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  • Interrogarsi sulla crisi, trovando risposte nel cambiamento: la terza era della negoziazione

    di Fabiana Gallone

    @fabianagallone

    “C’è crisi… Non c’è lavoro… Non riusciamo ad arrivare alla fine del mese… Non

    assumiamo perché non possiamo correre il rischio di investire in nuove risorse… Non

    innoviamo perché non ci concedono finanziamenti… Tiriamo avanti finché possiamo…”

    Questi sono solo alcuni degli stati d’animo ricorrenti che rispecchiano il sentire comune di

    molti imprenditori che si stanno confrontando con il proprio mercato di riferimento e non

    solo, in questa ormai lunga e difficile congiuntura economica.

    Indubbiamente ci sono delle difficoltà concrete e reali che coinvolgono l’era storica che

    stiamo vivendo, questo è innegabile.

    Ottima presa di coscienza!

    Adesso che si fa?

    Alternative?

    Che risposta dareste a queste constatazioni?

    Come state reagendo VOI imprenditori di aziende e di voi stessi?

    Avete già chiuso bottega o state aspettando la fine dell’anno per farlo?

    Fermatevi un attimo: vi siete mai chiesti realmente qual è il problema?

    È davvero “colpa” della crisi o di qualche altra entità, il fato, il destino?

    Forse è giunto il momento di cambiare la classica risposta che dareste a questi

    interrogativi: qui c’è un problema di responsabilità, la VOSTRA.

    Come potete far fronte a questa difficile situazione se non vi rendete conto che le prime

    persone a dover cambiare siete proprio VOI e il vostro modo di approcciarle?

    Ci avete mai pensato?

    Vi state mettendo in discussione? Potreste cominciare partendo proprio da ciò che dovrebbe rendervi competitivi:

    Il vostro prodotto/servizio rappresenta il risultato di un’attività?

    Il vostro prodotto/servizio è scambiabile?

    Il vostro prodotto/servizio è difficilmente replicabile?

    Il vostro prodotto/servizio rappresenta un vantaggio competitivo per i vostri clienti?

    In altre parole, il vostro prodotto/servizio sta generando clienti soddisfatti?

    Oggi viviamo una fase del processo di negoziazione, in cui c’è il rischio che, se i clienti non

    ci percepiscono come una fonte di vantaggio competitivo per la propria azienda non ci

    comprano e non si sognano minimamente di seguirci.

    Non siamo più negli anni ’50, periodo in cui nasceva il concetto di vendita negli Stati Uniti

    per la prima volta, quando la vendita veniva semplicemente intesa come lo scambio di un

    prodotto/servizio in cambio di denaro.

    Non siamo più neanche nella prima parte della seconda era della negoziazione, nella metà

    degli anni ’70, in cui i venditori venivano addestrati e preparati dai responsabili marketing

    delle proprie aziende, a seguire un copione che “costringeva”, mettendo con le spalle al

    muro i clienti ad acquistare i propri prodotti.

    Non siamo più neanche nella seconda parte della seconda era della negoziazione, in cui per

    far fronte a questi venditori così detti “venditori dinosauri”, nascevano gli uffici acquisti,

    una sorta di dogana tra i venditori e i MAN aziendali.

    Anche la parentesi della negoziazione durata fino a qualche tempo fa, nella quale il

    venditore poneva il cliente al centro della trattativa, con la “famosa” tecnica dell’analisi dei

    bisogni, è diventata obsoleta e insufficiente.

    È evidente. Attualmente, nessuna delle suddette strategie risulta efficace.

    La crisi ha portato i clienti ad essere più resistenti e diffidenti, nei confronti dei negoziatori

    in generale, e questo atteggiamento è più che comprensibile.

    Stiamo vagando nella terza era della negoziazione, e affinché avvenga il passaggio concreto

    dalla seconda, il negoziatore deve sforzarsi al cambiamento.

