Categoria: Arte e Cultura

  • Le barche l’uomo e il mare

    Il mare e la barca rappresentano da sempre un connubio inscindibile e quasi automatico nel pensiero e nell’immaginario comune.

    Ad un’analisi più approfondita però i due concetti possono assumere significati molto diversi quasi complementari ed opposti; il mare vasto aperto e senza confini per eccellenza se non l’orizzonte è il regno della scoperta della conoscenza dell’esplorazione.

    La barca d’altro canto è per definizione un luogo chiuso e limitato; il sottile strato di fasciame la isola dall’esterno facendola divenire una sorta di microcosmo, un isola in movimento, un mondo autonomo con le sue leggi e le sue peculiarità.

    I rapporti e i legami che uniscono il mare alle barche possono essere diversi e molteplici in funzione dei diversi significati che gli si attribuiscono, delle considerazioni di base e dei periodi storici.

    Se pensiamo ai tempi passati, in particolare all’epoca dei viaggi e delle scoperte, la barca è uno strumento e il mare uno spazio con cui si è costretti a misurarsi e lottare per poter scoprire nuove terre commerciare o combattere.

    La vita in mare è un mestiere spesso triste e duro che spesso non si può scegliere e che rappresenta l’unico mezzo di sostentamento per uomini e donne nati lungo le sue sponde.

    Solo più tardi, durante il Romanticismo e in concomitanza con il nascere dei grandi velieri, la barca inizia ad assumere significati diversi cominciando ad assumere il ruolo di “specchio delle opinioni e delle inquietudini dell’uomo”; la navigazione di venta un arte e il confronto con il mare diventa un duello romantico fra uomo e natura, il luogo ideale per un processo di formazione del carattere e maturazione indivuduale.
    Dal punto di vista letterario il periodo “dei grandi velieri” è ancora oggi il perido storico preferito da libri e romanzi che parlano di mare e di navi.http://mondidelsilenzio.altervista.org/index.html

    Con l’evolversi dei proessi tecnologici e la nascita dei transatlantici e delle navi moderne la connotazione romantica e romanzata di mari e barche sparisce nuovamente e il mare torna ad essere un logo di lavoro, un ambiente in cui viaggiare per diletto o necessità e per emigrare in cerca di fortuna.

    Il sapore della sfida, del confronto fra l’uomo la barca e il mare si sposta allora sulla piccola imbarcazione da diporto e diviene sempre di più un esperienza “introspettiva” riservata a pochi eletti o ribelli che a bordo di piccole imbarcazioni a vela partono per lunghe navigazioni da soli o con equipaggi estremanente ridotti.

    La barca diventa il luogo dove l’uomo si rivela a se stesso cerca la propria identità in un mondo i cui valori gli sono sempre più estranei, un piccolo universo in cui si può essere totalmente liberi, padroni di se stessi e della propria vita in cui poter affermare la propria libertà e realizzare il sogno.

    La barca diventa lo strumento per scoprire, vivere e conoscere veramente il mare. Una sottile ma significativa linea di confine divide fra chi ha visto il mare soltanto dalla terraferma trasfigurato dall’immaginazione da chi lo ha vissuto e incontrato direttamente.

    Alessandro Baricco in Oceano-Mare definisce le barche come gli occhi del mare. Mi piace molto questa definizione e questo accostamento che però, preferisco ribaltare, definedo le barche come gli occhi attraverso cui gli uomini possono vedere veramente, incontrare e conoscere il mare.

    Il rapporto fra uomo barca e mare può diventare complesso e molto profondo tanto che molti velisti arrivano ad attribuire alle loro barche un’anima e a considerarle compagne con cui vivere il rapporto con il mare amico, fratello e rivale.
    Varcare la soglia della terraferma e oltrapassare il confine fra terra e mare può rappresentare per l’uomo una profonda trasformazione mentale e “spirituale”.

    Lasciandosi catturare dal fascino della navigazione alcuni possono arrivare a provare quella “divina intossicazione della prima lega in mare aperto” di cui parla in una delle sue poesie Emily Dickinson.

