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  • “Omissioni vigili Ostia a favore di persone vicine a clan”, s’incatena al Comando Generale


    Ancora una clamorosa protesta per la 73enne preside coraggio Lucia Salvati, che da tempo chiede verità e giustizia per una vicenda che vede coinvolti pezzi deviati delle istituzioni, i quali hanno coperto soggetti in rapporti con la mafia. Vessata anche da alcuni vigili e minacciata di morte da un noto esponente malavitoso accompagnato dai vicini di casa che aveva denunciato

    Roma – Non si placa la tenace protesta di Lucia Salvati, l’anziana ex preside che, ormai da tempo, sta denunciando una triste storia di omissioni e falsi da parte di alcuni vigili urbani e dipendenti dell’ufficio tecnico di Ostia, per coprire una serie di abusi edilizi perpetrati dai vicini ai suoi danni. Questa volta si è presentata in catene presso il Comando Generale della Polizia Locale di Roma Capitale, dove ha chiesto di essere ricevuta dal comandante Raffaele Clemente, che era assente ed è stata perciò ascoltata da vari vigili appartenenti alla segreteria, a cui ha raccontato la sua triste vicenda storia.

    La pensionata 73enne aveva presentato un esposto, credendo di trovarsi in un paese normale dove chi ha il compito e l’obbligo di accertare avrebbe naturalmente perseguito gli abusi commessi. Niente di tutto questo.

    I vigili sollecitati – afferma la Salvati -, non solo hanno fatto finta di non vedere, e chiunque può agevolmente riscontrare, addirittura in alcuni casi ictu oculi, gli illeciti posti in essere, ma addirittura hanno perseguitato me e la mia famiglia con una serie interminabile di vessazioni, recandosi quasi quotidianamente presso la nostra abitazione con motivazioni di controllo rivelatesi sempre infondate, finanche per verificare il trattamento riservato al nostro cane, fino a denunciarci per inesistenti abusi edilizi, che probabilmente regnavano solamente nella loro fantasia in un progetto intimidatorio artatamente congegnato, visto che il procedimento si è concluso con un’assoluzione perché “il fatto non sussiste”,mentre avevano disinvoltamente dichiarato di aver sottoposto a controllo la parte immobiliare dove gli abusi e gli illeciti erano presenti davvero e di aver riscontrato tutto regolare. Sono a disposizione di chiunque voglia seriamente accertare quanto sia falso ciò che è stato attestato. Solo chi possiede un senso di impunità assoluta può spingersi a questo”.

    E i miei vicini non si sono fermati a questo – continua -. Si sono presentati a minacciarci di morte sotto casa con un noto boss mafioso, accompagnato da loro in macchina. Per le identiche minacce da parte della stessa persona la giornalista Federica Angeli di Repubblica si trova a vivere sotto scorta. Salvo poi denunciare noi con dichiarazioni che sfiorano il ridicolo e che nessuno ha pensato di verificare seriamente. Vista la pericolosità del soggetto, mio figlio, i signori hanno fatto nascondere il boss tutto impaurito nella loro autovettura. E ancora non si sono sentiti ridicoli a denunciare, un mese dopo quest’episodio, un’inventata aggressione addirittura con armi, da parte di mio figlio, che sarebbe avvenuta un anno e mezzo prima. Non ci crederebbe neanche un bambino che, di fronte a una cosa del genere, nessuno abbia pensato di interessare le forze dell’ordine e che qualcuno possa attendere addirittura un anno e mezzo prima di denunciare. Io personalmente, mi sarei barricata in casa, e se non fossi stata colta prima da infarto, avrei chiamato immediatamente il 113. I miei vicini hanno potuto permettersi anche questo e qualcuno li ha anche considerati credibili. Ho servito lo stato per 42 anni di onorata carriera, prima come insegnante e poi come dirigente scolastico, e ho insegnato che viviamo in uno stato di diritto, ma forse, alla luce di questi fatti, mi sbagliavo. C’è qualcosa che devia da tale concetto in un tessuto sociale dove, per colpa di cellule deviate delle istituzioni, i delinquenti diventano vittime e le vittime delinquenti. Il crimine istituzionalizzato è più odioso e subdolo di quello propriamente detto. C’è qualcosa che stride fortemente quando le istituzioni si trovano a proteggere i crimini di persone in rapporti con esponenti di un clan. E in questo caso, in primis alcuni vigili, ma anche altri, e chiunque sapeva e ha taciuto e ancora tace, hanno fatto proprio questo. E lo affermo senza tema di smentita. Basta entrare nell’immobile in questione, dove tra l’altro con varie motivazioni non è stato mai permesso di entrare, nemmeno in sede di espletamento peritale ordinato in seguito a ricorsi giurisdizionali, per verificare e accertare ciò che dico. Venga a verificare di persona il sindaco Marino, che è venuto a Ostia a gridare ai quattro venti la sua ferma posizione nella lotta alla criminalità organizzata, ha notato la mia protesta in catene nella sala del consiglio municipale, ha detto che mi avrebbe invitata in Campidoglio, ma ancora sto aspettando, ed è passato quasi un anno. Forse le coperture istituzionali a persone in rapporti con quel clan che ha dichiarato di voler combattere non rientrano nella lotta alla criminalità? Di una cosa sono certa, non mi fermerò e continuerò la mia protesta per portare alla luce, agli occhi dell’opinione pubblica i fatti gravissimi che denuncio, fino a quando non sarà accertata la verità e avrò ottenuto giustizia, nonostante l’atteggiamento omertoso delle istituzioni e la censura di alcuni organi mediatici, che viene opposta. La mia dignità e quella della mia famiglia deve essere restituita a chi la deteneva legittimamente, come uno dei miei figli, che è stato definito, in una costituzione di parte civile, un “soggetto potenzialmente molto pericoloso, in quanto esperto di arti marziali” e accusato di aver colpito con un colpo di “carate”, scritto con la c e non con la k, la signora della coppia dei vicini. Peccato che lo stesso figlio non abbia mai messo piede in una palestra e sia affetto da una grave patologia invalidante alla colonna vertebrale. Ebbene quei vicini in rapporti con un clan mafioso, tanto da essere in grado di accompagnarne il capo in automobile a minacciarci di morte, non hanno perso mai occasione per dichiarare di essere impauriti dai miei figli, e per convincere riescono a esternare dichiarazioni ai limiti del grottesco. E pensare che c’è anche chi è capace di credere, o magari far finta, a certe assurdità”.

