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  • L’Olocausto nazista e lo sterminio degli animali, un’analogia oscena?

    L’analogia oscena (come la definisce Enrico Donaggio in un suo saggio) è un parallelismo forte, violento.
    Consiste nell’accostare i moderni allevamenti industriali a dei lager, l’opera di sterminio animale nella contemporaneità a quella perpetrata settant’anni fa dalla Germania hitleriana.

    È un nodo scottante, che diversi autori hanno però trattato con attenzione e senza peli sulla lingua (Isaac Singer, Coetzee, Charles Patterson in Un’eterna Treblinka).
    Chiariamo subito che l’analogia oscena può essere considerata un qualcosa di stupido e provocatorio solo se il suo concetto fondante viene fraintesto, se la sua intenzione viene fraintesa.

    A fugare dubbi di un malcelato razzismo, in verità, ci vuole ben poco. Perché in primo luogo chi è stato a porre all’attenzione del pubblico questa analogia?
    Gli stessi reduci dell’Olocausto, persone che l’hanno vissuto sulla loro pelle o ne hanno sperimentato l’orrore da vicino, in famiglia.

    Gli stessi reduci ebrei.
    Da un lato, il ricorso a similitudini animali è una costante di tutti i resoconti sulle deportazioni, dall’altro l’analogia viene posta in luce, spesso, in maniera del tutto esplicita.
    Già questo fatto pone in una luce differente la questione dell’analogia oscena.
    Un autore ebreo, premio nobel per la letteratura, come Isaac B. Singer, ha ispirato con le sue affermazioni lo stesso titolo del libro di Patterson Un’eterna Treblinka.

    “Si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno”.


    Ed ecco allora che quando sono i reduci dello sterminio nazista a portare all’attenzione del mondo l’analogia oscena, questa prende dei toni davvero inquietanti, impossibili da ridurre a “slogan animalista”.
    Quando loro ci dicono: sta succedendo di nuovo, solo che questa volta non siamo noi i perseguitati, il campanello d’allarme è spaventoso e suona per tutti.

    Credo che per comprendere appieno l’intenzione degli autori che hanno portato alla luce questo parallelismo, occorra tenere bene a mente la tematica della memoria.
    Dopo l’Olocausto quello della memoria è diventato un mantra: non dobbiamo dimenticare, per nessun motivo dobbiamo dimenticare quello che l’uomo è stato capace di fare, altrimenti saremo perduti.
    Ecco quindi uno dei “motori” dell’analogia oscena: si era detto di non dimenticare mai il male che siamo in grado di fare. Siamo sicuri di non aver dimenticato?

    Ma chi è che si sta macchiando di simili crimini oggigiorno? Tutta la potenza di questo accostamento, tutta la sua violenza, su chi ricade? Basta leggere le parole di Singer: nei confronti degli animali tutti sono come nazisti.
    Non è una singola nazione a perpetrare il delitto, ma tutte quelle che hanno raggiunto un certo grado di sviluppo.

    A questo si potrebbe obiettare che oggi, tuttavia, nessuno fa parte di un partito politico totalitario, che noi non siamo agenti delle SS di un’ipotetico Partito Estremista per lo Sterminio Animale, che non partecipiamo in prima persona ai delitti.
    E in effetti avrebbe ragione.
    Ma se è in atto un’opera colossale di sterminio e di dolore, nondimeno noi ne siamo coinvolti.
    Forse allora siamo come coloro che avevano, non lontano da casa, un campo di concentramento. Siamo come tutti quegli uomini che mentre il Reich perpetrava i più orrendi massacri, facevano finta di non sapere. Che volevano non sapere.

    Un autore italiano scampato al campo di Auschwitz, Primo Levi, nell’opera I sommersi e i salvati, un breve ma intenso lavoro saggistico sui lager e sulla sua esperienza personale ad Auschwitz, parla anche di questo: di chi in un certo modo era corresponsabile, di chi voleva non vedere quello che succedeva vicino la sua casa.

