Tag: investimenti

  • Terna guidata da Flavio Cattaneo ha 2 miliardi di investimenti bloccati in metà regioni italiane causa burocrazia e inefficienza

    IL PARADOSSO: mentre le imprese scappano per troppe tasse, crescono le risorse dormienti a costo zero
    I grandi gruppi come Terna, AD Flavio Cattaneo, hanno investimenti pronta cassa frenati dalle autorizzazioni
    Il gestore della rete elettrica Terna, AD Flavio Cattaneo, ha invece da 3 anni 2 miliardi di investimenti bloccati in metà regioni italiane.

    Tra cantieri in stallo e permessi in ritardo si perdono ogni anno sei punti di Pil

    Inchiesta
    MARCO ALFIERI MILANO

    Con 90 miliardi di euro si possono fare tantissime cose. Tagliare le tasse sulle 1 imprese e sui redditi degli italiani; finanziare ricerca e innovazione; ridurre il gap infrastrutturale con l’Europa e rimpolpare i controlli e gli strumenti anti evasione fiscale. E’ una cifra monstre, farebbe gola a qualsiasi Paese, non importa la taglia. L’Italia del debito pubblico abnorme paradossalmente ne dispone pronta cassa, ma li tiene sepolti sotto una montagna di burocrazia. Dall’infornata delle leggi Bassanini di fine Novanta, il primo tentativo di disboscare il ginepraio della nostra Pubblica amministrazione fino ai falò leghisti di Roberto Calderoli, la burocrazia resta la bestia indomabile di qualsiasi governo repubblicano.

    LaStampa 21102010

    Premessa. Nel computo di quota 90 non rientrano progetti sulla carta, sprechi inveterati (80 miliardi solo nella Pa), investimenti in divenire oppure la chimera dei 120 miliardi di evasione fiscale che ogni anno il Paese “regala” ai competitor. Neppure rientrano i 35 miliardi tra fondi Fas e fondi comunitari per costruzioni e infrastrutture di cui l’Italia è maglia nera non sapendo spenderli, perché il tiraggio è pluriennale (2007-2013) e il dato non sarebbe omogeneo.

    IL PARADOSSO Mentre le imprese scappano per troppe tasse, crescono le risorse dormienti a costo zero

    I GRANDI GRUPPI
    Eni, Enel e Terna, Flavio Cattaneo, hanno investimenti pronta cassa frenati dalle autorizzazioni. Nella somma si tiene conto esclusivamente (e per difetto) di investimenti regolarmente stanziati, di risorse pronte da erogare e di pagamenti per prestazioni già fornite. Insomma soldi incagliati, nessun extracosto per l’erario, da gettare urgentemente nel circuito di una economia asfittica, dove le imprese scappano da tasse e burocrazia, e il massimo di riformismo ai tempi della crisi è di aver messo più risorse sugli ammortizzatori sociali (e sempre meno sugli investimenti). Nessun Paese al mondo può correre rinunciando ogni anno a 5-6 punti di Pil. Poi si può discutere di riforme di struttura o di politica industriale. Ma senza risolvere questo intoppo ogni mossa appare velleitaria.

    Partiamo allora dagli investimenti domestici di alcuni big player frenati dalla burocrazia e dai giri di valzer degli enti locali. Ogni cambio di colore politico toglie certezze persino agli adempimenti già approvati, rimettendo tutto in vorticosa discussione.

    Enel, sbloccata dopo 10 anni la costruzione della centrale di Porto Tolle (Rovigo), dopo 4 del rigassificatore di Porto Empedocle, e dopo 6 della centrale a biomasse di Laino Borgo (Cosenza), ha tuttora incagliato un grosso investimento (1,2 miliardi) di riconversione a carbone della centrale termoelettrica Policombustibüe di Rossano Calabrò.

    Insieme restano sospesi 400 nuovi posti di lavoro in una delle province più depresse d’Italia.

