Gravidanza e lavoro, quali sono i reali fattori di rischio? La domanda sorge spontanea soprattutto per le situazioni in cui la donna svolge professioni ritenute pericolose o particolarmente faticose, e quindi potenzialmente rischiose anche per il nascituro. Sotto questo profilo, la legge italiana tutela la salute della madre e del nascituro vietando, ad esempio, alla donna incinta, nell’ottica della più completa prevenzione del rischio chimico, di svolgere tutte le attività a contatto con agenti chimici o in ambienti potenzialmente esposti alla contaminazione chimica.
In ambito ospedaliero i diversi farmaci chemioterapici antiblastici, in particolare gli alchilanti, sono infatti altamente pericolosi anche in piccole quantità: hanno azione irritante, vescicante o allergizzante e danno spesso origine ad arrossamenti cutanei, edema delle mucose, insorgenza di ulcere, nonché ad eruzioni orticarioidi.
Studi recenti hanno inoltre accertato un aumento del rischio di insorgenza di tumori del sistema emopoietico in generale, e di leucemie in particolare, negli opertori sanitari interessati nonché, per le donne, un’associazione causale fra manipolazione di chemioterapici antiblastici e abortività e/o infertilità.
Tutte le attività di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici devono pertanto avvenire, ancor più in presenza di una maternità effettiva o presunta, in completo accordo con la normativa specifica e le linee guida, le quali stabiliscono come obiettivo fondamentale la prevenzione del rischio chimico legato alla contaminazione da CA.
I dispositivi utilizzati per la preparazione e la somministrazione dei farmaci chemioterapici antiblastici devono pertanto garantire la massima sicurezza a tutto il personale sanitario così come al paziente.
Alcune aziende consapevoli della necessità di aumentare la sicurezza del personale sanitario, hanno progettato nuovi sistemi di sicurezza a circuito chiuso.
Il gruppo Eurospital S.p.A. forte di una esperienza nel campo della prevenzione del rischio chimico e infettivo in ambito ospedaliero ha sviluppato e introdotto in questo settore il Dispositivo Medico Securmix, un sistema a circuito chiuso pensato appositamente per le operazioni di manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici al fine di renderle semplici (per una corretta memorizzazione della procedura da parte degli operatori e per ridurre il rischio di movimenti ed operazioni affrettate) e sicure (per evitare la contaminazione con un farmaco cancerogeno pericoloso).
Securmix è disponibile in due versioni, entrambe con filtro idrofobico integrato da 0,22 micron:
– Securmix flaconi: per il collegamento per il collegamento a flaconi in vetro, con attacco luer lock con la siringa e aggancio di sicurezza al flacone
– Securmix sacche: Per il collegamento a sacche in plastica, con attacco luer lock per la siringa e aggancio di sicurezza sul punto di iniezione.