Categoria: Salute e Benessere

  • Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù

    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù


    Diabete nei bambini: la guida dell’Ospedale Bambino Gesù con i consigli utili.

    Il diabete infantile è chiamato anche diabete di tipo 1, per distinguerlo dal diabete di tipo 2 che colpisce gli adulti. Si tratta di una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero un aumento dello zucchero (glucosio) nel sangue, a sua volta causata da una carenza di insulina nell’organismo umano. L’insulina è un ormone prodotto da alcune cellule del pancreas e consente l’assorbimento del glucosio nel sangue, svolgendo un ruolo fondamentale nel mantenimento del normale il livello di glicemia. Nel bambini con diabete mellito di tipo 1 la carenza di insulina è assoluta.

    Controllo della glicemia
    Il diabete mellito di tipo 1 ha un’incidenza annua media di 8,1 su 100.000 bambini ogni anno, nell’Italia non insulare. Si presenta con maggior frequenza nelle femmine –con un rapporto di 1 a 5- e nell’isola di Sardegna ha un’incidenza annua 4-5 volte più elevata rispetto alla media nazionale, isole escluse.

    Esistono altre forme di diabete che, in misura minore, possono interessare l’età pediatrica:

    • il diabete mellito di tipo 2, tipico dell’età adulta, ma che presenta un’incidenza in aumento anche nei bambini;
    • il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), forma genetica – familiare;
    • il diabete secondario ad altre patologie (fibrosi cistica, malattie endocrinologiche, etc.) o legato all’assunzione di terapia cortisonica cronica.

    La causa del diabete di tipo 1 a non è ancora nota. Esistono ipotesi su cause genetiche, per via della tendenza all’ereditarietà, e ambientali.

    È invece conosciuto il meccanismo specifico che porta alla carenza di insulina: si tratta di un processo di autodistruzione delle cellule del pancreas che producono insulina. In particolare, alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti, iniziano ad aggredire le cellule del pancreas che producono insulina, fino a distruggerle completamente. Con lo stesso meccanismo che normalmente i linfociti impiegano contro i virus e i batteri che causano le comuni malattie infettive. Questo fa sì che dall’organismo vengono prodotti nel sangue alcuni autoanticorpi diretti contro particelle specifiche del proprio organismo, che sono importanti indicatori di malattia o pre-malattia. Per tali motivi il diabete mellito di tipo 1 viene classificato tra le patologie autoimmuni (alterazioni del sistema immunitario che dà origine a risposte immuni anomale o autoimmuni, dirette contro componenti del proprio organismo).

    La carenza assoluta di insulina è incompatibile con la vita. Fondamentali sono la diagnosi precoce e il trattamento insulinico tempestivo.

    I sintomi principali di allarme che richiedono consulto medico sono:

    – la poliuria, aumento della quantità di urine con aumento della frequenza delle minzioni;
    – la polidipsia, sete eccessiva con aumento dell’assunzione di liquidi;
    – la polifagia, fame eccessiva con aumento dell’assunzione di cibo;
    – il dimagrimento;
    – i dolori addominali non riconducibili ad altre patologie.

    Diabete nei bambini: i consigli dell’Ospedale Bambino Gesù

    Nei bambini, come abbiamo detto, il diabete di tipo 1, caratterizzato dalla carenza assoluta di insulina, è la forma più comune.

    Gli esperti del Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma hanno pubblicato una serie di indicazioni utili sul diabete pediatrico nella guida “A scuola di salute“.

    Gestione del diabete nei bambini:

    • Mantenere un buon controllo glicemico
    • Avere un normale sviluppo psicofisico
    • Avere una buona qualità della vita
    • Evitare le complicanze a breve e lungo termine

    Autocontrollo

    Nei bambini con diabete l’autocontrollo glicemico è fondamentale sia per controllare i livelli di glicemia che per ridurre il rischio di ipo e iperglicemie.

    L’autocontrollo glicemico comprende le seguenti azioni:

    • monitoraggio della glicemia
    • interpretazione dei risultati
    • interventi terapeutici per migliorarli

    L’acquisizione delle competenze per mettere in atto l’autocontrollo avviene attraverso un percorso educativo specifico, con la guida del team curante.

    Con la misurazione della glicemia si regola la dose di insulina. Nei pazienti sottoposti a 4 somministrazioni di insulina al giorno devono controllare la glicemia 5-6 volte al giorno.