    Un termine un pò forte ma forse veritiero che descrive molto bene quel senso di esultanza di gioia pure che sperimenta un’anima vissuta in terra ferma quando entra in contatto con la profonda eternità del mare.

    Una sensazione sperimentata personalmente alcuni anni fa e che vedo spesso ricomparire sui volti delle persone che si imbarcano per la prima volta o che a volte traspare dai Diari di Bordo e dai racconti.

    La poesia di Emily Dickinson si chiude però con un interrogativo: il marinaio, lo skipper, colui che ha ormai esperienza e consuetudine con gli imbarchi, è ancora capace di provare quella “divina intossicazione” ?
    Personalmente penso di si e spero sia così per tutti coloro che navigano e vanno per mare per diletto o professione.

    Per quanto si possa aver navigato e si conosca o si pensi di conoscere il mare non è possibile non sperimentare, ogni volta che si salpa, un senso di stupore e di gioia che deriva dal contatto con il mare il suo mistero e le sue profondità.
    Un’esperinza spirituale e profonda che ogni volta spero di riuscire a trasmettere e condividere attraverso i racconti e i diari di bordo.

    Exultation is the going
    Of an inland soul to sea,
    Past the houses-past the headlands-
    Into Deep Eternity

    Bred as we, among the mountains,
    Can the sailor understand
    The Divine intoxication,
    Of the first league out from land ?

    (Emily Dickinson, 1980)
    Per un anima cresciuta in terra ferma / esaltazione è l’andare / di là dalle dimore e i promontori / immergendosi nel’eternità !
    Chi più di noi, che crescemmo fra le montagne,/ può forse il navigatore godere / la divina ebbrezza (intossicazione) del primo miglio lontano da terra ?

  • Faccia a faccia

    È esperienza comune muoversi in luoghi apparentemente conosciuti perché attraversati nei nostri spostamenti quotidiani ma sui quali raramente soffermiamo l’attenzione, dei quali difficilmente cogliamo i tratti distintivi, gli elementi specifici che li compongono. Soprattutto se, tralasciando riferimenti impegnativi come i clichés visivi del centro storico veneziano o luoghi dotati di una forte connotazione culturale, la nostra attenzione viene riportata verso quelle parti di territorio meno conosciute, apparentemente banali e che generalmente consideriamo scarsamente degne di essere osservate e, tanto meno, rappresentate.

    È ciò che può accadere trovandosi di fronte ad alcune parti del territorio di Mestre, luoghi spesso periferici, marginali e, proprio in virtù di queste caratteristiche, instabili e soggetti a continue trasformazioni.

    Eppure è proprio a partire da luoghi di questo tipo che diviene meglio possibile ridonare capacità di attenzione al nostro sguardo distratto, accecato dal susseguirsi di immagini stereotipe che pervadono il nostro quotidiano. Perché questi luoghi si prestano a divenire oggetto elettivo per esercizi di una grammatica del vedere, come quella di fotografare un oggetto da più punti di vista e in maniera sistematica, come insegnava Italo Zannier. Questo metodo analitico, riproposto nell’ottica di una più complessa descrizione di quella che Roland Barthes definiva l’”intrattabile realtà”, è quello seguito da Guido Guidi nei suoi laboratori di fotografia, nei quali gli studenti erano chiamati a misurarsi con temi presi a prestito da alcuni giochi linguistici di Bruno Munari: faccia a faccia, faccia a vista, occhio al palo, ora che ti vedo…

    Potremo vedere i lavori realizzati nell’ambito dell’ultimo laboratorio svolto presso la facoltà di Design e Arti dell’Università Iuav di Venezia nella mostra che il Centro Culturale Candiani ospiterà dal 2 al 30 maggio 2010. La mostra Faccia a faccia, pensata come esperienza didattica conclusiva del corso, documenta la volontà di insistere sull’impossibilità del fotografo di sfuggire al soggetto e anche su quella dello spettatore di sfuggire al facingness tra l’opera (la fotografia ) e chi la guarda: l’opera ci guarda.

