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  • Vergogna (Disgrace) di J.M. Coetzee


    Vergogna (Disgrace) di J.M. Coetzee

    Premessa. Perchè questa indagine?


    Vergogna è una delle opere più famose del nobel sudafricano, fra le altre cose anche un esponente del vegetarianesimo di livello mondiale.
    Questo romanzo è particolarmente interessante per animalisti, amanti degli animali, veg(etari)ani e chiunque si avvicinasse a queste tematiche poiché traccia un percorso verso una nuova comprensione del mondo animale (ma anche umano, del mondo in generale) non a partire da un interesse già forte, ma al contrario dal più totale disinteresse. David Lurie (il protagonista) passa da un tenace sarcasmo nei confronti di chi possiede una particolare “sentience” nei confronti degli animali, a stabilire con questi ultimi un legame profondissimo, che in parte resta misterioso perché lo stesso protagonista ne viene sovrastato, non riesce a “gestirlo”.


    L’uscita di Disgrace nel 1999 ha sollevato una serie di polemiche in Sudafrica per aver rappresentato un paese dominato dalla violenza e dallo scontro razziale proprio quando la fine dell’apartheid aveva segnato una svolta nella sua storia.
    Nel nostro studio tralasceremo questo aspetto del testo per concentrarci solo sulle scene concernenti l’alterità animale, l’animalità nell’uomo e l’apertura verso l’Altro attribuibile all’attività poetica del protagonista.
    Queste tre tematiche sono correlate dalla critica al razionalismo di cui è portavoce David Lurie all’inizio del romanzo; e da un comune riferimento a una “sentience”, una facoltà del sentire, che si svilupperà in Lurie col procedere del romanzo e stimolerà le illuminanti riflessioni di Derek Attridge (uno dei maggiori critici che si è occupato del libro) intorno allo “state of [dis]grace” del protagonista1.


    L’incipit del romanzo fa riferimento alla relazione tra David Lurie, professore associato di scienze della comunicazione all’università di Cape Town, e una prostituta di nome Soraya. “Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di aver risolto il problema del sesso piuttosto bene”. Il loro rapporto viene però a raggelarsi quasi subito, in seguito a un casuale incontro con la donna e i suoi figli (quindi nella sua dimensione materna anziché seduttiva), e cessa del tutto poco dopo, quando lei decide di lasciare la città. Dopo un breve flirt con la nuova segretaria del dipartimento, la situazione di Lurie precipita a seguito di una relazione con una delle sue studentesse, una ragazza di nome Melanie Isaacs, che seguiva un suo corso sui poeti romantici. La relazione con Melanie comincia a complicarsi con la comparsa del suo giovane fidanzato, e finisce con un’inchiesta ufficiale tenuta da una commissione universitaria. Lo stesso padre di Melanie si presenta per firmare insieme alla figlia la denuncia per molestie sessuali.

    John Maxwell Coetzee

    Come avremo modo di approfondire, la risposta di David ad alcuni membri della commissione universitaria, che gli consigliavano di confessare al fine di mitigare la sua posizione, è sorprendente e perentoria, tanto che il suo comportamento concorre a determinare l’espulsione dall’università. Lurie decide allora di lasciare Cape Town per andare a vivere dalla figlia Lucy, in una piccola tenuta nella Eastern Province, vicino Grahamstown. Lucy, lesbica, vive coltivando fiori e verdure che rivende a un mercato vicino, e tenendo dei cani a pensione.
    Ripreso il difficile rapporto con la figlia, David ha modo di conoscere Petrus, un africano che dapprima ha lavorato per Lucy e che al momento del suo arrivo è divenuto comproprietario della fattoria. David incontra Bev Shaw, un’amica di Lucy che lavora in una clinica veterinaria (in cui si esegue un gran numero di soppressioni), e suo marito Bill. Un giorno, dopo che Lucy e David tornano da una passeggiata, si verifica un evento terrificante che coinvolge entrambi.
    Dopo questo evento la vicenda si fa ancora più cupa.
    David diviene una presenza assidua nella clinica veterinaria di Bev Shaw, dove il suo legame con gli animali ha modo di approfondirsi.
    Il libretto d’opera su cui lavorava già in apertura del testo, che è venuto trasformandosi nel corso del tempo, acquisisce un’importanza crescente nella sua vita. Nelle ultime pagine si acuisce ancor di più il legame, divenuto già profondo, di David con il mondo animale. In particolare in correlazione – correlazione potente e misteriosa – con i loro cadaveri.