  • In catene in Procura contro omissioni istituzionali a Ostia a favore di persone vicine a un clan

    L’anziana preside Lucia Salvati ha manifestato ancora per portare alla luce l’incredibile vicenda che la vede coinvolta, chiedendo di parlare col procuratore capo Giuseppe Pignatone

    Roma – Continua la protesta di Lucia Salvati, l’ex preside in pensione che aveva già manifestato mesi fa in catene davanti all’Ufficio del Giudice di Pace e nella sala consiliare del Municipio di Ostia, alla presenza del sindaco Marino, in occasione dell’assemblea per l’emergenza criminalità sul litorale, denunciando vessazioni subite e omissioni commesse da parte di alcuni appartenenti alle istituzioni del X Municipio, in primis alcuni vigili urbani e dipendenti del locale ufficio tecnico, per coprire i vicini di casa, contro i quali aveva presentato un esposto per abusi edilizi ai suoi danni, e che, per costringerla a desistere dal chiedere i suoi diritti, non avevano esitato a presentarsi per minacciarla davanti casa con un noto esponente di un clan malavitoso, la cui caratura criminale è emersa in tutta la sua pienezza a seguito dell’inchiesta condotta contro le associazioni mafiose di Ostia, in cui è stato indicato come il capo del clan stesso e mandante di due omicidi.

    La donna, al centro di una vicenda kafkiana che ha coinvolto anche i suoi due figli, questa volta, come aveva già annunciato, si è presentata incatenata all’ingresso del Tribunale di Roma, chiedendo di parlare con il procuratore capo Giuseppe Pignatone, nel quale ripone la massima fiducia. Alla fine l’incontro con Pignatone non c’è stato, ma ha avuto modo di incontrare due uomini della polizia giudiziaria della procura, a cui ha raccontato, con dovizia di particolari e con l’esplicitazione di una consistente mole di ipotesi criminose, la sua assurda storia, che l’ha sfiancata fisicamente ed economicamente. La Salvati, che non ha alcuna intenzione di desistere dalla lotta intrapresa per far emergere la sua incredibile vicenda, che “in uno stato di diritto non avrebbe motivo di esistere, ma che, invece, grazie ai comportamenti omissivi di alcune cellule deviate delle istituzioni si è trasformata in un’odissea dove i delinquenti sono diventati vittime e le persone per bene delinquenti, grazie a chi ha coperto soggetti in rapporti con un clan malavitoso”.”

