Tag: malattie genetiche

  • Auchan dona 1 milione di euro a Telethon

    Un milione di euro il risultato dell’impegno di Auchan per Telethon nell’undicesimo anno a favore della ricerca scientifica contro le malattie genetiche, per un totale di oltre 10 milioni di euro di donazioni raccolte in questi anni.

    Sabato sera durante la diretta RAI, Auchan ha devoluto l’assegno simbolico della raccolta fino ad ora realizzata e che continuerà fino al 6 gennaio in tutti i 50 ipermercati presenti sul territorio. I più generosi fino ad ora sono stati Rescaldina (MI), Carini (PA) e Rivoli (TO) seguiti da Cepagatti (PE), Palermo e Piacenza.

    “Per noi” spiega Francesco Alfieri direttore vendite Auchan Italia che ha consegnato l’assegno durante la maratona televisiva RAI “la raccolta a favore di Telethon è un momento importante che coinvolge tutti i nostri clienti e collaboratori. In particolare, le nostre 3000 hostess di cassa che partecipano con grande passione a una vera e propria gara di solidarietà. Siamo contenti che, anche quest’anno, nonostante le difficoltà economiche, grazie al connubio di orgoglio, passione e impegno delle nostre squadre e alla generosità dei nostri clienti siamo riusciti a raggiungere il traguardo importante di un milione di euro. “

    Durante l’anno sono state molte le declinazioni territoriali promosse nei vari ipermercati: dalle corse podistiche “Walk of Life” organizzate sulla penisola, a cui hanno partecipato anche i collaboratori Auchan di Milano, Torino, Roma, Napoli, Sassari e Brescia, alla vendita di prodotti solidali e molto altro. La raccolta fondi di quest’anno si concluderà il 6 gennaio 2014.

  • Vieni con noi in maratona

    Vuoi vivere in diretta le emozioni della più grande gara di solidarietà a sostegno della ricerca sulla distrofia muscolare e le altre malattie genetiche? Vuoi essere tra il pubblico della prossima maratona, entrando nel Teatro delle Vittore, storico palcoscenico della televisione italiana?

    Dal 15 ottobre al 15 novembre Telethon mette in palio tre esclusivi pass per assistere al backstage della maratona 2010, in programma il 17, 18 e 19 dicembre.

    Un omaggio esclusivo dedicato agli iscritti alla newsletter di Telethon: il servizio informativo online dedicato a chi sostiene la migliore ricerca sulle malattie genetiche.

    Per chi è già iscritto basterà confermare il proprio indirizzo email.

    Al termine dell’iniziativa Telethon comunicherà i nominativi dei tre fortunati estratti.

    Per leggere il regolamento clicca qui.

  • Telethon, nel 2010 più fondi alla ricerca sulle malattie genetiche


    Nuova linfa per la ricerca sulle malattie genetiche: a sette mesi dalla maratona televisiva sono stati assegnati i finanziamenti ai migliori progetti selezionati dalla Commissione medico scientifica* di Telethon con metodi** rigorosamente meritocratici. In totale ammontano a 12,3 milioni di euro – 2,3 milioni in più rispetto al 2009 – i fondi stanziati quest’anno dalla Fondazione per progetti di ricerca che si svolgeranno in istituti di ricerca pubblici e privati non profit.

    Con questi soldi, raccolti grazie alla generosità degli Italiani, saranno finanziati 40 progetti incentrati su diverse patologie di origine genetica, che coinvolgeranno ben 73 laboratori di ricerca distribuiti sull’intero territorio nazionale. A conferma della tendenza registrata negli ultimi anni, sono sempre di più gli studi che prevedono lo sviluppo di approcci terapeutici: la metà di quelli neofinanziati si propone infatti di mettere a punto possibili strategie di cura su modelli di laboratorio o addirittura da testare sull’uomo. È il caso per esempio della terapia genica per l’amaurosi congenita di Leber, una rara forma di cecità ereditaria: dopo averne già dimostrato la sicurezza e l’efficacia su 12 pazienti (di cui 5 italiani), i ricercatori della Seconda Università di Napoli, in collaborazione con l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) e il Children’s Hospital di Philadelphia, proseguiranno con la sperimentazione su altri 12 pazienti (di cui 3 italiani).

