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  • Creatori di problemi o di soluzioni?


    Alcune persone a volte si complicano la vita. Altre, abituate a risolvere tutti i giorni molti problemi, affermano che le soluzioni ai problemi possono essere fondamentalmente semplici. Perché a volte le cose appaiono così difficili o complicate? Esistono i “creatori di problemi”?

    Conoscenza e semplicità.
    Quando professionalità e conoscenza sono messe in pratica, la competenza sforna risultati positivi. Esperienza e competenza conducono alla produttività e sono in stretta relazione con la semplicità.
    Ciò che conosciamo bene ci appare semplice.
    Quando una persona è efficace o dimostra le sue abilità, siamo spesso colpiti dalla semplicità. La vera conoscenza, la formazione efficace, spazza via le complessità.

    Semplicità e complessità.
    La complessità fondamentalmente è non comprensione. La semplicità è spesso comprensione. Se qualcosa è difficile da spiegare oppure non si può applicare o non si riesce ad ottenere risultati, è certo che c’è qualcosa che non si comprende o che è stato complicato.
    Comprendiamo un argomento quando ne abbiamo una realtà personale, ci piace, proviamo passione e perciò possiamo parlarne. Non comprendiamo qualcosa che non ci piace, per la quale non abbiamo una realtà personale e di conseguenza la comunicazione che lo riguarda risulta difficile.

    L’istruttore di piloti da caccia: non si deve dare mai nulla per scontato.
    Il colonnello Francesco Pagliarusco comandava il 28° Gruppo dell’ Aeronautica Militare Italiana di Villafranca a Verona. “Come comandante del gruppo di piloti da caccia mi erano stati affidati due tra i migliori piloti militari che dovevano essere preparati al combattimento.” L’addestramento a bassa quota, che serve ad evitare i radar e allena il pilota a rispettare gli orari di sorvolo (non si può arrivare tardi ad un appuntamento!), viene effettuato spesso a soli 150 metri dal suolo ad una velocità di 800 km all’ora (utilizzando aerei da 30 milioni di dollari che raggiungono velocità di 2400 km all’ora!). Ciò che può sembrare ovvio per chi guida un’auto a 130 km orari, non è altrettanto ovvio e semplice per chi deve controllare molti strumenti; fare calcoli mentre vola a bassa quota ad una velocità così elevata e avere la massima attenzione per evitare montagne e temporali all’orizzonte. “Mi fu detto che uno dei due piloti si metteva nei guai durante la navigazione a bassa quota. Diversi istruttori avevano tentato di capire il problema senza però individuarlo.” Questo pilota rischiava di essere messo a terra o di essere esonerato, senza parlare del fatto che la sua difficoltà avrebbe potuto mettere a serio pericolo la sua sicurezza e quella di altri.
    L’istruttore ha chiamato il pilota e gli ha chiesto di descrivergli le singole azioni fisiche che lui effettuava mentre conduceva questo tipo di navigazione a bassa quota.
    “Quando ho risolto il problema, mi sono accorto che gli istruttori che mi avevano preceduto non erano riusciti a localizzare la reale difficoltà perché avevano dato per scontato che il pilota conoscesse la tecnica della conduzione della navigazione a bassa quota, ma non era così. Il problema era complesso ma la soluzione addirittura troppo semplice!”

    Con la complessità tutte le cose appaiono lente.
    Quando una persona è lenta solitamente è anche giù di morale. Hai mai visto qualcuno vincere? Hai mai visto una squadra che ha appena vinto? Il morale di chi vince è alle stelle. Per vincere è richiesta una velocità adeguatamente alta, molta, molta produzione e risultati efficaci. Troppo semplice ma vero.
    Più una persona ottiene risultati e più sale il suo morale, e così continuando si scatena una specie di “reazione a catena” positiva. Se il morale non è alto, bisogna aumentare i risultati e la produttività: scopri cosa c’è da fare, renditi più utile, risolvi i problemi che il mondo del lavoro ed i clienti ti sottopongono, diventa ancora più produttivo!