    In Age of bronze, State of Grace, Derek Attridge imposta lo studio del cambiamento di Lurie nei confronti degli animali, e più in generale nei confronti di se stesso e del mondo, richiamandosi al concetto d’ascendenza teologica dello “stato di grazia”, uno stato di particolare recettività nei confronti del divino.
    Un concetto che ben si addice allo stato di “disgrace”, cioè “fuori dalla grazia”, in cui precipita il protagonista e quindi descrive la nuova “sentience”, la nuova sensibilità (o meglio, facoltà di sentire) che lo investe e lo rende diverso, rendendo al contempo diversa la sua visione del mondo; cosa che in particolare si riflette nella nuova considerazione nei riguardi degli animali.


    Il cambiamento che avviene in David Lurie è un cambiamento che lo sovrasta: Lurie non riesce a spiegarselo in quanto esso va oltre, non può essere interpretato con la semplice ragione.
    Proprio questo cambiamento sarà un momento centrale nella nostra indagine in quanto rappresenta l’impotenza dell’attività razionale nel venire a capo d’una questione sovrarazionale, e come tale è simbolo di tutto uno spettro di esperienze e di forme di conoscenza facenti parte a pieno di titolo dell’esistenza umana, ma che la ragione umana non “intende”.
    Tutto ciò si manifesta nel testo attraverso tre problematiche guida: anzitutto il rapporto con le figure dell’alterità animale; poi il “problema del sesso”, come lo definisce Lurie, che si manifesta attraverso il riconoscimento da parte del protagonista dei suoi istinti sessuali; nonché la crescente importanza dell’attività poetica, come attività in grado di generare un’apertura verso l’Altro.

    Cominceremo il nostro studio dal “problema del sesso”, da quel qualcosa che fa fremere allo stesso tempo tanto i professori universitari quanto gli uccellini sugli alberi.

  • Disagi alla stazione di Genova, dure critiche dell’Italia dei Diritti


    Roma – “Il genio italico per far quadrare i conti ha trovato la brillante soluzione di tagliare direttamente i servizi.
    Questa regola, iniziata con gli ospedali, oggi si presenta pure nel comparto ferroviario, nel quale, a onor del vero, si erano già iniziate a tagliare le linee ferroviarie”. Lo afferma il responsabile per la tutela dei consumatori del movimento Italia dei Diritti Vittorio Marinelli commentando l’ennesimo episodio di disservizio pubblico avvenuto alla stazione Piazza Principe di Genova: un piccolo cartello sulla porta avvisa che la sala d’aspetto rimarrà chiusa dall’ 1 aprile ma non fornisce spiegazioni più precise in merito, limitandosi a riportare un numero di telefono con prefisso 892 o a rinviare al sito on line. Trenitalia tace di fronte alle proteste dei pendolari i cui diritti ancora una volta vengono lesi senza motivazione alcuna.
    “La cosa più logica – continua Marinelli – sarebbe invece quella di tagliare gli emolumenti che i vertici delle società, tra cui Ferrovie dello Stato, continuano generosamente ad autocorrispondersi. Solo che, stante ai tanti crack di borsa causati dai vari banchieri che, anziché essere presi a calci nel sedere aumentano i loro benefit, c’è poco da stare allegri. Sembra che – conclude ironicamente – l’unica salvezza possa venire dai numerosi «vucumprà», i quali potrebbero vendere sedioline di plastica agli inferociti viaggiatori nel perfetto stile dell’italico arrangiarsi”.

    Queste affermazioni di Marinelli sono completamente suffragate dal presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, il quale pone l’accento su un altro grave episodio della vicenda: “Resto sconcertato dal fatto che oltre al danno gli utenti, per chiedere informazioni, devono subire anche la beffa di digitare un numero non gratuito, bensì a valore aggiunto che farebbe guadagnare una percentuale a chi lo ha attivato. Ciò significa speculare sul disagio dei viaggiatori. È una cosa vergognosa”. Per inciso, chiamare il numero con prefisso 892 costa 0,54 euro al minuto.

    Sul fatto interviene anche Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti: “Noi siamo schierati a priori con i pendolari per il grosso disagio subito. Ci preoccupa soprattutto la mancanza di comunicazione verso gli utenti. Speriamo non si tratti delle solite strumentalizzazioni per distrarre l’opinione pubblica da altri problemi come quelli della sicurezza”. Per quanto riguarda l’avviso sul cartello che rinvia a cercare maggiori informazioni nel sito di Trenitalia, Ferraioli precisa: “Invitiamo le Ferrovie dello Stato e la sua società Grandi Stazioni che gestisce anche lo scalo di Genova a non rinviare ai siti on line, dove per altro non ci sono affatto indicazioni in proposito. Auspichiamo in futuro maggiore chiarezza e trasparenza nelle comunicazioni volte ad informare preventivamente i cittadini-utenti”.