    L’approccio proposto da Guido Guidi è stato quello di portare gli studenti ai limiti del linguaggio fotografico, per esplorare le qualità del reale senza cadere nelle rappresentazioni consolidate e rassicuranti che si fermano all’apparenza delle cose. Il lavoro è stato orientato verso lo sviluppo di un progetto visivo svolto a partire da scambi continui sui diversi modi possibili di vedere e mettere in immagine, andando oltre un uso della fotografia inteso unicamente come strumento tecnico di documentazione del reale ed evidenziando invece come esso sia un mezzo in grado di contribuire alla costruzione estetica del paesaggio contemporaneo e di offrire elementi e direzioni utili alla descrizione del mondo che ci circonda.

    La scelta delle fotografie a la messa in sequenza hanno completato un processo di apprendimento teso a ravvivare le nostre percezioni rese opache dalle consuetudini e a riscoprire l’ethos della fotografia: quello di educarci, come avrebbe detto Moholy-Nagy, a una visione intensiva.


    FACCIA A FACCIA

    Lavori realizzati dagli studenti del Laboratorio di Fotografia

    Facoltà di Design e Arti – Università IUAV di Venezia

    Guido Guidi

    Ideazione mostra di

    Guido Guidi

    Mostra a cura di

    Andrea Pertoldeo

    Mariano Andreani

    Luisa Siotto

    Iniziativa realizzata in collaborazione con

    Università IUAV di Venezia e Galleria Contemporaneo

    Centro Culturale Candiani

    sala Paolo Costantini terzo piano

    dal 2 al 30 maggio 2010

    Inaugurazione:

    venerdì 30 aprile, ore 18.00

    orario:

    da lunedì a venerdì 15.30 – 19.30

    sabato e festivi 10.00 – 12.30 e 15.30 – 19.30

    chiuso il 1° maggio

    ingresso libero

    Info

    Centro Culturale Candiani

    Piazzale Candiani, 7 – Mestre

    t. +39 041 2386126

    [email protected]

    www.centroculturalecandiani.it

  • ESCE IL 29 APRILE, PER AEREOSTELLA, “A PIEDI NUDI NEL PARCO”, LIBRO DI G. SILVEIRA.


    Nelle pagine di questo libro la giovane autrice e fotografa svuota lo zaino zeppo di ricordi e sensazioni indelebili con cui ha attraversato il Brasile.
    E’ penetrata in questa terra, imparando a diventare parte di essa, sperimentando quanto aveva da offrire con tutti e cinque i sensi a disposizione.
    L’udito per ascoltare le urla delle scimmie nel fitto della jungla, la canzone dei pescatori di Bahia, il cigolio del ponte di Cachoeira, il boato della Gola del Diavolo, il silenzio dell’alba. La vista per guardare l’occhio luminoso dello jacaré, i colori caldi del cajù, i pesci che saltano fuori dal fiume nel buio della notte, il cielo nero rigurgitante di stelle. L’olfatto per annusare il profumo speziato della Mata Atlantica, l’odore di pesce grigliato sulla spiaggia, l’aroma del mango tropicale, la puzza dei nostri corpi sporchi e sudati, l’odore della jungla bagnata. Il gusto per assaggiare succhi di frutta dai sapori mai provati, il trito piccante da star male dei piatti di Bahia, l’aria salata d’oceano, il vatapà dolce di cocco, l’asprissima caipirinha. Il tatto per sentire il gelo della tempesta, la morbidezza dell’argilla sulla riva di Paraty, la compattezza dell’aria di Manaus, gli scossoni su tutti gli autobus, la rotondità dei massi di Trinidade.

    A DARE MUSICA AL RACCONTO LE BELLISSIME FOTOGRAFIE DELL’AUTRICE, LE CANZONI DI GILSON SILVEIRA, PERCUSSIONISTA DI IPOEMA “PRESTATO” ALL’ITALIA DAL 1985 IL CUI ULTIM LAVORO E’ IL DVD A BOY FROM IPOEMA

  • Una foto il miglior regalo per la festa delle mamme 2010.