    Chi ingigantisce i problemi?
    Una persona giù di morale non vedrà le soluzioni, presterà troppa attenzione ai lati negativi di ciò che deve affrontare.
    Una persona positiva invece, vede chiaramente il problema; il suo atteggiamento è comunque quello di affrontare le situazioni, ammette che una soluzione è possibile e fa di tutto per cercarla. Una persona positiva ed ottimista tenderà ad ingigantire le soluzioni.
    Guardati dal pessimista cronico, da colui che ti parla solo di problemi, di negatività, che non crede nelle tue soluzioni, che ad ogni soluzione propone nuovi problemi senza offrire soluzioni. Questa persona creerà nuovi problemi, li distribuirà, questa stessa persona è un problema per gli altri! Guardati dalle persone che tendono a spegnere il tuo entusiasmo, la tua positività e voglia di crescere. Circondati di persone positive e produttive e vincerai più spesso.

    Il colpo di genio dell’inventore? Semplicità allo stato puro.
    “La falsificazione degli assegni è un problema che causa danni per milioni di dollari in tutto il mondo. Molti ricercatori ed inventori si erano dati da fare per trovare soluzioni che poi “abili” inventori falsificatori avevano sempre annientato con contro-invenzioni create ad arte per scavalcare ogni soluzione. “Una sera stavo guardando mia moglie intenta a stirare. Ho guardato i suoi capelli, ho pensato alla tintura che a volte le donne usano per tingersi i capelli ed ho intravisto una soluzione definitiva al problema al quale stavo lavorando da mesi. Sebbene la ricerca sia stata complessa, l’intuizione iniziale e la soluzione alla falsificazione degli assegni, sono state invece molto semplici”.
    Il Dott. Gabriele Segalla è un chimico ed inventore che ha brevettato un sistema antifalsificazione che risolve per sempre il problema degli assegni contraffatti. I precedenti sistemi, basati su inchiostri particolari e metodi per proteggere la scrittura, venivano alla fine sempre battuti. L’intuizione che ha dato origine alla ricerca e che ha portato alla soluzione del problema è stata quella di paragonare le fibre dei capelli con le fibre della carta. Il brevetto “Firmapen” consiste di un inchiostro speciale che si lega alle fibre della carta stessa invece di poggiarsi semplicemente sulla carta. Per togliere questo inchiostro speciale non basta raschiare la carta in superficie, si dovrebbe togliere tutta la carta dell’assegno che quindi verrebbe reso inutilizzabile.

    Creare è come dire crescere.
    Il vocabolario dice che la parola “creare” significa “Far nascere qualcosa di nuovo o nuovamente, elaborare in modo originale elementi già esistenti, inventare o ideare”. Inoltre questa parola (in Italiano) ha la stessa derivazione della parola crescere!
    Una soluzione va creata.
    Il successo va creato.
    Anche la semplicità va ricercata, va creata.
    Tutta la nostra vita ruota attorno al mondo del lavoro e anch’esso, ogni giorno, va creato! Quando diamo per scontato il fatto che il nostro lavoro “esiste e va avanti da solo” c’è il rischio di far morire quell’interesse che invece serve costantemente per tenerlo in vita.

    Conclusione.
    Chi vuole trovare soluzioni, ha il coraggio di dire a se stesso che non sa già tutto, per questo motivo è interessato alla formazione continua, osserva e fa pratica, vuole creare e crescere in continuazione.
    Una soluzione può essere sempre trovata.
    La disponibilità a trovarla nasce dall’ottimismo, dalla positività e soprattutto dalla conoscenza.
    La semplicità è un ingrediente potente per trovare soluzioni ed ottenere risultati positivi. Quindi perché complicarsi la vita? La semplicità funziona!

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  • Il marketing che aiuta a crescere non è destinato solo alle grandi aziende.


    Ci sono strumenti pratici e non difficili da utilizzare, che aiutano a sviluppare un’attività imprenditoriale: uno di questi è il marketing, che mira a ottenere più richiesta del prodotto o del servizio grazie alla giusta combinazione di idea vincente, prezzo, vendite, pubblicità, distribuzione ecc. Identificando il nostro cliente si può scoprire con precisione che cosa vuole, che cosa acquisterebbe o come dovrebbe essere presentato un prodotto o un servizio per meglio attrarre la sua attenzione. Per fare questo si fa un uso intelligente dei risultati di sondaggi e di ricerche di mercato.

