Autore: Redazione area-press.eu

  • Piccolo è bello… solo se è un allestimento Store Van!

    Chi dice che un allestimento semplice e contenuto non sia efficace come il più accessoriato non è un cliente Store Van.

    Guardiamo l’officina mobile installata sul Fiat Doblò Cargo L1H1 in uso ad una squadra di operai di una ditta di multiservizi. È evidente anche ai meno esperti che nel vano di carico del fugone c’è tutto quello che serve per svolgere appieno, e in comodità, la mansione del manutentore.

    A partire dal pianale in alluminio mandorlato e dalle pannellature in polipropilene, per finire alle scaffalature, la soluzione installata utilizza il meglio degli allestimenti per veicoli commerciali Store Van.

    Su richiesta del cliente, gli scaffali presentano una composizione molto varia che risponde ai requisiti di primaria importanza: lo stivaggio delle strumentazioni d’uso abitudinale e la praticità d’azione durante le operazione di ripristino dei guasti. Il tutto parafrasato in termini Store Van si traduce in scaffalature con cassetti e vani con portello ribaltabile in alluminio, con cassette portaminuterie e pannello forato con chiuse laterali, con un armadio e con vano con cinghia blocca valigette. La scelta del top in legno rende gli scaffali dei pratici banchi da lavoro.

    Le specifiche tecniche e le foto sono disponibili on line alla pagina del sito aziendale.

  • Kelly Patricia O’Meara: Il mese della consapevolezza sull’ADHD, una campagna di marketing

    L’associazione “Bambini e adulti con ADHD deficit di attenzione/iperattività”

    (CHADD), uno dei tanti sponsor attivi nel promuovere il “Mese di

    Consapevolezza dell’ADHD”, anche quest’anno non perde l’occasione per

    diffondere informazioni fuorvianti, non verificabili e a-scientifiche, sulla

    presunta, ma mai dimostrata, “malattia del cervello” nota come ADHD: una

    campagna di marketing che non serve il pubblico interesse, ma gli interessi

    finanziari delle case farmaceutiche. Negli Stati Uniti si consumano più

    farmaci per ADHD rispetto al resto del mondo, e la tendenza è all’aumento, ma

    anche in Italia il fenomeno è in preoccupante crescita.

    Il CHADD a lungo è stato criticato per aver appoggiato gli utili delle case

    farmaceutiche anziché gli interessi pubblici: al termine di due inchieste da

    parte dell’International Narcotics Board e la DEA (Drug Enforcement

    Administration (DEA), anche il Congresso degli Stati Uniti ha espresso la

    propria preoccupazione per l’ingombrante presenza di finanziamenti

    farmaceutici in un gruppo per la difesa dei diritti del paziente. Ad esempio,

    nel 2009 il CHADD ha ricevuto 1,6 milioni di dollari, il 36% del suo fatturato

    totale proveniva dalle case farmaceutiche.

    Anche in Italia, i sedicenti gruppi di difesa dei Pazienti ADHD contano sul

    supporto economico di Big Pharma, come se le sette sorelle finanziassero una

    campagna per la difesa dei diritti degli automobilisti!

    E così, pur senza lo straccio di una prova scientifica a supporto di qualsiasi

    anomalia cerebrale riguardo l’ADHD, il CHADD con “ADHD Awareness Month”

    persiste nel continuare il fuorviante mantra:

    Già da lungo tempo quasi tutte le correnti principali mediche, psicologiche,

    educative e le organizzazione negli STATI UNITI hanno concluso che l’ADHD è un

    vero disturbo medico del cervello.

    Suona bene, ma non è basato su fatti. Contrarie a tale affermazione, molte

    comunità all’interno. Tra questi lo psichiatra, Dr. Stefan Kruszewski:

    Virtualmente chiunque in qualsiasi momento può soddisfare i criteri di

    disturbo bipolare o ADHD – chiunque. E la diagnosi attiva il distributore

    automatico di pillole.

    Anche Il Dr. Peter Breggin, uno psichiatra addestrato ad Harvard, è critico a

    riguardo:

    C’è una grande quantità di prove scientifiche sui danni cerebrali causati da

    un uso prolungato di stimolanti anfetaminici (i farmaci utilizzati per

    “trattare” l’ADHD), ma non ci sono prove che dimostrino l’esistenza di

    malattie mentali come L’ADHD.

