Categoria: Salute e Medicina

  • Lenti a contatto, la campagna educazionale di Assottica Gruppo Contattologia

    Partita lo scorso ottobre, la campagna educazionale promossa da Assottica Gruppo Contattologia, “Lenti a contatto: qui si… informa” ha già più di 800 contattologi aderenti, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Questo perché c’è molto interesse circa le lenti a contatto anche se persistono ancora dubbi e perplessità circa il loro utilizzo.

    Ad oggi sono più di 2,5 milioni gli italiani che hanno scelto le lenti a contatto per correggere un difetto della vista, perché permettono una percezione visiva ottimale ed una perfetta visione periferica. Gli elevati standard tecnologici raggiunti, poi, rendono, le lenti a contatto, sempre più pratiche, sicure e confortevoli. Ricordiamo che le lenti a contatto sono dispositivi medici e prima della loro commercializzazione vengono sottoposte a rigorosi controlli di sicurezza in conformità con le norme internazionali e nazionali volte a garantire la tutela della salute oculare del consumatore. Per questa ragione l’uso delle lenti a contatto è sempre più sicuro, e i pochi rischi che si corrono sono dovuti ad un utilizzo improprio.

    “E’ importante acquisire e utilizzare le lenti a contatto con la usuale assistenza professionale, attenendosi alle istruzioni ricevute e a quelle che accompagnano il prodotto – conferma il Dott. Roberto Magni, oculista, esperto in oftalmologia pediatrica – Poche e semplici regole permetteranno a chiunque di utilizzarle in totale sicurezza”. Se poi i dubbi persistono, corri presso il tuo ottico di fiducia e compila con lui il questionario di Assottica Gruppo Contattologia per chiarire ogni tuo dubbio sulle lenti a contatto, o scaricalo comodamente online dal sito www.assottica.it/quisi.

  • Il test antidroga da fare da soli

    Oggi con Drug Test è possibile eseguire il test antidroga nell’ambiente privato di casa propria, mantenendo la privacy della condizione propria o di un familiare. Il test antidroga da eseguire direttamente a casa è acquistabile in farmacia, oppure online sul sito www.familydrugtest.it. All’interno della confezione acquistata puoi trovare le istruzioni d’uso e il test antidroga, nella pagina Drug Test del nostro sito, puoi trovare le istruzioni per vedere come si effettua il test e scoprirai che è semplice e comodo da eseguire.

    Dopo che avrete effettuato tutti i passaggi richiesti, il risultato sarà visibile dopo soli cinque minuti con un risultato specifico per ogni sostanza analizzata. Family Drug Test analizza ben cinque sostanze diverse che rappresentano alcune delle droghe più utilizzate e conosciute al giorno d’oggi : Cocaina, Marijuana, Metamfetamine, Oppiacei e Ketamina.

    Questo test antidroga per uso privato da eseguire direttamente a casa nell’ assoluta privacy familiare si può acquistare in qualsiasi farmacia, comunicando al farmacista il numero del codice a barre. Il farmacista digitando il numero del codice a barre del prodotto nel suo terminale può ordinare il prodotto se non disponibile. In 2 giorni viene consegnato. Oppure potete acquistarlo online con carta di credito o con Paypal.

  • Motivi per smettere di fumare

    Qualche fumatore incallito che proprio non riesce smettere potrebbe pensare:

    In fin dei conti che ci guadagno a smettere di fumare?

    Ma questo è solo un alibi per autogiustificarsi…perché se ci rifletti bene due minuti ti potrai rendere conto quanto ci guadagni realmente a toglierti questo maledetto vizio.

    Ho scritto questo breve articolo appunto per aiutarti a riflettere su questo punto, ossia sul cosa ci guadagni realmente nello smettere di fumare.

    Leggi l’articolo completo su Miglioriamo il nostro benessere fisico e mentale!

  • Etil Test, un alcol test semplice e veloce

    Oggi il problema della guida sotto stato di ebrezza al volante non può essere più sottovalutato e per essere sicuri della propria condizione prima di metterci alla guida del nostro mezzo, è utile misurare il tasso alcolico del nostro corpo.

