Tra i molti ambienti lavorativi in cui è presente un rischio chimico, quello ospedaliero risulta essere senza dubbio uno dei più complessi per l’esecuzione della valutazione del rischio. I motivi sono rintracciabili nella presenza di sostanze con elevate caratteristiche di tossicità, nelle scelte cliniche che spesso portano gli operatori a contatto con farmaci di nuova generazione, i cui effetti secondari non sono completamente noti, o nelle procedure operative che prevedono l’utilizzo di sostanze chimiche diverse, come la manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici.
Le fonti di rischio chimico possono essere distinte in quattro classi di composti: gli anestetici per inalazione, usati nelle sale operatorie, la cui presenza ambientale può essere causata da fattori diversi (raccordi mal funzionanti, cattiva areazione dei locali, procedure anestesiologiche maldestre ecc.); i disinfettanti e gli sterilizzanti chimici che vengono utilizzati in grande varietà nei reparti di degenza come negli ambulatori e negli ambienti più vari e spesso l’uso routinario che se ne fa porta ad una riduzione della percezione del rischio; i composti chimici usati nei laboratori di analisi, anatomia patologica, ricerca. Infine, anche la manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici può essere fonte di rischio chimico nella fase di preparazione, somministrazione e successiva cura del paziente; alcuni chemioterapici rientrano nel gruppo 1 della IARC (cancerogeni per l’uomo). Questo gruppo di farmaci riunisce sostanze diverse per struttura e reattività che possono essere raggruppate a grandi linee come: agenti alchilanti (ciclofosfamide, ifosfamide, cis-platino, carbopla- tino), antimetaboliti (5-Fluorouracile, Gemcitabina, Metotrexato), alcaloidi vegetali (Taxolo, Vincristina, vindesina), antibiotici antitumorali (Epirubicina, Doxorubicina, Bleomicina).
Generalmente, il rischio chimico derivato dalla manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici è di tipo moderato, purtuttavia tale delicata attività richiede l’applicazione di precise normative sicurezza. Durante le fasi di preparazione si può ad esempio verificare l’accidentale esposizione al farmaco per via inalatoria e/o per contatto diretto in seguito alla formazione di aerosol o a causa di spandimenti avvenuti sotto la cappa a flusso laminare: è pertanto necessario, prima di eseguire la preparazione, verificare la funzionalità della cappa e dei sistemi di sicurezza, che il personale addetto indossi gli adeguati D.P.I., eliminare dall’area di lavoro il materiale non necessario alla preparazione e decontaminare in modo opportuno il piano di lavoro.
Per ridurre al massimo il rischio chimico, durante la fase di preparazione è opportuno utilizzare sistemi chiusi per la ricostituzione dei farmaci come Securmix, un dispositivo medico sviluppato appositamente per operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici: realizzato da Eurospital S.p.A. garantisce l’incolumità e la sicurezza del personale prevenendo il rischio chimico legato a un’eventuale contaminazione. In particolare, per la lavorazione di grandi quantità consente di semplificare la procedura di lavoro. Il sistema lavora con tre parti connesse contemporaneamente in circuito chiuso: una parte a cui si connette il flaconcino contenente il farmaco, una seconda per la soluzione I.V., infine vi è rubinetto luer-lock girevole al quale si connette la siringa.
Questo rubinetto girevole chiude o rispettivamente apre i vari accessi. Vi è una freccia che indica quale accesso sia aperto in quel momento.
La connessione che porta alla soluzione I.V. ha un attacco di sicurezza e si possono usare senza problemi anche flaconi o sacche di varie dimensioni ( per esempio soluzioni di NaCl allo 0.9% da 250 ml o 500 ml); all’interno del dispositivo è presente il sistema filtrante con membrane da 0,22 µm per garantire la sterilità della soluzione ricostituita e per bloccare l’aerosol durante la fase di diluizione.
