Tag: scultura

  • EX INDUMENTIS – RELIQUIE D’ARTISTA

    Presso la Galleria d’Arte Fogliato, in Via Mazzini 9 a Torino, s’inaugura, sabato 12 giugno alle ore 17, la mostra d’arte collettiva dal titolo EX INDUMENTIS – Reliquie d’Artista. Scaturita da un’idea di Raffaele Palma, la curiosa iniziativa si avvale della collaborazione di Vinicio Perugia.

    Torino, 1 giugno 2010 * * * Ex indumentisReliquie d’artista! Un’idea singolare, divertente, visionaria. Un nutrito gruppo d’artisti ha accettato con allegria di riunirsi per celebrare un rito antico quanto il mondo: l’esposizione di venerabili reliquie. Ancor più bizzarro appare il fatto che tali reliquie siano state concepite e realizzate interpretando icone, rimandi, segni, feticci, atmosfere, oggetti “smessi” da star dello spettacolo o da altri artisti, come ad esempio le scarpe di Jackson Pollok dipinte da Marco Piva.

    Gli iconoclasti hanno proprio “colpito nel segno”: Riccardo Giordano con Helmut Newton, Maria Antonietta Onida con Lucio Fontana, Elisabetta Viarengo Miniotti con Piero Manzoni, solo per citarne alcuni. Saranno, infatti, ben 39 gli “interpreti” che esporranno le loro “stravaganze” negli eleganti spazi espositivi della Galleria d’Arte Fogliato di Torino, in Via Mazzini 9.

    Durante l’inaugurazione, sabato 12 giugno 2010 alle ore 17, il pubblico potrà così ammirare in anteprima assoluta antiche “neo-reliquie”, sviluppate nel senso più ampio possibile, realizzate con indumenti d’uso quotidiano, ricordi di vestimenti legati ad un passato estinto, feticci d’autore, lavori personali o icone destrutturate di famose opere d’arte.

    Le tecniche utilizzate spaziano dalla pittura alla grafica; dalla scultura, agli assemblati sino alla fotografia.

    Si tratta dunque di veri e propri Ex indumentis, frammenti di vite, pezzi di tessuto sociale, brandelli di trame interpersonali, schegge di memoria d’artista, scampoli di sudari e drappi, venerabili reperti di reminiscenze fantastiche.

    Dopo oltre un decennio dalla prima smitizzante esposizione collettiva, ideata da Raffaele Palma, dal titolo: EX VOTO – Per Disgrazia Ricevuta (Novembre 1993 alla Galleria ARX di Torino), ecco finalmente aprirsi una seconda via di venerazione, per un pubblico pronto a sorridere:

    EX INDUMENTIS – Reliquie d’Artista

    Una mostra che vi sorprenderà per il forte contenuto artistico/goliardico!

    L’esposizione proseguirà sino al 3 luglio 2010 ad ingresso libero con il seguente orario: tutti i giorni 10 – 12,30 / 16 – 19,30. domenica e lunedì mattina chiuso.

    Tutte le opere saranno visibili e scaricabili dal sito : www.caus.it

    Info: Raffaele Palma 3396057369 – mail: [email protected]

    Artisti partecipanti

    1. Claudio Acchiardi
    2. Tino Aime
    3. Carlo Barbero
    4. Daniela Bertolino
    5. Carla Bronzino
    6. Silvio Brunetto
    7. Filiberto Crosa
    8. Spartaco Enrico
    9. Anna Ferrari
    10. Titti Garelli
    11. Paolo Genovese
    12. Italo Gilardi
    13. Silvano Gilardi
    14. Riccardo Giordano
    15. Giorgio Giorgi
    16. Mario Gramaglia
    17. Lia Laterza
    18. Sandro Lo balzo
    19. Kurt Mair
    20. Plinio Martelli
    21. Delio Meinardi
    22. Elena Monaco
    23. Giorgia Oldano
    24. Maria Antonietta Onida
    25. Raffaele Palma
    26. Anna Maria Palumbo
    27. Barbara Pastore
    28. Vinicio Perugia
    29. Marco Piva
    30. Fabrizio Riccardi
    31. Marcello Ruffino
    32. Sergio Saccomandi
    33. Sergio Scanu
    34. Marco Seveso
    35. Luciano Spessot
    36. Magda Tardon
    37. Gianni Verna
    38. Elisabetta Viarengo Miniotti
    39. Ferdinando Viglieno Cossalino
  • Salon Art-Shopping al Carrousel du Louvre di Parigi (FR) il 4-5-6 giugno 2010

