Categoria: Arte e Cultura

  • Album foto innovativi grazie alla fotografia digitale

    Una delle cose più belle è certamente quella di poter conservare i momenti più belli ed importanti della propria vita attraverso una fotografia, in modo da preservare per sempre attimi che altrimenti potrebbero andare perduti. Sino a qualche tempo l’album foto era il mezzo principale attraverso il quale le fotografie e quindi i ricordi venivano conservati per sempre; quante emozioni suscita, infatti, sfogliare un album foto di qualche anno prima e rivivere momenti lieti e felici.

    Oggi in più grazie alle innovazioni del digitale, per mezzo di un semplice telefonino o di una fotocamera, ognuno può trasformarsi in ogni momento in un fotografo più o meno professionista, non limitandosi inoltre al solo momento dello scatto ma partecipando anche alla fase di stampa e di personalizzazione delle immagini.

    Tutto questo è possibile grazie ai nuovi servizi offerti dalla fotografia digitale e dalle innovazioni che da questa sono derivate. I servizi di stampa foto digitale, infatti, non solo permettono una maggior partecipazione da parte degli utenti ma presentano anche il grande ed indubbio vantaggio di massimizzare la personalizzazione dei prodotti fotografici che in tal modo diventano davvero unici ed inimitabili.

    Il tutto senza tenere conto del fatto che la qualità della stampa digitale online è decisamente più alta rispetto a quella della stampa tradizionale e questo in quanto vengono utilizzate delle tecnologie molto più avanzate e decisamente di ultimissima generazione.

    Qualità e convenienza che certamente nessun fotografo è in grado di garantire!

  • Intervista di Alessia Mocci a Maria Lucci ed al suo Anima Divelta, Rupe Mutevole

    Anima Divelta”, edito nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Maria Lucci. L’autrice, come racconta nell’intervista, scrive da quando aveva vent’anni e ritiene che sia la ferita della vita a provocare la scrittura; quando ci si sente tristi la penna è la medicina migliore. Il 24 maggio 2012 ci sarà la presentazione de “Anima Divelta” al centro culturale A.Fabrizi di Roma, occasione nella quale sarà presente l’autrice e si leggeranno alcune poesie tratte dalla raccolta.

    Maria Lucci è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande per farsi conoscere meglio dai lettori. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Maria Lucci: Le prime poesie sono nate intorno ai vent’anni quando ho avvertito il bisogno di scrivere. Oggi posso dire che era l’età in cui ho cominciato a sentire le prime ferite della vita e ad avere consapevolezza delle mie fragilità. A scuola, comunque, amavo tantissimo i temi, avevo sempre tanto da dire ed, ovviamente, italiano era la mia materia preferita! Ora sto terminando un breve romanzo, una piccola “recherche” nel mio passato perché non fugga…


    A.M.: La tua raccolta ha un titolo particolare, vorresti spiegarci qualcosa a proposito?

    Maria Lucci: In effetti la parola anima nell’immaginario suscita serenità, pace o, comunque, è legata ad un’idea di quiete, leggerezza, evanescenza. Io, invece, ho voluto accompagnarla con un aggettivo forte che ben rappresenta la mia inquietudine che trova, però, scioglimento proprio nella scrittura, la voce della mia anima.


    A.M.: Quali sono le tematiche di “Anima Divelta”?

    Maria Lucci: “Anima divelta” raccoglie sentimenti, emozioni, riflessioni, intuizioni, rivelazioni nate nei più disparati momenti della mia vita, tragici e definitivi come la morte dei miei genitori, appaganti come l’incontro con la culla della nostra civiltà ovvero la Grecia, nostalgici come il ricordo della mia infanzia in un paesino d’Abruzzo, visionari come i desideri…


    A.M.: Descrivi con cinque aggettivi “Anima Divelta”.

    Maria Lucci: “Anima divelta” è un libro profondo, domestico, spigoloso, accogliente, sorprendente perché i versi nascono da un approccio profondo e tormentato alla vita, eppure ci si può sentire a casa, perché ci si può ritrovare in qualche verso. La ricerca della parola, lo scavo, per dirla con Ungaretti, può rendere la lettura non facile ma l’evocazione, improvvisamente compresa, riconosciuta e condivisa, può non far sentire il lettore straniero. Infine la varietà dei temi, seppure sul sentiero della nostalgia di un quid non sempre identificato, può sorprendere il lettore quando gira la pagina.