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Il rischio chimico negli ambienti ospedalieri
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Rischio chimico: il caso delle operazioni di manipolazione dei CA
Durante le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici la garanzia per l’incolumità e la sicurezza del personale, e quindi la prevenzione del rischio chimico legato ad un’eventuale contaminazione, è vincolata da opportune misure preventive così come previsto dalle normative.
Le vie di contaminazione principali possono essere quella inalatoria, cutanea o per contatto delle mucose; altre vie occasionali sono costituite dalla via oculare (spruzzi accidentali) o dall’ingestione (attraverso cibi o bevande contaminati, ecc.).
L’esposizione ai farmaci chemioterapici antiblastici può avvenire durante le diverse fasi del lavoro quali l’immagazzinamento, la preparazione, il trasporto ai reparti, la somministrazione al paziente.
Durante la fase di preparazione in particolare, per garantire la massima prevenzione del rischio chimico è opportuno utilizzare i sistemi chiusi per la ricostituzione dei farmaci.
In questa fase infatti si può verificare un’accidentale esposizione al farmaco per via inalatoria e/o per contatto diretto in seguito alla formazione di aerosol e/o spandimenti sotto la cappa a flusso laminare verticale. E’ quindi necessario, prima di eseguire la preparazione, verificare la funzionalita’ della cappa e dei sistemi di sicurezza, che il personale addetto indossi gli adeguati D.P.I., eliminare dall’area di lavoro il materiale non necessario alla preparazione e decontaminare in modo opportuno il piano di lavoro.
Per quanto riguarda la somministrazione invece, a causa di stravasi di liquido dai deflussori non dedicati, dai flaconi o dalle connessioni tradizionali si possono avere contatti cutanei con i farmaci chemioterapici antiblastici. E’ quindi necessario che il personale addetto indossi i previsti D.P.I. , e segua le norme di sicurezza comprendenti le linee guida generali e particolari per la somministrazione.
E’ opportuno l’utilizzo di set infusionali a circuito chiuso dedicati e tecnologicamente studiati per l’infusione endovenosa dei farmaci antiblastici come prima misura di prevenzione del rischio chimico.
E’ inoltre necessario effettuare la centralizzazione delle strutture, ovvero effettuare le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici in locali appositamente predisposti con caratteristiche tali da consentire che non si abbiano veicolazioni di agenti contaminanti in altre aree. I locali adibiti dovrebbero essere sufficientemente ampi (circa 16 mq.) per mettere il personale addetto, nelle condizioni ottimali per lo svolgimento delle loro mansioni.
Inoltre la stanza dovrebbe essere fornita di una cappa aspirante, di un piano d’appoggio, un armadio, un box di decontaminazione o meglio di un’antistanza filtro.
Il pavimento e le pareti è necessario che siano in materiale plastico facilmente lavabili con angoli arrotondati.
Il locale dovrà essere protetto da turbolenze d’aria che potrebbero ostacolare le misure di sicurezza; se esiste un impianto di condizionamento dell’aria dovrebbe garantire almeno 6/10 ricambi d’aria l’ora.
Per quanto riguarda la comunicazione con l’esterno si dovrà installare un interfono a viva voce così da evitare qualsiasi tipo di contaminazione.
Dall’analisi delle vie di contaminazione si comprende come la prevenzione del rischio chimico passi attraverso l’abbinamento delle corrette procedure e di un sistema opportuno per rendere sicura la manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici, della loro somministrazione e dello smaltimento relativo ai dispositivi utilizzati. -
Securmix: manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici facile e sicura
Securmix è un Dispositivo Medico sviluppato da Eurospital SpA e studiato appositamente per ottenere un sistema chiuso durante le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici. Com’è noto, infatti, tali procedure sono altamente pericolose per l’operatore se non condotte in condizioni di completa sicurezza. I farmaci alchilanti ad esempio, impiegati soprattutto nella cura delle leucemie, possono produrre azioni irritanti, vescicanti o allergizzanti dando origine ad arrossamenti cutanei, edema delle mucose, ulcere o eruzioni orticarioidi.