    A Parigi nella fantastica Rue Rivoli sede della Galleria del Carrousel, nelle prestigiose sale espositive sotto al Museo del Louvre, la Federazione Nazionale Artisti, in collaborazione con ConfimpreseItalia e Confimprese Nord Ovest, ripete l’avventura dello scorso ottobre 2009. Le opere di Venticinque artisti ed espressione dei diversi rami dell’arte visiva: pittura, fotografia, scultura, grafica, saranno esposte presso lo stand collettivo, mentre altri artisti potranno trovare posto negli ulteriori spazi appena assegnati alla Federazione.

    Il Salone Art-Shopping, con l’accesso riservato a opere con valore inferiore a 5.000,00 €uro, permette di diffondere l’arte anche al grande pubblico. Nell’autunno 2009 con i suoi circa 9000 visitatori e 250 espositori (fra gallerie ed artisti) oltre che con il suo fatturato di centinaia di migliaia di €uro, si è nuovamente confermato come uno degli eventi più importanti nel panorama artistico europeo. Inoltre l’inserimento nella sua Boutique online delle opere degli artisti permette la visibilità e la possibilità di vendita sia prima che dopo la realizzazione dell’evento stesso.

    Per informazioni : www.federartisti.orgwww.salon-artshopping.com

    [email protected] – cell. 339.1366414 (da h. 9.30 a h. 18.30)

  • Tesori a Milano


    E poi dicono che oggi non
    c’è più niente di nuovo da scoprire!
    A chi, come noi, ogni giorno sgombera appartamenti ed affini in una città grande e piena di sorprese come Milano, può ancora accadere di scoprire tesori nascosti dagli anni nei posti più impensati.
    Può succedere che, svuotando un appartamento in una qualsiasi via del centro, si scopra una botola nel pavimento che porta ad un locale seminterrato, chiuso da decenni, e che si scopra che proprio lì lavorava uno scultore, attivo fino all’anno della morte, il 1943. Dalla polvere emergono alcune opere, un nome, una storia: è questo il lato più bello ed interessante del nostro lavoro.

    In quello studio lavorava CESARE RAVASCO, nato a Milano nel 1875, di famiglia di origine genovese, famiglia di artisti: il padre, Giacomo, era orafo e si era trasferito a Milano nel 1873 fondando un proprio laboratorio. Il figlio maggiore, Alfredo, segue le orme del padre e diventa uno dei principali esponenti dell’arte orafa e decorativa milanese del tempo, partecipando a partire dal 1906 a tutte le principali Esposizioni nazionali ed internazionali. Stretto il contatto con letterati e artisti di ogni genere, tra cui ricordiamo in particolare Giò Ponti, con cui Alfredo condivide poetiche e ideali artistici. In questo ambiente si forma e lavora Cesare. Tra le sue opere più celebri, il monumento “Alle tre arti consolatrici della vita” nella villa Pisani-Dossi di Como.
    Di lui abbiamo trovato nel suo studio alcune opere, probabilmente appartenenti a diversi momenti della sua vita creativa: partiamo con un importante altorilievo in marmo bianco (70 x 65) raffigurante una Maternità (sacra o profana?) attorniata da motivi floreali, di grande intensità nella scelta dello scorcio e nell’espressività del viso della madre. Allo stesso periodo risalgono forse le due placche in bronzo, in bassorilievo, una (29 x 25) raffigurante un cavaliere su cavallo alato che scaglia una freccia, datato 1918, e l’altra (15 x 10), di gusto più spiccatamente Liberty, raffigurante una fanciulla circondata da motivi floreali e intitolata “Rinascita”. Ad un’altra atmosfera culturale ci rimandano le altre opere ritrovate: un grande busto in marmo (altezza 50 cm.) ritratto di un uomo e soprattutto la testa di donna, che pare emergere dal blocco di marmo (40 x 40), appena sbozzata, e il delizioso busto di bambino che gioca, in bronzo (altezza 20 cm), che suggeriscono, pur con le dovute distanze, reminescenze dello stile di un Medardo Rosso, in quegli anni geniale punto di riferimento di una intera generazione di scultori. In mezzo alle opere di Ravasco, compare anche un importante lavoro di un altro scultore attivo a Milano nello stesso periodo (omaggio ad un collega ammirato?): si tratta di una figura intera, alta 54 cm, in bronzo, raffigurante un giovane nudo che lancia una granata: l’anno è il XVII dell’Era Fascista (1939) e la firma è quella di EROS PELLINI, figlio d’arte (il padre Eugenio è anch’esso un importante scultore), nato a Milano nel 1909. Dal 1930 Eros Pellini studia all’Accademia di Brera , dove ha per maestro lo scultore Adolfo Wildt e per compagni Fontana, Broggini, Melotti ed altri esponenti della vita artistica milanese del tempo. L’incontro con Wildt sarà importantissimo per la sua formazione artistica, al punto che alla morte del maestro, nel 1931, Pellini lascerà l’Accademia proseguendo da solo il suo cammino di artista.
    E al periodo di influenza del grande maestro risale certamente il nostro bronzo, di chiarissima impostazione classica, di gusto accademico, anche se non privo di impatto emotivo nell’impressione di energia e di forza che l’autore ha saputo infondere al corpo perfetto del giovane soggetto. In particolare l’espressione del volto, dai tratti allungati, sembra un tributo più esplicito ai ritratti dell’amato maestro.
    Queste opere saranno in vendita prossimamente nel nostro Mercatino dell’Usato nella sede di Cambiago.

