Tag: Vittorio Sgarbi

  • Vittorio Sgarbi in visita presso la Giax Tower, il grattacielo alla moda di Milano, del imprenditore Giovanni Gelmetti

    Graditissima visita quella ricevuta dal noto imprenditore milanese Giovanni Gelmetti, che di recente ha ospitato l’amico Vittorio Sgarbi presso il suo grattacielo alla moda, la Giax Tower, che sta riscuotendo grandissimo successo un’avveniristica struttura di 25 piani, dotata di numerosi comfort e comodità.

    Nell’occasione, il Prof. Vittorio Sgarbi ha potuto apprezzare il fantastico panorama del grattacielo in compagnia del noto imprenditore Gelmetti dichiarando il suo apprezzamento, dopo tante battaglie combattute contro gli eco-mostri. La Giax Tower si inserisce nel contesto del quartier Maciachini, quartiere riqualificato e vicino al Parco Nord, uno dei polmoni verdi più belli di Milano.

    Nonostante il contesto così frenetico, il noto imprenditore Giovanni Gelmetti ha ideato il grattacielo alla moda della città un punto di riferimento, di aggregazione e di svago, orientato al relax dei residenti grazie alle due piscine, club house, spa, palestra e molte altro. La Giax Tower è inoltre facilmente raggiungibile dal centro storico, tramite la linea 3 della metro gialla ed è nelle immediate vicinanze dei principali accessi autostradali e ferroviari.

  • Agenzia Promoter: il manager Salvo Nugnes annuncia l’imminente mostra di Amanda Lear alla “Milano Art Gallery”

    Conto alla rovescia iniziato e fremente attesa alla “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano per la mostra “Visioni” della grande Amanda Lear organizzata dal manager Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter e agente di noti personaggi, che si svolgerà dal 31 luglio al 24 agosto 2013, con vernissage inaugurale in data mercoledì 31 luglio alle ore 18.30, che vedrà la partecipazione di un nutrito parterre di vip, personalità ed esponenti di spicco in ambito istituzionale in una serata cultural mondana molto esclusiva.

    Tra gli affezionati amici ed estimatori della Lear ci saranno Paco Rabanne, Jean Paul Gaultier, Bob Sinclair, Vittorio Sgarbi, Alviero Martini e tanti altri.

    L’organizzatore spiega “con Amanda abbiamo selezionato un’ampia ed eterogenea produzione di quadri, che ne delineano simbolicamente il percorso artistico. Sono opere di elevato impatto visivo, ma anche emozionale. Amanda mi ha conquistato per la capacità di coniugare il consolidato talento al coinvolgente estro creativo, trovando una propria dimensione espressiva personalizzata e in continua evoluzione“.

    E aggiunge “ho potuto apprezzarla anche per le doti teatrali, poiché’ di recente ho assistito alla stupenda interpretazione di Lady Oscar, lo spettacolo che Amanda sta portando in giro con una tournee trionfale nei principali teatri francesi. Come attrice sul palcoscenico dimostra l’indiscutibile valore nella capacità interpretativa, il brillante carisma, nonché la viscerale passione. È davvero encomiabile la sua trasformazione di ruolo, si è saputa reinventare e sta riscuotendo il meritato successo, acclamata dal pubblico e benvoluta dalla critica di settore“.

  • AGENZIA PROMOTER: VITTORIO SGARBI INSIEME ALL’AGENTE SALVO NUGNES IN VISITA ALLO STORICO LABORATORIO DI RESTAURO DEL MODENESE CARLO BARBIERI

    Una visita a sorpresa assai gradita quella che di recente il noto critico Vittorio Sgarbi, insieme all’agente Salvo Nugnes, ha riservato al modenese Carlo Barbieri nello storico laboratorio di restauro, sito nel cuore della città emiliana. È stata l’occasione per ritrovare un amico di vecchia data con il quale il professore ha creato tante positive sinergie collaborative, frequentando spesso il laboratorio in cui da ben cinquant’anni Barbieri svolge con enorme dedizione e inesauribile passione la sua attività, che lo ha portato ad ottenere incarichi prestigiosi a livello nazionale e internazionale.

