Tag: Lolita Timofeeva

  • Segni di Memoria e Pace alla Fondazione La Verde La Malfa

    Domenica 22 giugno alle 18.00 la Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte (S.G. La Punta – Catania) inaugura “Segni di Memoria e Pace”. L’evento è articolato in due mostre d’arte contemporanea – una permanente e l’altra temporanea.

    La mostra permanente si compone di due stanze d’arte – Stanza della Memoria e Stanza della Pace. Nella Stanza della Memoria, come spiega il Prof. Giorgio Agnisola, autore del testo critico, troviamo le ultime acquisizioni della Fondazione, ovvero, i lavori di Lawrence Carroll, Cristina Treppo, Lolita Timofeeva e Emily Joe, artisti che in anni diversi hanno partecipato a varie edizioni della Biennale di Venezia, Documenta, ecc. Le loro opere fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, italiane e straniere.

    Attraverso un varco tra i due vani, si giunge al secondo ambiente, la Stanza della Pace, “disegnato” da Angelo Casciello, artista partenopeo che ha lavorato a tutto campo dipingendo sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto realizzando così un’opera site specific.

    La collettiva temporanea – “Le immagini della memoria” a cura dello storico dell’arte Giuliana Albano – visitabile fino al 27 settembre, indaga soprattutto il tema della memoria mediante i lavori di Silvano Tessarollo, Cristina Treppo, Lolita Timofeeva e Emily Joe. Entrambe le mostre si muovono su equilibri tematici sottili che vengono intenzionalmente esposti ma non sovraesposti in un percorso visivo, fisico e metafisico sulla memoria e sulla pace.

    L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di San Giovanni La Punta e in collaborazione con la Fondazione Casa della Divina Bellezza e la Galleria Michela Rizzo di Venezia; lo spettacolo artistico musicale è a cura dell’Associazione Caserta Musica e Arte.

    Coerentemente con la mission di promozione e valorizzazione culturale fortemente voluta dall’artista fondatrice Elena La Verde, La Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte continua a consolidare il proprio ruolo di officina culturale offrendo una programmazione interdisciplinare e trasversale in grado di valorizzare tutti gli ambienti della sede che si affaccia sul golfo di Catania: quelli interni con le mostre e quelli esterni con lo spettacolo all’aperto artistico musicale.

    Catalogo in sede.

    Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte

    via Sottotenente Pietro Nicolosi, 29 – 95037 – S. G.La Punta – Catania

    tel. 095-7178155 | 3385078352

    [email protected] | www.fondazionelaverdelamalfa.com

  • “Metamorfosi” di Lolita Timofeeva e il suo codice spirituale

    di Elisabeth Thatcher

    Il 18 di gennaio a Bologna in occasione di ArteFiera 2013 nella galleria B4 è stata inaugurata mostra personale di Lolita Timofeeva “Metamorfosi” che si concluderà il 7 di marzo.

    Quando sono entrata la mia prima impressione è stata quella di un ordine del tipo scientifico-religioso. In questa mostra tutto è unito in un puzzle unico, in una formula di armonia naturale: l’artista e la sua arte. Le immagini delle piante e degli insetti, i fossili di animali fantastici e l’installazione con le maschere antigas sono disposti in un ordine perfetto che non può essere toccato, perché si potrebbe compromettere la formula ideata dall’artista – una specie di codice del suo sistema personale di origine spirituale. Il visitatore si trova a compiere un percorso nel quale tutto è stravagante e nello stesso tempo logico.

    Timofeeva usa sia i materiali arcaici che contengono le informazioni sul passato dell’umanità, sia le tecniche classiche come il disegno e la pittura esibendo rara virtuosità che a pochi ormai appartiene.

    E’ stato brillante l’intervento di Carlo Monaco all’inaugurazione che nella sua lettura filosofica ha toccato il rapporto di connessione tra i due piani: quello divino e umano, trattenendo l’attenzione dei visitatori sulla scultura di pesce costruita con un vero cranio di cinghiale e la rete metallica. E’ un pesce gigante appeso con la testa in giù e illuminato come fosse una reliquia con le candele.