  • SENTIERI: personale di VITO BOGGERI


    Sabato 10 Novembre alle ore 18.00, si terrà presso il Museo Campano di Capua, la presentazione della mostra pittorica “Sentieri” di Vito Boggeri.
    L’evento è organizzato dalla Fondazione Campania in collaborazione con l’archivio Vito Boggeri e col Patrocinio della Provincia di Caserta.

    Parteciperanno al vernissage il Presidente della Provincia Sandro De Franciscis, l’Assessore provinciale cultura-grandi eventi Tiziana Panella, il presidente della Fondazione Campania Stanislao Femiano e l’artista Vito Boggeri. Moderatore della conferenza d’apertura sarà il giornalista Salvatore Minieri.


    Passo dopo passo, i sentieri ci ascoltano


    Sentieri come percorsi accidentati, tormentati, impervi. L’impegno nell’arte è così, non ha autostrade, ma solo vie sinuose, dal fondo sconnesso, capaci di portarti per mano ai confini di ogni orizzonte, di portarti ai propri confini.
    L’inizio del viaggio qual è? Quando si può dire che si è cominciato a viaggiare? La partenza avviene prima del distacco, è qualcosa che già risiede in sé prima ancora di mettersi in moto.
    C’è una categoria di viaggiatori notturni che attraversano mondi di solitudine e territori della conoscenza, per poi tornare sempre a misurarsi con lo spirito della casa, per riconoscersi nelle proprie abitudini, nei propri gesti quotidiani, per essere sempre se stessi, night & day.
    Vito Boggeri ha viaggiato su quei sentieri, ma è tuttora un esploratore di immagini e un ricercatore di linguaggi. La sua formazione avviene alla fine degli anni Cinquanta, ma la piena maturità ha inizio negli anni Settanta, i formidabili anni dell’introspezione, del post-assemblearismo ma comunque del sociale, della negazione dell’immagine pittorica. A conclusione di quel decennio la transavanguardia avrebbe ridato di nuovo luce, colore e soprattutto pittura nelle mostre come nelle pagine delle riviste d’arte.
    Era una rivoluzione che nasceva dalla reazione all’inaridimento delle forme, era la necessità di dipingere che prendeva il sopravvento sul messaggio, era il trionfo del privato dopo la deflagrazione del collettivo. Gli anni Settanta no, non avevano colore, neanche quello semplice e accattivante della pop, dominavano il bianco e il nero, nei reperti fotografici, nelle sperimentazioni dei media, nelle incursioni degli operatori d’arte, metà artisti metà maestri di un pensiero forte.
    Le opere degli anni Settanta, per Boggeri così come per le menti migliori della sua generazione, nascono già come tracce, come reperti della memoria. Si portano dentro il viaggio, perché sono stazioni, tappe della navigazione, fermate d’autobus. C’è sempre un prima e un dopo, ciò che si fotografa è un’istantanea del passaggio, è un comportamento. Qualcosa è già successo e qualcos’altro succederà. Fosse anche un insabbiamento, la storia arriverà a una sua conclusione.
    Alcuni dei compagni di strada di Boggeri, che avevano condiviso con lui un percorso linguistico, assurgono nel 1979 all’empireo della Transvanguardia. Saranno famosi! Trovano così un legittimo approdo eccellente, una destinazione internazionale. I sentieri hanno fatto strada, percorreranno le rotte intercontinentali.