    Barbieri entusiasta dice “Davvero non mi aspettavo di rivedere Vittorio, è arrivato di sorpresa e mi ha fatto emozionare. Per me è sempre un onore e un piacere condividere con lui momenti importanti e ricordi significativi. Spero, che mi riserverà presto altre occasioni per ospitarlo insieme al suo agente Salvo Nugnes nel mio laboratorio, che per me è un luogo unico e speciale nel quale mi diletto anche come artista e pittore“.

    Il percorso stilistico di Barbieri nel mondo dell’arte è estremamente originale. Da autodidatta puro realizza quadri in cui si delineano figure e rappresentazioni stilizzate, apparentemente prive di contorni, ma captabili e delineabili sulla tela attraverso l’attento e acuto occhio dell’osservatore, che potrà attribuire spazio, dimensione e significato simbolico in base al pathos e al moto dell’anima del momento. Si evince un’influenza di astrattismo rivisitato in chiave innovativa e in nome della massima libertà d’interpretazione. È ravvisabile un interessante parallelismo con il grande maestro del “décollage” Mimmo Rotella, che ha utilizzato la tecnica peculiare degli strappi su poster e riviste all’interno delle sue opere. L’originale estro creativo di Barbieri si manifesta nell’uso di svariati materiali tra cui giornali, sabbia, calce, collanti acrilici, particolari pigmentazioni colorate. Barbieri spiega “Questi materiali ed elementi vengono trasferiti dalla lavorazione del restauro alla composizione dei quadri, che sono caratterizzati dall’intensa corposità e densità della materia“.

  • Al Complesso dei Dioscuri al Quirinale, dal 23 marzo al 6 aprile, una mostra racconta Paola Romano, l’artista delle Lune

    Dal 23 marzo il Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale rende omaggio a Paola Romano con la mostra “Equilibri astrali”, in programma nella splendida cornice di Via Piacenza 1 fino al 6 aprile prossimo (dal lunedì al sabato, ore 10.00-18.00, e domenica, 10.00-13.00, ingresso libero). L’esposizione – al cui progetto ha partecipato la Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti culturali e il Diritto d’Autore del MIBAC e che è stata patrocinata dal Municipio I-Centro Storico di Roma Capitale, dalla Presidenza del Consiglio Regionale e dall’Assessorato alla Cultura, all’Arte e allo Sport della Regione Lazio – offre la possibilità al grande pubblico di ammirare da vicino i lavori di un’artista che ha raggiunto un ruolo di primo piano nell’arte contemporanea italiana e internazionale e ottenuto riconoscimenti significativi.

    Pittrice, scultrice e designer dalla spiccata sensibilità, abile tanto nella sperimentazione quanto nella tecnica, la Romano – reduce dal successo ottenuto alla 54^ Biennale d’Arte di Venezia, dove ha esposto all’interno del padiglione Italia, curato da Vittorio Sgarbi – è dotata di un talento multiforme e non comune, prodigioso e assolutamente originale, capace di esplodere in un’arte che sa comunicare – come ha sottolineato a più riprese la critica – le difficoltà del vivere umano, l’assenza di certezze, il desiderio e la più assoluta necessità di spiegazioni più profonde.

    La mostra – curata da Nicolina Bianchi, organizzata da Francesco Boni e Marzia Spatafora, direttore artistico di ARTIME Milano e curatrice di eventi internazionali in collaborazione con l’Associazione Culturale Segni d’Arte e Acca Edizioni – vuole raccontare la prorompente forza creativa di questa pittrice e scultrice attraverso un’ampia raccolta di lavori, circa 40 opere, che rappresentano l’espressione più recente della sua preziosa produzione.