    Basta fare un sopralluogo in loco – ha spiegato l’anziana preside – e leggere attentamente le carte per comprendere immediatamente ciò che è successo. Continuerò a protestare affinché gli organi competenti facciano luce e puniscano quei comportamenti illegali che denuncio da tempo, ma che per coprire non si è esitato a muovere accuse inventate contro la mia famiglia, traendo a volte in inganno anche i giudici chiamati a decidere, anche se fortunatamente in alcune circostanze qualche magistrato particolarmente attento ha rilevato le false accuse limitando i danni di una storia che ha seriamente minato la serenità della vita mia e della mia famiglia. Abbatterò quel muro di omertà istituzionale che si è creato intorno all’intera vicenda e quella coltre censoria che alcuni media inspiegabilmente hanno opposto finora. Le mie proteste continueranno in forma sempre più eclatante, anche presso le sedi di quegli organi di stampa che finora hanno ignorato la notizia. Hanno provato di tutto per farci desistere dal denunciare gli abusi commessi. Dalle denunce per inesistenti abusi edilizi da parte di alcuni vigili urbani, o più precisamente vigilesse, corredate di dichiarazioni false in merito alla regolarità dei lavori eseguiti da coloro che avevo denunciato, alle intimidazioni dei vicini da me denunciati in compagnia di un noto esponente malavitoso, indicato da inquirenti e media a capo di un clan mafioso. E proprio per distogliere l’attenzione da quest’ultimo episodio, di tale gravità, non hanno esitato a farci piovere addosso, a iniziare dal mese successivo, denunce di ogni tipo, assolutamente inventate, che spesso, come già detto, hanno tratto in inganno anche alcuni giudici, con l’utilizzo di affermazioni che viaggiano tra il surreale e il tragicomico. Si parla addirittura di minacce di morte con l’utilizzo di armi, collocate temporalmente addirittura un anno e mezzo prima. Se hanno sentito il bisogno di denunciare solo dopo così tanto tempo, la paura deve essere stata veramente tanta! Io personalmente, e credo chiunque capace di intendere e di volere, mi sarei barricata in casa e avrei immediatamente allertato le forze dell’ordine. Oppure, in relazione all’episodio dell’intimidazione con il capo del clan, quest’ ultimo sarebbe rimasto talmente impaurito dalla presenza di mio figlio che, ‘vista la pericolosità del soggetto’, sarebbero stati costretti a farlo nascondere dentro la loro autovettura. O ancora, riferendosi all’altro mio figlio, l’hanno definito ‘soggetto molto pericoloso, in quanto esperto di arti marziali’. Peccato che questi non abbia mai messo piede in una palestra e per di più è affetto da serie patologie alla colonna vertebrale. Se chi ha scritto non si è sentito ridicolo, spero che le istituzioni deputate affrontino finalmente tutta la vicenda con attenzione, per ridare a me serenità e fiducia nelle istituzioni, che ho rappresentato fedelmente per 42 anni, e perseguano le condotte di chi finora ha potuto bellamente fare e dire ciò che ha voluto, con la certezza di godere, come più volte anche dichiarato a mo’ di vanto, di varie protezioni. Confido nella presenza a Roma del procuratore Pignatone e del suo pool, a cui aggrappo la mia speranza di far emergere la verità e ottenere giustizia”.

  • Si incatena all’Ansa, “i vigili di Ostia hanno coperto persone vicine a un clan”


    L’anziana ex preside Lucia Salvati ha protestato per una storia di vessazioni subite dopo aver chiesto i suoi diritti con un esposto per abusi edilizi: “Da allora è iniziato un calvario con coperture da parte delle istituzioni, in particolar modo di appartenenti ai vigili urbani e all’Ufficio Tecnico, che mi hanno distrutto. Non mi fermerò. Protesterò fino a quando non verrà alla luce la verità e otterrò giustizia”

    Roma – E’ tornata a incatenarsi la 73enne preside in pensione, che già in passato aveva manifestato allo stesso modo, anche di fronte al sindaco Ignazio Marino, per denunciare una lunga serie di omissioni e abusi posti in essere nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia da parte di alcuni vigili urbani e dipendenti dell’Ufficio Tecnico di Ostia. Questa volta l’ha fatto davanti alla sede dell’Ansa di Roma, in quella che definisce la prima di una nuova lunga serie che la vedrà coinvolta in altre proteste nei pressi di sedi istituzionali, come ha già fatto in passato, ma questa volta soprattutto presso sedi di organi di stampa, affinché l’assurda vicenda venga alla luce. Il tutto è iniziato nel 2005, dopo un esposto contro i suoi vicini, per degli abusi edilizi.

    Le istituzioni hanno distrutto la mia vita e quella dei miei figli – ha dichiarato la Salvati -. Ci hanno rubato parte del passato, il presente e forse anche il futuro, se non riuscirò a ottenere giustizia. Il tutto per coprire persone in rapporti con il clan Spada di Ostia. Infatti i miei vicini in passato si sono anche presentati sotto casa a minacciare di morte me e i miei figli con un noto esponente del clan. Ho scritto al presidente del Municipio, al difensore civico, alla procura, dopo aver interessato i vigili urbani e l’Ufficio Tecnico, senza avere avuto alcuna risposta da nessuno. Anzi l’unico risultato sono state numerose denunce contro la mia famiglia. I vigili addirittura denunciarono me per inesistenti abusi edilizi, da cui fui assolta con formula piena, e asserirono di aver già sottoposto a controlli la parte da me denunciata e tutto era risultato regolare. Assolutamente falso. Basta fare un’indagine neanche tanto accurata e studiare le carte per rendersene conto. Sono a disposizione di chiunque voglia verificare di persona per dimostrare ciò che affermo e mi auguro che quei tanti giornalisti con la schiena dritta e propugnatori della libera informazione si facciano carico di sollevare il velo di omertà che finora ha coperto l’intera vicenda e mettere a fuoco la verità dei fatti. Tutto ciò per ottenere quella giustizia che dovrebbe essere normale per chi vive in uno stato di diritto e che cerco da nove anni. Finora c’è chi, facendosi scudo del potere conferitogli da un ruolo istituzionale, ha coperto persone vicine ai clan. Questi individui non possono far parte delle istituzioni e mi auguro che finalmente la magistratura si attivi in tal senso per punire chi sta distruggendo la mia esistenza”.

