Autore: leoddoff

  • Le Olimpiadi in Giappone rinviate al 2021 costeranno 2,8 miliardi di dollari in più

    Le Olimpiadi in Giappone rinviate al 2021 costeranno 2,8 miliardi di dollari in più

    Le Olimpiadi in Giappone rinviate al 2021 costeranno 2,8 miliardi di dollari in più

    Olimpiadi Tokio rinviate al 2021TOKYO (Reuters) – Il rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo al prossimo anno a causa della nuova pandemia di coronavirus costerà agli organizzatori giapponesi altri 294 miliardi di yen ($ 2,8 miliardi), ha detto venerdì il comitato organizzatore.
    Gli organizzatori hanno valutato l’impatto finanziario del ritardo da quando il governo giapponese e il Comitato olimpico internazionale (CIO) hanno deciso a marzo di posticipare i Giochi fino al 2021.
    Il CIO ha già affermato che contribuirà con 650 milioni di dollari alla copertura dei costi di rinvio. Questo è separato dai costi annunciati venerdì dagli organizzatori giapponesi.

    Gli organizzatori giapponesi affermano che i Giochi del 2020 ritarderanno per costare loro $ 2,8 miliardi

    TOKYO (Reuters) – Il rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo al prossimo anno a causa della nuova pandemia di coronavirus costerà agli organizzatori giapponesi altri 294 miliardi di yen ($ 2,8 miliardi), ha detto venerdì il comitato organizzatore.

    Gli organizzatori hanno valutato l’impatto finanziario del ritardo da quando il governo giapponese e il Comitato olimpico internazionale (CIO) hanno deciso a marzo di posticipare i Giochi fino al 2021.

    Il governo metropolitano di Tokyo dovrebbe pagare 120 miliardi di yen, il comitato organizzatore 103 miliardi di yen e il governo giapponese 71 miliardi di yen, hanno detto gli organizzatori.

    Il CIO ha già affermato che contribuirà con 650 milioni di dollari alla copertura dei costi di rinvio. Questo è separato dai costi annunciati venerdì dagli organizzatori giapponesi.

    “I costi di Tokyo sono i costi di Tokyo”, ha affermato Toshiro Muto, CEO di Tokyo 2020.

    “La (allocazione) di Tokyo 2020 è entrate che possiamo garantire”, ha aggiunto.

    “All’interno di queste entrate abbiamo una sponsorizzazione aggiuntiva che abbiamo richiesto ai partner e abbiamo anche un’assicurazione.”

    Tokyo 2020 sta anche ricadendo su un fondo di emergenza di 27 miliardi di yen dettagliato nel bilancio dello scorso anno per coprire i costi.

    L’ultimo budget ufficiale fornito dal comitato organizzatore a dicembre 2019, mesi prima del rinvio dei Giochi, era di 12,6 miliardi di dollari.

    Il presidente di Tokyo 2020 Yoshiro Mori ha aggiunto che il CIO ha accettato di rinunciare a eventuali royalties aggiuntive maturate da nuovi accordi di sponsorizzazione assicurati dal comitato organizzatore.

    “Ieri sera ho tenuto una videoconferenza con il presidente del CIO Bach”, ha detto Mori, che indossava una maschera rossa e bianca con le parole ‘One Team’ sul lato, lo slogan della squadra di rugby giapponese di successo durante la Coppa del Mondo dello scorso anno.

    “Il presidente Bach ha espresso la sua forte determinazione che il CIO e noi dovremmo lavorare come una squadra e cooperare per garantire il successo dei Giochi.”

    FONTE: Reuters

  • Top Level, il nuovo album di ZIC da lunedì 25 maggio 2020 nei digital store

    Top Level, il nuovo album di ZIC da lunedì 25 maggio 2020 nei digital store

    Top Level, il nuovo album di ZIC da lunedì 25 maggio 2020 nei digital store

    Da lunedì 25 maggio nei digital store ‘Smarties’ il nuovo album di ZicClick To Tweet
    Da lunedì 25 maggio in tutti i digital store SMARTIES (Bonshakara distr. Believe) il nuovo album del cantautore fiorentino ZIC. Il singolo estratto per l’airplay radiofonica e relativo video, è TOP LEVEL brano che unisce lo stile di narrazione di Zic a sonorità psichedeliche. A 2 anni di distanza dall’album di debutto “Faceva Caldo”, torna lo sciatore elettronico ZIC: 14 tracce prodotte e arrangiate da Pio Stefanini (già produttore di Irene Grandi) e dallo stesso Zic.