    Così accanto al celebre ciclo de “Le Lune”, che, algide ed eleganti, assumono nella sua interpretazione personale il ruolo di madri silenziose e capaci di vegliare sull’anima, si impongono all’attenzione dello spettatore anche affreschi, sculture in bronzo e plexiglass, dipinti polimaterici e tele monocrome dal forte impatto visivo e spesso di dimensioni imponenti in cui la pittura materica, capace di offrire sensazioni tattili tridimensionali, si serve di un’eterogeneità di materiali, prediligendo, di volta in volta, smalti mescolati con sabbia e metalli e colori quali il bianco, il nero, il giallo e il rosso.

    Nata a Monterotondo (Roma) nel 1951, Paola Romano si forma nell’ambiente artistico della Capitale, dove tuttora vive e lavora. Dopo gli studi al RUFA (Accademia di Belle Arti di Roma) e gli svariati, continui processi di analisi, inizia un percorso più attivo nel campo della produzione artistica. Negli anni ’90 segue una propria ricerca sulla figurazione gestuale e, conclusa questa fase, attraversa un periodo strettamente aniconico con il quale, come scrive Andrea Romoli Barberini, “rinuncia alla esteriore descrittività del dato sicuro, noto, visibile per valicare le Colonne d’Ercole della conoscenza rappresentativa e affrontare pittoricamente, con l’astrazione, le tempestose acque dell’intuizione”. Intorno al 2000 approda a una pittura di matrice informale dominata dall’utilizzo della materia, che si lascia maneggiare fino a fondersi e che è pertanto capace di offrire sensazioni tattili quasi tridimensionali. “Molte opere della Romano – scrive Vittorio Sgarbi – chiederebbero di essere toccate come fossero scritte in codice Braille, perché il passaggio dei polpastrelli lungo certe rugosità a intervalli regolari, aggiungerebbe sensazioni emotive che completerebbero quelle avvertite dagli occhi, arricchendole nuovamente. Potrebbe perfino permettersi di capovolgere i tradizionali termini con cui le pitture vengono percepite dai sensi, Paola Romano, proponendo che certi suoi dipinti venissero prima toccati e poi visti, aumentando progressivamente l’intensità della luce nel luogo dove fossero esposti”. La tela diventa allora il teatro di un contrasto, il campo in cui si consuma l’incontro-scontro tra la materia, il bianco e il nero, il rosso e l’oro, mentre ciascun elemento presente nelle sue opere nasce da una sorta di processo di sedimentazione del pigmento e degli altri materiali utilizzati. A partire dal 2004 si afferma in maniera prorompente sulla scena del panorama artistico internazionale. L’anno successivo il registra Pupi Avati, dopo averla notata durante una personale in via Margutta, le commissiona quattro opere per il film “La cena per farli conoscere”. Oggi i suoi lavori sono presenti in numerose collezioni d’arte di prestigio, sia pubbliche che private, tra cui la Fondazione Magna Carta a Roma e le Sale Urbaniane a Città del Vaticano, e sono sempre più richieste da istituzioni museali europee e internazionali. Al suo attivo ha diverse pubblicazioni tra cui il catalogo “Esperienze Estetiche”, con introduzione di Vittorio Sgarbi, legato alla mostra personale al Museo degli Strumenti Musicali di Roma (2006); “Dal Cosmo al Caos”, predisposto in occasione della mostra presso le Sale Urbaniane di Città del Vaticano (2007); “Quarta Fase Emozioni Plastiche” (2008); “Plenilunio Fantastico”, edito per la personale di Palazzo Ziino a Palermo (2009); “Il mare della tranquillità”, realizzato in occasione dell’esposizione al Galata Museo del Mare di Genova (2011). Tra le partecipazioni internazionali ricordiamo l’esposizione ad Hong Kong, presso il “Cultural Center-Teatro dell’Opera”, nell’ambito di una manifestazione organizzata per valorizzare il talento italiano. Presentata da Giovanni Puglisi, rettore IULM, viene scelta per la partecipazione alla 54. Biennale d’Arte di Venezia del 2011 nel Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi. Numerosi i riconoscimenti ottenuti dall’artista, tra cui “Premio Internazionale Arcaista” (Tarquinia, 2007), “Approdi d’Autore” (Ischia, 2007) e “Premio Roma” (Roma, 2009).