    Persino Allen J. Frances, l’ex presidente della task force incaricata di

    redigere la quarta edizione della IV edizione del Manuale Diagnostico e

    Statistico dei Disturbi Mentali (DSM, il testo sacro della psichiatria, edito

    dall’American Psychiatric Association) scrive:

    La diagnosi psichiatrica si basa esclusivamente su fallibili giudizi

    soggettivi anziché test biologici oggettivi – aggiungendo, riguardo l’ADHD –

    Penso che abbiamo raggiunto il punto di svolta, e mi auguro che la moda ADHD

    inizi presto a svanire: le diagnosi di esuberanza hanno comportato l’erronea

    classificazione dell’immaturità, fenomeno tipico dell’età giovanile, come

    disturbo psichiatrico. Abbiamo somministrato pillole invece di consentire ai

    ragazzi di crescere. L’industria farmaceutica ringrazia.

    Dal canto loro, nemmeno le istituzioni di controllo medico e farmaceutico sono

    in grado di avvalorare il concetto di “disturbo medico del cervello”. I Centri

    per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (autorità USA che svolge

    alcune funzioni simili al nostro Istituto Superiore di Sanità) lo ammettono:

    Gli scienziati stanno studiando le cause …” e” non esiste una prova

    specifica per diagnosticare L’ADHD…

    Il fatto è – non c’è nessuna prova medica – specifica o no – per la diagnosi

    di ADHD.

    Molto più diretto l’Istituto Nazionale per la Salute Mentale (NIMH):

    Gli scienziati non sono sicuri di cosa provochi l’ADHD.

    Se le massime autorità mediche non sono in grado di fornire alcuna prova

    scientifica a supporto della teoria cerebrale dell’ADHD, non è irragionevole

    concludere che le informazioni fornite dal CHADD e dalle associazioni italiane

    a lei assimilabili, è semplicemente inesatto e pseudoscientifico.

    Non si può fare a meno di chiedersi se (o quanto) questo annuale rigurgito di

    informazioni inesatte circa il presunto “disturbo medico del cervello”, stia

    contribuendo al crescente numero di bambini che vengono diagnosticati e

    trattati con stimolanti anfetaminici.

    Di: Kelly Patricia O’Meara

    Fonte articolo: http://www.cchrint.org/2014/10/16/adhd-awareness-month-a-

    pharmaceutical-marketing-campaign-to-get-more-kids-on-drugs/

    Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani esorta l’uso di “altre forme di

    gestione e trattamento” per indirizzarsi alle difficoltà comportamentali dei

    bambini.

    Non si tratta di negare aiuto a chi soffre, ma ogni bambino ha diritto alle

    soluzioni appropriate piuttosto che diagnosi affrettate e senza fondamento

    scientifico con somministrazione di psicofarmaci che cercano di annullare i

    sintomi e che impediscono di scoprire ciò che realmente non va nel bambino,

    sopprimendo in molti casi la vera causa dei suoi disagi.

    Kelly Patricia O’Meara

    https://www.ccdu.org/comunicati/mese-della-consapevolezza-adhd

  • Il Corpo Militare della CRI di Udine premia Antonio Pipere

    Il Corpo Militare CRI, NAAPRO di Udine ha consegnato ufficialmente un Crest all’impegno ed al sostegno in segno di riconoscimento al Luogotenente Antonio Pipere,alla cerimonia hanno partecipato diverse Autorita’,fra le quali:

    la Lega Italiana dei Diritti dell’UOMO, il Club Unesco di Udine, l’UNCI di Gorizia, una rappresentanza dell’Associazione Guardie Giurate,il prof. Sutto,uff.Roberto Selva,Dottoressa Renata Capria d’Aronco,dottoressa Francesca Arpaia,la delegazione N.A.APro era cosi’composta:

    sTen Antonello Quattrocchi

    sTen Maurizio Billiani

    serg.Giovanni Coppola

    milite Antonio Sivec

    milite Lorenzo Zucco

    Visualizza”>https://www.area-press.eu/news.php?IdUtente=7798″>Visualizza i nostri comunicati

  • A Milano un interessante convegno sulle stampanti 3D organizzato dal Centro Studi Grande Milano

    Centro Studi Grande Milano, associazione di imprese che promuove il valore di Milano nel mondo, organizza un evento per riflettere sulle implicazioni giuridiche, tecniche ed economiche delle stampanti 3D.