    A.M.: Quale pensi sia il target di lettori che apprezzeranno la tua raccolta?

    Maria Lucci: In genere, quando ho regalato poesie, nelle occasioni importanti della vita di chi le riceveva, sono state apprezzate indipendentemente dall’età. La poesia è nella vita.


    A.M.: A chi dedichi “Anima Divelta”?

    Maria Lucci: Ho dedicato la raccolta ai miei genitori perché non ci sono più e perché mi hanno lasciato in eredità valori profondi senza i quali non sarebbe nata la mia scrittura.


    A.M.: Se potessi scegliere una città nella quale vivere per aver maggiore ispirazione, dove andresti?

    Maria Lucci: L’ispirazione più grande me la dà il mare per l’orizzonte sconfinato e la novità che può portare, dunque sceglierei un’isola ma è la natura in generale ad ispirarmi, innanzitutto con il silenzio e poi con la sua potenzialità di vita.


    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Maria Lucci: Finora mi sono trovata bene, seguita, mi pongo però il problema della distribuzione del libro. Preciso: non mi interessa l’aspetto economico ma la possibilità che possa essere trovato facilmente.


    A.M.: A breve ci sarà una presentazione di “Anima Divelta”, potresti raccontarci qualcosa?

    Maria Lucci: La presentazione avverrà il 24 maggio al centro culturale A.Fabrizi a Roma. Sarà presente Paola Gaglianone di Unomattina, che si occupa di poesia nella trasmissione e con l’associazione Civita. Un attore leggerà le mie e quelle del libro di G.Angius e S.Denti “Incontro” che sarà presentato insieme al mio. U. Broccoli, probabilmente, terrà i saluti iniziali. So che Silvia Denti ha invitato anche A.Bevilacqua. Insomma una bella occasione per parlare di poesia, bellezza, arte che hanno per me un valore salvifico, è per questo che mi rincuora la presenza di tanti miei attuali ed ex alunni.


    A.M.: Salutaci con una citazione

    Maria Lucci: Diceva Montale che la scrittura nasce da una dis-armonia con il mondo. È vero ed aggiungo che vivere questa disarmonia rende la vita più autentica.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/23/intervista-di-alessia-mocci-a-maria-lucci-ed-al-suo-anima-divelta-rupe-mutevole/

  • POESIPITTURA A TORRE DEL GRECO (NA)

    La Poesipittura continua a crescere e mentre in tutte le regioni d’Italia stanno nascendo nuovi gruppi dedicati a questa nuova forma d’arte anche in America, in Argentina, nel Michigan e nell’Ohio si sta diffondendo questa nuova corrente. I poesipittori aumentano, così come aumentano gli eventi dedicati a questa forma artistica, come la manifestazione che si terrà a Torre del Greco (Na) dal 27 maggio al 10 giugno 2012.

    L’evento, fortemente sostenuto anche dal Critico d’Arte Giovanni Cardone, avrà luogo presso il Museo della Marineria Torrese di Torre del Greco – Lega Italiana Navale sez. di Torre del Greco, alle ore 10.30 ed avrà eco su tutto il territorio nazionale.

    In quest’occasione sarà messo a punto il 2° Manifesto della Poesipittura che vuole segnare un altro traguardo essenziale per il movimento: la sua continua crescita e le adesioni sempre più ampie.

    La Mostra vedrà, infatti, la partecipazione di numerosi artisti Poesipittori i cui lavori saranno catalogati in un apposito album e pubblicizzati su radio e tv locali e nazionali.

    Fra gli artisti che parteciperanno alla Mostra, di cui moltissimi calabresi: Francesca Barone (Ceppaloni – Benevento), fondatrice del movimento, Francesca del Frate (di Santa Caterina dello Ionio – Catanzaro), Grazia Calabrò (di Rende – Cosenza), Caterina Rizzo (di Pizzo Calabro – Vibo Valentia), Natalina Fucile (di Taurianova – Reggio Calabria), Raffaele Bassano (di Fornovo San Giovanni – Bergamo), Anna Nawroka (di Badolato – Catanzaro), AnnaMaria Alfé (di Napoli). Aurora Baiano (di Napoli), Marisa Fusco (di Benevento), Rita Mantuano (Cosenza), Marcello La Neve (di Cerisano – Cosenza), Patrizia Zancan (di Venezia), Tania Micciché (di Favara – Agrigento), Valentina Vitale (Nova Siri – Matera).

