Categoria: Arte e Cultura

  • Mons Dal Covolo: «Papa Luciani, modello del buon pastore»

    Centesimo anniversario della nascita di Albino Luciani, Giovanni Paolo I, indimenticato Pontefice per soli 33 giorni. Alla vigilia di questo evento Avvenire ha intervistato il vescovo Mons. Enrico Dal Covolo, Rettore della Lateranense e postulatore della causa di papa Luciani. “Sono convinto che se – come speriamo – Giovanni Paolo I giungerà all’onore degli altari, questo sarà perché egli incarna il modello del buon pastore, che dà la vita per il suo gregge. L’accettazione stessa del supremo impegno pastorale fu un gesto di autentico eroismo, come apparirà chiaramente dalla Positio” – ha dichiarato Mons. Dal Covolo.

    Dal Covolo_Messa

    Mons. Enrico Dal Covolo, Rettore PUL

    Testo integrale dell’articolo apparso su Avvenire il 17 ottobre 2012.

    Cade oggi il centesimo anniversario della nascita di Albino Luciani, l’indimenticato Giovanni Paolo I che fu Pontefice per soli 33 giorni. Una ricorrenza importante non solo per la cifra tonda ma soprattutto perché proprio oggi si compie a Roma un gesto importante nel cammino che potrebbe portare, forse anche in tempi brevi, il “Papa del sorriso” all’onore degli altari. Alla vigilia di questo evento Avvenire ha intervistato il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Lateranense e postulatore della causa di papa Luciani.

    Eccellenza in che cosa consiste la cerimonia odierna?

    Si tratta di un evento semplice ma significativo, della consegna del Summarium, cioè della prima parte dell’intera Positio, al prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale Angelo Amato. Come è noto, la Positio è il dossier che dimostra al meglio l’eroicità della vita e delle virtù della persona di cui si parla. Il Summarium è una sorta di sintesi delle testimonianze offerte al riguardo dai testimoni interrogati. Nel caso di Luciani, si tratta di 167 testimoni. Alla cerimonia parteciperanno da una parte i superiori del dicastero; dall’altra io stesso, la mia collaboratrice per la causa, la dottoressa Stefania Falasca e un rappresentate del vescovo di Belluno-Feltre, don Davide Fiocco.

    Quando è prevista la consegna della Positio completa?

    La seconda parte della Positio, quella che raccoglie i documenti e, in generale, le questioni storico-biografiche, è quasi pronta. Così avremo due grossi volumi, elegantemente rilegati in tela rossa, come vuole la prassi, ed entro la fine dell’anno la Congregazione dei Santi avrà a sua disposizione la “Positio” completa per gli esami di rito.

    Quali saranno i passaggi successivi della Causa?

    Gli esami di rito sono due: uno da parte dei Consultori della Congregazione, l’altro da parte dei cardinali e vescovi membri del dicastero. Se, come speriamo, l’esito sarà positivo, il Santo Padre darà ordine alla Congregazione di preparare il Decreto sull’eroicità, il che comporterà per Luciani il titolo di “Venerabile”.

    Si può fare una previsione di tempi?

    Se intende alludere alla beatificazione, devo aggiungere che – dopo l’approvazione della Positio – occorrerà ancora concludere il processo parallelo sul presunto miracolo. Come si vede, si tratta di un iter alquanto complesso. Nella migliore delle ipotesi, ci vorranno ancora quattro o cinque anni.

    Benedetto XVI per la causa del suo predecessore Giovanni Paolo II oltre a concedere una deroga per l’inizio del processo ha disposto anche che l’iter seguisse una corsia preferenziale. Prevede che lo stesso potrà accadere con Giovanni Paolo I accorciando così sensibilmente i tempi per vedere papa Lucani salire all’onore degli altari?