    La glicemia si controlla:

    • al risveglio
    • prima e dopo i pasti principali
    • prima e dopo l’attività fisica
    • in caso di malattie ricorrenti il monitoraggio deve essere costante.

    Le glicemie vanno annotate su un diario, per avere un quadro costante della situazione e dell’andamento glicemico. Annotate anche gli eventi insoliti.

    Ogni tre mesi, poi, va ripetuto l’esame della emoglobina glicosilata, ovvero il livello di glucosio trasportato nei globuli rossi. Un valore che va tenuto sotto controllo, perché livelli elevati possono portare complicanze a lungo termine.

    Misurazione dei chetoni:

    Nelle persone con diabete si producono chetoni quando le cellule consumano grassi per avere energia al posto di zuccheri che non riescono ad assorbire a causa della carenza di insulina. L’elevata presenza di chetoni è pericolosa perché produce acidità all’interno del corpo che causa lo scompenso.

    I chetoni si producono in presenza di deficit di insulina o di ipoglicemia.

    Il livello di chetoni si misura nel sangue o nelle urine con apposite strisce. L’esame più comune è quello delle urine, che si effettua bagnando strisce che si colorano seguendo una scala. Più il colore aumenta più è alto il livello di chetoni (chetonuria). Il livello dei chetoni va controllato quando si sta male e si ha febbre e/o vomito, quando il livello di glicemia è alto, sopra 300 mg, quando si hanno forti dolori addominali con respiro rapido.

    È importante che famiglie e pazienti sappiano effettuare l’autocontrollo della glicemia per poi somministrare la dose corretta di insulina, seguendo questi passaggi:

    • Effettuare il controllo e la lettura della glicemia
    • Interpretare i risultati e prendere decisioni
    • Percepire i collegamenti tra determinati comportamenti (dieta, esercizio fisico) e i risultati della misurazione della glicemia
    • Mettere in atto comportamenti correttivi, farmacologici e non, in risposta ai risultati glicemici.
    Materiale per controllo glicemico (A scuola di salute, Bambino Gesù)

    Come effettuare il controllo:

    • Lavare le mani
    • Preparare il materiale
    • Inserire la striscia all’interno del glucometro
    • Disinfettare la cute del dito
    • Pungere il polpastrello del dito
    • Asciugare la prima goccia di sangue
    • Avvicinare il dito alla striscia reattiva (già inserita nel glucometro) e la goccia di sangue verrà aspirata
    • Attendere circa 5 secondi e il risultato verrà visualizzato nel glucmetro
    • Riportare il risultato sul diario

    Conservare bene e tenere puliti gli strumenti per misurare la glicemia.

    Il diario aiuta ad avere un quadro completo dell’andamento della glicemia e dell’insulina somministrata. Vanno annotati non solo i livelli di glicemia, ma anche le dosi di insulina somministrata. Nel diario vanno annotate a che le modifiche allo stato di salute.

    La terapia insulinica si esegue iniettando nel sangue la dose stabilita dal medico con una penna apposita (stiloiniettore). L’insulina va conservata in frigo. L’insulina va iniettata nel sottocutaneo, usando un ago nuovo ad ogni puntura. Le parti del corpo dove effettuare l’iniezione sono: addome, braccia, cosce, glutei. Disinfettare la parte prima di iniettare l’insulina. Cambiare la sede dell’iniezione ad ogni puntura. Su addome e braccia l’assorbimento dell’insulina è più veloce.

    Indispensabile, poi, è seguire una corretta alimentazione. Con l’alimentazione si può tenere sotto controllo i livelli di glicemia e ridurre il fabbisogno di insulina. L’alimentazione del bambino diabetico va seguita da un nutrizionista.

     

    È sconsigliato l’acquisto di prodotti per diabetici perché la differenza in carboidrati con gli altri prodotti è minima. I prodotti per diabetici, poi, contengono più grassi e sono cari.

    Molto importante è l’attività fisica, perché aiuta a migliorare il controllo metabolico. In particolare le attività aerobiche, caratterizzate dalla bassa intensità e dalla durata dello sforzo, aiutando a diminuire la glicemia.