  • Denuncia gravi irregolarità X Municipio e viene minacciata da boss Spada, Marino la invita in Campidoglio


    La preside in pensione Lucia Salvati ha protestato in catene a Ostia:”Mi rivolsi a vigili e Ufficio Tecnico per far bloccare alcuni abusi edilizi ai miei danni, ma iniziarono ritorsioni da parte di questi per farmi desistere mentre i reati evidenziati sono rimasti impuniti per le coperture messe in atto. I miei vicini portarono anche Armando Spada sotto casa per minacciarmi”

    Roma – Una pensionata di 72 anni, Lucia Salvati, che nelle settimane scorse ha denunciato gravi irregolarità nel funzionamento degli uffici tecnici di Ostia, sarà ricevuta nei prossimi giorni in Campidoglio.

    Salvati, ex preside, ha protestato stamani con una catena addosso davanti al X Municipio in occasione della visita del sindaco Ignazio Marino a seguito dell’allarme criminalità. Il sindaco non ha potuto incontrarla stamani, ma la pensionata sarà ricevuta presto in Comune, secondo quanto si apprende.

    Salvati denunciò nel 2005 un abuso edilizio dei vicini di casa all’Infernetto, dove abita da molti anni, e da lì iniziò una vicenda di ricorsi, querele e controquerele che ha visto coinvolti anche i due figli della donna. Alcuni anni fa il boss Armando Spada dell’omonimo clan – coinvolto nell’operazione della polizia di alcuni giorni fa – si presentò sotto casa della ex preside per minacciare lei e i figli e indurli a ritirare l’esposto contro i vicini, secondo quanto denunciato. Il figlio minore della Salvati raccontò di essere stato aggredito da Spada con un bastone, ma in seguito furono i vicini a denunciare lui e il fratello per minacce. E Spada venne citato come testimone.

  • Minacce da clan Spada per aver denunciato abuso edilizio a Ostia


    L’anziana ex preside Lucia Salvati, 72 anni, oltre a “essere stata vessata da alcuni vigili urbani e dipendenti dell’Ufficio Tecnico, nel tentativo di coprire gli abusi” da lei portati alla luce, ricevette anche un’intimidazione da parte di un esponente del clan Spada, accompagnato sul posto dai vicini di casa denunciati

    Lucia Salvati

    Roma – “Otto anni fa denunciai un abuso edilizio compiuto dai miei vicini e a gennaio del 2007 mi sono ritrovata un esponente del clan Spada al cancello di casa mia con un bastone, a minacciarmi perché ritirassi l’esposto”.

    A parlare è Lucia Salvati, 72 anni, dirigente scolastica in pensione residente all’Infernetto, nel giorno dell’operazione di polizia sul litorale romano contro la famiglia criminale Spada. L’anziana otto giorni fa si è presentata con delle catene addosso all’ufficio del Giudice di pace di Ostia per denunciare la presunta storia di malagiustizia di cui si ritiene vittima. Da quell’esposto di otto anni fa contro i vicini si é sviluppata una vicenda giudiziaria lunghissima, con ricorsi e controdenunce che hanno coinvolto anche i figli della donna. “Quel giorno del 2007 un esponente del clan Spada arrivò e iniziò a colpire il cancello con un bastone, minacciando me e i miei figli di ritorsioni se non avessimo ritirato l’esposto contro i vicini – racconta la signora Salvati – Alla fine sono stati loro a denunciare noi per minacce, accuse del tutto inventate. E hanno chiamato Spada come testimone. Le cose sul litorale romano vanno così…”. La preside in pensione ha annunciato una nuova protesta nei prossimi giorni al Tribunale di Roma, che ha ereditato le cause dopo la chiusura di quello di Ostia.

  • “Dopo un esposto per abusi edilizi vessata dalle istituzioni per 8 anni”. Anziana preside in catene al Tribunale di Ostia


    Invece della giustizia agognata Lucia Salvati, 72 anni, è piombata in un un incubo. Ora chiede che la magistratura faccia finalmente il suo dovere contro chi “invece di sanzionare gli illeciti mi ha perseguitato con accuse inventate per farmi desistere”

    Lucia Salvati

    Roma – Una preside in pensione, Lucia Salvati, 72 anni, si è presentata stamani con delle catene e un lucchetto sopra il vestito all’ufficio del Giudice di pace a Ostia per denunciare di essere vittima di un presunto caso di ‘malagiustizia’.

