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  • Intervista di Alessia Mocci a Carlo Cocconi ed al suo Solo per stilografica – in tre movimenti

    Conobbi Sergio, più vecchio di me di quattro anni, all’uni­versità. Anch’io, come lui, venivo dal Nord. Come lui anch’io avevo deciso di studiare nella capitale. Ero iscritto a Lettere ma 16 frequentavamo insieme alcuni corsi comuni di letteratura italiana e storia. Lui, per via del lavoro, era un po’ in ritardo con gli studi.”

    Solo per stilografica – in tre movimenti”, è un thriller di Carlo Cocconi, pubblicato nel 2013 dalla Watson Edizioni per la collana editoriale “Ombre”.

    Protagonista del romanzo noir, Sergio Sorrenti. Un uomo, apparentemente qualunque, trovatosi alla regia di una prestigiosa casa editrice. Basterà una lettera, inviatagli dal professor Rosario Trunia, a rivoluzionare tutto il suo mondo ed alla scoperta di un misterioso manoscritto di uno scrittore ancora più oscuro, Articus”. Per il lettore, “Solo per stilografica”, è un percorso irto di supposizioni misteriche e di esaltazione della curiosità.

    Carlo Cocconi è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Carlo Cocconi: Ho iniziato a scrivere tardi, dopo i trent’anni. Una vocazione tardiva ed io stesso non so ben definire perché sia apparsa così all’improvviso. Prima di allora non avevo vergato nemmeno una riga. La spiegazione più plausibile è che le tante esperienze che si accumulano nella vita abbiano bisogno di essere espresse in qualche modo. Posso solo dire che un giorno ho preso un foglio di carta, una penna e ho iniziato. Per non fermarmi più. Da quel momento sono trascorsi quindici anni. Di materiale pronto per la pubblicazione ne ho parecchio, non solo narrativa, anche teatro. Mi piace cimentarmi in generi diversi.

    A.M.: “Solo per stilografica – in tre movimenti” è il titolo del tuo romanzo. Che rapporto hai con la stilografica?

    Carlo Cocconi: Avevo pensato a due titoli, questo ed “Il manoscritto”, più attinente al contenuto del romanzo. Poi, assieme all’editore, ho pensato che “Solo per Stilografica” era più adatto. Non ha un rapporto diretto con il tema del libro, se non per il fatto che il protagonista è un editore, quindi la stilografica rimanda al mondo della scrittura. In realtà non vuol dire niente ma evoca un mondo, crea curiosità appunto per la sua indeterminatezza. Ho pensato a titoli come “Il nome della rosa”. Che attinenza hanno con il contenuto del romanzo? Nessuno, eppure rimandano a qualcosa. Di intangibile, ma ognuno può trovarci quello che vuole.

    A.M.: Il tuo romanzo giallo è ambientato a Roma. Quanto è importante per te la scelta della capitale come città protagonista?

    Carlo Cocconi: Moltissimo. Innanzitutto Roma è una città che amo tantissimo, in secondo luogo ambientare il romanzo a Roma era importante perché la Città Eterna è un luogo che tutti conoscono, fa parte dell’immaginario collettivo di tutti gli italiani. Non volevo confinare la vicenda in un luogo sconosciuto ai più, desideravo che i fatti narrati e i protagonisti si muovessero su uno sfondo riconoscibile al lettore friulano ma anche a quello siciliano. Roma, poi, è città di luci e ombre, dalla storia millenaria. Una location formidabile per un giallo-noir come il mio.

    A.M.: Che cosa dovrebbero aspettarsi i lettori dalla lettura di “Solo per stilografica”?

    Carlo Cocconi: Un momento di relax e divertimento. Il libro pone domande anche serie, se vogliamo, ma lo scopo principale è intrattenere il lettore con una lettura piacevole e una storia accattivante. Il resto viene da sé. Sono partito da una domanda: è possibile che l’arte nasca dal male? Ho cercato di dare una risposta senza, comunque, orientare il lettore verso le mie opinioni. Chi legge trarrà le sue conclusioni.

    A.M.: Quali sono i protagonisti del tuo romanzo noir?