    I nuovi progetti riguarderanno sia malattie già ampiamente studiate nell’ambito della ricerca Telethon, per esempio distrofia muscolare, fibrosi cistica, talassemia, sia “new entry” come l’alcaptonuria o la sindrome di Angelman. Non mancano inoltre studi su forme genetiche di malattie ad ampia diffusione, come l’epilessia, il morbo di Parkinson o di Alzheimer: lavorando sulle varianti ereditarie più rare i ricercatori possono scoprire numerosi aspetti in comune con quelle più diffuse che riguardano milioni di persone nel mondo.

    Ma non è tutto: la novità di quest’anno sono infatti i “Program Project“, tre programmi di ricerca sulle malattie genetiche il cui motto potrebbe essere “l’unione fa la forza”. L’obiettivo di questo nuovo tipo di finanziamento – 1,4 milioni di euro nel primo anno, fino a un totale di oltre 4 milioni di euro su 3 anni – è infatti quello di favorire la sinergia tra gruppi di ricerca eccellenti che possano mettere insieme le proprie competenze su determinate patologie genetiche e avvicinarsi al traguardo finale della cura molto più velocemente che se lavorassero da soli.

    Fulvio Mavilio del Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia coordinerà il programma sull’epidermolisi bollosa, malattia genetica della pelle; Massimo Zeviani dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano si occuperà invece del programma sulle malattie mitocondriali, dovute a un malfunzionamento delle centrali energetiche delle nostre cellule. Infine, il programma coordinato da Carla Taveggia della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor di Milano sarà incentrato sulle neuropatie demielinizzanti, causate da una perdita del rivestimento isolante dei nervi.

    Un’altra novità è l’adesione di Telethon al movimento dell’open access: se la missione di Telethon è sostenere e promuovere la ricerca scientifica volta alla cura delle malattie genetiche, ottimizzare la diffusione dei propri risultati attraverso un accesso on line gratuito è il modo migliore per far sì che la ricerca finanziata sia a disposizione del resto della comunità scientifica, ma anche dei pazienti e dei donatori. D’ora in avanti, infatti, tutti i ricercatori saranno invitati a depositare una copia delle pubblicazioni scientifiche frutto dei loro progetti Telethon in un archivio ad accesso gratuito chiamato UK PubMed Central (UKPMC): fondato nel 2007 da otto enti non profit inglesi che finanziano ricerca scientifica, tra cui la Wellcome Trust, UKPMC contiene già quasi 2 milioni di articoli scientifici e aspira a diventare la principale fonte di informazione per la comunità medico-scientifica dell’intera Europa. Telethon è una delle prime organizzazioni non profit europee che hanno aderito, nonché l’unica italiana.

    Siamo molto soddisfatti di com’è andata – dichiara Lucia Monaco, direttore scientifico di Telethon –. Come sempre la Commissione ha lavorato con estrema competenza e con grande attenzione agli obiettivi di Telethon. Inoltre, quest’anno abbiamo potuto premiare un maggior numero di progetti rispetto al 2009, riportando la percentuale di successo vicina al valore ideale del 20% dal quale l’anno scorso, per limitatezza di fondi, ci eravamo allontanati significativamente“.

    Anche quest’anno Gsk ha sostenuto i lavori della Commissione medico scientifica di Telethon.

    *La Commissione medico scientifica di Telethon

    Composta da 30 scienziati di fama internazionale, la Commissione si è riunita a Milano dal 16 al 18 giugno: a presiederne i lavori Michael Caplan, direttore del dipartimento di Fisiologia cellulare e molecolare della Yale School of Medicine. Per evitare possibili conflitti di interesse, le presenze italiane sono volutamente ridotte: soltanto 3 dei membri che hanno partecipato ai lavori svolgono la loro attività nel nostro Paese. Inoltre i componenti della Commissione sono sottoposti a turnazione: ognuno resta infatti in carica al massimo per quattro anni.

    **Il metodo del peer review

    Il metodo adottato per valutare i progetti presentati dai ricercatori italiani in risposta al bando annuale di Telethon è quello del peer review, l’unico riconosciuto a livello internazionale e condiviso dai grandi enti di ricerca e dalle principali riviste scientifiche. Telethon applica i criteri del peer review alla valutazione di tutte le sue iniziative di ricerca, inclusi i propri istituti (l’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica di Milano, l’Istituto Telethon di genetica e medicina di Napoli, l’Istituto Telethon Dulbecco per le carriere scientifiche). Accanto alla qualità scientifica, la Commissione adotta anche altri due importanti criteri di valutazione: la rilevanza rispetto alla missione di Telethon (far avanzare la ricerca scientifica verso la cura delle malattie genetiche, dando priorità a quelle trascurate dai grandi investimenti) e la prossimità alla cura, ovvero la maggiore possibilità di generare informazioni utili a elaborare o migliorare una terapia.