    Naturalmente è ciò che io spero. Ma questo appartiene alla libera decisione del Papa…

    La Positio affronta questioni che hanno particolarmente solleticato il nostro mondo mediatico, come le circostanze della morte di Giovanni Paolo I, o i suoi colloqui con suor Lucia a Fatima o la sua famosa frase su Dio “padre” e anche “madre”?

    Sì, tutte le questioni vengono affrontate. Posso anticipare che verrà dissipato ogni dubbio su una presunta “morte indotta” di Luciani; che l’attribuzione di una sorta di profezia sull’elezione di Luciani a papa e sulla sua rapida morte, da parte di suor Lucia, non ha fondamento alcuno; che la famosa frase su Dio padre e madre, ricondotta al suo contesto proprio, risulta perfettamente ortodossa.

    Al termine dell’udienza generale dello scorso 26 settembre lei, insieme al vescovo Giuseppe Andrich di Belluno-Feltre, ha avuto modo di parlare a Benedetto XVI della causa di beatificazione di papa Luciani. Cosa ci può dire di quel colloquio?

    Abbiamo aggiornato il Papa sull’andamento della causa e gli abbiamo anticipato l’evento del 17 ottobre. Il Papa si è mostrato molto interessato. Egli non ha mai nascosto la sua grande ammirazione per Giovanni Paolo I. Basti pensare a quanto disse nel 2003 l’allora cardinale Joseph Ratzinger alla rivista 30Giorni. «Personalmente – spiegò in quella intervista – sono convintissimo che era un santo. Per la sua grande bontà, semplicità, umiltà. E per il suo grande coraggio. Perché aveva anche il coraggio di dire le cose con grande chiarezza, anche andando contro le opinioni correnti. E anche per la sua grande cultura di fede. Non era solo un semplice parroco che per caso era diventato patriarca. Era un uomo di grande cultura teologica e di grande senso ed esperienza pastorale. I suoi scritti sulla catechesi sono preziosi. Ed è bellissimo il suo libro Illustrissimi, che lessi subito dopo l’elezione. Sì, sono convintissimo che è un santo».

    Qual è la cifra della santità di Giovanni Paolo I, che ha retto il soglio di Pietro per appena 33 giorni, e qual è il messaggio che la sua testimonianza può dare alla Chiesa di oggi?

    Sono convinto che se – come speriamo – Giovanni Paolo I giungerà all’onore degli altari, questo sarà perché egli incarna il modello del buon pastore, che dà la vita per il suo gregge. L’accettazione stessa del supremo impegno pastorale fu un gesto di autentico eroismo, come apparirà chiaramente dalla Positio.

    Eccellenza, lei ha avuto modo di conoscere personalmente Albino Luciani. Che ricordo ne ha?

    L’ho già raccontato più volte, quindi non mi dilungo sui dettagli. Posso dire che quel giovane prete (eravamo nei primi anni Cinquanta: lui aveva poco più di quarant’anni, e io molti, molti anni di meno…) mi affascinava. Col senno di poi, direi che mi sembrava un salesiano. Non escludo che la sua testimonianza sacerdotale possa aver avuto un peso non indifferente nella mia storia di vocazione.

    FONTE: Avvenire

  • “L’amore secondo Alessio Puliani”

