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  • Milano Art Gallery affollatissima per il vernissage della mostra dedicata a Pasolini

    È stato un evento indimenticabile quello tenutosi Lunedì 23 Dicembre 2013 presso la Milano Art Gallery – Spazio Culturale, che ha dedicato una stupenda mostra fotografica al grande mito Pier Paolo Pasolini. L’esposizione, organizzata dal manager Salvo Nugnes nella storica galleria milanese di via G. Alessi 11, presenta fino all’11 Gennaio 2014, numerosi scatti inediti del maestro fotografo Roberto Villa, realizzati in Yemen durante le riprese del film di successo “Il fiore delle mille e una notte” del 1974.

    Salvo Nugnes, agente di rinomate personalità della cultura, ha portato con entusiasmo a Milano questa mostra itinerante di grande spessore, che ha toccato le maggiori città del Mondo, come Buenos Aires, Los Angeles e Tallin, che rivela la pura essenza di uno straordinario e talentuoso poeta, giornalista, regista, sceneggiatore, attore, paroliere e scrittore, considerato uno tra i più noti intellettuali del XX secolo.

    “Pasolini è stato il primo al mondo a fare saggi di linguistica e anche cinema” afferma Villa e continua “Mentre tutti gli altri facevano solo letteratura e saggistica o decidevano di dedicarsi solo al cinema lui ha fatto l’uno e l’altro, portandoci a suo modo, all’interno del suo lavoro, le conoscenze linguistiche che aveva maturato studiando e elaborando nuove possibili visioni”.

  • L’arte di Roberto Villa in mostra alla Milano Art Gallery

    La storica e prestigiosa “Milano Art Gallery – Spazio Culturale” annuncia una nuova imperdibile mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini: il 23 Dicembre 2013 inaugurerà una straordinaria esposizione, organizzata dal manager Salvo Nugnes, degli scatti fotografici che il Maestro fotografo Roberto Villa ha realizzato sul set de “Il fiore delle mille e una notte”, del rinomato regista Pasolini.

    Una documentazione cinematografica unica, come racconta l’autore Roberto Villa nell’intervista che segue.

    D- COME NASCE LA MOSTRA DEDICATA A PIER PAOLO PASOLINI DAL TITOLO “IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE”?

    R- Conosco da circa tre anni il manager Salvo Nugnes, mi ha detto che un giorno avremmo fatto questa mostra e infatti ci è riuscito. La mostra riguarda un lavoro sul film “Il fiore delle mille e una notte” perché sono stato invitato da Pasolini ad essere presente sul set del film nel 1972. Ho incontrato Pasolini a un dibattito sui temi nascenti della trasmissione di film in televisione e dell’interruzione dei film per inserire la pubblicità; tra i presenti c’era anche Pasolini. Ho chiesto se fosse interessato ad una conversazione sul tema del linguaggio cinematografico e lui ha risposto di si, aggiungendo che di lì a poco sarebbe partito per l’Oriente per la realizzazione del film; se avessi voluto avrebbe informato la produzione che ci sarebbe stato un fotografo sul set. Sono rimasto lì per oltre tre mesi, cento giorni circa. È stato un lavoro di documentazione sull’attività di Pier Paolo Pasolini, durante la quale ho discusso con lui dei problemi linguistici che mi interessavano e tutt’ora mi interessano; sono infatti più un critico linguistico prestato alla fotografia che un fotografo vero e proprio. Allora ho abbandonato il lavoro che facevo qui, avevo uno studio fotografico anche di successo, ho lasciato tutto e sono partito. Il linguaggio cinematografico riguarda in sostanza i meccanismi interni ai film, cosa poco nota al pubblico, che solitamente li subisce piuttosto che leggerli, non li conosce e non ne fruisce i contenuti.

    D- DURANTE IL VERNISSAGE DELLA MOSTRA ALLA MILANO ART GALLERY RACCONTERA’ DEL SUO VIAGGIO CON IL POETA-REGISTA AI PRESENTI?

