Autore: Redazione area-press.eu

  • Nuovo sito di Rimini Energie, realizzato da GUEST.

    E’ online il sito web di RiminiEnergie che porta la firma di GUEST srl, web agency di Riccione e provider dal 1995. Si parla tanto di energie rinnovabili, ma non è chiaro a tutti di cosa si tratta. Su riminienergie.it potrai farti un’idea precisa di questi argomenti. Clicca sulle varie categorie del sito e capirai attraverso un linguaggio semplice e diretto anche il lato più tecnico di questo settore. RiminiEnergie collabora con IBC Solar, Friem e EnergyGlass, per garantire qualità e professionalità all’insegna di due valori fondamentali, quali: ecosostenibilità e innovazione tecnologica. Se clicchi sulla sezione ‘i nostri prodotti’ vedrai in quanti settori si può risparmiare: pannelli fotovoltaici e inverter; solare termico e pompe di calore; LED; pyromex; scooter elettrici; efficienza energetica. Per ulteriori informazioni invia una mail a [email protected] oppure compila il form che ti appare cliccando sulla sezione ‘contatti’. Il sito di Riminienergie.it è facilmente navigabile e intuitivo, realizzato con una grafica accattivante i suoi testi sono redatti con un linguaggio comprensibile anche a chi ignora la tecnologia LED e le sue molteplici applicazioni. GUEST srl fornisce servizi informatici e di comunicazione alle imprese che desiderano sbarcare sul web. Se anche tu pensi che Internet possa dare nuovo slancio alla tua attività in questo momento di recessione economica, prima di ogni cosa, partecipa gratis a uno degli interessanti corsi gratuiti organizzati dal nostro staff. GUEST si avvale di un team di professionisti (webmaster, copywriter, grafic designer, SEM, SEO e programmatori esperti) che ti accompagneranno alla scoperta delle potenzialità di Internet per la tua impresa attraverso un percorso formativo semplice e completo. Contatta [email protected] oppure clicca su http://www.guest.it/workshop-comunicazione-online.php GUEST ha sede in viale Giulio Cesare 25 a Riccione | Tel. 0541.649292 | [email protected]

  • INTERVISTA A MARCO BETTIN IN OCCASIONE DELLA MOSTRA PERSONALE “SUGGESTIONI” CHE SI TERRÀ DAL 28 MARZO ALL’11 APRILE 2013 PRESSO “MILANO ART GALLERY”

    1) COME CONCEPISCE L’ARTE E CHE FINALITÀ ASSUME?

    L’arte è totalità, è amore assoluto ed incondizionato. Fin da piccolo ero appassionato d’arte. Mi considero un autodidatta, perché non ho mai fatto degli studi specifici. L’arte deve coinvolgere i fruitori, deve trasmettere percezioni emotive, è come un filtro, fluttuante e in continuo divenire, se rimane a livello statico, non può penetrare a fondo nella sfera interiore. L’arte, intesa come rappresentazione fotografica, non ha significato, non emoziona l’osservatore e non permette la libera interpretazione personale. L’arte deve avvolgere, permeare e trasferire intenso pathos.

    2) COSA SI PROPONE DI TRASMETTERE ATTRAVERSO LE SUE CREAZIONI?

    Innanzitutto, la massima libertà interpretativa, desidero stimolare una riflessione meditativa svincolata da blocchi e barriere psicologiche. Poi, desidero che, ciascuno personalizzi le mie opere su se stesso, per sentirle appieno nella dimensione interiore spirituale. A ognuno è destinata una propria creazione, come in un percorso virtuale, in cui si intreccia un legame inconscio, ma potente. Chi acquista le mie opere, è consapevole della sinergia profonda che instaura con esse. Ogni opera nasconde un peculiare messaggio, intrinseco e subliminale che, il fruitore deve carpire e accogliere nella sua anima.

    3) COME CONCILIA LA PASSIONE PER L’ARTE AL DONO DELLA PRANOTERAPIA CHE, LEI POSSIEDE?

    C’è grande coesione sinergica, perché l’arte è energia. Ogni forma di espressione artistica è avvolta da un mistero particolare e c’è un progetto concettuale preciso di elaborazione da seguire. Ogni pennellata deve essere ben mirata e calibrata. I colori e le sfumature cromatiche devono essere ben amalgamati e in perfetto e armonioso equilibrio di tonalità. La pranoterapia è anch’essa energia, allo stato puro, da mantenere e conservare sempre pulita e in condizioni di ottimale equilibrio, per corpo e mente.

    4) DA QUANTI ANNI SVOLGE LA PROFESSIONE DI PRANOTERAPEUTA?

    Da venticinque anni, ho un nutrito e affezionato gruppo di persone che, si affidano a me con piena e totale fiducia. Io non obbligo mai nessuno a tornare da me, non mi permetto mai esprimere giudizi su nessuno. Ognuno ha la sua coscienza personale e la propria consapevolezza nell’agire. Le persone prima, bisogna conoscerle nel loro ego introspettivo, nella sfera più intima, poi si riesce ad interagire e a creare un contatto costruttivo e positivo. Ho scritto un libro, in cui racconto il mio percorso e spiego le teorie, applicative e meditative che mi guidano. Vi ho inserito anche quattro misteri, da scoprire attraverso un’attenta lettura riflessiva.

    5) QUALI FINALITÀ HA LA SUA ASSOCIAZIONE “NOSEA”?