Studi recenti hanno inoltre accertato un aumento del rischio di insorgenza di tumori del sistema emopoietico in generale, e di leucemie in particolare, negli opertori sanitari impegnati nella manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici nonché un’associazione causale fra tale attività e abortività e/o infertilità nelle donne.
Ma quali sono i reali fattori di rischio contaminazione? Durante le fasi di preparazione di questi composti, l’operatore può accidentalmente venire esposto al farmaco per via inalatoria e/o per contatto diretto in seguito alla formazione di aerosol o a causa di spandimenti avvenuti sotto la cappa a flusso laminare. Prima di eseguire la preparazione è pertanto necessario verificare sempre la funzionalità della cappa e dei sistemi di sicurezza. Inoltre il personale addetto deve indossare gli adeguati D.P.I., eliminare dall’area di lavoro il materiale non necessario alla preparazione e decontaminare in modo opportuno il piano di lavoro.
Per ridurre al massimo il rischio chimico, durante la fase di preparazione è dunque più che opportuno utilizzare un sistema chiuso come Securmix per la manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici, il Dispositivo Medico e’ stato sviluppato da Eurospital S.p.A proprio per le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici e viene realizzato dal medesimo gruppo.
Securmix riduce i movimenti e le operazioni rischiose, evita la contaminazione e l’esposizione con i farmaci chemioterapici antiblastici e garantisce la sterilità della soluzione ricostituita. In particolare, per la lavorazione di grandi quantità consente di semplificare la procedura di lavoro.
Il sistema lavora con tre parti connesse contemporaneamente in circuito chiuso: una parte a cui si connette il flaconcino contenente il farmaco, una seconda per la soluzione I.V., infine vi è rubinetto girevole con connessione luer-lock al quale si connette la siringa.
Questo rubinetto girevole chiude o rispettivamente apre i vari accessi. Vi è una freccia che indica quale accesso sia aperto in quel momento.
La connessione che porta alla soluzione I.V. ha un attacco di sicurezza e si possono usare senza problemi anche flaconi o sacche di varie dimensioni ( per esempio soluzioni di NaCl allo 0.9% da 250 ml o 500 ml); all’interno del dispositivo è presente il sistema filtrante con membrane da 0,22 µm per garantire la sterilità della soluzione ricostituita, per bloccare l’aerosol durante la fase di diluizione e per mantenere l’isopressione tra le tre parti connesse durante tutta la fase di manipolazione del farmaco. -
Salute e sicurezza sul lavoro: una giornata per sensibilizzare l’opinione pubblica
Lavorare senza rischi per la propria incolumità fisica: un principio a cui non si può e non si deve rinunciare mai. Per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo argomento sempre di stretta attualità, il 28 aprile scorso si è celebrata la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Un tema che riguarda non solo la necessaria prevenzione dagli infortuni nello svolgimento dell’attività lavorativa ma anche ad esempio, in conseguenza della sempre maggiore diffusione di nuove professioni e tecnologie, la prevenzione del rischio chimico derivato dal contatto con sostanze potenzialmente nocive per l’uomo.
In questi casi in particolare l’attenzione e la cura impiegate devono essere massime allo scopo di non esporre l’organismo a potenziali agenti patogeni.
Un esempio per tutti possono essere gli effetti collaterali anche gravissimi cui può essere sottoposto il personale ospedaliero nella manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici senza l’utilizzo di adeguate precauzioni. Un’attività che deve pertanto avvenire in completo accordo con una normativa specifica, la quale stabilisce come obiettivo fondamentale proprio la prevenzione del rischio chimico legato alla contaminazione da CA.
Studi recenti hanno infatti accertato, ad esempio, un aumento del rischio di insorgenza di tumori del sistema emopoietico in generale, e di leucemie in particolare, negli opertori sanitari addetti alla manipolazione di chemioterapici antiblastici. Per le donne inotre aumenta il rischio di abortività e/o infertilità.