    R- Certamente, suppongo che ci sarà qualcuno che avrà delle curiosità su quanto sta vedendo. Le immagini sono una quarantina su 8 mila scatti; quello che di solito viene esposto è un nucleo di 100 immagini. Per quello che concerne il lavoro è stato realizzato seguendo la modalità rappresentativa dei maestri della pittura e dell’arte dei secoli passati, cioè le composizioni non sono casuali e le immagini sono stampate pari pari alle diapositive che le hanno prodotte; in quel periodo l’immagine era analogica quindi andava su pellicola, e la pellicola che si usava per il colore era la diapositiva. Solamente per uso familiare si usava il negativo da cui si ricavavano le “stampine”, mentre per uso professionale si usava la diapositiva, la quale se non è fatta bene subito è sbagliata, non c’è via di mezzo. Le inquadrature che si vedono seguono i canoni delle sezioni auree, delle prospettive centrali, dei rapporti armonici, quindi tutto quello che chi fa pittura dovrebbe sapere…anche se spesso non è così.

    D- HA INVITATO QUALCHE PERSONAGGIO ILLUSTRE ALL’INAUGURAZIONE?

    R- Preferisco invitare dei competenti, che sono Docenti di tematiche letterarie o cinematografiche. Forse ci saranno, come mi preannunciava Salvo Nugnes, dei personaggi illustri con cui ho parlato nei mesi scorsi che avranno piacere di vedere la mostra, ma il mio punto di riferimento sono gli studiosi, che possono apprezzare il mio lavoro a due livelli: uno sulla specificità del lavoro SU Pasolini, e del lavoro DI Pasolini, e l’altro per la realizzazione fotografica, e qui intervengono più quelli che amano la fotografia, che riescono ad apprezzare le difficoltà con cui si lavorava in quelle condizioni per tirare fuori delle immagini compite e compiute. Il pubblico generale può essere molto incuriosito, chiedermi come era Pasolini, come si comportava, come spesso mi accade, ma alla fine devo dire che nella mia vita ho conosciuto dei geni, ma se lei parla con un genio non ha mai un comportamento diverso da una persona normale, non sta sospeso a mezz’aria, non dice cose incredibili; i geni sono delle persone normali che nella loro attività fanno delle operazioni che hanno una qualità insuperabile.

    D- LA MOSTRA E’ ITINERANTE. IN QUALI PAESI E’ STATA ALLESTITA FINORA?

    R- La mostra su Pasolini si è tenuta in Spagna a La Coruña, città all’estremo Nord Ovest del confine spagnolo, a San Paolo in Brasile, a Buenos Aires, a Los Angeles, a Tallin in Estonia; in Italia è stata presentata per sei mesi alla Cineteca di Bologna, presso la quale è stato aperto un fondo a mio nome, e ancora tre mesi nel 2012 a Casarsa della Delizia, praticamente casa di Pasolini. L’anno prossimo ci sono prenotazioni a Santiago del Cile, Toronto, Genova e altre tappe da confermare. Le mostre vengono solitamente organizzate da Ambasciate e Consolati o dagli Istituti di cultura, quasi mai da Gallerie private; a volte si appoggiano a quest’ultime, come è successo per esempio a Tallin, in cui la mostra è stata inizialmente esposta in una famosa Galleria della città ma poi è stata spostata addirittura al Palazzo del Parlamento.

    D- COME RICORDA LA SUA COLLABORAZIONE CON PASOLINI?

    R- Sul set ho avuto da Pasolini la disponibilità totale, mi muovevo liberamente come fossi stato trasparente; il mio primo intento infatti era quello di non disturbare i lavori in corso. Il nostro rapporto era come quello tra un grande Maestro e uno come me che aveva chiare visioni delle problematiche della comunicazione audiovisiva, ricordando tra l’altro che “audiovisivo” è un termine coniato proprio da Pasolini, con il quale ho parlato molto delle tematiche concernenti il linguaggio cinematografico. Pasolini infatti è stato il primo al mondo a fare saggi di linguistica e anche cinema; mentre tutti gli altri facevano solo letteratura e saggistica o decidevano di dedicarsi solo al cinema lui ha fatto l’uno e l’altro, portandoci a suo modo, all’interno del suo lavoro, le conoscenze linguistiche che aveva maturato studiando e elaborando nuove possibili visioni.

