Ammalarsi di meningite batterica potrebbe dipendere anche da una predisposizione genetica. Lo afferma uno studio pubblicato in questi giorni dalla rivista scientifica Nature Genetics e dedicato a una particolare forma di meningite, la meningite meningococcica. Le analisi del Dna eseguite su 1400 persone affette dalla malattia e 6000 persone sane hanno dimostrato infatti che esistono delle differenze genetiche che potrebbero consentire al batterio della meningite di attecchire con più facilità nell’organismo. Tutto ruoterebbe attorno al cosiddetto fattore H, responsabile dell’attivazione del sistema di completamento, l’insieme dei meccanismi che l’organismo mette in atto contro gli agenti infettivi. Nei soggetti in cui sono presenti le differenze genetiche viene prodotta una proteina del fattore H “modificata”, alla quale il meningococco riesce a legarsi per evitare di venire riconosciuto dal sistema immunitario. Secondo Michael Levin, del Dipartimento di Pediatria dell’Imperial College di Londra e coordinatore dello studio, il fattore H, già considerato cruciale per i vaccini, potrebbe essere un possibile candidato per un vaccino contro la meningite batterica di ceppo B: una scoperta di notevole valore scientifico dal momento che l’unico vaccino attualmente disponibile per la menigite è per quella di ceppo C e che attualmente in Italia il tasso di mortalità per la malattia è del 14%, in gran parte a causa di una diagnosi tardiva. Ora però la diagnosi della meningite può essere fatta molto più velocemente utilizzando il nuovo test messo a punto dalla società Eurospital. Si tratta di un test rapido basato sulla biologia molecolare che individua la meningite in tempi brevissimi permettendo la cura tempestiva del paziente e un’azione rapida di prevenzione in tutti coloro che sono stati a contatto con il malato. Il nuovo test, denominato EusepScreen, presenta una sensibilità molto più elevata delle indagini colturali utilizzate finora per diagnosticare molte malattie infettive, è di rapida esecuzione, alta specificità e sensibilità superiore rispetto ai metodi diagnostici tradizionali ed è anche più economico. Si esegue direttamente su campioni biologici come il sangue, dà il risultato in meno di due ore (contro le 72 ore dei metodi tradizionali) e permette di intervenire con una terapia antibiotica mirata e quindi più efficace sia in caso di meningite e polmonite che di sepsi. Il test è in grado di rinoscere il DNA batterico appartenente a tutti i sierogruppi di Neisseria meningitidis (A,B,C,X,Y,W135,H,Z,29 E,NT), tutti i 92 sierotipi di Streptococcus pneumoniae, i sierotipi b, c di Haemophilus influenzae e tutti i sierotipi di Adenovirus.