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  • Alla Carige le negano il cambio di un assegno, Marinelli indignato


    Roma – Abbiamo ricevuto una lamentela da parte di L.L. che si è recata presso una filiale della banca Carige, situata in via Bissolati 59 a Roma, con un assegno per un risarcimento da parte dell’assicurazione, emesso da circa una settimana, che non le sarebbe stato cambiato per motivi di sicurezza, pur avendone pieno diritto.
    Questa è stata l’ultima di tante segnalazioni ricevute e sembra che si tratti di un comportamento piuttosto diffuso. “Il caso presenta ancora una volta – ha commentato Vittorio Marinelli, responsabile per la tutela dei consumatori dell’Italia dei Diritti- la necessità di una riflessione sullo strapotere del sistema bancario. Volendo applicare la norma in modo tecnico è indubitabile come la banca si sia appropriata indebitamente del denaro del quale aveva possesso al fine di avere un duplice, ingiusto, profitto. Il primo è la percezione della somma con tutto ciò che questo comporta, con la possibilità di disporne a proprio piacimento. Altro aspetto ancora più grave sfiora addirittura l’estorsione in quanto si mira ad obbligare la malcapitata posseditrice del titolo ad aprire un conto corrente quando magari non ha nessuna voglia di procedere in tal senso”.

    A tal proposito abbiamo sentito, telefonicamente, la direttrice della banca in questione che ha affermato che l’assegno non è stato cambiato per motivi di sicurezza. La ragazza non era una loro cliente e non avendo la possibilità di verificare l’identità hanno evitato di cambiarle l’assegno. Stando alle parole della direttrice si tratta solo di una questione di sicurezza. Ma il codice penale dice ben altro: secondo il comma 11 dell’articolo 61 ci sarebbe l’aggravante dell’abuso di autorità perpetrato dal vice direttore dell’istituto bancario.

    Tutto ciò però ci sembra assurdo perché la donna era in possesso della quietanza della compagnia assicurativa e quindi l’impiegato poteva chiedere subito informazioni, trattandosi tra l’altro di un assegno non trasferibile. Il danno arrecato alla giovane donna non è indifferente, considerato anche il fatto che per avere i suoi soldi, ha dovuto attraversare tutta la città e chiamare prima i carabinieri, che si sarebbero rifiutati di intervenire, e poi la polizia. L’arrivo della volante però non è servito a nulla perché la banca, nel frattempo, è stata chiusa e gli agenti non sono potuti entrare.

    “Non si sa a chi rivolgersi in questi casi – continua il responsabile del movimento presieduto da Antonello De Pierro – visto che la Banca d’Italia è controllata dalle banche, il Presidente del Consiglio è comproprietario di una banca e le banche scelgono addirittura i presidenti della repubblica, come nel caso di Ciampi. Forse questo ennesimo episodio di strapotere e arroganza rilancia sempre più la necessità delle monete complementari. Siamo schiavi di questo sistema e gli spazi di manovra – conclude Marinelli – diventano ogni giorno più limitati”.

    Il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, annuncia su questo tema dura battaglia per far luce su altri eventuali soprusi perpetrati dalle banche nei confronti dei cittadini e invita tutti a segnalare casi similari nonché a sporgere sempre denuncia querela alle autorità giudiziarie.