    D- QUALI SONO I SUOI PROGETTI FUTURI?

    R- Penso che questo documento sia importante perché è unico nella storia del cinema; infatti quando si fa qualcosa si riesce a capirla quando la si fa vedere quarant’anni dopo e non è più una foto ma un documento, sono due cose diverse. Se io fotografo oggi una cosa che è sotto gli occhi di tutti ma nessuno fotografa e che se sono l’unico a fotografarla fra qualche tempo quella foto ne sarà l’unico documento disponibile. Non sarà una foto del genio ma un documento disponibile, che potrebbe essere fatto girare presso altre sedi, come io faccio sempre. Inoltre tengo dei seminari sia sul cinema di Pasolini sia nell’ambito della fotografia e dei processi linguistici che sottostanno alla realizzazione di un lavoro fotografico.

  • Milano Art Gallery: Il rinomato manager Salvo Nugnes dedica un grande evento a Pier Paolo Pasolini

    L’esclusivo contesto della galleria milanese “Milano Art Gallery” accoglierà una corposa esposizione di fotografie dedicate a Pier Paolo Pasolini, organizzata dal manager Salvo Nugnes agente di illustri personalità del mondo della cultura. La mostra resterà a disposizione dei visitatori durante le imminenti festività natalizie dal 23 Dicembre fino all’11 Gennaio 2014, con inaugurazione in data Lunedì 23 Dicembre alle ore 18.00. I preziosi scatti sono forniti dall’affermato maestro Roberto Villa.

    Le opere di Pasolini si collocano tra i classici del secondo Novecento. Come D’Annunzio e Pirandello sperimenta tutti i generi della creazione del ventesimo secolo: romanzo, novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, poesia. Si evince un particolare accostamento dei tre nell’uso della retorica, intesa come strumento dell’argomentare, del persuadere, dell’insegnare, stimolo di passione e ideologia, che viene esibita senza freni e inibizioni in modo palese ed esplicito.

    Si può affermare, che Pasolini ha rappresentato per l’ultimo Novecento il rovesciamento speculare di quanto perpetrato da D’Annunzio a inizio secolo, che dava voce alle parole intese chiamate a colmare le lacune del tempo, le parole intese come gloria e innalzamento del proprio ego. Invece, Pasolini ha dato voce alle parole del rifiuto, della negazione, dell’abiezione. Tra le tante citazioni celebri Pasolini ha dichiarato “Io sono un uomo, che preferisce perdere piuttosto, che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è, che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù“.

  • Milano Art Gallery: Il noto manager Salvo Nugnes presenta la mostra in onore di Pier Paolo Pasolini

    L’esclusivo contesto della galleria milanese “Milano Art Gallery” accoglierà una corposa esposizione di fotografie dedicate a Pier Paolo Pasolini, organizzata dal manager Salvo Nugnes agente di illustri personalità del mondo della cultura. La mostra resterà a disposizione dei visitatori durante le imminenti festività natalizie dal 23 Dicembre fino all’11 Gennaio 2014, con inaugurazione in data Lunedì 23 Dicembre alle ore 18.00. I preziosi scatti sono forniti dall’affermato maestro Roberto Villa.

    Le opere di Pasolini si collocano tra i classici del secondo Novecento. Come D’Annunzio e Pirandello sperimenta tutti i generi della creazione del ventesimo secolo: romanzo, novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, poesia. Si evince un particolare accostamento dei tre nell’uso della retorica, intesa come strumento dell’argomentare, del persuadere, dell’insegnare, stimolo di passione e ideologia, che viene esibita senza freni e inibizioni in modo palese ed esplicito.

    Si può affermare, che Pasolini ha rappresentato per l’ultimo Novecento il rovesciamento speculare di quanto perpetrato da D’Annunzio a inizio secolo, che dava voce alle parole intese chiamate a colmare le lacune del tempo, le parole intese come gloria e innalzamento del proprio ego. Invece, Pasolini ha dato voce alle parole del rifiuto, della negazione, dell’abiezione. Tra le tante citazioni celebri Pasolini ha dichiarato “Io sono un uomo, che preferisce perdere piuttosto, che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è, che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù“.