    Il negoziatore della terza era deve essere in grado di far capire al proprio cliente qual è il

    suo problema e fare in modo che questi assimili e comprenda la soluzione che propone per

    risolverlo.

    Il negoziatore della terza era deve entrare nel business del cliente, ovvero deve conoscere il

    suo stile di vita, la sua organizzazione aziendale e in che modo la soluzione proposta sta

    influenzando tali processi di business. Il negoziatore della terza era deve gestire le decisioni del cliente, prendendosi la

    corresponsabilità nelle decisioni e a volte, decidere in prima persona per il cliente stesso,

    perché oggi il cliente ha bisogno di un collaboratore che prenda decisioni e questo ruolo è

    riservato proprio ai negoziatori della terza era.

    Il negoziatore della terza era deve essere pronto a diventare emotivamente coinvolto,

    ovvero far corrispondere i propri bisogni alla spesa del cliente.

    Il negoziatore della terza era deve comprendere che la soddisfazione del cliente è

    direttamente proporzionale al valore competitivo e al valore aggiunto che egli rappresenta

    per l’azienda.

    Questo è il cambiamento richiesto per far fronte alla crisi ed è necessario che decidiate di

    intraprenderlo al più presto.

    Cosa state aspettando?

  • La formazione batte la crisi

    Sinervis Consulting, affermato centro di formazione informatica di Milano e Torino, lancia un’iniziativa per favorire la formazione in tempi di crisi.

    L’iniziativa prevede, per ogni corso in partenza, una borsa di studio pari al valore del corso per un disoccupato. Ecco il link dell’iniziativa: http://www.corsi.sinervis.com/iscrizioni-lista-dattesa-corsi-gratuiti-inoccupati

    Sinervis è infatti certa che con la formazione e la riqualificazione professionale sia possibile trovare lavoro anche in tempi di crisi. Il settore informatico nei prossimi anni richiederà sempre maggiore manodopera qualificata.

    L’UE preannuncia infatti un deficit di competenze nel nostro paese: l’Italia sarà il Paese (con il Portogallo) con il peso più alto di lavoratori con bassi livelli di qualificazione (37,1% contro la media UE del 19,5%) e avrà una carenza fortissima di forze di lavoro altamente qualificate (17,5% contro il 32% dell’UE).

    Per maggiori informazioni:

    Sinervis Consulting

    Tel. 02.87.39.57.44

    www.sinervis.com

  • La crisi morde e gli italiani cercano case più piccole

    Negli ultimi anni i bisogni degli italiani relativamente alla propria casa hanno subito significative trasformazioni e prova di ciò sono i mutamenti avvenuti nelle ricerche di immobili. Secondo un’analisi condotta da Immobiliare.it (www.immobiliare.it) su un campione di oltre un milione e mezzo di annunci, in soli sei anni i metri quadri ricercati dai potenziali acquirenti si sono ridotti, mediamente, del 10%.

    Concentrandoci sulle metropoli italiane si nota come, confrontando la superficie media di un immobile richiesto in acquisto nel 2013 con uno del 2007, a Milano si è passati da 87 metri quadrati a 76; a Roma la riduzione è stata ancora maggiore, passando dai 91 metri quadrati ricercati mediamente nel 2007 ai 75 del 2013.

    «È innegabile che la principale spinta a rivedere le proprie esigenze di spazio sia stato il crescente costo degli immobili e la difficoltà di accedere al credito – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.itma va considerato anche che la riduzione delle planimetrie delle case è avvenuta per una crescente razionalizzazione degli spazi, operata tanto negli immobili di nuova costruzione quanto nelle ristrutturazioni di quelle già esistenti.»

    Se si confrontano una planimetria tipo del 2013 con una del 2007 si vede non solo come l’unione di cucina e salotto e la scomparsa dei corridoi siano ormai due dati di fatto, ma anche come le camere da letto siano diventate sempre più piccole (mediamente oggi non più di 14 metri quadri la principale e non più di 9 le altre), fino a non riuscire a contenere altro se non il letto o poco più; spariscono specchiere, armadi in camera e, in alcuni casi, persino i comodini, sostituiti da parti studiate ad hoc nelle strutture dei letti.