    L’arte di Paola Romano è palesemente dinamica, gestuale e fortemente cinetica. Giuseppe Di Giacomo, docente di estetica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma, afferma che “per la Romano dipingere significa entrare nella materia e nel colore esplorandone tutte le possibilità e dando vita al suo obiettivo dichiarato, il movimento”. L’artista non si ferma però di fronte alle possibili collocazioni, lei è sempre se stessa e per questo sempre in cambiamento. Lo studio sulla tecnica, la ricerca e la sperimentazione si integrano, in lei, con lo sviluppo dinamico, evolutivo, della sua identità personale. Marco Baranello, psicologo e scienziato italiano direttore dell’Istituto di Studi Emotocognitivi, la definisce “un Peter Pan dell’arte che, quando crediamo sia arrivata verso una sua maturità artistica, di nuovo ci stupisce con nuovi giochi di colore, forma ed incastri del tutto originali che la riportano in un’adolescenza creativa, un’irrequietezza artistica che non lascia nell’indifferenza”.

    Di lei hanno detto:

    “Le sue opere sono immagini di cielo e di terra, di sentieri e di stelle, di lune e di paesaggi. Un tempo si diceva che l’arte è imitazione della Natura e questa sentenza antichissima funziona sempre, soprattutto per quegli artisti che sanno bene come il loro lavoro sia, prima di ogni altra cosa, la fabbricazione. E la Romano è così. Ha un’alta consapevolezza del suo pensiero senza alcuna pretesa di essere una filosofa dell’arte che ci spiega quale sia la quintessenza delle cose. Ma lo fa in concreto quando crea. Il suo intento è semplice, diretto e proprio per questo carico di una profonda attitudine a scendere alla radice dei problemi essenziali dell’esistenza. La muove una volontà ferrea e una urgenza assoluta del fare. C’è in questa artista una emotività evidente che sembra a stento tenuta a freno. Ma, in realtà, è la sua predisposizione a assecondare gli impulsi più “naturali” e spontanei, così evidenti nei presupposti necessari della sua arte, che la preserva dalla fretta e dalla difficoltà. In un certo senso è lecito dire che le sue creazioni siano, appunto, una “imitazione della Natura”. Ma non imitazione perchè l’autrice rappresenta ciò che vede con evidenza mimetica. Ma per l’esatto opposto, perché crea con la stessa logica che ella ritiene di riscontrare nel suo approccio con la Natura che ci circonda e ci sovrasta. Tutta la sua arte appare quale atto di amore sviscerato per quella facoltà che è stata data all’essere umano di poter partecipare, quando ne è in grado ovviamente, al processo creativo della Natura stessa. L’ arte è creazione e lo è per tutti coloro che si chiamano legittimamente artisti. Ma non tutti avvertono questa dimensione della creazione con la stessa forza, fisica e morale. Va detto allora, esaminando il lavoro anche recentissimo di Paolo Romano, che questa energia, fisica e etica al contempo, promana veramente dal suo lavoro”. (Claudio Strinati)

    “(…) è chiaro che l’arte della Romano abbia sorvolato l’abituale divisione disciplinare fra pittura e scultura, ma non certo secondo l’indirizzo rivoluzionario promosso dal primo Concettualismo. Lo ha fatto, semmai, ricorrendo alla lezione delle esperienze storiche che dal punto di vista filologico sono certamente le più adatte a ricostruire la sua matrice ispirativa, l’Astrattismo e soprattutto l’Informale. Proprio all’Informale, rivissuto dalla Romano in un modo comunque assai personale, con la forza proveniente da una disposizione intimistica che all’imitazione e al riferimento colto preferisce la freschezza della propria immaginazione, farei risalire la coscienza con cui l’artista trova nella fisicità del gesto pittorico il livello attraverso cui far giungere a sintesi gli elementi fondamentali della sua arte: la materiale, il colore e il segno. Tutto si offre come una meditata combinazione alchemica, come flusso variabilissimo nelle sue possibili manifestazioni, ma sempre facendo affidamento a una concezione spirituale, forse spiritualistica dell’espressione artistica. Perché l’arte non è solo il modo con cui l’anima di un’artista cerca di comunicare le proprie sensazioni a altre anime, anche le più sottili e inesprimibili, anche le più sconosciute a sé stessi, ma è anche il modo con cui esse, a loro volta, riconoscono di far parte di una grande anima mundi, contenente tuta l’energia spirituale disponibile nell’universo. Un mare in cui, ricordando Leopardi, è dolce naufragare, quando si ha la possibilità di farlo” (Vittorio Sgarbi).