  • Agenzia Promoter: il manager Salvo Nugnes organizza la mostra dedicata a Pasolini nella storica “Milano Art Gallery”

    L’esclusivo contesto della galleria milanese “Milano Art Gallery” accoglierà una corposa esposizione di fotografie dedicate a Pier Paolo Pasolini, organizzata dal manager Salvo Nugnes agente di illustri personalità del mondo della cultura. La mostra resterà a disposizione dei visitatori durante le imminenti festività natalizie dal 23 Dicembre fino all’11 Gennaio 2014, con inaugurazione in data Lunedì 23 Dicembre alle ore 18.00. I preziosi scatti sono forniti dall’affermato maestro Roberto Villa.

    Le opere di Pasolini si collocano tra i classici del secondo Novecento. Come D’Annunzio e Pirandello sperimenta tutti i generi della creazione del ventesimo secolo: romanzo, novella, teatro e cinema, critica letteraria e saggistica politica, poesia. Si evince un particolare accostamento dei tre nell’uso della retorica, intesa come strumento dell’argomentare, del persuadere, dell’insegnare, stimolo di passione e ideologia, che viene esibita senza freni e inibizioni in modo palese ed esplicito.

    Si può affermare, che Pasolini ha rappresentato per l’ultimo Novecento il rovesciamento speculare di quanto perpetrato da D’Annunzio a inizio secolo, che dava voce alle parole intese chiamate a colmare le lacune del tempo, le parole intese come gloria e innalzamento del proprio ego. Invece, Pasolini ha dato voce alle parole del rifiuto, della negazione, dell’abiezione. Tra le tante citazioni celebri Pasolini ha dichiarato “Io sono un uomo, che preferisce perdere piuttosto, che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è, che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù“.

  • Scatti fotografici dedicati a Pasolini in mostra alla Milano Art Gallery

    Un appuntamento imperdibile e di forte risonanza pubblica, si terrà Lunedì 23 Dicembre alle ore 18.00 nella storica “Milano Art Gallery” in via G. Alessi 11 a Milano, con il vernissage inaugurale della speciale mostra fotografica su Pier Paolo Pasolini, organizzata dal manager Salvo Nugnes agente di noti personaggi e artisti. L’esposizione di scatti inediti e sorprendenti resterà in loco fino all’11 Gennaio 2014 ed è visitabile ad ingresso libero. Nell’occasione il maestro Roberto Villa racconterà l’esperienza vissuta durante le riprese del celeberrimo film “Il fiore delle mille e una notte” di Pasolini, sul set del quale è rimasto per 100 giorni e di cui conserva un intenso ricordo indelebile.

    I primi contatti di Pasolini con il mondo del cinema risalgono al 1950, quando scrive sceneggiature per Mauro Bolognini e Mario Soldati. Il primo film da regista, dal titolo “Accattone” lo realizza nel 1961. In questa fase iniziale il suo cinema appare come la trascrizione in immagini dei suoi primi romanzi, con particolare attenzione ai suoi principali riferimenti figurativi e culturali, da Masaccio a Piero Della Francesca, piuttosto che seguire una precisa tradizione cinematografica.

    Il periodo della contestazione giovanile determina una pausa nella produzione, che gli serve per elaborare una nuova teoria del linguaggio cinematografico, individuando il superamento dello schema naturalistico a vantaggio di una scrittura filmica, che evidenziasse la presenza della macchina da presa, rendendo visibile la procedura tecnica, che genera l’immagine. In tale fase tutto per lui significa sconfitta e incapacità di comprendere il presente con le sue novità. I film diventano dunque espressione della crisi di una personalità, che accantonato lo spirito rivoluzionario cerca di fuggire dalla realtà indotto da un sentimento tragico della vita.