    Track list:

    Smarties – intro
    Top level
    Over the top
    Powero
    Zarro night
    Bestia
    Rotelle
    Agosto 94 bpm
    Urca
    Rocky
    Torta
    Asma
    Spaqqa
    Upsidedown

    L’articolo continua dopo l’immagine



    Lorenzo Ciolini, in arte ZIC, perché da piccolo era grande fan di un cartone animato che aveva come protagonista un ragazzino asmatico e un po’ sfigato, esattamente come lui. Nato a Firenze, classe 1997. “Sono l’unico figlio di due architetti e sono sempre stato un bravo ragazzo, depresso ma bravo, e la musica è stata importante fin da subito, soprattutto grazie a mio padre, che mi ha cresciuto a pane Dire Straits, e Deep Purple. Ho cominciato a suonare la chitarra all’età di dieci anni ed è stata la svolta della mia vita, mi sono subito reso conto che era ciò che dovevo fare. Tutto a un tratto non ero più solo il bambino più basso della classe, quello che tutti si sentono in dovere di prendere in giro… Cominciai a studiare chitarra elettrica nel 2009 e il mio idolo era Hendrix. Nel 2014 sentii il bisogno di cominciare a scrivere canzoni; l’unico problema era che la mia voce era davvero molto timida, somigliava a un sibilo, così nel 2016 iniziai a studiare canto. A marzo dello stesso anno avvenne l’incontro speciale con il produttore Pio Stefanini, con il quale iniziò il sodalizio artistico che spero vada avanti fino al giorno della mia morte. Lui mi ha dato la possibilità di raccontare esattamente ciò che sono, parola per parola, senza aver paura. Grazie alla sua esperienza sono cresciuto moltissimo, ci siamo influenzati a vicenda e dopo più di un anno di lavoro insieme, giorni e notti passate in studio ormai siamo una cosa sola. Inoltre sempre grazie a lui ho avuto la possibilità di conoscere, di confrontarmi e perfino in certi casi di collaborare con grandi artisti. A dicembre 2017 è iniziato il mio percorso nel programma televisivo ad “Amici” di Maria De Filippi e il 25 maggio 2018 è uscito il mio primo album “Faceva caldo”. A settembre 2018, insieme a Pio Stefanini, Mike Defunto e Jared Leti, ho fondato la tribù Bonshakara, una sorta di factory/famiglia dove la musica è al centro di tutto. Il primo singolo prodotto dall’etichetta Bonshakara è stato “Rotelle” pubblicato lo scorso 29 marzo 2019. Maggio 2020 esce il mio secondo album Smarties.

  • Covid-19, vaccino anglo-italiano in studio a Oxford, forse 100 milioni di dosi a dicembre

    Covid-19, vaccino anglo-italiano in studio a Oxford, forse 100 milioni di dosi a dicembre

    Covid, vaccino anglo-italiano in studio a Oxford, forse 100 milioni di dosi a dicembre

    Sperimentazione vaccino covid-19Roma – Si accelerano i tempi per il vaccino anti-Covid al quale sta lavorando lo Jenner Institute della Oxford University, in un programma al quale partecipa fin dall’avvio l’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia. Nella squadra al lavoro per la definitiva messa a punto del vaccino è entrata infatti la multinazionale farmaceutica AstraZeneca, stringendo un accordo con l’Università di Oxford in base al quale sarà responsabile dello sviluppo, della produzione e distribuzione del vaccino a livello mondiale.  Un primo stock del vaccino, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, potrebbe essere disponibile già a dicembre.

    “Vogliamo essere pronti con 100 milioni di dosi entro la fine dell’anno e poi ampliare” ha annunciato al Financial Times il chief executive dell’azienda Pascal Soriot.

    Imporre un’accelerazione ulteriore al candidato vaccino (contrassegnato dalla impronunciabile sigla “ChAdOx1 nCoV-19”) è l’obiettivo della partnership italo-inglese, che per la durata della pandemia ha già lasciato intendere di voler  adottare per l’immissione del vaccino sul mercato un modello not for profit, ovvero senza margini di profitto.




    La sperimentazione clinica sull’uomo, dopo i risultati positivi già ottenuti in laboratorio e sulle scimmie, è partita in 5 centri in Inghilterra lo scorso 23 aprile su 550 volontari sani e su altri 500 cui verrà somministrata una soluzione placebo.

    Al momento, risulta che il vaccino sia stato somministrato ad oltre 320 volontari sani evidenziando di essere “sicuro e ben tollerato” e i risultati di questa prima fase sono attesi, come già riferito dal nostro giornale“entro maggio”. Poi, già a partire da giugno, la sperimentazione sarà allargata ad un campione più ampio di 5.000 soggetti.

    Il vaccino anglo-italiano  parte da expertice consolidate. Quella della Advent-Irbm riguarda l’utilizzo dell’adenovirus, un virus influenzale, impiegato depotenziato per trasportare il gene Spike sintetizzato del SarsCov2 nell’organismo umano. Come se fosse un ‘cavallo di Troia’, quando l’adenovirus ‘trasportatore’ entra nell’organismo, quest’ultimo reagisce e crea anticorpi. Quella dello Jenner Institute della Oxford University deriva invece dal fatto di aver già testato e utilizzato sull’uomo in Arabia Saudita un vaccino simile anti-Mers.