    L’Associazione “Nosea-Amici di Marco Bettin” è no profit, composta da volontari, è una comunità fraterna, a scopo benefico. L’obiettivo prioritario è aiutare i bambini più deboli e gestire i problemi legati al territorio. Il nostro simbolo distintivo è lo scoiattolo, perché è un animale veloce, agile e con un dinamismo insito nella sua natura, ma al contempo è uno scrupoloso conservatore. Poi è una creatura tenera e amorevole. Per noi lo scoiattolo ha una valenza simbolico metaforica che, ci rappresenta al meglio nelle caratteristiche costitutive.

    6) COME È NATA L’IDEA DELLA MOSTRA “SUGGESTIONI” E COME È AVVENUTO L’INCONTRO CON SALVO NUGNES?

    La mia mostra personale “Suggestioni” che si terrà dal 28 Marzo all’11 Aprile 2013 presso “Milano Art Gallery Spazio Culturale” con l’organizzazione di Salvo Nugnes, Direttore di Promoter Arte, è come un bramato sogno che si avvera e si realizza in concreto. Sono molto compiaciuto da questa importante opportunità che, mi viene offerta. Con Salvo Nugnes l’incontro è stato davvero positivo, da subito mi ha conquistato la sua carica energetica e l’entusiasmo. Stiamo lavorando al meglio e certamente, questa mostra è, soltanto l’inizio di una lunga e proficua collaborazione.

  • BREDA, IL PORTONE SI APRE CON LE IMPRONTE DELLE DITA

    Dimenticare le chiavi di casa non è più un problema: per aprire il portone basta il tocco del proprio dito.

    Breda Sistemi Industriali, tra le prime aziende a livello europeo nella produzione di portoni residenziali e industriali, introduce una nuova tecnologia nei sistemi di apertura e propone il sistema a riconoscimento biometrico wireless che permette di aprire i portoni motorizzati con il semplice tocco del proprio dito, mediante il riconoscimento delle impronte digitali.

    Non solo assoluta sicurezza e design accattivante a marchio Breda quindi, ma anche massima comodità e funzionalità, con un sistema che semplifica la vita, evitando di dover portare con sè le chiavi, per accedere alla propria abitazione.

    Soluzione di ultima generazione innovativa ed affidabile, il rilevatore biometrico via radio può essere installato su richiesta sui portoni Breda e funziona grazie a un sensore di ultima generazione che riconosce fino a 80 impronte impedendo, nel contempo, l’attivazione con impronte improprie.
    Il rilevatore biometrico via radio inoltre dispone di quattro canali per gestire dalla stessa postazione anche luci interne o cancelli d’ingresso, con una portata di trasmissione del segnale che arriva fino a 50 metri.
    Massima attenzione anche per l’estetica: il dispositivo si caratterizza per un design discreto e minimale che ben si adatta a qualsiasi contesto, senza interruttori o pulsanti. L’alloggio della batteria è stato studiato per resistere alle intemperie. Infine, non poteva mancare l’attenzione al consumo energetico che, grazie al sistema di risparmio batteria, resta sempre limitato.

    CHI È BREDA SISTEMI INDUSTRIALI
    Breda Sistemi Industriali, realtà operante nel settore dell’edilizia residenziale e industriale con sede a Sequals in provincia di Pordenone, è tra le prime aziende a livello europeo nella produzione di portoni sezionali, prodotto estremamente funzionale che si distingue dal tradizionale portone basculante. La società friulana può fregiarsi di essere stata la prima ad introdurre sul mercato italiano questo prodotto nel 1986, anno della sua fondazione. La svolta avviene grazie a una serie di importanti investimenti che le consentono di dotarsi di macchinari per l’avvio di un ciclo produttivo completo. Breda Sistemi Industriali oggi è l’indiscusso punto di riferimento del settore a livello nazionale che rappresenta la quota preponderante del fatturato complessivo. Significativa e in costante crescita la quota export nei mercati europei di Austria, Germania, Slovacchia, così come in Turchia, India e Brasile: aree queste ultime, in forte espansione grazie a una richiesta di qualità e di design italiano che Breda soddisfa con competenza e servizio. Per quanto concerne la suddivisione del fatturato per nicchia di mercato, il settore residenziale, rivolto ai privati, rappresenta il 70 per cento del valore totale, mentre il restante 30 per cento va ascritto al settore industriale. Breda Sistemi Industriali, i cui stabilimenti si estendono su una superficie complessiva pari a circa 60mila mq, di cui 16mila coperti, conta in totale 170 dipendenti, 140 nel reparto produttivo e circa trenta nell’area impiegatizia.

    www.bredasys.com

  • Le aziende faticano a pagare

    Le Imprese italiane continuano ad essere attanagliate dalla crisi, questo è il deludente scenario presentato dal Cerved (gruppo specializzato nell’analisi d’Impresa).

    Secondo questi dati, l’anno scorso sono state quarantasettemila le aziende che hanno accusato almeno un protesto e questo valore rappresenta il record di sempre.

    Negli ultimi tre mesi la corsa è addirittura accelerata con duecentoventunomila titoli contestati, in aumento del 9% rispetto allo stesso periodo del 2011.

    I ritardi gravi, cioè oltre i due mesi, nei pagamenti delle imprese italiane ai fornitori sono infatti tornati ai massimi della crisi: nel secondo trimestre 2012 riguardavano infatti il 5,7% del totale delle aziende, percentuale che nel terzo trimestre è salita al 6,1 per cento per volare al 7,1% a fine anno.

    Ma il dato più inquietante è a carico delle grandi aziende che sono quelle che possono godere di termini in fattura più vantaggiosi, infatti, in questo settore, la fetta in ampio ritardo di pagamento è cresciuta in un solo trimestre dal 6,9 all’8,2 per cento del totale.