    Sull’onda di questo percorso esistenziale, Pasolini viene ispirato nel creare la cosiddetta “trilogia della vita” a cui appartengono in ordine cronologico le 3 opere capolavoro “Decameron” (1971), “I racconti di Canterbury” (1972), e “Il fiore delle mille e una notte” (1974). Combatte le sue ultime battaglie sui tabù sessuali armato unicamente delle leggi della natura, che nella sua visione raggiungono la purezza soltanto se liberate dai vincoli educativi e religiosi e dopo aver dato sfogo ai piaceri carnali.

    Nell’ultimo film “Salò e le 120 giornate di Sodoma” (1975) emerge una dimensione di battaglia persa, una prospettiva senza futuro e venata da violenza e sangue. Da molti viene concepito come un vero e proprio testamento simbolico. Uscirà nelle sale dopo la sua morte avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975.

  • La Milano Art Gallery inaugura la prestigiosa mostra di Graziella Schenetti

    Intervista alla rinomata artista reggiana Graziella Schenetti, in occasione della sua prossima straordinaria mostra d’arte “L’Anima oltre il tempo” che inaugurerà Domenica 12 gennaio 2014, alle ore 18.00, presso la storica galleria milanese Milano Art Gallery, in via G. Alessi 11, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes, agente di note personalità della cultura.

    L’esposizione sarà visitabile, ad ingresso libero, fino al 27 Gennaio.

    D- QUAL’E’ LA SUA FORMAZIONE?

    R- Io sono autodidatta, ho lavorato anche un po’ come scenografa di teatro in Messico, in seguito ad un corso di Mimica e espressione corporea con un regista professionista di Bologna, Vittorio Possenti. Non ho quindi una vera propria formazione, non ho studiato arte ma dipingo da sempre. Dipingo sulla musica.

    D- UN PARALLELISMO TRA PITTURA E MUSICA. PERCHE’ DIPINGE SULLE NOTE DI BACH?

    R- Suono la chitarra acustica, amo la musica e ascolto da sempre Chopin e Bach. Ho frequentato anche amici e persone legate al mondo dell’arte, della musica e della cultura tra cui Direttori di teatro, con i quali si facevano tavoli di lavoro di progetti, come alla Bocconi di Milano per esempio, con il Maestro Treccani, grande pittore, che comunque non mi ha mai impartito lezioni di arte. Respirare queste atmosfere mi hanno sempre tenuta viva una certa curiosità, e anche una forte passione per tutto quello che era legato alla cultura, alla conoscenza, alla creatività.

    D- COME CONCEPISCE L’ARTE E CHE FINALITA’ ASSUME?

    R- Io trovo che l’arte sia la parte del sublime della vita, in tutti i suoi aspetti, dal cinema alla pittura all’architettura alla musica, credo che sia come Baudelaire la definiva nei suoi scritti, cioè “l’arte è necessaria all’uomo per trasportare la ragione ad altre altezze”. Credo che sia anche un grandissimo dono, con il quale però bisogna avere molta responsabilità, nei confronti anche delle persone a cui mostri le tue opere. A volte c’è purtroppo un concetto un po’ superficiale dell’arte, si pensa che si fa una mostra per esporre sé stessi, per il proprio ego, in realtà la responsabilità e il compito di chi fa arte è anche quello di trasmettere e risvegliare la sensibilità e le emozioni dell’essere umano. Soprattutto in un periodo come questo in cui ci sono valori traballanti generali e laddove la cultura sia considerata di nicchia in realtà secondo me è invece fondamentale, perché forma le persone, l’anima delle persone. Sono stata fortunata perché pur non avendo una famiglia con formazioni intellettuali ho incontrato nel mio percorso di vita delle persone che mi hanno sempre arricchita tanto.

    D- QUALI SONO I SUOI PROGETTI FUTURI?

    R- Adesso sono focalizzata sulla mostra, per la quale non ho neppure un dipinto, ma per me questo è normale, è un buon segno. Chi ha le quadrerie o gli atelier pieni di dipinti mi mettono “pensieri”, anche perché comunque i quadri devono essere generosamente ceduti secondo me. Sono lusingata di esporre alla prestigiosa Milano Art Gallery, perché mi darà anche modo di confrontarmi con una città che è il fermento culturale per eccellenza in Italia. Salvo Nugnes, organizzatore della mostra, è un vero e proprio

    imprenditore della cultura e un uomo intelligente: dimostra a tutti che d’arte si può vivere. Per quanto riguarda il futuro, spero di poter uscire anche all’Estero, per esempio New York o altre città.