    Tutti gli artisti avranno occasione di interagire con i critici d’arte Pasquale Solano e Giovanni Cardone e le loro opere saranno oggetto di recensione. Di seguito alcuni dei loro magnifici lavori:

    Un grande evento che prevede il patrocinio del Comune di Torre del Greco.

    COS’ E’ QUESTA CORRENTE???? ARTISTICA??? La “Poesipittura” è uno dei movimenti artistici più importanti consolidatosi negli ultimi tempi.

    Segna una svolta decisiva nella storia della pittura.

    Nata a Ceppaloni ( BN ) dalla poetessa Francesca Barone,ha interessato subito l’Italia Intera,arrivando a lambire Francia e Germania. Concorsi internazionali, convegni, professori di spessore e Critici d’Arte hanno dato spazio a questa nuova corrente.

    La Poesipittura sta dilagando essa viene considerata l’arte del XXI° secolo,numerosi sono i gruppi in tutta la penisola,

    Cos’è in realtà la poesipittura? «Poesipittura è scrivere nel colore fino a che esso assuma la trama dei suoni, diventare come un assoluto all’interno del quale non è possibile distinguere le varie espressioni artistiche perché il risultato è dato dalla totalità dell’opera.

    Immaginate solo per un istante un dipinto di Pablo Picasso e una poesia di Alda Merini, avrebbe un valore inestimabile!».

    Nella società odierna in cui le immagini si sovrappongono in messaggi pubblicitari che spesso non rappresentano la realtà, il vissuto, il quotidiano e le parole che diventano blaterare fine a se stesso, s’avverte imperante la necessità di dare il giusto senso agli uni e alle altre.

    In questo contesto la Poesipittura si pone come capacità a saper cogliere il rapporto concreto tra coscienza, mondo e vissuto, a rappresentare le parole nella loro essenza, a percepirne musicalità e colori come note di uno spartito.

    In parole semplici le immagini danno corpo alle parole e queste rendono mobilità alle immagini.

    E’ come un gioco propiziatorio ad un incontro amoroso , il gioco del si e del no, del richiamo e del rimando, della seduzione e dell’incanto, è il voler mettere a nudo la parola, è il desiderio di prolungarla nel tempo per rivestirla di luce e di colori, una miscela esplosiva di armonia e vitalità. I

    n questo contesto la parola, pregna di significato, assume la giusta valenza dell’immagine che, oltre al profondo senso simbolico, interiorizza l’essenza delle parole e smuove nell’immaginario collettivo le coscienze sopite.

    La Poesipittura è ARTE, è il punto d’incontro del verbale con il convenzionale, è leggere la parola in chiave artistica e il dipinto in chiave filosofica al fine di trarne un’unica essenza dettata dai moti dell’anima, vibranti emozioni che il “ Poesipittore “ elargisce quale bene comune.

    Quando visioniamo un’opera pittorica ,esprimiamo un giudizio più o meno critico.

    Quante volte ci e’ capitato di commentare un dipinto ,proposto alla nostra attenzione da un Artista, con la nostre personali interpretazioni,che rendiamo graficamente valide.

    Ebbene, Cari Amici, il nostro commento e’ una forma di valutazione poetica-letteraria ,a volte concepita anche intensamente ,che implica spesso le nostre attitudini ,in un coinvolgimento di fine percezione ,a livello umano.

    Analizzando opere di varia natura e tecnica, ho assimilato nel corso degli anni,anche grazie all’esperienza,notevoli interrogativi concernenti la disciplina artistica,nei suoi molteplici aspetti di valutazione e mi sono domandato più volte: “Perché, per illustrare un dipinto o qualsiasi altro progetto inerente l’arte,necessita la presenza di un Critico, quando l’Autore più essere benissimo l’opinionista di sè stesso?

    Chi meglio di Lui,e’ al corrente, delle sensazioni percepite durante l’esecuzione delle sue realizzazioni ed analizzare la bellezza di un’opera, incontestabilmente sua e propria Creatura?

    Di fronte ad un’epoca in cui prevale l’elogio del “non capire” e dell’incertezza del giudizio vogliamo fare della nostra arte un motivo per non sfuggire dalla realtà ma per aprire un dialogo, seppur utopico con un divenire sempre più irreale.