    È cambiata anche la tipologia di immobile cercato: le famiglie italiane sono passate dal vivere in un quadrilocale ad abitare in un trilocale. Sempre tenendo come focus le grandi città di Milano e Roma, nel 2007 il 33% degli immobili acquistati erano quadrilocali e solo il 15% trilocali; nel 2013 ben il 26% degli immobili richiesti diventa trilocale raggiungendo la stessa quota del quadrilocale (27%). Nuove case implicano nuove esigenze: anche per un trilocale si pretendono due bagni. Ovviamente, entrambi più piccoli del bagno unico del passato.

    La domanda guida l’offerta immobiliare ed anche i costruttori si stanno adattando alle nuove richieste: «Diversi professionisti conclude Giordano – hanno iniziato ad utilizzare le banche dati dei portali per verificare la congruenza della loro offerta con le domande nella zona, facendo valutazioni sui tagli abitativi e arrivando anche a rimodulare le divisioni pensate nelle prime fasi progettuali.». Già, perché oggi, per essere venduta, la casa è meglio sia modulabile. E con tanti bagni.

  • Le aziende faticano a pagare

    Le Imprese italiane continuano ad essere attanagliate dalla crisi, questo è il deludente scenario presentato dal Cerved (gruppo specializzato nell’analisi d’Impresa).

    Secondo questi dati, l’anno scorso sono state quarantasettemila le aziende che hanno accusato almeno un protesto e questo valore rappresenta il record di sempre.

    Negli ultimi tre mesi la corsa è addirittura accelerata con duecentoventunomila titoli contestati, in aumento del 9% rispetto allo stesso periodo del 2011.

    I ritardi gravi, cioè oltre i due mesi, nei pagamenti delle imprese italiane ai fornitori sono infatti tornati ai massimi della crisi: nel secondo trimestre 2012 riguardavano infatti il 5,7% del totale delle aziende, percentuale che nel terzo trimestre è salita al 6,1 per cento per volare al 7,1% a fine anno.

    Ma il dato più inquietante è a carico delle grandi aziende che sono quelle che possono godere di termini in fattura più vantaggiosi, infatti, in questo settore, la fetta in ampio ritardo di pagamento è cresciuta in un solo trimestre dal 6,9 all’8,2 per cento del totale.

    Secondo il Cerved questo boom negativo non ha risparmiato alcun settore. Complessivamente nel 2012 si contano quasi undicimila società protestate nella filiera delle costruzioni +9,1% sul 2011, oltre venticinquemila nei servizi +9,5% e più di cinquemila nella manifattura +7,5%. I precedenti record negativi del 2009 sono stati abbondantemente superati dal terziario +8,2% e dalle costruzioni +10,2%, dove in particolare la diffusione del fenomeno ha raggiunto livelli critici. L’anno scorso al 3,4% delle imprese non individuali che operano nel settore è stato infatti protestato almeno un assegno o una cambiale, contro una percentuale pari all’1,8% nell’industria e all’1,7% nel terziario.

    I ritardi gravi, cioè oltre i due mesi, nei pagamenti delle imprese italiane ai loro fornitori tornano ai massimi della crisi: erano praticati dal 5,7% del totale delle aziende nel secondo trimestre del 2012, dal 6,1% nel terzo trimestre, per salire al 7,1% a fine anno. Ma il dato più inquietante è a carico delle grandi aziende, con un incremento in un solo trimestre dal 6,9% all’8,2% del totale.

    Un progetto per porre un freno a questa situazione è il pagamento dei debiti da parte della pubblica amministrazione, che rimetterebbe in moto il sistema produttivo. I debiti delle PA verso le Aziende ammontano a 71 miliardi secondo le stime della Banca d’Italia e un pagamento di almeno una parte del debito darebbe sicuramente un’iniezione di liquidità che permetterebbe di generare investimenti nei prossimi anni.