    Link utili:

  • Atrofia muscolare spinale, nuove speranze da ricerca Telethon


    Combattere l’atrofia muscolare spinale con uno stratagemma molecolare: a proporlo è uno studio finanziato da Telethon e pubblicato sulla rivista scientifica EMBO Journal* da Claudio Sette, docente presso il dipartimento di Sanità pubblica e biologia cellulare dell’Università “Tor Vergata” di Roma, che dirige anche un gruppo di ricerca presso l’Irccs Fondazione Santa Lucia.

    L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una malattia degenerativa dei muscoli di origine genetica: con un’incidenza di 1 su 6000-10000 nati, rappresenta la prima causa genetica di morte nei bambini. È dovuta a un difetto nel gene SMN1, che determina l’assenza di una proteina fondamentale per la sopravvivenza dei motoneuroni, le cellule nervose che impartiscono ai muscoli il comando di movimento. Una proteina così importante che nel corso dell’evoluzione l’organismo umano si è dotato di altre copie di questo gene: nel nostro genoma ne esiste infatti un altro quasi identico, ribattezzato SMN2. A differenziarlo da SMN1 è, principalmente, un’unica lettera del suo codice genetico: questa minima variazione, però, fa sì che la proteina prodotta a partire da quel gene sia altamente instabile e non riesca a fare completamente le veci di quella mancante.

    Di conseguenza, con il passare del tempo i motoneuroni dei pazienti affetti da Sma muoiono progressivamente. La gravità e la velocità con cui la malattia progredisce dipendono dal numero di geni SMN2 presenti nel patrimonio genetico del paziente: nella forma più grave, quella di tipo 1, esiste un’unica copia di “gene supplente”, mentre nelle forme di tipo 2 e 3 ce ne sono di più.

    Il gruppo di ricerca di Claudio Sette sta provando a capire se si può curare la SMA rendendo più stabile il “gene supplente” già presente nell’organismo piuttosto che fornendo una copia corretta del gene mancante. Quello che rende la proteina SMN2 instabile è la mancanza di una porzione dell’informazione che risiede nel gene, che viene rimossa durante una tappa fondamentale della sua produzione, chiamata splicing. E questo proprio a causa di quell’unica “lettera” diversa, che manda alla cellula il segnale di produrre una proteina più corta.

    Studiando i dettagli molecolari dello splicing del gene SMN2, il gruppo di Claudio Sette ha individuato una nuova proteina coinvolta in questo complesso fenomeno cellulare, chiamata Sam68. Successivamente, i ricercatori hanno fornito a cellule di pazienti affetti da Sma, tramite un vettore virale, una proteina antagonista di Sam68, in grado di sequestrarla e di impedirle di avviare lo splicing. Così trasformate, le cellule hanno prodotto quantità sufficienti di proteina SMN2 in versione completa e stabile. Forti di questi risultati ottenuti sulle cellule dei pazienti, i ricercatori proveranno a verificare l’efficacia di questa strategia nel modello animale della malattia, e a renderla adatta a un’applicazione sull’uomo.

    Il lavoro di Claudio Sette è sostenuto anche dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams).

  • Riparte la raccolta fondi Auchan


    A sostegno di Telethon, anche quest’anno scendono in campo i collaboratori di Auchan, in particolare il personale addetto alle casse, che si adopereranno per sensibilizzare i clienti e promuovere le semplici modalità di donazione a favore della ricerca scientifica sulle malattie genetiche.

    Auchan sostiene Telethon dal 2003 in 6 anni di collaborazione ha raccolto 5.607.022. Come tutti gli anni Auchan offre ai propri clienti diverse modalità per partecipare alla raccolta in favore di Telethon.

    Fino al 31 dicembre si può donare direttamente alle casse dei 49 ipermercati Auchan aggiungendo 1 euro alla spesa oppure con un contributo di 5 euro, a fronte del quale si riceverà la Telethon Card e una palla di Natale in omaggio per decorare l’albero.

