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Italia dei Diritti, a Ostia donna cingalese non denuncia furto per leggerezza carabiniere
Antonello De Pierro, presidente del movimento: “Episodi simili non giovano al prestigio dell’Arma, la cui immagine va salvaguardata in virtù del compito istituzionale svolto”
Roma – Le vicissitudini di un cittadino straniero in Italia sembrano non avere mai fine.
E a farne le spese, talvolta, è la dignità dell’essere umano in quanto tale. Come emerge chiaramente dalla seguente vicenda, di cui l’Italia dei Diritti si era occupata all’incirca un mese fa, quando nella persona del suo presidente Antonello De Pierro aveva accompagnato dai Carabinieri della stazione di Casal Palocco, nel XIII municipio, una donna di 42 anni, originaria dello Sri Lanka e regolarmente nel nostro Paese, vittima di soprusi perpetrati dal suo dispotico locatore e riguardanti il prezzo, le condizioni d’affitto e una serie di illeciti tra i quali violazione di domicilio, danneggiamento e furto in abitazione, tutti aggravati. Ciò nonostante, una volta giunta nel presidio militare di zona, i Carabinieri invece di raccogliere la denuncia con l’obbligo di avviare l’azione penale, considerata la perseguibilità d’ufficio delle trasgressioni subite, avevano suggerito alla signora cingalese di presentare una querela all’Autorità Giudiziaria. Una anomalia non certo trascurabile, considerato altresì che ciò, nel caso di una persona straniera dall’italiano incerto, avrebbe implicato l’ausilio di un avvocato, e quindi ulteriori spese e disagi a danno della parte offesa.
Nel caso specifico la donna avrebbe potuto dirsi fortunata, poiché l’Italia dei Diritti aveva provveduto a redigere la denuncia-querela per suo conto, in modo che successivamente lei l’avrebbe sporta in maniera corretta. Ma qui il colpo di scena: la cittadina dello Sri Lanka ha poi rinunciato a denunciare i responsabili dei reati subiti, molto probabilmente perché intimidita dall’atteggiamento di quel carabiniere, che in un certo senso ha rappresentato un elemento di ostacolo alla tutela dei suoi interessi.
“Purtroppo, anche in virtù della mitezza comportamentale del popolo a cui appartiene, la signora ha rinunciato a far valere i propri diritti violati”, dichiara preoccupato il leader del movimento nazionale De Pierro, che poi chiarisce gli aspetti di maggiore criticità dell’episodio: “È biasimevole che per una leggerezza di un singolo carabiniere rimanga impunito un reato grave. Per tale motivo auspico un richiamo disciplinare per il militare in questione, nella speranza che episodi simili non si ripetano più in futuro, anche per rispetto di tutti quei servitori delle forze dell’ordine che con solerzia si adoperano nell’accogliere le richieste d’aiuto di tutti i cittadini”.
Va inoltre ricordato che l’organizzazione extraparlamentare per la legalità e la giustizia si era anche attivata contattando l’ufficio stampa del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, che tuttavia aveva preferito non pronunciarsi nel merito della questione. Poi, nel far presente che il movimento è sempre disponibile per essere convocato e ascoltato dalla autorità competenti in materia, Antonello De Pierro lancia un appello: “Noi siamo certi che si sia trattato di un errore commesso in buonafede, però pretendiamo maggiore attenzione in questi casi. Infatti, non vorremmo mai che nell’opinione pubblica possa diffondersi un senso di insicurezza e di abbandono, e ancor più ci auguriamo che nessuno possa mai pensare che sia stato il nome autorevole del colpevole, molto conosciuto nel territorio, a fungere da deterrente per il carabiniere. Non possiamo permettere che si pensi anche solo minimante una cosa simile – rimarca ancora il numero uno dell’Italia dei Diritti –, in quanto ciò non giova al prestigio dell’Arma, che ogni giorno si impegna alacremente nella protezione e nella salvaguardia dei cittadini, di tutti i cittadini, a prescindere da etnie, idiomi, razze, religioni. Fatti come questo della donna cingalese potrebbero ledere l’immagine intera della Benemerita e noi stessi, in quanto italiani, ci sentiremmo parte lesa”.