    Essere il primo in un nuovo mercato.
    Il fotografo ritrattista Luciano Apperti ha avviato il suo studio fotografico a Milano negli anni ’70 facendo foto in studio su appuntamento quando i suoi colleghi erano quasi esclusivamente impegnati con la moda o i servizi fotografici per i matrimoni. E’ conosciuto come “Il fotografo dei bambini”; ha ereditato la tradizione dei fotografi ritrattisti d’inizio novecento e l’ha trasformata in un’attività redditizia destinata ad un vasto pubblico. L’alta qualità del servizio offerto è determinante, ma per arrivare a servire migliaia di clienti è servita una strategia aziendale: appuntamenti telefonici, una comunicazione pubblicitaria efficace, saper trattare con i bambini in studio, mostre fotografiche e una costante ricerca per l’innovazione che nel 2007 l’hanno portato ad associare la fotografia al design. Le sue fotografie grandi come quadri, oggi sono simili a stampe d’arte o grafiche artistiche pronte ad arredare la casa o l’ufficio (Apperti ha coniato il termine ArtDesign). Alla base della sua comunicazione pubblicitaria, da oltre quindici anni ci sono sondaggi e ricerche di mercato periodiche per orientarsi nel mercato e tracciare nuove rotte.

    Ampliare i prodotti o i servizi.
    Pieralba Messina titolare del Centro d’Estetica Naturale a Castellammare del Golfo (TP); innamorata del suo lavoro, una grande attenzione per servire al meglio le sue clienti. Per molti anni aveva continuato a offrire servizi tradizionali per la “cura del corpo”, poi ha condotto dei sondaggi tra i potenziali clienti, ha ricercato nuovi fornitori e ha cambiato tutta l’impostazione del suo lavoro. Nel suo nuovo e più grande centro d’estetica, sulla strada principale del paese, troviamo ora un solarium, l’idromassaggio e una sauna. Pieralba e la sua fedele collaboratrice Anna, vendono anche prodotti biologici e vitamine. Il Centro è collegato con specialisti che offrono consigli nutrizionali e servizi complementari come l’analisi per le intolleranze alimentari. Contatti telefonici e costante pubblicità che si basa sui risultati di sondaggi stanno aumentando le entrate.

    Il coraggio di cambiare mercato.
    Giovanni dell’Aria (Cooperativa Prim’Aria), grande lavoratore, persona semplice, simpatica; mandava avanti una piccola impresa di pulizie con una decina di collaboratori, l’impresa lavorava bene ma lui non aveva molto tempo per organizzarsi e cercare nuovi clienti. Ha sondato il mercato, osservato alcuni concorrenti e scoperto nuove possibilità, risultato: dalla pulizia delle scale e degli uffici è passato alla pulizia delle facciate dei palazzi ed ora ha 110 collaboratori ed un’organizzazione da far invidia ad una grande azienda. “Le cose sono cominciate a cambiare in meglio” dice Dell’Aria “dopo che ho frequentato alcuni corsi che mi hanno fatto crescere come imprenditore. Prima ero convinto che bastasse lavorare sodo, oggi sono convinto che senza la giusta formazione, tecnica ma anche organizzativa, non saremmo diventati quelli che siamo”.

    La pubblicità efficace ripaga sempre.
    Klaudia Bulawa è una donna molto determinata e sicura di sé; è socia di tre finanziarie che hanno una ventina di dipendenti. Padre polacco e madre italiana, arriva in Italia a 15 anni e si guadagna da vivere suonando la fisarmonica nelle feste, fa la cameriera, l’operaia per diversi anni, poi la gavetta in una società finanziaria. Nel 1995 si mette in proprio e apre una società finanziaria che il primo anno triplica i risultati che otteneva la finanziaria con la quale lavorava in precedenza. In un periodo in cui i suoi concorrenti credevano poco nelle lettere e nei volantini, la pubblicità su vasta scala è stata determinante. Le statistiche dei risultati sono state in continua ascesa per molti anni. Il mercato ora è cambiato e si prepara ad attaccarlo in modo diverso. “Per vincere nel lavoro” dice Bulawa “bisogna avere uno scopo molto forte, coraggio, ottimismo e grinta, ma purtroppo questo non è più sufficiente. In un mondo che cambia velocemente, devi saper fare le cose nel modo giusto e la formazione efficace fa la differenza.”
    Rocco Lanatà – SI Scuola d’Impresa. Gli esempi positivi di campioni dello sport, personaggi dello spettacolo e del mondo degli affari.
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  • La responsabilità sociale delle aziende.


    “Per me la responsabilità sociale dell’impresa è la cultura stessa dell’imprenditore, un’attitudine mentale a 360 gradi come l’innovazione” Luca Cordero di Montezemolo.

