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  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori de Ruvido Inchiostro, Rupe Mutevole

    Il titolo della raccolta poetica “Ruvido inchiostro” è stato scelto per celebrare, per l’appunto, le possibilità creative che si manifestano il contatto di una mente in fermento che, al pari di un ruscello, si insinua vorticosa all’interno di un’immagine viva e pulsante. Un’immagine che abbisogna delle parole per fuoriuscire dalla prigione del pensiero. Questa ruvidità dell’atto poetico, questa ruvidità a contatto con l’inchiostro di una penna solleva l’Io dal tarlo insistente e riproduce in parole sensazioni e visioni.

    Vincenzo Monfregola con “Alma”, Emanuela Di Caprio con “Mosaici”, Antonio Pittau con “La vita & l’amore” ed, infine, Andrea Guerrieri con “Buone le prime” sono i quattro autori all’interno della raccolta poetica “Ruvido inchiostro”; quattro protagonisti che raccontano lo scorrere del loro inchiostro fantasioso.

    I quattro autori sono stati molto disponibili nel rispondere a qualche domanda sulla loro raccolta. Buona lettura!

    A.M.: Che cos’è per te scrivere in versi?

    Emanuela Di Caprio: È un forte impulso a trasformare emozioni in parole che si combinino in maniera piacevole fra loro e che siano lo specchio di quello che provo.

    Vincenzo Monfregola: Scrivere in versi è un continuo raccontare le emozioni che attraversano il cuore mettendolo a dura prova; si vocifera che quando una persona scrive lo fa perché soffre… forse è vero, in parte anche il mio scrivere è raccontare in silenzio quanto le sofferenze mi urlano nell’anima per la gioia di viverle tutte.

    Andrea Guerrieri: Non so se siano versi. Nel senso propriamente di versi! Di sicuro versano, e non solo per terra, un qualcosa. E per me…Versare qualcosa è Piacere. Quindi: scrivere Versi è Piacere Puro (ed anche un… piacere a se stessi, agli altri e alle…case editrici!)

    Antonio Pittau: Scrivere per me è poter parlar senza voce delle emozioni della vita e dell’amore di noi tutti.

    A.M.: Perché partecipare ad una raccolta a quattro autori?

    Emanuela Di Caprio: Perché volevo vivere l’emozione di confrontarmi con altri autori e creare un insieme unico fatto di diversità.

    Vincenzo Monfregola: Perché trovo straordinario fondersi in emozioni uniche e soprattutto raccontarle insieme.

    Andrea Guerrieri: Perché non esistono ancora (perlomeno non da voi….) raccolte da 100 autori che porterebbero: risparmio, meno grilli pour la tete e, non fa mai male, più scambio-conoscenza.

    Antonio Pittau: Partecipare a questo libro è stato una nuova esperienza da provare.

    A.M.: Perché leggere “Ruvido inchiostro”?

    Emanuela Di Caprio: Perché è un insieme che incuriosisce per le differenze di stili.

    Vincenzo Monfregola: Perché il lettore si ritroverà faccia a faccia con l’autore e riuscirà ad avvertire i cuori che pulsano tra i versi che vivono nelle nostre poesie.

    Andrea Guerrieri: Perché < Ruvido> ti liscia l’Anima (ndr se ce l’hai, bada bene). L’inchiostro te la imbastardisce.

    Antonio Pittau: “Ruvido Inchiostro” da a chi lo legge, la possibilità di potersi rispecchiare negli stati d’anima degli scrittori.

    A.M.: Quale fra le altre tre sillogi presenti ti ha colpito maggiormente?

    Emanuela Di Caprio: La cruda realtà descritta da Guerrieri.

    Vincenzo Monfregola: Mi ha colpito in particolar modo “La vita & l’amore” di Antonio Pittau, il suo messaggio di pace e comunione delle civiltà, i suoi versi sono speranza per un futuro principalmente basato sulla sostanza e non all’apparenza, un’incontro pacifico dei popoli affinché prevalga l’amore.

    Andrea Guerrieri: La quarta.

    Antonio Pittau: Ognuno delle tre sillogi racconta delle storie, tutte molto belle da leggere e rileggere.

    A.M.: Se potessi scegliere un periodo storico nel quale vivere, in quale sentiresti maggiore ispirazione?

    Emanuela Di Caprio: I primi anni del Novecento.

    Vincenzo Monfregola: A me ha sempre attirato l’epoca Medioevale, dove la vita terrena viene interpretata in chiave allegorica. La realtà vera non era quella del mondo in cui vivevano ma quella della vita ultraterrena.

    Andrea Guerrieri: Sicuramente in un periodo che ancor venir dovrà, non nel passato. Forse anche…domani.

    Antonio Pittau: Ogni periodo storico m’ispira; tranne durante le varie guerre o rivoluzioni.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Emanuela Di Caprio: Mi trovo bene, certo la consiglierei perché ha dimostrato interesse anche verso scrittori (forse) emergenti.

    Vincenzo Monfregola: Rupe Mutevole Edizioni è una delle pochissime case editrici molto selettiva, non pubblica editi solo per avere un numero elevato di autori, se porta alla realizzazione un progetto è perché veramente c’è qualcosa da proporre ai lettori. La consiglio vivamente proprio per quanto appena detto, oltre alla inestimabile stima che nutro per la loro serietà e dedizione al lavoro.

    Andrea Guerrieri: Mi trovo Bene: alta la Rupe da dove veder-sentir il Mare…Mutevole come il Mare e come Me.

    Antonio Pittau: Non posso fare nessun commento sulla casa editrice, perché l’ho appena conosciuta.

    A.M.: Novità per la fine del 2012? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Emanuela Di Caprio: Sto scrivendo molto, un libro di genere psicologico-drammatico, poesie e racconti. Parteciperò alla presentazione della L’Antologia de “L’arte in versi” di Photocity Edizioni a Firenze nella quale sarò presente con una mia poesia risultata fra quelle selezionate.