    La Nostra produzione si deve leggere come una nuova scrittura, ed il nostro spazio visivo si identifica con l’occhio del pensiero e con le mani della creatività.

    L’esperienza pittorica si fa così, sperimentazione alla ricerca non di soluzioni ma di interrogativi, quasi un modo di trasformare la materia priva di vitalità in un potenziale ed ideale medium per ritrovare le utopie generative.

    La nostra ricerca si rivolge alla comprensione della modernità, dell’essere moderno per sentirsi “valore” in una quotidianità della dispersione e della disperazione.

    È una risposta positiva alla cultura del disordine.

    Il gesto quale traccia di sé e di nuove identità culturali.

    Le nostre opere non si nascondono e non sono enigmatiche, ma rispondono al piacere intimo di poter pensare, attraverso la propria sensibilità ed esperienza una nuova costellazione, dove il senso della creatività non venga interrotto dalle vacue ostentazioni dell’apparire imposte dalle mode culturali del nostro tempo.

    Scoprire se stessi senza condizionamenti, è il messaggio che vogliamo lanciare attraverso le nostre opere.

  • Festival Lirico all’Arena di Verona: si comincia col Don Giovanni di Mozart

    Da quasi cent’anni uno degli eventi lirici più importanti e suggestivi d’Italia, il Festival dell’opera arena di Verona si prepara a tornare nella città scaligera a partire dal 22 giugno prossimo. Grande attesa per la novantesima edizione del festival e per la rappresentazione del Don Giovanni di Mozart, opera scelta per inaugurare la manifestazione. Considerato come uno dei massimi capolavori del compositore austriaco, il Don Giovanni sbarcherà a Verona con la regia di Franco Zeffirelli, mentre la direzione dell’orchestra sarà affidata al maestro Daniel Oren. Dopo la prima, l’opera mozartiana verrà riproposta per altre cinque volte nei mesi di giugno e luglio, ma fino ai primi giorni di settembre l’Arena farà da cornice ad opere entrate ormai nella storia della lirica e nel cuore di tutti i melomani, e non solo.

    Immancabile l’Aida di Verdi, opera cui l’Arena di Verona è indissolubilmente e storicamente legata. Fu proprio l’Aida, infatti, la prima opera a venire rappresentata nell’ambito della prima edizione del festival areniano, che vide la luce quasi 100 anni fa. Non dimentichiamo che il festival lirico areniano venne creato, nel 1913, per celebrare Giuseppe Verdi nell’anniversario della sua nascita. E l’Aida è anche l’opera che, dal 2005, viene rappresentata in ogni edizione del festival. Quest’anno la regia della celeberrima opera sarà affidata a Gianfranco de Bosio, mentre il direttore d’orchestra, anche in questo caso, sarà Daniel Oren. Sedici gli appuntamenti con l’Aida, da sabato 23 giugno a domenica 2 settembre.

    Altro celeberrimo compositore protagonista dell’edizione 2012 del festival sarà Giacomo Puccini, di cui verranno portate in scena due opere Arena di Verona: la Tosca e la Turandot. Della prima, diretta per l’occasione di Marco Armiliato e con la regia di Hugo de Ana, verranno proposte 5 repliche dal 18 agosto al primo settembre, mentre gli appuntamenti con la Turandot sono stati fissati in sei rappresentazioni dal 4 al 30 agosto. Regista dell’opera sarà, ancora una volta, Franco Zeffirelli, mentre la direzione sarà curata da Andrea Battistoni.

    Numerosi gli appuntamenti con la Carmen d Bizet, che verrà riproposta sul palco dell’Arena per tutta l’estate, dal 30 giugno al 31 agosto. Un’occasione imperdibile per scoprire o riscoprire una delle opere più famose e rappresentate al mondo, un’opera di indiscutibile successo che però, inizialmente, non venne accolta bene a causa di un soggetto giudicato immorale. A dirigere l’orchestra sarà Julian Kovatchev, mentre a firmare la regia sarò Franco Zeffirelli.

    Completa il programma del festival il Roméo et Juliette di Charles Gounod, che porterà la celebre opera proprio nella città in cui si svolge la storia e che per questo è una delle mete preferite per i soggiorni romantici. Diretta da Fabio Mastrangelo e con la regia di Francesco Micheli, il Roméo et Juliette verrà messo in scena per quattro volte nel mese di luglio.