    Il simbolo del pesce nella cultura cristiana è estremamente importante. Infatti, già dal primo secolo i Cristiani fecero un acrostico per la parola pesce in Greco “ichthys”: Iesous Christos Theou Yios Soter, (ICTYS) che tradotto è: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore ed è il termine usato nel Nuovo testamento per indicare il “pesce”. Quindi secondo Carlo Monaco l’artista con questa scultura ha rappresentato il sacrificio di Cristo.

    Nel testo di Carlo Monaco pubblicato nel catalogo della mostra si legge:

    “Davvero insolita questa mostra, o forse installazione, di recenti lavori di Lolita Timofeeva! Insolita e dichiaratamente ambiziosa. Si rivolge direttamente al visitatore potenziale e lo avverte: attenzione che io ti voglio cambiare. Uscirai da questa visita con un’altra forma mentale e morale. Non pensare di cavartela dando una occhiata superficiale e furtiva ai lavori esposti e di esprimere qualche giudizio di gradimento o di apprezzamento più o meno occasionale. Sarai coinvolto persino in attività creative e di scrittura. Dovrai cambiare forma anche nel tuo mondo interiore, diventare un altro. Quando la vedrai capirai che la metamorfosi non è un processo immaginifico di fantasmagorie, ma la realtà più profonda del mondo e delle cose, e allora dovrai interrogarti e problematizzare il tuo quieto appagamento esistenziale e cambiare anche tu. Sei avvertito in via preventiva…”

    Il coinvolgimento del visitatore nell’attività creativa di scrittura è un invenzione di Lolita Timofeeva che la pratica nelle sue ultime mostre. La possibilità di lasciare un proprio pensiero in forma anonima ha prodotto in me, come penso anche in altri visitatori un senso di appartenenza all’arte e il senso di appartenenza dell’arte a me. Trovo affascinante far parte di un progetto e di questo si tratta. I pensieri espressi da tutti noi saranno rielaborati dall’artista e assumeranno la forma di poesia. Così anche noi siamo coinvolti nella metamorfosi.

    Scrive ancora Carlo Monaco nel suo testo: “…dalle visioni proposte nella mostra lo spettatore si trova spinto con forza ad abbandonare le cose che risultino ovvie all’intelletto comune e a scoprire il carattere fortemente problematico dell’ovvietà.

    Il brivido del nichilismo ontologico può spingerci fino alle regioni più estreme, quando, nel cuore della mostra, ci imbattiamo in un teschio di uomo o animale, sottratto alla perifericità dell’abbandono ed eretto, al centro di una gabbia, a vero simbolo del cammino biologico animale e umano.

    E in quel momento potrebbe coglierci l’angoscia. Potremmo avere l’impressione che sappiamo tutto, chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.”

    E così conclude il filosofo bolognese: “Ora, caro visitatore, sei ammonito abbastanza. Non avventurarti ingenuamente nel mondo delle metamorfosi di Lolita. Vai a vedere la mostra raccogliendo prima tutte le tue idee e i tuoi ardori. Non rimarrai deluso, ma coinvolto seriamente, a tuo rischio e pericolo. Potresti alla fine scoprirti anche tu accomunato nello stesso destino di Gregor Samsa, di risvegliarti scarafaggio, la più tragica delle metamorfosi di cui si sia occupata la letteratura moderna.”

  • “Gioie di Lò” by Lolita Timofeeva, minisculture di osso e oro da indossare

    di Alberto Parisi

    Lolita Timofeeva, artista lettone, stabilitasi da anni a Bologna, ha lanciato una sua linea di gioielli – “Gioie di Lò”. Usando materiali innovativi in quanto arcaici e quasi non considerati, guidata dalla visione trascendente della creatività, ha realizzato vere e proprie sculture in miniatura di un’originalità assoluta.

    La abbiamo intervistata nel suo studio, a Bologna.