    “Se la sperimentazione clinica darà esiti positivi, come lasciano sperare i test di laboratorio e su animali” ha dichiarato all’agenzia Ansa il presidente di Advent-Irbm Piero Di Lorenzo (nella foto) “entro fine anno avremo la disponibilità di un primo stock. Basterà per iniziare la vaccinazione su fasce più fragili della popolazione. Per produrre miliardi di dosi per la popolazione generale saranno necessari ovviamente tempi più lunghi, ma l’ingresso del colosso AstraZeneca accelererà sicuramente la capacità produttiva”.

    FONTE: rifday.it
    IMMAGINE: pixabay.com

  • Giornata mondiale dell’igiene delle mani (5 maggio) il video dell’Istituto superiore di sanità

    Giornata mondiale dell’igiene delle mani (5 maggio) il video dell’Istituto superiore di sanità

    Giornata mondiale dell’igiene delle mani (5 maggio) il video dell’Istituto superiore di sanità

    Roma, 5 maggio – Le mani curano, danno assistenza e conforto, e sono anche la prima arma a disposizione di tutti per la difesa da tutte le infezioni, a partire da quella da Covid-19. Tenere le mani pulite quindi diventa un gesto d’amore nei nostri confronti e di chi ci sta intorno. È questo il senso video realizzato dall’Istituto superiore di sanità per la Giornata mondiale dell’Igiene delle mani che si celebra oggi, con il claimCura le mani, le mani curano”, che è alla base anche di due infografiche che spiegano come garantirne una corretta igiene.

    Nel video le mani sono rappresentate in molte delle loro funzioni, da quelle che abbracciano a quelle che assistono. Non mancano i riferimenti all’epidemia attuale, dalle immagini di operatori sanitari a un dito che preme il pulsante di un ascensore, che ricorda uno dei modi di trasmissione documentati ai tempi della Sars.

    La giornata, quest’anno dedicata ad infermieri e ostetriche, è l’occasione per sensibilizzare il pubblico sul fatto che l’igiene delle mani aiuta a prevenire ogni tipo di infezione, non solo quella da Covid-19, ad esempio durante l assistenza ai malati. In Italia, riporta un lancio di askanews,  ogni anno vengono stimati 10.000 decessi per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, 200.000 casi di infezioni da germi multiresistenti, quattro persone ogni 100 nelle lungodegenze hanno una infezione correlata all’assistenza, sei pazienti ogni 100 presenti in ospedale e nell’assistenza domiciliare hanno una infezione correlata all’assistenza. La media del consumo di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani in Italia è però di 15 ml per paziente al giorno, al di sotto del minimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (20 ml per paziente al giorno). Il 30-50 % delle infezioni correlate all’assistenza di queste potrebbero essere prevenibili e uno dei caposaldi è proprio l’igiene delle mani.

    Bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per 40-60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani con almeno il 60% di alcol. Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate, come spesso succede come gesto naturale. Non bisogna invece lavare solo il palmo e il dorso delle mani, ma bisogna eseguire un lavaggio completo di tutte le parti compresi gli spazi tra le dita.

    I guanti non devono sostituire la corretta igiene delle mani. Il lavaggio delle mani non deve essere eseguito senza rimuovere i gioielli. Alla fine del lavaggio non bisogna toccare i rubinetti per richiudere l’acqua ma utilizzare un fazzoletto o la piega del gomito per evitare che le mani pulite entrino a contatto con superfici sporche. Dopo essersi lavate le mani non bisogna toccare oggetti (es. maniglia della porta). Si può usare un fazzoletto di carta per aprire la porta. Non si devono lavare i guanti monouso, potrebbero rovinarsi.

    FONTE: rifday.it
    VIDEO: youtube.com

  • Covid-19, poster delle parafarmacie per evidenziare contributo nell’emergenza

    Covid-19, poster delle parafarmacie per evidenziare contributo nell’emergenza

    Covid-19, poster delle parafarmacie per evidenziare contributo nell’emergenza

    Roma, 27 aprile – Un poster per ribadire la vicinanza delle parafarmacie ai cittadini, ma anche per ringraziare tutti i farmacisti e questo indipendentemente da dove essi esercitino.
    Questa l’iniziativa a firma del Movimento nazionale liberi farmacisti, della Confederazione unitaria delle libere parafarmacie Italiane, della Federazione farmacisti e disabilità Onulus e della Federazione nazionale parafarmacie italiane con il patrocinio della Fofi.

