Categoria: Salute e Medicina

  • Comprarredo.it: materassi in memory personalizzati

    La vita frenetica e stressante che al giorno d’oggi tutti conduciamo, il riposo ha senza dubbio un ruolo fondamentale. Dormire bene significa non solo essere in salute, ma avere modo di ricaricare le batterie e avere l’energia di affrontare al meglio le proprie giornate. Partendo da questo presupposto, Comprarredo.it offre un fornitissimo catalogo di materassi 100% made in Italyche si distinguono dalla concorrenza per l’alta qualità offerta.

    Per la progettazione e la realizzazione dei suoi prodotti l’azienda, che oltre ai materassi in memory vende accessori come guanciali e reti, si avvale di professionisti qualificati nonché di tecnologie di ultima generazione, un mix che come risultato da articoli eccellenti: lo studio e la dedizione che gli addetti ai lavori impiegano nella produzione dei materassi e degli accessori insieme alla qualità dei materiali usati fa di Comprarredo.it una realtà competente e seria che si distingue nettamente dalla concorrenza.

    I materassi in vendita, che vanno dal viscoelastico, polilatex fino ad arrivare al lattice, memory, etc., sono pensati per ogni esigenza e gusto. Garantiti per ben 10 anni, i materassi singoli o matrimoniali possono essere interamente personalizzati, sia nel materiale, che nelle dimensioni; un servizio che permette al cliente di acquistare un prodotto realizzato su misura e pensato per le proprie necessità.
    Con i suoi prezzi assolutamente competitivi e la vasta scelta degli articoli proposti, che ricordiamo sono 100% made in Italy, l’azienda include nel costo anche l’iva e le spedizioni. Proprio così, è possibile acquistare il proprio materasso in memory on-line seduti comodamente sul divano di casa propria e dopo pochi giorni vedere arrivare il prodotto senza nessun costo. E se non si è soddisfatti, è possibile inoltre chiedere il rimborso entro 30 giorni dall’acquisto.

    Visita il sito web dell’azienda: www.comprarredo.it
    Contatti azienda:
    Comprarredo
    Via Serroni Alto, 82
    84091 Battipaglia(Sa)
    Tel. 0828 1776337

  • Assistenza Carrozzine Elettriche: sul sito Mediland la mappa dei centri

    Mediland pubblica sul sito la mappatura dei centri e le modalità di intervento per garantire una pronta e continua assistenza per le proprie attrezzature elettromedicali e per le carrozzine elettriche.

    A Businessmans hand holding the words, Customer Service.

    L’assistenza tecnica è il fiore all’occhiello di Mediland, che può garantire per i propri clienti un valore aggiunto rispetto al semplice acquisto dei prodotti . Attraverso un sistema di assistenza post-vendita, dislocato su tutto il territorio nazionale (vedi elenco riportato nel Sito http://www.Mediland.it) e coordinato da un servizio aziendale con un responsabile dell’area tecnica, Mediland è in grado di offrire una consulenza articolata per tipologia di prodotti.

    I centri sono possono effettuare servizi ONSITE (direttamente al domicilio paziente) o nella propria struttura, attrezzata e qualificata.
    Il personale tecnico di referenza dei centri, dopo aver avuto una formazione di base preventiva, viene costantemente informato sulle modifiche apportate ai prodotti, in modo da essere sempre aggiornato.

    L’assistenza in numeri:
    N. 22 Centri di assistenza per carrozzine elettriche – scooters – letti elettrici – apparecchi di movimentazione (presenti in tutte le regioni Italia)
    N. 7 Centri di assistenza per apparecchiature elettromedicali

    La capillarità sul territorio è fondamentale per poter fornire il miglior servizio di assistenza post vendita all’utente. Al tal fine il centro si occupa pre-determinare la tipologia del prodotto e l’anno di produzione per consentire l’individuazione corretta dei pezzi di ricambio. Verificare se è possibile intervenire ONSITE o necessita del ritiro del prodotto, per riparazione nella sede del centro di Assistenza. Fornisce inoltre una valutazione tempestiva dei tempi necessari per la riparazione, fondamentale per poter decidere se è necessario l’invio di un “prodotto sostitutivo temporaneo di cortesia”. Questo si verifica se il tempo di assistenza supera mediamente le 3 settimane a causa di una non disponibilità dei ricambi.

    Mediland
    Redazione
    http://www.mediland.it

    logo mediland

    Fonte: Mediland

    Sonia Giuliodori
    Ufficio Stampa
    Vailati & Savarro
    Redazione
    http://www.vailatisavarro.it

  • Farmacia Maiuri della Dott.ssa Cinzia, veste la sibaritide di prevenzione

    Nuovi test diagnostici in medicina preventiva, perchè farli , a cosa servono?