Alcune aziende consapevoli della necessità di aumentare la sicurezza del personale sanitario hanno progettato nuovi sistemi di sicurezza che consentono, nel corso di queste delicate operazioni, di controllare costantemente in circuito chiuso tutte le varie fasi di preparazione impedendo agli operatori l’interazione con i farmaci chemioterapici antiblastici.
Questi sistemi permettono sia di ricostituire i farmaci in polvere, sia il prelievo dalle soluzioni già pronte, sia il trasferimento del farmaco in sacca per la somministrazione successiva al paziente, garantendo una sicura gestione del rischio chimico ad essi correlato.
Il gruppo Eurospital S.p.A. forte di una esperienza nel campo della prevenzione del rischio chimico e infettivo in ambito ospedaliero ha sviluppato e introdotto in questo settore Securmix, un sistema pensato appositamente per le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici al fine di renderle semplici (per una corretta memorizzazione della procedura da parte degli operatori e per ridurre il rischio di movimenti ed operazioni affrettate) e sicure (per evitare la contaminazione con un farmaco cancerogeno pericoloso).
Securmix è disponibile in due versioni, entrambe dotate di filtro idrofobico da 0,22 micron: Securmix flaconi (per il collegamento per il collegamento a flaconi in vetro, con attacco luer lock con la siringa e aggancio di sicurezza al flacone) e Securmix sacche (per il collegamento a sacche in plastica, con attacco luer lock per la siringa e aggancio di sicurezza sul punto di iniezione). -
Ancora troppi i casi di tumore dovuti a scarse precauzioni nei luoghi di lavoro
Grande preoccupazione fra i ricercatori di Chimica dell’università di Bologna dopo il recente decesso di una altra giovane collega dovuto a un tumore maligno. Si tratta dell’ultimo di una serie di casi analoghi che si sono verificati in questi anni presso il dipartimento di chimica del capoluogo emiliano e che non trova altra spiegazione, secondo i compagni di lavoro della vittima, se non nelle scarse misure di sicurezza contro il rischio chimico adottate all’interno dei laboratori dell’ateneo.
Il caso di Bologna riporta ancora una volta alla ribalta il tema sempre attuale della necessità di riservare particolare attenzione, nei luoghi di lavoroe non solo, alla manipolazione di sostanze chimiche potenzialmente cancerogene e, laddove si pensi in particolare all’ambito ospedaliero, alla manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici: la prevenzione, la riduzione del rischio e l’adozione di tecniche di manipolazione adeguate restano infatti le uniche vie percorribili ad oggi.
In considerazione di tutti questi aspetti, l’obiettivo è quello di rendere l’esposizione professionale ai Chemioterapici Antiblastici entro i livelli più bassi possibile compatibilmente con le attività di lavoro dei singoli reparti.
Tutte le fasi che comportano la presenza di Farmaci Chemioterapici Antiblastici costituiscono un rischio potenziale: è noto infatti come, durante le fasi di preparazione di questi composti, si possa verificare ad esempio l’accidentale esposizione al farmaco per via inalatoria, per contatto diretto, in seguito alla formazione di aerosol o a causa di spandimenti avvenuti sotto la cappa a flusso laminare.
Come prescritto dalle norme vigenti in materia è necessario, prima di eseguire la preparazione, verificare la funzionalità della cappa e dei sistemi di sicurezza, che il personale addetto indossi gli adeguati D.P.I., eliminare dall’area di lavoro il materiale non necessario alla preparazione e decontaminare in modo opportuno il piano di lavoro.
Per ridurre al massimo il rischio chimico, durante la fase di preparazione è opportuno utilizzare anche sistemi chiusi per la ricostituzione dei farmaci.
Securmix, un dispositivo medico sviluppato appositamente dalla Eurospital SpA per le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici garantisce l’incolumità e la sicurezza del personale prevenendo il rischio chimico legato a un’eventuale contaminazione.