    Centro Studi Grande Milano - Slideshare

    Convegno sulle tecnologie della Stampa 3D organizzato da Centro Studi Grande Milano

    Il 17 novembre 2014 si svolgerà a Milano “Stampa 3D: una rivoluzione che cambierà il mondo?” organizzato da Centro Studi Grande Milano, Centro Studi Anticontraffazione e Filo diritto. Nel convegno si approfondiranno i contesti economico, giuridico e industriale della tecnologia delle stampanti 3D. Dopo l’intervento di apertura del Presidente della Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano, Marina Tavassi, si alterneranno le relazioni degli “addetti ai lavori” ma anche i contributi di avvocati esperti di proprietà intellettuale, giornalisti e docenti di ingegneria ed economia. Nella seconda parte del pomeriggio si terrà una tavola rotonda sugli sviluppi tecnici e gli scenari economici che fanno da sfondo all’innovativa tecnologia delle stampanti 3D. Durante l’evento verranno inoltre discussi gli aspetti legali, in particolare la proprietà industriale per ciò che concerne brevetti, contraffazione, concorrenza parassitaria e protezione. Le conclusioni saranno affidate a Franco D’Alfonso, Assessore al Commercio e Turismo del Comune di Milano e al Presidente del Centro Studi Grande Milano e del Centro Studi Anticontraffazione Daniela Mainini, che presiederà l’evento.

    Centro Studi Grande Milano promuove il valore di Milano nel mondo

    Il Centro Studi Grande Milano è un’associazione di imprese nata con il proposito di divulgare l’idea di una Milano più ampia e autorevole, in grado di competere con le altre realtà metropolitane dell’Europa e del resto del mondo. Grazie alla creazione di un efficace network di professionalità, avvalendosi delle competenze del Centro di Ricerca Economica per lo Sviluppo e la Competitività delle Imprese (CRESCI) e dei suoi differenti dipartimenti, il Centro Studi Grande Milano permette alle aziende associate di usufruire di un percorso di sviluppo che ne arricchirà il know – how. Tra le numerose iniziative promosse e organizzate dal Centro c’è il prestigioso riconoscimento “Le Grandi Guglie” della Grande Milano, il quale viene consegnato a personalità che hanno ideato progetti che contribuiscono a diffondere il valore di Milano nel mondo.

    Visitando il profilo Slideshare di Centro Studi Grande Milano è possibile avere maggiori informazioni sugli eventi organizzati dall’associazione.

  • Droga: Prevenzione efficace con la riduzione di spaccio nelle scuole.

    , in Messico. Una settimana di iniziative di sensibilizzazione sulla droga è culminata con una manifestazione nella quale più di 600 giovani, provenienti da due scuole superiori della zona, celebrità sportive locali, rappresentanti dell’ufficio del sindaco e la Fondazione per un Mondo Libero dalla Droga si sono uniti per firmare una gigantesca Promessa a un Mondo Libero dalla Droga.

    Il crimine collegato all’uso di droga era aumentato nella regione dopo che un boss della droga della città confinante di Ciudad Juarez era stato ucciso e la sua banda si era dispersa. Quando alcune richieste di aiuto sui problemi di droga sono giunte all’attenzione dell’assistente sociale dell’Istituto, lei ha contattato la Fondazione per un Mondo Libero dalla Droga di Los Angeles. In risposta, la Fondazione ha fornito kit educativi “La Verità sulla Droga” per tutti gli studenti.

    Condividendo le informazioni con familiari ed amici, l’entusiasmo degli studenti per i materiali ha dato vita ad una spinta a portare l’istruzione sulla droga all’intera regione e si è organizzata una manifestazione di inaugurazione. La manifestazione ha incluso le congratulazioni da parte della Fondazione, di funzionari e celebrità, una conferenza istruttiva sulla droga che si è conclusa con la firma da parte di molti studenti su uno striscione gigantesco che suggellava il loro impegno ad un mondo libero dalla droga.

    Nuevo Casas Grandes è situato a sole tre ore a sud-ovest dal confine col Texas. Vanta il più importante sito archeologico del Messico settentrionale e il villaggio di Mata Ortiz, di fama mondiale, culla dell’arte della ceramica, secondo la tradizione dell’antica America Centrale.

    “Le droghe privano la vita delle gioie e delle sensazioni che sono tutto sommato l’unica ragione di vivere” (Citazione di L. Ron Hubbard)

    Per maggiori informazioni http://it.drugfreeworld.org/

  • L’AME NOIRE: LO SPECCHIO è il disco d’esordio della band cuneese

    Atmosfere cupe e malinconiche, spezzate da aperture stilistiche e temi trattati che spaziano dal nichilismo all’amore, dall’abbandono alla speranza.

    A discapito dell’uscita del precedente ep “Il Deserto”, la band considera questo suo nuovo lavoro come proprio primo disco.

    La scrittura dei brani ha richiesto circa un anno, mentre le registrazioni sono durate circa 4 mesi.

    Prodotto da Ettore Diliberto, “Lo Specchio” si caratterizza per un maggior impatto sonoro ed un più ampio ventaglio di contenuti rispetto al precedente ep.