    Questo l’argomento che ha completamente coinvolto il cassanese, dopo il convegno nazionale tenutosi sabato 15 novembre, presso le terme sibarite. Organizzato dalla farmacia Maiuri, la giornata ha visto gli interventi di due medici di fama internazionale: il Prof Giuseppe Di Fede e il Dr. Daniele Orlandoni.

    Il primo Direttore Sanitario IMBIO, istituto di medicina biologica di Milano e istituto di Medicina Genetica Preventiva IMGEP sempre di Milano e il secondo consulente di medicina anti-aging , naturopata.

    Test genetici per la prevenzione tumorale, e Alca Test per la diagnosi delle intolleranze alimentari, la sensibilità agli additivi alimentari, ai conservanti, ai coloranti, ai contaminanti ambientali, agli antibiotici e agli antiinfiammatori, hanno stregato tutti, dal pubblico della mattina ( organizzata dalla IMBIO) altamente specializzato perché medici, a quello del pomeriggio, sempre più attento all’alimentazione e a uno stile di vita sano.

    Una vera e propria innovazione per il territorio, poiché i test potranno essere effettuati nella farmacia della Dottoressa Cinzia di Lauropoli, un metodo di lavoro, questo, che va sempre più verso la farmacia dei servizi.

  • Corsi di Leadership aziendali: che cosa sono? Quali abilità affinano?

    I corsi di Leadership sono dei percorsi formativi che si stanno diffondendo in maniera importante e che, soprattutto, riescono effettivamente a garantire degli sviluppi delle abilità personali non indifferenti.

    Il termine Leadership è un concetto sicuramente molto ampio, largamente impiegato nel mondo della psicologia, il quale designa sostanzialmente la capacità è l’abilità di essere Leader, dunque un punto di riferimento per un determinato gruppo a cui spettano importanti compiti decisionali e di comando.

    Se si parla di “Leader” possono venire in mente i contesti più differenti: a livello sportivo, ad esempio, il Leader corrisponde con la figura più carismatica di una squadra, lo stesso si può dire, ad esempio, per un movimento politico, sociale, culturale.

    I corsi di Leadership sono dei percorsi formativi che riguardano soprattutto l’ambito lavorativo e professionale, e che consentono, agli allievi, di affinare le proprie abilità di Leader nei contesti più disparati.

    In molti casi sono le stesse aziende a prevedere, per i propri dipendenti, dei percorsi formativi mirati, affinchè possano svolgere la loro mansione in modo valido ed efficiente, in altre circostanze, invece, sono gli stessi allievi a scegliere, in modo del tutto autonomo, di intraprendere questi percorsi di formazione.

    Si tratta di un corso di leadership tenuto da docenti esperti, i quali possono vantare non solo delle lauree e dei titoli in psicologia o in materie affini, ma anche delle esperienze specifiche per quanto riguarda lo sviluppo della Leadership in contesti aziendali.

    Approfondire i contenuti di questi corsi dal punto di vista tecnico non è semplice, dal momento che si tratta, appunto, di corsi di alta psicologia, tuttavia è possibile certamente tracciare dei tratti, se pur molto sommari, del buon Leader.

    Un Leader deve essere innanzitutto un punto di riferimento per il gruppo, dunque una persona a cui rivolgersi in caso di bisogno o di necessità, o comunque, in generale, a cui appoggiarsi dinanzi a particolari esigenze.

    Allo stesso tempo, però, un Leader deve saper imporsi e deve saper impartire dei comandi: un buon Leader, in questo senso, non si vede tanto dalla sua autoritarietà, quanto piuttosto dal reale seguito che riesce ad ottenere dai suoi allievi.

    Sicuramente un Leader stimato, apprezzato e profondamente riconosciuto dal gruppo riesce ad impartire ordini in modo molto più efficiente e senza forzature, aldilà del fatto che a lui, appunto, è riconosciuto ufficialmente un ruolo di comando.

    Un Leader, inoltre, deve essere un esempio, e deve riuscire ad instaurare con il gruppo un rapporto informale, diretto, non distaccato e puramente gerarchico.

    Questi e molti altri concetti possono certamente essere approfonditi, con il dovuto rigore, in uno dei corsi di Leadership di maggiore qualità oggi a disposizione nel mondo dell’alta formazione.

  • Medtronic presenta l’App Conta con il Leone per la Giornata Mondiale del Diabete

    Milano, in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, Medtronic e il servizio di diabetologia pediatrica dell’Ospedale Luigi Sacco, presentano la App di educazione alimentare “Conta con il Leone”, disponibile per dispositivi Apple iPhone e cellulari Android. Il nuovo strumento dedicato ai pazienti con diabete di tipo 1 ha di recente vinto il premio ‘Migliore App destinata a cittadini e pazienti’ agli Aboutpharma Digital Awards 2014.