  • Censura Borromeo e Vauro, De Pierro contro Marano


    Roma – “Ancora una volta sono costretto a chiamare questo esecutivo con il suo vero nome, ‘Regime’ ”.
    Questo il lapidario commento di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, sulla sospensione della messa in onda dell’intervista a Beatrice Borromeo e Vauro Senesi, rilasciata al programma “L’Era Glaciale” di Daria Bignardi. Non sarà possibile assistere alla puntata prima delle elezioni per decisione del direttore di RaiDue Antonio Marano, secondo cui i due ospiti avrebbero affrontato questioni politiche in periodo elettorale senza contraddittorio. “ E non mi si venga a dire – ha continuato De Pierro – che ho usato un termine antiquato e anacronistico, perché il mio non è un parallelismo con il fascismo, frutto di un ideale insano che ormai ha fatto il suo tempo. Questo è un regime mediatico, moderno, ma sempre pronto a marciare con i cingoli sulle fondamenta della democrazia. In genere quando avviene un colpo di Stato, i fautori cercano sempre di impossessarsi del Parlamento e delle televisioni, noi questo pericolo non lo corriamo. Questo Governo le televisioni le possiede già. E non c’è bisogno di manganelli, olio di ricino e squadracce, anche se di tanto in tanto qualche rigurgito reazionario ce le ripresenta nel tessuto sociale con le loro spettrali sembianze. Gli stessi risultati sulla mente dell’ignara popolazione sono ottenuti semplicemente con il bombardamento mediatico che fa leva sull’assoluta stupidità, incapacità critica e memoria corta di un’amplissima fetta di italiani. Quando invece si teme che qualche fervida mente pensante possa risvegliare dal torpore delle coscienze qualcuno un po’ più arguto, allora si mette in atto con abilità la mannaia della censura. Mi fa sorridere che Antonio Marano dichiari di non avervi mai fatto ricorso in vita sua. Certamente gli italiani, ben addomesticati da televisioni manipolate e Tg abusivi, difficilmente ricorderanno la grave epurazione di Massimo Fini e quella ancor più assurda ai danni di Francesco Paolantoni, entrambe su ordine di Marano. In quest’ultimo caso il direttore di Rai Due, quando visionò il programma del comico napoletano prima di essere trasmesso, si accorse di una pericolosa malattia che aveva colpito l’attore fin dalla nascita, cioè quella di essere partenopeo. Sembra proprio che la giustificazione sia stata quella di non poter affidare il programma a un napoletano, perché lo stesso Marano era stato, parole sue, ‘messo lì dalla Lega’. La trasmissione fu poi affidata al padano doc Daniele Bossari e fece un flop colossale negli ascolti. Però almeno la purezza della razza padana era stata preservata. Mi auguro che questa panzana di essere totalmente estraneo a meccanismi censori sia ritirata, perchè alla luce di questi fatti sembra proprio che il direttore sia particolarmente avvezzo a questa pratica. In special modo quando intravede il pericolo che trapeli anche il minimo barlume di autenticità che rischi di far vacillare il potere di una banda di ‘ladri’ di democrazia”.

  • Provvedimenti illegittimi nella P.A., De Pierro per la responsabilità soggettiva


    Roma – “Mentre si lotta inutilmente contro gli illeciti e gli sprechi nella Pubblica Amministrazione, innalzandosi spesso a unici detentori e difensori assoluti del concetto di legalità attraverso astute campagne mediatiche, si gettano nel dimenticatoio tutti quei procedimenti illegittimi in atto contro l’annoverata P.A. che incidono e ledono in maniera vergognosa l’Erario dello Stato, mandando a monte la tanto sponsorizzata politica del risparmio”. Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, torna ancora una volta sullo scottante tema degli esosi sperperi di denaro pubblico che sono fonte primaria di quella annosa e assai promossa crisi economica di cui tanto si parla e per cui, a giudicare dai fatti, poco si fa. “Più volte ho denunciato – afferma De Pierro – che, nel nostro amato Paese, ci sono molti introiti che fungono da vero ostacolo a un potenziale risparmio in termini economici. E uno di questi movimenti che, a mio avviso, risulta essere poco chiaro e convincente, è la numerosità dei ricorsi al Tar per tutti quei provvedimenti emessi dalla Pubblica Amministrazione che, in realtà, sono già illegittimi. Mi spiego meglio. Un provvedimento andato in prescrizione, in caso di una sua eventuale e conseguente entrata in vigore che ignori la decadenza dei limiti temporali puo’ essere impugnato davanti al Tribunale amministrativo regionale. Mi sembra chiaro, a tal punto,che il lavoratore o chi per lui che sia ricorso al Tar, in sede di giudizio l’abbia vinta.