    “(…) Nelle opere dell’artista il segno si fa scrittura, mai calligrafia, si organizza in catene e spirali che richiamano la struttura del DNA, il colore diviene emozione e sembra acquistare vita propria: grumoso, organico, elastico e persistente. In definitiva i lavori dell’artista respirano e mutano come un organismo vivente sulla cui pelle sta scritta la sua memoria genetica e su cui poggia la determinazione del suo futuro. Questa visione articolata trova nella serie degli ultimi monocromi bianchi, che scaturisce consequenzialmente dalle precedenti Lune, la sua dichiarazione più esplicita. Sono opere dal contorno geometrico regolare, per lo più rettangolari, al cui interno la tela si piega in venature, cordonature e evoluzioni che divelgono la struttura chiusa del bordo aprendo l’opera alla possibilità del divenire”. (Gianluca Ranzi)

    “(…) Lune da inventare che si inabissano nella profondità del blu di oltremare, che emergono nel vigore cromatico del rosso, nella preziosa sacralità di quel bianco inventato come l’inizio di una nuova e sconosciuta struttura fisica narrata ogni volta in una sorta di romanticismo materico che aggiunge luce alle forme dei suoi incisi d’oro. Ma anche stratificazioni da incanalare nei cunicoli delle sue pennellate, nella pittorica corporeità di simboliche architetture, di un lineare succedersi dei raccordi cromatici come in quegli affreschi da impaginare con impreviste variazioni, o in quelle ripetute coniugazioni grafiche del segno, quasi millenarie incisioni rupestri, che si alternano a concitate rarefazioni di bianchi e di bruni su campiture ruvide di materia” (Nicolina Bianchi).

    L’appuntamento per il vernissage, preceduto alle 17,00 da una conferenza stampa di presentazione, è fissato per venerdì 23 marzo 2012 dalle 18.00 alle 20.30.

    Evento nell’evento: giovedì 29 Marzo, alle 17.00, è previsto un reading con lettura di poesie dedicate alla Luna di Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli, Alda Merini, Antonio De Marco e Mario De Gaudio e, a partire dalle ore 18.00, un concerto di fisarmonica classica del Maestro Daniele Ingiosi.

    Il catalogo della mostra è firmato da Maretti Editore (presentazione a cura di Claudio Strinati). Organizzazione: Francesco Boni e Marzia Spatafora – ARTIME Milano, in collaborazione con Nicolina Bianchi – Ass.ne Cult.le SEGNI D’ARTE, Roberto Sparaci – ACCA Edizioni.


  • Lo scultore Italiano Emanuele Rubini presenta al Prof. Vittorio Sgarbi in anteprima “La donna metafisica” nuova opera in marmo nero Belgio.

    Dallo storico atelier di scultura Nicoli fondato nel 1863 a Carrara in cui hanno lavorato i più grandi nomi della scultura internazionale da… Henry Moore, Santiago Calatrava, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Giuliano Vangi, Alberto Viani, Sironi, Arturo Martini, Cardenas, Fausto Melotti,… fino a Paul McCarthy, Louise Bourgeois, Vanessa Beecroft, Anish Kapoor,… lo scultore Italiano Emanuele Rubini con questo video lascia la sua impronta nel noto laboratorio di scultura realizzando la sua nuova opera in marmo nero del Belgio intitolata la donna metafisica presentata in anteprima domenica 27 giugno 2010 al Prof. Vittorio Sgarbi in visita allo Studio Nicoli in occasione della XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara.

    http://www.youtube.com/watch?v=HEQV7scgwyE