    Un programma interessante e vario come al solito, dunque, quello del Festival Lirico dell’Arena di Verona, che si prepara a festeggiare nel miglior modo possibile la sua novantesima edizione, regalando agli spettatori le emozioni e le suggestioni che solo il connubio tra la splendida cornice dell’anfiteatro e la rappresentazione di alcune delle opere liriche più famose e amate della storia può creare.

    Articolo a cura di Francesca Tessarollo
    Prima Posizione Srl – agenzia marketing

  • Michele Mirabella One Man Show

    Caldo insolito, qualche minuto d’attesa: dopo l’introduzione di Bottone, Mirabella entra in scena e trasforma la gremitissima Sala Conferenze della Biblioteca di Viterbo in un palcoscenico, il suo palcoscenico. Bisticcia col microfono, scherza coi presenti in sala, non riesce a rimanere seduto. Improvvisa, è un fiume in piena, fa saltare persino la scaletta al conduttore: il “professore” della televisione italiana, autore, critico, ma soprattutto attore e comunicatore, inizia la sua insolita lezione e in veste di aedo narra del suo ultimo libro “Cantami, o Mouse. L’Italia spiegata dagli antichi”, edito da Mondadori. Strabiliante e ipnotica la sua capacità di far dimenticare al pubblico il suo lieve saggio e la scrittura, donando al racconto e all’oralità il ruolo di indiscutibili protagonisti.

    Domi habuit unde disceret, scrive Terenzio negli “Adelphoe”.
    “A casa egli ebbe dove imparare”: la famiglia, l’ombelico, il centro, gli amici, il sangue sono il passato, l’origine, la nostra memoria. In una parola: l’appartenenza, sacra in quel genitivo locativo “domi”, che ne racchiude potentemente l’essenza.
    Mirabella non nasconde la sua di appartenenza: una famiglia coltissima, padrona delle lingue classiche, che sin da bambino gli ha fatto assaporare il piacere del simposio con gli antichi, i cui racconti consistono nell’umana storia.

    Da dove veniamo e con chi ci confrontiamo? Con Alessandro Magno, tanto per iniziare, che con la spada del logos possedette l’Asia tagliando il nodo di Gordio, e il pensiero non può che correre ai nostri comunicatori politici.

    Alla domanda di Bottone “Cosa farebbero gli antichi di fronte all’attuale quadro italiano?”, Mirabella risponde che si disinteresserebbero, perché sì, Catilina era la corruzione del sistema, la cosiddetta antipolitica, ma che si trovò davanti il grande Cicerone, non uno degli attuali interlocutori. Demostene era un avvocato per passione, che andava ad esercitarsi di fronte al mare agitato per riuscire a controllare la voce, un aristocratico forse odierno riformatore di sinistra, ma corretto politicamente.
    E ancora Dante e le sue memorabili invettive.

    A noi cittadini del ventunesimo secolo non rimangono che le diatribe tra Hollande e Sarkozy, constata Mirabella, drammatico dibattito elettorale da provinciali. Gli antichi si meraviglierebbero.

    “Esisteva allora il voto di scambio?” gli chiede il conduttore. Certo, chi meglio di Paride, uno dei numerosissimi figli di Priamo, lo può significare? Una vera e propria campagna elettorale quella di Era, Atene e Afrodite, ma il pomo lanciato da Eris, dea della discordia non invitata al banchetto, venne donato ad Afrodite, che aveva promesso al giovane principe di Troia l’amore della donna più bella della terra, Elena.

    Mirabella poi esce dalla dimensione meramente descrittiva del mito tralasciando l’aspetto più civettuolo di Paride, giovane “sciupafemmine”, per tornare a vestire i panni dell’aedo, ed ecco che Priamo assurge a figura patriarcale florida tanto quanto la figura della moglie Ecuba. Entrambi fino ad Eschilo hanno rappresentato nella narrazione orale la fecondità e la prolificità, genitori di tanti figli, in un meccanismo meraviglioso per cui ogni cantore con le sue storie mitiche feconda Ecuba, da lei fa nascere nuova prole. Ecuba diviene terreno fertile che genera racconti, perché come dice Mirabella, “la vicenda diviene simbolo della trama”.