    E’ notizia di questi giorni che Tommaso Ausili, fotografo italiano, si è imposto come vincitore dell’Iris d’Oro, il premio che viene attribuito ogni anno a chi vince il Sony World Photography Award. L’edizione 2010 del celebre premio internazionale ha inoltre evidenziato una discreta presenza di italiani, confermando la buona tendenza della fotografia artistica e documentaristica nel nostro paese. In tutto infatti, ci sono stati tre premi assegnati ad italiani su un totale di 12 categorie. Ebbene, se lo stato di forma della fotografia italiana è ottimo, non si potrebbe che dedurre come uno dei motivi di questa crescita è anche le innumerevoli persone che ogni giorno si esercitano, da fotoamatori o professionisti, per cercare le più belle e più innovative immagini. Già, siamo senza dubbio un popolo di fotografi, se ormai non si può purtroppo più dire che siamo un popolo di santi o di navigatori (a meno che non si parli di internet, ma anche lì è da valutare). E allora perché non sfruttare questo dono innato, questo profondo talento fotografico che ognuno di noi ha nel profondo per un magnifico regalo per una mamma? Ormai infatti la festa delle mamme è decisamente imminente, solo pochi giorni ci separano dal 9 maggio. E molti figli e figlie ancora non hanno la benché minima idea di che tipo di regalo è possibile fare alla loro amata mamma. Ebbene, perché non regalarle qualcosa di unico e personalizzato come senza dubbio una splendida foto artistica è? Stiamo parlando di utilizzare i servizi del sito leader delle stampe online ad alta qualità per produrre in maniera autonoma e a basso costo un regalo sicuramente ben più gradito e ben più apprezzato di tanti regali prodotti in serie e senza anima. Una stampa fotografica infatti rappresenta un ricordo, una sensazione e un sentimento unico ed irripetibile. E oggi è possibile esaltare l’unicità delle fotografie più belle attraverso le stampe online, che ci permettono di scegliere tra stampa su tele, foto su quadri, album fotografici personalizzati, stampa su cristalli, stampe su t-shirt, stampe su legno, stampe su pannelli e stampe su banner. Inoltre è possibile anche creare dei poster personalizzati e delle stampe su cappelli personalizzati. Ma le idee regalo per la festa della mamma se ci si basa sulle possibilità offerte dalla stampa digitale online sono praticamente infinite, e non soltanto per la festa delle mamme ma per ogni tipo di occasione.

    Lo Staff di FotoRegali.com

  • INTROSPEZIONI RIFLESSE

    Maria Rosaria Solari proporrà la sua nuova produzione, dal titolo “Introspezioni

    riflesse”, al pubblico casertano. La mostra si aprirà il 9 maggio alle 18,00 presso l’Ex Libris a

    Capua e si concluderà il giorno 23.

    La serie di quadri che l’artista presenterà al pubblico sono il frutto di una laboriosa ricerca dei

    molteplici significati che possono avere i segni tracciati su tela, segni a loro volta frutto di

    smaterializzazione espressiva e non di mancanza di contenuti, soprattutto umani.

    I quadri di Maria Rosaria Solari offrono molteplici percorsi che l’osservatore attento può cogliere ed

    intraprendere, verso nuovi lidi inesplorati del proprio essere.

    Maria Rosaria Solari

    Maria Rosaria Solari nasce a Salerno, ma vive a Caserta.

    Sin da giovanissima, manifesta il desiderio di dedicarsi all’arte. Frequenta l’Istituto d’Arte, poi

    l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, dove è alunna di Domenico Spinosa.

    Gli spazi silenziosi della natura (la campagna, ma soprattutto il mare) sono i luoghi psicologici ed

    evocativi in cui cresce e prende corpo la sua pittura. Gli stessi titoli delle sue opere sono

    emblematici, costituiscono per il pubblico e per la critica un’ulteriore occasione di analisi e di

    approfondimento della sua giovane arte. Si tratta in qualche modo di metafore universali, che

    tuttavia, nella iconografia della Solari, hanno un che di segreto, di misterioso, paiono tratte dalle

    carte dei Tarocchi, i cui arcani maggiori, nella antica saggezza, nascondono simboli e segni del

    quotidiano accadere e divenire.