    La donna, che abita all’Infernetto, ha presentato 8 anni fa un esposto su un abuso edilizio commesso ai suoi danni, accusando i vicini di casa. Da lì, secondo il racconto di Salvati, “una storia kafkiana di denunce, controdenunce, ricorsi, procedimenti penali e civili con la controparte” – una coppia di alcuni anni più giovane della donna -, che ha coinvolto anche i due figli dell’ex professoressa. “Chiedevo di verificare e sanzionare l’abuso edilizio e mi sono ritrovata a spendere la vita in processi, con danni economici e alla mia salute fisica e psichica enormi – ha raccontato Salvati, andata in pensione come dirigente scolastico -. Chiedo che i vigili urbani, gli uffici tecnici del Municipio, la magistratura facciano finalmente il loro dovere, come non hanno fatto in questi anni”. La donna ha annunciato altri ‘incatenamenti’ nei prossimi giorni, anche davanti al Tribunale di Roma, dove i procedimenti giudiziari saranno trasferiti a seguito della chiusura del Tribunale di Ostia

  • Antonello De Pierro assessore alla Sicurezza di Roma Capitale


    La proposta, già sussurrata da alcuni rumors circolati nell’ambiente politico, viene avanzata a Ignazio Marino dal movimento Italia dei Diritti, di cui lo stesso De Pierro è presidente

    Roma – Nella concitata e frenetica congiuntura della formazione della squadra di assessori che andranno a costituire la giunta del neoeletto sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino, da qualche giorno vari rumors, che si rincorrono nei corridoi su cui affacciano le stanze decisionali, sussurrano, per la carica di assessore alla Sicurezza, il nome di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti e massimo emblema della lotta alla corruzione capitolina, che aveva ritirato la sua candidatura alle primarie proprio per sostenere il chirurgo-politico.

    Nella ridda di sussurri si inserisce con determinazione la proposta ufficiale del movimento facente capo a De Pierro, che si stringe intorno al suo presidente e chiede a gran voce a Marino la sua nomina nella costituenda compagine.

    Di fatto, il leader dell’Italia dei Diritti, che attualmente figura al 34esimo posto nella classifica ufficiale dei politici italiani più amati su Facebook, con un trend di crescita che da qualche settimana oscilla permanentemente tra il 1° e il 3° posto, superando negli ultimissimi giorni lo stesso Marino, da anni combatte a favore della sicurezza dei cittadini e contro la corruzione dei vigili urbani capitolini e dei dipendenti degli uffici tecnici.

    Infatti secondo il numero uno del movimento nazionale “non si può garantire la sicurezza dei corpi collettivi se non si perseguono quelle cellule deviate negli organi istituzionalmente deputati a questo scopo, che si dedicano a pratiche illecite”. A tal fine da anni propone la rotazione intermunicipale dei dipendenti appartenenti a quei comparti lavorativi, che nonostante la condivisione e l’approvazione, il sindaco Alemanno non ha poi attuato, lasciando di fatto inevase quelle istanze dalle quali, secondo De Pierro, non si può prescindere per assicurare legalità e trasparenza nell’espletamento delle funzioni amministrative, in ossequio all’art. 97 della Carta costituzionale.

    E’ per questo che l’organizzazione extraparlamentare, auspicando che il nuovo sindaco si mostri sensibile a questo tema, insiste per la nomina del suo presidente allo scranno più alto dell’Assessorato alla Sicurezza, e già prevede in tal caso una netta inversione di rotta nelle pratiche del malaffare, che da troppo tempo ormai proliferano nel sottobosco della macchina amministrativa capitolina, danneggiando l’immagine stessa della città, quella maggioranza di dipendenti onesti e ligi al dovere e soprattutto quei cittadini che hanno la sfortuna di dover subire, loro malgrado, l’arroganza di chi esercita il potere attribuitogli ex lege, a uso e consumo proprio e degli amici degli amici, invece di renderlo espressione del buon servizio reso alla collettività.

    Il movimento Italia dei Diritti avvierà una petizione e aprirà una pagina Facebook per il sostegno alla nomina di cui si fa promotore, auspicando un dialogo costruttivo con Marino.


  • De Pierro, ecco perché non mi sono candidato a sindaco di Roma


    Il presidente dell’Italia dei Diritti, che ha sostenuto Ignazio Marino, spiega le ragioni del cambio di rotta rispetto a quanto annunciato mesi fa dichiarando di essere scettico sulla presenza del partito socialista in coalizione

    Antonello De Pierro

    Roma – Aveva annunciato mesi fa la sua candidatura alla carica di sindaco di Roma Capitale, passando per le primarie del Centrosinistra, e aveva iniziato un duro lavoro preparatorio per perseguire l’obiettivo auspicato, ma alla fine ha deciso di non candidarsi e di sostenere Ignazio Marino.

