Tag: mafia

  • Presentazione del libro “Soldi Sporchi” con Pietro Grasso – A Napoli, lunedì 30 Gennaio

    Si terrà Lunedì 30 Gennaio alle 17, presso la Chiesa Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli, la presentazione del libro “Soldi Sporchi”, edito da Baldini Castoldi Dalai.
    Presente l’autore Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia.

    L’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità in Campania in collaborazione con la FAI, la Federazione antiracket italiana, promuove la presentazione del libro “Soldi Sporchi”. Il libro verrà presentato Lunedì 30 Gennaio a Napoli presso la Chiesa Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta. Sarà presente uno degli autori, il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

    L’incontro verrà presieduto da Nino Daniele, presidente dell’Osservatorio sulla camorra. Interverranno, inoltre: Lirio Abbate, giornalista dell’Espresso, Tano Grasso, presidente onorario della FAI, Giovanni Melillo, procuratore aggiunto a Napoli e Ottavio Ragone, vicedirettore di Repubblica Napoli.

    Con “Soldi Sporchi”, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ed Enrico Bellavia di «Repubblica» ci guidano lungo i meandri dell’industria del riciclaggio, svelandoci che il denaro mafioso non «gronda sangue»: è pulito, veloce e non si ferma mai, anzi, è sempre più «invisibile» come quello delle speculazioni finanziarie. Rintracciarlo e contrastarne le metamorfosi è la sfida del nuovo millennio.
    Avvincente nel racconto, sconvolgente per molti dati inediti, “Soldi Sporchi” è il primo libro che traccia una mappa completa del riciclaggio e delle sue rotte, dai paradisi fiscali ai sistemi più artigianali, svelando la rete di complicità e le falle delle misure adottate per contrastare un fenomeno che per dimensioni e pervasività costituisce una minaccia all’intero sistema economico mondiale. Un viaggio lungo cinque continenti sulle tracce dei più imponenti investimenti finanziari compiuti dai cartelli criminali di tutto il mondo.

  • Attori e maestranze: disoccupati e non pagati

    “In questa storia il marcio sta a Roma, non c’entra la Sicilia”. Guia Jelo è un’attrice catanese, ma per fare Agrodolce si era trasferita a Termini Imerese. “Devo ancora avere circa 24 mila euro e gli attori non vivono di cassa integrazione, io non capisco cosa si sia inceppato tra la Rai e la Einstein, ma qui c’è gente che ha rifiutato lavori per firmare un contratto biennale che è carta straccia”. Anche Ernesto Maria Ponte, attore, aveva creduto nella “soap del riscatto siciliano”: “Ho pensato, ingenuamente, che questa terra potesse veramente avviare un polo industriale legato al settore audiovisivo, ho pensato che per una Fiat che se ne andava, vi erano posti legati alla serialità tv che arrivavano”. Ponte deve avere circa 17 mila euro, soldi che probabilmente non rivedrà più. “Sono un attore che non ha problemi a ritrovare ruoli e contratti, mi preoccupo per le centinaia di maestranze che sono rimaste a piedi. Un macchinista ha lo stesso diritto di lavorare di un operaio del Lingotto”. Loredana, invece, era una delle sarte: “Abbiamo manifestato nelle piazze per giorni contro la chiusura della soap, ora sono stanca – racconta – non ci credo più che si troverà una soluzione a questo scandalo“.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/attori-e-maestranze-disoccupati-e-non-pagati/174895/

  • Italia dei Diritti appoggia Ignazio Cutrò e Valeria Grasso incatenati al Viminale


    L’organizzazione extraparlamentare interviene sul posto per esprimere la propria solidarietà nelle persone del responsabile per la Giustizia, Giuliano Girlando, e del responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata, Francesco Barbato

    Roma – Ignazio Cutrò e Valeria Grasso, due coraggiosi imprenditori siciliani che hanno denunciato il racket della mafia ai loro danni, si sono incatenati stamattina, intorno alle ore 10 circa, davanti al Viminale per protestare contro la condizione di abbandono in cui li ha lasciati lo Stato italiano, dopo che, grazie alla loro collaborazione, alcuni esponenti dei clan Madonia e Di Trapani sono stati assicurati alla giustizia. Chiedono risposte al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e alle istituzioni, sia per garantire la tutela di tutti quegli imprenditori che permettono di far arrestare i loro estorsori, sia per quei collaboratori di giustizia che, come loro due, vengono costantemente minacciati di morte dalla mafia. Questa protesta di disobbedienza civile è volta, inoltre, a reclamare il ripristino delle loro attività commerciali, considerato che, dopo le denunce, le rispettive imprese hanno perso clienti e subito disagi professionali.

    Sono intervenuti sul posto per esprimere la propria solidarietà e vicinanza due esponenti del movimento nazionale Italia dei Diritti, il responsabile per la Giustizia, Giuliano Girlando, e il responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata, Francesco Barbato. L’organizzazione extraparlamentare presieduta da Antonello De Pierro, per voce di Girlando fa sapere che appoggia l’iniziativa e invoca un’immediata risposta dal ministro Maroni.