    Alberto Parisi. – Dunque, cara Lolita, questo è un esordio o qualcosa che deriva da esperienze precedenti?

    Lolita Timofeeva. No, questo non è un debutto. In passato ho già disegnato gioielli, che sono stati poi realizzati da orafi vicentini e presentati dalla mia gallerista olandese. La differenza è che questi gioielli ora li eseguo io, personalmente.

    A.P. – Quindi si è cimentata anche nell’arte orafa?

    L.T. No, no! L’oro, nel mio caso, è usato come rifinitura finale. Lavoro con osso che, dopo trattamenti appropriati, alla fine ricopro con foglia d’oro zecchino 24 carati, con la tecnica che si usava per le antiche icone russe. Si tratta di piccole sculture, impreziosite con oro. Ogni esemplare è unico, le forme possono essere simili ma mai uguali.

    A.P. – Perché l’osso? Come è nata l’idea?

    L.T. Perché in questo periodo sto lavorando a un progetto, per il quale realizzo sculture e installazioni con le radici degli alberi e osso. Così, manipolando questi materiali e osservando la loro intrinseca bellezza, mi è sorta l’idea di trasferire le mie creazioni in una scala minore, anzi minima, per produrre qualche gioiello per me stessa. I materiali sono leggeri rispetto ad ogni altro usato in oreficeria, quindi si possono creare volumi abbastanza importanti anche per gli orecchini senza soffrirne il peso. Per nobilitare la materia l’ho ricoperta d’oro, ho aggiunto alcune pietre naturali ben tagliate, montandole con dettagli in argento e ho iniziato a indossare questi gioielli. Mi sono resa conto che queste creazioni non passavano inosservate. Un giorno li ha notati una mia amica che ha un piccolo negozio, “Angelique”, in via Orefici a Bologna ed ha insistito per averne. Così ho ricevuto lo stimolo per creare una vera e propria prima collezione ragionata.

    A.P. – Fin dall’antichità gli uomini hanno avuto il desiderio di adornarsi e i primi gioielli venivano realizzati proprio in osso oppure in legno, corno e avorio. Quindi è un ritorno alle origini primordiali?

    L.T. – Esatto. Sembra che l’uomo primitivo abbia pensato di adornarsi prima ancora di vestirsi. La storia della gioielleria risale a ventimila anni prima della nascita di Cristo. Nell’antichità l’osso si riteneva materiale apotropaico (dal greco αποτρέπειν, apotrépein = “allontanare”), in quanto rappresentava ciò che “sopravviveva” alla morte fisica, quindi con potere di scongiurare, allontanare o annullare influssi maligni. Le ossa di alcuni mammiferi erano levigate, lavorate e utilizzate per collane-amuleto. Erano ritenute dotate di qualità magiche e divinatorie. A parte il loro potere esorcizzante, mi affascina l’idea di trasmutare la morte in vita, la fine in oro, di compiere un rituale nel quale, dopo la morte, c’è la rinascita.

  • Arte Fiera 2012, Allemandi Editore presenta “Conversazione intorno al libro”

    Nello spazio ArtCafè di Arte Fiera, la fiera dell’arte di Bologna, venerdì 27 gennaio 2012 dalle 17.30 alle 18.30, Allemandi Editore, nel corso della presentazione delle sue ultime novità editoriali, segnala la manifestazione-evento “Conversazione intorno al libro”. Moderatore Sandro Parmigiani.

    Sono stati invitati a intervenire: Athos Ongaro, Marco Senaldi, Mirta Carroli, Maria Luisa Vezzali e Lolita Timofeeva.