    Levi, per stracciare la tesi che molte persone davvero non sapessero, riporta diversi fatti a prova del contrario, fra questi, la possibilità che avevano molti abitanti della Germania di andare a prelevare a piacimento ogni genere di vestiario di poco valore dai magazzini collegati ai campi di sterminio. Come si può credere che uomini e donne che sceglievano tra migliaia di indumenti, tra migliaia di scarpe grandi medie e anche piccole, da bambino, non potessero sapere che dietro c’era qualcosa di mostruoso?

    Allo stesso modo, per quanto il paragone faccia davvero correre i brividi, chi si ritrova in un supermercato davanti un enorme banco frigo pieno di spalle, coscie, interiora e perfino cervella, e da questo banco preleva senza darsi pensiero, non può che essere considerato corresponsabile della gigantesca macchina del dolore che vi sta dietro.


    Va inoltre detto che l’analogia oscena si dispiega in modi diversi e specifici: nel modo in cui venivano trasportate le vittime, nel modo in cui venivano trattate, nelle basi ideologiche per cui chi è diverso e considerato inferiore non ha alcun diritto…


    Abbiamo citato I sommersi e i salvati di Primo Levi. Lo stesso Levi nel libro instaura spesso (ma senza teorizzarli) espliciti paragoni tra il modo in cui venivano trattati i prigionieri e gli animali. Vediamo un caso di parallelismo, a mo’ di esempio, tra i tanti che si possono incontrare nei resoconti dell’Olocausto:

    “Per noi italiani, l’urto contro la barriera linguistica è avvenuto drammaticamente già prima della deportazione, ancora in Italia […]. Ci siamo accorti subito, fin dai primi contatti con gli uomini sprezzanti dalle mostrine nere, che il sapere o no il tedesco era uno spartiacque. […] Con chi non li capiva, i neri reagivano in un modo che ci stupì e spaventò: l’ordine, che era stato pronunciato con la voce tranquilla di chi sa che verrà obbedito, veniva ripetuto identico con voce alta e rabbiosa, poi urlato a squarciagola, come si farebbe con un sordo, o meglio con un animale domestico, più sensibile al tono che al contenuto del messaggio.

    Se qualcuno esitava (esitavano tutti, perché non capivano ed erano terrorizzati) arrivavano i colpi, ed era evidente che si trattava dello stesso linguaggio: l’uso della parola per comunicare il pensiero, questo meccanismo necessario e sufficiente affinché l’uomo sia uomo, era caduto in disuso. Era un segnale: per quegli altri, uomini non eravamo più: con noi come con le vacche o i muli, non c’era differenza sostanziale tra l’urlo e il pugno. Perché un cavallo corra o si fermi, svolti, tiri o smetta di tirare, non occorre venire a patti con lui o dargli spiegazioni dettagliate; basta un dizionario costituito da una dozzina di segni variamente assortiti ma univoci, non importa se acustici o tattili o visivi […]. Parlargli sarebbe un’azione sciocca, come parlare da soli, o un patetismo ridicolo: tanto, che cosa capirebbe?”


    Vorrei concludere questo lungo post con un passaggio in cui Levi non instaura direttamente il parallelismo. Volendo, però, potrebbe farlo il lettore.

    “Ci viene chiesto sovente, come se il nostro passato ci conferisse una virtù profetica, se ‘Auschwitz’ ritornerà: se avverranno cioè altri stermini di massa, unilaterali, sistematici, meccanizzati, voluti a livello di governo, perpetrati su popolazioni innocenti ed inermi, e legittimati dalla dottrina del disprezzo”.


    Levi su questa problematica infine sospende il giudizio, lasciando al lettore il compito di pensarci su.

    E anche alla fine di questo post, in fondo, non spetta che al lettore la responsabilità di riflettere su quanto siano fondati, o meno, i criteri alla base dell’analogia oscena.

    Articolo pubblicato sul blog Animalismo e Vegetarianesimo

  • Libri su animalismo e vegetarianesimo: una biblioteca che è anche un progetto “comunitario” online

    È nata la biblioteca del blog “Animalismo e Vegetarianesimo”.

    La biblioteca vorrebbe essere una raccolta di rapida consultazione di libri a tema, ma anche un progetto, un progetto “comunitario” online.

    Oltre a informazioni basilari e altre aggiuntive, riporta infatti, in fondo a ogni scheda, dei link ad altri blog e siti a tematica animalista, vegetariana, vegan o similiari, in modo che il lettore possa avere a portata di clic le diverse opinioni degli appassionati.