    Covid-19 Manifesto delle parafarmacieIn tutte queste settimane le parafarmacie, riconosciute dalla Presidenza del Consiglio come servizio essenziale  e  quindi sempre aperte, hanno fatto ogni sforzo per rimanere vicino ai cittadini, cercando d’informare e risolvere tutte le problematiche legate al Covid-19, pagando inevitabilmente un prezzo pesante all’esposizione al rischio: molti sono stati i contagiati dal coronavirus, che ha prodotto anche due vittime tra i farmacisti che operano nelle parafarmacie.
    “Al fianco della gente” è lo slogan principale del poster che sarà presente nelle vetrine di tutte le parafarmacie e diffuso via social media.
    “Le parafarmacie in tutti questi giorni hanno svolto un lavoro silenzioso, ma efficace al fianco delle istituzioni, cercando di superare tutte le difficoltà legate sia al reperimento degli strumenti per difendere i colleghi e poi cercando di reperire quanto utile ai cittadini per proteggersi” si legge in un comunicato diffuso da Mnlf, “In alcune Rregioni, ove la sensibilità non ha confini corporativi, queste è stato possibile con grande giovamento per la popolazione, in altre si sta lavorando per far comprendere l’utilità di allargare al maggior numero di attori servizi come la distribuzione delle mascherine alla popolazione”.




    I farmacisti delle parafarmacie affermano il loro orgoglio  per il lavoro fatto, pienamente consapevoli che “lo stesso è stato fatto dai colleghi che operano nelle farmacie, a dimostrazione del fatto che la categoria, al di là dei ‘campanilismi’ di appartenenza è forte nella propria professionalità e competenza e questo indipendentemente da dove si operi: il farmacista pur rischiando molto, è tra le figure centrali nella lotta al coronavirus”.

    FONTE: rifday.it
    IMMAGINE: facebook.com

  • Emanuela Casti, ricercatrice in geografia e in teoria della cartografia

    Emanuela Casti, ricercatrice in geografia e in teoria della cartografia

    Emanuela Casti, ricercatrice in geografia e in teoria della cartografia

    Emanuela Casti (nata nel 1950 a Mira, Venezia, Italia) è una geografa italiana e una teorica della cartografia. Professore ordinario all’Università di Bergamo  nel 2004 Casti ha fondato il Diathesis Cartographic Lab, un laboratorio permanente dedicato all’analisi territoriale, all’innovazione cartografica e alla sperimentazione. Un noto innovatore nel campo della cartografia teorica, Casti ha formalizzato una teoria semiotica delle mappe geografiche.

    Emanuela Casti - Ricercatrice in geografia e cartografia

    Carriera accademica

    Dopo essersi laureata all’Università di Padova con una tesi sull’evoluzione storica della cartografia a Mantova, la professoressa Casti ha iniziato la sua ricerca accademica nel 1983, quando è stata nominata ricercatrice presso la stessa università. Casti è diventata professore associato presso l’Università di Bergamo nel 1992 e professore ordinario nel 2001. Ha anche insegnato corsi, conferenze e seminari presso altre istituzioni accademiche sia in Italia ( Università di Torino ) che all’estero ( EPFL – École Polytechnique Fédérale de Lausanne , Parigi VII – Parigi – Diderot).
    Dalla data della sua fondazione fino alla sua conclusione ufficiale nel 2012, la professoressa Casti è stato membro del Collegio dei Docenti per il dottorato di ricerca in “Geografia dello sviluppo e delle dinamiche urbane-regionali” (Geografia dello sviluppo e di dinamica urbano-regionale). È stata coinvolta in gruppi di ricerca sia a livello nazionale (con collegamenti attivi con la rivista italiana Terra d’Africa) che a livello internazionale (all’interno della rete Eidolon). Casti è anche membro di molte importanti società italiane ( AGeI , SGI , RGI, AIIGI) e gruppi di lavoro internazionali (UGI, ICA ).




    Dopo aver iniziato la sua carriera come specialista nella cartografia storica veneziana, Casti ha ampliato la portata della sua ricerca per abbracciare vari periodi storici. Ha analizzato a fondo il ruolo delle mappe nella regione italiana della Lombardia nel Rinascimento e nei primi tempi moderni; ha affrontato temi chiave della cartografia coloniale italiana e francese e studiato esempi preistorici di mappatura incisa su roccia in Valcamonica (Valle Camonica, Italia).
    Lungi dall’essere considerati semplici artefatti storici, questi esempi cartografici hanno fornito una solida base per l’analisi empirica e applicata. Sulla base di tali mappe, la professoressa Casti ha sviluppato la sua teoria della semiosi cartografica.
    Casti ha anche usato la stessa teoria per far luce sui prodotti e sul potenziale comunicativo e pragmatico della mappatura digitale, GIS e WebGIS, con particolare attenzione alla mappatura partecipativa a sostegno della governance locale. Individuando i complessi meccanismi in atto in una mappa geografica, la ricerca di Casti ha messo in evidenza i legami tra cartografia e geografia e le discrepanze tra mappe tradizionali e digitali.