    Etil Test è un alcool test monouso che si effettua, tramite saliva, e dà un risultato attendibile al 90%. E’ molto semplice da usare e richiede pochi minuti del nostro tempo. Infatti basta inserire lo stick di plastica in bocca e tenerlo per 10 secondi e attendere due minuti per vedere il colore che assume il tampone dell’alcol test. In presenza di alcol nell’organismo, il tampone del test determina un cambiamento di colore. Dopo due minuti puoi confrontare il colore che assume il tampone del test con la scala colori/risultati sul retro del confezione.

    Gli alcol test di Etiltest.it sono in vendita per ristoranti, iniziative statali, agenzie pubblicitarie, bar, iniziative private, disco bar, discoteche, privati, grande distribuzione, farmacie, parafarmacie, promozioni di vario genere, rivenditori, ecc. Inoltre è anche possibile personalizzare il prodotto. C’è un’azienda che si occupa anche della produzione e vendita di test per uso professionale forense e medico e che mette a disposizione anche alcol test e droga test per uso professionale, forze dell’ordine, medicina del lavoro, ecc.

  • CML Path to cure: Nilotinib, guarire la leucemia mieloide cronica

    Grazie ai nuovi inibitori della tirosin-chinasi come nilotinib, un numero significativo di pazienti può arrivare alla guarigione della leucemia mieloide cronica. Lo sostengono gli esperti riuniti a Bologna per il convegno “CML Path to cure: Communicate Meet & Link to build the path to cure”, che coinvolge oltre 200 specialisti del settore. Questo importante risultato è figlio della strategia “Path to CureTM”, voluta da Novartis, che ha portato allo sviluppo di tecniche standardizzate di monitoraggio della patologia in tutta Italia. Lo studioENESTFreedom mira a valutare la possibilità di sospensione della terapia con nilotinib e quindi il raggiungimento della guarigione.

    CML Path to Cure

    Grazie ai nuovi inibitori della tirosin-chinasi come nilotinib, più potenti ed efficaci del capostipite imatinib, un numero significativo di pazienti può arrivare alla guarigione di una malattia che fino a qualche decennio fa portava spesso a morte. A dirlo gli esperti riuniti a Bologna per il convegno “CML Path to cure: Communicate Meet & Link to build the path to cure”, che coinvolge oltre 200 specialisti.

    Questo importante risultato è figlio della strategia “Path to CureTM”, voluta da Novartis, che ha portato allo sviluppo di tecniche standardizzate di monitoraggio della patologia in tutta Italia e allo sviluppo di studi clinici che si pongono l’obiettivo di interrompere le cure in una percentuale sempre più elevata di pazienti.

    In questo senso sta per partire lo studio ENESTFreedom, che mira proprio a valutare la possibilità di sospensione della terapia con nilotinib e quindi il raggiungimento della guarigione. Coinvolti inizialmente otto centri italiani, a conferma dell’elevatissimo livello scientifico e tecnologico dell’ematologia italiana.

    Quattro-cinque pazienti su dieci, tra quanti ottengono grazie alla terapia la risposta molecolare completa, ovvero un livello talmente basso di cellule leucemiche residue da non poter più essere evidenziato con le comuni tecniche di monitoraggio, potrebbero arrivare a sospendere la terapia perchè guariti. Ad oggi non è possibile definire con certezza quanti e quali malati possono raggiungere questo obiettivo, ma i progressi sono estremamente incoraggianti e fanno ben sperare per il futuro.
    Molecole

    E’ una vera e propria rivoluzione quella che coinvolge la leucemia mieloide cronica (LMC), che fino a qualche anno fa sembrava una malattia invincibile trattabile solo in casi selezionati con il trapianto di midollo, e che oggi può essere dominata grazie ai moderni inibitori della tirosinochinasi, come nilotinib. Il messaggio giunge da Bologna, dove si riuniscono i massimi esperti dell’ematologia italiana in occasione del convegno “CML Path to cure: Communicate Meet & Link to build the Path to Cure” e si fa il punto sulle prospettive di cura di una malattia che oggi, anche grazie alla strategia “Path to CureTM” messa in atto da Novartis, può essere guarita in alcuni casi.

