Autore: Redazione area-press.eu
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LEON: COME SE FOSSI DIO è il suo album d’esordio
Atteso debutto del cantautore valdostano che da alla luce un disco dalle sonorità taglienti e dalle atmosfere sferzanti.
Confesso, di fronte a voi accusatori, che in questo progetto svelo tutti i miei peccati, le mie debolezze, le mie nefandezze. Come il più perverso degli esibizionisti mostro tutto di me: il mio corpo, le mie emozioni, la mia anima ribelle. Confesso, di fronte a voi e di fronte al mondo intero, di aver giocato a carte scoperte, di aver sempre giocato per perdere. Sarà forse per questo che, nudo come un verme, mi avete messo in croce e condannato?
Lo so, lo so: avere il coraggio di mostrare sé stessi è per voi il più grave dei crimini.
Ma un artista non può che mettersi a nudo, se vuole essere tale!
Non posso credere sia soltanto per questo che mi avete condannato!
Cosa dite, laggiù in fondo alla sala? Voglio essere Dio? Ebbene signori…confesso anche questo. L’ho pensato, più volte.
Ogni volta che prendo in mano la chitarra, ogni volta che canto e riesco ed esprimere ciò che sento io…io mi sento come lui. Ma sono stato fortunato. Perché Dio è morto. Leon resiste ancora.
Guarda qui il controverso video del primo singolo estratto “Nel gin”: http://www.youtube.com/watch?v=KMiM62UJfUE
Leon è cresciuto fra la solitudine delle montagne valdostane, nell’estremo angolo nord ovest d’Italia, in una gabbia fatta di montagne, brina e spleen annegato nell’alcool.
Ma non si è mai dato per vinto, non ha mai deposto le armi della creatività, della provocazione, del sarcasmo. Si vis pacem para bellum: guerra alla mediocrità, al politicamente corretto, al conformismo del gregge.
Così Leon si agita come un pazzo nella gabbia per oltre XV anni attività musicale: milita in più di XV gruppi nei quali scrive oltre L canzoni, collabora con decine di artisti valdostani [1] e nazionali [2] , suona in decine di locali tra Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia e calca numerosi festival del nord ovest italiano [3].
Dal MMIX viene affiancato da un profeta dell’Apocalisse musicale, Pietro Foresti, produttore che si è fatto le ossa a Los Angeles [4] e che produrrà il suo primo album solista, dal titolo provocatorio e controverso: “Come se fossi dio”.
[1] Tra i tanti Davide Mancini, Los Bastardos, Elettrocirco, Noir Ensemble Trio, El Negro.
[2] Tra cui Alessandro Ranzani dei Movida, Valeria Rossi, Dario Pirovano dei Dari.
[3] Tra cui due apparizioni sul prestigioso palco principale di Tavagnasco Rock, nel MMVIII e nel MMXII,
[4] Tra i suoi credits Tracii Guns – Guns n’ Roses e L.A.Guns
https://www.facebook.com/joinleonart http://www.youtube.com/user/joinleonart
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ALL’ANTEPRIMA DELL’ULTIMO FILM DI SERGIO RUBINI, IL MANAGER SALVO NUGNES CON NERI MARCORÈ E IL CAST
Grande successo per la prima del film “Mi rifaccio vivo” del registra Sergio Rubini, con la partecipazione di un cast d’eccezione, composto da attori del calibro di Neri Marcorè, Emilio Solfrizzi, Lillo, Vanessa Incontrada e Margherita Buy. La simpatica commedia tratta le vicende del protagonista Biagio Bianchetti (Lillo) un imprenditore affermato, sposato con un ex ballerina e dei suoi incontri/scontri con il rivale storico Ottone di Valerio (Neri Marcorè), il classico figlio di papà, che l’ha da sempre umiliato, facendo diventare Biagio, l’eterno secondo.
All’anteprima del film, in compagnia di Neri Marcorè, Sergio Rubini e tutto il cast, c’era anche il manager Salvo Nugnes, direttore di Agenzia Promoter, e l’attrice Marzia Risaliti. Di recente, il noto manager è stato ospite negli studi di Canale Italia per parlare del Festival “Cultura Milano.it” da lui ideato ed organizzato e della meravigliosa carriera di Ugo Conti, attore di film storici come “Mediterraneo”, di Gabriele Salvatores, e amico fraterno di Diego Abatantuono. “Cultura Milano.it” è il Festival Artistico Letterario che ospita iniziative ad ingresso libero con esponenti di spicco come Bruno Vespa, Margherita Hack, Paolo Limiti, Vittorio Sgarbi, Umberto Veronesi e Francesco Alberoni, al motto di “Rendere la cultura accessibile a tutti“.