    Vincenzo Monfregola: Tra i progetti imminenti c’è la pubblicazione in lingua spagnola di “Follia”. Poi sto scrivendo una nuova raccolta di poesie, un viaggio introspettivo fatto di riflessioni ad alta voce che toccano tematiche intime sfiorando malinconie nascoste. Insomma ho diverse idee da concretizzare e non escludo di debuttare con un romanzo.

    Andrea Guerrieri: Anticipare?!! E…addirittura anticipare qualcosa?! Mah…Signori!? Posso dirvi, posso dirvi, questo sì, che nel 2012 vi anticiperò qualcosa del 2013. Questo si questo sì…posso farlo!

    Antonio Pittau: Forse per fine anno un’agenda letteraria.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Emanuela Di Caprio: “Lo scrivere è una proiezione della nostra mente, qualunque cosa ne venga fuori.

    Vincenzo Monfregola: Se esser folli significa trafugare di tutto ciò che é vita, allora sì, voglio esser folle!

    Andrea Guerrieri: “CammèloBBene è apparso alla Madonna. Io sono apparso a CammèloBBene e, se ne aveva, anche ai suoi figli.

    Antonio Pittau: “Un sorriso dura un attimo, ma il suo ricordo può durare una vita”.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/10/02/intervista-di-alessia-mocci-ai-quattro-autori-de-ruvido-inchiostro-rupe-mutevole/

  • Ruvido inchiostro di Monfregola, Pittau, Guerrieri e Di Caprio, Rupe Mutevole

    Nacqui/ nella fragilità/ di tenere emozioni, quando/ congiunzioni di vita/ vestivano/umani incanti/ nella dolcezza della sera.// Un angelo/ poi mi prese per mano/ e mi ha portato/ nel tempio delle Muse,/ laddove/ i rami dello spirito/ non sono altro/ che baci dell’eternità.” – “Testimonianze”

    Una dichiarazione di Vincenzo Monfregola che mostra sin da subito i suoi intenti poetici: sono le Muse che accompagnano il poeta nello scrivere versi immortali. Come per gli aedi greci che si rivolgevano alle Muse, così anche nell’epoca contemporanea lo scrittore ha bisogno di un aiuto esterno proveniente dal mito e dalla classicità.

    Ruvido inchiostro”, edito nel luglio del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica formata da quattro silloge di quattro autori diversi. Troviamo, infatti, “Alma” di Vincenzo Monfregola, “Mosaici” di Emanuela Di Caprio, “La vita & l’amore” di Antonio Pittau e “Buone le prime” di Andrea Guerrieri.

    Il titolo della raccolta poetica “Ruvido inchiostro” è stato scelto per celebrare, per l’appunto, le possibilità creative che si manifestano il contatto di una mente in fermento che, al pari di un ruscello, si insinua vorticosa all’interno di un’immagine viva e pulsante. Un’immagine che abbisogna delle parole per fuoriuscire dalla prigione del pensiero. Questa ruvidità dell’atto poetico, questa ruvidità a contatto con l’inchiostro di una penna solleva l’Io dal tarlo insistente e riproduce in parole sensazioni e visioni.

    Da lontano tra cirri,/ tra i pini incantati,/ tra umide torri antiche/ e sentieri coperti di foglie,/ arriva piano e puntuale/ portando grigi aliti,/ e noi accecati da luci/ ormai lontane, inerti aspettiamo…/ Arriva da lontano/ e già nell’aria si sente/ fresco e pungente/ il vento nuovo che invade/ e scorre per le contrade./ […]” – “Da lontano”

    Emanuela Di Caprio con la lirica “Da lontano” ripercorre la scia della poetica bucolica che mira la natura per cercare le risposte alle domande quotidiane dell’essere umano. È un contatto che necessita di una notevole elasticità del pensiero in modo da estrapolare il sentirsi parte del tutto.

    In fondo ad ogni cuore,/ si trova una magica scintilla/ che accende il fuoco/ della nostra immaginazione/ e sin dall’alba dell’umanità/ la semplice forza dell’ io posso/ ha unito le persone di ogni nazione.// Non c’è niente di ordinato/ nella vita di tutti i giorni/ c’è un ruolo speciale/ per ognuno di noi.// […]” – “La forza del sogno”

    Ed Antonio Pittau trascina il lettore nella speranza di pace e comunione di interessi nella civiltà umana. Sono parole che riportano al sognare qualcosa in più per se stessi e per gli altri. Una sorta di contaminazione armoniosa tra tutti i popoli.

    E si arriva alla pena d’amore con Andrea Guerrieri che nella lirica “Stanco di te I” pone l’Io poetico in attesa di conoscere la verità sui suoi sentimenti, ci si trova infatti in una situazione di stasi nella quale l’amante non è presente, si sente la mancanza ma allo stesso tempo si teme il suo arrivo.

    È tardi,/ non rincasi./ lascio l’acqua a bollire./ È strano/ temo più il tuo arrivo/ del tuo non arrivare./ Trancio di pollo/ mangio noia e stanchezza./ Risolvo/ da solo/ equazioni/ insaziabili./ Ti penso/ non mi illumino./ È tardi/ per tutto.” – “Stanco di te I”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta Transiti Diversi

    Transiti diversi”, edito nel giugno 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta a quattro autori. Precisamente vede le sillogi: “Canzoni d’inverno” di Antonio Pelliccia, “Potando l’Euforbia” di Claudia Piccinno, “Il canto della sera” di Alessio Salvini e “Tre brividi soltanto” di Maria Luisa Lamanna.

    Un titolo che simboleggia il movimento che avviene nella creazione letteraria con l’assembramento dei sintagmi nominali e verbali; dei movimenti dissimili utilizzati dai quattro autori in modo totalmente fluido e naturale.

    I quattro autori sono stati molto disponibili nel rispondere ad alcune domande sulla loro vita e sulla loro produzione. Buona lettura!

    A.M.: Ricordi quando è nata la tua passione per la scrittura?

    Antonio Pelliccia: Al liceo verso i 15 anni.

    Claudia Piccinno: Scrivo dall’età di quindici anni, la scrittura è per me intima necessità.

