Tag: psicoanalisi

  • PSICOANALISI & ANTROPOLOGIA MODERNA – Riscontrato nesso tra pazienti sottoposti a interventi di medicina hi-tech e disagio psichico

    PSICOANALISI & MEDICINA-HI TECH, ANTROPOLOGIA MODERNA – APPENA PUBBLICATO “FUORI DI SÉ. DA FREUD ALL’ANALISI DEL CYBORG

    IL SAGGIO DELLO PSICHIATRA E ANALISTA AUGUSTO IOSSA FASANO INTRODUCE NEL CAMPO PSICOANALITICO L’INNOVATIVO PARADIGMA BIONICO-PROTESICO, MODELLO DI PREVENZIONE E CURA PER L’UOMO MODERNO SEMPRE PIÙ ARTIFICIALE

    NEL VOLUME ANALIZZATI I PERICOLOSI EFFETTI STRANIANTI DELLA “MUTAZIONE CYBORG” CONSEGUENTE A INTERVENTI MEDICO-CHIRURGICI AD ALTA TECNOLOGIA

    “SNATURATO” DALL’INNESTO DI COMPONENTI BIONICI, IL SOGGETTO SOTTOPOSTO A IBRIDAZIONE NON SI RICONOSCE PIÙ E SVILUPPA DISAGIO PSICHICO, CHE È POSSIBILE PREDIRE E INDIVIDUARE, TRATTANDO CON METODO MIRATO IL PAZIENTE

    TRA I SOGGETTI PIÙ A RISCHIO “BREAK-DOWN” QUELLI SOTTOPOSTI A TRAPIANTI, IMPIANTO DI PROTESI INTERNE, FECONDAZIONE ASSISTITA, RIASSEGNAZIONE DI SESSO…

    Milano, 8 agosto 2013 – In tempi in cui il ricorso all’impianto di protesi e dispositivi interni è sempre più frequente, l’innovativa analisi proposta dallo psichiatra Augusto Iossa Fasano attraverso il Paradigma Bionico-Protesico (PBP) illustrato in un volume saggio appena pubblicato nella Collana “Psicologia Psicanalisi Psichiatria” dalla casa editrice ETS di Pisa pone alla ribalta medico-scientifica interessanti spunti e passaggi – desunti da analisi e supervisionial fine di prevenzione e cura dei disturbi psichici correlati all’impianto di protesi e componenti bionici in genere, i cui nessi appaiono sempre più confermati da studi statistici ed epidemiologici, privi fino a oggi di una visione unificante.

    Frutto di una trentennale attività clinica e di ricerca svolta da Iossa Fasano prima come medico psichiatra in strutture pubbliche ospedaliere a Milano, poi come psicoanalista e psicoterapeuta, consulente formatore e supervisore di operatori nei vari campi dell’assistenza e della riabilitazione, fondatore coordinatore e direttore scientifico di Metandro (primo centro italiano di cura e ricerca indipendente sulle quattro età della vita – infanzia, adolescenza, età adulta e anzianità) a Milano e Pistoia, dove opera proprio sulla base del Paradigma Bionico-Protesico, “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” si rivolge in primis a medici chirurghi, psichiatri, psicologi, ma anche agli operatori del mondo sanitario e socioassistenziale più in generale, nonché ai familiari di pazienti che hanno subìto o si apprestano ad affrontare interventi endoprotesici, individuando alcuni “segnali d’allarme” circa il possibile sviluppo di disturbi psichici che, se ignorati e trascurati, potrebbero portare a pesanti ripercussioni sullo stato di equilibrio del paziente stesso, vanificando peraltro l’effetto di interventi di per sé altamente risolutivi e spesso salvavita rispetto a gravi emergenze cliniche.

    Si è riscontrato ad esempio come i continui progressi ottenuti dalla medicina contemporanea (in termini di farmacologia, trapianti, fecondazione assistita, cura di cardiopatie e altre patologie gravi, cure oncologiche…), pur pervenendo a interventi tecnicamente riusciti provochino un’imprevedibile impennata della spinta autodistruttiva individuale. Realizzando il sogno del cyborg, infatti, l’impianto di dispositivi interni genera il paradosso di una mutazione del corpo vissuta come alterazione patologica dell’identità psichica, riproponendo con forza il problema sulla dicotomia tra mente e corpo.