    Un imprenditore che continua a costruire e puntare alla qualità, non può più evitare di pensare agli effetti del suo operato; obiettivi di profitto certo ma anche valorizzazione delle risorse umane, sintonia con clienti e fornitori, rispetto per l’ambiente, dimostrazione di responsabilità per le preoccupazioni sociali e per la creazione del futuro del mondo.

    “L’origine di ogni sofferenza del mondo sta nel pensare solo a se stessi: l’origine di ogni felicità sta nel pensare anche agli altri” XIV Dalai Lama (2).

    “Ricerca del profitto” e “comportamento responsabile” devono essere compatibili per l’imprenditore. E’ questo che pensa AssoEtica (3), associazione che è convinta che guadagnarsi la vita sia certamente il diritto di ogni essere umano, ma farlo in modo etico sia più che un dovere se si vuole davvero cambiare le cose.

    Che cos’è l’etica? “L’etica riguarda quelle azioni che un individuo intraprende su di se” afferma L. Ron Hubbard (4) “si tratta di qualcosa di personale. Quando parliamo di etica stiamo discutendo del comportamento giusto e sbagliato. Le azioni sono più buone quando sono più benefiche che distruttive”. L’educatore americano Hubbard si è occupato dell’etica negli affari fin dagli anni ’60 ed è l’autore di un interessante e pratico libretto sui valori intitolato “The Way to Happiness” (5) La Via della Felicità: un codice morale non religioso (e non autoritario), basato unicamente sul buon senso.

    Non si può imporre l’etica, né cercare di mantenerla con la paura delle punizioni. Al di là dei regolamenti interni e dei codici etici aziendali, che vanno prima condivisi, poi applicati e fatti rispettare, è il singolo individuo che deve innalzare il suo personale atteggiamento etico. Dobbiamo quindi rafforzare l’etica insegnando e diffondendo i valori fondamentali condivisibili da tutti.

    Le leggi disciplinari mirano a punire i pochi che sbagliano, ma c’è il rischio che allo stesso tempo esse limitino o danneggino la libertà della maggioranza che resta etica.
    L’attenzione al comportamento non etico non tende forse a perpetuare la negatività?

    Sono invece i diritti degli onesti che devono essere aumentati, è il comportamento etico e produttivo che deve essere incentivato, premiato e poi anche pubblicizzato. Ed è questo che chiediamo ai Politici di ogni bandiera. Gli uomini di buona volontà di oggi devono essere incoraggiati e aiutati quando creano sviluppo economico o benessere per la società; essi diverranno gli ispiratori dei molti uomini positivi che la società avrà bisogno domani.

    Perché un’azienda dovrebbe sostenere (6) attività sociali?
    “Qualsiasi cosa desideri venga fatta a te, falla a loro” Matteo (7:12).
    Che cosa lasceremo alle nostre spalle? Come avremo impiegato il nostro tempo, la nostra capacità e intelligenza? Avremo seguito la moda dell’attuale egoismo o avremo fatto la nostra parte per creare un mondo più positivo, più responsabile e altruista?

    Sempre più imprenditori finanziano attività sociali, diffondono i valori e dimostrando responsabilità sociale migliorano considerevolmente l’immagine delle loro aziende. Questo perché l’82% dei consumatori italiani crede nella partecipazione delle imprese alla soluzione dei problemi sociali; perché il 76% crede nel marketing sociale come strumento positivo per l’azienda e la società e inoltre più del 75% percepisce che le aziende si coinvolgono troppo poco nel sociale (fonte: Ipsos Explorer 2002).

    “Non dimentichiamo mai che, oltre al rispetto della legge, gli affari non sono al di là dell’etica. Il mondo delle imprese ha anche regole deontologiche da rispettare. Gli imprenditori dell’economia reale e finanziaria hanno responsabilità verso la società” Carlo Azeglio Ciampi.

    Onestà, fiducia, mantenere la parola data, tener fede ai propri impegni, responsabilità sociale delle imprese: rafforziamo i valori e i nostri affari e l’economia in generale andranno certamente meglio. Più che discutere l’origine del declino dei valori della società, bisogna mettere mano a questo problema attingendo alla buona volontà degli imprenditori (che sono coloro che già dimostrano di saper ottenere risultati concreti). Dobbiamo impegnarci per primi proprio noi, perché mostrando agli altri un buon esempio personale il mondo economico e civile può migliorare.