    Alessio Salvini: Sì, mi ricordo in modo abbastanza chiaro: uno dei miei primi contatti con la scrittura lo ebbi all’età di circa nove anni durante un ”gara di poesia” alla scuola elementare, in cui vinsi il premio per la poesia più bella; ma il primo passo verso ”l’arte di scrivere” l’ho avuto all’inizio delle superiori, in cui comincia ad interessarmi ai libri da cui prendeva spunto Kubrick per la realizzazione dei suoi magnifici film quali “Arancia meccanica”, “Eyes wide shut” e “Shining”. Poi mi sono addentrato nei racconti di Schintzler per primo, poi Dostoevskij, Baudelaire, Trakl, Campana.

    Maria Luisa Lamanna: Ho sempre avuto la passione per la lettura, e mi sono ritrovata con la penna in mano. Dall’altro lato, senza nemmeno rendermi conto. La scrittura non è pianificazione, ma espressione ed è così che mi sono ritrovata a scrivere le mie emozioni, dopo averle per tanti anni riconosciute a volte nelle mie letture. Non è successo molto tempo fa, ma il tempo è un concetto molto delicato. In fondo, ci insegnano a scrivere, ma impariamo da soli le emozioni. È sempre solo questione di tempo.

    A.M.: Penna oppure tastiera?

    Antonio Pelliccia: Tutti e due secondo il momento.

    Claudia Piccinno: Penna. Colleziono quaderni di ogni tipo. Certamente preferisco la carta e l’inchiostro alla tastiera.

    Alessio Salvini: Ovviamente per la penna. Non sono un nostalgico, credo di essere realista, e, visto come vanno i tempi, credo sia da ipocriti dire che scrivo solo a penna, però la preferisco, soprattutto per quell’odore che lascia sulla carta il quale, con il passare degli anni, acquista un profumo secondo me magico.

    Maria Luisa Lamanna: Assolutamente penna. È lo strumento fondamentale, che segna i miei fogli sparsi. La tastiera è invece un utensile necessario per le fasi successive, il controllo e la rielaborazione. Dalla penna alla tastiera si attiva una trasposizione che nel suo piccolo è una traduzione ed offre una seconda lettura, una lettura più oggettiva e asettica che mi permette di sospendere il giudizio del mio io-autrice per affidarlo al gusto del mio io-lettrice.

    A.M.: Perché iniziare un’avventura particolare quale esser all’interno di una raccolta a 4 autori?

    Antonio Pelliccia: Il confronto in poesia è necessario soprattutto con i più giovani.

    Claudia Piccinno: Perché il confronto con gli altri è sempre un arricchimento, stili e punti di vista differenti possono apportare un contributo al nostro personale bagaglio culturale.

    Alessio Salvini: Secondo me la ”variatio di stili” è una cosa molo interessante da approfondire e conoscere, quale miglior modo se non far parte di una raccolta a quattro mani?

    Maria Luisa Lamanna: La presenza di stili diversi e differenti visioni della realtà valorizza ognuno di essi. Nel confronto, inevitabile, non c’è competizione ma ricchezza: ogni scrittura guadagna in freschezza perché nuova e distinta. Sono quattro voci che si prendono per mano.

    A.M.: Nella totalità delle quattro sillogi poetiche, come descriveresti “Transiti diversi”?

    Antonio Pelliccia: Purtroppo la trovo una raccolta molto ibrida perché gli stili sono molto diversi, ma la grande diversità può essere vista anche come un vero pregio.

    Claudia Piccinno: “Transiti diversi” è un incrocio, quattro sentieri con una sola meta : raccontarsi!

    Alessio Salvini: La descriverei un’audace impresa di eterogenizzare stili diversi in un’unica opera poetica,e credo che sia venuto fuori qualcosa di molto bello ed interessante, assolutamente degno di lettura.

    Maria Luisa Lamanna: Come già anticipato “Transiti diversi” offre uno sguardo polimorfico sulla realtà. Una realtà che risulta affascinante e seducente proprio perché non è una, ma è molteplice. È sempre la stessa ma diversa. “Transiti diversi” offre un inventario di emozioni ed espressioni che soddisfa la voglia del lettore, anzi di molti lettori, del pubblico più variegato e credo che proprio in questo possiamo riconoscere la sua caratteristica.

    A.M.: Delle tre raccolte dei tuoi colleghi, qual è quella che ti ha colpito maggiormente?

    Antonio Pelliccia: “Tre brividi soltanto” di Maria Luisa Lamanna.

    Claudia Piccinno: Ho apprezzato particolarmente le liriche di Maria Luisa Lamanna forse per la vicinanza al mio sentire ed alla mia visione del mondo.

    Alessio Salvini: Sono molto belle tutte e tre, ma quella che preferisco maggiormente è ”Canzoni d’Inverno” di Antonio Pelliccia.

    Maria Luisa Lamanna: Ho particolarmente apprezzato la scrittura di Claudia Piccinno. Mi colpì il titolo. Le sue parole creano immagini concrete, che si dissolvono in un pensiero leggero, per quanto l’emozione espressa sia densa. Tutti e quattro abbiamo uno stile diverso, peculiare, fortemente personale e credo sia proprio questo il valore aggiunto della raccolta.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Antonio Pelliccia: Ho letto tutte le poesie di Giovanni Raboni che è forse l’ultimo grande poeta del nostro secondo Novecento. Non vado al cinema e vedo la tv solo per i notiziari.

    Claudia Piccinno: L’ultimo libro è “Il gusto proibito dello zenzero” di Jamie Ford. L’ultimo film è “Benvenuti al Nord”.

    Alessio Salvini: L’ultimo libro che ho letto è ”Novelle” di Arthur Schnitzler e l’ultimo film è Spun, anche se, di tanto in tanto, mi rimetto a leggere raccolte poetiche già lette, soprattutto i Canti orfici di Campana, Il Sentimento del tempo di Ungaretti e varie opere di Trakl.