    Il fenomeno risulta tanto più diffuso se oltre alla sfera delle protesi ortopediche e vascolari in primis si considerano anche quelle relative alla fecondazione assistita o alla chirurgia estetica, nonché al cambio di sesso. Un ambito in cui si rilevano dati particolarmente allarmanti in riferimento proprio alla correlazione tra disagio psichico grave e interventi di impianto di endoprotesi è ad esempio quello relativo alle protesi al seno.

    Recenti studi hanno stabilito come le donne che ricorrono a interventi di chirurgia estetica al seno abbiano maggiori probabilità di incorrere in casi di malattia psichiatrica rispetto a quelle sottoposte ad altri tipi di intervento di chirurgia plastica. L’elevato tasso di suicidi registrati tra le donne con protesi al seno (allarme già lanciato da uno studio pubblicato sulla rivista Epidemiology) spinge peraltro un numero sempre crescente di chirurghi plastici a consigliare alle pazienti una visita psichiatrica preventiva in vista dell’intervento. Sulla base della tesi di “Fuori di sé”, la classica visita psichiatrica o il colloquoi psicologico non sono affatto sufficienti: urge un’operatività ispirata alla teoria della complessità che produca interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi più rigorosi ed efficaci.

    L’importante opera editoriale appena pubblicata da Iossa Fasano con ETS Pisa pone all’attenzione del campo medico-scientifico proprio quegli elementi di analisi volti a individuare i possibili fattori di rischio legati all’impianto di protesi interne al corpo del paziente, nell’obiettivo di fornire a medici specialisti e operatori a vario livello lo strumento utile a mettere in campo un’assistenza a 360° in grado di scongiurare l’insorgenza di pericolosi “effetti collaterali” che si pongano in direzione opposta a quella dell’intervento protesico iniziale.

    Insieme al messaggio di allerta, infatti, con “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” – in cui sono riportati a esempio diversi casi clinici – il Dr. Iossa Fasano fornisce anche la chiave per la soluzione del problema proponendo lo stesso Paradigma Bionico-Protesico come modello di cura nel trattamento degli effetti stranianti delle terapie mediche e chirurgiche, e sottolineando in tal senso l’importanza di sostenere il paziente a tutto campo avvalendosi ad esempio di specifiche consulenze in ambito psicologico, psicoterapeutico e di counseling: una risorsa ulteriore – oltre a medicina e chirurgia – che con un più ampio lavoro di équipe può contribuire a rendere maggiormente risolutivi, e a più lungo termine, interventi di tipo invasivo come appunto gli impianti di protesi interne, non sempre ben tollerati dal paziente al di là dell’iniziale apparenza clinica.

    «Il lavoro sul formarsi di soggettività ibride permette di annettere l’agente esterno nel tessuto di ciascuna singolarità, in cui il soggetto si estende e si intende come composito e mutante», attraverso l’analisi del cyborg descritta nel saggio di Iossa Fasano e un processo di cura evoluto e definitivamente affrancato da una concezione “internista”.

    Insieme di saperi derivati dalla psicoanalisi freudiana, dall’antropologia, dalla sociologia della medicina, “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” offre un modello interpretativo e metodo di risposta a casi sempre più frequenti, quanto “invisibili”, di disagio medio-grave nel paziente guarito sul piano organico.

    Il Dr. Iossa Fasano è disponibile per interviste e approfondimenti sull’argomento

    Indice completo del saggio “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” consultabile al link http://www.edizioniets.com/Priv_File_Libro/2142.pdf

    Su Youtube canale dedicato a “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” con video di approfondimento al link http://www.youtube.com/channel/UCLCEAM65Aq1uF2r8eGwVO7g

    Augusto Iossa Fasano, medico, psichiatra, analista, si occupa di cura e consulenza dall’adolescenza all’età adulta, alla senilità avanzata. Fondatore e coordinatore del Centro Metandro, ispirato al pensiero neuroscientifico di Paul Valéry, si dedica alla formazione a partire dalla psicoanalisi freudiana declinata secondo la letteratura, il cinema, le arti plastiche e visive.