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Montichiari: una “battaglia” contro l’elettroshock.
Nel fine settimana, mentre si “battagliava” per San Pancrazio, i volontari del Comitato dei Cittadini per i Diritti del Uomo, hanno fatto conoscere a oltre 1.500 persone la “storia vera sull’elettroshock”, che purtroppo a tutt’oggi viene praticato nell’ospedale locale.
I volontari si sono accorti che un buon 80 % delle persone con cui sono venuti in contatto, erano convinti che questa pratica fosse illegale e tra qusti anche un signore anziano che ha impedito che venisse fatto a sua moglie, per una leggera depressione.
Da quando hanno iniziato la protesta, i volontari hanno raccolto testimonianze e storie personali che farebbero pensare che, oltretutto, l’elettroshock non verrebbe usato come previsto dal protocollo. Cioè, esclusivamente per casi particolarmente gravi (riportiamo di seguito copia dell’articolo che riporta le direttive). Ad esempio la proposta di sottoporre alla pratica dell’elettroshock una persona con leggere crisi depressive e un’altra perchè faceva uso di stupefacenti.
Un appunto all’uso improprio dell’Elettroshock era stato evidenziato anche nel rapporto del Ministro Marino, allorquando rivelò, a seguito dell’inchiesta sulla Sanità italiana, che Montichiari era il “polo” dell’elettroshock.
Per qualunque segnalazione scrivere a: [email protected].
Qui di seguito riportiamo l’estratto di un articolo del “Corriere della Sera.it” del 17 luglio 1998
“Potranno essere sottoposti a elettroshock, indica il nuovo testo, solo “i pazienti affetti da depressione grave, con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio”, nonche’ quelli affetti da tre disturbi molto rari, ovvero le forme maniacali resistenti al trattamento con psicofarmaci, la sindrome maligna da neurolettici e la catatonia maligna. Il ricorso all’elettroshock, si precisa nel documento, “e’ ingiustificato” anche nei disturbi di tipo schizofrenico. Non solo: “anche nei casi indicati ci sono frequenti ricadute ed episodi di disturbi anche irreversibili della memoria”. Per la prima volta, inoltre, vengono indicate le statistiche di rischio: l’elettroshock uccide 2/3 pazienti ogni 100 mila applicazioni. Abilitate a praticarlo, saranno d’ora in poi solo le strutture pubbliche e quelle private accreditate. Piu’ garantito anche il paziente: dovra’ essere informato per iscritto dal medico e poi dare il suo consenso. Qualora non fosse possibile, ha spiegato lo psichiatra Massimo Cozza, esponente dell’osservatorio sulla salute mentale del ministero della Sanita’, l’intervento potra’ essere fatto solo in un ospedale, con il trattamento sanitario obbligatorio”.
Per leggere l’aricolo integrale: http://archiviostorico.corriere.it/1998/luglio/17/Elettroshock_addio_Italia_dice_basta_co_0_9807171092.shtml
per maggiori informazioni visita i siti: www.ccdu.it o www.ccdu.org.
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Gaming: tra consumismo e arte
Ciao! Sei un videogiocatore? Sono sicuro che comunque saprai di cosa sto parlando. Questo perché ormai viviamo in degli anni in cui tutti sanno cos’è un videogame e tutti ci hanno giocato anche solo per una volta. Siamo infatti nel periodo più florido per il mondo del divertimento digitale in cui non è solo un ragazzo ad impugnare un controller ma ce ne sono sempre di più, magari che impugnano un wii mote o addirittura uno smartphone piuttosto che un classico telecomando per console. Il gaming è cambiato tantissimo. E’ nato come qualcosa di pura intrattenimento per una nicchia di videogiocatori, veramente pochi. Tutti speravano, e lo sperava anche chi realizzava i giochi, che prima o poi la situazione si fosse smossa ed è andata proprio così. Dopo qualche anno dal loro inizio, i videogame hanno iniziato ad essere di massa, fino ad arrivare alla situazione odierna.

