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  • PRESENTAZIONE VOLUME “TRADIMENTO PER TUTTI”

    Le Edizioni FerrariSinibaldi presentano la nuova uscita, “Tradimento per tutti – Perché se ne parla tanto”, di Corrado Roncallo, prefazione di Mario Muzio.

    L’appuntamento è a Genova venerdì 14 febbraio 2014, alle ore 18, presso la Libreria del Porto Antico (Via Al Porto Antico 1 – Genova).

    Un incontro sul tradimento è un’idea originale e alternativa per scoprire, proprio la sera di San Valentino, cosa potrebbe nascondersi all’interno della felicità di una relazione.

    Se fai parte di una coppia e sei comprensibilmente stufo del solito San Valentino tutto cuoricini e cenette. O se al contrario progetti una cenetta ma non vuoi perdere il gusto dell’ironia. Se invece sei single e vuoi concederti una serata interessante, in barba alle coppiette che festeggiano: un’occasione di discussione per tutti.

    Amare non è uguale a venerare; il sacrificio e l’abnegazione verso il partner non aumentano il nostro valore come persone. L’erronea convinzione di tutto questo ci porta ad assumere atteggiamenti e comportamenti che spesso sfociano nell’infedeltà del partner.

    Corrado Roncallo, nel suo volume “Tradimento per tutti”, Edizioni FerrariSinibaldi, individua proprio in questo connubio di dipendenza e narcisismo le radici del tradimento e, spiando il mito, la tragedia e ciò che la letteratura e il cinema raccontano, ci dimostra come l’adulterio appaia in tutti i tipi di relazione, in tutte le epoche, in tutti i ceti sociali e in tutte le culture.

    Come a dire che il tradimento è per tutti, senza eccezione.

    Durante l’incontro sarà possibile acquistare il volume in anteprima assoluta e conoscere l’autore per discutere con lui sui temi trattati.

    Per informazioni:

    Edizioni FerrariSinibaldi

    Tel – 0283421879

    Email – [email protected]

  • CURARE CON L’EMDR

    A breve sarà disponibile in tutte le migliori librerie, il Manuale di EMDR e Terapia Familiare di Shapiro, Kaslow, Maxfield nella sua traduzione in italiano.

    Il libro fornisce un chiaro e comprensibile ponte tra la terapia familiare e quella individuale, sottolineando la validità di un approccio integrato che valorizzi le potenzialità di ciascun metodo.

    Un manuale importante, in quanto negli ultimi vent’anni, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Shapiro, 1989) è diventato un trattamento d’elezione per i disturbi post-traumatici dovuti a disastri naturali, incidentali o causati dalla mano dell’uomo.

    Sempre più frequentemente i terapeuti trattano con l’EMDR individui e famiglie affette da traumi cronici, dovuti a relazioni interpersonali disfunzionali, supportati in questo da ricerche ed evidenze empiriche. La Terapia Familiare Sistemica e l’EMDR possono essere utilizzati in tandem, in concomitanza o in sequenza e la loro forza combinata offre una modalità d’intervento molto efficace.

    Gli autori di questo libro descrivono il trattamento integrato di molti problemi comunemente affrontati dagli individui e dalle famiglie, compresi il disagio coniugale, i problemi della genitorialità, le difficoltà nell’attaccamento, il divorzio, l’abuso e i problemi di salute.

    Interessante e stimolante, il Manuale di EMDR e Terapia Familiare, è destinato a tutti i terapeuti, indipendentemente dalla formazione o dall’orientamento, che desiderano ampliare la propria pratica clinica e aumentare l’efficacia terapeutica nel trattamento di singoli, coppie e famiglie.

    Isabel Fernandez, Presidente dell’Associazione EMDR Italia e autrice dell’introduzione del Manuale, presenterà il volume e ci guiderà nella comprensione della ricchezza di questo lavoro.