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Italia dei Diritti denuncia comportamento anomalo Carabinieri a Roma per furto subito da donna cingalese
La vittima, accompagnata presso la caserma dell’Arma dal presidente del movimento Antonello De Pierro, è stata invitata a presentare querela nonostante i presunti reati fossero perseguibili d’ufficio
Roma – 700 euro al mese per un monolocale di 25 metri quadrati nel quale vivere in 4-5 persone. Gli abusi riguardanti il prezzo e le condizioni degli affitti nei quartieri di Roma non fanno più notizia ormai. Specie quando gli inquilini sono migranti ed extracomunitari, come nel caso di una donna di 42 anni, originaria dello Sri Lanka e regolarmente in Italia, che, oltre alle disagevoli condizioni di cui sopra, racconta di essersi vista piombare in casa il proprietario dell’appartamento, il quale con l’ausilio di due energumeni assistenti, ha portato via dall’abitazione una rete e un materasso, quest’ultimo successivamente ritrovato in un cassonetto della spazzatura. Motivo: il locatore non vorrebbe letti nell’abitazione, ma solo divani letto, onde evitare, in caso di controlli delle forze dell’ordine, di dimostrare quante persone risiedono effettivamente nel medesimo stabile.
A difesa dei sui interessi violati, la badante cingalese si è rivolta all’Italia dei Diritti per segnalare questo spiacevole episodio. Il movimento nazionale per la tutela dei cittadini, nella persona del suo presidente Antonello De Pierro, l’ha accompagnata dai Carabinieri della stazione di Casal Palocco, nel XIII municipio, dove alla donna è stato suggerito di presentare una querela all’Autorità Giudiziaria. Così oltre al danno anche la beffa. Infatti, i reati di cui sarebbe stata vittima la signora dovrebbero essere perseguibili d’ufficio. Stando sempre a quanto da lei dichiarato sembrerebbero ravvisabili gli illeciti di violazione di domicilio, violenza privata, danneggiamento e furto in abitazione, tutti aggravati. Invece di invitare a sporgere una querela, che nel caso di una persona straniera dall’italiano incerto implicherebbe l’ausilio di un avvocato, cosa che la signora non può di certo permettersi, i Carabinieri avrebbero dovuto raccogliere la denuncia con l’obbligo di avviare l’azione penale, considerata la perseguibilità d’ufficio delle trasgressioni subite.
“Si tratta di un fatto che ci lascia molto perplessi – afferma sbigottito De Pierro –. Questa persona ha fatto bene a rivolgersi a noi ed è stata fortunata perché ora, grazie ai nostri avvocati, possiamo darle una mano. Infatti, provvederemo a sporgere la denuncia-querela per suo conto. Ma cosa accade a tutti quei cittadini stranieri che ogni giorno sono vittime di ingiustizie e poi si trovano a fare i conti con simili episodi? Probabilmente si arrendono e subiscono passivamente tanti soprusi, come avrebbe fatto anche la donna cingalese se non avesse trovato un valido sostegno nel nostro movimento”.
In relazione all’accaduto, l’Italia dei Diritti si è attivata contattando l’ufficio stampa del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, che tuttavia ha preferito non pronunciarsi nel merito. Su tutta la vicenda il leader dell’organizzazione extraparlamentare rimarca la sua netta contrarietà: “Queste cose non devono accadere – tuona piccato –. Esistono tanti balordi che ogni giorno si macchiano di gravissimi crimini e poi non vengono severamente puniti come meritano, perché la legge si rivela morbida nei loro confronti. Invece uno straniero regolare, onesto, lavoratore deve patire inqualificabili prevaricazioni senza che i principi basilari del nostro ordinamento giuridico provvedano a salvaguardare i suoi diritti più elementari, alla stregua di un qualsiasi cittadino italiano. Perciò – prosegue De Pierro –, il nostro appello ai Carabinieri e a tutte le forze di polizia è quello di essere più disponibili verso gli immigrati e di impegnarsi al fine di non lasciare impuniti tali reati, con il rischio che simili atteggiamenti superficiali possano far perdere credibilità alle forze dell’ordine, che invece tutti i giorni lottano strenuamente per garantire la sicurezza della comunità”.