    Carlo Cocconi: Protagonista è Sergio Sorrenti, un editore raffinato e di successo, scapolo inveterato, amante delle donne e della bella vita. Un uomo di successo che, a sessant’anni, scopre che il mondo che pensava si muovesse secondo regole precise e da lui stabilite è, invece, qualcosa di sconosciuto e inquietante. Penso di aver scritto, in fondo, un romanzo di formazione, con la variante che il protagonista non è un adolescente ma un uomo alle soglie della vecchiaia. Personaggi cardine, comunque, sono quelli femminili come Carla, segretaria di Sergio, e Donna Assunta, moglie del mentore di Sergio. Sono donne dalla forte personalità, che hanno una visione dell’esistenza più realistica di Sergio e che, nel bene e nel male, lo condizioneranno parecchio. Sergio scoprirà che la vita reale non è quel susseguirsi di desideri esauditi che ha sempre vissuto, ma qualcosa in cui bene e male sono strettamente intrecciati.

    A.M.: Come ti stai muovendo per promuovere il libro? Presentazioni? Social Network?

    Carlo Cocconi: Come prima cosa ho creato il mio profilo facebook, strumento nei cui confronti nutrivo diffidenza. Invece ho scoperto che, tutto sommato, dipende da come lo adoperi. Ho avuto la possibilità di riallacciare rapporti con persone che non vedevo da tempo e di acquisire visibilità in vista della pubblicazione del romanzo. Ho creato anche una pagina facebook dedicata al romanzo e una pagina “Carlo Cocconi Books” dove parlo della mi attività letteraria a 360 gradi. Ho anche un sito internet personale dove metto a disposizione di chi fosse interessato altri testi che ho scritto: atti unici per teatro ed un racconto sul judo (sport che pratico) che esce a puntate ogni domenica. Cerco tutte le opportunità che dà la rete che, se usata con un fine valido e “nobile”, è un formidabile strumento di promozione. Ho appena fatto una presentazione in una libreria di Udine, la mia città. Cerco di continuare su questa strada.

    A.M.: Pensi che “Solo per stilografica” sia un libro anche da spiaggia? Lo consiglieresti per le vacanze estive?

    Carlo Cocconi: Assolutamente sì. Si legge in fretta e, al di là della serietà delle tematiche di fondo, si può gustare anche come romanzo di intrattenimento. Uno degli obiettivi che mi ero prefissato era proprio questo: proporre tematiche serie ma permettere al lettore di apprezzare la storia senza costringerlo a rifletterci troppo su.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Watson Edizioni?

    Carlo Cocconi: Rispondo con una battuta: per me Ivan Alemanno è il numero uno. Gli devo tutto. Il rapporto è stato ottimo fin dall’inizio e mi auguro possa continuare a lungo.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Carlo Cocconi: Amo tantissimo questa frase di Eraclito, apparentemente semplice ma su cui fior di filosofi e studiosi si sono scervellati ad interpretare e che, per me, racchiude un’importante verità: Physis khryptesthai philei: la natura ama nascondersi.

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa ([email protected])

    Info

    http://www.watsonedizioni.it/

    http:// www.carlococconi. it

    https://www.facebook.com/carlo.cocconi.7

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2013/07/09/intervista-di-alessia-mocci-a-carlo-cocconi-ed-al-suo-solo-per-stilografica-in-tre-movimenti/

  • Novità in libreria: Uno sceriffo qualunque di Andrea Rezzonico, Watson Edizioni

    La Watson Edizioni, casa editrice romana, ha il piacere di presentarvi una nuova pubblicazione dal titolo “Uno sceriffo qualunque”.

    Un thriller ambientato nella metà del XIX secolo in un piccolo villaggio nel cuore degli Stati Uniti.

    L’autore, Andrea Rezzonico, è nato a Latina il 19 settembre 1984. Dopo il diploma, ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “Roma Tre”. Finalista in alcuni premi letterari, esordisce nel 2009 con la sua prima raccolta di racconti umoristici, “Non è vita da timidi”, edito da Iacobelli, che ottiene un buon riscontro a livello di pubblico e di critica (segnalato, fra gli altri, da Il Messaggero ed Ulisse). Di lui hanno detto: “L’ironia è la migliore amica della sua vita”.