    Come prevenire ipo ed iperglicemie durante l’attività fisica:

    • programmare l’attività fisica 2-3 ore dopo la somministrazione di insulina
    • se non è possibile programmarlo ridurre la dose dell’insulina precedente
    • prima dell’esercizio fisico controllare la glicemia e in caso fare uno spuntino a base di carboidrati
    • se l’esercizio è prolungato consumare spuntini anche durante l’attività
    • avere sempre con sé zucchero e bevande zuccherate.

    Per avere maggiori informazioni rimandiamo alla guida al diabete dei bambini di A scuola di salute.

    FONTE: universomamma.it

  • I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea

    I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea, successo per il convegno organizzato a San Felice Circeo

    L’alimentazione come sentinella della purezza o del degrado ambientale, come cura all’invecchiamento e contributo ad una condotta di vita sana, come espressione culturale di un territorio e custode di conoscenze e ricette antiche.

    Anche quest’anno l’Accademia della Cucina Mediterranea ha voluto porre al centro dell’attenzione il cibo nelle sue molteplici declinazioni organizzando il V Convegno nazionale sul tema: “Mangiare bene, per stare bene. I prodotti dell’Agro pontino nella dieta mediterranea” che si è svolto sabato scorso nel Cinema Teatro Anna Magnani di San Felice Circeo.

    Il saluto del sindaco di San Felice Giuseppe Schiboni, che ha rimarcato l’impegno dell’Accademia nel diffondere, soprattutto tra i giovani, il concetto che mangiare bene aiuta a stare bene e a prevenire malattie, ha fatto da preambolo agli interventi di qualificati e autorevoli relatori, preceduti dalla testimonianza di Paolo Porcelli, dell’Accademia della cucina mediterranea, il quale ha evidenziato come la giusta alimentazione sia stata per lui un aiuto prezioso nell’affrontare condizioni di salute particolari.

    dieta mediterraneaProteggere l’habitat è una priorità assoluta, considerato lo scenario che si è generato con la diffusione di sostanze inquinanti. Il direttore del WWF Italia e Presidente del Parco Nazionale del Circeo, Gaetano Benedetto, ha parlato delle minacce che arrivano dalle plastiche, in particolare dalle microplastiche e dalle nanoplastiche. La plastica in mare, infatti, non è solo quella visibile come quella che viene spiaggiata o che le correnti raggruppano in enormi isole galleggianti negli oceani, ma anche quella microscopica che deriva dalla decomposizione delle plastiche più grosse o sorprendentemente dal progressivo consumo di prodotti. I filati sintetici e i pile, ad esempio, nei lavaggi rilasciano microparticelle che attraverso gli scarichi finiscono in mare.

    L’utilizzo di fitofarmaci nella produzione agricola è stato finora oggetto di misure di contenimento da parte della Comunità europea, ma ciò non basta a limitare gli effetti nocivi che un alimento, seppur coltivato secondo i regolamenti, non viene trattato e cucinato nella giusta maniera. Giovanni Aquino, dottore in Scienze Agrarie e funzionario dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, si è soffermato sui comportamenti virtuosi che devono permeare tutta la filiera produttiva, passando dalla conservazione fino alla cottura, che se sbagliati potrebbero alterare i cibi e generare sostanze tossiche.

    Confortano comunque i dati dei campionamenti effettuati dalla Comunità Europea sulla presenza di residui chimici negli alimenti secondo i quali gli agricoltori del Lazio e dell’Agro Pontino sono risultati tra i più attenti nell’impiego dei fitosanitari, ai primi posti perché molto al di sotto del minimo previsto dalla normativa.

    E la genuinità dei prodotti dell’Agro Pontino è stata rimarcata anche dall’Assessore alle Attività produttive del Comune di San Felice Circeo, Rita Rossetto, che ha riportato la sua esperienza quale funzionario della Asl.

    Un competente dettaglio sulle tecniche di conservazione è stato fornito dal consulente agroalimentare ed esperto di agroindustria, Bruno Fiorini: dalla pasteurizzazione alla sterilizzazione, al sottovuoto alla surgelazione, fino alla fermentazione. Metodi da attuare in maniera corretta al fine di scongiurare l’insorgenza di batteri, come il botulismo (Clostridium botulinum) che ha effetti letali sulle persone.