  • GRANDE SUCCESSO PER BRUNO VESPA OSPITE A CULTURA MILANO.IT PRESSO LA MILANO ART GALLERY PER PRESENTARE IL SUO NUOVO LIBRO “IL PALAZZO E LA PIAZZA”

    Venerdì 8 Febbraio, grande successo per Bruno Vespa, ospite a “Cultura Milano.it” che ha presentato il suo nuovo libro “Il palazzo e la piazza” (Mondadori). L’evento, si è svolto presso la “Milano Art Gallery Spazio Culturale” in Via Alessi 11, a Milano, nel contesto del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano.it” organizzato da Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter. Il festival si propone di rendere la cultura accessibile a tutti, con un ricco ed eterogeneo calendario di incontri ad ingresso libero, che coinvolgono esponenti di spicco, tra cui Margherita Hack, Vittorio Sgarbi, Corrado Augias, Francesco Alberoni e Umberto Veronesi.

    Nel libro, Vespa commenta le più significative vicende socio politiche che, hanno influenzato il passato e si ripercuotono nel presente e nel futuro dell’Italia. In previsione delle prossime elezioni elettorali, delinea un quadro approfondito dell’attuale assetto, esprimendo lungimiranti riflessioni ed esperte valutazioni.

    Il titolo e il contenuto individuano l’eterna antitesi, portata ai livelli estremi ed evidenziano un’indagine analitica, sui più clamorosi casi di malcostume politico e sui principali errori commessi. Vengono ripercorsi ottant’anni di storia, partendo dal crollo di Wall Street, del 1929, raccontando il periodo mussoliniano, i miracoli del dopoguerra, la follia dei decenni, in cui gli italiani si sono indebitati, a piene mani, il tormentato arrivo dell’euro, con i conseguenti vantaggi e costi, le ragioni della crisi che, ha provocato la bancarotta di alcuni Paesi e il forte rischio per il nostro, la durissima e talvolta incomprensibile gestione della Merkel, la fine traumatica del governo Berlusconi e la nascita del governo Monti.

    Nella sala gremita, il pubblico, attento e partecipe, è stato coinvolto attivamente, nella fase di dibattito, rivolgendo domande interessanti e di rilevante attualità, in questa delicata fase storico sociale, dal grave problema della crescente disoccupazione, alle preziose eccellenze del Made in Italy, da valorizzare al meglio. Non sono mancati simpatici aneddoti e sagaci battute, da parte di Vespa, che ha dimostrato ampia disponibilità, intrattenendo l’uditorio, con l’innato carisma e la brillante dialettica.

    Bruno Vespa è stato insignito della targa simbolica di “Mentore dell’informazione” consegnata da Salvo Nugnes, che lo ha affiancato come moderatore, per il fondamentale ruolo che, da sempre, ricopre all’interno dei palinsesti e delle strutture, in ambito informativo e giornalistico. Inoltre, ha ricevuto un premio speciale, in chiave volutamente ironica, dagli inviati di Simona Ventura che, conduce su Sky Cielo la trasmissione, dedicata al calcio “Cielo che gol!”.

  • PMIvsCrisi: come affrontare il 2013

    Mestre, 11 gennaio 2013 – Parte oggi PMIvsCrisi, progetto lanciato dal blog MondoPMI, e dedicato allo sviluppo di idee per superare le difficoltà del momento. Una nuova iniziativa di MondoPMI – il blog dedicato alla piccola e media impresa – che porta allo scambio di opinioni proattivo, per condividere soluzioni in grado di combattere le difficoltà del momento e migliorare il proprio business aziendale.

    Nello specifico, il progetto nasce sulla scia della partecipazione creata con #NataleImpresa, in cui gli imprenditori sono stati chiamati a condividere sul sito e attraverso la piattaforma di Twitter, i loro desideri per il nuovo anno. Gli spunti raccolti hanno permesso di sviluppare tutta una serie di iniziative dedicate agli imprenditori per il 2013 attraverso un’intera area tematica dedicata alle iniziative all’interno del blog.