    Ufficio Stampa | Paola Argelli
    Mob.: 335
    53.49.550 | [email protected]

    Dr. Augusto Iossa Fasano | medico psichiatra a Milano e Pistoia
    Mob.: 335 56.29.507 | [email protected] | www.augustoiossafasano.it

  • PSICOANALISI & MEDICINA HI-TECH – Trapianti e device interni: al vaglio nessi con disturbi d’umore e ansia

    PSICOANALISI & MEDICINA-HI TECH, ANTROPOLOGIA MODERNA – APPENA PUBBLICATO “FUORI DI SÉ. DA FREUD ALL’ANALISI DEL CYBORG

    IL SAGGIO DELLO PSICHIATRA E ANALISTA AUGUSTO IOSSA FASANO INTRODUCE NEL CAMPO PSICOANALITICO L’INNOVATIVO PARADIGMA BIONICO-PROTESICO, MODELLO DI PREVENZIONE E CURA PER L’UOMO MODERNO SEMPRE PIÙ ARTIFICIALE

    NEL VOLUME ANALIZZATI I PERICOLOSI EFFETTI STRANIANTI DELLA “MUTAZIONE CYBORG” CONSEGUENTE A INTERVENTI MEDICO-CHIRURGICI AD ALTA TECNOLOGIA

    “SNATURATO” DALL’INNESTO DI COMPONENTI BIONICI, IL SOGGETTO SOTTOPOSTO A IBRIDAZIONE NON SI RICONOSCE PIÙ E SVILUPPA DISAGIO PSICHICO, CHE È POSSIBILE PREDIRE E INDIVIDUARE, TRATTANDO CON METODO MIRATO IL PAZIENTE

    TRA I SOGGETTI PIÙ A RISCHIO “BREAK-DOWN” QUELLI SOTTOPOSTI A TRAPIANTI, IMPIANTO DI PROTESI INTERNE, FECONDAZIONE ASSISTITA, RIASSEGNAZIONE DI SESSO…

    Milano, 8 agosto 2013 – In tempi in cui il ricorso all’impianto di protesi e dispositivi interni è sempre più frequente, l’innovativa analisi proposta dallo psichiatra Augusto Iossa Fasano attraverso il Paradigma Bionico-Protesico (PBP) illustrato in un volume saggio appena pubblicato nella Collana “Psicologia Psicanalisi Psichiatria” dalla casa editrice ETS di Pisa pone alla ribalta medico-scientifica interessanti spunti e passaggi – desunti da analisi e supervisionial fine di prevenzione e cura dei disturbi psichici correlati all’impianto di protesi e componenti bionici in genere, i cui nessi appaiono sempre più confermati da studi statistici ed epidemiologici, privi fino a oggi di una visione unificante.

    Frutto di una trentennale attività clinica e di ricerca svolta da Iossa Fasano prima come medico psichiatra in strutture pubbliche ospedaliere a Milano, poi come psicoanalista e psicoterapeuta, consulente formatore e supervisore di operatori nei vari campi dell’assistenza e della riabilitazione, fondatore coordinatore e direttore scientifico di Metandro (primo centro italiano di cura e ricerca indipendente sulle quattro età della vita – infanzia, adolescenza, età adulta e anzianità) a Milano e Pistoia, dove opera proprio sulla base del Paradigma Bionico-Protesico, “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” si rivolge in primis a medici chirurghi, psichiatri, psicologi, ma anche agli operatori del mondo sanitario e socioassistenziale più in generale, nonché ai familiari di pazienti che hanno subìto o si apprestano ad affrontare interventi endoprotesici, individuando alcuni “segnali d’allarme” circa il possibile sviluppo di disturbi psichici che, se ignorati e trascurati, potrebbero portare a pesanti ripercussioni sullo stato di equilibrio del paziente stesso, vanificando peraltro l’effetto di interventi di per sé altamente risolutivi e spesso salvavita rispetto a gravi emergenze cliniche.