Un tempo quindi un videogioco, siccome non avrebbe portato grandi guadagni, non richiedeva alcune volte moltissime ore e mesi di lavoro da parte della casa di sviluppo. Dopo questo primo periodo, i videogiochi hanno iniziato a diffondersi su quella che oserei definire “larga scala” per il tempo ma che, in confronto ai numeri di vendite dei videogame di oggi non è praticamente nulla. Proprio in questo periodo c’erano moltissimi gamer che avevano conosciuto questo nuovo mondo ma gli sviluppatori erano ancora pochi, c’era poca concorrenza e la gente ancora non era disposta a spendere così tanti soldi in questo settore. Proprio per questo motivo le case di sviluppo si impegnavano tantissimo nel realizzare qualciosa che si distinguesse dalla massa, realizzando qualcosa che si avvicinava molto di più all’arte. In questo modo in un colpo solo sarebbe stato possibile ottenere la gran parte dell’utenza, in un solo momento. Ora la situazione è completamente diversa, ma proprio del tutto.
Il gaming oggi
Pensa infatti che ormai è tutto l’opposto. Non si mira più a distinguersi ma più che altro ad uniformarsi con i giochi di massa, è l’unico modo che funziona per vendere. Il problema principale è infatti che ormai ci sono veramente troppi titoli, per altrettanti gamer ma che comunque non hanno il tempo di giocare nulla e sono costretti a dover scegliere. Tutti i developer però, cercano di condurre le loro scelte negli fps in questi anni, uniformandosi, per avere la certezza di vendere anche un piccolo numero di copie. Come non capirli dopo tutto. E’ quindi normale che si comportano così ma in questo modo i videogames continuano ad uscire tutti uguali, identici! Ormai sembra che siamo arrivati ad un punto estremo, dal quale sembra quasi impossibile poter tornare in dietro, a quando tutti decidevano se comprare un gioco basandosi su veri criteri e non su quello che vedevano o sulle pistole o armi disegnate nella scatola.
Ne vuoi sapere di più riguardo a questo argomento specifico? Trovi degli articoli e delle riflessioni su guideconsole! Vienimi a trovare, ti aspetto!
Riusciremo secondo te lettore ad uscire da quella che potrebbe essere definita la prima vera e propria crisi videoludica? Ci stiamo allontando sempre di più dall’arte per avvicinarci invece al consumismo: come uscire da questa brutta situazione. Dimmi le tue idee nei commenti! 🙂
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PERCHE’ UNA PERSONA ARRIVA A FAR USO DI DROGHE?
In assenza di una psicoterapia efficace, la diffusione della tossicodipendenza è inevitabile.
Quando una persona è depressa o prova dolore, e non trova sollievo fisico con le cure, alla fine si accorgerà che droghe e farmaci fanno sparire i sintomi presenti.
In quasi tutti i casi di dolore, malessere o disturbi psicosomatici, la persona cerca una cura per il suo disagio. Quando, alla fine, qualcuno scopre che solo droghe o farmaci gli procurano sollievo, si arrende ad esse e ne diventa dipendente, spesso fino all’assuefazione.
Nel passato, se fossero esistiti altri rimedi, la maggior parte delle persone li avrebbero usati. Ma quando ci si sente dire che non esiste nessuna cura e che i propri dolori sono “immaginari”, la vita comincia a diventare insostenibile. A questo punto, è possibile che una persona diventi un consumatore abituale di droga e rischia di diventarne dipendente.
Il tempo necessario per sviluppare dipendenza dalla droga può, ovviamente, variare. Può anche darsi che il malessere sia solamente causato da una condizione di “tristezza” o “esaurimento”. In ogni caso, la capacità di affrontare la vita viene ridotta.
Ogni sostanza che porta sollievo o che rende la vita meno dolorosa, fisicamente o mentalmente, viene allora accolta a braccia aperte.
In un ambiente instabile e insicuro, le malattie psicosomatiche sono molto diffuse.
Quindi, prima di colpire troppo violentemente il consumo di droga o farmaci, ogni governo dovrebbe riconoscere che si trova di fronte a un sintomo di fallimento della psicoterapia. Sociologi, psicologi, psichiatri e ministri della salute non sono stati in grado di occuparsi correttamente della diffusione delle malattie psicosomatiche.
E’ troppo facile dare tutta la colpa al “disagio sociale” o ai “ritmi della società moderna”.
La realtà nuda e cruda è che una psicoterapia efficace non è mai esistita nella pratica comune. Il risultato è una popolazione di tossicodipendenti.
Dianetics è stata ideata per raggiungere su larga scala la salute mentale a basso costo. E’ l’unica tecnologia mentale completamente confermata da test effettivi. E’ efficace.
I servizi sanitari dovrebbero contribuire a diffonderne l’uso su ampia scala.
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