Inoltre, consente di semplificare notevolmente la procedura di lavoro in caso di lavorazione di grandi quantità.
Il gruppo Eurospital SpA, che ha al suo attivo una grande esperienza nel campo della prevenzione del rischio chimico e infettivo in ambito ospedaliero, ha sviluppato e introdotto in questo settore il Dispositivo Medico Securmix con l’obiettivo di rendere semplici e sicure le procedure di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici, favorendo la corretta memorizzazione della procedura di utilizzo da parte degli operatori e riducendo il rischio di movimenti e operazioni affrettate. -
La manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici: rischi in più per le donne
Considerato l’elevato rischio potenziale costituito dalla manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici, è indispensabile che il lavoratore, per la sua stessa sicurezza, comunichi sempre al proprio Responsabile e al Medico competente se sussistono condizioni particolari di suscettibilità o che potrebbero essere aggravate dalla esposizione a tali agenti.
Talassemie, anemie, leucopenie, piastrinopenie o altre malattie a carico del sistema emopoietico, immunodeficienze congenite o acquisite, alterazioni della funzionalità epatica o renale, precedente esposizione a radiazioni ionizzanti o a sostanze cancerogene, precedenti terapie in grado di produrre ipoplasia midollare (in particolare trattamenti con FCA o con radiazioni ionizzanti) rientrano tutti in queste condizioni di suscettibilità.
Ulteriore fonte di rischio è rappresentato, per le donne, dallo stato di gravidanza vera o presunta e dall’allattamento: due condizioni che rendono particolarmente pericolosa l’esposizione delle operatrici ai farmaci chemioterapici antiblastici.
Durante le fasi di preparazione si può ad esempio verificare l’accidentale esposizione al farmaco per via inalatoria e/o per contatto diretto in seguito alla formazione di aerosol o a causa di spandimenti avvenuti sotto la cappa a flusso laminare; è pertanto necessario, prima di eseguire la preparazione, verificare la funzionalità della cappa e dei sistemi di sicurezza, che il personale addetto indossi gli adeguati D.P.I., eliminare dall’area di lavoro il materiale non necessario alla preparazione e decontaminare in modo opportuno il piano di lavoro.
Per ridurre al massimo il rischio chimico, durante la fase di preparazione è opportuno utilizzare sistemi chiusi per la ricostituzione dei farmaci.
Securmix è un dispositivo medico sviluppato appositamente per le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici: realizzato da Eurospital S.p.A. garantisce l’incolumità e la sicurezza del personale prevenendo il rischio chimico legato a un’eventuale contaminazione.
In particolare, per la lavorazione di grandi quantità consente di semplificare la procedura di lavoro.
Il sistema lavora con tre parti connesse contemporaneamente in circuito chiuso: una parte a cui si connette il flaconcino contenente il farmaco, una seconda per la soluzione I.V., infine vi è rubinetto luer-lock girevole al quale si connette la siringa.
Questo rubinetto girevole chiude o rispettivamente apre i vari accessi. Vi è una freccia che indica quale accesso sia aperto in quel momento.