    Medtronic App Conta Con Il Leone

    Milano, 14 novembre 2014 – In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, che si celebra oggi 14 novembre, Medtronic e il servizio di diabetologia pediatrica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano presentano “Conta con il Leone”, la App di educazione alimentare per dispositivo Apple iPhone e cellulari Android destinata a ragazzi ed adulti con diabete di tipo 1, recentemente premiata come “Migliore App destinata a cittadini e pazienti” agli AboutPharma Digital Awards 2014, il concorso dedicato ai migliori progetti di comunicazione digitale nel mondo del farmaco e dell’Healthcare.

    Medtronic App diabete

    “Conta con il Leone”, il cui scopo principale è consentire di stimare la quantità di carboidrati contenuta in ogni pasto, informazione fondamentale per chi soffre di diabete di tipo 1, è l’ultima iniziativa nata della consolidata collaborazione tra gli specialisti dell’Ospedale Luigi Sacco, che ne hanno ideato e curato i contenuti, e la creatività di Medtronic che ha messo a disposizione il personaggio di fantasia del Leone Lenny, utilizzato in tutte le iniziative di informazione ed educazione rivolte ai più piccoli con diabete.

    Lenny accompagna i pazienti alla scoperta di tutte le funzioni dell’applicazione, strutturata come “gioco” interattivo in cui i partecipanti, dopo averne compreso le regole e il funzionamento, possono consultare una selezione di fotografie di vari piatti, preparati appositamente dagli chef Gianluca Modugno e Claudio Sadler, e le rispettive tabelle nutrizionali, utili per effettuare il conteggio dei carboidrati ed apprendere anche i “trucchi del mestiere’, tesi ad agevolare la stima delle porzioni, l’effettuazione dei calcoli e altro.

    “Per chi soffre di diabete di tipo 1, la malattia endocrino-metabolica più diffusa in età pediatrica, che nel nostro Paese conta ben 130.000 pazienti, saper calcolare i carboidrati contenuti negli alimenti rappresenta una competenza molto importante per una gestione corretta della propria terapia insulinica, erogata sia con microinfusore, sia con iniezioni multiple giornaliere – ha dichiarato il dottor Andrea Scaramuzza, responsabile del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale Luigi Sacco – Tuttavia, tale competenza presuppone la solida conoscenza delle regole della buona alimentazione, che “Conta con il Leone” trasmette e che possono essere condivise da tutta la famiglia.”

    Lanciato a luglio 2014, l’innovativo tool è stato già scaricato da oltre 1500 utenti.

    “La APP, inoltre, è un valido aiuto per mantenere Il monitoraggio continuo della glicemia, – continua Andrea Scaramuzza – utile alla prevenzione delle ipoglicemie, ovvero la diminuzione del livello di zucchero nel sangue al di sotto dei valori di normalità, i cui sintomi sono: sudorazione, palpitazione, tremori, giramenti di testa, fino al ricovero in ospedale, nei casi più gravi. Un tempo strumento diagnostico esclusivo per il medico, oggi il monitoraggio è un dispositivo che mette lo stesso paziente in condizione di rendersi conto della propria situazione glicemica, per calibrare al meglio la terapia insulinica e prevenire eventuali complicanze.”

    FONTE: Medtronic

  • Poltrone relax: la soluzione a molti dei vostri problemi

    Si sente sempre più spesso parlare di aumento delle problematiche relative alla mobilità corporea.

    Pur essendo difficile da credere questi problemi affliggono non solo persone anziane ma anche giovani.

    Nei giovani la causa è sempre collegata a problemi posturali, nelle persone anziane invece le origini vanno ricercate più in profondità nello screening medico personale: problemi reumatici, ortopedici, conseguenti ad operazioni chirurgiche ecc.

    Ovviamente nella sfera senile il raggio di persone che lamentano problemi di tipo motorio è molto più ampio e le difficoltà ad essi collegate sono maggiori.

    La soluzione a queste difficoltà, soprattutto per agevolare le attività quotidiane, sono le poltrone relax.

    Le poltrone relax sono molto di più di semplici poltrone. Esse regalano un comfort unico, grazie alla possibilità di regolare elettricamente (nella maggioranza dei casi) la posizione dello schienale e del poggiapiedi.

    L’elemento che contraddistingue una poltrona relax è però principalmente uno e cioè l’alzapersona.

    Il sistema di alzapersona permette alla persona seduta di alzarsi con estrema facilità dalla poltrona relax: il meccanismo di alzapersona della poltrona relax fa sì che la poltrona venga gradualmente sollevata in avanti e la persona seduta possa alzarsi con estrema facilità.