    Auchan ha da subito legato il proprio nome alla ricerca di Telethon adottando uno dei suoi migliori ricercatori, Luca Scorrano dell’Istituto Telethon Dulbecco (Dti) che lavora presso l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (Vimm) e si occupa di atrofia ottica dominante, una malattia genetica che causa una progressiva cecità.

    Scorrano coordina un progetto su di un gruppo di malattie che sono causate da difetti nella forma dei mitocondri, le centrali energetiche delle nostre cellule. Tra queste vi è l’atrofia ottica dominante, una malattia genetica piuttosto frequente che colpisce il nervo ottico e causa una “interruzione” dei collegamenti tra la retina, la pellicola fotografica del nostro occhio e quella parte del cervello deputata all’elaborazione delle immagini. La conseguenza è una progressiva cecità che insorge in età prescolare. Scorrano inoltre studia anche la malattia di Charcot-Marie-Tooth, una neuropatia che causa disabilità impedendo il normale movimento.

  • Riparte la raccolta fondi Sma: in 7 anni già donati 6 milioni 700 mila euro


    Anche quest’anno i 9.500 collaboratori di Sma S.p.A, in particolare il personale addetto alle casse, si adopereranno per sensibilizzare i clienti e promuovere le semplici modalità di donazione a favore della ricerca scientifica sulle malattie genetiche.
    “Da sette anni sosteniamo la ricerca scientifica per la lotta alle malattie genetiche di Telethon nei nostri supermercati Punto, Simply, Ipersimply, Sma e Cityper. Un impegno costante che ci ha consentito di devolvere dal 2002 a oggi oltre 6 milioni e 700 mila euro, di cui 1 milione e 300 mila solo nel 2008. – ha dichiarato Antonello Sinigaglia, Direttore Generale di Sma spa Le ragioni di questo importante risultato risiedono sia nella generosità della nostra clientela, sia nello spirito di squadra che anima i nostri collaboratori.”

    “Quello di Sma per Telethon è un impegno che riunisce in sé solidarietà, organizzazione e motivazione, – ha evidenziato Luca di Montezemolo Presidente di Telethon con risultati davvero eccellenti. Trovo straordinario che una grande azienda come Sma, con i suoi quasi diecimila collaboratori attivi su tutto il territorio nazionale, prenda a cuore la missione di Telethon e si dia da fare con grande passione per dar modo alla ricerca di regalare speranza alle tante famiglie colpite da una malattia genetica”.

    Sma offre ai propri clienti diverse modalità per partecipare alla raccolta fondi in favore di Telethon. Fino al 31 dicembre si può donare negli oltre 1.700 supermercati Punto, Simply, Ipersimply, Sma e Cityper direttamente in cassa aggiungendo un contributo di 1 o 5 euro alla spesa (ricevendo in quest’ultimo caso la Telethon Card). Inoltre per sostenere la ricerca si può acquistare uno dei quattro portacandele di Natale: 2 dei 4 euro spesi saranno destinati a Telethon. Infine, per ogni prodotto a marchio Sma acquistato, un centesimo di euro sarà donato alla ricerca.

    Per sensibilizzare e coinvolgere maggiormente la clientela in questa importante iniziativa, anche quest’anno i collaboratori dei supermercati Sma organizzeranno sul territorio numerosi eventi locali: spettacoli musicali, teatrali e balletti, competizioni sportive e concorsi fotografici.
    Sma ha scelto di adottare il progetto di ricerca di Alessandra Bolino laureata nel 1991 in Scienze biologiche all’Università di Genova e nel 1997 ha conseguito il dottorato in Genetica umana all’Università di Torino. Per quasi dieci anni ha lavorato all’estero, prima all’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione e poi, grazie a una borsa di studio Telethon per l’estero, a Oxford, presso il Wellcome Trust Centre for Human Genetics. Dal 2006 è Associate Telethon Scientist presso l’Istituto Telethon Dulbecco (Dti) e lavora presso la Divisione di Neuroscienze della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor. Studia i meccanismi con cui si forma la mielina, rivestimento isolante dei nervi, che causano patologie degenerative a carico del sistema nervoso centrale e periferico.