    L’artwork, realizzato dall’artista Danilo Manigrassi, ed il suo layout grafico, realizzato da Isabella Rinaudo, rispecchiano i sentimenti ed i temi proposti dagli autori del disco.

    EXTRA! MUSIC MAGAZINE: bravi e mai banali, intelligenti e trasversali, da ascoltare nel momento giusto, quando sentite di avere le orecchie ben aperte per ascoltare e la mente libera da pregiudizi e luoghi comuni.

    WIKITESTI: questo disco, con una forte impronta rock ma decisamente malinconico, appare profondo e maturo.

    ECO DELLA NOTIZIA: L’Ame Noir: espressione nostrana di rock “azzeccato” e di grande fermento musicale nella Provincia Piemontese. Da ascoltare a pieni sensi.

    BLOGFOOLK: Se in apparenza “Lo Specchio” ha i tratti del classico disco indie, andando più a fondo si scopre un songwriting profondo e riflessivo, che rappresenta il vero valore aggiunto di questo gruppo.

    CLAP BANDS MAGAZINE: Tanti i brani interessanti e graditissima chicca come penultimo brano del disco: una cover davvero intensa di My Guitar Gently Weeps dei Beatles.

    MUSIC MAP: Davvero un lavoro che fa ben sperare, questo ”Lo Specchio”: da assaporare con attenzione, se amate il rock e la buona musica.

    VIVA LOW COST: L’Ame Noire ha un’impronta personale molto netta e riconoscibile che passa attraverso uno studio preciso e sistematico delle proprie potenzialità. Questo permette loro di essere consci delle proprie possibilità e di alzare man mano l’asticella per spingersi sempre un pò oltre. Complimenti!

    FASCINO ROCK: Un bell’album di dark rock cantato in italiano, con un omaggio a George Harrison dei Beatles che arriva diretto a chi lo ascolta.

    AUDIOFOLLIA: Credo che si tratti di una band estremamente valida:questi ragazzi sanno davvero suonare e comporre grande musica.

    ANDERGRAUND: si tratta infatti di un album intelligente, emozionante, coinvolgente e dotato di una buona dose di carica esplosiva.

    L’Ame Noire è una band che propone un rock grezzo e potente, sostenuto da forti melodie e testi struggenti e malinconici. Il gruppo cuneese, tratta i temi della solitudine esistenziale, dell’incomunicabilità, fino a scoprire i veli di un pessimismo originato dall’ineluttabile bisogno d’amore che risiede in ogni individuo.

    L’Ame Noire è un progetto per chi comprende l’amore nella sua forma più elevata e pura. Il sacrificio, il dolore e la morte sono tra i volti dell’unico sentimento che domina il mondo, l’amore appunto.

    L’Ame Noire è un progetto, dunque, di amore e morte, di tiepida luce e di insondabile buio.

    L’Ame Noire nasce alla fine del 2009 a Cuneo, in Piemonte,dalle influenze che i 4 componenti portano a partire dai propri background musicali,che si fondono dando una forte impronta rock.

    Nel 2010 pubblicano un Ep autoprodotto con 5 brani inediti più una cover del pezzo “L’appartament ” del gruppo francese Noir Desir.Contemporaneamente si dedicano ad una forte attività live che li porta ad aprire,nel novembre 2010, una delle due date italiane della band finlandese Poisonblack. La band sviluppa un sonorità melodiche,riuscendo a farsi notare da alcuni addetti del settore. L’attività live del 2012 è molto intensa e li vede suonare in tutta Italia.

    Nell’agosto 2012 Valter Sacripanti (Nek, Cristicchi, Bertè ) collabora con la band nella fase di pre produzione del nuovo ep.

    Il nuovo Ep dal titolo “Il Deserto” è uscito il 24 giugno 2013 in tutti i negozi (in particolare nei punti ascolto Mondadori) ed in digitale (Cataloghi Mondadori, Feltrinelli, iTunes, Amazon), prodotto da Ettore Diliberto (Custodie Cautelari) affiancato dall’Et Team, edito da Top Records e distribuito da Edel Italia. Il master del singolo “Il Deserto” é stato curato da Simon Gibson (vincitore di 2 Grammy Awards per la rimasterizzazione dell’opera omnia dei Beatles) presso gli Abbey Road Studios di Londra. É inoltre disponibile l’ascolto gratuito dell’Ep tramite Spotify. L’estate del 2013 ha visto la band impegnata nel tour promozionale de “Il Deserto” che oltre alle altre date, ha dato la possibilità ai L’Ame Noire di aprire concerti a Custodie Cautelari, Giuseppe Scarpato (E.Bennato), Ricky Portera (L. Dalla, Stadio), Federico Poggipollini (Ligabue), Maurizio Solieri (Vasco Rossi), Paolo Zanetti (E.Ruggeri). Il tour promozionale de “Il Deserto” si è concluso il 28 Novembre con un live al Nambucca di Londra.