    Ma il complesso dei rischi riguarda anche gli imballaggi e i contenitori con cui vengono stoccati e trasportati i cibi. L’argomento è stato affrontato in modo approfondito dal dottor Michele Stocola, giurista della sicurezza alimentare, che nel discorso delle contaminazioni ha inserito anche il mercato dei cibi biologici e la questione delle certificazioni, sottolineando come siano da privilegiare i cibi della filiera corta e quindi prodotti nel nostro Paese.

    La genialità della nutrizionista e geriatra Lucia Tassi ha aperto il capitolo della corretta nutrizione, evidenziando che l’azione del mangiare non avviene solo per necessità, quindi per fame, ma deriva anche da abitudini, spinte emotive ed esigenze lavorative, socialità. Ribaltando alcuni pregiudizi e comportamenti consolidati, ha rimarcato quanto sia importante l’ordine alimentare nella quotidianità e come la scelta dei cibi giusti nei vari momenti della giornata possa rivelarsi una medicina per il benessere.

    Gli alimenti, inoltre, possono prevenire in maniera determinante il naturale processo di invecchiamento di una persona, che è diverso per ognuno ma migliorabile secondo le consuetudini nutritive. La biologa e nutrizionista Mariagrazia Devastato è stata illuminante nell’esporre le cause della senescenza, come i radicali liberi che possono essere arginati dagli antiossidanti, sostanze di cui è ricca la dieta mediterranea e quindi contenute in molti prodotti dell’Agro Pontino. Tra gli alimenti anti-età spiccano infatti l’olio extravergine d’oliva, diverse verdure, frutti e pesce.

    Anche i polifenoli combattono i radicali liberi e sono una barriera contro i danni cardiovascolari. Queste molecole, si trovano nell’uva e dunque nel vino. E proprio sugli effetti positivi di questo antico e diffuso nettare, è stato incentrato l’intervento della dottoressa Barbara Palombo, master sommelier della Fis, che ha illustrato le caratteristiche organolettiche del vino, ricordando anche le dosi di assunzione consigliate nelle diverse età.

    Il momento più gustoso del convegno è coinciso con l’intervento del giornalista e scrittore Umberto Natoli che ha voluto deliziare il pubblico con una ricetta del Rinascimento di un grande e innovativo cuoco, quale è stato Bartolomeo Scappi il cui genio gastronomico era molto apprezzato nei banchetti papali. In sala è stata servita una delizia, un dolce realizzato con crema pasticcera impanata con formaggio pecorino e fritto, che ha suscitato lo stupore e la soddisfazione dei partecipanti. Il giornalista ha quindi ripercorso le origini della nostra cucina, svelando quelle pietanze che attraversando i secoli sono arrivate fino ai nostri giorni.

    Le conclusioni sono state affidate a Franco Bruno Angelo Guattari, rispettivamente  presidente e membro dell’Accademia della Cucina Mediterranea che hanno sottolineato la disponibilità e la competenza dei relatori rinnovando l’appuntamento con il convegno nazionale al prossimo anno. Una degustazione di piatti e prodotti tipici, offerta da ristoratori e produttori locali, ha coronato l’evento del Circeo.
    Per altre informazioni sulla dieta mediterranea:
    https://www.dieta-dimagrante.com/alimentazione/la-dieta-mediterranea-biologica-di-riferimento-ricerca-universita-tor-vergata-roma/

    FONTE: h24notizie.com

  • Capelli bianchi: tutto quello che c’è da sapere

    Capelli bianchi: tutto quello che c’è da sapere

    Capelli bianchi? Scopri perché può succedere anche da giovani.

    Cause, rischi e prevenzione dell’incanutimento.

     

    I primi capelli bianchi, si sa, generano sempre un po’ di ansia, a qualunque età compaiano. Sono un segno di invecchiamento, ti ricordano che le lancette dell’orologio biologico si stanno spostando nella seconda metà del quadrante. Ti sei mai chiesto perché, ad un certo punto della vita, i capelli subiscano questo curioso processo di incanutimento perdendo il loro colore? E ti sei mai domandato perché questo fenomeno fisiologico si presenti in modi e tempi così differenti da persona a persona?

     

    Ci sono anziani che sfoggiano orgogliosamente, se non tutta, almeno una buona porzione di capigliatura ostinatamente pigmentata, e persone molto giovani sulle cui chiome già spuntano i primi fili bianchi. Quali sono le cause? Ci sono solo ragioni genetiche, oppure entrano in gioco altri fattori nell’anticipare o posticipare l’incanutimento? Ma soprattutto, il processo è reversibile? Andiamo con ordine.