    Secondo il Cerved questo boom negativo non ha risparmiato alcun settore. Complessivamente nel 2012 si contano quasi undicimila società protestate nella filiera delle costruzioni +9,1% sul 2011, oltre venticinquemila nei servizi +9,5% e più di cinquemila nella manifattura +7,5%. I precedenti record negativi del 2009 sono stati abbondantemente superati dal terziario +8,2% e dalle costruzioni +10,2%, dove in particolare la diffusione del fenomeno ha raggiunto livelli critici. L’anno scorso al 3,4% delle imprese non individuali che operano nel settore è stato infatti protestato almeno un assegno o una cambiale, contro una percentuale pari all’1,8% nell’industria e all’1,7% nel terziario.

    I ritardi gravi, cioè oltre i due mesi, nei pagamenti delle imprese italiane ai loro fornitori tornano ai massimi della crisi: erano praticati dal 5,7% del totale delle aziende nel secondo trimestre del 2012, dal 6,1% nel terzo trimestre, per salire al 7,1% a fine anno. Ma il dato più inquietante è a carico delle grandi aziende, con un incremento in un solo trimestre dal 6,9% all’8,2% del totale.

    Un progetto per porre un freno a questa situazione è il pagamento dei debiti da parte della pubblica amministrazione, che rimetterebbe in moto il sistema produttivo. I debiti delle PA verso le Aziende ammontano a 71 miliardi secondo le stime della Banca d’Italia e un pagamento di almeno una parte del debito darebbe sicuramente un’iniezione di liquidità che permetterebbe di generare investimenti nei prossimi anni.

  • TORINO PARATOUR: ITINERARIO SU MISURA PER I DIVERSAMENTE ABILI ALLA SCOPERTA DEI FANTASTICI DECORI ARCHITETTONICI SUBALPINI

    L’itinerario turistico Torino Paratour è suddiviso in due percorsi. Il primo si sviluppa esternamente alle arcate del centro storico, utilizzando marciapiedi privi di barriere architettoniche e usufruendo delle isole pedonali.

    La visita inizia da via Carlo Alberto angolo Corso Vittorio Emanuele, direzione centro città. All’incrocio con via Dei Mille si devia per via Pomba, proseguendo per via Maria Vittoria e via Accademia delle Scienze, sino ad arrivare in Piazza Castello. In caso d’improvvisa pioggia ci sono i vicinissimi portici di via Roma e Piazza Castello, ma anche durante il tragitto si può trovare riparo sotto i porticati di via Pomba angolo via Giolitti e di Palazzo Carignano, in piazza Carlo Alberto. Il tempo di percorrenza è due ore circa.

    Tutti i decori proposti all’attenzione dei partecipanti sono ad “altezza di ragazzo”: si tratta di volti grotteschi, musi d’animali e fregi di vario tipo, assai plastici, cosicché anche i non vedenti possano toccarli e capirne forma e uso.

    Questo itinerario comprende il passaggio tra edifici storici, quali Palazzo Dal Pozzo della Cisterna (Provincia), Palazzo Asinari di San Marzano (Carpano), Palazzo Madama ed altre strutture. Il secondo tragitto, in caso di mal tempo, quasi interamente sotto le arcate di corso Vittorio Emanuele e corso Vinzaglio (ad eccezione di due piccole deviazioni esterne in via Donati e corso Matteotti).

    La visita inizia da corso Vittorio Emanuele angolo via Bellini, prosegue in corso Vittorio Emanuele, corso Vinzaglio con direzione centro città e termina in via Ottavio Revel; il tutto senza barriere architettoniche. La durata di questo percorso è più breve, circa un’ora. I decori sono assai simili a quelli del primo tragitto: molto plastici, interessanti per forma e diversificati per funzione (paracarro, battaglio, maniglia, ecc).

    Raffaele Palma, dedica questo inedito “ TORINO PARATOUR” all’amico Gianni Pellis, recentemente scomparso. Per gli accompagnatori: è possibile esaminare i due tragitti nella mappa allegata (primo percorso linea giallorossa, secondo linea verdeblù) e scaricare i due PDF con immagini e numeri civici.



    Maggiori Informazioni: cell. – 3396057369 mail – [email protected] Scarica i PDF dei percorsi all’indirizzo: http://www.caus.it/torino-paratour.shtml

  • Senior babysitter, un dato in forte crescita

    Un dato in forte rialzo è quello che vede i Senior improvvisarsi babysitter con i loro nipotini, infatti in Italia sono sempre di più le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e non si possono permettere un sostegno professionale per la cura della prole.

    Di certo i nonni hanno una grande esperienza nell’accudire i figli, anche se una ricerca condotta negli Stati Uniti dimostra che l’educazione dei Senior nei confronti dei nipoti può comportare errori che devono essere corretti dai pediatri.

    A fronte di un questionario di 15 domande proposto ad un campione di Senior americani professione babysitter, si evince che gli errori più frequenti riguardano le regole comportamentali: per questo motivo, in America, si sta evolvendo la tendenza che vede l’attivazione di corsi di aggiornamento per insegnare ai nonni come educare i nipoti nella società moderna.

    Si tratta di un dato in forte crescita che presto potrebbe diventare un’emergenza poiché si stima che, solo in Italia, ben 12 milioni di Senior si occupano dei nipoti a tempo pieno, accompagnandoli a scuola o all’asilo, alle visite mediche, nei luoghi adibiti allo sport e al tempo libero.