    Negli anni scorsi le poltrone relax non erano ancora sul mercato oppure erano presenti in forme molto arcaiche e poco performanti.

    L’evoluzione tecnica ha dato vita a molte tipologie di poltrone relax, spaziando tra diversi tipi di design e rivestimenti.

    Ognuno ha la possibilità di scegliere il modello di poltrona relax più adatto alle proprie esigenze e che si adatti al meglio nel proprio ambiente domestico.

    Oltre all’aspetto estetico, anche quello funzionale gioca un ruolo fondamentale e in questo bisogna fare riferimento principalmente ad un aspetto: meccanismo elettrico.

    Le poltrone relax possono essere raggruppate in due principali categorie: poltrone relax ad un motore e poltrone relax a due motori.

    Le poltrone relax ad un motore hanno un meccanismo elettrico basato sul movimento combinato dello schienale e del poggiapiedi, mentre quelle a due motori hanno una movimentazione del tutto indipendente dello schienale e del poggiapiedi.

    La scelta tra l’una e l’altra tipologia elettrica è sostanzialmente legata all’utilizzo a cui la poltrona relax è destinata.

    Maggiori dettagli su questo aspetto li forniremo nel prossimo articolo.

  • Usare correttamente la sauna finlandese

    La sauna finlandese è un ottimo prodotto utile a garantire il benessere psico-fisico del paziente. Moltissimi sono i casi in cui è utile per la cura, tuttavia bisgogna sapere anche quali sono i problemi che si possono incontrare se si fa un utilizzo sbagliato della sauna. Perciò non bisogna pensare alla sauna soltanto come a qualcosa di miracoloso, ma a uno strumento da usare con cura perché può essere rischioso. Nell’articolo che segue vi dirò quindi come comportarvi perché usare una sauna sia sempre piacevole e non vi danneggi fisicamente. Usare bene e in modo coscienzioso una sauna vi darà infatti moltissimo benessere.

    Grazie alla sauna nel vostro corpo si ha un aumento notevole della temperatura del corpo. Non tutti quanti riescono a sopportare lo sbalzo tra l’interno e l’esterno della sauna, e questo può provocare dei malori, non necessarriamente soltanto a chi presenta già delle particolari patologie, ma in generale a tutti. Non dovete entrare così liberamente in sauna, ma prima dovrete chiedere al vostro medico di base, che conosce il vostro corpo e i vostri problemi un parere sulla positività o meno del trattamento. Soprattutto gli anziani, prima di entrare nella sauna finlandese, dovranno fare esami anche approfonditi di tipo cardiaco, come ad esempio l’elettrocardiogramma. Se con questi esami la pressione arteriosa sarà troppo bassa il rischio sarà quello di svenimenti. Anche se la pressione risulta alta è meglio non praticare le sedute in sauna: la sauna finlandese renderebbe ancora più alta la pressione, infatti si sa che con il calore il cuore tende a battere più velocemente. Oltre agli anziani al di sopra di una certa soglia d’età e le persone malate, è sconsigliata la sauna alle donne in gravidanza. Inoltre non potranno fare la sauna finlandese i bambini sotto i 6 anni. Infatti il troppo calore sconvolgerebbe troppo il loro fisico e il loro metabolismo. Se siete malati, se ad esempio avete il raffreddore o l’influenza, dovete sapere che con la sauna si possono infettare anche le altre persone che stanno praticando con voi il trattamento. Ciò può accadere anche se si soffre di alcune malattie dermatologiche. La sauna finlandese è un prodotto che solitamente si trova in centri estecici e Spa benessere. È molto raro trovarle in case private, perché sono molto costose e inserirle comporta anche numerosi lavori di muratura, idraulici e di tipo elettrico. Proprio per questi motivi in tanti hanno scelto piuttosto della sauna finlandese quella a infrarossi, anche se non sono così simili come si pensa.

  • Cerchi un posturologo a Napoli?

    Sempre più persone cominciano a volgere la propria attenzione, per curare dolori articolari e non, a volerla dire tutta, alla sempre più presente figura del posturologo, una professione e una specializzazione medica che diventerà, per usare uno slang più moderno, sempre più fashion e cool.
    Bando alle facezie, la figura del posturologo, a Napoli come altrove, trova ampio accoglimento in questi anni nei quali si ricerca un approccio meno farmacologico e più naturale e olistico alle patologie.
    Ma cos’è un posturologo?
    Il posturologo
    www.fisioagresta.it è il professionista che si occupa delle patologie che possono scaturire da posture errate; patologie che sono più numerose di quel che si pensa e che, a lungo andare, vanno a influire non solo sulla parte ossea e muscolare della persona, bensì anche su quella mentale e psicologica. Insomma, sempre a voler essere un po’ spiritosi, la postura influisce sull’hardware e sul software della persona, in pieno ossequio al vecchio adagio latino del Mens sana in corpore sano.