    In seguito la Solari proporrà una nuova percezione dello spazio, che adombra il cubismo per poi

    passare ad una fase di forte introspezione psicologica, in cui trasporta su piano visivo figure

    dell’inconscio, conservando quel taglio misterioso, di silenziosa alchimia, che accade nelle regioni

    profonde della vita e che ormai è segno distinguibile della sua arte.

    Alle letture giovanili di autori ermetici quali Ungaretti e Montale ed introspettivi in chiave

    psicanalitica, come Svevo e Pirandello, è subentrata nel tempo la riflessione sulle opere di Allende

    e Yoshimoto, segnata piuttosto di un simbolismo fantastico e lirico. Tale evoluzione degli interessi

    culturali si riverbera nella sua pittura più recente.

  • MAS factory sostiene “Internet Premio Nobel per la Pace 2010”

    Finalmente non è più solo una voce: la candidatura di Internet a Premio Nobel per la Pace 2010, promossa dal progetto di Wired Italia Internet for Peace è realtà. La commissione ha accettato la proposta, presentata con la sottoscrizione di Shirin Ebadi (Premio Nobel per la Pace 2003), del presidente della Camera Gianfranco Fini e 160 tra deputati e senatori italiani. Dopo l’appoggio ad Internet For Peace del Gruppo Interparlamentare 2.0 e del presidente della Camera, molti parlamentari italiani hanno deciso di sottoscrivere l’iniziativa.

    Da oggi, anche MAS factory sostiene l’iniziativa “Internet Premio Nobel per la Pace 2010”: tramite il sito http://www.internetforpeace.org è possibile sostenere la candidatura.

    Il Web è sinonimo di una democrazia moderna, libera e potente che ogni giorno mette in relazione popoli e paesi.
    MAS factory crede fortemente nelle sue enormi potenzialità e nelle sue moltissime finalità operative.

    Per maggiori informazioni:
    http://www.masfactory.it

  • Lo shop online di ALIVESHOES al suo debutto: da oggi è possibile indossare arte, moda e contribuire ad un’economia sostenibile

    NEW YORK, LONDRA, MILANO, AMSTERDAM — 27 Aprile 2010

    Dopo il lancio del portale online il 12 aprile www.aliveshoes.com, ALIVESHOES oggi apre le porte all’unica vera esperienza olistica di arte, moda, ecologia e sostenibilità sul Web.

    ALIVESHOES è un progetto che mira ad integrare il mondo dell’arte contemporanea , quello della moda e quello della sostenibilità a 360 gradi.

    ALIVESHOES è un progetto ideato e realizzato da un gruppo di giovani imprenditori creativi: “introdurre un approccio completamente nuovo al mondo del business, che parli della realtà di oggi e non del passato e sia rivolto verso nuove frontiere che ci attendono da oggi al 2012”, dichiara il fondatore del progetto Luca Botticelli.

    Il progetto ALIVESHOES prevede la realizzazione di installazioni artistiche uniche e originali create da alcuni dei più talentuosi artisti internazionali.

    La scelta degli artisti è stata curata dalla giovane critica e curatrice d’arte contemporanea Camilla Boemio.

    Ogni installazione è composta solo ed esclusivamente da scarpe – da qui il nome “ALIVESHOES”.

    Le installazioni artistiche saranno tutte temporanee e sono realizzate sia in contesti urbani che naturalistici, e comprendono anche video artistici e performance live. Dopo un breve periodo di vita le installazioni verranno smontate e le scarpe utilizzate per l’opera d’arte, in edizione limitata, verranno messe in vendita sul sito www.aliveshoes.com.

    ALIVESHOES rappresenta un approccio del tutto nuovo alle performance artistiche: permette di percepire e usufruire dell’arte contemporanea in tutta la sua potenza espressiva nella vita di tutti i giorni. Indossare un pezzo di una grandiosa opera d’arte non era mai stato possibile, fino ad ora!

    I brand come li avevamo conosciuti sono morti, l’Arte ha ucciso la Moda intesa come fenomeno di omologazione di massa.