    Rocco Lanatà – SI Scuola d’Impresa
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    (PR Rossana Lanati).

    Approfondimenti:

    (1) Responsabilità Sociale delle Imprese (CSR: “Corporate Social Responsability”): integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate (fonte: Libro Verde della Commissione Europea, luglio 2001).
    Etica degli affari (Business Ethics): l’azienda fa una scelta etica da applicare al 100% nel proprio operato come per il commercio Equo e Solidale, la Banca Popolare Etica ecc.

    (2) Dal libro “Trasforming the mind” XIV Dalai Lama Tenzin Giatso, premio Nobel per la Pace nel 1989 e simbolo vivente della cultura Tibetana (www.tibet.com).

    (3) AssoEtica (www.assoetica.it): Master per diventare “Ethics Officer, Creatore di Valori” (funzionario per l’etica).

    (4) L. Ron Hubbard è conosciuto per la sua “Tecnologia di Studio” e per le sue ricerche riguardanti l’organizzazione aziendale. Nel 2006 gli sono stati riconosciuti due Guinness dei Primati: il primo, come autore più pubblicato nel mondo, con 1084 opere, ed il secondo come autore più tradotto, ad oggi in 71 lingue.
    Applied Scholastics Italia e Mediterraneo (www.appliedscholastics.org – Responsabile per l’Italia Dott.ssa Giuliana Legnani), promotrice della “Tecnologia di Studio” (insieme di tecniche di insegnamento, formazione e apprendimento utilizzate anche in azienda) è riconosciuta come ente accreditato e qualificato per la formazione del personale della scuola (D. M. 2 agosto 2005 – Dir. M. 90/2003 – Comitato Tecnico Nazionale del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca).

    (5) “The Way to Happiness” “La Via delle Felicità” libretto sui valori: codice morale non religioso, e non autoritario, basato unicamente sul buon senso (www.thewaytohappiness.org). Tradotto in 96 lingue in tutto il mondo; 300.000 opuscoli distribuiti negli ultimi mesi in Italia; il team italiano “The Way to Happiness” al campionato mondiale di Offshore; all’interno di 44 carceri in Italia detenuti frequentano il corso di corrispondenza basato sul libretto; negli Stati Uniti il concorso “Da un buon esempio” da vari anni in 12.000 scuole.

    (6) “Le liberalità in denaro, erogate dalle società in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto erogatore nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, e comunque nella misura massima di 70.000,00 Euro annui” (fonte Decreto legge del 14 marzo 2005).

  • Oro alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 nel tiro con la pistola: Intervista a Roberto Di Donna.


    Roberto come si diventa un campione?
    Se hai un forte desiderio hai più possibilità. La molla principale che ti spinge e che ti da la possibilità di diventare un campione è la motivazione. La motivazione fa la differenza: se hai l’intenzione e in più la motivazione, vai avanti al di là delle doti (conosco infatti persone dotate ma che non hanno risultati). Devi ricollegare tutto ciò che fai a ciò che vuoi, devi vivere in funzione del vincere. L’energia che ricarica il campione è la sete di vittoria, la vittoria stessa.

    Che cosa si prova ad essere sul podio alle Olimpiadi e rappresentare l’Italia?
    Ho avuto per la prima volta l’idea di aver fatto veramente qualcosa di bello per il mio paese. Sai l’Italia aveva avuto un oro nel tiro con la pistola nel lontano 1932. Le Olimpiadi del 1996… un successo sospirato, cercato, voluto. Ho vissuto per arrivare fino a quella gara, mentalmente ho messo quel traguardo davanti a tutto (certo, rispettando i valori della famiglia).

    Che cosa è successo quando sei tornato a casa?
    Luciano Pavarotti mi aveva detto “Hai vinto l’Olimpiade ma ancora non te ne rendi conto, quando andrai a casa vedrai!”. Aveva ragione, queste vittorie sono molto utili perché fanno conoscere gli sport minori. Mi ricordo di un panettiere che diceva che dopo la mia vittoria gli avevo dato una grande gioia. Ho incontrato tanta gente felice di questo risultato e mi sono reso conto che la mia gara l’avevano vista in tanti.