    Allora mi chiedo: come si può impugnare un provvedimento già di per sé illegittimo? In questo caso il risarcimento non dovrà essere elargito dalla Pubblica Amministrazione poiché si tratterebbe, senza ombra di dubbio, di una responsabilità soggettiva a carico del responsabile del servizio che altra denominazione non ha se non quella di dolo o quantomeno di colpa grave. Quindi, oltre al trasferimento di sede del responsabile, si dovrebbe mettere in pratica anche una rivalsa patrimoniale nei suoi confronti con automatica denuncia alla Corte dei Conti. L‘unica strada da seguire se si vuole giungere a un riassetto generale e giusto del settore del pubblico impiego è quella di una individuazione precisa di quelle che sono le responsabilità dei singoli all’interno della P.A. che portano a quei preoccupanti sprechi di denaro pubblico che stanno mettendo in ginocchio l’intero Paese” “E’ per tale motivo – spiega il presidente dell’Italia dei Diritti – che chiediamo al ministro Brunetta, che ricordiamo essere il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, di assumersi le proprie responsabilità e di iniziare a colpire con i suoi rumorosi decreti i vertici, vale a dire i dirigenti o chi per loro e non le fasce più deboli” Poi conclude: “Dopo aver denunciato, in seguito a una nostra inchiesta, che il fenomeno denominato mobbing è causa di un terzo delle malattie che affliggono i dipendenti pubblici e dopo aver più volte sollevato gli aspetti negativi di un decreto, quello che porta la firma del ministro Brunetta, a tratti inopportuno e poco chiaro sul tema delle responsabilità, argomento al quale il governo ha mostrato in più occasioni di essere poco sensibile, chiediamo ora al ministro di imboccare la strada della trasparenza e della serietà nell’espletamento delle proprie funzioni, prima tra tutte vigilare affinché i responsabili di azioni illecite nell’ambito della Pubblica Amministrazione siano puniti in maniera esemplare, in nome della sbandierata battaglia da lui stesso dichiarata agli sprechi nella P.A.”.

  • De Pierro chiede introduzione reato sciacallaggio


    Roma – “Auspichiamo un disegno di legge per punire in maniera esemplare chi si rende colpevole di reati di sciacallaggio.
    I recenti fatti avvenuti a seguito del devastante terremoto che ha colpito l’Aquila ce ne dà dimostrazione. In caso di calamità, chi crede di poter approfittare della situazione non può essere perseguito per furto, anche se aggravato. Andrebbe introdotta una fattispecie di reato specifico, che preveda pene molto severe”. Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, si dichiara così favorevole all’introduzione di una norma apposita, per combattere le deplorevoli pratiche purtroppo emerse in questi giorni.
    “Con il termine precedentemente usato – continua De Pierro – non mi riferisco solo a furti commessi in zone disastrate, ma anche a quelle pratiche di speculazione sui generi di prima necessità o di particolare utilità. La cronaca, ad esempio, ci ha parlato di benzina venduta a ben cinque euro al litro. Per la repressione di questi fenomeni noi dell’Italia dei Diritti chiediamo l’istituzione di un corpo speciale delle forze dell’ordine. Non vogliamo credere al fatto che crimini di tale portata siano stati commessi anche da chi è giunto nel capoluogo abruzzese per prestare soccorso alla popolazione, come è stato lasciato intendere da qualcuno. In ogni caso si tratta di una questione da affrontare con urgenza e con la massima serietà”.

  • Attacco hacker al cuore dell’Italia dei Diritti


    Roma – “Non è la prima volta che vengo attaccato. In passato ho subito un atto vandalico alla mia macchina come avvertimento.
    Evidentemente le battaglie dell’Italia dei Diritti contro la corruzione, le associazioni criminose infiltrate nelle istituzioni e i soprusi continuano a dare fastidio”. Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato così l’attacco hacker che ha colpito il portale di informazione di cui è direttore, www.italymedia.it, che da sempre da voce alle denunce del movimento. “Provvederemo a denunciare l’accaduto al GAT (nucleo speciali frodi telematiche) della Guardia di Finanza – continua De Pierro – per individuare gli eventuali responsabili, anche perché non posso ancora formulare delle ipotesi sugli autori di questo gesto. Questo episodio non fermerà me e nemmeno tutti i miei collaboratori nella lotta che abbiamo intrapreso affinché la giustizia e la legalità vengano sempre tutelate. Il nostro movimento ha a cuore i diritti di tutti i cittadini e vogliamo far trionfare sempre la verità storica dei fatti. Noi non ci fermeremo assolutamente, anzi continueremo a portare avanti con forza e determinazione l’impegno preso”.

  • Troppi illeciti e risarcimenti nella P.A., De Pierro solleva il caso


    Roma – “Sono tantissimi i casi di provvedimenti illegittimi emessi dalla Pubblica Amministrazione e, anche se in forma ridotta rispetto al numero di provvedimenti impugnati, sono numerosi i ricorsi al Tar.