    Ecco le pubblicazioni che saranno presentate:

    «Athos Ongaro»

    A un primo sguardo, l’arte di Athos Ongaro sembra di facile lettura. Tuttavia, mai come nel suo caso, occorre non lasciarsi fuorviare dalle apparenze. L’imprevedibile sbuca da ogni angolo, sotto forma di un cinghiale che sembra sorridere alle movenze liriche del poeta a cui si appoggia, o di un Cristo che pare essersi dimenticato che cosa era venuto a fare sulla terra, o di un Cappuccetto Rosso che ha smarrito la strada del ritorno negli spazi interstellari, o di un esibizionista che non ha nulla da esibire. Analogie impossibili che disegnano i contorni di quella strana contemporaneità in mezzo a cui ci troviamo a vivere

    «Forme implicite»

    Una collezione di insoliti gioielli, in oro e argento, che nasce dalla fertile collaborazione tra una scultrice e una poetessa, l’una appassionata della sua terra natale (la Romagna) e dell’arte di far rivivere gli antichi oggetti d’uso strappandoli all’oblio del tempo (i frammenti della maiolica faentina), l’altra abituata a plasmare parole con la stessa materialità suggestiva del metallo e delle pietre.

    «Lolita Timofeeva. Opus alchymicum»

    Lolita Timofeeva è una pittrice ostinata e fedele ai valori spirituali della vita, alla persistenza dei sentimenti e delle passioni che si affrontano gli uni contro le altre nelle sue immagini, con una sensibilità vulnerabile e vulnerante. L’artista indaga la dimensione metafisica del mondo, la sua poetica appartiene all’ambito dei simboli e degli archetipi, la sua ricerca si intreccia con gli studi dei testi di psicologia analitica e di filosofia.

  • Lolita Timofeeva. Un’aliena venuta dal Nord

    di Rosario Vizzini

    “Una aliena calata dal Nord”, proprio così Valerio Massimo Manfredi ha definito la pittrice léttone Lolita Timofeeva all’inaugurazione della mostra “Opus alchymicum” a Taormina (1-17 dicembre 2011). Il relatore, divulgatore per la tv, archeologo e scrittore, ha riferito l’approdo di Lolita Timofeeva a Bologna, agli inizi degli anni ’90, quando lo Stato baltico della Lettonia era scarsamente noto. “Algida aliena, distaccata e irraggiungibile”, con queste parole Manfredi ha illustrato l’impatto di questa artista, temprata in patria da severi studi ma non ancora sbocciata, nei luoghi deputati del capoluogo emiliano, ben presto però divenuta parte integrante della vita culturale di questa città. Il suo studio è ora luogo d’incontro per artisti, scrittori, giornalisti e politici.

    La mostra è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura di Taormina. Ospitata nella prestigiosa sala “Giovanni de Giovanni” della Biblioteca comunale S. Agostino, chiusa per anni al pubblico, ha suscitato vivaci commenti fra gli artisti locali, i quali hanno auspicato una continuità nell’uso di questo spazio espositivo anche in futuro. L’assessore Antonella Garipoli, nel corso del vernissage, non solo ha appoggiato queste aspirazioni, ma ha anche lanciato l’idea di costituire una raccolta d’arte contemporanea a Taormina. Intanto un’opera di Lolita Timofeeva, acquisita dal Comune, darà inizio alla prestigiosa collezione.

    Il progetto di Lolita Timofeeva, basato sulla simbologia alchemica con riferimenti all’inconscio collettivo, si è giovato di un allestimento sobrio e rispettoso così che le opere bene si armonizzavano con lo spazio: i disegni, dal tratto raffinato, sembravano scaturire dagli antichi libri custoditi nelle scaffalature sopra le quali erano stati collocati; inoltre le attraenti rappresentazioni grafiche, campeggianti su uno sfondo brunito, si intonavano perfettamente con le pareti dell’ambientazione consunte dal tempo. Molto apprezzata anche l’installazione, in cui figurava una scala di legno quale simbolo di ascesa. “E quando raggiungerò il punto più alto…” questo era il titolo dell’environment. L’artista ha coinvolto i visitatori in prima persona, invitandoli a terminare la frase. E ottenendo un consenso corale.