    Ho sempre pensato che l’amore non è mai stato un sentimento inutile, anzi al contrario credo che sia la fonte d’ispirazione per centinaia di poeti, che sia stato e sono ancora oggi le fondamenta per milioni di coppie, che uniti dall’amore hanno costruito meravigliose famiglie, che con l’amore hanno raggiunto grandi obiettivi nella loro vita. Nella mia vita ho amato e sono stato amato e dell’amore ho fatto le basi della mia esistenza. Non sarò mai stanco di amare e di essere amato, non morirò senza portarmi dietro l’ultimo sguardo di chi mi ha sempre amato. A volte mi odio per non essere ancora riuscito ad arrivare sulla vetta della piramide dell’amore, perchè ogni giorno vorrei amare sempre di più la mia donna e non riesco a dimostrarglielo come vorrei per immortalare nelle nostre menti due anime fedeli. L’amore e quindi amare è come vivere di frammenti di pazzia sparsi qua e la nell’aria per unirsi nel momento in cui incontro i tuoi occhi, nel momento che sfioro la tua pelle, e una volta allontanato da te, tornano a volare in attesa di ricongiungersi, un’ attesa che ogni uomo innamorato aspetta volentieri. L’amore è leggere l’anima di chi si ama attraverso le vibrazioni del cuore. Ho sempre creduto nel linguaggio del cuore, di un modo di comunicare unico per ogni persona e non esiste traduttore per questo linguaggio, ognuno conosce il suo, ognuno ha la sua visione dell’amore. L’amore ti rende altruista, ti regala pazienza e tolleranza, ti crea una sorte di speranza divina e ti rende la vita meno difficile. L’amore non prevede incertezze e indecisioni ma ti regala sicurezza, voglia di esistere e di essere presente quando la persona amata mi cerca.

    Alessio Puliani

  • Alle prestigiose mostre di “Spoleto Arte” esposte le installazioni futuriste di Matteo D’Errico

    Dal 27 giugno al 24 luglio lo splendido Palazzo Leti Sansi, in Piazza del Mercato a Spoleto, accoglie le prestigiose mostre di “Spoleto Arte” con la curatela del critico Vittorio Sgarbi e l’organizzazione del manager produttore Salvo Nugnes. All’imminente evento partecipa anche Matteo D’Errico, con le sue istallazioni futuriste di matrice scultorea.

    Il talento autodidatta di D’Errico viene attirato dapprima dalla scultura più tradizionale, per poi rivolgersi ad un ambito di moderno trasformismo di stampo avveniristico, dove può esternare liberamente le sue originali visioni di tecnologica invenzione e creare un ponte virtuale di congiunzione tra regole strumentali, appartenenti alla tradizione ed elementi di innovativa progettazione.

    Nelle opere si diletta ad utilizzare anche prodotti di recupero, provenienti dal riciclo o dal comune uso domestico. Non stupisce dunque trovare nella multiforme produzione un ferro da stiro, un vecchio pc con relativa tastiera, una serie di piattaforme tipiche dei congegni e degli apparati elettrici ed elettronici. Questi prodotti vengono rivisitati e rigenerati in forma di dinamiche strutture artistiche davvero geniali nella loro coreografica nuova “dimensione vitale” di rinascita.

    Il fruitore, conquistato e incuriosito dall’appassionata sfida sperimentale intrapresa da D’Errico, viene spronato a cogliere un linguaggio di significati e messaggi simbolici da decodificare e decifrare, che si cela oltre l’impatto materico delle rappresentazioni e deriva dalla spiccata sensibilità introspettiva dell’artista. Emerge l’arguta metafora, in cui il cerchio della vita è collocato all’interno di un punto d’inizio, l’origine e di un traguardo conclusivo finale, che ne chiude simbolicamente i confini e li delimita. Il ruolo dell’uomo è proprio quello di scandire virtualmente questo decorso cronologico, che si identifica con le tappe esistenziali più salienti, intrecciandosi con l’habitat ambientale e architettonico circostante.

  • Enrico Dal Covolo: Rinnovato dialogo tra fede e ragione

    Intervista ad Avvenire di Mons Enrico Dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense. Dal Covolo: “La buona teologia poggia su quattro pilastri. La Parola di Dio alla base, poi la tradizione della Chiesa. Quindi il magistero e infine l’attenzione alle sfide del momento presente. L’efficace inculturazione passa attraverso lo studio approfondito dei segni dei tempi, ai quali va data una risposta. Ci vuole sia la cultura accademica, sia un’attenzione culturale ampia, che sappia incrociare la vita di tutti i giorni.”

    Dal Covolo_Vaticano

    Mons. Enrico Dal Covolo

    Testo integrale dell’articolo apparso su Avvenire l’8 marzo 2013.