    “La leucemia mieloide cronica ha una frequenza di circa 15 nuovi casi per milione per anno, che in un paese come l’Italia vuol dire circa 900 nuovi casi ogni anno – spiega il Prof. Michele Baccarani, Professore di Ematologia Università di Bologna – Dal 2000 la scena terapeutica è stata dominata da imatinib, al quale fanno oggi compagnia almeno altri quattro inibitori delle tirosin-chinasi. Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che per almeno 20 anni era stato lo strumento terapeutico principale, l’unico in grado di produrre guarigioni, è ora impiegato solo nei casi di comprovata resistenza agli inibitori delle tirosino chinasi. La leucemia mieloide cronica rappresenta un modello di malattia “pre-maligna” che inevitabilmente diventerebbe maligna (crisi blastica – come una leucemia acuta – peggio di una leucemia acuta) se non fosse colpita dai farmaci diretti specificamente verso la molecola leucemogena, farmaci che essendo specifici sono poco tossici per la parte sana dell’organismo”.

    Grazie all’introduzione delle nuove terapie con più potenti inibitori della tirosin-chinasi di BCR-ABL (quindi capaci di andare a interferire direttamente e con maggior “intensità” rispetto a imatinib sul meccanismo genetico che dà il via alla malattia) come nilotinib, è aumentato il tasso di sopravvivenza dei pazienti affetti da LMC e dunque di coloro che vivono con la malattia. Ma soprattutto le ricerche più recenti dimostrano che oggi è possibile anche giungere ad una completa guarigione, cioè a non aver più bisogno di trattamenti farmacologici. Mediamente il 40-50 per cento dei pazienti che ottengono la risposta molecolare completa dopo terapia può raggiungere l’obiettivo della guarigione, ovvero la sospensione del trattamento senza andare incontro a recidive. Le percentuali di successo terapeutico, in genere, sono maggiori nei pazienti che sono in cura da più anni e in coloro che fin dall’inizio avevano una malattia più mite e meno aggressiva. “Ovviamente queste percentuali si riferiscono ai casi in cui si è ottenuta la Risposta Molecolare Completa – precisa il Prof. Giuseppe Saglio, Professore Ordinario di Medicina Interna ed Ematologia dell’Università di Torino – Ospedale Universitario S. Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino) – Bisogna sempre ricordare che si ottiene una più elevata percentuale di Risposta Molecolare Completa quando si impiegano inibitori della Tirosin-chinasi più potenti, come nilotinib ad esempio. Dopo quattro anni di trattamento con nilotinib, assunto al dosaggio di 300 milligrammi per due volte al giorno, il 40 per cento dei pazienti in terapia raggiunge questo importantissimo obiettivo. Inoltre la terapia con nilotinib si è rivelata in grado di far raggiungere la remissione molecolare completa (la premessa perchè la sospensione della terapia possa almeno essere tentata) in una significativa percentuale di pazienti e in tempi molto brevi, con indubbi vantaggi per la qualità della vita dei pazienti e anche per le finanze del sistema sanitario nazionale. Questi sono i risultati della strategia “Path to CureTM”, sviluppata per compiere passi avanti nel percorso verso la cura definitiva dalla patologia rafforzando la collaborazione con ricercatori, esperti scientifici ed associazioni pazienti”.

    L’approccio “Path to CureTM”, sostenuto da Novartis, punta alla ricerca di nuove soluzioni terapeutiche e alla standardizzazione del metodo di misura della risposta alla terapia per raggiungere quell’obiettivo che abbiamo visto essere fondamentale: definire una risposta molecolare ancora più profonda, la risposta molecolare completa. Inoltre nell’ambito del “Path to CureTM” si sviluppano studi clinici specifici per consentire avanzamenti nelle conoscenze sulla patologia e favorire il raggiungimento dell’obiettivo “guarigione”, quando ovviamente questo sia possibile. Ne è un esempio lo Studio ENESTFreedom, che sta prendendo il via in queste settimane e mira a valutare la possibilità di sospensione della terapia con nilotinib e quindi il raggiungimento dell’obiettivo guarigione. Il trial, che dovrebbe concludersi nel 2018, sarà effettuato in molti Paesi del mondo e coinvolgerà inizialmente otto centri italiani.