    Inoltre è già online sia l’iniziativa FuturoPMI, che nell’arco dei prossimi dodici mesi pubblicherà le interviste alle Piccole Medie Imprese virtuose, che hanno puntato sull’innovazione e sul digitale come leva competitiva per ridare slancio alla propria attività.

    Il tutto è “social based” per garantire il dibattito anche nella pagina Twitter di MondoPMI: utilizzando gli hashtag #FuturoPMI e #PMIvsCrisi sarà possibile continuare la discussione con tutti i follower, mentre nella sezione relativa del blog i contributi sono visibili in tempo reale.

    Sono le persone, le loro testimonianze ed il loro contributo il cuore pulsante di MondoPMI: parlare e far parlare delle realtà territoriali, creare confronto ed opportunità di crescita sulle tematiche più vicine agli imprenditori, in modo da stimolare il dibattito e fornire gli strumenti per superare la crisi anche nella propria impresa.

  • Una casa di banconote

    Tre stanze abitabili con 1,4 miliardi di euro di banconote dismesse

    Dublino [Irlanda] – Frank Buckley, artista irlandese disoccupato, ha messo “i soldi nel mattone” nel vero senso del termine: ha costruito la sua casa ecofriendly ed ecoefficiente tritando e assemblando la carta filigranata del valore di un miliardo e 400 milioni di euro fuoricorso. Per ogni mattone l’artista ha inserito dai 40 mila ai 50 mila euro in banconote dismesse che gli ha ceduto la Central Bank of Ireland. Con questo materiale Buckley ha tappezzato e rivestito le pareti e il pavimento di un ex fondo adibito ad ufficio situato a Coke Lane nel centro di Dublino. La casa è ora abitata dal suo artefice e al contempo rappresenta una grande installazione aperta al pubblico di un artista che ha voluto così raccontare la crisi immobiliare e finanziaria del suo Paese. Lo stesso Buckley è stato vittima della crisi: nel 2000 ebbe un prestito di 365 mila euro per acquistare una casa anche se era senza lavoro, finendo così sommerso nei debiti.

    La costruzione comprende uno spazio espositivo e tre stanze: un soggiorno, un bagno e una camera da letto. La casa è ecofriendly perché sono stati utilizzati materiali di recupero ed ecoefficiente perché a quanto pare la carta filigranata è un ottimo isolante termico, tanto è vero che l’artista ha dichiarato che, nonostante il freddo irlandese, non ha bisogno di riscaldamento. Anche le porte sono state realizzate con la carta filigranata e abbellite con vecchie monete.

    Fonte: Cerca Casa.it – Il portale dei professionisti immobiliari

  • La crisi è il problema? “Quintuplica” è la soluzione.

    Martedì 18 dicembre uscirà il primo numero della rivista “Quintuplica – Una storia differentemente italiana” portavoce ufficiale del Gruppo Quintuplica, l’innovativo progetto imprenditoriale di Cosimo Melle già copywriter e stratega pubblicitario . In tempo di crisi si respira ovunque aria di sconfitta, si guarda al futuro con paura… “Quintuplica” invece propone alternative concrete. Porta a conoscenza di quelle esperienze di successo che hanno già segnato la differenza nella vita di tanti. Insegna le nuove professioni in grado di garantire ottimi risultati economici. Ma soprattutto spiega che è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e diventare quel cambiamento che si vorrebbe vedere nel resto del mondo. Seguici su www.quintuplica.com perché il suo frizzante staff vuole scrivere con te una storia differentemente italiana.

  • UN AIUTO CONTRO LA CRISI

    Crisi! Crisi! Crisi!