    Qualche consiglio per far fronte a tale emergenza può essere dato ai Senior direttamente dai pediatri, resta che accudire un bambino è un ottimo modo per rivalutare l’anziano all’interno della famiglia e del sociale, nonché un’enorme fonte di soddisfazioni e vitalità, anche se ciò comporta a volte una buona dose di impegno.

    Areasenior, il portale dedicato alla Terza e Quarta età con tutte le informazioni inerenti i servizi di assistenza agli anziani domiciliare, propone costantemente news aggiornate riguardanti attualità, approfondimenti e notizie dall’estero del mondo Senior.

    All’interno del portale è possibile consultare, attraverso un facile e intuitivo motore di ricerca, i profili di assistenti domiciliari e colf badanti che offrono disponibilità e competenza, un elenco completo di case per anziani, come la casa di cura, e inserire i propri annunci cerco badante in modo da trovare in modo immediato e garantito la figura di badante idonea alle proprie esigenze.

  • Inglese, spagnolo, natura, sport: i campi estivi targati Berlitz

    Roma, 19 marzo 2013. Anche quest’anno Berlitz, una delle aziende più note e stimate nella formazione linguistica e manageriale, ha scelto la Toscana come sede per i suoi campi estivi. Nella provincia di Lucca, immersi nel verde, i ragazzi dai 7 ai 15 anni potranno vivere nuove esperienze, crescere ed arricchirsi e soprattutto imparare l’inglese o lo spagnolo trascorrendo una vacanza unica e motivante.

    Gli ingredienti della ricetta vincente dei campi estivi Berlitz sono: studio della lingua inglese o spagnola, non solo nelle lezioni della mattina, ma in tutte le attività della giornata. Sport, workshop ricreativi, giochi di squadra e tanto divertimento sono complementari e completano il programma linguistico. Tutti questi ingredienti, daranno vita ad un periodo indimenticabile che contribuirà ad arricchire il bagaglio d’esperienza di ogni partecipante, sia dal punto di vista formativo che da quello strettamente culturale.

    In cosa si differenziano dagli altri campi estivi? Come già detto, tutte le attività, non soltanto le lezioni, sono in lingua. Inoltre garantiscono l’efficacia dell’esclusivo Metodo Berlitz®, basato sulla conversazione, gli insegnanti madrelingua, un dipartimento interamente dedicato allo sviluppo di programmi e materiale didattico per i più piccoli: un mix vincente ed unico.

    I campi estivi Berlitz rappresentano una valida e conveniente alternativa ai corsi all’estero: la mattina sarà dedicata alle lezioni, in piccole classi di massimo 10 bambini, con programmi didattici testati in anni di esperienza. Il primo pomeriggio sarà invece dedicato ai laboratori di attività creative che stimolano la fantasia e la manualità dei ragazzi. E poi tanto sport, tutto all’aria aperta: nuoto, tennis, tiro con l’arco, calcio, volley, basket… ma ci sarà anche spazio per tante altre attività all’aperto come l’orienteering, le lezioni naturalistiche, le cacce al tesoro; tutto rigorosamente in lingua. E la sera, un programma di animazione ricco e variegato.

    Le vacanze studio potranno avere durata di 8 giorni o 15 giorni, rispettivamente a Il Ciocco e a Corfino. In entrambe le location i ragazzi alloggeranno in strutture accoglienti e adatte alle loro esigenze, con camere da 2/4 posti letto e bagno privato. I pasti offerti saranno sani e calibrati, in linea con i loro bisogni, e i menù a scelta, attenti ad ogni eventuale intolleranza e allergia alimentare.

    Chi è Berlitz

    Berlitz è la Global Education Company presente con 550 sedi in 70 Paesi del mondo e 135 anni di esperienza. 35 anni fa è nato Berlitz Kids®, un dipartimento interamente dedicato ai corsi per bambini e ragazzi, con programmi e materiale didattico specifici.

    Berlitz organizza vacanze studio dal 1999: da allora 70.000 bambini e teenager in tutto il mondo hanno partecipato ai nostri campi. ll primo summer camp in Italia c’è stato nel 2003.

    Il Metodo Berlitz® è basato sulla comunicazione: tutte le lezioni sono esclusivamente nella nuova lingua. Gli insegnanti adottano un approccio diretto, basato sull’ascolto e sulla conversazione, che integrano con esercizi mirati di lettura e scrittura, cercando di coinvolgere al massimo gli studenti.

    Per maggiori informazioni, visitate il sito www.berlitz.it e www.campiestiviinglese.it

    Raffaella Matteucci

    Ufficio stampa e pubbliche relazioni

    Tel: 06 76 12 455

    E-mail: [email protected] e [email protected]

  • La comunicazione nell’era dei Social Network

    di Federica Sanità

    Oggi viviamo nell’era dell’informazione. La nostra non è più una cultura primariamente

    industriale, bensì una cultura della comunicazione; nella nostra epoca, nuove idee, movimenti

    e concetti, trasformano il mondo quasi quotidianamente.

    Coloro che hanno accesso a certe forme di sapere specialistico sono in grado di trasformare se

    stessi e, sotto molti aspetti, tutto il nostro mondo.

    Le forme di sapere specialistico sono a disposizione di chiunque ma nell’era dell’informatica,

    l’informazione non basta, il sapere è potere potenziale, finché non si traduce in azione. E’

    proprio questo il grande passo: dalla nozione all’azione.