    Come ti sei preparato alle Olimpiadi?
    Estraniandomi dal mondo esterno. La possibilità di avere un quarto d’ora di gloria capita solo ogni quattro anni. Bisogna pensare tappa per tappa (ma non alla giornata) perché bisogna alleggerire l’obiettivo finale. La forza l’acquisisci strada facendo e così ricavi la consapevolezza delle tue possibilità.

    Qual è la cosa più difficile di questa disciplina?
    In gara è il controllo della tensione; devi stare fermo con un attrezzo mentre il cuore continua a batterti e poi devi mollare il colpo con la pistola.

    Quali sono i tuoi punti di forza?
    La tenacia, anche in momenti difficili non mollo mai. C’è il massimo impegno, sono alla ricerca della continua perfezione.

    Quali consigli puoi dare ad una persona che si allena?
    Vivere con tenacia, con motivazione ma senza perdere la gioia, il senso del gioco e dello svago.

    Secondo te che cos’è che fa vincere?
    L’impegno naturalmente ma anche la pulizia dentro, non è solo una questione di educazione, intendo la correttezza verso se stessi e il rispetto per gli avversari. Credo prima di tutto nel rapporto umano positivo.

    Di che tipo di energia hai bisogno per vincere?
    Devo vivere con calma e tranquillità, devo stare vicino alle cose che mi piacciono. Non mi ricarica una vacanza esotica ma la serenità di una vita semplice, normale. Vado in bicicletta, mi piace leggere: Ken Follet (il mio autore preferito) mi piacciono i romanzi come il Codice da Vinci, quelli di Camilleri, di Faletti. Ho anche altri interessi che mi distraggono dall’occupazione principale: gli orologi, i sigari…

    Quali sportivi sono stati per te esempi da imitare?
    Alberto Tomba con la sua voglia di lottare, di vincere; l’umiltà di Roberto Baggio e i suoi grandi valori della vita. Sono strabiliato dalla tenacia di un tennista che vince 3 Wimbledon di seguito. Immagino la voglia di vincere che potevano avere Shumacher o Valentino Rossi quando erano ragazzini. Quando sono in difficoltà questi sportivi del buon esempio diventano per me ancore di salvataggio.

    Roberto Di Donna, (Accademia di Tiro Roberto di Donna – www.robertodidonna.it) Nato a Roma, l’8 settembre del 1968; tiratore italiano campione olimpico nel tiro con la pistola e detentore dei record italiani di pistola ad aria compressa (col punteggio di 592/600) e pistola libera (col punteggio di 573/600). Appartiene al Gruppo Sportivo Fiamme Gialle (Guardia di Finanza). Il suo medagliere: 1994 pistola libera Bronzo alla Coppa del Mondo a Monaco di Baviera; 1995 pistola libera Oro alla Coppa del Mondo a Monaco di Baviera – pistola aria compressa Argento; 1996 pistola aria compressa Oro ai Giochi Olimpici di Atlanta – pistola libera Bronzo; 1996 pistola libera Oro alla Coppa del Mondo a Naefels – pistola aria compressa Oro; 1997 pistola aria compressa Oro alla Coppa del Mondo a Lugano – pistola libera Argento.
    Rocco Lanatà SI Scuola d’Impresa: Gli esempi positivi di campioni dello sport, personaggi dello spettacolo e del mondo degli affari. – PR Rossana Lanati EVENTime

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  • Ciak: l’attore sei tu


    Parte in autunno e si chiama “CIAK: l’Attore sei Tu” l’iniziativa proposta dalla EVENTime di Milano. Lo scopo della manifestazione è quello di attrarre pubblico nei centri commerciali e favorire così le vendite. I costi della sponsorizzazione richiesta variano in base alle esigenze del cliente. In che cosa consiste questa manifestazione? “Viene allestito un piccolo set cinematografico” dice Rossana Lanati “e i clienti del Centro Commerciale che lo desiderano, possono diventare attori per pochi minuti: raccontano una barzelletta, lanciano un appello, cercano una fidanzata o un fidanzato, salutano gli amici, inviano un messaggio, fanno gli auguri, imitano un personaggio famoso, e se lo vogliono recitano una piccola parte con l’aiuto del regista.” I video più simpatici saranno poi proiettati all’interno del centro commerciale e pubblicati su internet. Il responsabile del progetto è l’attore Fabrizio Rizzolo che intende portare in tour questa iniziativa nei Centri Commerciali e dare così la possibilità a molti di sperimentare brevemente l’atmosfera di un set cinematografico. Fabrizio Rizzolo ha recitato a teatro in “Tutti insieme appassionatamente” con Michelle Hunziker e Luca Ward; in TV “La freccia nera” (il comandante delle guardie)” e l’avvocato Colonna in “Centovetrine, lo ricordiamo anche in “Tagliare le parti in grigio” selezionato al Locarno Film Festival 2007” e in “Dark Resurrection” il film italiano, autorizzato da George Lucas, che ha suscitato molto entusiasmo tra i fans di Guerre Stellari. Per maggiori informazioni sul progetto per i Centri Commerciali “CIAK: l’Attore sei Tu”, contattare Rocco Lanatà: [email protected] Cell. 340 – 9627645.