    Benedetto XVI lascia alla Chiesa del nostro tempo una grande eredità. «Paragonabile a quella di un Leone Magno». E indica alle Chiesa del futuro una direzione di marcia. «Nuova evangelizzazione e scelta preferenziale per i giovani». Parola del vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense (cioè dell’Ateneo del Papa), che del pontificato di Joseph Ratzinger dà in questa intervista ad Avvenire una lettura in filigrana. Non senza un occhio al Conclave ormai imminente.

    Qual è l’eredità di Benedetto XVI?
    Secondo me consiste nella ricchezza e nella profondità del suo magistero. Sono anzi convinto che per trovare una ricchezza così teologicamente fondata bisogna risalire ai primi secoli cristiani. Penso ad esempio a papa Leone Magno, il più grande cristologo della Chiesa di Occidente. Se poi dobbiamo dettagliare in che cosa consista questa ricchezza di magistero, non ci sono dubbi: la cifra unificante è il dialogo totalmente rinnovato e impostato su basi epistemologiche plausibili tra ragione e fede. Benedetto XVI ha allargato i confini della ragione, perché una ragione che si ripiega su stessa contraddice l’idea autentica di uomo. La ragione, per essere fedele a se stessa, deve aprirsi agli orizzonti della fede e dell’amore.

    Fa parte di questa eredità anche la rinuncia?

    Sono convinto di si. Anzi, vorrei fare un paragone che a prima vista potrebbe sembrare eccessivo. Così come alla luce della passione morte e resurrezione di Cristo leggiamo in maniera nuova il messaggio evangelico, così il gesto finale del Pontefice ora emerito dà una luce diversa a tutto il magistero che gli sta alle spalle. In particolare perché rimette a posto con un gesto profetico la giusta scala dei valori, che parte dall’amore e dal servizio. Un sublime gesto d’amore nei confronti di Cristo, della Chiesa e del mondo.

    Lei quindi è d’accordo con quanti ritengono che l’inculturazione del Vangelo nella nostra epoca sia stata la stella polare di questo pontificato?

    Certo e posso confermarlo specie dopo aver partecipato al Sinodo per la nuova evangelizzazione. Mi è rimasta nel cuore la lectio con cui Papa Ratzinger introdusse i lavori nell’Aula sinodale, proprio il primo giorno. In quella occasione egli insisté su due parole: professio e confessio. Ribadì cioè la fede non va solo professata, ma anche efficacemente confessata, cioè testimoniata. Questa è la vera nuova evangelizzazione o, se vogliamo, l’inculturazione della fede nel momento presente. E qui torna alla mente ciò che diceva Paolo VI. L’uomo d’oggi non sa più che farsene dei maestri e se li ascolta è perché sono dei testimoni. Tutto questo è espresso a chiare lettere anche nella esortazione Verbum Domini.

    Che significa inculturazione della fede?

    Significa che la buona teologia – che deve permeare questa efficace inculturazione – poggia su quattro pilastri. La Parola di Dio alla base, poi la tradizione della Chiesa che ha un momento speciale nei Padri della Chiesa di cui Benedetto XVI era particolarmente innamorato. Quindi il magistero e infine l’attenzione alle sfide del momento presente. L’efficace inculturazione passa attraverso lo studio approfondito dei segni dei tempi, ai quali va data una risposta. Ci vuole insomma sia la cultura accademica, sia un’attenzione culturale ampia, che sappia incrociare la vita di tutti i giorni.

    Quali sono oggi le sfide maggiori?

    Innanzitutto c’è la grande sfida della secolarizzazione. Ricordo che il cardinale Wuerl, relatore del Sinodo, parlò dello «tsunami della secolarizzazione», o meglio del secolarismo, cioè l’aspetto deteriore della secolarizzazione. Ma io ho l’impressione che le prime vittime di questo processo siano i giovani, per cui sono convinto che una delle sfide prioritarie del nuovo Papa sarà proprio l’attenzione ai giovani. Perciò spero e prego che venga eletto un Papa capace di raccogliere efficacemente l’eredità straordinaria di Benedetto XVI sul versante teologico magisteriale e di trasferirla efficacemente al mondo dei giovani, anche attraverso l’uso dei mass media e dei linguaggi tipicamente giovanili.