     

    Per prima cosa, devi sapere che nel nostro corpo sono presenti milioni di follicoli piliferi i quali sono responsabili di produrre peli e capelli e anche le cellule pigmentate (melanociti), che li colorano. Ad un certo punto, però, i follicoli piliferi perdono melanociti, da che ne consegue che i nuovi capelli crescano decolorati, bianchi. Questo fenomeno colpisce soprattutto i bulbi piliferi del cuoio capelluto, e anche in modo disordinato, a “macchia di leopardo”. Alcune zone della testa incanutiscono prima, conferendo la tipica colorazione “sale e pepe”. Questo stato di cose può durare molto a lungo, e talvolta un incanutimento completo non si attua mai.

    In genere i primi capelli bianchi compaiono intorno ai 40 anni, una soglia limite in cui altri cambiamenti si verificano, associati al processo di invecchiamento, come il difetto visivo della presbiopia, che compromette la visione da vicino.

    In alcuni soggetti, però, i capelli ingrigiscono precocemente, persino a 20 anni. Nulla di grave! Ma vediamo una lista delle cause che più comunemente possono giustificare anche un incanutimento precoce:

    • Carenze vitaminiche. In particolare un insufficiente apporto di vitamine del gruppo B (B-6, B-12 e biotina), vitamina D e vitamina E. Questa carenza può a sua volta dipendere da altro genere di problemi, come ad esempio un cattivo assorbimento dei micronutrienti presenti nel cibo che si consuma, conseguenza di malattie intestinali e intolleranze alimentari non diagnosticate. Attenzione anche alle diete drastiche.
    • Genetica. Senza dubbio la predisposizione genetica è il fattore che ha il peso specifico maggiore nella comparsa dei capelli bianchi già in giovane età. Se in famiglia sono presenti molti casi di incanutimento precoce, è molto più probabile che succeda anche a te…
    • Stress ossidativo. Dopo la genetica, è senza dubbio la causa principale della decolorazione dei capelli. Lo stress ossidativo si verifica quando nel corpo ci sono troppi radicali liberi. La produzione di radicali liberi è fisiologica, ma in un organismo sano e giovane la loro presenza è neutralizzata dalla contemporanea azione degli antiossidanti che mantengono uno stato di equilibrio e benessere. L’eccessiva produzione di radicali liberi e un insufficiente apporto di antiossidanti sono spesso indotti da uno stile di vita non salutare: dieta scorretta, sovrappeso, fumo, mancanza di attività fisica ecc.
    • Stress. Lo stress ossidativo può essere innescato anche dallo stress della vita di ogni giorno. Quando i livelli di ansia e tensione sono eccessivi, il corpo reagisce come può, e talvolta gli effetti sono proprio in un invecchiamento precoce, di cui fanno le spese in primis pelle e capelli. Anche un evento traumatico, come un lutto, può accelerare il processo ossidativo e far comparire capelli bianchi anche in giovane età.
    • Fumo. Il fumo è uno dei fattori che contribuiscono a provocare stress ossidativo, e quindi anche l’imbiancamento della chioma.
    • Disfunzioni endocrine, in particolare malattie della tiroide.
    • Prodotti chimici aggressivi. Un eccessivo uso di agenti chimici aggressivi per lavare, decolorare, tingere, stirare o pettinare i capelli, soprattutto se effettuati fin dall’adolescenza, in qualche caso può anticipare la perdita del pigmento naturale dei capelli. Questi trattamenti sono dannosi in generale e, se protratti nel tempo in modo scriteriato, possono anche portare ad una caduta dei capelli.