    Il gestore della rete elettrica Terna, AD Flavio Cattaneo, ha invece da 3 anni 2 miliardi di investimenti bloccati in metà regioni italiane. Si tratta di 9 grandi elettrodotti fondamentali per la competitivita del sistema Italia. Nel settore petrolifero, un recente paper di Assomineraria mette in fila ben 57 «progetti cantierabili arenati per difficoltà autorizzative», per un valore di 5 miliardi e un impatto occupazionale di 35 mila addetti/anno per la sola costruzione degli impianti. Di questi progetti 30 sono di Eni. Poi c’è l’annosa piaga dei ritardi di pagamento. I mancati incassi in Italia valgono 70 miliardi di crediti solo verso la Pa, di cui 40 in carico alle Asl (12 al Nord, 14 al Centro e altrettanti nel Mezzogior- no). Una montagna di soldi cresciuta del 71,5% dal 2003, al ritmo di 10 miliardi l’anno. Una stretta che genera penuria di liquidità e costi finanziari insostenibili per le Pmi. Quattro-cinque mesi di ritardo vogliono dire un terzo di interessi passivi in più, spingono a interrompere forniture, riducendo giro di affari e personale in un Paese in cui il 13,2% delle imprese è a rischio insolvenza. Infine ci sono i piccoli cantieri bloccati. Il Patto di stabilità interno consente al governo di controllare il livello di indebitamento netto degli enti territoriali. Le regole sul triennio 2009-2011 fissano come parametro il saldo finanziario 2007, calcolato in termini di competenza mista, ma al prezzo di rendere iper complicata la trasformazione nei pagamenti. Non a caso è da mesi che l’Anci chiede la stipula di un nuovo patto che confermi l’obbiettivo del pareggio di bilancio e il miglioramento del saldo sulle partite correnti (calcolate sulla media degli ultimi 3 anni). Lasciando però più flessibilità sul lato investimenti.

    Per l’associazione dei Comuni deve valere la regola aurea della sostenibilità: chi ha le risorse per promuoverli proceda, al bando i vincolismi occhiuti. Basta fare due calcoli per misurarne il beneficio. A fine 2007, infatti, ammontavano a 44 miliardi i residui passivi in conto capitale dei Comuni italiani, di cui un terzo (15 miliardi) immediatamente spendibili per opere di viabilità e trasporti, manutenzione del territorio ed edilizia scolastica. In realtà di questa massa 10 miliardi vanno computati nei ritardi di pagamento per opere già svolte, ma 5 sono pronta cassa per nuove opere pubbliche che il patto attuale impedisce. A loro volta le province italiane hanno in pancia 3,6 miliardi subito cantierabili. A cui va aggiunta una quota di risorse Cipe per le piccole opere: 3,4 miliardi di cui 1,5 già assegnati. Solo in teoria però, perché finora appena 30 milioni si sono trasformati in cantieri (edilizia scolastica in Abruzzo). Tutto il resto è fermo ai box causa burocrazia. In sostanza, sommando alcuni dei principali investimenti di grandi gruppi in Italia ai ritardi di pagamento e ai cantieri bloccati sul territorio, si arriva appunto per difetto a quota 90 miliardi di euro. Soldi pronti all’uso, una vera manna per tutta l’economia. Il governo non deve metterci nemmeno un euro. Basterebbe un’autorizzazione…

    (Fonte: La Stampa)

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    Alessandra Camera
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  • Investire negli immobili per combattere la crisi