La connessione che porta alla soluzione I.V. ha un attacco di sicurezza e si possono usare senza problemi anche flaconi o sacche di varie dimensioni ( per esempio soluzioni di NaCl allo 0.9% da 250 ml o 500 ml); all’interno del dispositivo è presente il sistema filtrante con membrane da 0,22 µm per garantire la sterilità della soluzione ricostituita e per bloccare l’aerosol durante la fase di diluizione. -
La prevenzione nella manipolazione di chemioterapici antiblastici
I chemioterapici antiblastici sono farmaci utilizzati nella terapia dei tumori, con il termine chemioterapia si indica appunto la terapia a base di questi farmaci, somministrati per via orale o endovenosa, che agiscono in maniera sistemica. I programmi di chemioterapia variano a seconda delle necessità del singolo paziente ed in base ai risultati ottenuti in precedenze da Gruppo ed alle esperienze di altri centri, come riportato dalla letteratura scientifica. In pratica il medico opta per un piano di cura (protocollo) che tiene conto del tipo istologico, dell’estensione del cancro e dello stato di salute generale del paziente. A causa della crescita e della diffusione delle neoplasie e dello sviluppo della ricerca, molti dei pazienti oncologici necessitano appunto dei trattamenti farmacologici con chemioterapici antiblastici: il loro uso in ambito ospedaliero è ormai routinario. L’attenzione verso il problema riguardante la corretta manipolazione di chemioterapici antiblastici è piuttosto recente in Italia. Nella preparazione della terapia, nella fase di allestimento dei farmaci CTA (chemioterapici-antiblastici) nonché durante la fase di infusione, l’aspetto primario che viene considerato è la “sicurezza” del paziente. Sottovalutata e’ invece la sicurezza degli operatori, essi manipolano farmaci chemioterapici antiblastici eseguendo un lavoro indispensabile per i pazienti, ma rischioso per la propria salute proprio a causa della diretta esposizione ai CTA. La loro produzione, preparazione e somministrazione può essere causa di esposizioni acute e croniche che possono comportare un assorbimento ed esitare in effetti sistemici. Alcuni dei farmaci CTA presentano proprietà irritanti, vescicanti, allergizzanti, responsabili di effetti tossici locali immediati di tipo acuto (su cute e mucose di parti non protette) oltre che sui pazienti anche sugli operatori sanitari. Nei soggetti professionalmente esposti l’interazione con i chemioterapici antiblastici può causare effetti acuti simili a quelli osservati in pazienti trattati. Sono gli effetti tossici tardivi a preoccupare per la loro gravità ed irreversibilità e per il fatto che risultano difficilmente evidenziabili, visto il lungo periodo che intercorre tra l’ esposizione e la comparsa delle manifestazioni morbose. Gli effetti oncogenici, mutogenici e teratogenici dell’esposizione ai farmaci CTA sono universalmente riconosciuti. Lavorando in condizioni protette, il rischio di assorbimento durante la manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici viene ridotto o annullato. La prevenzione, la riduzione del rischio e l’ adozione di tecniche di manipolazione adeguate, restano le uniche vie percorribili ad oggi. In considerazioni di tutti questi aspetti, l’obiettivo è quello di rendere l’esposizione professionale ai Chemioterapici Antiblastici entro i livelli più bassi possibile compatibilmente con le attività di lavoro dei singoli reparti. Tutte le fasi che comportano la presenza di Farmaci Chemioterapici Antiblastici costituiscono un rischio potenziale.
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Le misure di prevenzione del rischio chimico
Durante le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici la garanzia per l’incolumità e la sicurezza del personale e quindi la prevenzione del rischio chimico legato ad un’eventuale contaminazione è vincolata da opportune misure preventive così come previsto dalla Legge. Le vie di penetrazione e di contaminazione principali possono essere: inalatoria, cutanea o per contatto delle mucose; altre vie occasionali possono essere quella oculare (spruzzi accidentali) o l’ingestione (attraverso cibi o bevande contaminati, ecc.); l’esposizione ai farmaci chemioterapici antiblastici può avvenire durante diverse fasi del lavoro quali: – L’immagazzinamento: confezioni non integre di farmaco possono provocare esposizione ai lavoratori