Tag: stress lavoro correlato

  • È disponibile nelle librerie e sui portali “Il burnout nella scuola” di Francesco Chirico e Giuseppe Ferrari, pubblicato da Edizioni FerrariSinibaldi

    Primo volume pubblicato in Italia che affronta la sindrome di burnout nella scuola, offre degli strumenti concreti a medici competenti, psicologici e professionisti, che potranno avvalersi di un valido riferimento per impostare il proprio lavoro in un’ottica altamente professionale e pragmatica.

    Il termine inglese “burnout” – letteralmente “bruciato”, “fuso” – indica una condizione di esaurimento emotivo derivante da stress causato da condizioni di lavoro sfavorevoli e da fattori legati alla sfera personale e ambientale. Questo termine viene utilizzato per indicare lo stato di un lavoratore che è affetto da esaurimento (stanchezza psicofisica e sensazione di essere emotivamente svuotato), disaffezione lavorativa (atteggiamento negativo e di distacco verso l’attività lavorativa) e ridotta efficacia professionale (sensazione di diminuzione o perdita sia della propria competenza professionale, che del proprio desiderio di successo). Questa sindrome caratterizza le cosidette “helping professions” o professioni “high touch”, ovvero quelle professioni di carattere sociale relative ad ambiti ad elevata implicazione relazionale.

    Al giorno d’oggi, la categoria degli insegnanti è forse tra le più esposte al rischio burnout, soprattutto a causa dei profondi e radicali cambiamenti socio-culturali subìti dalla nostra società in questi ultimi decenni. La maggioranza degli insegnanti, anche se soddisfatti del proprio lavoro, crede che esso non sia sufficientemente valorizzato dalla società, che il compenso economico non sia adeguato agli sforzi compiuti e che vi siano bassi livelli di sostegno e scarsi incentivi allo sviluppo e alla crescita professionale da parte delle Istituzioni.

    SCHEDA LIBRO

    Il volume nasce dall’esigenza di fornire al consulente che si occupa di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro strumenti specifici per la valutazione e il trattamento del burnout e che si differenzino da quelli utilizzati per lo stress lavoro correlato (in riferimento al D.Lgs. 81/08).

    Gli autori presentano il rischio psicosociale da burnout a trecentosessanta gradi: dall’epidemiologia alla clinica, dagli aspetti diagnostici a quelli relativi ai principali adempimenti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (come la sorveglianza sanitaria, la valutazione del rischio, le misure di prevenzione e protezione, l’informazione e la formazione dei lavoratori). Non vengono tralasciati neppure gli aspetti medico legali quali, per esempio, quelli relativi al giudizio di idoneità, alla denuncia di malattia professionale o al risarcimento del danno biologico nel caso di un lavoratore in burnout.

    Vengono proposti un metodo di valutazione del rischio burnout, applicabile in modo particolare alla categoria degli insegnanti, denominato VA.RI.B.O. (VAlutazione del RIschio BurnOut) e un test, lo School Burnout Inventory, per rilevare il rischio burnout individuale.

    Completano l’opera gli allegati tecnici, direttamente scaricabili dal portale di Edizioni FerrariSinibaldi: slides per l’informazione agli insegnanti, check-list per la valutazione del rischio, il School Burnout risk Questionnaire (SBrQ), un esempio della valutazione del rischio.

    Il burnout nella scuola analizza in profondità la sindrome del burnout all’interno dell’ambiente scolastico. È un libro pensato non solo per il medico competente, per il responsabile della sicurezza sui luoghi di lavoro e per gli operatori sociali, ma anche per tutti coloro che sentano la necessità di approfondire il tema dei rischi psicosociali nella scuola.

    Francesco CHIRICO è Medico chirurgo, Specialista in Medicina del Lavoro, Medico Autorizzato in Radioprotezione, Medico Principale della Polizia di Stato presso il Centro Sanitario Polifunzionale di Milano dove, in qualità di Responsabile del Servizio di Medicina del Lavoro, si occupa di consulenze in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e di esecuzione di indagini ambientali nelle “aree riservate” della Polizia di Stato. Medico competente per diversi Istituti Scolastici. È inoltre responsabile di diversi progetti di formazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro (tra cui corsi di formazione per Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione). Insegna ai corsi di formazione dei Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione della Polizia di Stato ed è autore di diversi articoli di Medicina del Lavoro su riviste nazionali («Giornale Italiano di Medicina del Lavoro» e «INAIL»). Provisional Auditor OHSAS 18001 (sicurezza nei luoghi di lavoro), autorizzato IRCA (International Register of Certificated Auditors).

    Giuseppe FERRARI è il Presidente della SIPISS – Società Italiana di Psicoterapia Integrata per lo Sviluppo Sociale, membro Ispso – The International Society for the Psychoanalytic Study of Organizations, nonché Direttore Editoriale di Edizioni FerrariSinibaldi. È direttore scientifico del Master in Psicologia Clinica del Lavoro promosso da SIPISS. Psicologo e psicoanalista e si occupa di terapia individuale e di coppia. È esperto di problematiche relazionali e dell’umore. Specializzato nello studio e nella ricerca sul disagio psicosociale. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni nell’ambito dello studio e della ricerca sui rischi psicosociali.