    Ogni paio di scarpe ALIVESHOES onora la tradizione del Made in Italy nella manifattura delle calzature prestando particolare attenzione alla qualità dei materiali. Ogni scarpa è realizzata a mano utilizzando materiali ecologici e processi sostenibili.

    Ad oggi sono state realizzate 11 opere che verranno esposte sul sito nelle prossime settimane e successivamente messe in vendita.

    Oltre ad arte e moda il progetto ALIVESHOES coinvolge anche altri ambiti particolarmente importanti a livello globale: dall’ecologia alla tecnologia fino all’economia sostenibile. Le scarpe infatti sono realizzate con materiali ecologici e processi di manifattura eco-sostenibili.

    Il Web inoltre è il mezzo principale per comunicare il nostro messaggio, ci rende capaci di divulgare la nostra arte e di mettere in comunicazione l’artista con chi acquista un frammento dell’opera, ovvero un paio di ALIVESHOES.

    Il sito www.aliveshoes.com diventa museo, punto di incontro e punto di discussione grazie alle illimitate possibilità offerte dai social network (Facebook, Twitter e YouTube e altri).

    ALIVESHOES inoltre contribuisce allo sviluppo dell’economia globale partecipando a programmi di sponsorizzazione con alcune delle Charity più celebri a livello internazionale: gli utenti possono scegliere di effettuare donazioni a enti benefici, in aggiunta ad un cifra base a copertura del costo delle ALIVESHOES .

    Ogni utente può donare un valore soggettivo (aka : ALIVE VALUE) che viene utilizzato per metà nella creazione di nuove opere e per l’altra metà per sostenere enti benefici in 4 macrosettori diversi: ecologia, sviluppo della consapevolezza, childcare e arte. È l’utente che sceglie a chi donare il proprio ALIVE VALUE.

    Ulteriori informazioni:

    www.aliveshoes.com

    http://www.facebook.com/ALIVESHOES

    http://www.twitter.com/aliveshoes

    Contatti:

    Raffaella De Martini

    [email protected]

    Patrizia Sanguineti

    [email protected]

    Luca Botticelli

    [email protected]

  • Regali last minute per la festa della mamma.

    Ormai è il momento, non possiamo più rimandare l’inevitabile scelta di un fantastico regalo per la festa della mamma. Quante volte nei mesi e nelle settimane passate siete passati davanti ad una bella vetrina ed avete sognato di regalare quello splendido oggetto a vostra mamma? Quante volte magari vi siete attivamente riproposti di passare poi a prendere quel magnifico gioiello o quell’unico e meraviglioso gadget tecnologico, ma quando vi siete poi effettivamente decisi a ripassare, quello stesso regalo era già stato venduto ed era anzi andato a ruba e neppure la commessa sapeva quando sarebbe eventualmente ritornato in vendita. Ebbene, perché rivolgervi ancora al tradizionale mercato dei regali in negozi fisici? Perché dovere sottostare alle bizzarrie e alle imperfezioni della vendita a dettaglio attraverso i canali di distribuzione classici? Se vi recherete presso un negozio “tradizionale” infatti avrete si la possibilità di vedere i regali che farete a vostra madre, ma lo svantaggio immenso di dovere recarvi al negozio magari superando code e semafori rossi eterni dopo una lunga giornata di lavoro. E poi la scelta del regalo non la farete, a conti fatti, voi, ma la commessa o il titolare del negozio che vi offrirà una serie di alternative, disposte alla meno peggio su di una vetrina. Tutti regali prodotti in decine di migliaia di unità in una qualche anonima fabbrica asiatica. Ebbene, se anche voi pensate che questo non sia esattamente il modo migliore per donare qualcosa di bello e di unico per la festa della mamma, siamo indubbiamente con voi. Vogliamo infatti darvi qualche suggerimento per un tipo di mercato che non vi deluderà mai per affidabilità, precisione, possibilità di personalizzazione e costi sostenibili per tutti. Parliamo del settore delle stampe tela online ad alta qualità, si tratta di un segmento di mercato in rapidissima crescita e che consente ai produttori di tenere i prezzi di produzione e dunque di vendita assolutamente bassi in rapporto con i competitors che si dedicano alla stampa digitale ad alta qualità in modalità tradizionale. Sono possibili ad esempio tutta una serie di eventuali idee regalo dal successo garantito, come ad esempio le stampe su tela, le stampe su pannello, stampe su legno o le foto su quadro, ma non solo. Infatti è anche possibile scegliere tra le stampe su cappello personalizzato, stampe su poster e stampe su cristalli. Lo Staff di FotoRegali.com