Al monito lanciato dal numero uno dell’Italia dei Diritti fanno eco le parole di Antonino Lo Verde, viceresponsabile per l’Immigrazione del movimento: “La vicenda è una delle più classiche che quotidianamente accadono ai cittadini stranieri – dice –, i quali nutrono grande rispetto e fiducia per i rappresentanti delle forze dell’ordine, che in via teorica dovrebbero tutelare tutti, ma nei fatti, forse perché oberati di lavoro, forse perché impegnati in altre faccende, fanno rimbalzare da destra a sinistra gli immigrati che a loro si appellano”. Analizzando l’episodio Lo Verde fa notare che probabilmente si è trattato di “un caso di leggerezza e superficialità, poiché le forze dell’ordine sono preposte a garantire e difendere i diritti violati, pertanto non vi era motivo di suggerire alla donna dello Sri Lanka di querelare il suo locatore. In quei casi di rimpalli o di rinvii a presentarsi nei giorni seguenti sarebbe opportuno per le persone straniere insistere e pretendere di essere ascoltate”, chiosa convinto l’esponente del dipartimento Immigrazione dell’IdD.
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FESTIVAL DELLE ASSOCIAZIONI – SECONDA EDIZIONE “Per l’ambiente, per un’altra economia, per i diritti di tutti, contro ogni forma di razzismo”
COOPI Lazio, con il contributo della Provincia di Roma, in collaborazione con la Casa delle Associazioni, organizza dall’11 al 13 giugno presso il Parco Bergamini di Roma il “Festival delle Associazioni”. Il Festival, patrocinato da Provincia, Comune di Roma e Municipio V, co-promosso dal settimanale Carta e sponsorizzato da PrintDiscount è quest’anno alla sua seconda edizione. Pluralità e partecipazione: sono queste le parole chiave della rassegna che vedrà infatti l’adesione di moltissime realtà associative di Roma. La rassegna darà la possibilità al pubblico di approfondire e riflettere su alcuni dei temi più rilevanti della nostra quotidianità: ambiente, immigrazione, decrescita felice, donne.
Venerdì 11 “Pillole di decrescita” darà il via alla rassegna. La “decrescita felice” è un movimento in grande espansione di cui fanno parte numerosi esponenti del mondo della cultura e dell’economia, che propone validi e concreti metodi alternativi allo stile di vita consumistico cui siamo abituati.
Il Festival prosegue nella giornata di sabato 12 dedicata invece ai diritti migranti. La realtà multiculturale nella quale viviamo ci invita infatti ad andare oltre la narrazione mediatica del fenomeno. Approfondire un tema così complesso significa iniziare a percorrere le vie del confronto, dell’interscambio e del dialogo. Chi sono coloro che decidono di migrare? Perché scelgono l’Italia e quali sono i loro diritti?
“Il mondo delle donne” è l’ultima delle tre macro-aree affrontate dal Festival delle Associazioni. Insieme all’economia e al multiculturalismo, il ruolo della donna è ancora un argomento scottante, soprattutto nelle aree del Sud del Mondo. Per questo, domenica 13 nonché ultima giornata del Festival, saranno diversi gli interventi che affronteranno la tematica.
Ma il Festival delle Associazioni non offre solo approfondimento e spunti di riflessione. Costituisce anche un momento di svago dove i partecipanti potranno degustare deliziose cene multietniche, assistere a spettacoli teatrali e concerti e prendere parte a laboratori di autoproduzione.