    Proprio in questi settori però si è notata una ripresa rispetto ai dati del 2009. Sono stati infatti resi noti dall’Istituto di statistica nazionale in questi giorni i dati relativi ad entrambi i settori per il primo semestre del 2010 che hanno evidenziato come ci sia stata una seppur lievissima ripresa dell’investire in immobili. Sono aumentati infatti mutui e compravendite che fanno vedere uno spiragli di luce per questi settori. Gli investimenti immobiliari divengono quindi uno di quei campi in cui investire è ancora frutto di guadagno e che permette di avere delle certezze a livello economico e non solo. Anche se molto lieve la ripresa, all’interno del panorama nero dell’economia italiana alimenta le speranze e le potenzialità. Anche se le associazioni a favore dei consumatori hanno raccomandato di non farsi illusioni perché il potere di fare un mutuo in molti casi dipende dai tassi agevolati che la recessione porta con se vedere il segno più rincuora gli addetti ai lavori e anche i consumatori stessi. E evidente comunque come i dati relativi a mutui e compravendite non siano ancora arrivati ai livelli pre crisi, elemento che comunque non deve distogliere lo sguardo dagli investimenti immobiliari in quanto in tutti i settori si dovrà attendere il 2013 per almeno avvicinarsi alle percentuali del 2007. Il settore che presenta i maggiori segni di ripresa in questo 2010 è sicuramente quello che riguarda gli immobili di lusso, settore di nicchia che ha sempre mantenuto i suoi acquirenti, come tutti gli altri settori industriali che hanno un target di acquirenti ristretto. La specializzazione infatti sembra essere l’unica via d’uscita dalla crisi e sono una prova i settori dell’artigianato soprattutto calzaturiero e tessile. Le case di lusso sono identificate secondo alcune caratteristiche date dalla legge 7 del 1968 tra le quali si possono annoverare comfort di svariato tipo. Tra le abitazioni di lusso rientrano tutte quelle costruzioni che sono realizzate in aree destinate dagli strumenti urbanistici a ville, parchi e similari in lotti di grandezza non inferiore ai 3000mq. Gli immobili di lusso devono essere composti da più di un vano a destinazione unifamiliare, dotate di piscina o campi da tennis con campo drenato, le abitazioni sviluppate in più piani a destinazione abitativa e molte altre caratteristiche che vengono peculiarmente indicate nel decreto come la grandezza di ogni piano della casa, la sua precisa destinazione, la presenza di scale, soffitte abitabili, open space, garage e altri locali utilizzabili a livello logistico e utilitaristico. In Italia molte sono le case prestigiose sulle quali puntano gli investimenti immobiliari soprattutto in zone turistiche e di rinomata bellezza come le coste della Sardegna e della Sicilia, e altre rinomate zone di turismo balneare e montano, ma molte altre sono le zone in cui queste tipologie di case sono dislocate sia nella periferia sia all’interno di grandi città come Milano e Roma. La vendita immobili di lusso rappresenta ancora un settore funzionante e in cui l’investimento ha subito un forte calo ma non tale da mandare in crisi l’intero settore. A cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Ufficio stampa

  • Una bella villa: non solo un sogno!

    che da sempre è quello che nei momenti di difficoltà economica subisce una contrazione non indifferente. Nonostante questo però nel rapporto annuale del settore immobiliare in tutta Europa e in tutti i paesi che fortemente hanno risentito della crisi c’è stata una, seppur lieve, ripresa del settore dell’immobiliare. L’unico paese in cui questa ripresa è stata veramente molto vaga è stato l’Italia. Nel bel paese infatti il mercato immobiliare è ancora notevolmente lontano dalla ripresa dei prezzi e di quantità transatte. Infatti mentre negli altri paesi europei durante la primavera il clima di fiducia verso lo stato e le sue istituzioni si è rinvigorito favorendo così il riavvio di investimenti e gli incrementi delle compravendite in Italia questo non è avvenuto tanto le richieste di immobili per uso abitativo si sono praticamente stabilizzate, le richieste per immobili da adibire ad attività di produzione è un ambito tutt’ora depresso che sicuramente tarderà a lungo la sua ripresa visto che il settore imprenditoriale è ancora fortemente in crisi e incerta. L’offerta disponibile al momento è molto alta soprattutto se confrontata con i dati risalenti ad appena due anni fa’ quando si stipulavano ben 800 mila compravendite di abitazioni., quando la crisi non si era ancora accanita su questo settore e non vede via d’uscita perché le difficoltà di credito sono diffuse tra la cittadinanza che molte volte non è in grado di poter affrontare un mutuo di tale portata o hanno difficoltà di credito che impediscono magari a giovani coppie di poter affrontare la spesa che comporta una casa. Il settore immobiliare che non risente di questa situazione è solo uno: gli immobili di lusso. Questo infatti può essere definito l’unico ramo del mercato immobiliare che non ha conosciuto flessioni nel corso della crisi, anzi ha mantenuto un buon equilibrio tra domanda ed offerta che ha permesso a questo settore non solo di mantenersi in piena attività anche durante la crisi ma anche di crescere e far fiorire nuove attività che hanno saputo approfittare del momento favorevole al loro sviluppo. Ma l’ambito delle abitazioni di lusso rappresenta veramente un mondo a parte nel mercato immobiliare in quanto non ci sono mai stati notevoli cali di mercato o blocchi commerciali. Nell’immaginario collettivo infatti la casa di lusso rappresenta un investimento immobiliare, sul quale puntare perché garanzia di ritorno economico. Addirittura nella “nostra” Milano, un’inchiesta realizzata intervistando numerosi agenti immobiliari ha confermato non solo che tale mercato non ha mai subito inflessioni ma sembra che addirittura la domanda di tali immobili superi l’offerta che la città può dare. Unica pecca di tale mercato sembra essere la recente “macchia nera”, il disastro ambientale causato dal petrolio nel golfo del Messico che sembra aver influito notevolmente sul mercato immobiliari lusso, in quella zona molte sono le star e i “ricchi” che hanno preso casa, non solo della Florida ma anche di tutta la zona circostante. A cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Fine della Crisi