    Si è riscontrato ad esempio come i continui progressi ottenuti dalla medicina contemporanea (in termini di farmacologia, trapianti, fecondazione assistita, cura di cardiopatie e altre patologie gravi, cure oncologiche…), pur pervenendo a interventi tecnicamente riusciti provochino un’imprevedibile impennata della spinta autodistruttiva individuale. Realizzando il sogno del cyborg, infatti, l’impianto di dispositivi interni genera il paradosso di una mutazione del corpo vissuta come alterazione patologica dell’identità psichica, riproponendo con forza il problema sulla dicotomia tra mente e corpo.

    Il fenomeno risulta tanto più diffuso se oltre alla sfera delle protesi ortopediche e vascolari in primis si considerano anche quelle relative alla fecondazione assistita o alla chirurgia estetica, nonché al cambio di sesso. Un ambito in cui si rilevano dati particolarmente allarmanti in riferimento proprio alla correlazione tra disagio psichico grave e interventi di impianto di endoprotesi è ad esempio quello relativo alle protesi al seno.

    Recenti studi hanno stabilito come le donne che ricorrono a interventi di chirurgia estetica al seno abbiano maggiori probabilità di incorrere in casi di malattia psichiatrica rispetto a quelle sottoposte ad altri tipi di intervento di chirurgia plastica. L’elevato tasso di suicidi registrati tra le donne con protesi al seno (allarme già lanciato da uno studio pubblicato sulla rivista Epidemiology) spinge peraltro un numero sempre crescente di chirurghi plastici a consigliare alle pazienti una visita psichiatrica preventiva in vista dell’intervento. Sulla base della tesi di “Fuori di sé”, la classica visita psichiatrica o il colloquoi psicologico non sono affatto sufficienti: urge un’operatività ispirata alla teoria della complessità che produca interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi più rigorosi ed efficaci.

    L’importante opera editoriale appena pubblicata da Iossa Fasano con ETS Pisa pone all’attenzione del campo medico-scientifico proprio quegli elementi di analisi volti a individuare i possibili fattori di rischio legati all’impianto di protesi interne al corpo del paziente, nell’obiettivo di fornire a medici specialisti e operatori a vario livello lo strumento utile a mettere in campo un’assistenza a 360° in grado di scongiurare l’insorgenza di pericolosi “effetti collaterali” che si pongano in direzione opposta a quella dell’intervento protesico iniziale.

    Insieme al messaggio di allerta, infatti, con “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” – in cui sono riportati a esempio diversi casi clinici – il Dr. Iossa Fasano fornisce anche la chiave per la soluzione del problema proponendo lo stesso Paradigma Bionico-Protesico come modello di cura nel trattamento degli effetti stranianti delle terapie mediche e chirurgiche, e sottolineando in tal senso l’importanza di sostenere il paziente a tutto campo avvalendosi ad esempio di specifiche consulenze in ambito psicologico, psicoterapeutico e di counseling: una risorsa ulteriore – oltre a medicina e chirurgia – che con un più ampio lavoro di équipe può contribuire a rendere maggiormente risolutivi, e a più lungo termine, interventi di tipo invasivo come appunto gli impianti di protesi interne, non sempre ben tollerati dal paziente al di là dell’iniziale apparenza clinica.

    «Il lavoro sul formarsi di soggettività ibride permette di annettere l’agente esterno nel tessuto di ciascuna singolarità, in cui il soggetto si estende e si intende come composito e mutante», attraverso l’analisi del cyborg descritta nel saggio di Iossa Fasano e un processo di cura evoluto e definitivamente affrancato da una concezione “internista”.

    Insieme di saperi derivati dalla psicoanalisi freudiana, dall’antropologia, dalla sociologia della medicina, “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” offre un modello interpretativo e metodo di risposta a casi sempre più frequenti, quanto “invisibili”, di disagio medio-grave nel paziente guarito sul piano organico.