    Maria Luisa Lamanna: L’ultimo libro che ho letto, ed ho adorato, è una raccolta poetica intitolata Primavera e polvere, di Jüri Talvet, un autore estone che apre gli occhi su un mondo poco conosciuto ed insegna emozioni nuove che sono nostre, umane più che mai, e le riconosciamo nella scrittura come in uno specchio. L’ultimo film l’ho visto al cinema: John Edgar di Martin Scorsese. Intenso, come ogni Scorsese.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio Pelliccia: Io mi sono trovato bene ma credo che sarebbe necessario un lavoro di consulenza maggiormente approfondito con i nuovi autori.

    Claudia Piccinno: Mi son trovata bene, nella mia breve esperienza sento di poterla consigliare ai colleghi esordienti e non, poiché contrariamente alla maggior parte della piccola editoria, Rupe Mutevole sa essere selettiva senza soccombere a logiche di mercato che nulla hanno a che fare con la promozione culturale.

    Alessio Salvini: Sinceramente mi sono trovato veramente bene con la casa editrice: disponibili, carini, rispettatori meticolosi dei tempi; ovviamente la consiglierei a chiunque voglia cominciare il proprio percorso letterario.

    Maria Luisa Lamanna: Ho apprezzato molto la professionalità e la dedizione che la casa editrice Rupe Mutevole ha dimostrato sin dall’inizio. L’editoria è un ambiente in cui la quantità spesso fagocita la qualità, ma non nel caso di Rupe Mutevole. In ognuna delle sue pubblicazioni pone la stessa cura ed attenzione, rispetta la scrittura, ma si fa rispettare. Sono doti non comuni nel mercato, dove non è facile fidarsi. Mi sono fidata e mi fido.

    A.M.: Novità per il 2012?

    Antonio Pelliccia: Ho in serbo tre nuove raccolte di poesia che sono tutte complete. Mi sto applicando adesso a una rivisitazione delle forma dei miei versi e dello stile. Vado verso componimenti più distesi e da un tono più prosastico.

    Claudia Piccinno: Il mio primo libro “La sfinge e il pierrot” edito da Aletti nel Dicembre 2011, è finalista al premio letterario Il giovane Holden nella sezione poesia edita.
    Per me è un gran successo di critica.

    Alessio Salvini: In realtà è uscito il mese scorso la mia prima raccolta poetica intitolata ”Un grido nel vuoto”, edito sempre con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni. In questo momento sto lavorando a molte cose tra cui una trilogia di racconti brevi intitolata ”I Bianchi Silenzi” ed altre raccolte poetiche che vanno comunque nei progetti a lungo termine.

    Maria Luisa Lamanna: Mi auguro di continuare a scrivere, di cavalcare l’ispirazione. Non che fosse una priorità, ma il riscontro positivo del pubblico mi spinge ad una ricerca più approfondita nella mia esperienza, nei temi e nell’aspetto. Mi piacerebbe dare un risvolto sperimentale alla mia scrittura, per entrare ancora più in contatto con la poesia e con ciò che essa offre alla mente. Spero di poter pubblicare una raccolta mia, idea in progetto, ma ancora da definirsi.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Antonio Pelliccia: “Guai a una casa editrice che si riduce ad essere per motivi economici una mera tipografia.

    Claudia Piccinno: Vi saluto con la chiusa della mia poesia “La scrittura mi ha tenuto in vita”:
    “[…]/ finché l’inchiostro fluirà/ sulla pagina bianca,/ la mente sarà salva,/ l’animo pacificato,/ il sogno soltanto rinviato!”

    Alessio Salvini: Dato che oramai è sera vi saluto con una citazione da una mia poesia, per tutti gli scrittori, che, come me, trovano l’ispirazione nel fiore magico della notte: ”ed il Viver m’è più quieto e sereno quando/ la Notte Sfila e/ sfila(….) e/ mi s’assopisce dentro colle Lanterne/delle Luci notturne” .

    Maria Luisa Lamanna: Leggo perché la via non mi basta” Fernando Pessoa

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/08/23/intervista-di-alessia-mocci-ai-quattro-autori-della-raccolta-poetica-transiti-diversi/

  • Le novità editoriali per giugno 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità per il mese di giugno 2012:

    “Capelli – dentro la mente di un serial killer” di Massimo Bianco

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. “Capelli” ha un inizio soft, in cui l’attenzione è rivolta alla vita di alcuni ultratrentenni legati da un tragico passato. Ma uno di costoro è scosso da intense e tortuose pulsioni di morte, che durante un sanguinoso mese di agosto lo spingeranno a uccidere tre persone nel giro di pochi giorni, segnando per il lettore l’inizio di un’inarrestabile escalation nell’orrore e di un’approfondita introspezione della mente di un pericoloso serial killer, morbosamente attratto dai lunghi capelli femminili. Invece per l’ispettore Ceriale e per il vice commissario Conti sarà una disperata corsa contro il tempo per fermare la catena di delitti. Massimo Bianco scrive senza mezzi termini, con uno stile deciso e vincente, nonché avvincente, intrigante, dalla capacità di stupire, trascinare e coinvolgere. (…) Oltre a essere un thriller ben fatto ed equilibrato, “Capelli” è anche introspezione, argomento inerente alla devianza mentale, un filo sottile che si avvicina a temi attualissimi come la sessualità malata e sconfinante nella maniacalità, patologia che sfocia nell’assassinio, nelle aberranti conseguenze. (…) In “Capelli” è il serial killer il vero protagonista, non i poliziotti che gli danno la caccia, nonostante ovviamente costoro abbiano comunque ampio spazio.

    “Nudo d’Amore” di Antonio Pelliccia.