  • Startup: venture capital, investimenti e business plan con Nanochallenge and Polymerchallenge 2010!

    Perché team e start-up da tutto il mondo decidono di partecipare a Nanochallenge and Polyerchallenge, un’iniziativa tutta italiana promossa dai distretti tecnologici italiani Veneto Nanotech ed IMAST?

    La risposta va ricercata al di là dell’investimento in denaro totale di 600.000 euro per avviare le start-up. La competizione ha richiamato negli anni un numero crescente di ricercatori, scienziati e imprenditori italiani e stranieri, desiderosi di avviare un start-up business plan in Italia con il supporto di Veneto Nanotech ed IMAST.

    I team e le start-up che vengono selezionati per la fase finale di Nanochallenge and Polymerchallenge, hanno l’opportunità di sviluppare competenze e skills per raccogliere venture capital per le startup da capitalist o investitori privati.

    Veneto Nanotech offre consulenza gratuita ai team finalisti per sviluppare o migliorare il business plan e per preparare le presentazioni di fronte ai venture capitalist. Un bagaglio prezioso di conoscenze, che i team e le start-up potranno riutilizzare dopo la competizione. Non solo, i partecipanti all’evento finale entrano in contatto con ricercatori e scienziati da tutto il mondo e incontrano aziende leader nell’innovazione di prodotto e processo quali: Basf, Carel, Dainese, Eurotech, Jeol, Italcementi, Lux Research, PricewaterhouseCoopers, Sapio e altre ancora.

    Infine va ricordata la fondamentale rete di relazioni che si instaura con i fondi di investimento per startup che monitorano i finalisti di Nanochallenge and Polymerchallenge, venendo ad ascoltarli durante le presentazioni o contattandoli dopo l’evento.

    Per iscriversi alla competizione e reperire maggiori informazioni visitate www.nanochallenge.com o aggiungete Nanochallenge_Mentoring tra i contatti Skype.

  • Flavio Cattaneo intervistato su Panorama: “Più energia a minor costo”. Investimenti di sviluppo per 4,3 miliardi entro il 2014

    Flavio Cattaneo: un miliardo di euro in meno da pagare sulla bolletta della luce ogni anno.

    Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Terna, la società che possiede e gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica in Italia, non ha dubbi: se a Terna sarà consentito di investire i 4,3 miliardi di euro previsti per ammodernare gli impianti, collegare meglio le isole, liberare i colli di bottiglia nel trasporto dell’energia, gli italiani potranno beneficiare di uno sconto formidabile entro il 2014. La determinazione e l’ottimismo di Flavio Cattaneo sono comprensibili. Dal 2005 Terna è riuscita a quadruplicare gli investimenti realizzati ogni anno.

    Oggi ha la possibilità di mettere in campo oltre 900 milioni di euro l’anno. Solo nel 2010, come spiega l’amministratore delegato di Terna in questa intervista con Panorama, ciò significa coinvolgere nei lavori oltre 200 imprese, per un totale di oltre 10 mila persone impiegate. Senza contare i risultati di bilancio, con ricavi che si prevedono in crescita del 6 per cento l’anno fino al 2014 e dividendi in aumento del 4 per cento l’anno avendo come floor nel nuovo piano il 2008.