    In “Uno sceriffo qualunque” viene narrata la curiosa avventura di Harold Zapruder, giovane praticante di uno studio legale del Massachusetts, che arriva in uno sperduto e decadente paesino per raccogliere l’eredità di uno zio che non ha mai conosciuto; qui, però, scopre di essere stato ingannato: dopo un veloce colloquio con un bolso e ottuso vicesceriffo – l’ultima autorità rimasta in un villaggio in cui tutti sembrano darsi alla fuga – il ragazzo scopre non solo che lo zio è vivo e vegeto, ma che è altresì bisognoso di un cospicuo aiuto economico.

    Pare infatti che lo zio, l’anziano medico del paese, abbia contratto numerosi debiti e perciò, per evitare di essere condannato a passare gli ultimi anni di vita in prigione, abbia inscenato la sua morte per attirare a sé il nipote, sperando di poter ricevere da lui un qualche aiuto.

    Harold, ovviamente, non intende affatto farsi carico dei problemi dello zio e così decide di ripartire; poiché la partenza non è possibile prima di una settimana, è costretto suo malgrado a soggiornare presso il saloon, dove conosce la bella e affascinante proprietaria del locale, Kate, che per il momento rappresenta la sua principale fonte di informazioni sul villaggio e sui suoi abitanti.

    Lo stile de “Uno sceriffo qualunque” è ironico e volutamente lineare, allo scopo di non rendere ostica la lettura e di intrattenere piacevolmente il lettore.

    Il titolo dell’opera allude al modo in cui il protagonista viene nominato sceriffo: dato che quest’incarico viene assegnato solo per la totale mancanza di altri candidati e non per qualche caratteristica peculiare dello stesso, Harold può benissimo essere definito come “uno sceriffo qualunque”.

    Vi lascio il sito della casa editrice per ordinare il libro e riceverlo direttamente a casa:

    http://www.watsonedizioni.it/

    ISBN 9788890444425

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa Watson Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Beppe Quintini ed al suo Voci soffocate, Watson Edizioni

    La mano si strinse forte attorno all’impugnatura umida della pistola e il viso si tirò, eliminando le rughe in una frazione di secondo.

    Una chiave fu fatta entrare nella serratura.

    Il respiro si fece pesante e le gambe iniziarono a tremare come due rami rinsecchiti conficcati.”

    Beppe Quintini è al suo primo romanzo. “Voci soffocate” è un thriller di quasi 500 pagine edito nel 2011 dalla casa editrice Watson Edizioni, giunto dopo soli due mesi alla seconda ristampa. Un romanzo accattivante pieno di colpi di scena nel quale i personaggi presentati sono potenziali vittime di un uomo (denominato l’individuo) che vuole vendetta, le ragioni dell’assassino non vengono palesate e la suspense aumenta con la comprensione degli indizi lasciati dall’individuo. A contrastarlo due agenti: Bruni e Novari.

    Beppe Quintini è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita personale e su “Voci soffocate”. Buona lettura!

    A.M.: Un ingegnere che si cimenta nel romanzo. Com’è nata?

    Beppe Quintini: L’idea di scrivere è nata diversi anni fa. Non tanto per la necessità ed il bisogno di scrivere, quanto per il desiderio di vedere pubblicata una storia che avevo in mente da tempo e che, secondo me, valeva la pena di essere portata alla luce. Per quanto riguarda la mia formazione professionale e didattica, quella da ingegnere appunto, mi è stata utile solo ed esclusivamente per il fatto che, grazie a due anni vissuti in Trentino come progettista, ho potuto conoscere abbastanza bene la realtà territoriale che è diventata l’ambientazione principale di “Voci Soffocate”. Non ho problemi a dire che la “vita da ingegnere” non calza molto bene a Beppe Quintini. Ultimamente l’ho conosciuto un pochettino meglio e mi sembra di aver capito che adori creare, inventare e stupire. Suppongo che con una relazione di calcolo si faccia fatica ad arrivare a tanto! A meno di esigenze primarie, credo che il progettista, almeno per il momento, possa farsi da parte.

    A.M.: “Voci soffocate” è la tua prima pubblicazione. Oggi, cambieresti qualcosa del romanzo?