    Dopo molto tempo che non andavo in discoteca, ci sono tornata con degli amici di vecchia

    data, in uno dei posti più rinomati dell’Emilia Romagna, locale pieno di gente esaltata dalla

    musica quasi assordante. Appena mi sono allontanata un pò dal gruppo di amici, è venuto

    verso di me un ragazzo dal sorriso smagliante che, un pò impacciato, mi ha offrerto da bere. Io

    gli ho sorriso e ho rifiutato, visto che avrei dovuto guidare dopo poco. Insoddisfatto del suo

    approccio nei miei confronti, mi ha preso la mano e mi ha detto: “Io vado. Ti aggiungo su

    facebook?” Io, già abbastanza annoiata ho risposto: “No. Comunque non ho Facebook”.

    Ovviamente, lui non ha creduto assolutamente che io non avessi un account e, vivendo la mia

    risposta come una scusa palese, si è allontanato dal locale.

    Io dico, visto che il 99,09% delle persone presenti su facebook usano come account il proprio

    nome e cognome, non sarebbe stato più gentile chiedere: “Ciao, come ti chiami?” E magari

    avrei anche intrapreso una conversazione…

    Il nocciolo della questione è che ormai chiedere il nome di un ragazzo/a o il suo account

    facebook è la stessa identica cosa, anzi, se si vuole scoprire qualcosa di più risulta molto più

    efficace passare un pò di tempo sulla bacheca della persona che ci interessa “conoscere”.

    Tramite Facebook, sito fondato da Mark Zuckerberg, ormai si può sapere qualsiasi cosa, basti

    pensare che per ogni profilo si può impostare: data di nascita, indirizzo e-mail, una foto con la

    quale rendersi riconoscibile, addirittura si può registrare anche il proprio stato sentimentale,

    orientamento politico e religioso. Praticamente tutto!

    Inoltre, è possibile aggiungere altri utenti tra i propri amici, prendere parte a dei gruppi in

    base ai propri interessi, scambiarsi messaggi di posta o tramite una chat, condividere

    immagini video ed altri contenuti ed utilizzare varie applicazioni presenti sul sito.

    Di recente è stato anche lanciato il nuovo layout dei profili personali, presentandolo con il

    claim: “Adesso hai ancora più modi per raccontare e condividere la tua storia.”

    Come sostiene Anthony Robbins il modo con cui gestiamo le relazioni con gli altri e con noi

    stessi, determina la qualità delle nostre esistenze, ma in questo modo non è un pò troppo

    banale? Anche abbastanza facile, considerando che molte persone accettano amicizie di

    persone che conoscono di rado solo per “fare numero”? Oppure ci si ritrova gente tra il gruppo

    di amici che se si incontrasse per strada, nemmeno la si saluterebbe. A mio avviso, utilizzare il

    proprio account Facebook condividendo foto, opinioni, riflessioni è un’alternativa di

    socializzare i propri interessi rispetto alle tradizionali modalità offline. Niente di più.

    La cosa che mi fa particolarmente riflettere è che tutte le persone che conosco e frequento

    hanno un account su Facebook. All’inizio pensavo fosse una delle mode del momento ma, con

    il passare del tempo, mi sto rendendo conto che si sta affermando sempre più, man mano che

    acquista applicazioni come la videochiamata (tipica di Skipe), spazi per sentire la musica

    (come youtube), ritocchi per le foto (come photoshop) e molte altre. D’altronde è il secondo

    sito più visitato al mondo preceduto solo da Google, quindi come non potrebbe andare sempre

    migliorandosi se c’è talmente tanta gente registrata che ogni giorno, molto più di una volta al

    giorno, “tagga”, “posta” dei commenti, crea e gestisce album da più di 100 foto? Parte tutto da

    qui, il punto è che alla gente piace veramente tutto questo. Se a maggio Facebook debutterà in

    borsa è perché sono presenti:

    · 845 milioni di utenti attivi ogni mese, in aumento del 39% rispetto al 31 dicembre

    2010,

    · 483 milioni di utenti attivi a cadenza quotidiana, in aumento de 48% rispetto all’anno

    precedente,

    · 425 milioni di utenti che accedono a Facebook in mobilità,

    · 100 miliardi di connessioni tra amici,

    · 2,7 miliardi di “mi piace” e commenti ogni singolo giorno durante l’ultimo trimestre del

    2011,

    · 250 milioni di foto caricate ogni singolo giorno durante l’ultimo trimestre del 2011.

    Il valore principale che Facebook è in grado di mettere in campo, è l’identità. Nessun servizio

    quanto Facebook è infatti in grado di identificare univocamente una persona, il che significa

    poter potenzialmente aprire a tutta una serie di collaborazioni ed attività. L’identità è la

    moneta che Facebook può vendere ed è la moneta che un miliardo di persone offrono ogni

    giorno a Mark Zuckerberg: l’identità è il legame stretto tra la persona e il suo diario online, un

    legame fatto di coinvolgimento, condivisioni, attività, commenti e “mi piace”.

    I social media, negli ultimi anni, hanno conquistato il proprio spazio anche nelle aziende,

    impiegati sia per la comunicazione esterna che per quella interna. Un numero sempre

    crescente di imprese sta investendo nel settore, battezzato Social Business o Enterprise 2.0

    per creare una serie di strumenti per proporsi verso l’esterno, facendo quello che viene

    chiamato marketing virale, e verso l’interno, per migliorare la collaborazione, la formazione,

    la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Il tutto, appunto, attraverso i social network.

    Per l’azienda è un importante strumento per comunicare efficacemente con i propri clienti.