    L’Africa è stata a lungo oggetto privilegiato delle numerose indagini in loco del professor Casti, ben più di trenta dal 1992. In questo contesto, ha condotto ricerche applicate sulla protezione ambientale e la cooperazione con i paesi in via di sviluppo, lavorando nell’ambito dei programmi dell’UE, della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e UNESCO . In particolare, Casti ha partecipato a progetti per la gestione delle zone cuscinetto delle aree protette nell’Africa occidentale: vale a dire il progetto di collaborazione 2002-2005 con il centro di ricerca francese CIRAD di Montpellier che coinvolge la Riserva della biosfera transfrontaliera del Niger, Benin e Burkina Faso; e la collaborazione 2006-2009 con il centro universitario di eccellenza 2iE- Institut International d’Ingéniérie de l’Eau e de l’Environnement di Ouagadougou – Unità di protezione e conservazione dell’Arly in Burkina Faso.

    La Prof. Casti attualmente persegue la sua linea di ricerca teorica e applicata nel campo della cartografia, dedicandosi anche alla pianificazione urbana e alla valorizzazione e sviluppo territoriale. Attraverso la creazione di sistemi di mappatura partecipativa tra il 2012 e il 2013, Casti ha guidato il processo partecipativo per l’applicazione della città italiana di Bergamo come Capitale europea della cultura (Bergamo Open Mapping 2019) e, negli anni 2014-2015, il processo partecipativo per la rivitalizzazione degli spazi pubblici a Bergamo (BG Public Space).

    Nel 2012, con l’obiettivo di dare il via alla rigenerazione dei territori attraverso un approccio basato sul turismo, Casti ha promosso e implementato una rete europea di città a grappolo (comprendente Bergamo, Beauvais, Cambridge, Charleroi, Girona, Lubecca, Santander); tutte le città di medie dimensioni, situate in aree urbane, con un’università e un aeroporto serviti da compagnie aeree a basso costo (Progetto intitolato: Centralità dei territori, verso la rigenerazione di Bergamo in una rete europea).




    Principali risultati teorici: La teoria della semiosi cartografica

    La professoressa Casti ha elaborato la teoria della semiosi cartografica nel 1998, quando ha anche pubblicato il suo primo libro teorico L’ordine del mondo e la sua rappresentazione, tradotto in inglese nel 2005 con il titolo Reality as Representation. La semiotica della cartografia e la generazione del significato.
    La teoria di Casti si trova all’interno dell’area di ricerca chiamata “cartografia postmoderna“, inaugurata da John B. Harley nel 1989 e sviluppata nel primo decennio del 21 ° secolo con contributi di Emanuela Casti, Jeremy Crampton, Martin Dodge, Rob Kitchin, John Pickles , Denis Wood.
    L’ipotesi di base della ricerca postmoderna è un interrogatorio sull’oggettività e la neutralità delle mappe, e più specificamente un interrogatorio sulla natura scientifica delle metriche euclidee.
    Di conseguenza, le mappe non sono viste come semplici “specchi della realtà”, ma piuttosto come strumenti attraverso i quali la realtà viene modellata.
    Il contributo chiave di Casti sta nell’aver abbracciato questa ipotesi iniziale come trampolino per articolare una teoria in grado di investigare la costruzione e i meccanismi comunicativi delle mappe.
    Spostando il focus dell’interesse dalle mappe come strumenti per la mediazione del territorio alle mappe come operatori che influenzano attivamente la gamma di attività che si possono implementare sui territori, la teoria di Casti ha indicato le aree in cui è necessaria un’azione per assumere il controllo dei risultati comunicativi di Mappatura.
    Supponendo una simbiosi tra territorio e mappatura, Casti definisce in modo definitivo le mappe come complessi atti denonazionali, sulla base dei quali gli individui si appropriano del territorio intellettualmente e simbolicamente ordinando il mondo.
    Le mappe dovrebbero essere prese come esempi di “metasemiosi” – o “semiosi di secondo livello”,
    Il professor Casti esplora la transizione da una mappatura topografica, creata da agenzie governative, per aprire la cartografia, prodotta in collaborazione dalle persone (e collegata a una nuova idea di corografia).
    Quest’ultimo ha il potenziale per diventare un concetto altamente praticabile, da utilizzare come operatore per aiutare i cittadini a pensare e progettare il proprio spazio di vita e a comprendere il mondo attuale.
    In particolare, Casti sostiene che, in virtù delle sue caratteristiche altamente interattive, la nuova mappatura digitale (in particolare WebGIS ) apre nuovi scenari e pone la cybercartografia come disciplina privilegiata per il recupero e la promozione del significato sociale del territorio in tutte le sue forme (paesaggio e ambiente ).