    Oltre ai trial clinici, peraltro, la strategia “Path to CureTM” si basa anche sull’opportunità di studiare con le migliori tecnologie disponibili in ogni regione del nostro Paese l’evoluzione della malattia. “Noi ematologi abbiamo a disposizione farmaci estremamente efficaci ed abbiamo la possibilità di indurre la remissione ematologica abbastanza rapidamente in quasi tutti i pazienti – conferma il Prof. Fabrizio Pane, Professore Ordinario di Ematologia – Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti di Midollo Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli – Presidente della Società Italiana di Ematologia (SIE) – Per questo è fondamentale disporre di indagini estremamente sensibili per utilizzare al meglio i farmaci stessi e soprattutto per valutare l’effetto del farmaco sulla malattia. Questo tipo di approccio è a tutto vantaggio del paziente, che può seguire il trattamento più indicato per il suo specifico caso. Grazie allo sviluppo e all’impiego di test specifici oggi siamo in grado di ottenere un impiego più appropriato dei farmaci, dall’altro di influire sulla prognosi del paziente. È anche grazie a questi test che oggi, nei pazienti che rispondono meglio alle cure, osserviamo un’aspettativa di vita paragonabile a quella dei pari età sani. Un esempio di questo approccio è il progetto Labnet, nato in Italia nel 2007, che coinvolge 40 laboratori in tutta Italia ed è nato sotto l’egida della SIE e gestito dal GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie Ematologiche nell’adulto. Rappresenta un’arma di estrema importanza per la gestione della patologia, grazie ad un network di laboratori in grado di assicurare prestazioni di altissimo livello. In pratica grazie a Labnet si mettono in rete una serie di strutture specializzate in biologia molecolare in Italia che effettuano un monitoraggio della risposta molecolare di elevato livello e privo di carico economico per pazienti ed ospedali attraverso metodiche sofisticate standardizzate e di elevata qualità”.

    Per ulteriori informazioni
    Ufficio stampa
    Burson-Marsteller – tel. 06 6889631
    Rossella Carrara – [email protected] – 349 7668005
    Simona Valentini – [email protected] – 340 6994602
    Valentina Del Prete – [email protected] – 342 7964375

    FONTE: Clic Medicina

  • E’ possibile avere capelli più sani e forti?

    Un corpo sano, bello e in salute, che trasmetta sicurezza e fascino: questo semplice ma chiaro obiettivo trova d’accordo gli uomini di ogni età, schieramento politico, razza e fede calcistica. Un desiderio legittimo, che spesso si può realizzare dedicando più tempo e attenzioni alla cura di sé stessi partendo… dalla propria testa. La salute e la bellezza dei capelli, infatti, giocano un ruolo fondamentale nell’alimentare la nostra autostima e conseguentemente facilitare l’approccio con il prossimo. Gli psicologi confermano che i capelli costituiscono una “parte integrante del sé”, cioè dell’idea che abbiamo del nostro aspetto generale: una chioma folta e luminosa evoca un’immagine di benessere, mentre capelli sfibrati, diradati o unti trasmettono un’idea di trascuratezza e salute cagionevole. Ecco perché, per un uomo, in aggiunta alla panca piana in salotto e alla mezz’ora quotidiana di jogging al parco, una maggiore attenzione alla salute dei propri capelli può significare molto.