    Internet e i social network ad esempio?

    Si. Ma vorrei aggiungere che da salesiano ho trovato nel magistero di Benedetto XVI una particolare sintonia con la dottrina pedagogica di don Bosco. Tutti sanno che il sistema preventivo si basa su tre valori: la ragione, la religione e l’amorevolezza. A ben guardare il magistero di Benedetto XVI si concentra intorno a questi valori. Si pensi alla ragione allargata, e allargata agli orizzonti della fede, cioè alla religione e all’amorevolezza di cui parla don Bosco. Perciò spero in un Papa capace di raccogliere queste sintonie profonde con il mio fondatore e di tradurle in linee pedagogiche plausibili per un recupero alla Chiesa delle generazioni giovanili.

    Lei è dunque fiducioso in vista del Conclave?

    Pienamente. La Provvidenza non si smentisce. Mi ricordo benissimo quando fu proclamato in piazza San Pietro il nome di Wojtyla. Chi di noi immaginava che cosa sarebbe venuto dopo? Ma è la prova che chi conduce la Santa Chiesa di Dio è Dio stesso. Noi siamo nelle sue mani e le sue sono buone mani.

    FONTE: Avvenire

  • Il talento artistico di Beatrice Cignitti da ammirare a “Spoleto Arte” nel Palazzo Leti Sansi

    In occasione delle imminenti mostre di “Spoleto Arte” curate da Vittorio Sgarbi sarà possibile ammirare il talento artistico di Beatrice Cignitti, con le sue emozionanti visioni pittoriche in bianco e nero. “Spoleto Arte” si terrà dal 27 Giugno al 24 Luglio nello splendido Palazzo Leti Sansi, rinomata dimora storica in Piazza del Mercato a Spoleto, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes.

    La Cignitti preferisce raffigurare il mondo circostante isolandone le forme attraverso il meccanismo dell’effetto in chiaro-scuro di ombra e luce, dove il disegno diventa lo strumento per cogliere il visibile e l’invisibile, inseguire i fasci luminosi e ritagliare lo spazio con la matita. L’impatto delle opere è davvero sorprendente. I soggetti rievocano le immagini di conchiglie, vasi, bicchieri, piccole ciotole, fiori, foglie secche, nature morte. Cimeli, che la suggestiva magia cromatica dei due colori in opposizione, come in un gioco di specchi riflessi, trasforma in miraggi misteriosi avvolti da forte intensità, in una dimensione tra realtà e fantasia onirica.

    Gli oggetti sembrano fermi, fissati in una condizione fuori dal tempo e dalla scansione cronologica. Il suo occhio da pittrice di acuta e spiccata sensibilità le permette di valorizzare una scelta narrativa composta da pochi elementi, selezionati nel dettaglio, sui quali studiare la collocazione ottimale rispetto alla fonte di luce dominante, che li rende protagonisti di una profonda riflessione. Si delinea una sorta di “Psicologia dell’oggetto” che trasmette importanti messaggi subliminali e metafore esistenziali. Si può individuare un riferimento al principio creatore, allo sguardo divino, all’origine del concepimento. I quadri esprimono un desiderio di spontanea autenticità e semplicità, che la Cignitti possiede e con naturale propensione, vuole condividere con l’osservatore.

  • Dal Covolo rettore: Il Dolore Pietra Di Paragone Dell’Amore – Rai Radio 1

    Rai Radio 1, al programma di informazione religiosa “Ascolta si fa sera” la meditazione di Monsignor Enrico Dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense. Dal Covolo: “Bisogna portare con coraggio la propria croce, sapendo che il dolore è la pietra di paragone dell’amore. Forse un giorno vedremo quanto ci sono state utili le persone che ci hanno fatto soffrire.”