  • Una pittrice magica della Lettonia e un grande scultore giapponese animano le giornate di Taormina

    In questa stagione Taormina si veste di internazionalità. Due protagonisti dell’arte contemporanea si passano infatti l’ideale “testimone” di una staffetta. Dal 1 al 17 dicembre 2011 “Opus alchymicum” della pittrice e “performer” léttone Lolita Timofeeva, rassegna di opere “aperte”, ispirate all’immaginario collettivo sulla base di antichi codici, è stata ospitata nella suggestiva cornice della “Sala Giovanni di Giovanni” della Biblioteca Comunale S. Agostino.

    Dal 21 dicembre al 5 febbraio avvicendamento con la esposizione dello scultore giapponese Kan Yasuda. Le sue sculture saranno collocate nei seguenti siti: ex Chiesa di San Francesco di Paola, Corso Umberto, Teatro Greco e Teatrino Romano-Odeon.

    L’assessore alla Cultura del Comune Antonella Garipoli, impegnata a introdurre un respiro artistico cosmopolita a Taormina, all’inaugurazione della mostra di Lolita Timofeeva ha lanciato l’idea di fondare nella rinomata città siciliana una collezione d’arte contemporanea. Un’opera di Lolita Timofeeva, acquisita dal Comune, darà inizio alla prestigiosa raccolta. Entrambi gli artisti, è da notare, hanno eletto il nostro paese per loro creatività. Lolita Timofeeva, di Riga, ha lo studio a Bologna e Kan Yasuda, originario dell’isola di Hokkaido, ha allestito il suo laboratorio a Pietrasanta.

  • “Opus Alchymicum” di Lolita Timofeeva a Taornina direttamente dalla Biennale di Mosca

    “Opus Alchymicum” è un progetto di Lolita Timofeeva con successo esposto in IV Biennale di Arte Contemporanea di Mosca che ha chiuso i battenti il 30 di ottobre di quest’anno. Dal 1 al 17 dicembre 2011 parte di questo progetto sarà ospitata nella sala Giovanni de Giovanni della Biblioteca Comunale S. Agostino di Taormina (Piazza IX aprile). Il 1 dicembre alle ore 18.30 Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore sarà ad inaugurare l’esposizione.

    I visitatori potranno visionare 45 disegni eseguiti con il caffè e una installazione site-specific che ha molto entusiasmato il pubblico moscovita coinvolto ad interagire con l’opera.

    Per l’occasione è uscito il volume “Lolita Timofeeva. Opus Alchymicum” edito da Umberto Allemandi Editore con un saggio di Arturo Schwarz.

    L’artista ha sviluppato il progetto partendo dalla lettura di un libro sulla vita del Principe Sansevero di Napoli che l’ha portato ad approfondire l’argomento “Alchimia” studiando i testi ermetici.

    Lolita Timofeeva esplora il mondo archetipico, cioè la memoria collettiva, un qualcosa riconoscibile da tutti a livello inconscio e genetico indifferentemente dalla provenienza e dalla cultura. In un’intervista Lolita spiega:

    “Quando io lavoro tendo ad allontanarmi dalla cultura del mio tempo e mi impegno nella ricerca di un diverso linguaggio poetico, che sia il più possibile astratto e disgiunto dalla realtà. Il ciclo di opere in questo progetto, infatti, è fuori da un contesto storico-culturale concreto e tende all’universalizzazione e alla genericità dei significati. Interpreto la realtà mediante l’uso di analogie e di associazioni di idee. Nel momento dell’avvicinamento tra i fattori che appartengono a opposte dimensioni di significato, che normalmente non verrebbero mai legati insieme, le immagini mi appaiono complesse, ambigue, oscure, prive di un senso logico e quasi incomprensibili, però mi sorprendono diventando di lì a poco “immagini aperte””.

    Timofeeva ha sempre operato sul confine tra reale e immaginifico, tra verità e finzione, tra memoria e racconto ideale. Adesso, attraverso una ricerca pianificata ha approfondito un qualcosa di ancora più misterioso ed ermetico.

    Lolita Timofeeva è nata a Riga (Lettonia), dove ha cominciato il suo percorso formativo, completando gli studi a Pietroburgo e a Mosca. Dal 1991 vive in Italia.