    Il gruppo di ricerca di Alessandra Bolino ha dimostrato che la mancanza di una particolare proteina, chiamata MTMR2 causa la malattia di Charcot-Marie-Tooth di tipo 4B1, una grave forma di neuropatia ereditaria che esordisce già nell’infanzia. Questa patologia è caratterizzata da ispessimenti focali di mielina, dovuti a un’alterata ed eccessiva formazione di membrana durante il processo di formazione della mielina. La creazione e l’analisi di diversi modelli animali della neuropatia hanno suggerito che MTMR2 costituisce un importante regolatore della mielinizzazione durante lo sviluppo.

  • Il mondo del fumetto al fianco della ricerca


    In vista della ventesima edizione della maratona di raccolta fondi, in programma l’11, il 12 e il 13 dicembre, alcuni dei più famosi vignettisti italiani hanno offerto la loro collaborazione alla Fondazione per diffondere il suo messaggo di solidarietà.

    Disegnatori del calibro di Sergio Staino, Altan, Silvia Ziche, Mauro Biani e Francesca Fornario hanno “convinto” i loro personaggi Bobo, Cipputi, Lucrezia, Salada e Francesca a indossare la sciarpa del ventennale e a diventare i testimonial della campagna di reclutamento lanciata i questi giorni dalla Fondazione per selezionare volontari che il 12 e il 13 dicembre, in concomitanza con la grande diretta televisiva, distribuiranno la sciarpa rossa in tutte le piazze italiane.

    Per inviare la propria candidatura basterà telefonare allo 0644015737 o scrivere a [email protected].

    E proprio in concomitanza con il lancio della campagna di reclutamento Telethon è presente alla quarantesima edizione del Lucca Comics & Games, il tradizionale appuntamento con il mondo del fumetto che il 30 ottobre dà vita a La carica dei 101, un evento a cui partecipano 101 disegnatori, tra i quali firme del calibro di Milo Manara, Giorgio Rebuffi, Giardino e Laura Scarpa.

    I vignettisti sono chiamati a realizzare una storia composta da 101 tavole che saranno vendute a partire da un prezzo base di 70 euro l’una e il cui ricavato sarà devoluto alla lotta per sconfiggere le malattie genetiche.

    Mentre dipingeranno le loro tavole, i fumettisti indosseranno la sciarpa rossa di Telethon, omaggio della Provincia di Lucca, mentre uno stand presidiato dai volontari del coordinamento provinciale di Telethon, guidato da Vanda Raspolini, sarà presente a tutta la manifestazione per sensibilizzare il pubblico sull’importanza della missione di Telethon.

  • Serata di gala in favore di Telethon ricordando Arrigo Quattrocchi

    Una serata di gala a favore di Telethon e in ricordo di Arrigo Quattrocchi inaugura sabato 7 novembre alle ore 21 al Teatro Olimpico la Stagione 2009-2010 dell’Accademia Filarmonica Romana. Alla serata saranno presenti il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il Presidente di Telethon Luca Cordero di Montezemolo e il Presidente dell’Accademia Filarmonica Romana Paolo Baratta, nonché illustri esponenti del mondo istituzionale, dello spettacolo e dell’imprenditoria con lo scopo di aiutare la ricerca scientifica di Telethon verso la cura delle malattie genetiche. La serata è realizzata grazie a Massimo Bassi e a Sapri-Broker di assicurazioni.

    Nell’occasione il Sindaco di Roma ed il Presidente di Telethon rilanceranno l’impegno ed il coinvolgimento della città nel sostenere la ricerca di Telethon sulle malattie genetiche nel periodo di massimo impegno nella raccolta fondi, che culminerà nella maratona televisiva dell’11, 12 e 13 dicembre sulle reti Rai.

    Il concerto si intitolerà “Schubertiade”, in omaggio al grande compositore austriaco Franz Schubert con l’esecuzione di due suoi Quintetti considerati fra i massimi capolavori cameristici dell’Ottocento: il Quintetto per archi in do maggiore D 956 (opera postuma 163) e il famoso Quintetto per pianoforte e archi in la maggiore “La trota” op. 114 D 667. Sul palco l’Ensemble Stengel, complesso che si raccoglie intorno alla figura del violoncellista Alfredo Stengel da sempre dedito ad un’intensa attività solistica e da camera, sia come primo violoncello solista all’Accademia di Santa Cecilia in Roma sia con lo stesso ruolo nell’orchestra del Teatro alla Scala di Milano. L’Ensemble è formato da Marco Rogliano e Judith Hamza (violini), Luca Sanzò (viola), Alfredo Stengel e Giovanni Gnocchi (violoncelli), Maria Teresa Carunchio (pianoforte) e Roberto Della Vecchia (contrabbasso).