    Anomalie dei capelli

    I capelli sono strutture caratterizzate da una crescita rapida, e che necessitano di una buona condizione fisica per svilupparsi in maniera forte e armoniosa. Ci sono molti fattori, tuttavia, che possono influenzare negativamente la vita dei capelli. Problemi metabolici, disturbi ormonali o condizioni di forte stress possono rompere l’equilibrio che regola la vita del follicolo e la crescita del capello. Squilibri piuttosto comuni nella fisiologia del cuoio capelluto come eccesso di sebo, forfora o secchezza sono responsabili di alterazioni estetiche dei capelli, fino a causarne la caduta precoce. Viceversa, la normale crescita del capello, la sua durata e la sua qualità sono da mettere in relazione con una buona condizione del cuoio capelluto, con la vitalità della papilla, con una buona condizione psico-fisica dell’individuo. Cosa fare davanti ad una chioma che sta perdendo volume? Anzitutto, evitare di nascondere a sé stessi il problema: una caduta precoce di capelli può essere contenuta con più facilità quanto prima viene affrontata. Secondo: dopo aver effettuato una visita medica specialistica che escluda eventuali problemi di natura patologica potrebbe rivelarsi utile affidarsi alla esperienza e competenza di un centro tricologico moderno per un trattamento cosmetricologico dei capelli, che oggi viene svolto con prodotti innovativi e tecnologie all’avanguardia di sempre maggiore efficacia.

    Il trattamento cosmetricologico

    L’uomo che decide di intraprendere un trattamento tricologico fa la scelta, corretta, di prendersi cura della propria persona. Regolarizzare gli squilibri del cuoio capelluto attraverso un’attenta valutazione delle problematiche, associata all’uso di un adatto protocollo di trattamento tricologico, può risultare a volte risolutivo, altre volte comunque coadiuvante di tutte quelle azioni messe in atto per la conservazione di una capigliatura folta e sana. E i miglioramenti che ne deriveranno saranno piccoli passi, costanti e importanti, verso il recupero dell’autostima, delle capacità relazionali, della fiducia in sé stessi e del proprio orgoglio.

    Istituto Svizzero Dermes
    [email protected]
    www.dermes.it

  • Maria Cecilia Hospital, un corso formativo il 25 gennaio su “L’accoglienza del paziente”

    Accreditato ECM per tutte le professioni sanitarie.

    Cotignola (Ravenna). “L’accoglienza in un’organizzazione orientata al cliente” è il corso che il Servizio Formazione GVM organizza per venerdì 25 gennaio nella Sala Convegni di Maria Cecilia Hospital. Il Corso, accreditato ECM per tutte le professioni sanitarie, sarà tenuto da Alessandra Pasqualini Galliani. «Parleremo di bisogni, attese e urgenze di un paziente che entra in una struttura sanitaria, fra esigenze terapeutiche ma anche di tipo relazionale – anticipa la docente – Alcuni sostengono che la terapia è fatta del 25 per cento di biologia, tecnologia, farmacologia, e per il 75 per cento di relazioni umane, in grado di trasmettere cura e attenzione autentiche, di rassicurare il paziente di essere “in buone mani”. Il primo passaggio per rendere la relazione rassicurante è proprio il momento dell’accoglienza, in cui viene testata la fiducia e il credito che il paziente associa alla struttura, che va confermata con una relazione umana continuativa, di ascolto e comunicazione, tra tutto il personale e il paziente. La gestione di queste situazioni può caratterizzare lo “stile” dell’organizzazione e generare la percezione d’affidabilità della struttura». Il corso, che si svolgerà dalle 14 alle 20, inviterà i partecipanti a riflettere su questi temi, cercando di decodificare i bisogni e le attese dei pazienti nella fase di accoglienza e durante tutto il percorso presso la struttura, comprendendo come, oltre all’approccio terapeutico, sia rilevante la cura relazionale. La modalità di lavoro sarà interattiva, in uno scambio continuo fra docente e partecipanti.