    Collana “Trasfigurazioni”. Il tema dell’assenza della donna amata e dunque di una salda ragione di felicità nella vita è l’essenza della raccolta “Nudo d’Amore”, è un’assenza ossessiva che viene celebrata nelle liriche come se fosse tutto ciò che all’Io Poetico resta: l’assenza. Non troviamo, dunque, dei miseri pianti causati dall’allontanamento dell’amante ma, bensì, una realtà altra che si ciba di questa assenza, che realizza il suo vivere, e dunque la sua esistenza, proprio in questa mancanza idilliaca di un amore, di una figura al suo fianco che possa sostenerlo nel momenti ardui ed incostanti. L’Io realizza delle invocazioni alla mancanza come possiamo ben analizzare in liriche come “Lamento”:
    “La tua assenza/ è il mio canto,/ la mia sola ragione,/ la tua assenza/ è il rimpianto sofferto/ del mio tempo,/ una lama che m’infiggi/ nel petto/ e la ferita/ che mi sanguina ancora./ La tua assenza/ è il profumo di fiore/ dei giorni di dolore,/ l’unico fuoco/ che accende le mie ore,/ la tua assenza/ è il rosario che sgrano,/ semina di un ricordo/ per il tuo ritorno.”
    Ma in “Nudo d’Amore” incontriamo anche uno spirito in continuo cambiamento che desidera conoscere il diverso, ciò che ancora non comprende, viaggiare in posti esotici, vedere metropoli lontane, percepire villaggi, assistere a mutamenti climatici, porsi nello sguardo dell’altro, dello sconosciuto per apprendere e portare avanti la trasformazione della percezione tanto cara all’Io, il quale abbisogna di definirsi e scomporsi in ogni istante del suo esistere.

    “Morgete fragranze incise d’agave” di Mario Raso

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Il titolo “Morgete fragranze incise d’agave” è naturalmente ispirato al mio patrimonio genetico ereditato dai miei avi in terra di Morgetia dall’eroe Morgetio condottiero del leggendario re Italo che, appunto, diede nome agli abitanti gli italici anticamente vissuti sulla parte estrema dello stivale ricca di cultura pre-ellenica, l’attuale provincia di Reggio Calabria nella quale crebbe l’odierna amata terra nostra nominata Italia. Fragranze sono i gusti del bergamotto degli ulivi secolari, dei boschi di castagni del parco nazionale d’Aspromonte dove il mio paese è incastonato al centro sul terrazzo da dove si scorge il Tirreno e le isole Eolie quando c’è bel tempo, dei tramonti viola del profumo dei due mari che baciano i fianchi delle costa, del miele d’arancio che mi porto nel cuore e nell’anima. Incisa d’agave perché i primi 18 anni li ho vissuti nella mia amata Cittanova e, l’agave è una pianta anche mediterranea, che fiorisce dopo diciotto anni circa. Il mio Entusiasmo poetico nato dal piacere per un amore immaginato, per un ricordo affiorato all’improvviso, per un segno ancestrale di preghiera come di ringraziamento quanto di immaginazione, per un viaggio col mito ellenico o nordico, oppure dell’estremo oriente o, rivelato da urla del mondo della natura e, anche dell’istinto primordiale di parlare col Creatore, porta l’estro a scatenarsi dall’inconscio.

    “Cor core in pace” di Andrea Furbini

    Collana Poesia. Dalla prefazione di Marco Baldini: Ho conosciuto Andrea Furbini qualche anno fa e subito ho visto in lui del talento. L’ho preso con me in radio e per un anno abbiamo dato vita ai “pensieri di Cassandrino”, uno spazio della mia trasmissione del mattino che andava in onda tutti i giorni. Sono stato colpito dalla facilità che Andrea ha di sintetizzare le situazioni, i fatti di cronaca e anche i sentimenti e trasporli in rima; che siano sonetti, monologhi o piccole poesie. Lo stile è quello dei poeti romani di una volta, quelli che attaccavano alle statue di Roma la loro satira contro i potenti, il malcostume e i soprusi. Erano un po’ la “radio” di quel tempo, il termometro dell’umore del popolo e il loro stile era graffiante, diretto e dotato sempre di un sottile umorismo. Se mi avessero letto una composizione di Andrea e mi avessero detto che era una poesia del XIX secolo, non avrei avuto difficoltà a crederci perché lo stile è quello e non è frutto di studi, anche se Andrea legge molto, bensì di dote naturale, di una magica alchimia che fa sì che un uomo del XXI secolo riesca a scrivere e a pensare come quei poeti di due secoli prima descrivendo l’attualità dei giorni nostri. è per questo che Andrea ha scelto come pseudonimo: Cassandrino, un’antica maschera tipica di quel periodo, divenuta burattino nel XIX secolo (funzione che ebbe anche il burattino di Rugantino), non solo per scrivere ma anche per recitare le sue composizioni nelle osterie, nelle piazze e nei teatri improvvisati come facevano una volta gli artisti di strada.

    “Transiti diversi” di Antonio Pelliccia, Claudia Piccinno, Alessio Salvini, Maria Luisa Lamanna

    Collana “Trasfigurazioni”. Varcare le soglie del verso, insistere sulle particolarità dell’espressione, metabolizzare i pensieri riuscendo a ricavarne immagini condivisibili, rimembrare delle storie esistenti solamente nella memoria, ed infine sottolineare il tutto con una acuta cura della sonorità. Il titolo della raccolta poetica “Transiti diversi” è un calembour che simboleggia il movimento che avviene nella creazione letteraria con l’assembramento dei sintagmi nominali e verbali; dei movimenti diversi dunque, in quanto i quattro autori presenti operano utilizzando stili poetico differenti; ed infine è da intendersi come un transito di-verso e dunque un passaggio da un verso all’altro che si materializza in modo totalmente fluido e naturale. Antonio Pelliccia con “Canzoni d’inverno”, Claudia Piccinno con “Potando l’Euforbia”, Alessio Salvini con “Il canto della sera” e Maria Luisa Lamanna con “Tre brividi soltanto” sono i protagonisti di questo incedere di-verso che omaggia la laboriosità delle emozioni.

    “Petali di clessidra” di Gastone Cappelloni

    Collana “Trasfigurazioni”. Fra amici si dicono a volte cose importanti. Si tratta di quegli attimi di vita quotidiana che rimangono sospesi nel tempo, con la sensazione che non ci saranno molte altre occasioni del genere. Questa poesia è tutta fatta di atmosfere legate ai nostri giorni, ma contemporaneamente ha qualcosa di incorporeo ed infatti sono quasi assenti gli oggetti, con la loro carica consolatoria. Gastone Cappelloni alla ricerca di autenticità ci suggerisce alcune soluzioni per andare avanti, con il suo tono incantato, ironico, scanzonato, amichevole! Postfazione di Giancarlo Lepore.