    Negli stessi giorni la band è tornata agli Abbey Road Studios con Simon Gibson per il mastering di quello che sarà il primo singolo del prossimo disco in uscita. La produzione è nuovamente guidata da Ettore Diliberto e coadiuvata da Anna Portalupi ed Alex Polifrone.

    http://www.amenoire.it/ Facebook: www.facebook.it/amenoireband Twitter: @AmeNoireBand

    L’AltopArlAnte PromoRadio ||| PromoVideo ||| PromoStampa&Web www.laltoparlante.it [email protected] 3483650978

  • Rimedi all’eiaculazione precoce: il metodo dello stop-start

    Se l’eiaculazione precoce, ovvero il raggiungimento dell’orgasmo in un periodo troppo anticipato o troppo veloce, è determinata da fattori di natura psicologica (specialmente da ansia), è necessario risalire tutta la serie di eventi causali fino alla fonte dei problemi. Questa fonte può essere di diversa natura, potendo prendere la forma dell’ambiente sociale, dell’occasione specifica, della partner, delle aspettative (sociali, familiari, coniugali), personalità ed emotività del soggetto ma anche semplicemente una momento di stress.

    È proprio l’eterogeneità delle cause dell’eiaculazione precoce a determinare problemi di natura medica, ovvero sia di quale risposta dare alle singole necessità del paziente. In linea di massima, è necessario adattare la terapia a seconda delle caratteristiche soggettive. Difficilmente, la mono terapia potrà risultare efficace nella cura della disfunzione erettile, ma con i nostri articoli potrete trovare una serie di metodi sperimentati o sperimentali, da combinare insieme per la risoluzione del problema. Per assicurare un’efficacia del trattamento maggiore, è necessario che anche la partner sia collaborativa e riesca a comprendere le necessità del proprio consorte (a fortiori considerando che un’eventuale buona riuscita delle terapie potrà apportare benefici alla coppia in quanto tale).

    La scienza medica moderna ha recentemente portato sul mercato alcuni prodotti farmacologici contro eiaculazione precoce, corredati di studi specifici che dimostrano la loro capacità nel ritardare il momento dell’eiaculazione, ma prima che questi fossero disponibili sul mercato, le metodologie applicate erano quelle psico-sessuali. Si tratta di consigli o pratiche da attuare durante il rapporto sessuale, che si concentrano subito prima o durante il momento in cui si senta di raggiungere l’orgasmo.

    La tecnica che vi presenteremo in questo articolo è quella dello stop – start. Si tratta di una metodologia diretta ad allontanare l’ansia dell’eiaculazione precoce, concentrandosi completamente sul piacere e sulla voluttà del rapporto sessuale che si sta avendo. Ovviamente sarà importante che anche la donna collabori per la riuscita del metodo, ma il protagonista assoluto è l’uomo (essendo il soggetto che soffre direttamente dell’eiaculazione precoce), il quale si dovrà posizionare nella posizione che ritenga più comoda (solitamente sdraiato sulla schiena), cercando di non fare nessun movimento se non focalizzarsi sul piacere provato con il movimento pelvico della propria partner. Obiettivo primario del metodo stop – start è de responsabilizzare l’uomo per liberarlo da pressioni e ansie accumulate. Dovrà procedersi ad una fase di preliminari e petting senza stimolazione diretta delle zone genitali, eliminando l’immagine ricorrente (Freud avrebbe detto il tabù) della penetrazione vaginale dalla mente, che provocherebbe un eccesso di eccitamento e una possibile insorgenza di ansia.

    Con il continuare della stimolazione erotica, aumenterà l’eccitazione che porterà all’erezione fino al raggiungimento del cosiddetto plateau, ovvero l’ultimo punto erogeno oltre il quale si raggiungerebbe l’eiaculazione. Raggiunta la fase di plateau, ovvero appena prima del raggiungimento dell’orgasmo, l’uomo dovrà invitare la propria compagna a fermare il movimento, per far rilassare i tessuti molli penieni e portare ad un lieve calo erettile. Passato il tempo necessario per “far calmare le acque” si potrà ricominciare il rapporto dinamico, fino al raggiungimento del plateau successivo e così via.

    È consigliabile “percorrere” al massimo 3-4 plateau prima dell’eiaculazione, permettendo al soggetto sofferente di eiaculazione precoce di prendere consapevolezza del momento fisiologico dell’eiaculazione e per la necessaria desensibilizzazione del pene.