    Beppe Quintini: Certo! Sarei ipocrita se dicessi che tutto è perfetto e “Voci soffocate” sia il miglior libro che avrei potuto scrivere. A distanza di qualche mese dalla pubblicazione abbiamo raccolto tantissimi commenti e segnalazione su qualche errore trovato. Grazie al cielo il libro è piaciuto parecchio, tanto da poterlo mandare in ristampa. Ad esempio, nella seconda edizione, gli errori di battitura sono stati corretti e il testo è migliorato. Nonostante questo, il cambiamento sostanziale che avrei voluto fare riguarda la parte iniziale del thriller; oggi la ritengo troppo descrittiva e mi rendo conto che al lettore critico e poco paziente potrebbe suggerire un giudizio precipitoso. Per essere concreti, le prime 40 pagine non rendono onore a ciò che il lettore poi incontrerà nelle restanti 430, ovvero un crescendo di intrighi, colpi di scena e i cocci di una storia da ricomporre.

    A.M.: Quali sono gli scrittori che ti hanno influenzato maggiormente nella stesura?

    Beppe Quintini: Voglio essere sincero da subito: non sono un gran lettore!
    Quindi non ho subito influenze di alcun genere, credo. Le poche decine di libri che ho letto sono comunque thriller, di autori come Connelly, Deaver, Faletti, Koontz e qualche novità che mi capitava di notare sugli scaffali delle librerie, tipo “il suggeritore” di Carrisi o “la biblioteca dei morti” di Cooper.

    A.M.: Ci sono parti autobiografiche all’interno del romanzo?

    Beppe Quintini: Sono convinto che tutto ciò che scriviamo (o facciamo) sia frutto di conoscenze ed esperienze vissute. Quindi sono certo che in “Voci Soffocate” ci sia qualcosa che respiro ogni giorno. I personaggi, seppur inventati di sana pianta, portano, chi più chi meno, caratteristiche che sono palpabili nella mia cerchia di conoscenze. Ma nessuno dei personaggi è la fotocopia, e nemmeno la caricatura, di nessuno dei miei conoscenti. Ho sempre cercato di dar vita a uomini e donne che fossero credibili ma, nello stesso tempo, mai indifferenti al lettore. Qualcuno doveva esserci amico, qualcuno dovevamo odiarlo e qualcun altro stimarlo o compatirlo. Ma tutti dovevano risucchiare il lettore nella storia, generando emozioni e sensazioni.


    A.M.: Qual è, secondo te, il personaggio più amato dal pubblico dei lettori?

    Beppe Quintini: Presumo che per gli uomini sia Mathias Novari e per le donne Marina Bruni. Sono eroi anti-hollywoodiani (è una citazione da una recensione de “l’Adige” che mi piace parecchio), con problemi e situazioni difficili, come possono essere per la maggior parte delle persone che non vivono la propria vita in modo sereno per diversi motivi. Certamente non sono supereroi che sfidano mostri ne tantomeno agenti FBI che saltano in aria sotto chilogrammi ci esplosivo e si rialzano in piedi spolverandosi la giacca da sartoria, e senza nemmeno un graffio!

    A.M.: Qual è il target di lettori che potrebbero interessarsi a “Voci soffocate”?

    Beppe Quintini: Io spero sia un pubblico vasto di lettori. Oltre agli amanti del genere “thriller”, mi auguro che possa piacere anche ad un’altra “utenza”. Mi è capitato di essere fermato da una persona sentendomi dire che il mio libro era il primo thriller che avesse mai letto. Prima di salutarci mi ha detto anche che non sarebbe stato l’ultimo. Quindi aspetto che mi ringrazino autori di gialli ai quali ho regalato un altro possibile acquirente per i loro libri.

    A.M.: Hai già presentato il libro?