    Mons Dal Covolo

    Pubblichiamo la meditazione di monsignor Enrico dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, per la puntata di domenica 15 giugno del programma di informazione religiosa “Ascolta si fa sera” di Rai Radio 1.

    Un uomo era molto stanco delle sofferenze e delle pene che gli riservava la vita.

    Un bel giorno se ne lamentò con il Signore, che lo ascoltò pazientemente, e alla fine gli disse: “D’accordo! Domattina all’alba trovati nella piazza della chiesa. Là ogni anno c’è il mercato delle croci. Ce ne sono tante, di tutte le misure. Così potrai sceglierti quella che ti va meglio, perché – lo sai – ogni uomo deve portare la propria croce. Potrai lasciare giù la tua, che ti è così pesante e scomoda, per scegliere quella che ti va meglio…”.

    L’uomo, per paura di essere preceduto da altri, non dormì tutta la notte, e mentre era ancora buio giunse nella piazza della chiesa.

    Non c’era nessuno, e si vedeva poco. Appoggiò in un angolo la propria croce. Poi, andando avanti, intravide una grande raccolta di croci, piccole, grandi, sottili, grosse, alte, basse. Ce n’era per tutti i gusti, anche i più difficili.

    Tutto contento, l’uomo si mise pazientemente a cercare la croce più adatta a lui. Ma la faccenda non si rivelò affatto semplice: una croce era piccola, ma troppo ruvida; un’altra era leggera, ma scivolava, e si portava male; alcune croci erano maneggevoli, ma troppo pesanti; altre, magari leggere, erano nodose, o grandissime.

    Cercò a lungo, provando e riprovando un’infinità di croci.

    Quando ormai disperava di trovare quella adatta, ne vide in un canto una che poteva proprio andar bene. La provò, ed era quella giusta per lui, non molto pesante, levigata, abbastanza piccola.

    La prese e se ne uscì dalla piazza, tutto felice.

    Intanto s’era fatto giorno. E così, alle prime luci del sole, l’uomo si accorse: aveva ripreso la sua croce di prima.

    Bisogna portare con coraggio la propria croce, sapendo che il dolore è la pietra di paragone dell’amore. Forse un giorno vedremo quanto ci sono state utili le persone che ci hanno fatto soffrire.

    FONTE: Zenit

  • Il lavoro nobilita l’uomo o ogni lavoro è da nobilitare?

    Una volta si diceva “pane al pane vino al vino” ma si era troppo schietti, quasi offensivi. Forse una mezza verità …

    donna manager escortViviamo in un’epoca dove si ha paura a dire la verità, pottrebbe offendere la sensibilità …
    Una mezza verità, una piccola bugia, … spesso sono considerate soluzioni migliori.

    La morte non esiste più, nessuno ne parla, nessuno affronta l’argomento.
    Nello stesso modo si affronta la vita.
    Una volta si diceva il lavoro nobilita l’uomo oggi invece si dovrebbe dire ogni lavoro è nobile.
    Lo spazzino è un operatore ambientale, il vigile è un poliziotto comunale, l’imbianchino è un pittore.
    Una volta si diceva il lavoro più vecchio del mondo e se uno non capiva negli ambienti colti si parlava di prostituzione altrimenti si andava giù piatti: merettrici o meglio prostitute!
    Sul fronte maschile la prostituzione non esisteva ed in ogni caso la parola da utilizzare indistintamente era una sola culattoni.
    E oggi? Oggi non esistono più, ci sono dei signori imprenditori o delle signore imprenditrici (a seconda dei gusti) con due lauree che hanno scelto la nobile professione dello/della escort, spesso con specializzazioni come trans, gigolò, coppie, …
    La merce in vendita però è sempre quella e come per tutte le merci il canale privilegiato di acquisto è sempre più internet.