    Il Dr. Iossa Fasano è disponibile per interviste e approfondimenti sull’argomento

    Indice completo del saggio “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” consultabile al link http://www.edizioniets.com/Priv_File_Libro/2142.pdf

    Su Youtube canale dedicato a “Fuori di sé. Da Freud all’analisi del cyborg” con video di approfondimento al link http://www.youtube.com/channel/UCLCEAM65Aq1uF2r8eGwVO7g

    Augusto Iossa Fasano, medico, psichiatra, analista, si occupa di cura e consulenza dall’adolescenza all’età adulta, alla senilità avanzata. Fondatore e coordinatore del Centro Metandro, ispirato al pensiero neuroscientifico di Paul Valéry, si dedica alla formazione a partire dalla psicoanalisi freudiana declinata secondo la letteratura, il cinema, le arti plastiche e visive.

    Ufficio Stampa | Paola Argelli
    Mob.: 335
    53.49.550 | [email protected]

    Dr. Augusto Iossa Fasano | medico psichiatra a Milano e Pistoia
    Mob.: 335 56.29.507 | [email protected] | www.augustoiossafasano.it

  • Reazione commossa di Antonello De Pierro alla morte del professor Giovanni Bollea


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “La sua scomparsa è una perdita inestimabile nel panorama scientifico-culturale e depaupera fortemente il patrimonio delle eccellenze nel campo delle risorse umane di concetto del nostro paese”.


    Roma – “La scomparsa del professor Giovanni Bollea è una perdita inestimabile nel panorama scientifico-culturale italiano e mondiale, e depaupera fortemente il patrimonio delle eccellenze nel campo delle risorse umane di concetto del nostro paese”.

    E’ questa la prima commossa reazione del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro alla notizia della dipartita del padre della neuropsichiatria infantile Giovanni Bollea, avvenuta oggi alle 18,00 presso il Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma a seguito di un lungo ricovero.

    “Quando se ne va uno come Bollea – continua il leader del movimento extraparlamentare – è come se bruciasse un archivio di conoscenza e tutti dobbiamo sentirci culturalmente più poveri, non solo quelli che, come me, hanno avuto la fortuna di potersi nutrire in qualche occasione al banco del suo scibile. Negli ultimi anni l’ho incontrato in più occasioni, l’ultima a casa sua a Roma in via Salaria, poco più di un anno fa in occasione del suo compleanno, dove, presente anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, animato al contempo di sentimenti di tenerezza e ammirazione, scambiai con lui diverse battute, nella cui circostanza mostrò una lucidità di pensiero eccezionale, nonostante l’età e una salute ormai malferma”.

    Riferendosi poi alla rivoluzione apportata dal noto professionista nel campo della neuropsichiatria infantile De Pierro conclude: “La notizia mi ha invaso di tristezza, ma mi incoraggia il fatto che egli non morirà mai, ma continuerà a vivere attraverso la sua preziosa opera, che ha cambiato per sempre il destino di molti bambini, i quali amava teneramente considerare come tanti suoi figli, in un intreccio di storie difficili a cui spesso sono state spalancate le porte dell’ottimismo e del lieto fine. Il rammarico è che avrebbe potuto dare ancora qualcosa di importante al nostro tessuto socio-culturale. Alla moglie Marika giungano le condoglianze mie personali e di tutto il movimento che presiedo”.