    Napoli è sempre stata una città molto recettiva nei confronti delle discipline, mediche e non, che sfidavano e sfidano l’ortodossia e i paradigmi accettati. La città, che recentemente ha avuto la ribalta anche per via di un vaccino per l’Ebola, è stata ed è, nel contempo, una delle capitali italiane dell’omeopatia.
    Per cui non deve affatto sorprendere che sempre più persone scelgono a Napoli di rivolgersi a un posturologo, oppure a degli ottimi centri di posturologia, anche questi ultimi, in una città poliedrica e sfaccettata come Napoli, non mancano.

    Il consiglio però è sempre di informarsi per bene, perché visto che, come detto, trattasi di specializzazioni e lavori molto in auge è anche possibile incorrere, incautamente ma non per questo senza rischi, in ciarlatani che si spacciano per professionisti della posturologia.

  • Rimedi all’eiaculazione precoce: il metodo dello stop-start

    Se l’eiaculazione precoce, ovvero il raggiungimento dell’orgasmo in un periodo troppo anticipato o troppo veloce, è determinata da fattori di natura psicologica (specialmente da ansia), è necessario risalire tutta la serie di eventi causali fino alla fonte dei problemi. Questa fonte può essere di diversa natura, potendo prendere la forma dell’ambiente sociale, dell’occasione specifica, della partner, delle aspettative (sociali, familiari, coniugali), personalità ed emotività del soggetto ma anche semplicemente una momento di stress.

    È proprio l’eterogeneità delle cause dell’eiaculazione precoce a determinare problemi di natura medica, ovvero sia di quale risposta dare alle singole necessità del paziente. In linea di massima, è necessario adattare la terapia a seconda delle caratteristiche soggettive. Difficilmente, la mono terapia potrà risultare efficace nella cura della disfunzione erettile, ma con i nostri articoli potrete trovare una serie di metodi sperimentati o sperimentali, da combinare insieme per la risoluzione del problema. Per assicurare un’efficacia del trattamento maggiore, è necessario che anche la partner sia collaborativa e riesca a comprendere le necessità del proprio consorte (a fortiori considerando che un’eventuale buona riuscita delle terapie potrà apportare benefici alla coppia in quanto tale).

    La scienza medica moderna ha recentemente portato sul mercato alcuni prodotti farmacologici contro eiaculazione precoce, corredati di studi specifici che dimostrano la loro capacità nel ritardare il momento dell’eiaculazione, ma prima che questi fossero disponibili sul mercato, le metodologie applicate erano quelle psico-sessuali. Si tratta di consigli o pratiche da attuare durante il rapporto sessuale, che si concentrano subito prima o durante il momento in cui si senta di raggiungere l’orgasmo.

    La tecnica che vi presenteremo in questo articolo è quella dello stop – start. Si tratta di una metodologia diretta ad allontanare l’ansia dell’eiaculazione precoce, concentrandosi completamente sul piacere e sulla voluttà del rapporto sessuale che si sta avendo. Ovviamente sarà importante che anche la donna collabori per la riuscita del metodo, ma il protagonista assoluto è l’uomo (essendo il soggetto che soffre direttamente dell’eiaculazione precoce), il quale si dovrà posizionare nella posizione che ritenga più comoda (solitamente sdraiato sulla schiena), cercando di non fare nessun movimento se non focalizzarsi sul piacere provato con il movimento pelvico della propria partner. Obiettivo primario del metodo stop – start è de responsabilizzare l’uomo per liberarlo da pressioni e ansie accumulate. Dovrà procedersi ad una fase di preliminari e petting senza stimolazione diretta delle zone genitali, eliminando l’immagine ricorrente (Freud avrebbe detto il tabù) della penetrazione vaginale dalla mente, che provocherebbe un eccesso di eccitamento e una possibile insorgenza di ansia.

    Con il continuare della stimolazione erotica, aumenterà l’eccitazione che porterà all’erezione fino al raggiungimento del cosiddetto plateau, ovvero l’ultimo punto erogeno oltre il quale si raggiungerebbe l’eiaculazione. Raggiunta la fase di plateau, ovvero appena prima del raggiungimento dell’orgasmo, l’uomo dovrà invitare la propria compagna a fermare il movimento, per far rilassare i tessuti molli penieni e portare ad un lieve calo erettile. Passato il tempo necessario per “far calmare le acque” si potrà ricominciare il rapporto dinamico, fino al raggiungimento del plateau successivo e così via.