    Infatti, Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, è in prima linea nel sostegno al grande chirurgo che sta correndo per il massimo scranno del Campidoglio e ha scelto di spiegare la sua scelta rinunciataria: “Quando ho preso la decisione di tentare la scalata al Campidoglio, pur essendo trascorso un lasso di tempo piuttosto breve, il panorama politico era in gran parte diverso rispetto ad oggi. Da allora, e parliamo di settembre scorso, abbiamo assistito ad uno sconvolgimento rilevante dell’assetto e degli equilibri partitici, soprattutto con la quasi estinzione dell’Italia dei Valori, partito a cui noi dell’Italia dei Diritti facevamo molto riferimento, e al cui declino, paradossalmente proprio io ho in parte contribuito, col ruolo avuto, che rivendico orgogliosamente, nella vicenda che ha portato allo smascheramento delle condotte quantomeno poco etiche di Vincenzo Maruccio. L’operazione che avevamo in mente di concretizzare era molto simile a quelle che hanno portato alla vittoria di Luigi de Magistris a Napoli e di Leoluca Orlando a Palermo, e per realizzarla contavamo sul sostegno proprio dell’Idv, oltre che a quello di Sel, della Federazione della Sinistra e dei Verdi Ecologisti. E’ logico che con la caduta del partito di Antonio Di Pietro, che avrebbe dovuto essere il pilastro dell’iniziativa, si è sgretolato inevitabilmente tutto l’impianto progettuale”.

    Poi il leader dell’Italia dei Diritti, che attualmente figura al 40esimo posto nella classifica ufficiale dei politici più amati su Facebook, con un trend di crescita che da un mese oscilla permanentemente tra il 3° e il 5° posto, avanza una piccola critica alle primarie a cui avrebbe dovuto partecipare: “Se fossi stato in gara sarei stato molto polemico su come sono state impostate le consultazioni selettive per la scelta del candidato sindaco. Infatti non comprendo perché debbano essere connotate come ‘Primarie del Pd’ e non della coalizione”.

    De Pierro, che in questi mesi è passato anche per una soddisfacente candidatura al Senato nelle liste di Centro Democratico nel collegio molisano, a seguito di un accordo siglato con la formazione di Donadi, Formisano e Tabacci, spiega la scelta da parte del movimento di sostenere Marino, anche se con qualche riserva per la presenza dei socialisti in coalizione: “Alla luce della riduzione del flusso consensuale su cui contavo alle primarie avevo deciso comunque di non proseguire nel progetto della mia candidatura a sindaco e quando ho saputo della presenza di Ignazio Marino tra candidati non ho avuto più dubbi, sarebbe stato lui il nostro candidato. Ed ora, superate le Primarie, anche grazie al nostro contributo, stiamo lavorando per giungere alla vittoria finale del centrosinistra con colui che riteniamo essere il più valido rappresentante della coalizione per indossare la fascia tricolore. Però non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro scetticismo per la presenza del Psi in coalizione, e non certo per fattori ideologici o per la presenza nel partito di persone non gradite, anzi l’attuale capogruppo alla Regione Lazio Oscar Tortosa è un nostro validissimo e commendevole esponente, abbiamo sostenuto fortemente la sua elezione e gode di tutta la nostra stima e fiducia. Le ragioni dei nostri dubbi affondano le loro radici nell’incapacità gestionale e organizzativa della dirigenza locale del partito, che già temevamo da tempo e che si è palesata in tutta la sua interezza in occasione della presentazione delle liste per il Comune di Roma Capitale. Basti pensare al fatto che nei Municipi sono state presentate solo quattro liste su quindici e, per giunta, di gran lunga ridotte nei componenti. Addirittura nel X (ex XIII) Municipio si è sfiorato il ridicolo quando da una lista di diciotto persone (la lista completa è di 24) è stata esclusa senza motivo una donna, con il risultato definitivo di un elenco votabile di 17 candidati e con buona pace delle pari opportunità e delle quote rosa. A nostro avviso ciò arreca un danno inestimabile in afferenza ai consensi e penalizza l’intera coalizione e naturalmente il partito stesso che fu, suona un po’ strano, di Pertini e di Nenni. Auspichiamo in merito un intervento deciso e risolutivo da parte del segretario generale Riccardo Nencini, a cui stiamo valutando la possibilità di chiedere un incontro”.

  • Antonello De Pierro annuncia candidatura a sindaco di Roma Capitale


    Il presidente dell’Italia dei Diritti ha sciolto ogni riserva e parteciperà alle eventuali primarie del centrosinistra contando sui voti dell’Italia dei Valori e di Sel

    Roma – Ormai è ufficiale: Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, si candiderà alla carica di sindaco di Roma Capitale in occasione delle prossime elezioni amministrative del 2013.

    La notizia era già nell’aria da tempo, ma De Pierro non aveva ancora sciolto le numerose riserve personali, nonostante da più parti gli giungessero, sempre più numerose, manifestazioni incoraggianti di sostegno in tal senso, da cittadini ormai esasperati dallo strapotere di politicanti e gerontocrati che hanno occupato gli apparati istituzionali, diventati il più delle volte meta per spregiudicati affaristi, che coltivano all’ombra della politica i loro interessi personali, piuttosto che centri di servizio sociale per la collettività.

    E’ lo stesso leader dell’Idd a spiegare le motivazioni che hanno portato a questa svolta decisionale: “Abbiamo assistito impotenti, in questi ultimi anni, alla disastrosa gestione amministrativa della giunta (o meglio delle giunte) Alemanno, con una città che sta pagando un duro prezzo all’insipienza politica di queste persone. Ma nonostante i numerosi scandali che hanno bersagliato implacabilmente il povero, e credo incolpevole, Sindaco, vogliamo concedere l’alibi a questi amministratori dell’errore e non della dolosità, che tra l’altro non spetta a noi giudicare, e attribuire loro un’incapacità operativa disarmante.