    L’appuntamento è il 5 ottobre presso il Blend Tower, piazza 4 Novembre 7, a Milano dalle ore 17.00 alle ore 18.30.

    La partecipazione è gratuita. Per iscriversi è necessario inviare una mail all’indirizzo [email protected] indicando come oggetto “Presentazione EMDR-5 ottobre”

  • APD: i primi risultati


    I primi mesi di sperimentazione del servizio di Assistenza Psicologia telefonica ai dipendenti di 5 aziende lombarde hanno fatto emergere importanti feedback rispetto all’iniziativa e alla sua efficacia.
    In primis è emerso un forte interessamento all’iniziativa da parte dei dipendenti che si sono rivolti in maniera massiccia agli esperti del Centro. Sicuramente la curiosità per la proposta ha giocato un ruolo fondamentale nello spingere i dipendenti a trasformarsi in utenti del servizio – spiega la Dott.ssa Valentina Penati del Centro FerrariSinibaldi. Un altro elemento che sembra correlato positivamente con il successo dell’iniziativa corrisponde alla garanzia di privacy. Spesso, infatti, e non è solo un luogo comune, non ci si rivolge alla figura dello psicologo per vergogna o per il timore di essere considerati “pazzi” da che ci circonda. Questo è tanto più vero se prendiamo come contesto di riferimento l’ambito aziendale dove risulta molto facile essere esposti alle osservazioni, alle critiche o ai giudizi altrui.
    Dalle prime rilevazioni, emerge un’utenza che per lo più si rivolge al servizio per problematiche inerenti la sfera personale. Una spiegazione di tale fenomeno può essere rintracciata nel fatto che il tempo e le energie che vengono destinate al lavoro sono particolarmente consistenti nella vita di ciascuno di noi. Pertanto, molti problemi relazionali, familiari e, più in generale, personali vengono a trovarsi in secondo piano o vengono imputati proprio al lavoro che sottrae serenità alla vita privata.
    Inoltre, tutto ciò che riguarda la dimensione personale è molto coinvolgente sul piano emotivo e in funzione di questo causa disagi e sofferenze più profonde per le quali cercare un supporto. La disponibilità di una figura professionale a cui rivolgersi per cercare un confronto su questi aspetti viene colta come importante occasione per dedicare uno spazio al proprio benessere.
    Non va poi dimenticato che il servizio viene offerto dall’azienda, per questo in un certo senso l’utente si sente legittimato ad usufruirne perché consentito dall’azienda. E’ questo un importante cambio di prospettiva che porta il dipendente a non vedere più il proprio malessere come un ostacolo al lavoro o come qualcosa di non gradito all’azienda (in particolar modo in questa epoca storica orientata alle performance e alla produttività), quanto piuttosto come una parte normale della persona che l’azienda riconosce, legittima e per la quale cerca di fornire una prima soluzione.

  • Il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuali. Perché?