    Se a pagare le spese di ciò è soprattutto la Pubblica Amministrazione, e non certo il dirigente o il funzionario responsabile del procedimento, il tutto va a gravare ingiustamente sulla collettività. Infatti, se non è dimostrabile il dolo o la colpa grave da parte del responsabile, non è prevista una rivalsa personale del dipendente oppure di chi è vittima dell’illecito”. È quanto dichiara Antonello De Pierro, presidente del movimento nazionale Italia dei Diritti, sollevando una questione di notevole rilevanza, spesso sottaciuta dai giornali e dai mass media in generale, e di conseguenza ignorata dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. Ogni anno, infatti, sono sempre più cospicui i casi di ricorso al Tar per danni procurati ai dipendenti della Pubblica Amministrazione (oppure a chi ad essa si rivolge) con derivante richiesta di risarcimenti, il cui ammontare a volte raggiunge cifre ingenti e onerose per le casse dello Stato che naturalmente si ripercuotono sulle spese a carico dell’intera comunità.
    “Però, una situazione di questo tipo – spiega De Pierro – a nostro avviso fa sì che si adottino provvedimenti con opinabile superficialità, poiché chi compie l’illecito non rischia nulla a livello soggettivo. Abbiamo rilevato con sommo stupore che molti provvedimenti illegittimi di questo genere, con conseguenti ricorsi ai tribunali amministrativi, vedono come protagonisti dirigenti e funzionari del Ministero dell’Interno. Spesso – prosegue – si attuano provvedimenti illeciti anche contando sul fatto che il danneggiato, il più delle volte e per svariati motivi, non impugni il provvedimento stesso. Personalmente – precisa De Pierro – ritengo che in alcuni casi il dolo o la colpa grave siano desumibili palesemente dagli atti procedimentali. Faccio un esempio su tutti: se si avvia un procedimento che ha una durata stabilita (in genere 90 giorni se l’amministrazione non indica i termini, altrimenti quanto indicato in un lasso di tempo ragionevole), e se poi si emette il provvedimento (per ipotesi un trasferimento) diversi mesi dopo lo scadere dei termini, non è difficile allora evidenziare il dolo o eventualmente almeno la colpa grave, in quanto una cosa del genere è possibile solo in presenza di una pesante negligenza da parte del personale preposto”.
    Il fatto in questione merita una riflessione più approfondita da parte delle istituzioni volta ad individuare i rimedi più efficaci e le soluzioni più soddisfacenti sia per lo Stato sia per i cittadini. Intanto il leader dell’Italia dei Diritti, in base ad una accurata indagine, avanza la sua proposta: “Questa nostra denuncia affonda le sue radici nell’analisi degli sprechi della P.A. a cui il ministro Brunetta ha pensato bene di mettere un freno. A nostro avviso in maniera sbagliata. Chiediamo perciò – aggiunge – che, se non viene dimostrato il dolo o la colpa grave e a livello risarcitorio non ci si può rifare sul responsabile, almeno vengano attuate delle sanzioni consistenti ad esempio in un immediato trasferimento dalla sede di servizio del firmatario dell’atto illegittimo. Noi dell’Italia dei Diritti siamo molto determinati in questa nuova lotta civile che iniziamo oggi, poiché crediamo che da una gestione più oculata di siffatte pratiche ci potrà essere un notevole risparmio per l’Erario, dunque per la collettività, e un significativo sfoltimento dell’aggravio procedurale presso i tribunali amministrativi e civili ”.
    Quindi, chiamando in causa direttamente il titolare del dicastero della Funzione Pubblica, nei confronti del quale è già stato sollevato il problema delle patologie legate al mobbing nel pubblico impiego – problema che marginalmente si manifesta anche nel caso oggetto di discussione – De Pierro afferma deciso: “Crediamo che il ministro Brunetta, a cui penso stia fermamente a cuore una politica di abbattimento degli sprechi, non possa che essere concorde con questa nostra presa di posizione. È in virtù di questo che chiederemo entro breve tempo un incontro con il ministro”.