    Per quanto riguarda Alemanno, la non colpevolezza diretta che sentiamo di riconoscergli in afferenza agli scandali, non lo assolve certo dalla piena responsabilità politica di aver operato delle scelte collaborative dilettantistiche, che dovrebbero suggerirgli di dedicarsi, magari con successo, ad altra attività, liberando i cittadini dalla sua pressoché inutile presenza nel panorama politico.

    Sono molti mesi che ricevo da ogni parte sollecitazioni e inviti a candidarmi alla carica di sindaco a Roma, e di trascinare in campo quel concentrato di onestà, legalità e trasparenza, che contraddistingue le coscienze soggettive di tutti gli esponenti dell’Italia dei Diritti. Ebbene non potevo deludere siffatte aspettative e ho preso la decisione, per portare nella competizione, ed eventualmente alla guida della città, un forte vento di rinnovamento, stavolta reale e non solo nascosto nella retorica dei proclami elettoralistici di gran parte della nomenclatura che ha rappresentato finora la vita politica nella Capitale.

    La nostra sfida inizia dalla legalità, soprattutto negli stessi apparati comunali, che in alcuni comparti le corruttele e le connivenze hanno ridotto al lumicino. Non si può parlare di sicurezza se non si educa verso il rispetto delle regole chi dovrebbe farle rispettare. E’ chiaro, in questo caso, che mi riferisco alle battaglie portate avanti con decisione dal nostro movimento contro i numerosi comportamenti omissivi e i favoritismi da parte di alcune cellule deviate dei vigili urbani e dei dipendenti degli uffici tecnici comunali, con concrete proposte per arginare il fenomeno, che il sindaco Alemanno ha finto di recepire e di condividere, lasciando poi tutto invariato.

    I cittadini romani, e soprattutto chi delinque sfruttando a proprio e altrui vantaggio posizioni professionali favorevoli, devono sapere che con noi, in tal senso, vigerebbe la tolleranza zero, con vigorosa attività preventiva e, se necessario, repressiva all’insegna dell’esemplarità.

    La gente comune, i più deboli, sarebbero altamente tutelati dall’arroganza di pochi eletti, che con sprezzo della legalità, agitano impunemente lo scettro del potere.

    La nostra sfida si sostanzia inoltre nella promozione culturale, soprattutto nelle periferie, settore che è stato mortificato da persone incapaci di valorizzarlo.

    Soprattutto l’obiettivo da perseguire è quello di una città che risponda totalmente alle esigenze dei cittadini e combatta i privilegi di pochi.

    Sappiamo che la nostra linea non farà piacere ad una certa classe politica ancorata saldamente ai benefici, che cercherà di boicottarci in ogni modo.

    A noi poco importa, a noi interessa il benessere dei corpi collettivi e non certo di un manipolo di politicanti che deve aver scambiato gli scranni istituzionali come la meta di spregiudicati affaristi.

    Perciò, se i cittadini riusciranno, nonostante i boicottaggi, a sintonizzare le loro coscienze sulle nostre frequenze innovative, potranno assistere ad una vera e propria rivoluzione nella gestione della cosa pubblica, che darà ossigeno vitale a tutte le attività quotidiane, che spesso ora si trasformano in odissee per chi è costretto ad affrontarle.

    Si preparino, i signori dei privilegi, a rinunciare a ciò che credono un diritto, ma che è solo una concessione di un potere gestito sui percorsi clientelari.

    Si apprestino ad affidare a sbiaditi ricordi l’uso e l’abuso di auto blu.

    La politica dei trombati inseriti ad ogni costo si abitui a rinunciare a incarichi e consulenze faraoniche: se i compensi proposti non fossero di gradimento esiste un esercito di giovani disoccupati che li accetterebbe volentieri e magari raggiungendo risultati più proficui”.

    De Pierro ha poi concluso: “Se ci saranno le condizioni e i margini necessari per esplicitare e concretizzare in ambito coalizzativo la nostra linea ideale è molto probabile che parteciperò alle eventuali primarie del centrosinistra, per le quali conto sull’appoggio dell’Italia dei Valori, della Federazione della Sinistra, di Sinistra Ecologia e Libertà e dei Verdi Ecologisti, da dove intendo iniziare a edificare la struttura portante per la realizzazione del progetto propugnato. In caso contrario valuteremo il da farsi, cercando di maturare le scelte migliori per trarre i maggiori benefici per la cittadinanza, che a quel punto diventerà decisiva e parte integrante di un progetto ambizioso per consegnare a Roma l’efficienza che le compete di diritto”.