    Beppe Quintini: Il libro è stato presentato in anteprima al salone del libro di Torino, a maggio di quest’anno. La ricordo come una bellissima esperienza, anche se l’affluenza del pubblico interessato era molto bassa (circa una ventina di persone).
    Un’altra, purtroppo mal riuscita, è stata fatta presso la Feltrinelli di Mantova. Di questa non ho praticamente ricordi…o forse li ho cancellati.
    L’ultima, in ordine di tempo, è stata fatta presso il Suisse Bar a Madonna di Campiglio. Ci tenevo parecchio, per cui ho organizzato personalmente la manifestazione e sono stato entusiasta per il riscontro avuto. Desidero approfittare dell’occasione per ringraziare ancora Emilio del Suisse, per la disponibilità e cordialità con cui ha accolto me ed i miei amici. Nello specifico abbiamo organizzato un incontro-aperitivo nel quale chiunque fosse stato interessato poteva presentarsi per avere informazioni, conoscerci e scambiare due parole. Impressionante e sorprendente che chiunque entrasse nel locale avesse in mano il mio libro per farselo autografare. Indimenticabile.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Beppe Quintini: L’ultimo libro che ho letto è stato “Il poeta” di Connelly, consigliato da un amico lettore. Mentre l’ultimo film visto al cinema è stato: “Come uccidere il capo e vivere felici” . Chi conosce la mia situazione lavorativa potrebbe sorridere, ma giuro che non c’è alcun riferimento al mio ex datore di lavoro. Lo so che detto da un ragazzo che ha appena pubblicato un thriller piuttosto violento fa ancora più ridere, tuttavia vi assicuro che non ne sarei capace. Ed il motivo non è certo la stima che provo per lui!
    Tornando al film, probabilmente, ne vedrò un altro prima che l’intervista venga pubblicata. Anzi ne vedrò altri tre: La trilogia di Ritorno al futuro. Grande Giove!

    A.M.: Cosa ne pensi della pubblicità tramite booktrailer?

    Beppe Quintini: Penso che sia una cosa utile. Innanzitutto il booktrailer dev’essere ben fatto ma non è sufficiente. Quello che conta è trovare un modo perché la gente possa essere indirizzata a guardarlo. Quindi la pubblicità non sta nel booktrailer ma sta nello step precedente, quello promozionale. Prima bisogna riuscire ad incanalare il pubblico alla visione del trailer che dev’essere intrigante, deve saper creare le giuste aspettative e deve incuriosire. Il nostro lo si può vedere cliccando qui: http://www.youtube.com/watch?v=2QeddsBN8xE

    A.M.: Come ti trovi con la Watson Edizioni? La consiglieresti?

    Beppe Quintini: Con la Watson mi trovo bene. Insieme all’editore sono riuscito a creare un prodotto che è andato oltre lo standard per una piccola casa editrice (non oltre le aspettative. Quelle sono ancora da raggiungere!). Sono stato felice perché ho potuto sempre intervenire attivamente sulle scelte della casa editrice, dalla scelta della copertina all’impaginazione, dalle idee promozionali alla loro realizzazione. La cordialità e la disponibilità sono doti che sto apprezzando tuttora.
    Purtroppo esistono regole non scritte che tormentano e rendono difficile la vita per una piccola casa editrice e, di conseguenza, per l’autore che ha aspettative un attimino più ambiziose. Si tratta non solo delle risorse economiche limitate, ma anche di problemi dovuti alla considerazione che il sistema editoriale ha nei confronto della Watson e di altre piccole case editrici. Difficoltà a farsi accettare da un distributore, difficoltà a fare arrivare il libro nelle librerie, difficoltà a farsi recensire il libro (senza voler pagare il recensore!) e altri problemi noiosi e discriminanti.
    Se la consiglierei?
    In linea di massima direi che un autore esordiente è difficile che trovi di meglio. Se invece si spera in risultati grandiosi…allora attendete la chiamata della Longanesi, Newton, Piemme, Mondadori ecc. ecc.

    A.M.: Attualmente stai scrivendo un nuovo romanzo?

    Beppe Quintini: Non ho ancora iniziato a scrivere altro ma ho in mente un’altra idea che mi sembra molto valida. Inizierò a scrivere solo quando sarò sicuro che la nuova storia non avrà niente da invidiare a “Voci Soffocate”. Posso solo anticipare che mi prenderò una settimana per visitare i luoghi in cui vorrei ambientare il nuovo thriller, e che stavolta non ci sarà più neve e freddo ma tanto sole e mare. L’ultima cosa che voglio dire è un grazie al mio amico Luca Fazi, un vero intenditore di thriller.

    Link recensione “Voci soffocate”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/09/22/voci-soffocate-di-beppe-quintini-watson-edizioni/

    Vi lascio il sito diretto dell’autore e della casa editrice Watson Edizioni:

    http://www.vocisoffocate.it/

    http://www.watsonedizioni.it/

    Booktrailer:

    http://www.youtube.com/watch?v=iG_-A7ndnWI

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa Watson Edizioni

  • Voci soffocate di Beppe Quintini, Watson Edizioni

    Loro devono morire.