     

     

    A questo punto la domanda sorge spontanea: c’è qualcosa che si può fare per evitare il declino cromatico della nostra chioma, o almeno per ritardarlo? La risposta è nì. Una volta che il processo è avviato, non si può fermare, ma è possibile ritardare l’incanutimento agendo sulla prevenzione, cioè cercando di eliminare quei fattori ambientali e comportamentali che concorrono nel provocare lo stress ossidativo dei bulbi piliferi. Ecco, quindi, ciò che puoi fare per frenare il processo di invecchiamento cellulare:

    • Assumere più antiossidanti. Il segreto sta nell’aumentare il consumo di alimenti ricchi di antiossidanti naturali, tra cui: frutta e verdura di ogni tipo, colore e soprattutto secondo stagionalità, olio extravergine d’oliva, salmone e pesce azzurro, frutta secca, tè verde, cioccolato extra fondente.
    • Colmare le carenze vitaminiche. Qualora l’avitaminosi fosse confermata dagli esami del sangue, via libera anche agli integratori, per lo meno fino a recupero del gap. Con la sola dieta, però, puoi ugualmente colmare il fabbisogno puntando sui cibi che abbiamo già elencato, cui si possono aggiungere frutti di mare, soia, uova, carne bianca, avocado e yogurt, semi oleosi tra gli altri.
    • Controllare la funzionalità tiroidea.
    • Smettere di fumare. Meglio ancora: non iniziare mai.
    • Evitare trattamenti aggressivi che danneggiano il DNA del capello e optare su tinture naturali, o per lo meno su prodotti delicati e anallergici.

     

    Non esistono farmaci in grado di impedire ai capelli di perdere il loro pigmento naturale, ma esistono rimedi naturali che nutrono e mantengono a lungo in salute i capelli, contribuendo a preservare il colore naturale. Ecco i più efficaci:

    • Foglie di curry. Nulla a che vedere con la polvere di curry, queste foglie di un bel verde brillante sono anch’esse una spezia indiana, ma per uso cosmetico. Vanno usate fresche (le trovi nei negozi etnici o nelle erboristerie), e applicate sul cuoio capelluto in abbinamento ad un olio cosmetico. P
    • Tè nero. Basta sciacquarsi i capelli, dopo lo shampoo, in due tazze di tè preparate con 5 bustine lasciate in infusione a lungo.
    • Rame. Un oligoelemento utile e ritardare l’invecchiamento pilifero. Si può assumere in fialette, e più facilmente attraverso il cibo. Alimenti ricchi di rame sono: asparagi, lenticchie, cioccolato extra fondente, mandorle.

     

    Fonte | Medicalnewstoday.com

     

  • I nottambuli hanno un rischio più elevato di morte

    I nottambuli hanno un rischio più elevato di morte


    Cattive notizie per i nottambuli. I “gufi”, coloro che amano stare alzati fino a tardi e poi hanno problemi a trascinarsi fuori dal letto al mattino, hanno un rischio più elevato di morire prima del tempo rispetto alle “allodole”, inclini ad andare a letto presto e alzarsi di buonora. A stabilirlo per la prima volta è un nuovo studio della Northwestern Medicine e dell’Università del Surrey (Regno Unito). Lo studio, condotto su quasi mezzo milione di partecipanti al Uk Biobank Study, mostra che i gufi hanno il 10% di rischio in più di morire rispetto alle allodole. Nel campione dello studio, 50.000 persone sono risultate più in pericolo di morire nel periodo di 6 anni e mezzo dello studio.

    Per l’indagine, gli scienziati hanno chiesto a 433.268 partecipanti, fra 38 e 73 anni, se fossero un “tipo mattutino definito”, un “tipo mattiniero moderato”, un “tipo serale moderato” o un “tipo serale definito”. Le morti sono state monitorate fino a sei anni e mezzo dopo. “I nottambuli che cercano di vivere in un mondo che oggi sembra più adatto alle allodole possono incappare in conseguenze serie per la salute“, ha detto uno dei coordinatori dello studio, Kristen Knutson, associato di neurologia alla Northwestern University Feinberg School of Medicine. Precedenti studi in questo campo si erano concentrati sui più alti tassi di disfunzione metabolica e malattie cardiovascolari, ma questo è il primo a considerare il rischio di mortalità.

    Questo è un problema di salute pubblica che non può più essere ignorato“, sottolinea Malcolm von Schantz, professore di cronobiologia all’Università del Surrey. “Dovremmo discutere se consentire ai ‘gufi’ di iniziare e finire il lavoro più tardi, se possibile, e abbiamo bisogno di più ricerche su come aiutare i ‘nottambuli’ a far fronte allo sforzo maggiore necessario a mantenere il loro orologio biologico in sincronia con il tempo solare”. Potrebbe essere che le persone che si svegliano tardi hanno un orologio biologico interno che non corrisponde al loro ambiente esterno“, aggiunge Knutson. Insomma, a comportare rischi letali “potrebbe essere lo stress psicologico, il fatto di mangiare nel momento sbagliato per l’organismo, non riuscire ad essere abbastanza attivi, o non dormire a sufficienza. Ci sono una varietà di comportamenti non salutari legati al fatto di fare molto tardi da soli“.