    • Questa prima fase del metodo stop – start avrà una durata variabile a seconda del numero di rapporti sessuali settimanali. Presupponendo una media di 2-3 rapporti alla settimana, sarebbe consigliabile far durare la prima fase del trattamento terapeutico psicologico per almeno una settimana – 10 giorni.
    • La seconda fase, mantenendo la stessa frequenza di rapporti sessuali, si basa sul medesimo meccanismo (raggiungimento del plateau ed interruzione, ma con l’aggiunta del coinvolgimento diretto degli organi genitali. È proprio questa progressiva traiettoria di avvicinamento alla zona genitale ad eliminare l’ansia della penetrazione. Si tratta in termini più moderni, di risettare i valori psicologici rispetto alle variabili dell’intensità e il vigore delle sensazioni piacevoli che si provino durante il rapporto.
    • La terza fase (a pari frequenza e periodo di trattamento complessivo), prevede la penetrazione vaginale. Anche in questo caso, al raggiungimento del plateau del piacere, si dovrà bloccare il rapporto estraendo il pene dalla vagina per 3-4 volte complessive prima di arrivare all’eiaculazione.

    Ovviamente, alla luce della spiegazione, si capisce quanto sia importante la “chimica di coppia” ed il consenso della propria partner al fine di far funzionare questo metodo, che sul medio-lungo periodo dovrebbe consentire di liberarsi dallo stress e dalla ansia dell’eiaculazione e della penetrazione per arrivare ad una sessualità più consapevole e serena.

  • The Journey Begins Here

    November 2012: the fashion world is reeling from the news that Nicolas Ghesquière, the design leader of his generation, beloved for his high-concept and haute technique, is out at Balenciaga. If someone had said then that he would send a practical navy blazer and cropped blue jeans down the runway at Louis Vuitton less than two years later, who would’ve believed it?

    During his 15 years at Balenciaga, Ghesquière made clothes, as he puts it now, “for museums.” He designed plastic “Lego” heels and metal C-3PO leggings; he synthesized and modernized the couture lines of Cristóbal Balenciaga for the 21st century. With his reputation for experimentation and embrace of the avant-garde, he’s among the unlikeliest of talents to trumpet clothes “for real life.” And yet, as the new creative director of Louis Vuitton, building a wardrobe is exactly what he is doing.

    Ghesquière’s debut Louis Vuitton collection, shown this past March in the Louvre’s Cour Carrée, the same venue where his predecessor, Marc Jacobs, put on his runway extravaganzas, set a new tone not just for the LVMH-owned brand, but for the designer, as well. Models walked at a brisk clip around the space in A-line skirts and spread-collar shirts, or in zip-front color-blocked suede dresses with belts neatly cinching their waists—they appeared not like visitors from a sci-fi flick or some rarefied couture salon with echoes of mid-century Paris, but from a neighborhood that looked familiar. The models seemed like hipper versions of you and me.

    The news was in how street-ready the collection was. It was a point driven home on October 1 at the Frank Gehry-designed masterpiece that is the Fondation Louis Vuitton in the Bois de Boulogne, the site of Ghesquière’s Spring ’15 show. Jennifer Connelly, Michelle Williams, Sofia Coppola, and Charlotte Gainsbourg were there dressed head-to-toe in LV, but so were women young and not-so-young who had sought out the collection at stores. At the show, it was impossible to miss the editors, stylists, and buyers proudly toting their new Petite Malle and Dora bags.

    This is not to say that women didn’t wear Balenciaga; they did. But where Ghesquière’s work at that house was about ceaselessly moving forward, about “jumping from the cliff,” as his longtime collaborator, the stylist Marie-Amélie Sauvé, said recently in Self Service magazine, his Spring collection for Vuitton was a considered progression from Fall. The video clip that opened the show, featuring young faces speaking words from Dune, one of Ghesquière’s favorite films, spelled it out: “A beginning is a delicate time,” they said, their voices merging. “The journey begins here.”

    “I am not afraid of simplifying,” Ghesquière says over the phone from his Paris atelier, two weeks after the Spring show. “Keeping my consistency, keeping my story, but going in a more simple way. I want to build a wardrobe with the girls at Louis Vuitton,” he adds. “And if they invest in a skirt or a jacket or a dress, I make the promise not that it is never going to be completely démodé , or never out of fashion, but I make the commitment that I am never going to say, ‘Ha-ha, everything you thought was good three months ago is now for the garbage.’” That sounds commonsensical enough, especially considering the prices designer fashion commands these days, but in fact it’s downright daring. On the runway, where newness is the hottest commodity, thinking evolutionarily is practically revolutionary. What Hedi Slimane is doing at Saint Laurent is not entirely dissimilar. But given Ghesquière’s reputation as an innovator, his shift toward incrementalism has made it plain that industry-wide change in that direction is not only good, but necessary.