    Un accenno musicale a “L’aurora di bianco vestita” di Leoncavallo ed ecco apparire Aurora, la dea figlia del Titano Iperione, che si innamora del mortale Titone, per il quale chiede l’immortalità, ma non l’eterna giovinezza e l’eterna salute. Errore gravissimo. Titone allora verrà trasformato nella cicala che canta all’alba, e gli innamorati si ricongiungeranno nell’eternità del racconto, in cui l’inconscio collettivo genera il sapere collettivo.
    Una breve incursione nella contemporaneità – Mirabella predilige la dimenticanza ai segugi di Facebook – e poi ancora un tuffo nel passato, con Shakespeare e la sua Giulietta, possibile testimonial di telefonia mobile.

    Se Giulietta avesse avuto il cellulare, avrebbe sicuramente mandato un sms a Romeo per avvertirlo della messinscena in tempo reale, gli innamorati si sarebbero salvati e avrebbero vissuto felici e contenti. Poi pone al pubblico in sala una domanda: avreste mai rinunciato ad una tragedia così bella per un sms?

    Bottone lo riporta al presente: “Potremmo definire Giulio Cesare un presidenzialista?”
    Dipende da chi lo racconta, appunta Mirabella. Ma non possiamo raccontarlo.
    Perché, come dice Sallustio, “queste cose non sono mai avvenute, ma sempre sono”.
    Pochi accenni all’attualità, Mirabella si esime. Meglio parlare degli antichi.

    Il Salotto delle 6 – Ufficio Stampa
    Valentina Petrucci
    [email protected]

  • RINASCITA COLLETTIVA è “corpo super8 – presa diretta / fuori campo”

    RINASCITA COLLETTIVA è

    corposuper8 – presa diretta / fuori campo”


    presa diretta °daniele brunotti °francesca caraffini °chiara pozzi °sara russo

    fuori campo °anna boria °ornela laezza °veronica mazzucchi °alex sala

    a cura di francesca caraffini e sara russo

    1/3 giugno 2012 castello visconteo

    ABBIATEGRASSO (MI) P.zza Castello ore 10-12 / 16-20

    aperitivo con gli artisti venerdì 01 giugno ore 18.00
    sulle note prodotte dalla scoppiettante FONC Fanfara Obbligatoria Non Convenzionale

    24 giugno/ 22 luglio 2012 la tana delle costruzioni

    VEDANO OLONA (VA) Via Papa Innocenzo, XI 32-36 ore 10-12 / 16-20
    aperitivo con gli artisti domenica 24 giugno ore 18.00


    Otto artisti. Un corpo Super 8.

    Nel 1965, l’introduzione da parte della Kodak della pellicola in formato “Super8”, permise

    a moltissimi appassionati di cinema di girare liberamente i propri filmini con tanto di sonoro, cosa che prima non era proprio possibile.

    Questa mostra, che si incentra su una visione del corpo vissuto dagli artisti in modo molto personale, si divide in due aree indagine, che proverò a raccontare “rubando” dalla terminologia del cinema, riferendomi a due tra le più diffuse tecniche di acquisizione del suono: il fuori campo e la presa diretta.

    Da un lato infatti, abbiamo una serie di lavori che nascono da un’acquisizione del reale, sia essa scultorea o fotografica; dall’altra la rievocazione del corpo attraverso mezzi diversi, che viene narrato in una chiave più interpretativa.

    Nelle serate inaugurali happening e video si affiancheranno ai lavori presentati, un mix di scultura, installazione, ricerche fotografiche e pittoriche.

    corposuper8/trury.com

    arcipelago.it
    latanadellecostruzioni.it

    http://www.facebook.com/events/399979430024478/

    presa diretta

    nel suono “in presa diretta” la musica, i rumori, le voci presenti in scena mentre si gira, vengono registrate nella pellicola, conferendo maggiore realismo all’opera

    °daniele brunotti, tatuatore con alle spalle una formazione artistica, “incide” le sculture di ceramica realizzate da Sara in una ricerca a quattro mani di forte suggestione myspace.com/datattoox

    °francesca caraffini, visual artist e designer, si incentra in un percorso sulla visione del sé, creando autoritratti fotografici che conservano la qualità della pittura trury.com

    °chiara pozzi, specializzata in Arte Sacra, offre una lettura del corpo a partire dal simbolismo, in autoritratti di estrema lievità raccolti sotto forma di installazioni myspace.com/chiarapozzi