    Il progetto nasce con l’idea che chi vuole comprare un libro può leggere le opinioni di altri blog o webmaster prima dell’acquisto, e chi invece lo ha già letto può trovare facilmente un interessante carrellata di opinioni con cui confrontarsi.

    La biblioteca del blog Animalismo e Vegetarianesimo è un progetto aperto, chiunque può partecipare. Basta una semplice segnalazione all’indirizzo [email protected], oppure un commento nel relativo post sul blog. Si possono segnalare articoli, recensioni, riflessioni su volumi in lista ma anche non in lista – verranno inseriti di volta in volta -, purché le tematiche siano rispettate e i post appartengano a spazi web che trattano argomenti simili.

    Il link verrà aggiunto presto e in cambio, come è ovvio, non è chiesto assolutamente nulla!

    La pagina nasce con l’idea di poter essere uno strumento, anzi, uno “snodo” utile a chi vuole addentrarsi o confrontarsi su un certo tipo di letture.

    Come è ovvio, nel tempo il gestore del blog cercherà di arricchire costantemente la pagina con nuovi titoli e nuovi link a discussioni correlate, ma non potrebbe riuscire a creare un tutto esauriente ricercando da solo i tanti pezzi sparsi nel “web animalista”.

    Per questo se sei un bloggher o un webmaster e vuoi aggiungere il link a una tua recensione o a un tuo articolo, scrivi una email, o lascia un commento nel post: basta il titolo del libro in questione e il link al post, o anche solo il link!

    Se sei un lettore o una lettrice, e hai letto un pezzo su un altro blog o sito che ti ha colpito, segnalalo, il blog provvederà a contattare il gestore e poi aggiungerlo.

    Per finire, se il progetto ti piace, l’idea ti sembra carina, utile, parlane ad amici bloggher e ad amici in generale: di certo a loro non dispiacerà avere un collegamento a un pezzo magari datato, e quindi di difficile reperibilità.

  • Nasce il blog culturale

    Nasce un nuovo blog dedicato alla riflessione sul rapporto uomo-animale: http://animalismoevegetarianesimo.blogspot.com/

    Il nostro rapporto con gli animali è qualcosa su cui vale la pena di riflettere.
    È impressionante come l’interesse per la questione animale riesca ad aprire le porte a una serie di conoscenze che toccano moltissimi ambiti della produzione culturale occidentale e allo stesso tempo diverse questioni basilari della nostra vita quotidiana, come i nostri capisaldi etici acquisiti, la nostra salute e la salute del mondo che abbiamo intorno.

    Il blog “Animalismo e Vegetarianesimo” persegue diversi intenti strettamente correlati.

    Vuole proporre una serie di analisi, approfondimenti e recensioni di opere letterarie (di Coetzee e Kafka, in primis) e filosofiche (a partire da uno studio sul fondamentale volume di Jacques Derrida, L’animale che dunque sono).

    Vuole fare informazione sulle conseguenze più concrete e attuali del nostro rapporto “deviato” con gli animali.
    Estratti da volumi di saggistica noti (come Un’eterna Treblinka e Se niente importa. Perché mangiamo gli animali) e meno noti, dati e indagini sull’industria della carne, sulle condizioni degli animali negli allevamenti intensivi, sui moderni metodi di pesca, sull’inquinamento ambientale causato dall’industria alimentare e molto altro ancora.

    Vuole fornire spunti di riflessione sul vegetarianesimo e condividere informazioni basilari di nutrizionismo.

    Tuttavia il blog non vuole essere “chiuso”, dedicato solo ad animalisti, vegani o vegetariani.
    Nasce con l’idea che tutti possano giovare di riflessioni sul rapporto dell’uomo con gli altri esseri viventi, delle pagine che i grandi narratori hanno dedicato all’argomento, delle informazioni sul trattamento riservato agli animali ai nostri giorni, non lontano dalle nostre case, sull’inquinamento che ne deriva, sul cibo che ci viene propinato.

    “Ho sempre amato gli animali, ma solo alcuni anni fa me ne sono accorto. Sono inoltre convinto che moltissimi altri li amino profondamente, senza essersene ancora accorti”.