    La cronaca riporta un numero sempre crescente di incidenti sul lavoro spesso mortali altre volte con conseguenze meno gravi ma pur sempre traumatiche sia sul piano fisico che psichico.
    La ragione di questi incidenti viene spesso imputata (e frequentemente è così) ad inadeguatezza degli ambienti di lavoro che non garantiscono i parametri minimi di sicurezza per i propri dipendenti. In altre occasioni, invece, gli incidenti sono il frutto del mancato rispetto di norme di sicurezza e dell’utilizzo dei cosiddetti DPI – dispositivi di protezione individuali. Ma perché se esistono e sono disponibili degli strumenti per proteggersi e per evitare di incorrere in inutili rischi, i lavoratori non ne fanno uso?
    Posto che la percezione del rischio è un fenomeno del tutto individuale, per cui ciascuno di noi percepisce il medesimo evento con sfumature di pericolosità diverse, è frequente incontrare lavoratori che decidono di non utilizzare i DPI in quanto considerati fastidiosi, inutili o esagerati per la tipologia di lavoro svolta.
    E’ probabile che sia fastidioso indossare un caschetto di plastica o una tuta ignifuga, ma il disagio non sembra poter essere l’unico fattore che porta a scegliere di rischiare e di non proteggersi a fronte di un pericolo.
    Il tema del controllo, spiega la dott.ssa Penati psicologa del Centro FerrariSinibaldi, può aiutarci a dare una risposta a questo interrogativo. Essere coinvolti in prima persona in un’attività (a maggior ragione se questa è di tipo manuale e prevede un contatto fisico e diretto con gli strumenti di lavoro) porta l’individuo a credere di avere su di essa piena padronanza, un totale controllo degli effetti e delle conseguenze delle proprie azioni. 
    Questo meccanismo è dimostrato dal fatto che ci si preoccupa di più per l’integrità altrui che non per la propria. Un esempio tratto dalla quotidianità può essere quello dell’ansia che accompagna l’attesa di una persona che sta affrontando un lungo viaggio in automobile. Un minimo ritardo può portare a pensare che la persona abbia avuto qualche problema, generando in colui che attende tensione emotiva e agitazione.
    Di contro, quando la persona è nei panni di colui che è in ritardo tende a minimizzare l’evento e a non comprendere perché gli altri si preoccupino per lui proprio perché è consapevole di quanto sta avvenendo e ne ha il pieno controllo. Sugli altri, sul lavoro e sulle azioni altrui non è possibile esercitare un controllo diretto con la conseguente percezione di impotenza e minaccia di pericolo. La percezione del controllo elimina quindi quella del rischio e pertanto le campagne di sensibilizzazione e di formazione tradizionalmente basate sull’informazione al corretto utilizzo dei dispositivi di protezione non sono sufficienti, nemmeno quando gli incidenti e le tragedie ne testimoniano l’utilità.
    Il Centro FerrariSinibaldi sta sperimentando un protocollo pratico di formazione che, come sostiene la dott.ssa Penati, permette di rendere tangibile e concreta la percezione del rischio e di aumentare l’adesione alle norme di sicurezza.

  • Essere leader vuol dire essere libero


    Esiste un leader in ogni essere umano. E’ questo l’assunto da cui gli specialisti del Centro  Clinico FerrariSinibaldi sono partiti per l’elaborazione del Modello della Disclosure Leadership. Non uno ma infiniti modi di essere leader, tanti quanti sono le persone che stanno costruendo una propria attitudine alla leadership. Una leadership che tutti possediamo, ma che necessita di dischiudersi e di trovare la modalità per potersi realizzare concretamente.
    In quest’ottica la Disclosure Leadership si propone come un processo attivo che permette di far emergere ed esprimere il potenziale che ciascuno possiede. Partendo dalla scoperta delle proprie risorse fino alla loro elaborazione in chiave funzionale e spendibile in contesti professionali e relazionali, è possibile costruire un efficace e del tutto personale stile di guida e conduzione. Capire sè per gestirsi e gestire attivamente, liberi da abitudini o modalità che eseguiamo ormai in automatico senza ricordare bene perchè. 
    Il Modello prevede 4 fasi ciascuna con specifici obiettivi. La costruzione di una Leadership Situazionale per lo sviluppo del proprio stile di leadership attraverso l’analisi del proprio contesto di riferimento. La Leadership Consapevole per raggiungere elevati livelli di consapevolezza del proprio atteggiamento e della propria responsabilità. Il Coaching Base e Coaching Advanced per l’apprendimento dei principi di influezamento di relazione e di sviluppo. 
    Attraverso la messa in discussione del quotidiano, l’attività corporea, le tecniche espressive e le più tradizionali lezioni frontali il Modello insegna e stimola l’osservazione di sè e degli altri in maniera più consapevole.
    In questo modello di leadership non si parla di obiettivi, di mete da raggiungere o di situazioni sfidanti da affrontare. La Disclosure Leadership è il disvelamento dei nostri atteggiamenti e delle nostre dinamiche relazionali più profonde, rese intelleggibili e indirizzabili verso attività costruttive. 
    Fare esperienza di Leadership significa poter raggiungere una buona consapevolezza di sè, del proprio modo di essere con gli altri e di come veniamo percepiti dall’esterno. Solamente l’acquisizione di queste competenze può garantire alla persona di giocare la propria leadership in modo libero, spontaneo e creativo.

