresentato una scelta quasi obbligata per
    molti italiani desiderosi di costituirsi una pensione integrativa , complementare a quella erogata dallo Stato
    una volta raggiunti i requisiti Inps per il pensionamento.

    La rendita di un fondo pensione e le modalità di calcolo

    Occorrerà innanzitutto considerare dei parametri fissi di valutazione che comprendono gli anni di
    versamento ( da considerare in base al numero di anni per i quali si reputa che si sarà in grado di far fronte
    ai versamenti sul fondo ) ; la rendita annua prevista dal fondo pensione istituito e gli anni di rendita ovvero
    il numero di anni nei quali vorremmo utilizzare la rendita. Va inoltre considerata l’età del soggetto
    intestatario del fondo pensione e il sesso dello stesso (per le donne infatti, per le quali si prevede un’
    aspettativa di vita media più lunga, si calcola una rendita minore).
    Per avere il dato il più vicino possibile al reale sulla rendita della pensione integrativa bisognerà leggere con
    attenzione il “documento sull’erogazione delle Rendite” del fondo pensione che si è istituito. Questo
    perché la rendita verrà calcolata in base ai parametri lì specificati.
    Proviamo a capire meglio la rendita che un fondo pensione può avere facendo una simulazione.
    Ipotizziamo che Mattia, un ragazzo di 35 anni verserà sul fondo pensione integrativo l’importo di €100
    mensili per un totale di 30 anni. In questo modo avrà versato un totale di 36.000€ ( verserà un totale di
    1.200€ annui). Se volesse riscattare mensilmente quanto maturato sul fondo, valutando sempre il
    rendimento del fondo stesso, potrà avere un importo compreso fra i 160€ e i 270€ se si considera un
    rendimento definito del fondo che oscilli fra l’1% e il 4% .

    Calcolo pensione futura: ho bisogno di crearmi un fondo pensione personale?

    Per fare un calcolo della pensione che si potrà avere una volta raggiunta l’età pensionabile occorrerà
    prendere in considerazione l’importo della pensione statale che verrà riconosciuta e la rendita del fondo
    pensione integrativo. Andrà quindi fatta un’ulteriore previsione di calcolo su quello che sarà l’importo
    congruo da versare mensilmente in base alla somma che si vorrà utilizzare mensilmente dal fondo
    integrativo una volta raggiunta l’età pensionabile.
    Per avere il calcolo della pensione totale che di cui si potrà godere mensilmente quindi ( pensione statale +
    pensione integrativa) andrà considerato il montante, ovvero l’ammontare totale dei contributi versati
    durante la vita lavorativa.
    Fatto questo calcolo potete rendervi conto se, nel vostro caso, è bene considerare una pensione
    integrativa. Vi trovate in questa situazione? Ora sapete anche come scegliere il fondo pensione.