    Boggeri fa parte di quell’ampia e qualificata schiera di artisti che non ha voluto saltare sul treno quando l’amore è arrivato in città. Lui ha scelto la periferia come identità, periferia geografica e mentale, approccio che non permette di optare per l’itinerario più scorrevole e comodo. Come altri, al momento dello spartiacque alla fine degli anni Settanta, ha scelto di proseguire con coerenza la propria ricerca, ha scelto di procedere sul suo sentiero.
    Gli anni Ottanta di Boggeri sono comunque legati alla pittura, ma il suo è un modus operandi scarno, essenziale. La sua pittura si porta dentro di sé la memoria del gesto, è più legata all’atto fisico che produce l’opera piuttosto che al contenuto immaginifico, non si lega al corpo, ma è essa stessa corpo. E in questo è perfettamente riconducibile agli scatti fotografici degli anni Settanta, performance corporee ed extracorporee, umane e post-umane.
    Ebbene, sono maturi i tempi affinché una generazione di artisti abbia un pieno e completo riconoscimento da parte della critica storica e del mercato, rivalutando il percorso artistico di chi si è interrogato sull’evoluzione del linguaggio ma non si è consegnato alla tendenza di turno.
    In Italia c’è un nutrito gruppo di artisti capace di testimoniare con il proprio lavoro che un’altra pittura è possibile, che si può dipingere senza essere necessariamente condizionati dalla moda e dallo show business.
    In questi ultimi anni le opere di Boggeri hanno assunto sempre più la valenza testimoniale in un’epoca come la nostra, sopraffatta dal trionfo dei media. La sua pittura è un attestato di coerenza con quell’immediatezza espressiva che già gli veniva riconosciuta agli inizi della carriera. Le sue immagini sono fantastiche ma non sono mai ridondanti, sono esse stesse sentieri, cioè ferite della terra, solchi determinati dal passo dell’uomo nel bel mezzo della natura. I segni stessi della sua pittura sono sentieri che tracciano il paesaggio vitale.
    Le sue recenti carte magiche, popolate di personaggi fantastici, sono espressione di un’umanità in transizione. In realtà c’è la consapevolezza di essere in viaggio, ma non è determinabile la destinazione. È questo il destino del ricercatore: il desiderio di andare sempre e comunque oltre il traguardo, la meta.
    Naufraghi… Il naufragio è una condizione del viaggio. Oggi che si naviga sempre più a vista, tra le onde e i flutti di una rete incommensurabile, la perdita del proprio centro è una tensione a regola d’arte. Le zattere seguono i sentieri del mare. Ci sarà poi sempre un porto per l’accoglienza e un nuovo sentiero per rimettersi in strada.
    Boggeri è così, nella natura delle cose. Un linguaggio semplice e immediato, un linguaggio convincente. La pittura, la sua pittura, non nasconde le ombre del nostro tempo. Le celebra. Ma non tradisce i desideri, le ragioni del viaggio.
    Passo dopo passo, i sentieri ci ascoltano.

    Enzo Battarra

    info:
    Salvatore Minieri e Brunella Farina
    3348688119 – 3471136911
    www.vitoboggeri.it
    [email protected]

    Ingresso libero
    Dal martedì alla domenica: 9.00-13.00
    Martedì e giovedì: 15.00-18.00