    La serata sarà anche l’occasione per ricordare Arrigo Quattrocchi, scomparso lo scorso 26 aprile all’età di 48 anni. Arrigo, che soffriva fin dalla nascita di distrofia muscolare, era fervente sostenitore dell’Accademia Filarmonica Romana e membro del suo Consiglio Direttivo dall’89. Voce fra le più amate di Rai Radio Tre dove conduceva da anni la trasmissione Esercizi di memoria, era musicista e musicologo, autore di saggi e studi dedicati a Rossini e a Verdi e altri autori dell’Ottocento e del Novecento, nonché critico musicale de Il Manifesto da oltre vent’anni. È stato autore di programmi di sala dei concerti dell’Accademia Filarmonica Romana (oltre un migliaio) e di diverse altre istituzioni italiane, fra cui pressoché tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Per ricordare la sua attività di studioso, giornalista e conduttore radiofonico alle ore 16.30 presso la Sala Casella dell’Accademia Filarmonica Romana (via Flaminia 118) verrà presentato al pubblico il volume”La presenza della voce” a cura di Luca Del Fra, che raccoglie un’antologia di note di sala sulla musica vocale che Quattrocchi ha scritto per la Filarmonica.

    Dopo la presentazione, sarà la volta della tavola rotonda che ospiterà gli interventi di Michele Dall’Ongaro, responsabile della programmazione musicale di Rai Radio 3, Frédéric Zigante, chitarrista e amico di Quattrocchi, che parlerà del rapporto fra interprete e musicologo e Pierluigi Petrobelli, professore di storia della musica all’Università “La Sapienza” con cui Quattrocchi si è laureato. Al termine degli interventi un omaggio musicale con il Quartetto di Torino che eseguirà il Quartetto in do maggiore K. 465 “delle Dissonanze” di Mozart, così identificativo, nel suo percorso dalle tenebre alla luce, dell’esistenza di Arrigo Quattrocchi. Lo stesso quartetto verrà eseguito la mattina alle ore 11.30 presso il Liceo Mamiani di Roma, la scuola in cui Arrigo ha studiato.

    INFO: Accademia Filarmonica Romana, via Flaminia 118, Roma, tel. 06-3201752,
    Email: [email protected]; web: www.filarmonicaromana.org.

    BIGLIETTI PER CONCERTO DI INAUGURAZIONE: I settore € 33,00; II settore € 27,50; III settore € 22,00 (prezzi già comprensivi di prevendita).

    UFFICIO STAMPA ACCADEMIA FILARMONICA ROMANA:
    Luca Pellegrini – cell: +39 328 7368090 / +39 06 3614068 – E-mail: [email protected]
    Sara Ciccarelli – cell: +39 339 7097061 – E-mail: [email protected]
    e-mail: [email protected] ; sito web: www.filarmonicaromana.org

    UFFICIO STAMPA TELETHON
    Filippo degli Uberti – tel. 0644015314 – E-mail [email protected]

  • Come risvegliare le cellule staminali del cervello

    Potremmo chiamarla la “proteina dei ricordi”: si chiama Sox2 e da oggi ha dimostrato di essere importante per lo sviluppo del nostro cervello, soprattutto per quella porzione chiamata ippocampo che è coinvolta nel mantenimento della memoria a lungo termine. Ad annunciarlo è un lavoro finanziato da Telethon e pubblicato su Nature Neuroscience* da Silvia Nicolis, ricercatrice dell’Università di Milano Bicocca.

    In particolare, la proteina Sox 2 è risultata capace di indurre la produzione di molecole-segnale coinvolte nel mantenimento delle cellule staminali neurali anche dopo la nascita. L’ippocampo è infatti una di quelle porzioni del cervello che continua a formarsi e a “plasmarsi” anche dopo che siamo nati, proprio a partire dalle cellule staminali presenti.