    Dal 1993 l’artista ha allestito numerose mostre personali e collettive in luoghi pubblici e gallerie private di città europee. E’ stata protagonista in musei come Museum Het Paleis (The Hague/Olanda), Museo Casal Solleric (Palma de Mallorca/Spagna), Foreign Art Museum (Riga/Lettonia), Museo Internazionale di Ceramica (Faenza/Italia) ecc..

    Nel 1997 ha rappresentato la Lettonia con una mostra personale nella XLVII Biennale di Venezia. Nel 2011 ha partecipato alla IV Biennale di Mosca.

    Tra i critici e intellettuali che hanno scritto della sua arte figurano i nomi di: Janus, Giorgio di Genova, Pierre Restany, Mario Luzi (del quale ha illustrato una raccolta di versi), Antonio Paolucci, Marcel Paquet, Giorgio Celli, Maurizio Vanni, Arturo Schwarz ed altri.

    Le sue opere sono presenti nei musei e nelle collezioni privati di tutto il mondo, come Collezione ThyssenBornemisza (Madrid), Museo Casal Solleric (Palma de Mallorca), Museo Internazionale di Ceramica (Faenza), Foreign Art Museum (Riga/Latvia), Collezione Arturo Schwarz (Milano) ecc.

    Orari di apertura 10.30-13.00 16.00-19.00

    Info 338 8597309

  • Arroganza di Mosca

    di Lolita Timofeeva

    Mosca è una città che ti dà molta adrenalina se non eccedi con la permanenza e frequenti esclusivamente i luoghi d’arte e gli ambienti acculturati. Quattro – cinque giorni possono bastare per farsi l’idea di questa città come di una metropoli vivace e stravagante, ma quando mi capita di rimanervi dieci giorni, come questa volta, il suo aspetto diventa per me opprimente e arrogante. L’opulenza di dubbio gusto che fa di Mosca un lunapark, una discoteca, un albero di natale offende il mio gusto estetico.

    La gente di Mosca sembra rassegnata: tutto è come fosse nella norma. Ore in file per le strade, i tassisti sonnolenti che non hanno fretta di arrivare, le macchine impolverate. In compenso le persone camminano con una velocità impressionante! Dicono che così ci si stanca di meno. Forse per questo non fanno caso ai mostri architettonici che si innalzano nei cantieri in pieno centro: il settore edilizio è molto corrotto. Si, hanno cambiato tante cose – per non cambiare mai. Proprio come nel Gattopardo.

    Ogni volta che attraversi la strada sul passaggio pedonale, non sei sicuro che il flusso di auto si fermerà, e allora ti viene il dubbio: ma la vita di un essere umano in questa parte del mondo ha valore? I miei amici mi hanno tranquillizzato: per i conducenti che investono le persone sulle strisce pedonali ora ci sono pene più severe. È molto rassicurante..

    È una città di contrasti, dove l’assenza di logica nella vita di ogni giorno, le distanze interminabili, la pesantezza di inquinamento e povertà si dissolvono appena entri in un teatro o in un museo, dove vedi altro volto di Mosca, quello colto e raffinato. Il governo russo non fa tagli alla Cultura, continua a sovvenzionarla anche nel periodo di crisi. La cultura è ciò che continua ad avere un’aura particolare, anche se gli operatori del settore si lamentano: con l’arrivo di capitalismo manca la stabilità e le sicurezze. È diventato più difficile avere un incarico statale a vita, quindi bisogna darsi da fare, inventare nuove realtà.

    Le cose che amo di Mosca: i miei amici, biblioteche, teatri, musei, la metropolitana e il caviale.

    Le cose che non amo di Mosca: tutto il resto.

  • 8 ottobre 2011. Artista Lolita Timofeeva apre le porte del suo studio

    Organizzato da AMACI, Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani

    nell’ambito della settima edizione della Giornata del Contemporaneo

    8 ottobre 2011 dalle ore 14.00 alle ore 22.00 nello studio di artista lettone, de anni residente a Bologna, si potrà ammirare un dipinto monumentale (cm.200×300) che fa parte del progetto OPUS ALCHYMICUM , esposto ora in Biennale di Mosca (nel Progetto Speciale “Behind the mirror”) e le sue ultime sperimentazioni con nuovi materiali. Durante la giornata Lolita Timofeeva realizzerà un’opera d’arte collettiva e un “libro d’artisti”con la partecipazione dei visitatori.