“Il Festival nasce dalla sinergia tra diverse associazioni” – spiega Donatella Donato, Presidente di COOPI Lazio. “La rete esprime i valori che attraverso la rassegna intendiamo comunicare: pluralismo, dialogo e partecipazione. Il pubblico di riferimento saranno in particolare giovani e migranti, importanti interlocutori della nostra società. Tutti sono invitati a partecipare attivamente ai dibattiti e alle presentazioni. La creazione di un’identità condivisa è uno degli obiettivi principali della rassegna.”
Per info:
Michela Cordò – Responsabile sede COOPI Lazio tel. 06 8841537 – cell. 339 5698599
Donatella Donato – Presidente COOPI Lazio – cell. 3484741876
Ufficio stampa COOPI – 02 3085057int. 226 -
Studiare in Italia
Arrivare in Italia da un Paese straniero non significa necessariamente essere in cerca solo di lavoro: è in costante crescita il numero di stranieri, adolescenti e giovani, che preferiscono il nostro sistema scolastico e i nostri metodi educativi a quelli del paese di origine, in considerazione soprattutto del livello di approfondimento caratteristico dell’insegnamento italiano. Già del 2006 oltre 5000 erano gli studenti stranieri laureatisi in Italia, mentre nel 2008 gli alunni stranieri nelle scuole italiane hanno superato le 574mila unità, con una particolare concentrazione nella scuola dell’obbligo. Fenomeno a parte restano gli studenti di cosiddetta “seconda generazione”, ovvero quelli nati in Italia da famiglie non italiane ed iscritti di diritto ad una scuola italiana, che sono oltre 200mila. Il fenomeno degli alunni stranieri in classe è particolarmente sentito soprattutto nelle periferie delle grandi città, dove la concentrazione di famiglie di immigrati è particolarmente cresciuta negli ultimi mesi, scatenando le recenti polemiche in merito al tetto del 30% stabilito all’interno del pacchetto sicurezza per il numero di bambini stranieri ammissibile all’interno delle aule per il prossimo anno. Nessun limite per quanto riguarda le ammissioni all’universià, fatta eccezione per quei corsi a numero chiuso, per i quali gli atenei sono in grado di deidere il numero massimo di posti a disposizione per gli stranieri in piena autonomia e nel rispetto delle normative vigenti, nonchè del principio di non discriminazione. Restano in testa, fra le facoltà preferite nel nostro Paese, Medicina e Chirurgia, Giurisprudenza ed Architettura. Discorso a parte meritano i Corsi di italiano organizzati per gli stranieri e che tanta parte stanno assumendo nella formazione di immigrati e stranieri in attesa di misurarsi con le prime prove perla conquista del permesso di soggiorno a punti. Per chi vivesse a Napoli, è possibile visitare il sito http://www.immigratiestranieri.it/ita/index.php, all’interno del quale è possibile visitare un’apposita sezione “Studiare” per avere informazioni per i Corsi di italiano e contati per studiare in Italia (Scuola dell’obbligo, Università ecc…).