    MegaEscort.co (ovviamente vietato ai minori di 18 anni)

  • La raffinata pittura d’ispirazione floreale di Angelica Cioppa esposta a “Spoleto Arte”

    Nell’ambito delle rinomate mostre di “Spoleto Arte” che si terranno dal 27 Giugno al 24 Luglio, con la curatela di Vittorio Sgarbi e l’organizzazione del manager produttore Salvo Nugnes, la nota pittrice Angelica Cioppa esporrà alcune sue creazioni ispirate al tema floreale. La location ospitante designata per “Spoleto Arte” è lo splendido Palazzo Leti Sansi, nel centro storico spoletino, in Piazza del Mercato.

    La Cioppa nata in Scozia, studia tra Parigi, Londra e Bruxelles, acquisendo consolidata padronanza delle tecniche strumentali e piena competenza dei virtuosismi artistici. Si muove in un contesto di libera interpretazione di un elemento per eccellenza della natura, il fiore, senza alcuna tendenza imitativa e decorativa, ma con l’intento di estrapolare una raffigurazione unica e speciale nel suo genere, dando un effetto esclusivo all’entità -Fiore- concepita come una sorta di figura vivente animata, di soggetto autonomo e indipendente impresso sulla tela.

    Le rappresentazioni occupano ampio spazio di colore, dai toni sferzanti e prorompenti, si dilatano e si estendono mostrando una materia generalmente pura, incontaminata e spesso dominata da una certa tendenza alla deformazione, che crea un rilievo di distacco, un estraniamento del fiore stesso rispetto al contorno circostante. Il centro degli stami e dei pistilli viene volutamente posto in contrasto e in contrapposizione all’ovaio, da cui sono generati i pollini, fino a raggiungere forme, che rasentano l’informalità espressiva e regalano prospettive di visione tridimensionale all’insieme.

    L’impatto estetico è ricco di intrinseca misteriosità naturale. Il mondo fiorito si propone agli occhi dell’artista come una leggenda densa di magiche presenze variopinte, rigogliose e floride nell’essenza sostanziale dell’esistere e forse anche simbolicamente rispecchianti il loro destino di precarietà, di suadente fascino stremato dallo scorrere implacabile del tempo e dalla fine già preannunciata, com’è destino, che sia per ogni cosa bella.

    Il messaggio, che la Cioppa lancia all’osservatore è fortemente percepibile. I fiori sembrano chiedere la simpatia di chi li guarda, per sopravvivere e invitare a carpirne il significato più importante e recondito, di componenti vive e palpitanti, dotate di accattivante e passionale sensualità. Nei quadri emerge la necessità di non limitarsi ad una semplice operazione di esecuzione descrittiva, ma bensì di fornire un’accurata e doviziosa analisi personale, da trasmettere al fruitore.

    Sulla base degli insegnamenti del filosofo Immanuel Kant, per il quale “L’artista può e anzi deve trascurare totalmente la realtà apparente e comune, per trarre dalla propria fantasia gli elementi della sua opera” la Cioppa offre un meritevole e lodevole esempio di elevata capacità rielaborativa e conclamata abilità cromatica. Ci regala delle incantevoli e delicate proiezioni, in cui nulla è banalmente decorativo, ma si allinea in una preziosa cornice di vibrante e pulsante vitalità.

  • Rassegna Teatrale al Femminile “Ecce Dominae!”


    Venerdì 27 e sabato 28 giugno alle ore 20, presso il Teatro Antigone di Roma si terrà la prima edizione della Rassegna Teatrale al Femminile “Ecce Dominae!” premio Riccardo Greco, ideata e creata dalla Compagnia Factotum.