    Il burnout nella scuola di Francesco Chirico e Giuseppe Ferrari, Edizioni FerrariSinibaldi, in libreria e sui portali – pp. 438, euro 34,00

    Ufficio Stampa

    Edizioni FerrariSinibaldi

    Via Ciro Menotti 9 – 20129 Milano

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    Web www.edizioniferrarisinibaldi.com


  • 5° Convegno Nazionale: Psicopatologia e lavoro. Lo stress, il rischio e la malattia – 6 novembre 2014 – Milano, Camera del lavoro

    La quinta edizione

    In questa edizione del Convegno, ci si propone di mettere in luce come gli ambienti di lavoro siano caratterizzati da un continuum lungo il quale i lavoratori si distribuiscono dando luogo a un ventaglio di condizioni di salute e malessere che possono assumere vari livelli di severità.

    Immaginando i luoghi di lavoro possiamo sì immaginare che vi siano persone che godono di una buona salute psichica e altre che invece lamentano un disagio profondo. Ma nel mezzo, ed è la stragrande maggioranza, vi stanno individui che soffrono di stress lavoro correlato così come lavoratori che, per la natura stessa della propria attività, sono esposti a rischi importanti per lo sviluppo di malattie psichiche.

    A chi si rivolge

    Il Convegno si propone come un’importante occasione per leggere e ri-leggere i nostri ambienti di lavoro e lo stato di salute di coloro che li vivono.

    L’occasione è quella di affrontare l’argomento sotto diversi punti di vista e con il contributo di differenti discipline, dalla medicina alla psicologia basandoci oltre che su dati statistici e competenze tecniche, anche su esperienze sul campo.

    Il programma

    Le macro aree tematiche affrontate saranno: il benessere dei lavoratori, i cambiamenti nella percezione e nell’esperienza dello stress tra i lavoratori, i fattori di rischio per lo sviluppo di psicopatologie nell’ambiente di lavoro e, infine, la malattia psichica conclamata o diagnosticata.

    Segreteria organizzativa

    Via Ciro Menotti 9

    20129 Milano

    Tel 02 83421879

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    Sipiss – Società Italiana di Psicoterapia Integrata per lo Sviluppo Sociale

    [email protected]

    www.sipiss.it


  • A Gennaio scatta definitivamente l’obbligo di controllo per lo stress lavoro correlato

    La direzione di Sapra Sanità conferma che il Governo non ha concesso ulteriori proroghe in materia di adeguamenti sullo stress lavoro-correlato e per questo esorta le aziende e gli enti pubblici, che ad oggi non lo avessero ancora fatto, a mettersi in regola, affidando ad istituti qualificati la valutazione dei rischi.

    Forse qualcuno sperava che il complesso meccanismo burocratico italiano consentisse di far slittare, ancora una volta, la data di scadenza entro la quale adeguare la propria azienda su un argomento delicato e piuttosto controverso quale lo stress lavoro correlato. Ma così non è stato, l’Italia è già in forte ritardo sul programma, rispetto agli altri paesi europei, e la data appare definitiva: tra 4 giorni sarà obbligatorio effettuare anche questa valutazione.

    Sapra Sanità esorta già da tempo le aziende a mettersi in regola affidando sia la valutazione dei rischi sia lo studio delle contromisure necessarie per ridurre ed eliminare le fonti di pericolo e stress, ad organismi competenti in materia di Medicina del Lavoro e con specifiche qualifiche in ambito di stress lavoro correlato. Questa problematica, infatti, non dovrà essere confusa con qualunque forma di stress si possa verificare sul lavoro. La circolare ministeriale pubblicata lo scorso 18 novembre stabilisce che si può parlare di stress lavoro-correlato solo per lo stress causato dai contenuti del lavoro o dai fattori del contesto lavorativo.

    Per tutte quelle aziende che hanno atteso la pubblicazione delle linee guida da seguire in materia, rese note con la suddetta circolare, è scattata una vera corsa contro il tempo. Sapra invita a mantenere la calma: “è necessario programmare un piano dettagliato di valutazione ed intervento con la data di termine per non incorrere nelle pesanti sanzioni previste di legge, e poi provvedere alla sua attuazione il più celermente possibile”.

  • Quante aziende devono ancora attivarsi in materia di Stress lavoro correlato?

    Manca poco più di un mese alla scadenza dei termini per la messa in regola di aziende di ogni livello e dimensione in materia di stress lavoro correlato. Dai dati statistici nazionali emerge che molte imprese private e pubbliche devono ancora intraprendere la giusta strada forse perché sperano in un ulteriore rinvio.