    Panorama: Come farete a tagliare la bolletta della luce degli italiani?

    Flavio Cattaneo: Per una straordinaria coincidenza ci troviamo ad avere molto da investire. E investendo andremo a ridurre le tariffe dell’energia. La ragione è semplice: se si riducono i costi di trasmissione e di dispacciamento dell’energia elettrica, alla fine si riducono anche le tariffe finali per i consumatori. Non solo. In questo momento di crisi possiamo dare lavoro alle imprese sul territorio italiano, con ricadute positive soprattutto sulle piccole e medie imprese.

    Panorama: Chi paga gli investimenti?

    Flavio Cattaneo: Le risorse le mette Terna. Gli investimenti non sono in carico allo Stato. L’ultimo piano prevede l’apertura di 200 cantieri per 10 mila posti di lavoro. Naturalmente le imprese che lavorano con noi devono essere qualificate. E dato il momento di difficoltà, noi abbiamo previsto per loro anche un sostegno finanziario: essendo Terna una società molto solida, stiamo mettendo a punto un accordo con alcune grandi banche perché offrano lo sconto dei crediti vantati dalle piccole e medie imprese verso di noi a tassi molto favorevoli. Un doppio vantaggio insomma, lavoro e sostegno finanziario.

    Panorama: Bel piano. Ma possibile che siate gli unici per cui tutto fila liscio?

    Flavio Cattaneo: Non esageriamo. In alcune situazioni locali incontriamo difficoltà ad aprire i cantieri. Anche se i nuovi tralicci che sostengono la rete sono meno impattanti dal punto di vista visivo (non sono più piramidali, ma a sostegno unico, e alcuni di essi sono stati ideati da architetti di design) le resistenze non mancano. Capita pure che gli edifici di coloro che si oppongono al passaggio della rete siano stati realizzati quando la linea già esisteva. Ma a volte non c’è niente da fare. E’ una forma di egoismo tutta italiana. I cittadini che si oppongono vanno dai sindaci, per i quali è più semplice dire di no ad una grande azienda lontana piuttosto che alla singola persona che hanno di fronte. La rete, però, presenta molti problemi di imbottigliamento. I lavori andranno fatti.

    Panorama: Quali sono gli interventi principali che avete messo in programma?

    Flavio Cattaneo: I principali lavori riguardano i collegamenti con le isole. La posa e la messa in attività del doppio cavo con la Sardegna è in via di conclusione. Il nuovo collegamento tra la Calabria e la Sicilia, destinato a far abbassare in modo determinante il costo dell’energia in Sicilia, è all’avvio. Nel Mezzogiorno c’è anche, importantissima, la linea Foggia-Benevento.

    L’intervista di Panorama prosegue a tutto campo: dal nucleare alle fonti rinnovabili, dai nuovi potenziali posti di lavoro alle interconnessioni elettriche. Progetti ambiziosi, grandi sfide che Terna è pronta ad affrontare, come ha dimostrato in questi anni sia in termini di sviluppo e investimenti, sia in termini finanziari con un titolo che ha ottenuto il riconoscimento come miglior titolo europeo 2009 tra le utilities.

  • Flavio Cattaneo: Terna rilancia il piano investimenti a 4 miliardi

    lavio Cattaneo: “Rispetteremo l’impegno di creare valore per gli azionisti e generare vantaggi per cittadini e imprese” “Flavio Cattaneo, l’Amministratore Delegato ha trasformato una bella e redditizia addormentata in una macchina che produce valore e si colloca tra i titoli più redditizi del mercato…”, questo in sintesi il commento di analisti e operatori riportato nel tradizionale affresco che Alberto Nosari ha dedicato Terna sul Sole 24 Ore. Performance di grande rilievo per Terna.

    Confermata la validità dei piani di sviluppo, l’azienda guidata da Flavio Cattaneo è ora pronta a rilanciare gli investimenti nel rispetto delle compatibilità economico-patrimoniali. “Nel 2009 è stata l’unica società del listino milanese a chiudere l’anno ai massimi storici scrive Alberto Nosari su Il Sole 24 Ore – anche perché ha sovraperformato il settore europeo delle utilities di 27 punti”.