  • De Pierro, su scandalo vigili urbani da Alemanno solo lacrime di coccodrillo


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ora il sindaco sembra essersi svegliato da un lungo torpore e lancia l’ipotesi di trasferimenti funzionali e territoriali. Peccato che la proposta l’avevamo lanciata noi quattro anni or sono e ci sono voluti ben diciotto miei incatenamenti di protesta e alcuni scioperi della fame per convincerlo a comunicarci che la condivideva. Ma perché poi non ha dato seguito a quanto aveva detto di approvare?”

    Roma – “Quelle di Alemanno sono lacrime di coccodrillo. Non serve piangere sul latte versato. L’unica cosa certa è che se avesse provveduto a dare seguito a quanto da noi chiesto da quattro anni, ora, probabilmente non saremmo qui a parlare della corruzione nel corpo della Polizia Roma Capitale”.

    E’ quanto dichiarato da Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, in risposta alle ultime dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo l’arresto di due vigili urbani e un geometra, nell’ambito dell’inchiesta su un presunto giro di tangenti nell’ambito del corpo, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, sotto la direzione dei pubblici ministeri Ilaria Calò e Laura Condemi.

    Il leader del movimento ha poi proseguito: “Ora il sindaco sembra essersi svegliato da un lungo torpore e lancia l’ipotesi di trasferimenti funzionali e territoriali. L’idea l’avevamo lanciata quattro anni or sono e ci sono voluti ben diciotto miei incatenamenti di protesta e alcuni scioperi della fame per convincerlo a comunicarci che condivideva la nostra proposta, pur essendosi sempre sottratto a un incontro diretto con i nostri rappresentanti. Purtroppo sono passati già due anni e solo ora Alemanno sembra accorgersi realmente di questa sacrosanta priorità. La nostra impressione è che la sua condivisione sia stata un atto di circostanza per indorarci la pillola e tenerci buoni per un po’. Anche ora dubitiamo seriamente del fatto che il Campidoglio proceda con azioni tangibili in merito e che di fatto ci si trovi di fronte a proclami per attenuare l’impatto della vicenda sull’opinione pubblica, chiamata a esprimersi elettoralmente tra circa un anno. Se la lotta alla corruzione per alcuni è solo propaganda per noi è una cosa molto seria da cui non si può prescindere. Tra l’altro Alemanno minimizza l’accaduto, quasi a volerlo far passare come un caso isolato. Purtroppo, pur concedendo il beneficio della presunzione di innocenza ai vigili coinvolti, in base alle nostre acquisizioni informative il fenomeno è più diffuso di quanto si cerchi di farlo apparire, e le mele marce possono contare su una fitta rete di coperture e complicità istituzionali, che producono un atteggiamento manifestamente tronfio e trasudante un fastidioso senso di impunità. Per noi era solo una questione di tempo, prima o poi qualcosa sarebbe emerso e il caso sarebbe scoppiato, ce lo aspettavamo. Auspichiamo che altri episodi, della cui esistenza, prove alla mano, siamo certi, vengano alla luce. Sono personalmente sempre disponibile a essere sentito dagli organi inquirenti su vari atti illeciti da parte di dipendenti del comparto lavorativo de quoe sui molti esposti rimasti incredibilmente inevasi negli anni”.

    Alemanno ha ribadito il fatto di non infangare e criminalizzare l’intero corpo formato da circa 6500 agenti.

    “Questo è l’unico punto su cui concordiamo col sindaco – ha risposto De Pierro – , infatti abbiamo sempre ripetuto che i trasferimenti intermunicipali da noi proposti mirano, oltre che ad assicurare la trasparenza e l’imparzialità nell’espletamento delle funzioni d’istituto, garanzia costituzionalmente codificata dall’art. 97 della legge fondamentale dello Stato, altresì a salvaguardare l’immagine e l’onorabilità di coloro i quali, la maggioranza, svolgono il loro dovere con abnegazione e irreprensibilità”.

    Il leader dell’Italia dei Diritti ha poi concluso: “Dopo aver atteso inutilmente per quattro anni, non crediamo che il primo cittadino capitolino ponga in essere proprio ora quanto sembra aver recepito, anche se si è guardato bene dal citare la paternità riconducibile all’Italia dei Diritti di tale proposta,.ma questo poco importa se procede in tal senso. Il problema è che purtroppo riteniamo che Alemanno e la sua giunta, che finora hanno amministrato malissimo la Capitale, non siano in grado di avanzare verso una soluzione definitiva operando le auspicate rotazioni, quanto mai necessarie per evitare che altri scandali si abbattano sulla città. In tal senso abbiamo le idee chiare e presenteremo un rappresentante del nostro movimento alle eventuali primarie del centrosinistra per decretare il candidato sindaco per Roma Capitale. La gente è con noi e, in tal caso, di una cosa siamo sicuri fin d’ora: le rotazioni intermunicipali degli appartenenti alla Polizia Roma Capitale e dei dipendenti degli uffici tecnici territoriali avverranno in men che non si dica e le tentazioni corruttive verranno notevolmente arginate, restituendo a quei cittadini vessati da vere e proprie estorsioni istituzionali la possibilità di riacquistare la propria legittima serenità e assicurando grande attenzione rispetto alle segnalazioni, cosa che ora spesso resta un miraggio”.