    “Senza titolo” di Christian Iacomucci

    Collana Heroides. In questa raccolta c’è un canto senza labbra, una musica senza suono, una silloge senza titolo. Che io motivo così: “Quando il metodo sarà infine trovato, non è detto che non me ne disfi e m’interrompa. La lunga distanza porta inevitabilmente con sé un mediocre suicidio d’oltranza. E cominciare altrove”. Ed è esattamente ciò che esalta il libro a una potenza bellissima, fenomenale e luminosa. Christian Iacomucci non è il canuto personaggio che potrebbe venirci in mente leggendolo, anzi, è giovane, non ha nemmeno raggiunto i trent’anni, e se non lo dicessi nessuno lo penserebbe. Questo lavoro sembra lo scritto elaborato di un veterano, di una persona estremamente saggia e navigata, magari un anziano professore in pensione, uno che ha avuto modo di leggere molto, di documentarsi, di esperimentare.

    “Emozioni” di Anna Corsi

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Ecco Anna Corsi nella veste di poeta. La conosciamo come quella signora senza età che tanto ci ha appassionati con la storia della sua vita, i dettagli di tanti anni vissuti nel tortuoso cammino della guerra durante il quale non sono mai mancati il sorriso, l’amore, la speranza. Di tutto quanto letto di questa Autrice, non da meno Il libro di Anna, suo primo lavoro, ne abbiamo tratto molta forza, esemplare oserei dire, la potenza con cui la Nostra scrive, trasmettendo moltissimo coraggio a qualunque lettore. È bello e fa bene dentro attraversare i racconti della Corsi.

    “Demoni in soffitta” di Donatella Canepa

    Collana “Trasfigurazioni”.

    È una comune notte come tutte le altre,
    ma non riuscite ad addormentarvi.
    Sentite qualcosa che si smuove dentro di voi.
    Qualcosa che si muove per la soffitta di casa.
    Stasera non avete letto Dylan Dog.
    Salite le scale, impauriti.
    Il rumore persiste.
    Aprite la porta tremando.
    Vi guardate attorno
    Non c’è nessuno.
    Neanche un topo.
    Ma i rumori aumentano, vi frastornano la testa.
    Una vecchia cassapanca.
    Si muove.
    Con la lentezza di un sogno.
    Cercate di scendere e di tornare a letto.
    Domani sarà mattina.
    Domani si andrà a lavoro.
    È solo un sogno.
    Ma qualcosa di più forte,
    di inspiegabile vi spinge verso la cassapanca.
    Non è una fattore esterno, è qualcosa che viene da dentro di voi.
    Siete voi che portate la vostra mano ad aprirla.

    “Nelle meditate attese” di Alfonso Graziano

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. È sempre un onore ma anche un onere accettare di tenere a battesimo l’opera prima, non che l’Autore in questione mai abbia editato, ma tale è- in verità- il suo primo libro: speziato sì di aromi, di muschio, di ambra e rugiada per il suo senso estetico, del bello, intriso di tenerezza, ma anche un atto di sincera ribellione, di nausea per un mondo volgare, incapace di accettare le «exis», le esigenze umane ma pronto a reprimerle. Da cui la violenza morale, psicologica di una società insensibile e massificata, votata all’utilitarismo più bieco (vedi Violenza ) che in tal journal intime, in tale diario di bordo, sembrerebbe stonare a prima vista, ma non è così. Tutto il libro di Alfonso Graziano è coerente al suo dettato poetico. Se la poesia è voce interiore che reclama e dice (non parla solamente e la differenza è sostanziale) della nostra esperienza esistenziale in senso lato, il Nostro Autore non poteva ingannare la propria coscienza, proprio in quanto guidato da quella voce interiore che si riflette e si espande nella parola, nel verbum. Egli non poteva tacere anche i lati negativi che incontra un’anima bella con il macrocosmo, il fuori di noi, il più delle volte costruzione umana, sociale. Alfonso Graziano dipana la trama originaria del suo essere in questo libro poetico, non silloge semplicemente. Troviamo quindi gioia, dolore, stupore, meraviglia e amore che solo certi spiriti eletti hanno avuto in dono dall’ispirazione di sondare, di esplicare con forma ineccepibile.

    “La via dell’ignoto – riverberi d’ignoto” di Haria

    Collana “Supernal Armony”. Prima parte. Allegato cd musicale.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/04/le-novita-editoriali-per-giugno-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Sguardi incostanti di Villani, Pes, Mabadémi e Vernaglione, Rupe Mutevole Edizioni

    Grammatiche verse ad autorar traffici/ d’ormai celeberrime ikebane…/ Spezzar di fame,/ ungon a magnanima/ l’io non io, mio non mio…/ Ricogniziono a bracci/ asfalti/ Critici…/ Cordono il fantaritocco,/ mio nodo mal assesto mediante mediamente/ intentar elevati a perpetui batter…/ Ha problemi d’accento,/ esta noche starnutiva slavata,/ ossequiar di sgravi detti nudo tanger…/ […]” “Io non io, mio non mio” Mabadémi

    Un versificare teso e pregno di immagini discordanti, l’autore nelle sue liriche si concede excursus dotti e raffinati che hanno una provenienza misterica, orientaleggiante e latineggiante. Uno stile che riprende la complessità degli autori medievali con la spontaneità della corruzione della lingua e l’attualizzazione dei momenti rappresentati.

    Sguardi incostanti”, edito nel marzo 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica formata da quattro autori e quattro sillogi: Luca Villani con “mutO eCO”, Tamara Pes con “Steli imperfetti”, Mabadémi con “Ripide Ombre” e Rolando Vernaglione con “Bianca”.

    Quattro differenti percezioni che si cimentano in un’aperta comparazione poetica, eterogenei pensieri che scivolano attraverso le pagine per collimare negli anfratti dell’inconscio, sviluppando in modo parallelo un discorso sulla caducità della memoria, sull’instabilità dell’impressione, sull’incostanza dello scenario.