    Si tratta di una novità assoluta nel panorama teatrale romano, dove fino ad oggi non esisteva un concorso dedicato esclusivamente alle Donne. La partecipazione alle selezioni è stata altissima, ed è giunta da tutta Italia. Sono arrivati decine di testi, e tutti di ottima qualità, a significare che in Italia il livello artistico è elevato; sarebbe quindi necessario ed auspicabile un investimento concreto nella Cultura da parte del Governo, proprio per favorire lo sviluppo delle Arti e dare la possibilità agli artisti di potere emergere e dare lustro al nostro Paese.

    La Rassegna è articolata in due serate, in ognuna delle quali andranno in scena 10 Corti.

    La serata di apertura, che si terrà venerdì 27 giugno alle 20, inizierà con un Corto fuori concorso dal titolo “Una cartolina dalla Grecia”, scritto e diretto da Stefania Catallo ed interpretato da Sanja Radivojevic.

    Nella seconda serata di sabato 28 giugno, le allieve della Scuola di Danza diretta da Maria Luisa Cavallo, apriranno la selezione esibendosi in un balletto sul tema della violenza di genere.

    La giuria della Rassegna è così composta:

    Maria Luisa Cavallo, coreografa ed insegnante di Teatro-danza;

    Massimo Colasanti, fotografo e pittore;

    Emanuela Irace, Fabrizio Federici ed Astrid Malagò, giornalisti;

    Wanda Montanelli, vicepresidente ass. ONERPO e coordinatrice nazionale CdD (consulta delle donne).

    La Compagnia Factotum è anche questo; con le donne e per le donne, sempre e soprattutto.

    Per le prenotazioni chiamare il Teatro al numero: 06.5755397.

    Il Teatro Antigone si trova in via A. Vespucci 32 (zona Testaccio).

  • New Jersey Peony Wedding ispirazione da TableArt + Marie Labbancz Fotografia_abiti eleganti

    Se un fiore meritato il titolo di ” Bloom più romantica” .la peonia sarebbe.I morbidi strati di questo fiore sono uber romantica ed è per questo TableArt scelto la peonia per ispirare questo così romantico si poteva perdersi nelle belle livelli per giorni e giorni ispirazione sparare.Catturato da Marie Labbancz Fotografia .questa serata nel bosco mi ha sognare il principe azzurro .lettere d’amore .deliziose torte da Torta scatola rosa .e di bouquet corso e bouquet di peonie .Pronto per perdersi ?

    Clicca qui per vedere la galleria completa di immagini !

    Da Kathy Warden di TableArt .Peonys sono il fiore matrimonio perfetto ;sono romantico.lussureggiante .bella .capricciosa .elegante e drammatica .

    Quale luogo perfetto per un tiro peonia .è ñinvidia eonyèUn meraviglioso campo di Peonys in New Jersey .righe e righe di peonie in tutte le diverse sfumature e tonalità di rosa stanno crescendo in campo circondato da boschi .

    Abbiamo apprezzato l’ispirazione per una cerimonia di nozze in un campo di peonia ;quanto romantico e sorprendente di essere me sposarsi abiti cerimonia in un campo di peonie .

    Il bouguet è un lussureggiante handtied bouquet di peonie pallidi blush rosa che completano l’incredibile champagne abito tonica .L’ispirazione vanità è capricciosa con lo specchio incorniciato in peonie rosa .I segnaposto sono di peonie corso in bottiglie di profumo d’epoca con le modifiche caligraphied per ogni ospite .La limonata rosa ( o rosa champagne) la stazione è impostato con uno splendido bouquet di peonie rosa e occhiali rosa bolla .

    La tabella innamorato è così dolce – bellissime tavole bouquet da Appartamento Partito Ltd. sono il pezzo accento perfetto per questo elegante tavolo per due nel bosco .Argento candleabra e una ciotola d’argento venerano riempito con uno splendido arrangiamento di peonie in tutto il loro splendore .La sovrapposizione di organza molto sofisticato ( da Impostazioni di Mona ) con il bordo rosa pallido è appuntata e ornato con peonie .Il lino bianco annata monogramma tovaglioli sono ovviamente abiti da damigella decorati con peonie .