    Come spesso accade, questa scoperta di un meccanismo biologico importante è stata possibile grazie allo studio di una condizione molto rara in cui il meccanismo è difettoso. Nicolis e il suo gruppo sono infatti partiti anni fa (leggi il comunicato) dall’osservazione dell’effetto che la mutazione nel gene Sox2 produce nell’uomo: i bambini portatori di questo difetto genetico (poche decine in tutto il mondo) hanno una sindrome caratterizzata da epilessia, cecità, problemi cognitivi e mancato sviluppo dell’ippocampo. In altri casi, mutazioni di Sox2 sono state riscontrate in pazienti affetti da malattie dell’ipofisi.

    Dopo aver riprodotto questo difetto genetico nel topo, i ricercatori sono riusciti a curare in buona parte la malattia fornendo nei primi giorni di vita dell’animale un farmaco che mima l’azione di Sonic hedgehog (Shh), una delle molecole-segnale stimolate da Sox2 che viene a mancare quando Sox 2 non funziona. Nel topo malato, in assenza di trattamento le cellule staminali nell’ippocampo vengono perse quasi completamente. Una volta somministrato il farmaco, invece, i ricercatori sono riusciti a “salvarle” in buona parte e a promuovere la formazione di nuovo tessuto nervoso e la crescita dell’ippocampo. In topi normali, invece, il farmaco non ha alcun effetto.

    Attualmente è difficile pensare a un utilizzo immediato di questo tipo di farmaci nei pazienti con difetti in Sox2: i malati, infatti, hanno tutti mutazioni de novo e quindi inattese, in quanto non sono ereditate ma avvengono nelle cellule germinali dei genitori. Tuttavia, gli esperimenti effettuati nel topo hanno mostrato come molecole di questo tipo siano specifiche e possano avere effetti significativi se somministrate nei primi giorni di vita.

    Dall’altra parte, conoscere a fondo il ruolo di Sox2 nel sistema di controllo del mantenimento e differenziamento delle cellule staminali neurali potrebbe rivelarsi importante per il disegno di terapie contro diversi tipi di tumori cerebrali infantili, come il glioblastoma, il neuroblastoma e il medulloblastoma. In questi tumori – piuttosto frequenti in età pediatrica, molto aggressivi e spesso resistenti alle terapie convenzionali – Sox2 mostra di essere molto attivo e potrebbe avere un ruolo “rovesciato”: gli scienziati ipotizzano infatti che potrebbe contribuire al mantenimento delle cellule tumorali, analogamente a quanto avviene per le cellule normali. Se questo fosse confermato, Sox2 potrebbe diventare un nuovo bersaglio farmacologico, forti anche di quanto già osservato in laboratorio: riducendo l’attività di Sox2 nelle cellule tumorali si riesce a ostacolarne la moltiplicazione.

    In prospettiva più lunga, infine, conoscere i meccanismi genetici che regolano le funzioni delle cellule staminali neurali è il primo passo verso un possibile impiego di queste cellule nella terapia rigenerativa di malattie neurologiche come, per esempio, il morbo di Alzheimer o di Parkinson.

    * Rebecca Favaro, Menella Valotta, Anna L M Ferri, Elisa Latorre, Jessica Mariani, Claudio Giachino, Cesare Lancini, Valentina Tosetti, Sergio Ottolenghi, Verdon Taylor, Silvia K Nicolis, “Hippocampal development and neural stem cell maintenance require Sox2-dependent regulation of Shh”. Nature Neuroscience, 2009; doi: 10.1038/nn.2397.

  • La morte improvvisa non ha più segreti

    Perché alcuni individui muoiono improvvisamente di un arresto cardiaco in maniera del tutto inaspettata, spesso in giovane età? Una possibile risposta arriva da uno studio finanziato da Telethon, oltre che dai National Institutes of Health (Nih) americani e dal ministero degli Esteri, e coordinato da Peter Schwartz (nella foto accanto), direttore della cattedra di Cardiologia dell’Università di Pavia, dell’Unità coronarica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e del laboratorio di Genetica cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Irccs di Milano. Come descritto sulle pagine di Circulation*, la principale rivista scientifica in campo cardiovascolare, è stato individuato un gene che potrebbe spiegare questo aumento del rischio.