  • Concorso di Immagini Memorie di Frontiera

    Festival Terre di Frontiera V edizione

    CONCORSO
    MEMORIE di FRONTIERA”

    In occasione della V edizione del “Terre di Frontiera Festival”, Cultura e Territorio indice il concorso “Memorie di Frontiera”.

    Il Concorso, a partecipazione gratuita, è rivolto a tutti i cittadini, con un’attenzione particolare ai giovani studenti, che avranno il compito e il piacere di ricercare e riportare alla luce le testimonianze visive della provincia di Cuneo e che documentano storia e storie, esperienze e tradizioni, delle cosiddette “Terre di Frontiera”.

    La selezione riguarderà fotografie, cartoline, immagini da riscoprire tra le pagine degli album di famiglia, negli archivi delle scuole e delle biblioteche, o tratte da riviste d’epoca. Le immagini migliori saranno scelte da un’apposita giuria e costituiranno la campagna visiva della V edizione del Festival che si svolgerà dal 26 giugno 2010 al 31 luglio 2010 nei principali comuni della Provincia di Cuneo.

    L’obiettivo del concorso è promuovere fra i giovani il senso di identità e appartenenza a una terra di antiche origini, ricca di storie, di miti, leggende, folklore affinché non vada perduta la caratterizzazione culturale di questi luoghi.

    Le immagini dovranno essere trasmesse entro lunedì 10 maggio 2010, a:

    Cultura e Territorio,

    Via San Francesco d’Assisi, 1 -10122 Torino o

    inviate via mail a [email protected]

    Per ulteriori informazioni consultare il sito:

    www.culturaeterritorio.it o telefonare al n. 011 5660618.

    Il Festival Terre di Frontiera è patrocinato dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Cuneo con l’obiettivo di promuovere e posizionare Cuneo e la sua Provincia nel panorama delle città culturali, creative e turistiche italiane.

  • La cognizione sociale a cura di Giuseppe Gendolavigna

    I processi che permettono agli individui di conoscere la realtà sociale sono alla base dell’approccio della “social cognition” o cognizione sociale. Al centro di questo approccio sta il fatto che le persone, fin dai primi momenti della loro esistenza, hanno “bisogno” di conoscere la realtà che le circonda (costituita principalmente da altre persone), al fine di orientare il proprio comportamento in modo adattivo all’ambiente in cui vivono. (A.Polmonari e altri, 2002).

    La concezione di base di questo approccio sottolinea che l’individuo è un organismo pensante, un elaboratore attivo delle informazioni, che riceve dall’ambiente in cui vive, che costruisce conoscenze facendo riferimento per gli autori principalmente o ai processi psicologici “freddi” (cognitivo-razionali), o ai processi psicologici “caldi” (motivazionali, affettivi) o al rapporto tra i due.

    Alla fine degli anni ’50 e per tutti gli anni ’60 il comportamento sociale è stato studiato con il presupposto che l’individuo sia prima di tutto un ricercatore di coerenza, un animale razionale che cerca la coerenza (teoria della dissonanza cognitiva di Festinger 1957).

    Successivamente il modello dell’individuo elaboratore di informazioni ha preso la forma dello scienziato ingenuo, che ha bisogno di catalogare gli oggetti, di prevedere gli eventi, generalizzare e rendere semplice il complesso.