addetti al ricevimento e allo stoccaggio in farmacia e nei reparti di oncologia. I farmaci antiblastici devono essere conservati sotto la responsabilità del personale autorizzato, in luoghi separati, con le dovute segnalazioni, con idonea aerazione, con pavimento facilmente lavabile e scaffali con barriera protettiva proprio per evitare spandimenti accidentali. – La preparazione: in questa fase si può verificare un’accidentale esposizione al farmaco per via inalatoria e/o per contatto diretto in seguito alla formazione di aerosol e spandimenti sotto la cappa a flusso laminare. E’ necessario, prima di eseguire la preparazione, verificare la funzionalita’ della cappa e dei sistemi di sicurezza, che il personale addetto indossi gli adeguati D.P.I., eliminare dall’area di lavoro il materiale non necessario alla preparazione e decontaminare in modo opportuno il piano di lavoro. Per ridurre al massimo il rischio chimico, durante la fase di preparazione e’ opportuno utilizzare sistemi chiusi per la ricostituzione dei farmaci. – Trasporto ai reparti: il trasporto dall’area di preparazione all’area di consegna della U.O. di allestimento deve essere effettuato su vassoi a bordi rialzati. Il trasporto dall’area di consegna alle Unità Operative deve essere effettuato utilizzando contenitori di materiale resistente agli urti possibilmente trasparente per una immediata visibilità di eventuali versamenti o rotture accidentali. La chiusura deve essere a tenuta per impedire la fuoriuscita di farmaci in caso di rottura. In caso di rottura accidentale all’interno del contenitore chiuso maneggiare con cautela e riportare le preparazioni in farmacia. I contenitori utilizzati devono essere etichettati ad uso esclusivo di questo tipo di trasporto. – La somministrazione: a causa di stravasi di liquido dai deflussori, dai flaconi, dalle connessioni, si possono avere contatti cutanei con i farmaci chemioterapici antiblastici. E’ necessario che il personale addetto indossi i previsti D.P.I. , e segua le norme di sicurezza comprendenti le linee guida generali e particolari per la somministrazione. E’ opportuno l’utilizzo di set infusionali a circuito chiuso dedicati e tecnologicamente studiati per l’infusione endovenosa dei farmaci antiblastici al fine di ridurre i rischi di contaminazione. – Lo smaltimento: particolare attenzione va posta nelle operazioni di raccolta e avvio allo smaltimento di: materiali residui della preparazione e somministrazione, DPI, letterecci contaminati anche da escreti, urine di pazienti trattati, filtri di cappe. Gli addetti sarannoprotetti con camici in tessuto idrorepellente TNT monouso, guanti monouso in lattice pesante, maschera FFP2S, occhiali, pantaloni monouso in TNT, soprascarpe monouso in TNT. Inoltre particolare attenzione deve essere anche posta alla pulizia dei servizi. – La centralizzazione delle strutture: è molto importante in quanto consente di ridurre in alcuni punti ben attrezzati e controllabili le operazioni che maggiormente devono essere sorvegliate. Infatti detti locali devono essere appositamente predisposti con caratteristiche tali da consentire che non si abbiano veicolazioni di agenti contaminanti in altre aree. I locali adibiti alla preparazione degli antiblastici dovrebbero essere sufficientemente ampi (circa 16 mq.) per mettere il personale addetto, nelle condizioni ottimali per lo svolgimento delle loro mansioni. Inoltre la stanza dovrebbe essere fornita di una cappa aspirante, di un piano d’appoggio, un armadio, un box di decontaminazione o meglio di un’antistanza filtro. Il pavimento e le pareti è necessario che siano in materiale plastico facilmente lavabili con angoli arrotondati. Il locale dovrà essere protetto da turbolenze d’aria che potrebbero ostacolare le misure di sicurezza; se esiste un impianto di condizionamento dell’aria dovrebbe garantire almeno 6/10 ricambi d’aria l’ora. Per quanto riguarda la comunicazione con l’esterno si dovrà installare un interfono a viva voce così da evitare qualsiasi tipo di contaminazione. Dall’analisi delle vie di contaminazione si comprende quindi come la prevenzione del rischio chimico passi attraverso l’abbinamento delle corrette procedure e di un sistema opportuno per rendere sicura la manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici, della loro somministrazione e dello smaltimento relativo ai dispositivi utilizzati.