    È consigliabile “percorrere” al massimo 3-4 plateau prima dell’eiaculazione, permettendo al soggetto sofferente di eiaculazione precoce di prendere consapevolezza del momento fisiologico dell’eiaculazione e per la necessaria desensibilizzazione del pene.

    • Questa prima fase del metodo stop – start avrà una durata variabile a seconda del numero di rapporti sessuali settimanali. Presupponendo una media di 2-3 rapporti alla settimana, sarebbe consigliabile far durare la prima fase del trattamento terapeutico psicologico per almeno una settimana – 10 giorni.
    • La seconda fase, mantenendo la stessa frequenza di rapporti sessuali, si basa sul medesimo meccanismo (raggiungimento del plateau ed interruzione, ma con l’aggiunta del coinvolgimento diretto degli organi genitali. È proprio questa progressiva traiettoria di avvicinamento alla zona genitale ad eliminare l’ansia della penetrazione. Si tratta in termini più moderni, di risettare i valori psicologici rispetto alle variabili dell’intensità e il vigore delle sensazioni piacevoli che si provino durante il rapporto.
    • La terza fase (a pari frequenza e periodo di trattamento complessivo), prevede la penetrazione vaginale. Anche in questo caso, al raggiungimento del plateau del piacere, si dovrà bloccare il rapporto estraendo il pene dalla vagina per 3-4 volte complessive prima di arrivare all’eiaculazione.

    Ovviamente, alla luce della spiegazione, si capisce quanto sia importante la “chimica di coppia” ed il consenso della propria partner al fine di far funzionare questo metodo, che sul medio-lungo periodo dovrebbe consentire di liberarsi dallo stress e dalla ansia dell’eiaculazione e della penetrazione per arrivare ad una sessualità più consapevole e serena.

  • Il farmaco generico e le norme sulla responsabilità nella prescrizione

    Questioni giuridiche sulla responsabilità nella prescrizione dei farmaci con focus sul farmaco no brand. Parla l’Avvocato Andrea Castelnuovo.

    Per effetto dell’articolo 1-bis del decreto-legge 27 maggio 2005 n.87 (convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005 n. 149), tanto per complicare inutilmente la vita agli operatori, ciò che in tutto il mondo viene chiamato “medicinale generico” in Italia deve essere definito “medicinale equivalente”, che probabilmente al nostro legislatore pareva una formula più politicamente corretta.

    È ben strano, tuttavia, che lo stesso legislatore pochi mesi più tardi, quando emana il codice comunitario dei medicinali di cui adesso andiamo discutere, continui a utilizzare la definizione di “generico” in luogo di “equivalente”, pur ricordando nel medesimo articolo 8 che la legge del 2005 obbliga a chiamarlo equivalente!

    L’articolo 6 del D.Lgs. n. 219/2006 (il Codice comunitario dei medicinali) stabilisce che “Nessun medicinale può essere immesso in commercio sul territorio nazionale senza aver ottenuto un’autorizzazione dell’AIFA o un’autorizzazione comunitaria” da parte dell’EMA.

    L’articolo 8 stabilisce la procedura per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco “innovatore”: alla domanda occorre allegare, per quanto qui ci interessa i risultati: l) delle prove farmaceutiche (chimico-fisiche, biologiche o microbiologiche); 2) delle prove precliniche (tossicologiche e farmacologiche); 3) delle sperimentazioni cliniche.

    Lo stesso Codice, con l’articolo 10, prevede la “domande semplificate di AIC per i medicinali generici” e stabilisce che in deroga all’articolo 8, comma 3, lettera l), il richiedente non è tenuto a fornire i risultati delle prove precliniche e delle sperimentazioni cliniche se può dimostrare che il medicinale è un medicinale generico di un medicinale di riferimento che è autorizzato o è stato autorizzato a norma dell’articolo 6 da almeno otto anni in Italia o nella Comunità europea.

    Il quinto comma dell’articolo 10 definisce medicinale generico “un medicinale che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento nonché una bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità.

    La norma dice che “i vari sali, esteri, eteri, isomeri, miscele di isomeri, complessi o derivati di una sostanza attiva sono considerati la stessa sostanza attiva se non presentano, in base alle informazioni supplementari fornite dal richiedente, differenze significative, né delle proprietà relative alla sicurezza, né di quelle relative all’efficacia” e che “le varie forme farmaceutiche orali a rilascio immediato sono considerate una stessa forma farmaceutica”.

    Non è mia intenzione invadere il campo scientifico dei farmacologi, ma occorre ricordare che gli studi di bioequivalenza vengono effettuati su (pochi: il minimo è 12) volontari sani, maschi, che assumono una sola dose del farmaco di riferimento, vengono poi sottoposti a wash-out, assumono poi una dose del farmaco test e via incrociando.