    °sara russo propone autoritratti tridimensionali a partire da una ricerca sull’impronta poi trasposta in ceramica, la sua materia “scelta” che si trasforma in altro sararussoarte.it


    fuori campo
    il suono “fuori campo” può stimolare il pubblico a formulare supposizioni sull’origine dei suoni
    e sul loro ruolo nell’ambito della narrazione

    °anna boria si concentra su un percorso di creazione che prende spunto dai simbolismi arcaici, proponendo piccoli simulacri che incarnano i più disparati aspetti della vita annaboria.it

    °veronica mazzucchi elabora, su materiali che sono spesso di recupero, una visione di anime e corpi feriti nata come percorso terapeutico veronica-atelierdellaforgia.blogspot.com

    °ornela laezza porta nelle sue opere una forte espressività, utilizzando differenti mezzi creativi; i tratti, forti e stilizzati, diventano parte di un complesso racconto wix.com/ornelalaezza

    °alex sala infonde in tutte le sue opere una vena poetica che evidenzia il suo intimo rapporto con la Natura in racconti scultoreo/performativo ricchi di legami interiori myspace.com/silence_art

    corposuper8/trury.com
    visitate il sito per una panoramica sugli artisti e altre curiosità

    Per informazioni relative al materiale stampa, e per contattare gli artisti:

    [email protected] – + 39 349 5470759

  • Il pittore di Romeno.

    Giovanni Battista Lampi è stato un pittore italiano, anche suo padre e suo cugino erano pittori quindi da loro ha ricevuto i primi insegnamenti sulla pittura; era soprattutto apprezzato per i ritratti ma non si è certo tirato indietro in altri tipi di pittura. Ha vissuto tra Verona, Innsbruck, la Russia, la Polonia e l’Austria, arricchendo di località in località la sua esperienza artistica; nacque a Romeno il 31 dicembre del millesettecento cinquantuno ed è morto a Vienna l’undici febbraio del milleottocento trenta. Tra le sue opere possiamo trovare “San Luigi”, il ritratto di Giuseppe secondo e La contessa Potocka con sua figlia.

    La località che diede i natali a questo artista del panorama artistico italiano si trova in provincia di Trento ed è famosa in primo piano per i suoi produttori di mele e anche come meta turistica; in genere la parte culturale dei luoghi, a meno che non sia particolarmente conosciuta ed importante, viene sempre messa in secondo piano. È sembrato dunque doveroso introdurre la località segnalando l’importanza di natali cosi sconosciuti, ma non per questo meno importanti.

    La cittadina di Romeno, il cui nome con molta probabilità deriva da alcuni insediamenti romani nella zona, si trova in un altopiano molto soleggiato che essendo circondato da molte pinete può essere sfruttato per lunghe e rilassanti passeggiate. Nelle sue numerose abitazioni non è difficile riuscire a trovare alcuni dei dipinti e delle opere sia di Giovanni Battista Lampi, che ci nacque, ma anche di suo padre che invece ci si trasferì intorno al millesettecento venti.

  • Bertozzi oscurato: censura per il fotografo reggiano

    Corrado Bertozzi è un fotografo reggiano che in questi giorni sta affrontando una problematica d’importanza non indifferente: la censura. La censura è un argomento che resiste in modo assai solido nel nostro paese, anzi più che un argomento, la censura si può benissimo definire un non-argomento poiché impedisce ad un certo aspetto della società e degli eventi che la riguardano, di manifestarsi solo in parte e quindi una non-realtà, una verità menomata che automaticamente si trasforma in una bugia colossale. Malgrado la facilità con cui la censura viene utilizzata questa non la si può certo intendere come un ludus puerorum, questi ultimi hanno infatti la funzione di raccontare la realtà e i suoi processi attraverso simbologie che ne favoriscano l’apprendimento rapido del concetto più recondito, qui invece siamo davanti la nulla. La censura opera per il nulla, per una fermezza sterile che al massimo favorisce la visione più bigotta possibile. Il fotografo Bertozzi ha raccontato invece l’altra parte della realtà, quella da sempre scomoda e considerata non adatta alla divulgazione. Sono ben 35 i pannelli per cui era prevista l’esposizione, tutti e 35 censurati da un movimento di menti che odorano tanto di paura quanto di inutilità. Sembra proprio che nella penisola europea le bandiere facciano ancora molta paura, inutile di dire quanto questa operazione di censura rappresenti al meglio lo stato di stupido silenzio a cui molti tendono per fuggire alla realtà dei fatti. Per ulteriori informazioni in merito all’argomento fotografia: fotografo matrimonio bologna