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Infortuni sul lavoro per gli immigrati
L’Italia condivide già da tempo con alcuni paesi europei il primato delle morti bianche, ovvero di incidenti ed infortuni sul lavoro. Il dato più inquietante è quello che emerge dalle ultime statistiche dell’Inail, e che riguarda i lavoratori stranieri in Italia. Nel 2008 sono stati il 2% in più rispetto all’anno precedente. Lo dicono i dati pubblicati dall’Inail. Secondo cui il 16,4% degli incidenti ha interessato un immigrato, con un’incidenza media che oscilla tra il 12,3% delle donne e il 18,1% degli uomini. In totale sono stati 143mila gli infortuni sul lavoro che hanno colpito i nati all’estero: il 15,1% in più rispetto al 2005. I casi mortali sono stati, invece, 189. Le differenze sono più evidenti a livello territoriale. Oltre il 57% delle denunce relative a questa categoria di lavoratori si concentra, infatti, in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Le tre regioni sono al primo posto anche per quanto riguarda i decessi, con il 49,2% dei casi registrati contro il 36% della media nazionale. La distanza tra Nord e Sud è estremamente evidente se si considera la percentuale di infortuni, che sono stati denunciati, di immigrati rispetto al totale. L’incidenza oscilla infatti tra i 4-5 punti percentuali del Mezzogiorno e i 29-30 del Nord. In particolare, al primo posto si colloca il Friuli Venezia Giulia, dove un infortunio su quattro riguarda un lavoratore nato all’estero, con punta massima a Pordenone. In Italia, per assumere lavoratori extracomunitari residenti all’estero bisogna presentare una domanda di nulla osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione della provincia nell’ambito delle quote previste dall’apposito “decreto-flussi”. In caso di un nuovo contratto di soggiorno subordinato tra lo straniero regolarmente soggiornante e un datore di lavoro che si sostituisce o si aggiunge al primo le parti devono scrivere e sottoscrivere autonomamente il contratto di soggiorno sull’apposita modulistica e inviarlo con raccomandata postale A/R, allo Sportello unico che provvederà a restituire la ricevuta di ritorno timbrata. Le regole per assumere un lavoratore straniero in Italia si sono da alcuni mesi inasprite allo scopo di regolarizzare il fenomeno delle assunzioni e di rendere più sicuri sia i datori che i lavoratori stessi, proprio in conseguenza dei dati provenienti dall’Inail, da tempo attesi. Lo straniero che volesse cercare lavoro in Italia può tranquillamente rivolgersi al Centro per l’impiego della città. E’ bene ricordare che il possesso di un regolare contratto di lavoro è condizione fondamentale per avere diritto al permesso di soggiorno. Irrobustire l’impianto delle regole e della normativa dovrebbe innescare un meccanismo virtuoso che limiti il fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento della manovalanza straniera. Lavorare in Italia
http://www.radiosound95.it/news/news.php?news=25284
http://www.immigratiestranieri.it/ita/news_list.php?table=lavorare&ideti=3
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Ddl sicurezza ed epidemie, i medici confermano la tesi di De Pierro
Roma – Dopo l’allarme lanciato alcuni mesi fa da Antonello De Pierro sul rischio epidemie causato dall’art. 39 dell’ultimo Ddl sicurezza, la voce autorevole di Enrico Bartolini, presidente dell’ordine dei medici di Genova, dà l’ennesima conferma circa l’ipotesi che gli extracomunitari possano decidere di non andare più dal dottore, anche se gravemente malati, per non incorrere in denunce. Contro quel decreto l’ordine dei medici di Genova ha diramato ieri un comunicato di poche righe in cui si afferma “l’obbligo deontologico di prestare la propria opera a favore di qualsiasi individuo, indipendentemente dallo stato giuridico e senza violare il segreto professionale”. Un vuoto normativo, quello determinato dalla facoltà dei i medici di denunciare un malato extracomunitario, che si scontra con la deontologia professionale che impone di curare le persone senza mai far loro del male. “Ciò significa – ha dichiarato Marco Comaschi, direttore del dipartimento di emergenza del San Martino – che non possiamo denunciare i clandestini in quanto la nostra deontologia professionale è più importante di qualsiasi legge”.
“Il provvedimento in questione – aveva dichiarato De Pierro non più tardi di tre mesi fa – ha, a mio avviso, una duplice ritorsione. Da un lato la paura scaturita da un’eventuale denuncia porterebbe gli extracomunitari a non curarsi; e in questo caso potremmo tranquillamente parlare di omicidio di Stato. D’altro canto si tratta di un disegno di legge che ha una forte ripercussione a livello sociale poiché genera una diffusione di patologie che possono avere conseguenze davvero dannose come l’insorgere di epidemie. E’ necessario – conclude il presidente dell’Italia dei Diritti – ritirare un Ddl che oltre a essere la manifestazione dell’incoscienza di un governo che non riesce a comprendere la propria incapacità attuativa, ha delle ripercussioni sulle quali si è cercato di stendere il velo pietoso dell’omertà.