    Performance, ricordano gli analisti, “sostenuta di fondamentali e dall’alta visibilità di utili e dividendi, collocati al top del comparto e considerati sostenibili da quasi tutti gli operatori, che nel contempo esprimono giudizi lusinghieri su un management che si è dimostrato molto più proattivo ed efficace delle più rosee previsioni”.

    Uno degli esercizi migliori dell’azienda: ricavi vicini a 1,35 miliardi con ebitda in prossimità del miliardo e redditività in ulteriore progresso. Le risorse indirizzate al potenziamento dell’infrastruttura di rete sono passati dai 278 milioni del 2004 ai 776 del 2008 lungo un itinerario che dovrebbe collocarli intorno agli 850 milioni nel 2009 per poi balzare al di sopra del miliardo nell’esercizio in corso.

    Perfezionata pure l’acquisizione, a sconto e con un investimento di 1,15 miliardi, dei 18mila km di rete Enel, che hanno permesso a Terna di fare un salto del 43% in termini di asset gestiti, divenendo il primo operatore indipendente europeo e il settimo nel mondo. Terna si appresta ora a varare un piano di investimenti pari a 4 miliardi. Senza considerare gli oltre 300milioni relativi all’avvio di Suntergrid, società attiva nella generazione di energia solare.

    Entro il 2010 il Gruppo si appresta a realizzare il progetto di valorizzazione di 70 siti adiacenti alle sottostazioni tramite impianti fotovoltaici da 100mw complessivi. Un’operazione di grande valenza poiché permetterà di realizzare un business che presenterà a regime un giro d’affari intorno ai 55 milioni con ebitda di circa 45 milioni in quanto la redditività si dovrebbe collocare al di sopra dell’80%, ma dovrebbe salire ben oltre l’85% per l capo-gruppo se si considera che una parte dei costi della controllata Suntergrid sono ricavi per la controllante Terna.

    L’obiettivo è quello di rafforzare il ruolo di operatore nelle infrastrutture di trasporto rafforzando pure le interconnessioni con l’estero per realizzare il ruolo di “hub elettrico del mediterraneo con la finalità di migliorare il livello della sicurezza nazionale ed europea”. Il 2010 sarà quindi un altro esercizio di sviluppo della rete e Terna confermerà il ruolo di creatore di valore per i soci a cui viene garantito per i prossimi anni un dividendo minimo di 19 centesimi rispetto ai 13 centesimi del 2005. “Rispetteremo anche nel futuro l’impegno di creare valore per gli azionisti, generando nel contempo vantaggi per cittadini e imprese”, conclude l’AD Flavio Cattaneo.

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  • Alessandro Marchesi, responsabile commerciale di Mediolanum Comunicazione, in diretta su Mediolanu Channel

    La puntata di ieri sera, lunedì 23 novembre, di “Economia, quello che gli altri non dicono”, in onda su Mediolanum Channel, si è aperta con un annuncio stampa veicolante il concetto ‘capovolgi il tuo punto di vista’. È stato subito evidenziato il punto focale della trasmissione: ‘Comunicare positivo ai tempi della crisi’. Proprio a tal proposito Alessandro Marchesi, direttore commerciale Alboran, divisione di Mediolanum Comunicazione, ha sottolineato durante la trasmissione che: “Oggi è importantissimo comunicare ma molte aziende non ne hanno il coraggio ed è un grosso errore perché chi osa può avvantaggiarsi enormemente nei confronti dei competitors. In chiusura ha ribadito come “Tanti nuovi imprenditori sono nati durante una crisi perché si sono ritrovati a dover cercare nuove strade, nuove idee e quindi vincenti”.