  • Disagi alla stazione di Genova, dure critiche dell’Italia dei Diritti


    Roma – “Il genio italico per far quadrare i conti ha trovato la brillante soluzione di tagliare direttamente i servizi.
    Questa regola, iniziata con gli ospedali, oggi si presenta pure nel comparto ferroviario, nel quale, a onor del vero, si erano già iniziate a tagliare le linee ferroviarie”. Lo afferma il responsabile per la tutela dei consumatori del movimento Italia dei Diritti Vittorio Marinelli commentando l’ennesimo episodio di disservizio pubblico avvenuto alla stazione Piazza Principe di Genova: un piccolo cartello sulla porta avvisa che la sala d’aspetto rimarrà chiusa dall’ 1 aprile ma non fornisce spiegazioni più precise in merito, limitandosi a riportare un numero di telefono con prefisso 892 o a rinviare al sito on line. Trenitalia tace di fronte alle proteste dei pendolari i cui diritti ancora una volta vengono lesi senza motivazione alcuna.
    “La cosa più logica – continua Marinelli – sarebbe invece quella di tagliare gli emolumenti che i vertici delle società, tra cui Ferrovie dello Stato, continuano generosamente ad autocorrispondersi. Solo che, stante ai tanti crack di borsa causati dai vari banchieri che, anziché essere presi a calci nel sedere aumentano i loro benefit, c’è poco da stare allegri. Sembra che – conclude ironicamente – l’unica salvezza possa venire dai numerosi «vucumprà», i quali potrebbero vendere sedioline di plastica agli inferociti viaggiatori nel perfetto stile dell’italico arrangiarsi”.

    Queste affermazioni di Marinelli sono completamente suffragate dal presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, il quale pone l’accento su un altro grave episodio della vicenda: “Resto sconcertato dal fatto che oltre al danno gli utenti, per chiedere informazioni, devono subire anche la beffa di digitare un numero non gratuito, bensì a valore aggiunto che farebbe guadagnare una percentuale a chi lo ha attivato. Ciò significa speculare sul disagio dei viaggiatori. È una cosa vergognosa”. Per inciso, chiamare il numero con prefisso 892 costa 0,54 euro al minuto.

    Sul fatto interviene anche Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti: “Noi siamo schierati a priori con i pendolari per il grosso disagio subito. Ci preoccupa soprattutto la mancanza di comunicazione verso gli utenti. Speriamo non si tratti delle solite strumentalizzazioni per distrarre l’opinione pubblica da altri problemi come quelli della sicurezza”. Per quanto riguarda l’avviso sul cartello che rinvia a cercare maggiori informazioni nel sito di Trenitalia, Ferraioli precisa: “Invitiamo le Ferrovie dello Stato e la sua società Grandi Stazioni che gestisce anche lo scalo di Genova a non rinviare ai siti on line, dove per altro non ci sono affatto indicazioni in proposito. Auspichiamo in futuro maggiore chiarezza e trasparenza nelle comunicazioni volte ad informare preventivamente i cittadini-utenti”.

  • De Pierro, mobbing causa un terzo delle malattie nel pubblico impiego


    Roma – “Dopo l’entrata in vigore dell’ormai famoso decreto Brunetta ci siamo attivati con il movimento per evidenziare tutti i fattori influenti negativamente sul personale al quale il provvedimento è rivolto.
    Non sappiamo, ma alla luce dei fatti riteniamo di no, se il ministro Brunetta sia a conoscenza di un fenomeno denominato mobbing che, purtroppo in maniera molto diffusa, affligge parte del personale della Pubblica Amministrazione”. Parole pesanti quelle pronunciate da Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, che hanno come unico bersaglio il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, reo di una politica propagandistica di caccia alle streghe (valga su tutte la lotta ai “fannulloni”), ma ignaro o peggio ancora del tutto indifferente ai reali problemi che attanagliano l’amministrazione pubblica, troppo spesso protagonista di episodi spiacevoli. Tra questi la pratica del mobbing sul posto di lavoro.

    Afferma De Pierro, da sempre sensibile e attento a portare alla luce questi esempi di cattiva governance: “Dalla nostra inchiesta, fatta di sondaggi e interviste, è emerso che parte delle patologie lamentate dai dipendenti traggono origine dalla pressione psicologica e dalle vessazioni subite sul luogo di lavoro. A tutto ciò – prosegue – va aggiunto anche un discreto numero di disturbi che gli impiegati sono costretti a volte ad accusare per sfuggire ai deprecabili e biasimevoli comportamenti legati al fenomeno in questione”.