  • 2° Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi” a Napoli

    Dopo il notevole successo della precedente manifestazione, suggellata dalla presenza del regista Roberto Faenza come presidente della giuria, Ignazio Senatore, psichiatra e critico cinematografico, dirigerà la seconda edizione del Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi” rivolto ai filmaker italiani e stranieri. L’evento si svolgerà dal 6 al 7 settembre 2010, ad ingresso gratuito, dalle ore 21.00 alle 24.00, nell’ambito di accordi @ DISACCORDI – XI Festival del Cinema all’Aperto, presso il Parco del Poggio (Napoli) e prevede la proiezione dei cortometraggi che saranno selezionati da una giuria qualificata composta da registi, attori, critici cinematografici, giornalisti ed operatori del settore. L’intento è quello di valorizzare, promuovere e divulgare il cortometraggio come forma espressiva particolarmente valida a livello sociale e culturale, di sviluppare le potenzialità dei linguaggi artistici dei nuovi media; rispondere alle esigenze di crescita culturale dei giovani registi emergenti e dare a tutti i filmaker di talento la maggiore visibilità possibile. Ogni opera deve avere durata massima di 60 minuti, inclusi i titoli di testa e di coda e sono ammessi cortometraggi già presentati o premiati in altri concorsi. L’iscrizione al 2° Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi” è gratuita e la data di scadenza è il 15 giugno 2010. La Giuria del concorso, a suo insindacabile giudizio, attribuirà i seguenti premi: migliore cortometraggio, regista, sceneggiatore, attore protagonista, attrice protagonista, documentario e colonna sonora. I partecipanti dovranno inviare alla segreteria del concorso, allegandola alle opere inviate, la scheda di adesione al bando, scaricabile dal sito www.cinemaepsicoanalisi.com

  • “IL CASO DELL’UOMO DEI LUPI” di Claudio Beghelli. Con Giulio Pizzirani e Nicola Bortolotti

    di Elisabeth Thatcher

    (foto di Davide Savaidis)

    Lo possiamo chiamare “Il Teatro del Pensiero”.

    A Bologna, presso il Teatro “Club di Fantomas” fondato da Giorgio Celli è stato rappresentato nei giorni 10, 14 e 15 maggio il dramma “Il caso dell’uomo dei lupi” di Claudio Beghelli. Il giovane drammaturgo ha realizzato un testo teatrale ispirato al caso clinico più celebre di Sigmund Freud, perfettamente adattandolo alle esigenze del palcoscenico. Il dramma, conturbante e pieno di tensioni, si è avvalso dell’interpretazione di due affermati attori: Giulio Pizzirani (anche regista), e Nicola Bortolotti. Ricordiamo la lunga e ricchissima carriera di Giulio Pizzirani, per brevità: le importanti collaborazioni con Glauco Mauri, Maurizio Scaparro, Giancarlo Sepe e moltissimi altri grandi nomi della scena italiana; oltreché diverse partecipazioni a pellicole di Pupi Avati. Nicola Bortolotti già allievo di Luca Ronconi alla Scuola del Teatro Stabile di Torino.

    L’essenzialità dei gesti, il minimalismo del allestimento e l’eccellente interpretazione hanno contraddistinto questo lavoro, esaltando il dramma delle elucubrazioni mentali a sfondo sessuale del paziente Sergej, stimolato da Freud nella ricostruzione dei fatti accaduti nel periodo della sua prima infanzia. In occasione dell’anteprima il Prof. Stefano Bolognini, Presidente della Società Italiana di Psicoanalisi ha espresso il suo apprezzamento per il valore scientifico di questo lavoro teatrale e per la capacità di incuriosire e avvicinare lo spettatore al labirinto tortuoso della psicoanalisi, sottolineando la perfetta resa scenica del complesso materiale psicoanalitico trasformato in materiale narrativo e arricchito con le straordinarie immagini oniriche proiettate. I disegni e la scenografia sono stati realizzati dall’artista lettone Lolita Timofeeva. Intelligegte e stravagante è stata l’idea di mettere il lettino da psicoanalisi in verticale. Sobrio ed elegante il resto dell’allestimento, giocato sulle sfumature e trasparenze.