    Da quasi 40 anni Schwartz studia una patologia cardiaca ereditaria nota come sindrome del QT lungo e caratterizzata da un elevato rischio di aritmie, irregolarità del ritmo cardiaco che possono provocare sincope e morte improvvisa, talvolta anche nei lattanti (sindrome della morte in culla). A dare il nome alla malattia è l’allungamento di uno specifico parametro dell’elettrocardiogramma chiamato appunto “intervallo QT”.

    Attualmente si conoscono almeno 12 geni associati alla sindrome, tutti coinvolti nel trasporto di ioni attraverso le membrane delle cellule cardiache. In circa la metà dei casi clinici, i difetti sono a carico del gene KCNQ1 (che controlla il flusso di potassio attraverso le cellule cardiache) e le aritmie potenzialmente letali si manifestano principalmente quando questi pazienti sono sotto stress, fisico o emotivo: sono i ragazzi che muoiono giocando a pallone, nuotando, oppure a scuola per un’interrogazione, ma anche al suono della sveglia o del telefono. Per ridurre il rischio di sincope o morte improvvisa, le persone affette vengono trattate con farmaci beta-bloccanti e, nei casi più gravi, con la rimozione di particolari nervi della porzione sinistra del cuore coinvolti nell’insorgenza delle aritmie, oppure con l’impianto di un defibrillatore automatico.

    Eppure quello che i ricercatori non riuscivano a spiegarsi era l’estrema variabilità che osservavano fra gli individui portatori dello stesso difetto genetico: perché in un 20-30% dei casi queste persone vivono senza alcun sintomo per tutta la vita, mente altri vanno incontro ad aritmie talvolta fatali? Dovevano esistere degli altri fattori in grado di contribuire, insieme ai geni già noti, a determinare il rischio. Per scoprirli Schwartz e il suo gruppo hanno studiato il Dna di 500 individui sudafricani, appartenenti a 25 famiglie discendenti da un unico progenitore olandese, giunto a Cape Town nel 1690 (come si legge dai registri battesimali dell’epoca) e affetto da sindrome del QT lungo. La particolarità della popolazione studiata – un’autentica miniera d’oro per i genetisti – sta nel fatto che ben 205 di questi soggetti presentano la stessa mutazione a carico del gene KCNQ1, identica a quella del loro antenato (che per uno strano scherzo del destino si chiamava Pieter Swart, la “versione olandese” di Peter Schwartz).

    Analizzando il patrimonio genetico di queste persone, i ricercatori hanno studiato due particolari varianti di un altro gene, chiamato NOS1AP, che nelle persone normali inducono un lieve e ininfluente allungamento dell’intervallo QT, ma che quando sono associate a difetti nel gene KCNQ1 fanno letteralmente raddoppiare il rischio di sincope e morte improvvisa. In altre parole, la presenza di queste varianti genetiche, assai comuni nella popolazione generale, potrebbe spiegare almeno in parte il diverso destino dei pazienti con la sindrome del QT lungo.

    È la prima volta che vengono individuati con precisione dei “geni modificatori”, capaci cioè di spiegare le diversità nella manifestazione clinica di una medesima malattia (penetranza in gergo tecnico). Come spiega lo stesso Schwartz, «questa scoperta ci permetterà di “scovare” quei pazienti affetti da sindrome del QT lungo più a rischio e di trattarli tempestivamente con terapie di prevenzione più aggressive». Ma non è tutto: come spesso accade nella ricerca biomedica, lo studio di condizioni piuttosto rare può mettere in luce meccanismi di base che potrebbero avere ricadute anche su patologie più diffuse. «È ragionevole pensare», spiega ancora il ricercatore pavese, «che i geni modificatori messi in luce dal nostro studio siano gli stessi che facilitano la morte improvvisa in certi casi di malattie cardiovascolari molto diffuse come l’infarto del miocardio o lo scompenso cardiaco».

    La scoperta è frutto di un grosso lavoro di squadra: oltre al team di Schwartz a Pavia, di cui fa parte Lia Crotti prima autrice del lavoro, hanno collaborato i ricercatori sudafricani guidati da Paul Brink dell’Università di Stellenbosch e Al George della Vanderbilt University di Nashville (Usa).

    * Lia Crotti, Maria Cristina Monti, Roberto Insolia, Anna Peljto, Althea Goosen, Paul A. Brink, David A. Greenberg, Peter J. Schwartz, Alfred L. George, “NOS1AP Is a Genetic Modifier of the Long-QT Syndrome”. Circulation, 2009; DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.109.879643