    Per ulteriori informazioni:
    http://www.ferrarisinibaldi.it/lab/disclead.htm

  • Gli Psicologi diventano architetti contro lo Stress


    L’interesse per lo stress e per le sue manifestazioni nei luoghi di lavoro è andato gradualmente crescendo nel corso degli ultimi trent’anni, lo stress nei luoghi di lavoro ha delle conseguenze indesiderate per la salute e la sicurezza degli individui, nonché per la salute delle organizzazioni. Questa convinzione si riflette anche nell’interesse dimostrato dalla recente normativa sulla sicurezza (Testo Unico dlgs 81 2008) che impone ai datori di lavoro di monitorare, ridurre e prevenire il rischio stress legato alla vita professionale dei lavoratori.
    La riduzione di questo rischio passa anche attraverso la progettazione di ambienti di lavoro ispirati ai principi della psicologia cognitiva e della psicoanalisi, come afferma la dott.ssa Valentina Penati del Centro FerrariSinibaldi al Convegno Opl presso l’Università Cattolica di Milano.
    Accanto allo studio dei colori e dei materiali si è oggi in grado di stabilire che uno specifico posizionamento degli arredi e degli strumenti di lavoro previene e riduce lo stress. Esiste dunque la possibilità di migliorare il benessere e la salute dei lavoratori agendo sull’architettura dei luoghi di lavoro.
    Le osservazioni condotte dagli psicologi del Centro FerrariSinibaldi rivelano come, ad esempio, le inclinazioni dei piani di lavoro, l’uso di superfici riflettenti e la riduzione del numero di oggetti presenti su scrivanie e piani di lavoro riduce la dispersione dell’attività cognitiva con conseguenti benefici sui livelli di stress percepito. La presenza di spazi chiusi ove riporre raccoglitori e strumenti, e l’utilizzo di armadi e contenitori che si integrano nell’ambiente circostante quasi mimetizzandosi (ad es. armadi a muro oppure dello stesso colore delle pareti), riduce il dispendio delle risorse cognitive ed emotive. Le evidenze sperimentali, sostiene la dott.ssa Penati, ci portano ad affermare che un ambiente “pulito”, privo di ruvidità e di interruzioni incide positivamente sulla riduzione dello stress.
    Gli psicologi del Centro FerrariSinibaldi hanno sperimentato la collaborazione con gli architetti per definire ambienti fisici le cui caratteristiche aiutino ad eliminare lo stress negli ambienti di lavoro al fine di dimostrare che una corretta progettazione degli spazi aumenta il benessere dei lavoratori. I primi risultati sperimentali evidenziano una significativa riduzione dei disturbi psicosomatici che costituiscono il principale segnale d’allarme per lo stress.

    Contatti
    Centro Specialistico Integrato – FerrariSinibaldi
    Via Bellotti 15 – 20129 Milano
    Tel. 02 29524018
    http://www.ferrarisinibaldi.it