    Molti giovani discutono di marchi e prodotti che conoscono e scambiano opinioni con altri

    amici; quindi viene spontaneo evidenziare “come i social network stiano trasformando anche

    le caratteristiche e il ruolo del consumatore: da consumatore passivo d’informazioni

    (spettatore televisivo) si sta progressivamente trasformando in uno «spettAutore»

    (prosumer), che crea o modifica contenuti esistenti secondo i propri bisogni, e in un

    «commentAutore» che discute dei prodotti e che condivide le proprie riflessioni con gli

    amici. In particolare, il ruolo attivo del consumatore, introduce una nuova variabile: la

    reputazione, d’importanza centrale per l’efficacia delle politiche di comunicazione aziendale”.

    Persino INARCASSA ha creato un social network: Innarcommunity.

    Si tratta di una rete che raccoglie già più di 5 mila iscritti fra i liberi professionisti, di cui molti

    under 40.

    “Si sono costruiti un “facebook” tutto loro, per scambiarsi idee e progetti, ma anche per

    aumentare le opportunità di lavoro”. Una delle peculiarità di questo strumento è “l’applicativo

    broker, che può servire a cercare colleghi con le competenze necessarie per partecipare ad un

    progetto o ottenere un incarico, ma anche per avere consigli su un particolare problema”.

    Inoltre, Mark Zuckerberg ha intenzione di rendere il suo social network una piattaforma per

    ricerche di marketing. In altre parole, venderà alle aziende la mole di informazioni che girano

    sul sito, ed esse con pochi click e in brevissimo tempo, potranno condurre ricerche mirate su

    gruppi specifici di persone, selezionati in base alle diverse caratteristiche.

    La minaccia principale alla crescita del social network è il modo in cui il pubblico avverte il

    network stesso. Finché rimarrà un leggero ed interessante passatempo, infatti, il dominio non

    è in pericolo: nel momento in cui soprattutto la tutela della privacy dovesse iniziare ad essere

    un timore fondato, a quel punto l’intero castello potrebbe crollare.

    Un social network da 100 miliardi di dollari e da 1 miliardo di utenti valuta ogni singolo

    utente 100 dollari. Detto questo, però, occorre considerare il fatto che l’utente è un valore

    aleatorio, poiché da un momento all’altro potrebbe decidere di usare Twitter, passare a

    Google+ o semplicemente passare altrove il proprio tempo.

    Ad ogni modo, Mark Zuckerberg si può considerare un uomo di potere, in quanto possiede

    grandi informazioni tecnologiche e traducendo in azione determinate conoscenze, ha creato

    una piattaforma come Facebook che non gli ha permesso solo di fare dei soldi e di diventare

    qualcuno, bensì di cambiare il modo in cui si relazionano le persone, sia socialmente che

    professionalmente.

  • Voilà, e d’un tratto diventi Leader!

    di Elena Pierini

    Fino a ieri eravate concentrati sulla vostra crescita professionale e ora vi ritrovate a dover

    far crescere professionalmente gli altri.

    Eravate un bambino in fasce, siete cresciuti e ora vostro padre vi dice: “Caro figlio, io sono

    stanco e adesso tocca a te a prendere in mano l’azienda di famiglia!”

    Eravate un impiegato che svolgeva al meglio il suo lavoro e, un bel giorno, il vostro “capo”

    vi promuove: “Il lavoro è aumentato e, dato che hai dimostrato di essere molto bravo, ora

    occorre che tu gestisca i tuoi colleghi e anche una persona che comincerà tra una

    settimana!”.

    Facevate colloqui alla ricerca di un ruolo di responsabilità e finalmente vi hanno preso

    come Responsabile di un ufficio, composto da più persone all’interno di una SpA!

    Eravate un imprenditore che riusciva a far tutto da solo ma ora avete bisogno di personale

    che vi dia una mano!

    Eravate un manager di successo e vi hanno assunto in un’azienda per sistemare le cose!

    Bene! Dopo tanta fatica, oppure a causa del “fato”, quindi o per scelta o per costrizione: ora

    siete un Leader!

    E ora?

    Quanti di voi Leader si ritrovano con tante domande e poche risposte concrete e utili su

    come gestire le persone e far le cose giuste?

    Le domande più frequenti dei Leader che si sentono girando per aziende sono spesso

    queste:

    · Come mai non fa quello che gli chiedo di fare?

    · Come faccio a fargli capire che quella cosa non va fatta come la fa e la continua a

    fare, nonostante gli abbia detto più volte di non farla così?

    · Come faccio a non farmi chiamare 10 volte al giorno per poi chiedermi sempre le

    solite cose?

    · Come faccio a renderlo autonomo?

    · Come faccio a fare in modo che mi ascolti quando parlo?

    · Come faccio a sapere se ha capito quello che gli ho spiegato?

    · Come faccio a fargli ottenere dei risultati?

    · Come faccio a non arrabbiarmi se non capisce?

    · Come faccio a fidarmi di lui ed affidargli compiti sempre più importanti?

    · Come faccio a controllarlo quando non sono presente?

    · Come faccio a non perdere il collaboratore migliore?

    · Meglio usare il bastone o la carota?

    Il ruolo di Leader richiede comportamenti e atteggiamenti particolari che, per la maggior

    parte, cominciano ad essere assunti, quando si inizia questo nuovo ruolo.

    Prendiamo ad esempio alcune regole in merito alla leadership di Jack Welch, manager del

    secolo.

    Una sua regola dice che dovete dubitare dei vostri collaboratori e non dare mai nulla per

    scontato, mentre un’altra dice che dovete esibire energia positiva e ottimismo,

    promuovendo nei collaboratori un atteggiamento fiducioso e possibilista.