    D- COM’E’ STATO ESSERE SELEZIONATA PER LA “54° ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE DELLA BIENNALE DI VENEZIA”?

    R- L’invito è stato fatto direttamente dal curatore della precedente Biennale di Venezia, Vittorio Sgarbi; lui ha sempre l’obiettivo di spargere intelletto ovunque in modo capillare, non solo in certi luoghi; alla Biennale aveva costruito tutti i Padiglioni delle varie regioni italiane e io rappresentavo appunto l’Emilia Romagna. È stato molto bello; ho volutamente presentato opere monocromatiche, completamente bianche, che però a me sono molto care; queste traducono l’essenza, il concetto che prima le spiegavo, cioè il togliere tutto quello che è superfluo per arrivare a quello che realmente conta anche dell’essere umano, cioè l’anima, quello che, come qualcuno ha scritto, ci distingue da ogni altro essere vivente.

    D- COME VALUTA L’ULTIMA BIENNALE?

    R- La Biennale d’Arte di Venezia rimane un prestigioso biglietto da visita nel mondo, così come la Biennale del cinema. Venezia è adorabile come location, rimane una splendido contesto dove ricevere il resto del mondo e presentare quello che l’Italia culturalmente sempre e comunque produce. Ho anche avuto modo di incontrare alla presentazione del suo film Elisabetta Sgarbi, che ha una sensibilità artistica molto significativa, pulita e autentica, focalizzata sempre a valorizzare la cultura, quella non troppo fastosa, adornata di cose solo materiali, ma la parte un po’ più vera; trovo ci sia un’alta professionalità in questo e molta serietà. Inoltre penso che il cinema italiano stia riprendendo spazio e vigore nel mondo quindi in generale penso sia un’eccellenza italiana nel mondo riconosciuta.

  • Evento imperdibile: Giorgio Forattini in conferenza per il Festival “Cultura Milano” organizzato da Salvo Nugnes

    “Cultura Milano” accoglie come graditissimo ospite il re della satira italiana Giorgio Forattini, che presenta il nuovo libro “Guai ai Vincitori” (Mondadori) in data Lunedì 23 Dicembre alle ore 18.00 nel contesto prestigioso della galleria milanese “Milano Art Gallery” in via G. Alessi 11. “Cultura Milano” e’ il Festival Artistico Letterario ideato e organizzato dal manager Salvo Nugnes allo scopo di rendere la cultura accessibile a tutti con incontri ad ingresso libero, che annoverano esponenti di spicco tra cui Bruno Vespa, Roberto Gervaso, Mario Luzzatto Fegiz, l’indimenticabile Margherita Hack, Paolo Limiti, Silvana Giacobini, Francesco Alberoni.

    Il testo di Forattini è l’annuale appuntamento natalizio in forma di simbolico diario di bordo a vignette di un anno tragicamente comico, illustrato con graffiante arguzia condita da esilarante ironia, che va dalla caduta del governo Monti alla nascita del barcollante governo Letta.

    Vignettista di fama internazionale, è stato lanciato da Paese Sera e ha collaborato con Panorama, Il Giornale, la Repubblica, L’Espresso, La Stampa. Ha pubblicato tantissimi libri di successo e venduto ben 3 milioni di copie. Di lui racconta “Ho cominciato a quarant’anni, prima facevo il rappresentante di commercio nel sud Italia. Bisogna pensare, che se non si vende non si mangia, così ho imparato a raccontare le barzellette. Amavo disegnare, ma non potevo vivere dei miei disegni. Mio padre non voleva che facessi l’artista, ma preferiva una carriera solida. Però io cominciai a studiare teatro all’Accademia, dove c’erano anche Sofia Scicolone e Lina Wertmuller, che studiava regia. Nel 1969 ho partecipato a un concorso per un nuovo personaggio a fumetti per Paese Sera e vinsi, iniziando a lavorare come grafico. La prima vignetta satirica politica fu su Panorama nel 1973, mi scoprì Gianluigi Melega. Poi Paese Sera si accorse, che il suo grafico era anche il Forattini, che faceva le vignette e così mi proposero di farle sul giornale”.