  • L’equilibrio nel riposo

    Funambolo è chi si esercita nell’arte del funambolismo, dal latino funis ambulare, cioè camminare, saltellare o addirittura volteggiare su di una fune sospesa ad almeno un paio di metri dal suolo mediante aste e tiranti. Il medesimo termine può essere usato anche per indicare in modo figurato chi ha grandi doti di equilibrismo e sa destreggiarsi in situazioni complicate mantenendo la testa alta e la schiena dritta. Un’abilità che si ottiene con un riposo adeguato sviluppato da un corretto equilibrio tra comfort e rigidità. La qualità del sonno dipende molto dal letto e di conseguenza dal materasso che ne è l’elemento primario. Esso non deve essere né troppo morbido né troppo rigido; deve invece assicurare il corretto sostegno alla colonna vertebrale, con un completo adattamento al corpo. Da un punto di vista ergonomico il materasso deve sostenere la colonna vertebrale nella sua conformazione naturale, che, nel corpo disteso non è diritta ma ha una forma ad “esse”; inoltre, se il materasso deve deformarsi anatomicamente sotto il peso del corpo, deve essere in grado di recuperare la sua forma originale non appena il corpo si sposta. Un supporto troppo duro può comprimere eccessivamente i tessuti e non seguire la curva della colonna vertebrale, al contrario un materasso cedevole o troppo morbido può non sostenere adeguatamente il corpo. A questo proposito Simmons consiglia la nuova gamma di materassi in memory foam di Trycel.

  • Aumento del seno rispettando la naturalità del risultato

    Quanto il seno aiuta a far sentire più sicura una donna? Un decolté armonioso, sodo e ben fatto aiuta l’autostima e rende la donna più soddisfatta del proprio corpo. I profili del gentil sesso da sempre sono indice di sensualità e mezzo interesse per per il sesso maschile: è sempre piacevole sentirsi apprezzata, anche per cose che si potrebbero ritenere superficiali come un bel decolté. Ci sono molti fattori esterni che influenzano la sensazione che si ha di sé stessi, è inutile cercare di scappare la cultura, i media, la società… influenzano il nostro pensiero! E quando non ti senti accettata, cominci anche a non avere più autostima ai giusti livelli. Così ritrovando l’autostima, è sicuro che anche la sicurezza nel sfidare il mondo il mondo esterno aumenti e si viva meglio. È così che nasce l’idea di aumentare il volume del proprio decolté, anche solo di poco, quel tanto che serve per dare una nuova rotondità al corpo, quel tanto che basta per sentirsi anche solo cambiate, in meglio ovviamente!

    La mastoplastica additiva è uno degli interventi maggiormente scelto dalle donne nel mondo, basta pensare che secondo i dati raccolti l’Italia è quarta a livello mondiale, con con un intervento su venti, anche se l’Asia è sicuramente il continente in cui vengono richiesti il maggior numero di operazioni.
    Oggigiorno la chirurgia estetica ha fatto passi da gigante e il seno “rifatto” è sempre più naturale comune e simile ad una forma originale. Le protesi possono venire inserite o posteriormente alla ghiandola mammaria o in una zona più profonda, dietro i muscoli del petto. Quando si sceglie la seconda opzione le incisioni possono essere di diversa natura: o periareolare (attorno all’areola, il limite in cui la pelle del seno diventa più scuro sul capezzolo), o lungo il solco sottomammario, proprio seguendo la linea inferiore della mammella, o infine transascellare, nascosto dalle pieghe della pelle.
    Gli elementi controproducenti ormai si limitano a qualche piccola cicatrice, praticamente invisibile se il lavoro viene svolto da mani esperte.
    Infatti quando si pratica l’incisione periareolare, l’unica traccia che si può notare è una piccolissima linea bianca attorno all’areola, ma la maggior parte è nascosta dalla colorazione della pelle. La medesima cosa vale per l’operazione lungo il solco sottomammario, la cui cicatrice viene camuffata dalle pieghe della cute sotto il seno e per il caso dell’inserzione transascellare in cui l’incisione è mimetizzato dalla naturale posizione sotto il braccio tra le pieghe dell’ascella.

    Ad ogni modo se la particolare attitudine della pelle specifica non permette un normale processo di cicatrizzazione e quindi i lievi segni risulteranno marcati, si può si può porre rimedio ancora attraverso la chirurgia estetica che permetterà di nascondere le cicatrici. Un esempio è la tecnica del Mosaic Surgery, che modificherà un brutto esito cicatriziale in un qualcosa di sicuramente più bello!