    Dalle ore 15.00 alle ore17.00 si svolgerà un laboratorio-gioco per i bambini (su prenotazione, massimo 8 bambini).

    Dalle ore 19.00 ci sarà la presentazione del libro “Opus alchymicum” edito da Allemandi Editore.

    Per i particolari visitare pagina http://lolitatimofeeva.blogspot.com/

    Con l’edizione 2011, AMACI si propone di incrementare il numero degli aderenti e di potenziare l’azione locale dell’Associazione e dei Musei associati, al fine di incentivare lo sviluppo del tessuto culturale territoriale.

    Porte aperte gratuitamente in ogni angolo del Paese, per presentare artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze. Un programma multiforme che regalerà al grande pubblico un’occasione per vivere da vicino il complesso e vivace mondo dell’arte contemporanea.

    Anche quest’anno, la Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, accanto alle più importanti istituzioni italiane, rinnova il suo sostegno ad AMACI, alla Settima Giornata del Contemporaneo e a tutti i suoi eventi.

  • “Behind the mirror” – progetto Speciale alla IV Biennale di Mosca. Dietro lo specchio con una performance.

    Il 23 settembre 2011 alle ore 15.00 è stato inaugurato Progetto Speciale della Biennale di Mosca “Behind the mirror”.

    Maurizio Vanni, giovane curatore italiano – artefice del progetto coinvolge tre artisti: Francesco Attolini, Christian Balzano e Lolita Timofeeva. In una sede strategicamente vincente sia per la posizione (20 minuti a piedi dal Cremlino), sia per le frequentazioni: un luogo aulico, contenitore del sapere, quotidianamente frequentato da migliaia di persone in dimestichezza con la cultura.

    La mostra è stata allestita in tre sale con tre progetti personali, uniti da un filo conduttore: lo specchio. “Stare dietro lo specchio – spiega il curatore – significa andare oltre l’apparenza delle cose, non accontentarsi della superficie della realtà e cercare di non fidarsi di una semplice immagine riflessa. I Self-portraits di Francesco Attolini (video e foto) non sono altro che il riflesso della propria interiorità attraverso altre persone. Riscoprire la propria esistenza significa riscrivere nuove identità, strutturare nuovi volti, scoprire inedite geografie fisionomiche esaltando le diversità di razza, di pensiero, di professione, di specie, di carattere e di spirito. Christian Balzano (installazione site-specific e struttura segnico-cromatica) è consapevole che lo specchio offre un’immagine rovesciata della realtà e che solamente attraverso la mente e l’istinto primordiale possiamo innescare un vero e proprio processo di conoscenza in grado di farci orientare nel labirinto della nostra esistenza. Per Lolita Timofeeva (dipinti, disegni e installazione) la questione della verità delle cose è qualcosa che implica il completo coinvolgimento del nostro intelletto, partendo dal presupposto che l’alchimia non si propone di risolvere un problema chimico, ma spirituale. Tutto è legato alla nostra mente e dipende dagli emisferi del nostro cervello.”

    L’inaugurazione è stata animata da una fresca e coinvolgente performance, protagonisti – tutti e tre artisti, ma anche gli spettatori, costretti a vedere il proprio riflesso nello specchio e spostarsi in una processione solenne in mezzo alle sale di lettura e corridoi interminabili della biblioteca.

    Numerosi sono stati gli ospiti, tra i quali: Direttore generale della Biennale Andrej Martinov, adetto alla cultura dell’Ambasciata italiana Maria Sica, Direttore del ICI Adriano Dell’Asta, rappresentante dell’Ambasciata lettone Maija Bisofa.

    Anna Zubova (Mosca)