    Nel merito della questione entra più dettagliatamente Francesco Barbato, che dichiara: “Ignazio Cutrò e Valeria Grasso sono stati praticamente dimenticati dallo Stato, malgrado il loro prezioso aiuto che, anni fa, ha consentito di sgominare i clan mafiosi Madonia e Di Trapani. Già lo scorso anno feci un’interrogazione parlamentare a sostegno di questi due imprenditori. Ma l’attuale Governo è sordo rispetto ai veri problemi che la criminalità organizzata arreca ai nostri connazionali. Un Esecutivo che ‘arresta’ mafiosi e camorristi non fa invece quanto dovuto per i cittadini come Cutrò e Grasso, i quali rischiano la loro vita per aver aiutato lo Stato. Insomma – incalza Barbato –, pretendiamo di essere ascoltati dal ministro dell’Interno, che ho personalmente contattato per telefono e, poiché era impegnato, mi ha detto che mi avrebbe richiamato successivamente. Nel frattempo io resto qui finché qualche rappresentante del Governo non presti attenzione a questa vicenda”.

    Poi, sottolineando il senso del dovere che le istituzioni nazionali sono obbligatoriamente tenute ad osservare, Barbato rimarca: “La sicurezza ai cittadini la si offre stando davvero accanto a persone come Cutrò e Grasso, con atti veri e non con la propaganda. Aggiungo anche che ormai sono diventato il 113 per le chiamate d’emergenza degli italiani, nel senso che sono stato avvertito di questa mobilitazione mentre ero impegnato in un incontro di lavoro, e appena sono arrivato di fronte al Viminale ho visto agenti della Polizia che tentavano di tagliare le catene ai polsi dei due manifestanti, per impedirne la protesta. Io continuerò a svolgere il mio servizio personale di 113 per difendere i diritti dei cittadini. Pertanto – conclude perentorio l’esponente dell’Italia dei Diritti –, resto qui a sostenere i due testimoni di mafia fin quando Maroni e il Governo non ci presteranno ascolto”.


  • PALERMO-STATO-MAFIA-MORALITA’-LEGALITA’-ISTITUZIONI SALVATORE DE MAIO APPARTENENTE ALL’ARMA DEI CARABINIERI REDUCE AGGUATO ARMATO COSA NOSTRA.

    SALVATORE DE MAIO APPARTENENTE ALL’ARMA DEI CARABINIERI REDUCE AGGUATO ARMATO COSA NOSTRA.

    “ALLA LUCE DEI FATTI DI QUESTI GIORNI, ORA HO L’OBBLIGO DI DENUNCIARE”.

    “Dopo tanto tempo passato a cercare di credere ancora di trovare obbiettività, coscienza e moralità in chi all’interno dell’Amministrazione alla quale appartengo, da quando sono rimasto vittima di un attentato armato a Palermo da parte di appartenenti a “cosa nostra” , mi ha attaccato, delegittimato professionalmente e personalmente, mi perseguita e non ha mai protetto la mia incolumità personale ne quella dei miei familiari dagli evidenti rischi che corro, contravvenendo alle leggi vigenti in materia di sicurezza, (Art. 1 Decreto-legge 6 maggio 2002, n. 83) e minimizzando ogni intimidazione e danneggiamento da me subito anche nel recente passato, oggi è giunto il momento di denunciare.”

    Lo dichiara Salvatore De Maio appartenente all’Arma dei Carabinieri il quale è stato completamente abbandonato dalle Istituzioni dopo che circa 5 anni fa a Palermo rimase vittima illesa di un agguato armato teso ad attentare alla sua vita, messo in atto da alcuni appartenenti a “cosa nostra”, oggi Salvatore De Maio è impegnato nella divulgazione della cultura della legalità infunzione del suo passato e dei suoi ruoli di responsabile di alcune associazioni di volontariato.

    Anche se, aggiunge De Maio il mio desiderio, animato da grande e fin ora inutile buon senso, è sempre stato quello di fare in modo di appianare ogni divergenza e non portare alla luce certe nefandezze, oggi, sono costretto ad arrendermi di fronte alla triste e vergognosa realtà, che mi ha portato forzatamente e obbiettivamente a constatare che alcuni uomini delle Istituzioni, nulla hanno a che fare con l’onore e il prestigio della divisa che indossano, con gli ideali di legalità e giustizia che dovrebbero incarnare e rappresentare, ne tanto meno con l’attuazione dei principi costituzionali ai quali hanno giurato eterna fedeltà. Ho la certezza documentale – continua De Maio – che vi siano delle precise e gravi responsabilità riguardo alla mia vicenda e che queste responsabilità siano attribuibili a singoli individui. Credo nello Stato e che ogni Istituzione sia Sana, ma oggi mi arrendo alla evidente realtà che anche le più nobili delle Istituzioni sono composte da Uomini e questi uomini troppo spesso sbagliano, quando chi ha responsabilità di gestire della cosa pubblica sbaglia o persevera diabolicamente nell’errore non bisogna coprirlo ma fermarlo.

    Responsabilmente, oggi ho maturato queste convinzioni dopo aver sopportato ogni forma di ingiustizia personale e professionale possibile, per questo, con i miei avvocati sto formalizzando una lunga e dettagliata denuncia finalizzata a fare accertare alla magistratura ogni reato commesso da numerosi appartenenti alle Istituzioni tra Palermo, Napoli e Roma, consegnando corposa documentazione a sostegno dell’esposto.

    Questo conclude De Maioscaturirà di certo una maggiore avversione nei miei confronti da parte di chi è evidentemente è una “mela marcia”, ma, anche alla luce delle ultime risultanze delle indagini della magistratura a Palermo riguardo le collusioni tra Stato e mafia, che coinvolgono anche uomini delle Istituzioni che hanno curato la mia vicenda all’epoca dei fatti di Palermo e anche dopo, ho l’obbligo morale, personale e professionale, di fare verificare attraverso la mia esposizione dei fatti, quale reale movente abbia motivato la condotta negligente attuata fin ora nei miei confronti da alcuni individui appartenenti alle Istituzioni.”