    La genetica e l’ambiente giocano ruoli approssimativamente uguali sul fatto di essere mattinieri o nottambuli, dicono gli autori sulla base di altre indagini. Insomma, se si nasce gufo si può diventare allodola. Un modo per cambiare il proprio comportamento è quello di assicurarsi di essere esposti alla luce nelle prime ore del mattino, ma non di notte, suggerisce Knutson. “Cerca di dormire con regolarità e non lasciarti andare alla deriva fino a tardi” sono altri rimedi utili, dice ancora la ricercatrice. “Se siamo in grado di riconoscere che questi cronotipi sono, in parte, geneticamente determinati e non solo un difetto del carattere, le professioni e gli orari di lavoro potrebbero essere più flessibili per i gufi“, sostiene Knutson. Queste persone “non dovrebbero essere costrette ad alzarsi per un turno di lavoro che inizia alle otto del mattino: alcuni lavoratori potrebbero essere più adatti ai turni di notte“.

    In una ricerca futura il team vuole testare un intervento sui gufi per “spostare” il loro orologio biologico. “Così potremo vedere se otteniamo miglioramenti della pressione e della salute generale“, conclude Knutson.

    Fonte:  Palermomania.it

     

  • Pesticidi. Nuove limitazioni nell’uso per i produttori ortofrutticoli

    Pesticidi

    Nuove regole sui pesticidi per Apot, l’Associazione produttori ortofrutticoli trentini, che annuncia l’eliminazione totale del Clorpirifos etile nel 2018 e l’introduzione di impegni vincolanti come l’obbligo di utilizzo di quantitativi ridotti di acqua ed una serie completa di ugelli antideriva per gli atomizzatori impiegati nella difesa fitosanitaria.

    A questo si aggiungono le limitazioni volontarie per l’impiego di diserbanti in generale, che prevedono una fascia di larghezza massima di 80 centimetri sotto fila su un massimo di un terzo dell’appezzamento e l’impiego del glifosato, sostanza controversa, con dose ridotta a 2,4 litri su ettaro in un unico trattamento o due interventi a metà dose.

    «Con questi passi si aprono nuove prospettive per l’introduzione di macchine per il controllo meccanico del cotico erboso, verso cui il sistema intende puntare e investire», si legge in una nota di Apot, che rende note le attività 2018 previste nell’ambito del progetto «Trentino frutticolo sostenibile». Anche nel 2018 è prevista la compilazione informatica dei ‘Quaderni di campagnà, così come l’obbligo di estirpazione di piante sintomatiche per la presenza di scopazzi nei frutteti e la revisione periodica degli atomizzatori e dei dispositivi di diserbo.

    «Le limitazioni volontarie introdotte orientano decisamente verso una frutticoltura rispettosa della salute e dell’ambiente, ma anche delle necessità operative dei frutticoltori. Non possiamo, infatti, scordare, che la competitività del sistema produttivo è il punto centrale per garantire effetti positivi per la qualità dei prodotti, la società e il territorio, con conseguenze importanti per l’indotto», dichiara Alessandro Dalpiaz, direttore di Apot.

    Nel corso del 2018, inoltre, si completerà l’analisi e la certificazione della biodiversità dei suoli trentini coltivati a frutta diversa dal melo, che finalizzerà ulteriormente la certificazione della biodiversità dei suoli coltivati a melo, concessa nel dicembre 2017 dall’Istituto di controllo e certificazione del settore biologico che opera a livello internazionale nell’ambito di un progetto di «Partnership europea per l’innovazione».