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  • Intervista a Gennaro Talarico, sette volte campione del mondo di Karate


    Che cosa ti faceva vincere quando gareggiavi?
    La cosa principale è che nello sport, e sono sicuro anche negli affari, ci vuole uno scopo. Il mio era quello di vincere, io mi allenavo per vincere, non mi allenavo solo per gareggiare. Sapevo molto bene che di bravi atleti ce ne erano tanti e di campioni pochi. Al grande risultato ci si può arrivare, tutti lo possono fare, ma mantenere questa strada è difficile senza uno scopo veramente forte. Alla base di tutto c’è la preparazione e la disciplina (un’atleta è un’atleta 24 ore al giorno, non per poche ore). Programmavo la gara, per esempio una importante del campionato del mondo, dicendomi “Voglio arrivare in forma” e tutto ciò non lo si fa negli ultimi giorni; costanza e disciplina, allenamento, giusta alimentazione, calma, razionalità, dormire le ore giuste. Ma vivevo e vivo normalmente, ho una moglie e due splendide figlie.
    Quali consigli puoi dare ad una persona che non vince come vorrebbe?
    Secondo me, molto spesso, una persona non vince perché vuole dimostrare qualcosa agli altri invece che a se stessa. Invece che semplicemente gareggiare, rischi di sbagliare. Lo dico agli atleti della nazionale: “Non dovete dimostrare niente a nessuno, date il massimo di voi stessi e soprattutto divertitevi”. Le medaglie sono l’ossigeno, sono come il carburante, per non rimanere a secco ci vogliono risultati positivi in modo da prendere coscienza del proprio valore, aumentare la consapevolezza di quanto sei forte. Nello sport e nel lavoro ci vuole una buona preparazione, una buona conoscenza: bisogna saper fare bene, altrimenti una persona si tira indietro, non fa quanto potrebbe o peggio sbaglia senza sapere di sbagliare.
    Quindi che cosa bisogna fare per vincere?
    Devi crederci. Mi pensavo sempre vincente: visualizzavo il podio e prima della gara “salivo mentalmente” sul gradino più alto. Mi dicevo: “Posso anche perdere, ma domani vincerò”. Quando non ero convinto di vincere sentivo in anticipo che qualcosa non andava, ecco perché non bisogna pensare a quello che non si ha, ma piuttosto a quello che si vuole veramente. Trovavo e trovo piacere anche oggi in quello che faccio. Dopo ore e ore di allenamento puoi anche chiederti se ne vale veramente la pena. La mia risposta è sempre stata “si”. Se non ne fossi stato convinto avrei avuto scarse possibilità di vincere. In palestra (e nel mondo del lavoro) ci sono tantissime persone, ma quanti vogliono diventare veramente campioni? Una persona deve porsi sempre nuovi obiettivi, rischiare, sfidare se stesso e giocare per vincere. Ci vuole il giusto allenamento.
    Che cosa bisogna fare secondo te quando le cose vanno male?
    Mai arrendersi, mai pensarsi sconfitti. Non sempre sono rose e fiori; per esempio c’è stato un periodo in cui sono uscito dalla nazionale per studiare. Dopo ho cominciato a vincere nuovamente e sono rientrato in nazionale. Ho iniziato ad allenarmi a 12 anni, ho fatto il manovale, il barbiere, il magazziniere, il lavoro non mi ha mai spaventato, però contavo le ore per andare in palestra perché avevo un sogno. Quel sogno l’ho raggiunto, ora ne ho altri per il futuro.
    Gennaro Talarico 23, 10, 1965. Allenatore della Nazionale Italiana di Karatè. Personal Trainer. Laurea in Economia e Commercio. Ha fatto parte del gruppo sportivo “Fiamme Gialle” della Guardia di Finanza. Capitano ed Atleta di punta della stessa Nazionale dal 1990 al 2001. Consigliere Federale fino al 2004 e rappresentante degli Atleti. Medagliere: 7 medaglie Mondiali – World Games: oro, Coppa del Mondo: 1 oro e 1 argento, Campionato del Mondo: 4 volte bronzo; 14 medaglie ai Campionati d’Europa: 4 volte oro, 5 volte argento, 5 volte bronzo – 6 volte vincitore dei Campionati del Mediterraneo; 23 volte Campione Italiano – 4 medaglie d’argento e 3 di bronzo al Valore Atletico (onorificenza del CONI Nazionale).