    Lentamente la notte/ si gretola sul presente/ nemmeno un passo trascina/ l’aria di questo nero/ insensato/ ne una luce rischiara/ il cuore/ e le pietre silenti.” – “Nero” Rolando Vernaglione

    La malinconia espressa con semplicità, nessuna luce all’orizzonte a rischiarare ne il cammino ne la vista dell’Io. Una similitudine tra la realtà ed il corso del giorno, la notte è vista come l’oscurità della vita nel presente; l’accenno ad un amore conclusosi senza nessuna via d’uscita, nessuna luce, rimanda al silenzio eterno dei sassi.

    Incomprensibile finitezza/ la tua mano/ che lascia carezze/ profumate di possibilità/ che imprigionano attimi/ di sublime purezza./ E i miei pensieri/ svaniscono in fughe/ in immobile incantesimo./ E mi volto a guardarti/ e ritorno su di me/ sono corpo/ che affonda la terra/ […]” – “La prigione di uno sguardo” Tamara Pes

    La dolcezza nel versificare. L’Io poetico si lascia trascinare dalla sottile affermazione di vivere l’attimo come se fosse l’ultimo senza nessun imperioso pensiero ma, con la certezza dell’irripetibilità dell’istante, con la certezza di solitudine anche se in una situazione in presentia. L’Io si guarda attorno e si riscopre solo nella sua interezza di corpo, si riscopre unico nel suo sguardo.

    Fra mille ‘ma’/ mi barcamenavo,/ tiravo avanti/ da spettatore.// Ora no,/ sono l’autore/ e perseguo/ progetti concreti.// Dalle chimere/ prendo distanza,/ di vagheggiare/ ne ho abbastanza.// M’insidia l’invidia/ schiacciando il mio Io/ e resto restìo/ a dargliela vinta.// […]” – “Teso al futuro” Luca Villani

    La spontaneità del verso che porta ad una sincerità nei contenuti. L’Io è spoglio davanti al lettore, l’Io racconta di come nei percorsi si possa essere soggetti a sentimenti negativi, quali l’invidia, e sul come si possa rendersi conto di questa negatività per allontanarla dal vivere.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/13/sguardi-incostanti-di-villani-pes-mabademi-e-vernaglione-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci ad Antonio Pelliccia ed alle sue pubblicazioni poetiche

    Sono così miti/ le nostre giornate/ a passeggio/ per le strade del borgo,/ che il sole autunnale/ rischiara/ di una luce speciale./ Nelle piazzuole/ è un gioire/ di bimbi festanti / che giocano a palla,/ e nelle aiuole/ di un verde cangiante/ un fiorire/ di ragazze esultanti/ d’amore./ E anche tu sei più bella,/ se cammini al mio fianco,/ e l’azzurro del cielo/ ti dipinge sul volto/ il sereno candore/ dei tuoi giorni migliori.// […]” – “A passeggio”

    Antonio Pelliccia è nato nel 1945 a Casalnuovo di Napoli, dove vive ed esercita la libera professione di medico-chirurgo pediatra dopo aver diretto per molti anni una divisione di Pediatria di un ospedale di Napoli. Ha avuto per molti anni esperienza di impegno politico e amministrativo nel proprio comune e nel circondario.

    Nel 2012 ha pubblicato “Piccolo Canzoniere” e “Nuove Canzoni” con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni e sono in pubblicazione “Nudo d’amore” ed una piccola silloge “Canzoni d’inverno” presente in una raccolta a quattro autori.

    Antonio Pelliccia si è dimostrato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulle sue pubblicazioni. Buona lettura!

    A.M.: La poesia come via di fuga dalla vita reale. Anche per te la poesia è una via di fuga?

    Antonio Pelliccia: La forza dell’ispirazione estranea potentemente dalla vita reale pur tuttavia è sempre il dato oggettivo della realtà ( luoghi, persone, eventi, stati d’animo ecc. ) che traspare nelle forme e nell’atmosfera dei versi. Credo che la formula del “Correlativo oggettivo” di montaliana memoria sia tuttora valido in poesia.

    A.M.: Nel 2012 è uscita la tua raccolta “Piccolo Canzoniere”. Qual è la poesia al suo interno che ancora oggi ti fa tremare quando ci ripensi o la rileggi?

    Antonio Pelliccia: Amo intensamente le mie prime poesie cioè quelle degli anni 60. Sono i versi dei miei vent’anni ed hanno per me un fascino struggente anche per il mondo che esprimono.

    A.M.: A breve usciranno altre tue novità editoriali: “Nuove Canzoni” e “Nudo d’amore”. Quali sono le differenze sostanziali tra le due raccolte?

    Antonio Pelliccia: “Nuove canzoni” sono una continuazione ideale del “Piccolo canzoniere”, si rifanno agli stessi motivi di fondo ed ad una stessa ispirazione. “Nudo d’amore“ è una raccolta più intimistica, c’è un maggiore scavo interiore e si rifà ad una tematica che considero più vera ed essenziale del mio mondo poetico.

    A.M.: Hai anche in uscita una piccola silloge in una raccolta a quattro autori dal titolo “Canzoni d’inverno”. Perché hai scelto di partecipare ad una raccolta a quattro?

    Antonio Pelliccia: “Canzoni d’inverno” è una mia piccola silloge ( 10 componimenti ) molto compatta che ho composto proprio nell’ultimo duro inverno. Ho accettato di essere inserito in una raccolta a quattro soprattutto per avere l’occasione di confrontarmi con altri autori più giovani e forse alle prime prove come me.

    A.M.: Quali sono gli scrittori che più ami e che più ti ispirano?

    Antonio Pelliccia: Sono molto legato alla poetica esistenziale di Montale degli Ossi e di Satura e di Sereni degli Strumenti umani. Sia per la forma che per i contenuti mi piacciono molto Saba, Penna, Caproni e Pasolini. Non nascondo però una sorta di segreta ammirazione per la poesia civile di Luzi e Quasimodo. Anche alcuni autori del secondo Novecento come ad esempio Sanguineti Zanzotto er Erba riscuotono la mia ammirazione.

    A.M.: Tastiera oppure carta e penna?