    Insomma, si potrebbe dire che è una inevitabile fictio iuris quella in base alla quale si estendono gli effetti degli studi di bioequivalenza agli effettivi pazienti che assumeranno farmaco, ma è una finzione (scientificamente fondata, beninteso) della quale non si può non tener conto.

    Ora uno studio del genere è certamente funzionale allo scopo, ma non possiamo dimenticare che la platea dei destinatari effettivi finali del farmaco immesso in commercio non è costituito da maschi sani, giovani, che assumono una sola dose di farmaco, perfettamente controllati in un laboratorio: è facile invece che quel farmaco venga assunto da pazienti cronici che lo prendono tutti i giorni, in combinazione con tanti altri farmaci per tutte le altre patologie di cui i pazienti (soprattutto quelli anziani, cioè la maggior parte) sono affetti; e teniamo anche in considerazione che può capitare che magari ogni tanto il paziente si induca in errore e prenda due volte lo stesso farmaco semplicemente perché si ritrova in casa due scatole diverse contenenti compresse di colore forma diversa, anche se contengono lo stesso principio attivo.

    E magari può capitare, in letteratura i casi sono già evidenti, che il marito assuma l’farmaco della moglie e viceversa solo perché il blister è esattamente identico, visto che il produttore è lo stesso.

    La tematica dei farmaci LASA (look alike – sound alike) è di una certa complessità, esistono normative ministeriali ben fatte e sicuramente efficaci, ma tuttavia bisogna considerare che il fruitore del prodotto farmaceutico non è sempre un raffinato latinista, non è quasi mai un professore di farmacologia, molto spesso non è neppure un medico! E che pertanto occorre in qualche maniera guidare il paziente per mano nel percorso quotidiano di assunzione di diversi farmaci cercando di evitare il più possibile che l’errore accada e che le cattive abitudini prendano il sopravvento (sappiamo tutti quanto la complicazione e la confusione contribuiscano in maniera significativa all’abbandono delle terapie e quindi alla sostanziale inefficacia delle stesse).

    In un ipotetico paese di Bengodi, nel quale non esistono problemi di natura finanziaria, la tematica del farmaco generico semplicemente non esisterebbe: non esiste un’esigenza naturale o scientifica di avere a disposizione più d’un farmaco con la medesima composizione qualitativa e quantitativa di principio attivo, perché il paziente ha la semplice esigenza di avere il farmaco giusto per la propria patologia, prescritto da un medico che non abbia alcun tipo di influenza che non sia quella della pura scienza, il tutto (ovvio) pagando meno possibile…

    In buona sostanza, il farmaco generico è un tema di natura legale e finanziaria e non anche, non solo, di natura scientifica.

    Non siamo nel Bengodi, però, da noi la spesa farmaceutica è importante e viene sostenuta in grandissima parte dal servizio sanitario nazionale con denaro pubblico, sicché i criteri di razionalizzazione della spesa e di risparmio (e di “non spreco”, soprattutto) sono fondamentali e non possono essere ignorati, anzi.

    Il farmaco generico fa risparmiare, questo è il punto fondamentale ed è il leitmotiv di tutta la questione.

    L’affermazione è vera, ma bisogna intendersi sul suo significato e la sua portata: è vero che se l’ordinamento non consentisse ai produttori di farmaci generici di ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio dei loro preparati bioequivalenti una volta che il farmaco di riferimento abbia perso il brevetto (posto che, come tutte le invenzioni industriali assistite da brevetto, anche i farmaci dopo un certo lasso di tempo perdono la tutela brevettuale), i produttori dei farmaci originali con tutta probabilità non avrebbero alcun incentivo ad abbassare i prezzi.

    È ormai da quasi 15 anni, infatti, che il prezzo del farmaco generico più economico disponibile sul mercato costituisce il c.d “prezzo di riferimento” o “prezzo di rimborso”: l’articolo 7 della Legge 405 del 2001 dispone infatti che i medicinali a brevetto scaduto sono rimborsati al farmacista dal SSN fino alla concorrenza del prezzo più basso del corrispondente farmaco generico disponibile nel normale ciclo distributivo regionale.

    Questo vuol dire che se il medico prescrive al paziente un farmaco a brevetto scaduto (stiamo parlando, naturalmente, di farmaci di fascia A), il servizio sanitario rimborsa al farmacista non il prezzo di quella confezione ma un prezzo virtuale che il prezzo di riferimento, cioè quello del generico più economico: se dunque il paziente, a fronte di una prescrizione del medico priva della clausola di “non sostituibilità” di cui diremo, riceve dal farmacista il farmaco branded o il generico X o il generico Y, ciò che lo Stato paga è solo è semplicemente il “prezzo di riferimento”, e se la scatola che il paziente compra in farmacia costa di più di questo prezzo di riferimento sarà il paziente a doversi far carico del sovrapprezzo. È il cosiddetto co-payment.