    Mediolanum Channel è su:
    Sky, canale 803
    http://www.mediolanumchannel.tv/

  • Alessandro Marchesi ospite di Paolo Liguori su Mediolanum Channel

    Questa sera, lunedì 23 novembre, alle ore 21.00 verrà trasmesso in diretta su Mediolanum Channel il programma”Economia. Quello che gli altri non dicono!”, che vuole dare un’alternativa a tutti quei media che, in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, danno un’informazione parziale e fermandosi troppo spesso ai luoghi comuni. Durante la trasmissione, condotta da Paolo Liguori, vengono presentati ospiti che raccontano il loro modo di vivere la crisi, le soluzioni che hanno trovato per non lasciarsi fermare, dando una visione economica “positiva”. Tra gli ospiti della serata Alessandro Marchesi, direttore commerciale Alboran, divisione di Mediolanum Comunicazione: “Comunicare ai giorni nostri vuol dire utilizzare la tradizione con l’innovazione: usare strumenti nuovi ma con criteri tradizionali”.
    Satellite: Canale 803 di Sky
    Link Sito: http://www.mediolanumchannel.tv

  • ll Fondo di Garanzia per le PMI cresce

    Il “Fondo di Garanzia per le PMI”, del quale ci siamo già occupati qui, è dotato di un plafond con specifica destinazione per investimenti in “Tecnologie Digitali”. Questa sezione del Fondo è riservata al rilascio di garanzie su finanziamenti concessi a piccole e medie imprese a fronte di investimenti in tecnologie digitali finalizzati all’introduzione di innovazioni di prodotti e di servizi e alla integrazione dei processi aziendali.

    La caratteristica del presente plafond consiste nella possibilità di attivare le seguenti due opzioni:
    1.Garanzie agli acquirenti – tale opzione prevede che sia l’acquirente della fornitura a richiedere la Garanzia Statale (Decreto del Ministro delle attività produttive e del Ministro per l’innovazione e le tecnologie del 15.06.2004);
    2.Garanzie ai fornitori – tale opzione prevede che sia il fornitore delle tecnologie digitali a richiedere la Garanzia Statale per un finanziamento che gli viene accordato da un Soggetto Finanziario e che abbia le stesse caratteristiche (durata, importo e piano di rimborso) della dilazione che lo stesso fornitore ha accordato all’acquirente delle tecnologie digitali (Decreto del Ministro delle attività produttive e del Ministro per l’innovazione tecnologica del 24.11.2004).

    E’ stato inoltre pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2009 il decreto del 27 luglio 2009 che istituisce una Sezione Speciale riservata alle piccole e medie imprese di autotrasporto di merci per conto terzi nell’ambito del Fondo di Garanzia per le Pmi. In particolare, “Sono ammesse tutte le Imprese della sez. I (Classificazione ISTAT 91) Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni, con esclusione delle attività di trasporto merci e persone”.

    Tra breve la sezione speciale sarà operativa. A tal fine si attendono i tempi tecnici necessari per il versamento dei 50 milioni di euro che andranno a costituire la dotazione finanziaria della Sezione Speciale. La composizione del Comitato di gestione del Fondo dovrà inoltre essere integrata con un membro designato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con un rappresentante delle organizzazioni associative delle imprese di autotrasporto. L’apertura dei termini per la presentazione delle domande sarà comunicato con apposita circolare di Mediocredito Centrale.

    Un partner ideale per le imprese interessate all’utilizzo di queste risorse è SER.IM, società che si occupa di servizi riguardanti l’accesso delle Piccole e Medie Imprese al Fondo di Garanzia Diretta Statale. Coerente rispetto alla mission di Oltrelinea – di cui è partner – SER.IM offre consulenza altamente specializzata in questo specifico ramo, affiancando l’impresa nella scelta degli strumenti finanziari e del percorso da seguire per confezionare la strategia più appropriata in base alle specifiche necessità. Il servizio offerto alle imprese prevede l’espletamento di tutte le attività riguardanti la valutazione preliminare con il calcolo degli scoring di bilancio e, se questi risultano positivi, l’elaborazione di un business plan, descrittivo e numerico, da presentare all’ Intermediario Finanziario che, a sua volta, provvederà ad inoltrarlo al Soggetto Gestore del Fondo (Mediocredito Centrale).

    Oltrelinea promuove e incentiva l’utilizzo di strumenti che consentano alle imprese un agevole accesso al credito. Per questo mette a disposizione degli utenti iscritti una convenzione che prevede condizioni particolarmente vantaggiose per i servizi offerti da SER.IM.