    La strategia SIGAP e la mappatura partecipativa

    La strategia SIGAP (Sistemi di informazione geografica per aree protette / Azione partecipativa) è una metodologia di ricerca che adotta la semiosi cartografica e verifica il suo effettivo campo di applicazione. Raccoglie concetti presentati da agenzie internazionali – come “sostenibilità”, “partecipazione alla conservazione” e li trasforma in strumenti operativi per la pianificazione territoriale e ambientale.
    Testata in vari contesti nazionali e internazionali per quanto riguarda una varietà di problemi (migrazione, protezione ambientale, pianificazione del paesaggio, sistemi turistici, rigenerazione urbana, ecc.), La metodologia SIGAP implementa la gamma tipica di competenze basate sulla geografia nel campo dell’applicazione ricerca.
    Come tale, coinvolge tutte le fasi dell’analisi: l’adozione di una teoria che informa la metodologia del territorio; interazione con gli abitanti locali per la lettura dei dati; costruzione di modelli interpretativi e loro visualizzazione cartografica.
    In ciascuna di queste fasi, la cartografia assume capacità diverse a seconda dell’obiettivo da perseguire. Il prodotto finale è un sistema multimediale interattivo.




    S-Low Tourism

    Casti usa la frase “s-Low Tourism” per sottolineare l’assenza di una chiara rottura concettuale tra la nozione di lentezza e la nozione di velocità.
    In effetti, il suo acronimo si riferisce sia al “lento” come prerequisito per un’esperienza consapevole del territorio, sia alle compagnie aeree a basso costo che hanno rivoluzionato il modo in cui pensiamo ai viaggi aerei, come qualcosa di diverso da un viaggio, qualcosa basato sulla velocità e sicurezza.
    Da un lato, il viaggio aereo è aumentato, è più intenso e di solito copre un periodo di tempo più breve: è alla base di uno stile di vita attuale, per cui le destinazioni turistiche non vengono più analizzate sulla base di indicatori convenzionali.
    Allo stesso tempo, tuttavia, la nozione di sostenibilità applicata alla pianificazione territoriale ha ampiamente dimostrato che il turismo è una forza trainante per le comunità locali, che concepiscono e presentano il proprio spazio non solo come meta di vacanza ma come luogo da vivere nelle sue caratteristiche sociali, culturali e ambientali.
    In un salto di prospettiva, il turismo cessa di essere una semplice forza trainante per lo sviluppo economico e diventa un’opportunità per la rigenerazione regionale, al fine di produrre sviluppo sociale attraverso il recupero di un senso del luogo, vale a dire del valore chiave di territorio.
    Questo è un tipo di rigenerazione che si concentra sulle risorse culturali e naturali dei territori, ora rese disponibili online per un nuovo tipo di turista che è intriso di tecnologia dell’informazione e abituato a nuove modalità di viaggio.
    Questo nuovo turistaviaggiatore cerca un’esperienza di viaggio basata su un apprezzamento lento, sulla mobilità ecologica, ambientale e verde. Eppure, allo stesso tempo, la mobilità deve essere veloce affinché i viaggiatori possano sperimentare più destinazioni tematiche che condividono caratteristiche culturali comparabili.
    A livello locale, questo nuovo turismo si basa sulla valorizzazione dei progetti di piccole imprese, della tecnologia intelligente e della partecipazione dei cittadini.
    A livello internazionale, deve basarsi su una sinergia tra istituzioni pubbliche e private, volta a promuovere politiche comuni per lo sviluppo del turismo e dell’accessibilità.




    Il metodo RIFO

    Il metodo deriva da uno studio di monitoraggio su aree in disuso e obsolete (edifici costruiti tra il 1950 e il 1980) in Lombardia.
    Si basa su tre presupposti: la simbiosi tra rigenerazione del territorio e ristrutturazione urbana; uno spostamento dell’attenzione che coinvolge le “città” non più viste come strutture territoriali ma come siti che incarnano uno stile di vita ecologico; la prospettiva di una ristrutturazione circolare delle aree dismesse e fuori produzione, con la partecipazione attiva degli abitanti locali.

    Emanuela Casti - Metodo Rifo
    Operativamente, questo metodo mira a sostituire gli edifici obsoleti (in termini di sicurezza, risparmio energetico, nuove forme di vita e servizi igienico-sanitari) con nuovi edifici che soddisfano le attuali esigenze di vita e allo stesso tempo recuperano lo spazio sprecato.
    Infatti, pur mantenendo lo stesso volume per gli edifici, il metodo RIFO espande anche l’uso dello spazio sotterraneo e prevede quindi una riduzione della superficie occupata dalle aree coperte, con la possibilità di liberare terra per un uso successivo come parchi e aree verdi .
    RIFO prevede un processo circolare di demolizione e ricostruzione di aree obsolete e in disuso, e quindi comporta il trasferimento di abitanti che vivono in vecchi edifici in affitto all’interno dello stesso distretto. Tale trasferimento a corto raggio mira alla ristrutturazione inclusiva attuando strategie partecipative nelle fasi di pianificazione, garantendo un ruolo attivo per gli abitanti locali all’intero processo di demolizione e costruzione.