    Forattini dice di non sapere con precisione come nasce una vignetta e spiega “So solo, che nasce sempre e comunque. Nasce in mezz’ora ed è disegnata al massimo in un’ora”. Dichiara, che i suoi maestri di riferimento sono stati Guareschi per il suo coraggio e Jacovitti per il segno. Ritiene che “La vignetta muta è il massimo, ma il -calembour- è una fonte inesauribile di comicità”.

  • Cultura Milano – la Milano Art Gallery gremita per l’incontro con il prof. Stefano Zecchi affiancato dal manager Salvo Nugnes

    È stato un vero e proprio successo l’incontro con il Prof. Stefano Zecchi, che in occasione del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano” ha tenuto un’interessante conferenza sul tema “La bellezza” presso lo Spazio Culturale “Milano Art Gallery” affiancato dal manager Salvo Nugnes, agente di rinomate personalità del panorama culturale, nonché organizzatore della serata.

    Il corposo pubblico ha seguito e partecipato numeroso all’evento, nel quale Zecchi ha approfondito il concetto di bellezza, affrontando tematiche di forte attualità e riflessione. “La Bellezza significa riconoscere il senso delle cose, l’identità delle nostre relazioni. Quando uno vede e capisce cos’è la storia di una città, lo capisce attraverso l’arte.” dichiara Zecchi e continua “Questo è il senso della Bellezza, una continua interrogazione sulla funzione delle cose. L’arte ha la funzione specifica di trasmetterle proprio attraverso la Bellezza. Naturalmente l’arte tradizionale“.

    Stefano Zecchi spiega “Il concetto di bellezza è antimoderno, reazionario, a causa della sua complessità. La bellezza è una forma simbolica che invece di procedere verso l’insignificanza e l’annullamento, produce continuità nel sistema, mutamenti di forma, nuovi significati. In un tempo di vari nichilismi, bisogna dunque esaltarne l’ideale regolativo, la capacità di trasformazione nella persistenza, la sua funzione sociale, il carattere educativo“.

  • Straordinaria conferenza di Francesco Alberoni ad Arte Padova 2013 affiancato dal manager Salvo Nugnes

    Grande successo e pubblico numeroso per la conferenza che ha tenuto Sabato 16 Novembre 2013, nel contesto fieristico di Arte Padova, il rinomato e apprezzato sociologo Francesco Alberoni, che affiancato dal manager Salvo Nugnes in qualità di relatore, ha presentato in anteprima i suoi due libri di ultima pubblicazione “Evita” e “Faust” appartenenti alla collana Sonzogno “La scienza dell’amore” da lui diretta.

    Durante l’incontro Alberoni, grande esperto di movimenti collettivi e educazione sentimentale, ha spiegato le caratteristiche distintive della prestigiosa raccolta, che contiene opere di narrativa e saggistica composte da vari autori, che offrono stimolanti spunti di riflessione sul tema dell’amore e della coppia. I romanzi inseriti nella collana consentono al lettore di conoscere e capire i meccanismi dei sentimenti amorosi e al contempo creano un momento di evasione e divertimento costruttivo.

    Per molto tempo il processo d’innamoramento, l’amore e la vita erotico-amorosa della coppia non sono state oggetto di studio attento e sistematico. Una rivoluzione in questo campo è arrivata con il saggio “Innamoramento e amore” di Alberoni, tradotto in trenta lingue e diffuso in tutto il mondo, che ha introdotto un innovativo paradigma mettendo al centro dell’attenzione la coppia amorosa.

    Nei suoi due ultimi libri, l’affermato sociologo racconta due storie appassionanti e avvincenti. “Evita” tratta delle vicende esistenziali di una donna, che rinuncia all’amore per il potere, mentre “Faust” descrive il caso di un uomo, che rinuncia alla ricchezza per l’amore.