  • Recessione vuol dire cambiamento


    Il periodo storico che stiamo attraversando, caratterizzato dalla crisi dei mercati e dall’insicurezza finanziaria, ha riproposto fenomeni di difficoltà e incertezza anche a livello personale e sociale. In modo solo apparentemente paradossale, questo momento si configura come un’ottima possibilità per mettersi in discussione e generare un cambiamento positivo, ce lo dimostrano neuroscienze e psicoanalisi.
    “Durante la nostra vita spesso ci proponiamo di cambiare un comportamento o un’abitudine, di essere migliori per noi o per qualcun altro; in realtà, la maggior parte delle volte, questi tentativi di cambiamento non hanno buon esito o finiscono ancora prima di prendere una forma tangibile”, ci spiega il dott. Fabio Sinibaldi, fondatore del Centro Specialistico Integrato FerrariSinibaldi e membro della Cognitive Science Society. “Agiscono in noi le cosiddette resistenze al cambiamento, meccanismi normalmente volti alla nostra autotutela ma che talvolta si irrigidiscono eccessivamente, fino al punto da non permetterci cambiamenti adattivi. Per superare tali resistenze è necessario scardinare gli elementi su cui essi stessi fanno leva, superando vecchi automatismi o convinzioni ancestrali. Il periodo attuale di crisi, andando a toccare le certezze economiche e sociali su cui normalmente basiamo le nostre sicurezze, ci mette fisiologicamente in un condizione di ridiscussione personale e maggiore plasticità nell’adattarci all’ambiente. Le scienze cognitive più moderne hanno dimostrato che la plasticità neurale si riduce non tanto per il passare del tempo, ma più per la mancanza di nuovi stimoli esterni o per la scarsa ricerca di nuove forme di apprendimento; doversi rimettere in gioco, viceversa, ci riporta nella condizione di stimolare nuove modalità di pensiero e di azione, rigenerando anche la nostra struttura neurale. Tra i diversi meccanismi in atto in questo processo un ruolo fondamentale è quello svolta dai neuroni specchio, che sono alla base dei nuovi apprendimenti umani e, tra l’altro, permettono una sintonizzazione emotiva molto efficace tra sé e gli altri. Dal punto di vista neuro-biologico siamo di fronte a un’occasione che varrebbe la pena di sfruttare, dal momento che normalmente si presenta – oltre che nell’infanzia – solo con la continuativa pratica artistica, lunghi training per le abilità cognitive o percorsi psicoterapeutici”.
    “Nell’attività clinica quotidiana abbiamo riscontrato nell’ultimo periodo” prosegue il dott. Giuseppe Ferrari, specialista in psicoanalisi delle relazioni, presidente della Sipiss “una maggior tendenza a chiedere aiuto e, al contempo, una più sviluppata capacità delle persone di attingere alla proprie risorse personali per fronteggiare il nuovo. La parola crisi, già nella sua etimologia greca, contiene il doppio significato sia di disagio sia di scelta risolutiva; in ambito militare e politico si riferiva all’individuazione di un problema e, al contempo, della via risolutiva. Il periodo che stiamo vivendo costituisce un punto di rottura rispetto al proprio sviluppo personale, mobilitando una nuova motivazione a fare attivamente e la volontà di assumersi nuove responsabilità. Le responsabilità, di solito, vengono vissute come un limite per la propria libertà e con connotazioni di un dovere da espletare o, addirittura, come la mancanza di potere relazionale. A tal proposito possiamo citare il caso tipico di Marco (nome di fantasia), un impiegato che era esasperato ormai da anni dagli aspetti routinari e poco gratificanti del proprio lavoro; sentendo ora il disagio attorno sé aumentare, le continue lamentele dei colleghi e vedendo gli scenari negativi che si prospettavano per la propria azienda, ha di colpo capito che era molto più libero di quanto credesse. Marco, infatti, si era sempre sentito bloccato nelle situazioni lavorative, sentiva che non poteva fare o dire qualcosa, trovava sempre delle valide spiegazioni razionali per queste limitazioni che si imponeva. Il momento generale di crisi, una soglia di fragilità più bassa e il fatto di non riuscire a tollerare più le perenni lamentele dei colleghi, hanno generato un punto di rottura e la concreta possibilità di effettuare un cambiamento evolutivo positivo e di rendersi concretamente più indipendente.

    RIFERIMENTI

    Centro FerrariSinibaldi
    tel 02-29524018
    [email protected]

    http://www.ferrarisinibaldi.it/