    PR Rossana Lanati.
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  • Le aziende di successo riescono ad innovare


    Le imprese di successo sono sempre quelle che servono meglio il cliente. La validità della proposta di creazione di valore per il cliente si può ricavare da ricerche di mercato efficaci. L’indagine è stata condotta dal Prof. Olivotto Direttore del Dipartimento di Economia e Direzione Aziendale all’Università Cà Foscari di Venezia in collaborazione con il “Centro Regionale di Assistenza per la Cooperazione Artigiana”, società promossa dalla Confartigianato del Veneto. Professor Olivotto quali caratteristiche hanno in comune le piccole e le medie imprese che hanno avuto successo nel mercato? “Il successo d’impresa è sempre legato alla capacità di creare valore per un cliente. Il punto centrale è sempre l’individuazione di una proposta significativa per il mercato e l’abilità nel mantenerla viva nel tempo.” Come riescono ad espandersi queste aziende? “L’espansione va sempre intesa come “forza” nel generare risultati economici eccellenti. Questa forza può voler dire tante cose (anche l’aumento della dimensione, non solo questo) ma in sostanza è sempre legata alla creazione di un assetto competitivo coerente con le opportunità e i pericoli del mercato. Per far questo bisogna creare un mix di “ingredienti” equilibrati che possono essere ricondotti a tre aspetti: 1 – creare una buona rete di relazioni esterne (con l’ambiente) ed interne (con i dipendenti), 2 – essere in grado di assorbire le sollecitazioni dell’ambiente e saperle trasferire all’interno, 3 – disporre di un sistema di risorse umane, organizzative e tecniche coerenti con il proprio posizionamento strategico”. Come riescono a competere le aziende della vostra ricerca? “Bisogna subito dire che nessuna impresa è perfetta, cioè capace di gestire tutto e bene. In realtà il problema è di creare un assetto di fondo interessante (organizzazione e gestione) usando qualche leva (le unicità competitive di cui dispone una impresa di successo), capace di vincere l’inerzia delle rigidità (i punti deboli) che ogni impresa presenta. E’ la somma netta che deve essere positiva. Nelle nostre ricerche abbiamo trovato che in molte PMI c’è la capacità di individuare e di sfruttare buone leve competitive; molti imprenditori hanno idee chiare sul valore da generare per il cliente per avere successo. La loro applicazione avviene con modalità diverse (specificità, qualità, servizio dei prodotti, efficienza dei processi, vicinanza ai clienti, capacità di risolvere i problemi dei clienti, di percepire l’evoluzione dei bisogni…); le formule sono tante, sempre però sostenute dalla capacità di accumulare conoscenza in termini competitivi (per “saper fare” meglio degli altri)”. Un piccolo artigiano o una piccola azienda come potrebbe aprirsi all’innovazione? Da dove si può cominciare? “Da dove cominciare è chiaro: dai problemi. Cercando di capire per bene quali sono gli elementi che frenano l’espansione dei risultati dell’impresa. Il punto di partenza centrale è sempre questo: la validità della proposta di creazione di valore per il cliente. Le imprese di successo sono sempre quelle che servono meglio il cliente. Da questo si può partire per sviluppare la trasformazione dell’impresa, centrandola sull’incremento della conoscenza competitiva”. Quali sono i rischi di chi non riuscirà ad innovarsi? “Più che di rischi, parlerei di certezze. Senza innovazione non c’è futuro per un’azienda. L’azienda vive se riesce ad innovare, se è in grado di migliorare quello che fa per il proprio cliente. Se non lo fa, sicuramente ci sarà qualcun altro che lo farà: la conseguenza è ovvia”. Rocco Lanatà, responsabile della SI Scuola d’Impresa.

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