    Una metodologia partecipativa – la strategia SIGAP – recupera il capitale spaziale, vale a dire l’insieme di conoscenze e abilità degli abitanti che gestiscono attivamente i luoghi in cui vivono. SIGAP fa anche luce sull’uso di risorse spaziali presenti nelle aree RIFO pubbliche (servizi pubblici, accessibilità, patrimonio naturale); rileva priorità e criticità (fattori di inquinamento, necessità di spazi verdi, disagio sociale e sicurezza) e recupera i valori stratificati attribuiti ai siti.

    FONTE: en.wikipedia.org/wiki/Emanuela_Casti
    IMMAGINE: wikipedia.org | pixabay.com

  • Fake-news sui farmaci per Covid-19, l’Iss corre ai ripari con un decalogo

    Fake-news sui farmaci per Covid-19, l’Iss corre ai ripari con un decalogo

    Fake-news sui farmaci per Covid-19, l’Iss corre ai ripari con un decalogo

    Roma, 31 marzo – Un decalogo con i “comandamenti” da seguire per evitare di commettere errori nell’assunzione di farmaci erroneamente ritenuti efficaci contro Covid-19. A elaborarlo e diffonderlo è stato l’Istituto superiore di sanità, per contrastare il cumulo di pericolose sciocchezze e fake news che circolano in particolare sul web e sui social media in ordine a “cure miracolose”, terapie fai-da-te e  Dpi  home made che inducono purtroppo molti cittadini a comportamenti che li espongono al rischio di conseguenze molto serie per la salute.

    L’Iss chiarisce senza possibilità di equivoci (punti tre e quattro del decalogo) che “non esiste nessuna profilassi farmacologica per chi ha avuto contatti con soggetti positivi di coronavirus” e che “le terapie attualmente in studio per i pazienti con Covid-19 possono essere assunte solo dietro prescrizione medica e, nella maggior parte dei casi, solo a livello ospedaliero” e compendia il giusto atteggiamento da mantenere di fronte al profluvio di false informazioni e offerte che circolano in particolare sul web nella raccomandazione (punto nove) a usare la testa, diffidando “delle ‘cure miracolose’ e dei filmati diffusi sui social e in rete che propongono farmaci per la prevenzione e la cura dell’infezione da nuovo coronavirus”.

    Non meno chiaro né meno importante il “comandamento” n. 8 dell’Iss: “I siti web che vendono farmaci antivirali per la terapia dell’infezione da nuovo coronavirus sono illegali e potrebbero vendere farmaci falsificati e pericolosi per la salute”. Osservarlo strettamente, evitando di avventurarsi sul web per acquistare farmaci che nel caso di specie sono sicuramente completamente al di fuori del controllo della autorità sanitarie  e venduti illegalmente, consentirebbe di evitare alla radice il rischio di assumere prodotti potenzialmente in grado di provocare danni molto, molto gravi.

    Qui di seguito, il manifesto  realizzato dall’Iss con le 10 informazioni importanti da osservare sull’uso dei farmaci.

    Decalogo farmaci anticoronavirus

    Il decalogo sull’uso dei farmaci dell’Istituto superiore di sanità

    A proposito di fake news, a smentirne una circolata in modo virale su tutti i social media nelle ultime settimane è intervenuta l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, smentendo l’esistenza (alla luce delle attuali conoscenze ed evidenze scientifiche) di una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia  Covid-19. Pertanto, spiega l’Ema in una  nota riportata anche sul sito del ministero della Salute“non ci sono ragioni per interrompere il trattamento con ibuprofene”.
    L’agenzia regolatoria europea ribadisce la raccomandazione ai pazienti, in caso di dubbi o incertezze sui farmaci, di rivolgersi al loro medico o farmacista e di non interrompere  la terapia in corso senza aver prima consultato un proessionista sanitario. L’Ema ricorda inoltre che “i medicinali devono essere prescritti e utilizzati conformemente alla valutazione clinica, tenendo debitamente conto delle avvertenze e delle altre informazioni presenti nel riassunto delle caratteristiche del prodotto (Rcp) e nel foglio illustrativo, nonché delle indicazioni fornite dall’Oms e dagli organismi nazionali e internazionali competenti”.

    FONTE: rifday.it
    IMMAGINE: controcampus.it | http://www.salute.gov.it/

  • Don Giuseppe Berardelli morto per rinunciare al respiratore a favore di uno più giovane

    Don Giuseppe Berardelli morto per rinunciare al respiratore a favore di uno più giovane

    Don Giuseppe Berardelli morto per rinunciare al respiratore a favore di uno più giovane

    23 marzo 2020
    Sembra una frase fatta, “morto sul campo”. Don Giuseppe era arciprete di Casnigo ormai da quasi quattordici anni e avrebbe concluso la sua missione a Casnigo.
    L’ha conclusa prima, in un ospedale, a Lovere, colpito dal coronavirus. Già lo scorso anno aveva avuto problemi di salute. Il suo sorriso perenne, la sua disponibilità, ma anche il suo attivismo nella realizzazione di opere importanti e costose, quel sorriso nascondeva le preoccupazioni.