    Dunque, stando così le cose, il fatto che il medico prescriva il farmaco branded o il farmaco generico non ha alcuna rilevanza sotto il profilo del costo a carico del servizio sanitario nazionale, perché lo Stato paga sempre comunque un prezzo virtuale che è il più basso sul mercato.

    Il risparmio indotto dall’esistenza sul mercato dei farmaci generici è, dunque, un risparmio a livello macroeconomico, perché la spinta concorrenziale impone ai produttori dei farmaci branded che abbiano perso il brevetto di allineare al ribasso i propri prezzi per restare sul mercato e non farsi completamente eliminare dai produttori dei farmaci generici.

    Non si spiega, alla luce di queste semplicissime considerazioni, perché non sia ancora sopita la diatriba che riguarda il rapporto tra farmaco griffato e farmaco generico sotto il profilo del risparmio per il servizio sanitario nazionale: probabilmente è una diatriba mal impostata, perché ciò che fa risparmiare non è la scelta che il paziente faccia tra la scatola che non preveda un co-payment e quella che lo preveda, ma è a monte, nella scelta del medico tra il prescrivere nell’ambito della classe/categoria terapeutica un farmaco a brevetto ormai scaduto oppure un farmaco non ancora genericato.

    Certo, non si può sottacere che anche la quota che il paziente paga di tasca propria incide sul complesso della spesa farmaceutica ed è giusto che i farmacoeconomisti tengano conto anche di questo aspetto: ma è senz’altro sbagliato sostenere sic et simpliciter che vi sia un risparmio per il servizio sanitario se il paziente si faccia consegnare in farmacia una scatola piuttosto che l’altra.

    Se sussistono valide ragioni cliniche per indirizzare il medico a prescrivere un farmaco nuovo o un farmaco vecchio a parità di prestazione terapeutica, si può condividere che le Asl ed in genere il sistema del servizio sanitario (così come le società scientifiche nel redigere le linee guida ed i protocolli) indichino al prescrittore una scelta quale preferenziale rispetto all’altra.

    Ciò che invece davvero non convince, sotto il profilo giuridico, è la spinta verso l’una o l’altra prescrizione laddove si tratti di scegliere, a fronte della scelta di prescrivere al paziente una determinata molecola, la scatola griffata o la scatola del genericista X o del genericista Y.

    Per rendere il ragionamento ancora più chiaro, in soldoni: se il paziente ha bisogno di una statina e io, che sono il suo medico, ritengo che possa essere utilmente trattato con una statina a brevetto scaduto, gliela prescrivo e posso scegliere se prescrivergli la semplice molecola (sicché il farmacista gli consegnerà, salvo diversa richiesta del paziente, il farmaco generico che costa di meno) oppure se prescrivergli un particolare farmaco a base di quel principio attivo (apponendo cioè sulla ricetta la clausola di non sostituibilità, che può essere apposta tanto al farmaco branded quanto al generico). Se invece ritengo che questo paziente abbia bisogno di una particolare statina ancora tutelata da brevetto, gliela prescriverò.

    Ebbene, per quanto riguarda l’aspetto della responsabilità, è evidente che quel medico dovrà poter sostenere in base a dati scientifici, evidenze cliniche, studi e letteratura la propria scelta per una delle varie ipotesi (farmaco nuovo, farmaco brevetto scaduto, quel particolare generico, il griffato). Se invece la ragione della scelta di un farmaco piuttosto che dell’altro sta semplicemente nell’aspetto finanziario, sarà ben difficile difendere l’operato di quel medico, laddove ovviamente la prescrizione non abbia ottenuto i risultati sperati o, peggio, abbia aggravato la situazione del paziente o comunque sia stata terapeuticamente inefficace.

    Se tutto va bene, ovviamente, non viene neppure a sorgere una questione di responsabilità professionale. Ricordiamoci sempre che la responsabilità è una responsabilità per danno, non per mera condotta.

    Per quanto riguarda la scelta se apporre o meno la clausola non sostituibilità in favore di una formulazione che costi più del prezzo di riferimento, è chiaro che il medico dovrà anche tener conto del fatto che il paziente possa o non possa sostenere la spesa per il co-payment, ma qui si tratta di non accedere a soluzioni semplicistiche che conculchino il diritto dovere del medico di prescrivere secondo scienza e coscienza, e il diritto del paziente ad avere da parte del medico la migliore delle prescrizioni senza che l’aspetto finanziario sotteso alla ricetta prevalga sull’aspetto scientifico e quindi terapeutico.