  • Quando non passa il tempo di Francesca Santangelo Rupe Mutevole Edizioni

    Come se non fosse mai stato ieri/ quell’amore sopito,/ quello di un tempo./ Che sia uguale/ o diverso che importa./ Quell’amore, quello di un tempo./ Che sia come sia,/ come il tempo,/ quello di adesso, quello di ieri, uguale,/ di oggi, come sempre./ Come se non fosse mai stato ieri./ Chi conosce questi amanti?/ […]” – “Quando non passa il tempo”

    Una lirica che mantiene uno stretto rapporto con le figure della ripetizione, quali l’anafora e l’allitterazione. L’incipit con la comparazione solidifica il rapporto di passato e malinconia presente nel resto della lirica omonima del titolo della raccolta. L’amore passato, l’amore trascorso che ancora invade il presente e celebra con esso una mesta continuità.

    Quando non passa il tempo”, edito nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Francesca Santangelo. La prefazione è a cura del Professore Filippo Brancato, è presente una dedica iniziale ad Elsa, al figlia dell’autrice. Una silloge pregna di liriche che hanno come tematiche principali l’ansia, il tormento, la bramosia d’amore, il mettere a nudo l’animo. Una sorta di spiegazione di chi si è nei confronti della realtà, dei propri sogni ed aspirazioni nella vita, sogni che talvolta non mi materializzano come dovrebbero.

    Ma in “Quando non passa il tempo” le liriche diventano anche interpretazione di una società alienata e superficiale che non riesce a riflettere con la propria testa e che, come un gregge, si muove tra le strade, virtuali e non. Una società che non trova più il suo equilibrio nella giornata, impaurita dall’esser simile alla massa ed al contempo impaurita di staccarsene troppo.

    Il tempo infrange la nostra assenza,/ sta vicino e ti tormenta,/ come un bussare continuo al tuo cuore,/ quasi a volerti ricordare/ che non è passato silenzioso/ ma è rimasto lì accanto sopito/ e noi ignari della sua presenza/ abbiamo scritto parole di lui e di noi,/ ed immaginato come se vissuto/ un racconto di vita e di brevi ricordi./ […]” – “Nemico il tempo”

    Ed ancora è il tempo trascorso che nasconde e riproduce gli antichi ricordi di una relazione ormai terminata. Uno sguardo dietro le spalle ed è come se gli anni non fossero mai trascorsi, tutto è rimasto immutato agli occhi della mente. Una ricerca di autenticità dal presente che si ripercuote sull’Io Poetico come un martello pneumatico che ricongiunge l’immaginazione agli eventi realmente vissuti.

    Sorrisi spenti e celati dolori/ abitano le orme dei passanti./ Volti inesistenti senza dolore/ ne gioia, senza colore./ Li osservo./ Tutti uguali./ Si nascondono tra la folla./ La folla non li nasconde./ Sostano./ Mangiano, parlano, bevono e ridono./ Ridono delle loro bugie a consolar/ solo apparenza./ Dentro./ […]” – “Risvolte”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/17/quando-non-passa-il-tempo-di-francesca-santangelo-rupe-mutevole-edizioni/

  • Chiara Pavoni a Radio Vera

    Si parlerà di teatro e di cinema alternativo e innovativo lunedì prossimo, ovvero il 21 maggio, a partire dalle ore 12 sulle frequenze di Radio Vera. Infatti all’ interno del seguitissimo ” Fate i bravi”, programma condotto da un’ irresistibile Alex Rusconi, sarà ospite l’ affascinante Chiara Pavoni, modella e attrice di grande spessore, con un curriculum artistico di tutto rispetto.

    In particolare l’ artista racconterà della sua più recente esperienza cinematografica: si tratta di ” Mondo Folle”, avvincente pellicola di Fabio Del Greco, attualmente disponibile gratuitamente su You Tube al seguente link: www.youtube.com/watch?v=fdgkuEwuUpU&feature=share

    Per maggiori informazioni su Chiara Pavoni: www.chiarapavoni.it

    Laura Gorini per Chiara Pavoni

    email: [email protected]

    telefono: 333/6434873