    Altro aspetto inquietante della vicenda riguarda le azioni mobbizzanti a cui molto spesso sono sottoposti i rappresentanti delle forze dell’ordine, anche in virtù dei delicatissimi compiti a cui devono adempiere nell’esercizio del proprio mestiere: “Non è un caso – chiarisce De Pierro – che nell’Arma dei Carabinieri si registrino numerosi casi di suicidio. Dalla nostra inchiesta sono emersi soprusi che definirei agghiaccianti e che spesso i malcapitati non denunciano per paura di ritorsioni o per la complessità che comporta una citazione in giudizio su questo tema. Tra l’altro, il mobbing spesso va ad agire sulle condizioni psico-fisiche: per chi ha in dotazione un’arma è sempre un rischio dichiarare tali patologie per ovvi motivi di opportunità che metterebbero in discussione il mantenimento stesso del posto di lavoro”.

    Dai risultati in possesso dell’Italia dei Diritti, ottenuti con una specifica inchiesta, si desume un dato allarmante: circa un terzo delle patologie lamentate dagli impiegati della P.A. è causato direttamente o indirettamente dal mobbing. “Noi come movimento – sottolinea il presidente De Pierro – chiediamo al ministro Brunetta di prendere in considerazione e approfondire tale fenomeno, e successivamente attivarsi affinché venga, se non debellato, almeno arginato il più possibile. Tra quegli impiegati «fannulloni» che sono stati lo slogan propagandistico della campagna di Brunetta figurano persone che quotidianamente vengono a contatto e in contrasto con superiori o pari grado che hanno seri disturbi dei tratti di personalità. Pertanto con il loro atteggiamento condizionano pesantemente il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione”. Chiaro il riferimento al mobbing verticale o bossing che si esercita quando l’attività persecutoria è condotta da un superiore verso un subordinato per screditarlo e costringerlo alle dimissioni.

    “Auspico – conclude polemicamente De Pierro – che il ministro si renda conto del doppio disagio a cui viene sottoposto un dipendente vessato da un lato dai mobber e dall’altro da un accanimento deciso dello Stato nel penalizzare l’evolversi clinico delle patologie accusate, un diritto garantito dall’articolo 32 della Costituzione ma che sembrerebbe, in questo frangente, palesemente disatteso”.

  • Antonello De Pierro presenta nuovo canale di informazione libera


    Il direttore di Italymedia.it e leader dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro presenta un nuovo canale sul web per la diffusione di video a difesa della libera informazione, con l’obiettivo di raccontare la verità storica dei fatti nell’ambito di avvenimenti di cui è stata abilmente confezionata una verità di comodo.

  • Italia dei Diritti e prostituzione, panico tra i clienti


    Roma – “La nostra iniziativa ha determinato vibranti proteste da parte di alcuni clienti che ci hanno telefonato lamentando l’insorgere di discordie familiari.
    Per due di loro sono addirittura iniziate le pratiche legali per la separazione. Anche per questo abbiamo temporaneamente abbassato il livello di guardia, non vogliamo affatto passare per coloro che rovinano le famiglie. Semplicemente vogliamo tutelare un diritto e perseguire un obiettivo che dovrebbe essere garantito istituzionalmente”. Così si esprime Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, illustrando la sua battaglia sociale – iniziata già nei primi giorni di dicembre 2008 – di pubblicare su un apposito blog (www.targheclienti.wordpress.com) le targhe dei clienti del sesso, come deterrente assai più incisivo per debellare la piaga della prostituzione nelle strade della capitale.
    “Il ritorno in strada di prostitute e transessuali – continua De Pierro – quasi ai livelli precedenti l’ordinanza di Alemanno, sancisce il fallimento totale del provvedimento comunale. È singolare che, passato l’impatto iniziale, la giunta di centro-destra non ne parli più, come se il problema fosse definitivamente risolto. Gli unici ad essere titubanti – aggiunge – sono alcuni clienti, non certo per l’ordinanza Alemanno, ma per la nostra concreta iniziativa di procedere alla pubblicazione delle targhe sul web. Infatti, man mano che noi abbiamo abbassato la guardia, a livello di verifiche e controlli, i clienti sono tornati ad essere presenti in maniera capillare”.
    “Noi dell’Italia dei Diritti – afferma determinato De Pierro – continueremo con questa iniziativa, seppur a livelli più blandi, anche se crediamo di aver dimostrato che con i provvedimenti reali si ottengono risultati. Il fenomeno si può arginare solo con la reale volontà e non con gli slogan propagandistici e strumentali. Purtroppo – chiosa polemico – nelle istituzioni manca questa volontà di risolvere le cose, si fa credere alla gente che si sta facendo qualcosa, ma di fatto non si conclude nulla”.