    Questo è il termine più ricorrente che campeggia sui mezzi di stampa e ancora di più all’interno delle aziende e delle famiglie italiane. La grave recessione che negli ultimi due anni sta attanagliando il nostro Paese e l’Europa intera, sta provocando molte ripercussioni sul tessuto economico e sulle aziende di ogni ordine e settore. Con il perdurare della crisi economica aumenta anche l’indebitamento e, per le aziende, la difficoltà nella riscossione dei pagamenti che, ormai per prassi, sforano i classici tempi previsti per legge.

    L’attività di recupero crediti mira ad ottenere il pagamento di un credito (totale o parziale), sia quando il debitore rifiuta di onorarlo, sia quando si trova in una situazione di momentanea difficoltà ad adempiere i suoi obblighi. L’attività di recupero credito si articola in 2 diverse fasi: la Fase Stragiudiziale e la Fase Giudiziale. La prima fase permette di evitare l’aggravio di costi e tempi delle vie legali, ma presuppone la collaborazione del debitore. La Fase Giudiziale invece consta nel ricorso al tribunale che è l’ultima via da percorrere quando la fase stragiudiziale (che consente di ridurre tempi e costi) non produce alcun risultato. L’obbiettivo principale è l’ottenere un titolo esecutivo, ovvero l’atto o il documento in base al quale è possibile avviare l’esecuzione forzata sui beni del debitore (es.: l’automobile, la casa, somme di denaro, i beni della società, ecc.).

    In questo scenario lo Studio Stefano Parisi da anni vuole dare alle aziende ed ai privati una valida soluzione per la gestione e l’ottimizzazione del credito. Lo Studio si avvale delle collaborazione di una capillare rete di professionisti specializzati su tutto il territorio nazionale in campo Stragiudiziale, Legale e Giudiziale. Grazie alla pluriennale e consolidata esperienza offre una gamma completa di servizi dalla Gestione e Recupero del Credito, all’area Legale, dall’area Catastale a quella della Cessione del Credito Pro Soluto.

    L’esperienza maturata sul campo e il rapporto professionale con la clientela hanno fatto dello Studio Stefano Parisi un’importante realtà del tessuto economico del Friuli e non solo. A seguito di questa crescita e con il preciso scopo di offrire un servizio sempre più efficiente grazie ad una rete di uffici dislocati sull’intero Territorio nazionale, dal 2012 lo Studio ha registrato il proprio marchio.

  • Cohousing, l’abitare risparmiando

    Cohousing: letteralmente significa la condivisione di tutte quelle attività legate alla vita familiare. Cohousing significa vivere in complessi residenziali nei quali i nuclei familiari, ciascuno con il suo appartamento, condividono servizi e spazi comuni: sala per riunioni, cucina, lavanderie, sale giochi per bambini. Possono esser presenti anche micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini. Parte dello spazio può anche essere dedicato a botteghe e studi professionali realizzando, a tutti gli effetti, non solo cohousing ma anche co-working. Il cohousing non è un’utopia, ma l’esperienza di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno scelto di vivere dunque in una comunità residenziale a servizi condivisi. Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni Sessanta ed è diffuso soprattutto in Inghilterra, Danimarca, Svezia, Olanda, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.

    Le motivazioni che portano alla coresidenza sono l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato, anche allo scopo di ridurre la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.

    Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale per le famiglie e i single che hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato”. Tale formula, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo possono rappresentare un alto costo. La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi (il costo dei beni acquistati collettivamente è minore) ed il ricorso a servizi esterni.

    Come funziona il cohousing? Gli abitanti di solito partecipano direttamente alla progettazione del “villaggio” in cui andranno ad abitare, scegliendo i servizi da condividere e come gestirli. La comunità sono “elettive”, “si scelgono”: aggregano persone che scelgono di formare un gruppo promotore e si consolidano con la formazione di una visione comune. Nelle comunità di cohousing si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone), ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese sulle base del consenso. Le comunità sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni. Da non sottovalutare il fattore sicurezza: il cohousing tende ad essere un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani.

    Fonte: cerca casa.it