    Una dice che dovete agire con autorità come i capi tradizionali, mentre un’altra dice che

    dovete ammettere i vostri errori e sostenere i collaboratori che si assumono dei rischi,

    specie quando falliscono.

    La vita sarebbe molto più facile se la leadership fosse solo un elenco di regole da seguire e

    imparare a memoria, ma non è così e ogni giorno c’è sempre una nuova sfida!

    Sicuramente giorno per giorno avete l’opportunità, e anche il dovere, di migliorare in

    questo lavoro, dove non si può essere perfetti, in cui metterci sempre il meglio di voi stessi

    e di mettervi un po’ di più in discussione.

    Ogni tanto domandatevi: ”Sono sempre i collaboratori che sbagliano o sono io che ho

    sbagliato qualcosa con loro?”

    I tragici difetti dei Leader secondo Jeffrey Gitomer , uno dei migliori trainer di venditori al

    mondo, autore di culto, fondatore e presidente di diverse società di marketing, sono: essere

    prepotente; essere inaccessibile; rispondere o decidere con lentezza; rimproverare in

    pubblico; non mantenere o infrangere le promesse; non dire la verità; fare favoritismi;

    essere scostante; non essere tecnologicamente aggiornato; assegnare il compito sbagliato

    alla persona sbagliata.

    Secondo questo grande Leader, come si incoraggia un bambino di un anno a camminare,

    così si deve fare con i propri collaboratori, affinché questi raggiungano il successo e i

    risultati.

    Ricordatevi che nessuno vuole essere gestito ma tutti desiderano essere guidati!

    Elenco di seguito i Principi della leadership di J. Gitomer che, se applicati con coerenza nel

    tempo, portano al risultato desiderato:

    · La tua filosofia riguardo alla visione della vita e della leadership determina il tuo

    modo di essere una guida;

    · Il tuo atteggiamento positivo incide su chi ti sta attorno;

    · La tua esperienza e i tuoi successi passati sono d’aiuto e ti rassicurano nel prendere

    decisioni per il futuro;

    · Quando dirigi dando l’esempio, non vi è nulla che i tuoi collaboratori non farebbero

    per te e con te;

    · Sii o renditi simpatico;

    · Una comunicazione chiara favorisce la comprensione e l’azione;

    · La responsabilità non viene data, viene presa;

    · La collaborazione porterà rispetto, risultati e reputazione;

    · Fai quanto hai detto, mantieni le promesse;

    · Dedica più di un minuto a elogiare, istruire, informare e addestrare;

    · Riconosci la vittoria e la sconfitta;

    · La capacità di recupero è la forza interiore che ti permette di reagire, intervenire e

    riprenderti dagli eventi;

    · Il coraggio di rischiare, di essere nel giusto e di sbagliare;

    · Separa i compiti dalle persone, quindi assegnali e combinali in base alla

    preparazione e propensione della persona;

    · Ricompensa i risultati individuali e di gruppo;

    · Devi guadagnarti, non pretendere, la fiducia e il rispetto;

    · Incoraggia il LORO successo per meritare e ottenere il tuo;

    · Il tuo ascendente sui collaboratori si tradurrà in risultati di successo;

    · La tua reputazione ti precede e ti descrive;

    · L’eredità culturale è costituita da singoli successi impilati l’uno sull’altro.

    Diciamo che diventare un Leader è un grande cambiamento e come dice J. Gitomer:

    “CAMBIAMENTO NON E’ UNA PAROLACCIA… MA SPESSO LA TUA REAZIONE LO E’!”

  • La selezione del personale: fattore strategico per superare la crisi?

    di Michele Natali

    Perché scegliere le persone giuste è così importante, anche in un periodo così difficile?

    Puntare su persone straordinarie diventa di vitale importanza per il successo di un’azienda,

    perché ogni nostro scopo dipende dalle persone che abbiamo scelto, i nostri risultati, le

    nostre performance, i nostri rischi e le nostre possibilità di crescita.

    Quando iniziamo un nuovo lavoro, intraprendiamo una nuova esperienza le questioni

    cruciali sono di diversi tipi, hanno a che fare con il “Come” fare il nostro lavoro, poi mano a

    mano che avanziamo, dobbiamo preoccuparci del “Cosa” e, una volta che la nostra vita

    professionale è ben avviata, se vogliamo fare la svolta importante, l’attenzione passa sul

    “Chi”: chi saranno le persone che mi aiuteranno e come dovrò gestirle per ottenere dei

    risultati?

    Puntare sulle persone è condizione fondamentale per creare grandezza durevole e

    soprattutto è dimostrato che è anche l’elemento più significativo da controllare attraverso

    un impatto misurabile sul valore dell’organizzazione: in certi contesti la semplice scelta di

    un capo può spiegare fino al 40% delle variazioni nel valore aziendale. Perché questo?

    Una spiegazione la troviamo nella complessità degli incarichi ad alto livello e più

    complesso sarà il lavoro, maggiore sarà la differenza tra le performance medie e quelle

    eccellenti.

    Se questo è sempre stato il caso, scegliere le giuste persone sta diventando sempre più

    importante, 2 sono le ragioni: la prima è dovuta al fatto che quasi i tre quarti del valore

    delle società moderne è costituito da beni intangibili, i quali riguardano le persone; la

    seconda è che in un contesto sempre più instabile, le abilità richieste possono cambiare

    velocemente e la frequenza delle decisioni critiche aumenta in maniera esponenziale.