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Securmix: manipolazione dei farmaci antiblastici semplice e sicura
Securmix permette una manipolazione dei farmaci antiblastici semplice e sicura: riduce i movimenti ed operazioni rischiose, evita la contaminazione e l’esposizione con i farmaci chemioterapici antiblastici e garantisce la sterilità della soluzione ricostituita.
Securmix è disponibile in due versioni:
– Securmix flaconi: per il collegamento a flaconi in vetro, con attacco luer lock per la siringa e aggancio di sicurezza al flacone.
– Securmix sacche: per il collegamento a sacche in plastica, con attacco luer lock per la siringa e aggancio di sicurezza al punto di iniezione.
Entrambe le versioni di Securmix sono dotate di filtro idrofobico con membrana avente porosità di 0,22 micron in grado di:
– sterilizzare l’aria in entrata impedendo il passaggio ai microrganismi di dimensioni maggiori di 0,22 micron per garantire la sterilità della soluzione ricostituita
– bloccare il particolato di farmaco sotto forma di aerosol presente durante la fase di ricostituzione.
PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO
Securmix connette contemporaneamente il flacone del farmaco, una siringa luer lock e il flacone o la sacca della soluzione endovenosa creando un circuito chiuso
Le operazioni di diluizione e trasferimento del farmaco avvengono ruotando il rubinetto e trasferendo i volumi prescritti attraverso la siringa
Securmix flaconi è dotato di due filtri idrofobici con membrana avente porosità di 0,22 micron. Un filtro è collegato tramite il canale aria al flacone della soluzione I.V., che è separato dal canale in cui passa il liquido, mentre l’altro filtro è collegato, sempre tramite il canale aria, al flacone contenente il farmaco chemioterapico: entrambi i filtri agiscono sempre sui canali aria.
Securmix lavora in isopressione : quando il liquido viene iniettato nel flacone del farmaco o della soluzione, un volume uguale di aria viene espulso dal flacone attraverso il canale dell’aria collegato al filtro e impedisce che si generi nel flacone un aumento di pressione. Per lo stesso motivo, quando il fluido viene aspirato dal flacone in siringa, un volume di aria equivalente entra nel flacone attraverso il filtro per compensare il vuoto creatosi al suo interno. L’aria in entrata viene filtrata e resa in questo modo sterile.
Securmix sacche possiede un solo filtro collegato alla via per il flacone del farmaco, perché la sacca in plastica compensa variazioni di volume senza generare al suo interno variazioni di pressione e quindi non necessita di un filtro idrofobico: il principo di funzionamento e’ il medesimo.
Il collegamento alla sacca avviene tramite ago protetto con sistema di aggancio di sicurezza per prevenire punture accidentali e per impedire qualsiasi disconnessione della sacca.
VANTAGGI PER L’OPERATORE
– Semplicita’ delle manovre durante la ricostituzione
– I tre elementi sono connessi contemporaneamente creando un circuito chiuso durante la fase di ricostituzione, a garanzia della manipolazione sicura del farmaco chemioterapico antiblastico
– Garantisce che non si formino sovrappressioni evitando schizzi o perdite di sostanza
– L’aggancio di sicurezza previene e impedisce errori e incidenti durante la fase di ricostituzione
– Tutte le operazioni durante la fase di ricostituzione sono sempre sotto controllo
– Una volta disconnessa la sacca o il flacone ricostituito le parti rimanenti possono essere eliminate nei rifiuti speciali senza essere disconnesse.
Securmix viene confezionato sterile, e’apirogeno, privo di lattice e ftalati e aderente alle normative europee CE, approvato secondo la normativa 510k (Food and Drug Administration, U.S.A.).
Sul sito di Eurospital, azienda triestina produttrice di Securmix, sono disponibili anche i filmati che illustrano l’utilizzo di Securmix per la manipolazione di chemioterapici antiblastici nei seguenti casi:
– Ciclosfofamide ricostituita con acqua distillata e trasferita in soluzione fisiologica,
– due flaconi di Droxorubicina in una sacca
– due sacche da un flacone di Vinblastina e Metrotrexato in bolo.