    Ghesquière credits his new style—should we call it slow fashion à la slow food?—to maturity. “I can be a great scientist and look for ideas, but I want to tell you I can also be a great classic designer. I get older like everyone, and at 43, I want to think, OK, I have a signature, but I’m totally able to build something that is more timeless,” he says. Ambition, too, plays a role. When Ghesquière left Balenciaga, influential voices in the industry hoped he would launch his own label and advocated for LVMH, Richemont, or another fashion conglomerate to back the venture. Ghesquière enjoyed what he calls a “yearlong holiday” in between Balenciaga and LV, and it’s understood that he had discussions with several different entities. The fact that he didn’t do something under his own name was a letdown for some, but not for the designer himself. “To be at a brand like Balenciaga that some people were considering niche, and suddenly to be able to move on and speak to more people, it’s beautiful, I think, and something I was expecting for many years.”

    Image: formal dress shops brisbane

    Of course, Louis Vuitton’s massive size influences what Ghesquière designs. With 462 stores in 63 countries, LV is decidedly not niche. But Ghesquière isn’t nostalgic for his past. “I was pushing my ideas to the edge to make sure it was something experimental and unique and also difficult to reproduce, to be very extreme in my proposition,” he says. “To me, that was the basic rule at Balenciaga: something unique and elaborate. Louis Vuitton is absolutely global, so my proposition has to be much more straightforward—more direct, less complicated maybe. Of course, it’s at the price of sometimes losing something spectacular. But I did that with a lot of pleasure and a lot of achievement at Balenciaga, so I was ready to move on to another conceptual approach.”

    Ghesquière’s approach, essentially, has been to cast a backward glance at the 1970s. It was an auspicious time for the Vuitton brand, he believes, when its monogrammed travel bags were starting to be carried by the likes of Jane Birkin and Serge Gainsbourg (the parents of his pal Charlotte; coolness runs in the family). Since the company’s founding in 1854 and up until the ’70s, the monogram had been closely associated with France’s haute bourgeoisie. “They [icons like Birkin and Gainsbourg] transported the idea of Louis Vuitton to a new generation,” Ghesquière says, summing up in so many words his own mission. His experience thus far has been liberating. By his own account, Ghesquière was a bit of a fighter at his old job, ready and willing to argue a point to get what he wanted. Much to his delight, with the support of chairman and CEO Michael Burke and executive vice president Delphine Arnault, it’s a personality trait no longer necessary at Vuitton. “I am very free, and I think you can see it in what I do,” he says. At Balenciaga, what’s more, there was the ghost of Cristóbal to contend with. “The revival of a couture house is so important, especially in Paris,” Ghesquière says. At Vuitton, in contrast, there is only a short, although not insignificant, history of ready-to-wear: Marc Jacobs’ tenure began in 1997 and ended in 2013 (an arc that mirrors Ghesquière’s own at Balenciaga). It means that Ghesquière is able to follow his own lead.

    In his first collection for Louis Vuitton in March, Ghesquière tipped his hat to Jacobs with a note placed on every seat. “I salute the work of Marc Jacobs, whose legacy I wholeheartedly hope to honor.” Since then, the two have had several exchanges. “To have his validation is something that is very important to me, and I am very thankful,” says Ghesquière. He is not on quite the same terms with Alexander Wang, who followed him at Balenciaga. “With me and Marc, there is a high respect. I expressed it to Marc very early on. One day I will look at Balenciaga again, but to be honest, I have no curiosity for it at the moment. When we sort out a few problems, I will look at it with serenity and peacefully.” (Balenciaga’s parent company, Kering, and Ghesquière are settling a suit arguing that Ghesquière violated the terms of their separation agreement.) “I still think Balenciaga is a beautiful name, with a beautiful story, and I wish the best. My life is somewhere else, but I really cherish the moment I had with them.”