    Sapra Sanità sottolinea, ancora una volta, come lo stress lavoro correlato abbia provocato a livello europeo una perdita di produttività stimata intorno ai 77 miliardi di euro, gravando sull’economia con costi pari a 44 miliardi di euro per il solo trattamento dei casi depressivi più gravi. “Da ciò si deve evincere la necessità di tutelarsi, tutelare la propria azienda e i propri lavoratori: infatti lo stress è un fenomeno che colpisce circa il 22% della popolazione attiva e si attesta al secondo posto dopo i problemi associati all’apparato muscolo scheletrico, nella classifica inerente i problemi di salute legati all’attività lavorativa”.

    Se è vero che non esiste per così dire uno “stressometro” che quantifichi in modo oggettivo i livelli di stress all’interno di un’azienda, oggi ci sono però gli strumenti idonei e necessari per valutare le fonti di rischio e l’entità degli effetti sui lavoratori. Migliorare l’ambiente, le cause di tensioni prolungate, il rapporto con i colleghi e la dirigenza sono tutti interventi mirati a ridurne le cause e le conseguenze. Un lavoratore stressato è molto meno produttivo, fa più assenze e di conseguenza è un danno enorme per le imprese di oggi che devono seguire ritmi vertiginosi, inoltre poter verificare se sussistano o meno fonti di stress consente anche di distinguere chi se ne approfitta da chi invece è realmente stressato.

    In quest’ottica la valutazione stress lavoro correlato diventa un’arma di produttività per l’impresa e i costi da sostenere vengono conseguentemente visti in modo diverso: non sono più un inutile spesa ma un investimento per il futuro e lo sviluppo dell’economia aziendale.

  • Comprendere e affrontare lo stress occupazionale: l?appuntamento diventa europeo

    La precedente edizione ha smosso grande interesse da parte di aziende, professionisti e istituzioni, portando un tema di grande rilevanza in evidenza e aprendo per la prima volta un dialogo costruttivo e pragmatico rispetto al complicato fenomeno dello stress lavorativo e del disagio relazionale che ne costituisce sia causa che effetto. La Sipiss – Società Italiana di Psicologia Integrata per lo Sviluppo Sociale – ente promotore del convegno, ha presentato la prima ricerca su un ampio campione di dipendenti aziendali in grado di evidenziare i rischi per la salute che concretamente lo stress implica, le ricadute sulla produttività aziendale e sulle relazioni che permeano i contesti lavorativi. La rilevanza di questi dati ha smosso l’interesse pubblico e generato nelle aziende la consapevolezza di dover affrontare nel modo più professionale ed esaustivo possibile il fenomeno.

    Prendendo le mosse da tali dati di realtà la seconda edizione del convegno, che allargherà le prospettive a livello europeo, si focalizzerà sul ruolo centrale che la prevenzione può svolgere rispetto a un tema tanto articolato e complesso, in modo da agire a diversi livelli dell’organizzazione, della persona e dei tessuti sociali. In questa visione ampia e sistemica verrà dato ampio spazio al tema dei costi del disagio psicosociale, che vanno considerati a livello soggettivo, organizzativo e sociale. Lo stress può portare, infatti, un costo per l’individuo in termini economici per le cure e in termini di limitazioni della propria libertà d’azione; può altresì essere un costo diretto per l’azienda, nell’eventualità di una causa per risarcimento, e indiretto nel caso di mancate giornate lavorative; infine il costo sociale per le spese sociosanitarie e per l’impatto dei comportamenti di un soggetto stressato nei confronti di terzi come familiari o, nei casi più gravi, estranei.

    Il sito di riferimento del Convegno:

    http://www.sviluppopsicosociale.com

  • Stress lavorativo, sesso e cibo


    Affaticamento e calo del desiderio sessuale sono i primi e più diffusi sintomi che si manifestano sul nascere di una patologia legata allo stress lavorativo. Ricorrono molto spesso anche i cosiddetti comportamenti compensatori, la tendenza cioè a gratificarsi più del necessario con cibi grassi o con assunzione di alcool abbondante e di scarsa qualità.
    Questi i risultati della ricerca del Centro Specialistico FerrariSinibaldi sui nuovi bisogni delle persone che si rivolgono al loro Centro Clinico per un consulto e su un ampio campione di dipendenti di piccole e grandi aziende.
    Dalla ricerca emerge chiaramente come lo stress lavoro correlato ad alti livelli e prolungato
    nel tempo favorisca un generale abbassamento delle energie fisiche e una marcata difficoltà nei tempi di recupero fisiologici. Di conseguenza si spiega il senso generale di affaticamento e i calo di desiderio sessuale, sostenuto anche dalla perdita di motivazione e senso del piacere. Talvolta si assiste a comportamenti sessuali inusuali, rari nella frequenza ma caratterizzati dalla ricerca di situazioni nuove e fortemente emotive, dimostrando il bisogno di riappropriarsi di maggior controllo e di sensazioni appaganti al di fuori della quotidianità.
    Per comprendere bene il fenomeno è necessario considerare lo stress lavorativo non come lo stress derivante dal normale adattamento alle richieste quotidiane di performance lavorative, ma focalizzando la proprio attenzione sui quegli ambienti ricchi di fattori di rischio stress in cui non vengono attuate modalità di prevenzione adeguate e concessi tempi di recupero fisiologici per il nostro organismo e la nostra mente.