    Non pensava ad altro. Dal tempo in cui li aveva rintracciati tutti. Li aveva seguiti, pedinati e controllati come un’ombra invisibile. Lui era alto e basso. Era grasso e magro. Era giovane e vecchio. Era tutta la gente. Era nessuno.

    Mentre camminava per le strade passava inosservato. Capitava che molta gente incrociasse il suo sguardo, che lo vedesse ma che non lo guardasse.

    “Loro devono morire”. I pensieri del protagonista del romanzo sono inquietanti e senza scampo, rivelano un’ossessione morbosa dell’individuo, così denominato dallo scrittore, che nel pieno delle sue facoltà mentali ha organizzato un piano senza precedenti per eliminare tutte le vittime designate. L’individuo è scaltro e riesce a mimetizzarsi nella folla pur sorvegliando costantemente ogni accadimento di ogni persona del suo elenco della morte.

    Voci soffocate”, edito nel marzo del 2011 dalla casa editrice Watson Edizioni, è il primo romanzo dell’emergente Beppe Quintini(Lodi, 1977). Trasferitosi in Trentino con una laurea in Ingegneria, Beppe decide di cimentarsi nella scrittura utilizzando le immagini della sua realtà come location di scabrose scene del crimine. “Voci soffocate” ha avuto fin da subito un riscontro positivo nel popolo dei lettori riuscendo, in soli due mesi, ad arrivare alla seconda ristampa con 1300 copie vendute.

    Componimento narrativo che consta di quasi 500 pagine, costituite da capitoli brevi e di scorrevole lettura che presentano il carnefice con fare intimidatorio e le vittime come se non avessero nulla di che preoccuparsi. È sconcertante, infatti, la dicotomia tra la vita dei perseguitati e quella dell’individuo, il mistero del perché l’assassino sia legato proprio a quella persona è un rebus che trasporta il lettore in mille ipotesi possibili sino alla scoperta di una verità agghiacciante.

    Siamo a Dicembre, è quasi Natale, il primo omicidio vede una giovane coppia massacrata in casa propria; nessun indizio, nessuno errore dell’individuo riuscirà a portare gli agenti ad avanzare una benché minima teoria sul movente.

    “Chiuse gli occhi e non vide la propria mano tremare, ma se ne accorse perché il tiepido metallo dell’arma gli sbatteva contro i denti.

    All’improvviso squillò il telefono.

    Ma il grilletto spinto dall’indice dell’uomo non aveva intenzione di arrestare la propria corsa lenta e timorosa…

    Un altro squillo riempì le pareti vuote della casa con un eco fastidioso, nel momento in cui la corsa del grilletto era circa a metà.”

    Un ex agente, Mathias Novari, ancora sconvolto dopo la morte di un bambino sequestrato in Sardegna, cerca la morte con la sua pistola. Anche la moglie l’ha lasciato. È solo e non sente più la sua parte umana. Ma, l’inizio delle indagini sul misterioso delitto a Madonna di Campiglio, in coppia con l’agente Bruni, riesce ad accendere una scintilla di vita nella sua mente, come se potesse riscattarsi riuscendo a risolvere quei macabri omicidi. Saranno, infatti, le sue geniali intuizioni e la sua esperienza a risolvere molti dei dubbi riguardo le scene del crimine ed a portare sempre più vicini alla soluzione.

    L’Individuo si portò a pochi centimetri dal volto sfigurato del cadavere e lo osservò morbosamente. Piegò la testa e i due nasi quasi si sfiorarono. L’odore ripugnante che stagnava addosso al corpo senza vita era irrespirabile, ma l’Individuo sembrò non accorgersene, tanto era eccitato per aver portato a termine il proprio lavoro. Riempì i polmoni, orgoglioso e fiero di se stesso.

    Vi lascio il sito diretto dell’autore e della casa editrice Watson Edizioni:

    http://www.vocisoffocate.it/

    http://www.watsonedizioni.it/

    Booktrailer:

    http://www.youtube.com/watch?v=iG_-A7ndnWI

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa Watson Edizioni