    To build the wardrobe Ghesquière speaks of, he has homed in on the idea of travel, which he sees as integral to Louis Vuitton’s DNA. In the new Spring collection, notions of movement and fluidity manifested in the plastic heels of ankle boots cut into the house monogram’s four-petal flower; in an A-line skirt printed with hot rods and takeout containers; in skinny black ski pants with articulated, padded knees. With their faint echo of Balenciaga’s Spring ’07 C-3PO leggings, those pants were a reminder of Ghesquière’s haute concept days. They also underline the fact that, although these clothes are more straightforward, Ghesquière hasn’t abandoned his sci-fi side entirely. He says the shows will become more spectacular, as Spring’s presentation in “the belly” of the Fondation Louis Vuitton and the Close Encounters of the Third Kind runway lighting and sound effects made clear. But he isn’t going back to clothing that requires an instruction manual anytime soon; when it comes to the collection, Ghesquière is insistent: “I want to have my feet on the ground.”

    Brisk sales of the Petite Malle and Dora bags aren’t the only indication that consumers are ready for a simpler, easier Ghesquière. A quick perusal of the Resort collections, shown a few months after his LV debut, indicates just how loudly he speaks and how eager other designers were to hear his voice again. But if Ghesquière is pleased to know that he’s as influential now as he was the day he left Balenciaga, what really gets him going are all those girls who turned up in their new LV at the Fondation. “You know,” he says, “I love the way there is this feeling it belongs to them now, and they style it, and they are free with it.”

    Also Read: http://www.kissydressinau.com/formal-dresses-canberra

  • Brescia più pulita con “La via della felicità”

    La buona sorpresa è che lo sporco recuperato è circa la metà delle pulizie precedenti; con un conseguente miglioramento dell’area rispetto a mesi fa.

    I volontari da oltre un anno si ritrovano mensilmente a ripulire il parco, avendonr vidtr di tutti i colori, da slip a coperte imbrattate, centinaia di bottiglie ed in un paio di occasioni anche delle siringhe.

    Ma la continua pulizia sta dando riposte positive. Si! Perché i volontari non si sono solo presi la briga di pulire il parco ma contestualmente viene consegnato ai frequentatori del parco una copia del libretto de ”La via della felicità”

    Il libretto riporta 21 principi basilari per una vita migliore, tra questi: “Dai li buon esempio” e “ proteggi e migliora il tuo ambiente”.

    I volontari soddisfatti del lavoro svolto, invitano i cittadini che volessero unirsi per la pulizia, la prima domenica di ogni mese. Giorno fissato per mantenere pulita e ordinata la nostra città.

    Per maggiori informazioni sull’iniziativa: Gabriele 3494466098 o www.laviadellafelicità.org

  • LASCIARSI TRASPORTARE DALLA PROPRIA ANIMA

    Quante volte nella vita prendiamo decisioni dettate dal contesto in cui viviamo e non dalla nostra volontà.

    Inganniamo noi stessi quando troviamo sempre una scusa alle nostre azioni , una scusa che possa in qualche modo dare una spiegazione ad una decisione presa, la quale sappiamo bene essere lontana dal nostro essere, ma la quale e giusta prendere.

    Perche? Perche l’ ideologia immaginaria ci dice che e giusto fare cosi.

    Ma cosa è giusto fare e soprattutto per chi? Per noi ? O per non cadere nel vortice del giudizio globale che ci obbliga sempre a seguire determinati esempi e ci tieni prigionieri dei canoni che non ci appartengono?

    Bè io credo che la vita sia una cosa troppo bella ed unica per essere sprecata nel rincorrere il modello perfetto.

    Non esiste la perfezione non esiste il giusto e sbagliato esiste solo il bene ed il male.

    Tutti sbagliamo sopratutto quelli che ci dicono ogni giorno questo si può fare, quest’ altro no, questo si può dire , questo e meglio che evitiamo di dirlo.

    Chi decide che qualcosa sia giusto farla o no, NOI?

    Per tutta la vita prendiamo decisioni facendoci influenzare dal giudizio globale. Sprechiamo le nostre vite rincorrendo il giusto comportamento.

    Coraggio ….. e quello che realmente ci manca ogni volta che rinunciamo al nostro piacere per non essere giudicati e per vivere una vita sempre nelle righe.

    Ogni giorno che rinunciamo a qualcosa che ci può rendere veramente felici , diventa un giorno sprecato della nostra vita.

    La vita e qualcosa di meraviglioso, se solo ci fermassimo a riflettere di quanto immensa e complessa essa sia e da quanta magnificenza sia fatta, capiremmo che il nostro esistere non è nient’ altro che un battito di ciglia.

    Ogni singolo giorno è un giorno che purtroppo non tornerà mai più, è un giorno andato .… è un giorno passato …. e se è stato un giorno nel quale abbiamo rinunciato al nostro piacere allora diventa un giorno sprecato.

    Insegui sempre i tuoi desideri fregandotene del parare della gente che non ti ama, tanto stai sicuro che loro se ne fregano di te.

    La Luna delle Cartomanti