  • Caduta dei capelli: italiani svelano il meccanismo che li protegge

    Caduta dei capelli: italiani svelano il meccanismo che li protegge

    Caduta dei capelli e autofagia

    Incentivare l’autofagia, cioè il meccanismo biologico che rimuove la ‘spazzatura’ cellulare, potrebbe ritardare la caduta dei capelli e mantenerli vitali molto più a lungo di quanto avviene normalmente. Lo ha dimostrato un team di ricerca internazionale composto da studiosi dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova e dell’Università di Manchester (Gran Bretagna).

    caduta dei capelliI ricercatori, coordinati dal professor Benedetto Grimaldi, sono giunti a questa conclusione dopo aver osservato il comportamento di una coltura di follicoli dei capelli umani sottoposta a specifici esperimenti. Oltre ad avere una potenziale applicazione nel trattamento della comune alopecia e nella prevenzione della caduta dei capelli causata dalla chemioterapia, i risultati dell’indagine potrebbero aiutare anche la lotta contro patologie cardiovascolari e cancro. Non a caso la ricerca è stata finanziata anche dall’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.

    Ma torniamo all’autofagia. Questo meccanismo rimuove selettivamente il materiale citoplasmatico danneggiato e tossico dalle cellule attraverso la formazione di microscopiche vescicole. Una volta isolate, il materiale può essere degradato e trasformato in energia utile per l’organismo. Ma cosa c’entra questo con i capelli? Tutto è iniziato dai risultati di altre indagini, in base alle quali era stato dimostrato che, negli animali, l’autofagia ‘accelerata’ da un regime calorico restrittivo è strettamente correlata a un aumento della longevità. Grimaldi e colleghi hanno così voluto analizzare gli effetti dell’autofagia anche sul tessuto umano, e per farlo hanno scelto come modello una coltura di follicoli dei capelli.

    Durante gli esperimenti è emerso che accelerando l’autofagia i capelli si mantenevano forti e vitali molto più a lungo, mentre bloccandola – attraverso l’ingegneria genetica – veniva promosso il processo di invecchiamento con conseguente morte precoce. L’idea degli studiosi è dunque quella di sfruttare farmaci in grado di incentivare l’autofagia al fine di rinforzare il cuoio capelluto e ritardare la caduta dei capelli. Poiché i follicoli dei capelli sono un ottimo modello per testare i farmaci e la loro tossicità, analizzando la risposta autofagica possono emergere anche nuove terapie in grado di contrastare tumori e altre patologie. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Plos Biology.

  • Parafarmacia “Federico II”, nuova apertura servizio al Monte

    Parafarmacia “Federico II”, nuova apertura servizio al Monte

    Parafarmacia Federico II

    AUGUSTA – Prossima all’inaugurazione in città una nuova parafarmacia, la prima nel popoloso ed esteso quartiere del Monte, intitolata al fondatore di Augusta, Federico II. Aprirà i battenti lunedì 16 aprile, dalle 8,30, in viale Epicarmo Corbino 41, nei pressi del supermercato Decò, accanto a un laboratorio di analisi cliniche.

    È la seconda parafarmacia della famiglia Spasari Limma, dopo la fortunata apertura della parafarmacia “Santa Lucia” alla Borgata (viale Italia 90), avvenuta nell’estate del 2007, a seguito del decreto Bersani-Visco che ha aperto la strada a questa tipologia di attività commerciali.

    Vengono venduti parafarmacifarmaci da banco per i quali non esiste l’obbligo di presentare la prescrizione medica e, come già avvenuto negli ultimi tempi, si promuovono nell’arco dell’anno diverse campagne di prevenzione gratuita, su tutte quella in occasione della Giornata mondiale del diabete.

    Direttore della nuova parafarmacia al Monte sarà il giovane farmacista augustano Sebastiano Limma. “Punteremo sul reparto di veterinaria, la punta di diamante della nuova attività“, ci riferisce. Oltre, ovviamente, ai farmaci da banco, a integratori, a prodotti per omeopatia, ortopedia, fitoterapia, dermocosmesi, prima infanzia, per citare i più richiesti e venduti.

    Sebastiano Limma figura dallo scorso ottobre nel direttivo nazionale, nella qualità di segretario, della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi), il principale sindacato di categoria che rappresenta e tutela i farmacisti titolari e farmacisti collaboratori delle parafarmacie.

    Anche in questa veste, ricorda che “le parafarmacie funzionano, creano nuovi posti di lavoro” e afferma che il punto di forza di tale attività è “il rapporto di fiducia che si riesce a costruire tra il farmacista di una parafarmacia e il cliente, il cittadino, che viene informato e guidato su tutti gli aspetti del prodotto, dai principi attivi alle modalità di somministrazione“.

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