    La necessità di far ricorso a scorciatoie di pensiero o euristiche ha un fine utilitaristico e non intenzionale. Taylor (1981) ha sviluppato un’altro modello dell’uomo elaboratore di informazioni a quello dell’economizzatore di risorse cognitive. (pregiudizi e stereotipi apparterebbero a questo modello di funzionamento e non sarebbero influenzate socialmente, un’economia della mente che spesso si trasforma in avarizia del cuore)

    Tuttavia questa corrente di pensiero deve fare i conti fra le competenze della mente e le sue prestazioni e abbandonare in qualche maniera il concetto che l’uomo funzioni solamente come un elaboratore attivo, ma che a differenza di un elaboratore, viene influenzato dall’ambiente almeno in merito alla motivazione a funzionare.

    Gli studi vengono rivolti, attualmente, non più allo studio del comportamento, ma all’azione e alla natura funzionale della cognizione: “thinking is for doing” W.James.

    IL SOCIO-COSTRUTTIVISMO E LA SCUOLA EUROPEA

    Il socio-costruttivismo si sviluppa nel tentativo di superare l’approccio teorico individualista della social cognition, il nuovo paradigma è centrato sui processi di costruzione sociale della conoscenza all’interno di interazioni e scambi comunicativi tesi a dare significato e senso alla realtà.

    Il processo di categorizzazione, ad esempio, non è inteso solo un processo mentale volto ad organizzare e comprendere la realtà, ma piuttosto un fenomeno sociale prodotto dal rapporto fra gruppi sociali differenti. Le caratteristiche di un individuo vengono in questo modo valutate comparandole a quelle del suo gruppo di appartenenza, così che valutando una persona che non si conosce molto si tende ad attribuirle i tratti personologici della categoria in cui la si colloca, la nostra stessa identità dipende in parte dall’appartenza ad un gruppo sociale secondo la teoria dell’identità sociale di Tajfel (1981).

    La psicologia sociale in Europa, alla fine degli anni sessanta, recupera la dimensione sociale della disciplina, sottolineando di nuovo l’importanza dell’ interdipendenza degli individui e non semplicemente dell’intersoggettività è il livello simbolico dello scambio fra le persone che attribuisce senso all’azione e al comportamento degli individui e dei gruppi.

    Le rappresentazioni sociali di Moscovici e l’identità sociale di Tajfel sono le teorie d riferimento della psicologia sociale europea (1972).

    La persona vista attraverso queste teorie può essere compresa unicamente nel contesto della vita sociale. Siamo pertanto attori nella produzione e nella riproduzione del nostro ambiente sociale e non prodotti passivi della società, la persona si vede qui riconoscere una natura sia sociale sia psicologica (Burr,2004)

    Consideriamo l’importanza che ha nell’uomo la capacità di produrre oggetti e simboli in grado di veicolare significati al di là del contesto spazio-temporale immediato, in riferimento al linguaggio e alle altre forme di espressione della comunicazione umana capaci di trascendere la realtà. Le origini di questa teoria possiamo ritrovarle già nella Voelkerpsichologie di cui W.Wundt (1832-1920) fu un illustre esponente. Lui considerò la studio dei fenomeni collettivi come uno studio separato dalla psicologia dell’individuo; il primo appartiene alle scienze sociali e umane ed il secondo alla scienze naturali e biologiche. Dal momento che i processi mentali superiori non possono essere studiati sperimentalmente l’autore crea questa dicotomia.

    I temi di studio dei fenomeni collettivi erano il linguaggio, le religioni, i miti, i fenomeni magici, cioè la cultura. Per Wundt la cultura non riguarda l’individuo ma la comunità ed è qualcosa che va al di là della consapevolezza degli individui, ma al tempo stesso li ingloba.

    “Il contesto sociale non è altro che il sistema simbolico di una certa cultura continuamente alterato dall’ intervento umano. Il contesto non è riducibile alle relazioni interpersonali, intese ambiente, possibilmente fisico, in cui avviene lo scambio di informazioni. Esso è la pre-condizione del comunicare, un ordine simbolico in cui l’azione diventa significativa e, per questo, significante. Infatti gli attori sociali si scambiano significati, non pezzetti d’informazione.” (G.Mantovani, 1995)