    Don Giuseppe Berardelli morto per lasciare respiratore ad una persona più giovane
    “Era una persona semplice, schietta, di una grande gentilezza e disponibilità verso tutti, credenti e non credenti. Il suo saluto era ‘pace e bene’. Sempre cordiale e disponibile verso l’amministrazione pubblica, le associazioni e non solo quelle della parrocchia, partecipava a tutte le manifestazioni senza essere mai invadente.
    Alla festa dei coscritti del ‘47 non mancava mai. Perfino per le veglie funebri chiedeva prima ai parenti se fosse gradita la sua presenza, per dire la discrezione che aveva.
    Era amato da tutti, da Fiorano arrivavano ancora i suoi ex parrocchiani dopo anni a trovarlo. Ma aveva anche una capacità incredibile di risolvere i problemi economici, di bussare alle porte giuste per avere aiuti. Si muoveva con il suo ‘galletto’ e quel casco vecchio che sembrava quello di sturmtruppen, ha valorizzato i santuari (l’ultima grana era il tetto della Trinità…) e il recupero della sagrestia opera di Ignazio Hillipront .
    E naturalmente il nuovo Oratorio, la sua opera maggiore che lo ha preoccupato parecchio. Un arciprete amato da tutti”. Questa la testimonianza di Giuseppe Imberti, a lungo sindaco di Casnigo.
    Don Giuseppe è “morto da prete”.
    “E mi commuove profondamente il fatto che l’arciprete di Casnigo, don Giuseppe Berardelli – cui la comunità parrocchiale aveva comprato un respiratore – vi abbia rinunciato di sua volontà per destinarlo a qualcuno più giovane di lui”: le parole sono di un Operatore Sanitario di lungo corso della Casa di Riposo San Giuseppe di Casnigo.
    Già, don Giuseppe al respiratore aveva rinunciato, anche se ne aveva bisogno, e questa è forse la miglior fotografia dell’anima di un sacerdote che negli anni trascorsi in Val Seriana aveva conquistato tutti: “Era un prete che ascoltava tutti, sapeva ascoltare, chiunque si rivolgeva a lui sapeva che poteva contare sul suo aiuto – comincia cosi il ricordo di Clara Poli, per anni sindaca di Fiorano, dove Don Giuseppe è stato a lungo parroco – per Fiorano è stato un ottimo parroco, grazie a lui e a don Luigi Manenti che era a Semonte, sono riuscita ad aprire il Centro di Auto Aiuto che ha permetto di aiutare tante famiglie e tanti ragazzi sbandati, senza di lui sarebbe stato impossibile.
    Con lui l’amministrazione è riuscita a mettere in piedi il grande Cre che adesso è davvero diventato un punto di riferimento per tutti i giovani”. Clara si commuove: “Una grande persona”, poi sorride. “Lo ricordo sulla sua vecchia moto Guzzi, amava la sua moto, e quando lo si vedeva passare era sempre allegro e pieno di entusiasmo, ha regalato pace e gioia alle nostre comunità”.
    L’Arciprete di Casnigo don Giuseppe Berardelli aveva 72 anni. Nato il 21 agosto 1947, era originario di Fonteno. Ordinato sacerdote il 30 giugno 1973, il suo primo incarico era stato di coadiutore nella parrocchia di San Giuseppe in città alta, quindi a Calolzio dal 1976 al 1984. Divenne in seguito parroco di Gaverina e dal 1993 parroco di Fiorano al Serio.
    Nel 2006 la nomina ad arciprete di Casnigo. Aveva avuto problemi di salute ma lui combatteva col suo solito sorriso e quella grinta a chi si affida a Dio.
    E’ morto all’ospedale di Lovere. Nessun funerale ma i casnighesi lo hanno salutato a modo loro, a mezzogiorno di lunedì 16 marzo si sono affacciati sul balcone di casa e lo hanno salutato con un applauso. Don Giuseppe, appena diventato Arciprete a Casnigo nel 2006 ha lavorato da subito al progetto di ristrutturazione del nuovo oratorio dedicato a San Giovanni Bosco e a San Giovanni Paolo II, il Papa di cui Casnigo conserva la talare-reliquia nel Santuario della Madonna d’Erbia.
    Don Giuseppe era un prete mariano, molto legato al Santuario ed era amato da tutti.
    “Il suo è un arrivederci – conclude Clara Poli – non ci lascia soli, da lassù veglia su di noi e continua a scorrazzare fra le nubi con la sua motocicletta, chissà quanti progetti sta facendo lassù, anche per noi”….

    FONTE: araberara.it
    AUTORE: Piero Bonicelli
    IMMAGINE: araberara.it