    Nella difficoltà quindi i contesti economici instabili, rappresentano un’opportunità

    importante per investire in talenti giusti.

    In situazioni economiche incerte, come quella che stiamo vivendo, alcuni talenti

    eccezionali possono diventare disponibili, ma il loro investimento in periodo di crisi

    diventa difficile da sostenere per un’azienda.

    Allora che fare?

    Spesso a causa delle nostre menti inquadrate eccessivamente, procrastiniamo molto

    quando si tratta di persone; esageriamo i rischi del cambiamento e sottovalutiamo il costo

    delle opportunità presenti, oppure quando agiamo lo facciamo in maniera affrettata.

    Spesso diamo troppo valore alla prima impressione che abbiamo di una persona, oppure

    diamo importanza ai dettagli tecnici indicati in un curriculum vitae, il quale non è

    sottoposto a nessuna reale certificazione (almeno in Europa).

    Quindi anche, e soprattutto, in situazioni di crisi come quella attuale, prendere le giuste

    decisioni in materia di assunzione del personale, diventa strategicamente decisivo.

    Anche se in crisi, l’azienda avrà sempre bisogno di persone per dare valore aggiunto alla

    propria attività e superare il momento difficile.

    Quindi selezionare risorse umane con attitudini emotive importanti, diventa veramente un

    procedimento da attivare con estrema attenzione e disciplina.

    Qualsiasi sia il motivo (rafforzare un’area commerciale, ottimizzare un processo

    organizzativo interno, avviare una nuova filiale) in fase di selezione cerchiamo di seguire i

    seguenti suggerimenti:

    1) Nei periodi di incertezza e turbolenza economica, occorre prendere coscienza di

    agire;

    2) Bisogna superare gli impedimenti emotivi: è vero, assumere mentre si licenzia è

    difficile, ma rimanere vivi e superare la crisi diventa imperativo;

    3) Occorre essere proattivi (ovvero una volta avere preso coscienza di agire), agiamo.

    4) Importante è sviluppare le competenze soft: mentre una rilevante esperienza è

    necessaria quando non si ha molto tempo per imparare, contesti vorticosi,

    richiedono elevate attitudini basate sull’intelligenza emotiva (capacità di agire in

    contesti altamente competitivi, sopportazione allo stress, capacità di

    intraprendenza: ad esempio);

    5) Nonostante le urgenze è bene assicurarsi un buon numero di candidati, quindi

    allarghiamo il bacino di utenza (più canali, avremo più curricula e di conseguenza

    più candidati);

    6) E’ bene valutare con disciplina facendosi aiutare da esperti selezionatori che

    conducano colloqui strutturati: sia il procedimento che i partecipanti diventano

    fattori chiave.

    7) Bisogna affinare le proprie capacità: nonostante l’importanza decisiva, più volte

    evidenziata di scegliere le persone giuste, molti non hanno studiato come farlo: per

    fortuna selezionare le persone giuste non è un mistero né un’arte e nemmeno il

    frutto di una fortuita coincidenza: è una capacità ma soprattutto una disciplina che,

    a prescindere dal periodo economico, dovrebbe essere appresa.

    Una volta applicati i punti precedenti bisognerebbe individuare le modalità di esecuzione

    del colloquio di selezione: fare un solo colloquio diventa rischioso, anche se si hanno tempi

    strettissimi o se un soggetto sembra particolarmente promettente, occorre fare in modo

    che tutti i candidati vengano intervistati da più persone. Interessante sarebbe individuare

    nella propria organizzazione qualcuno che abbia un talento speciale a riconoscere a prima

    vista le figure talentuose o i brocchi: fidatevi di loro e sarebbe buona norma ascoltare il

    collega fidato quando afferma che un certo candidato non gli va istintivamente a genio.

    Ad un certo punto del processo di selezione esageriamo la complessità della posizione da

    ricoprire, descriviamola nella giornata più nera, faticosa, irta di contrasti e piena di

    incertezze. In questo momento, teniamo d’occhio il candidato: se continua a manifestare

    un incondizionato entusiasmo è probabile che non abbia altre opzioni di impiego.

    Valutiamo con favore il candidato se comincia ad incalzare con domande scomode come:

    “In quanto tempo dovrei portare i risultati da voi descritti?” e siamo ancora più entusiasti

    se il candidato fa domande sui valori dell’azienda.

    Le difficoltà indurranno i candidati ad agitarsi in preda alla curiosità intrisa di fiducia nei

    propri mezzi, che fa ben sperare.

    Infine, finito il colloquio oltre che verificare le referenze del candidato, non limitiamoci ad

    una conversazione superficiale: in questi casi obblighiamoci a mettere in discussione tutto

    ciò che ci sembra poco chiaro e fidiamoci dei nostri appunti e delle nostre valutazioni e

    cerchiamo di farci dare risposte più vicine possibile alla realtà.

    Trovare le persone giuste è difficile, trovare persone di grande talento è difficilissimo.

    Eppure non c’è nulla che sia più importante per ottenere risultati, che mettere in campo le

    persone giuste. Le strategie più brillanti e le tecnologie più sofisticate ed avanzate non

    servono a niente se non ci sono persone di valore in grado di applicarle con successo.

    Ecco perché il processo di selezione è così importante, anche in un periodo di crisi. Mettere

    in campo i giocatori più validi o dei collaboratori di qualità, può aiutarci ad uscire dai

    momenti difficili o da situazioni economicamente drammatiche. Tali persone si possono

    trovare ovunque, bisogna solo capire come sceglierle.