  • Recessione vuol dire cambiamento


    Il periodo storico che stiamo attraversando, caratterizzato dalla crisi dei mercati e dall’insicurezza finanziaria, ha riproposto fenomeni di difficoltà e incertezza anche a livello personale e sociale. In modo solo apparentemente paradossale, questo momento si configura come un’ottima possibilità per mettersi in discussione e generare un cambiamento positivo, ce lo dimostrano neuroscienze e psicoanalisi.
    “Durante la nostra vita spesso ci proponiamo di cambiare un comportamento o un’abitudine, di essere migliori per noi o per qualcun altro; in realtà, la maggior parte delle volte, questi tentativi di cambiamento non hanno buon esito o finiscono ancora prima di prendere una forma tangibile”, ci spiega il dott. Fabio Sinibaldi, fondatore del Centro Specialistico Integrato FerrariSinibaldi e membro della Cognitive Science Society. “Agiscono in noi le cosiddette resistenze al cambiamento, meccanismi normalmente volti alla nostra autotutela ma che talvolta si irrigidiscono eccessivamente, fino al punto da non permetterci cambiamenti adattivi. Per superare tali resistenze è necessario scardinare gli elementi su cui essi stessi fanno leva, superando vecchi automatismi o convinzioni ancestrali. Il periodo attuale di crisi, andando a toccare le certezze economiche e sociali su cui normalmente basiamo le nostre sicurezze, ci mette fisiologicamente in un condizione di ridiscussione personale e maggiore plasticità nell’adattarci all’ambiente. Le scienze cognitive più moderne hanno dimostrato che la plasticità neurale si riduce non tanto per il passare del tempo, ma più per la mancanza di nuovi stimoli esterni o per la scarsa ricerca di nuove forme di apprendimento; doversi rimettere in gioco, viceversa, ci riporta nella condizione di stimolare nuove modalità di pensiero e di azione, rigenerando anche la nostra struttura neurale. Tra i diversi meccanismi in atto in questo processo un ruolo fondamentale è quello svolta dai neuroni specchio, che sono alla base dei nuovi apprendimenti umani e, tra l’altro, permettono una sintonizzazione emotiva molto efficace tra sé e gli altri. Dal punto di vista neuro-biologico siamo di fronte a un’occasione che varrebbe la pena di sfruttare, dal momento che normalmente si presenta – oltre che nell’infanzia – solo con la continuativa pratica artistica, lunghi training per le abilità cognitive o percorsi psicoterapeutici”.
    “Nell’attività clinica quotidiana abbiamo riscontrato nell’ultimo periodo” prosegue il dott. Giuseppe Ferrari, specialista in psicoanalisi delle relazioni, presidente della Sipiss “una maggior tendenza a chiedere aiuto e, al contempo, una più sviluppata capacità delle persone di attingere alla proprie risorse personali per fronteggiare il nuovo. La parola crisi, già nella sua etimologia greca, contiene il doppio significato sia di disagio sia di scelta risolutiva; in ambito militare e politico si riferiva all’individuazione di un problema e, al contempo, della via risolutiva. Il periodo che stiamo vivendo costituisce un punto di rottura rispetto al proprio sviluppo personale, mobilitando una nuova motivazione a fare attivamente e la volontà di assumersi nuove responsabilità. Le responsabilità, di solito, vengono vissute come un limite per la propria libertà e con connotazioni di un dovere da espletare o, addirittura, come la mancanza di potere relazionale. A tal proposito possiamo citare il caso tipico di Marco (nome di fantasia), un impiegato che era esasperato ormai da anni dagli aspetti routinari e poco gratificanti del proprio lavoro; sentendo ora il disagio attorno sé aumentare, le continue lamentele dei colleghi e vedendo gli scenari negativi che si prospettavano per la propria azienda, ha di colpo capito che era molto più libero di quanto credesse. Marco, infatti, si era sempre sentito bloccato nelle situazioni lavorative, sentiva che non poteva fare o dire qualcosa, trovava sempre delle valide spiegazioni razionali per queste limitazioni che si imponeva. Il momento generale di crisi, una soglia di fragilità più bassa e il fatto di non riuscire a tollerare più le perenni lamentele dei colleghi, hanno generato un punto di rottura e la concreta possibilità di effettuare un cambiamento evolutivo positivo e di rendersi concretamente più indipendente.

    RIFERIMENTI

    Centro FerrariSinibaldi
    tel 02-29524018
    [email protected]

    http://www.ferrarisinibaldi.it/