    Antonio Pelliccia: Uso quasi sempre il computer per il mio lavoro, solo eccezionalmente mi lascio andare a carta e penna.

    A.M.: Curiosità! Se potessi scegliere una città in quale potresti aver maggiore ispirazione?

    Antonio Pelliccia: Io sceglierei Firenze, quella per intenderci della temperie culturale degli anni 30.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio Pelliccia: Mi trovo molto bene. C’è una buona accoglienza ed assistenza e la consiglierei senz’altro. Solo preferirei che di volta in volta puntasse su qualche singolo autore a sua discrezione più meritevole e lo premiasse anche con pubblicazioni senza contributo dell’autore.

    A.M.: Hai in mente di presentare al pubblico le tue pubblicazioni?

    Antonio Pelliccia: Io sono di carattere molto schivo e riservato ed inoltre i miei versi non offrono particolari difficoltà interpretative. Invece mi piace molto ascoltare le reazioni e le osservazioni dei miei lettori quindi non esiterei a partecipare a un piccolo dibattito sui miei componimenti.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

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    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/09/intervista-di-alessia-mocci-ad-antonio-pelliccia-ed-alle-sue-pubblicazioni-poetiche/

  • Resoconto della presentazione della raccolta poetica Stagioni Poetiche, Rupe Mutevole, a Rende (CS)

    Il 26 maggio 2012 alle 18:30, presso al Sala Tokyo Museo del Presente a Rende in provincia di Cosenza, è avvenuta la presentazione della raccolta poetica “Stagioni Poetiche”. La raccolta, edita nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, presenta al suo interno quattro sillogi e quattro autori differenti.

    La presentazione del 26 maggio ha visto come protagonista Gabriele Fabiani e la sua silloge “Polvere Poetica”, una presentazione che ha visto come relatori la scrittrice, poetessa e giornalista Lucia De Cicco, l’attore teatrale e giornalista Giuseppe Lorin, la bibliotecaria Anna Canè. Lettori delle liriche Giuseppe Lorin e l’attrice e regista Susanna Camoli.

    L’autore è stato molto disponibile nel raccontarci la serata di presentazione. Buona lettura!

    A.M.: Com’è andata la serata del 26/05/2012 ?

    Gabriele Fabiani: La serata è andata benissimo. C’era molta gente e sono rimasto contentissimo per gli interventi dei relatori che hanno estrapolato la mia poetica e colto ciò che nasce dalle mie poesie. È qualcosa di indescrivibile sentir parlare gli altri delle proprie poesie, ascoltare ciò che hanno recepito, capito, interpretato, il modo in cui le mie poesie li ha catturati. Guardare il pubblico accorso e leggere sui loro visi attenzione ed interesse. Solitamente quando uno pensa ad un evento poetico lo associa spesse volte ad un evento noioso, invece, la serata è stata molto dinamica con intermezzi anche musicali e le persone presenti di certo non si sono annoiate, anzi.

    A.M.: Hai qualche aneddoto divertente che vuoi condividere con i lettori?

    Gabriele Fabiani: Aneddoti divertenti non saprei, anche perché quando parlo alla gente inserisco molta ironia ed i miei interventi riescono ad essere seri sui punti più cruciali ed allegri in quelli più tranquilli. Però mentre parlavo, e stavo per chiudere il mio discorso, mi resi conto di essere stato troppo filosofico così per tagliare la suspance ed avviarmi alla conclusione mi venne da dire: “e dopo questa perla di saggezza concludo…” e li tutti a ridere, io per primo.

    A.M.: Qual è il miglior complimento che sino ad ora ti è stato fatto sulla raccolta “Stagioni Poetiche”?

    Gabriele Fabiani: Il miglior commento che mi hanno fatto sulla raccolta è che è una raccolta che parla di poesia, di bella poesia. Avvolgente, calda, intensa poesia che abbraccia il cuore di chi legge. In particolare sulla mia silloge, è piaciuta molto la semplicità del verso che nasconde un messaggio molto più grande, un verso ermetico che apre a mille ragionamenti ed un incisività comunicativa che molti hanno definito uno stile nuovo e particolare, dicendomi di lottare per non cambiare mai il mio stile.

    A.M.: Ed il peggior commento sulla raccolta?

    Gabriele Fabiani: Per fortuna nessun commento negativo è giunto alle mie orecchie, anche se una critica l’accetterei volentieri perché la critica anche negativa aiuta a crescere a volte, ma finora nessun commento negativo è stato fatto sulla raccolta. Anzi le persone sono rimaste affascinate da “Stagioni Poetiche”.

    A.M.: Qual è la poesia che sino ad ora è piaciuta maggiormente al pubblico?

    Gabriele Fabiani: Sono tante le poesie che sono piaciute al pubblico ed ai lettori della raccolta, ma su tutte quella di cui si è parlato un po’ di più è quella mia dal Titolo “Poesia” perché viene interpretata come simbolo di vita, una vita che diventa ricca non delle cose materiali ma delle piccole cose che diventano ricchezza. “La gioia non è avere l’impossibile, ma stare insieme a te toccando l’inimmaginabile”. Questo verso spiega tutto ed è stato usato da molti dei relatori per indicare il ritrovare la vera gioia in quelle piccole cose che spesso accantoniamo.

    A.M.: Pensi di scrivere una raccolta tutta tua in futuro?

    Gabriele Fabiani: Lo spero. Da quando avevo tredici anni scrivo poesie e ne ho tantissime a casa che mi piacerebbe un giorno racchiudere in diverse raccolte. Anzi a dire il vero, sono già differenziate in tre raccolte inedite che ho selezionato io. Aspetto la giusta proposta od il momento giusto per riuscire a pubblicarne una tutta mia. Una raccolta in cui la gente possa capire ancora più affondo la mia poetica e le radici della mia poesia e condividere insieme a loro le mie emozioni.

    A.M.: La prossima mossa? Dove potremo vederti nuovamente? Puoi anticiparci qualcosa?

    Gabriele Fabiani: Posso anticiparvi che la prossima presentazione sarà insieme ai ragazzi del “Movimento culturale per il Sud” a Castrolibero e poi verso settembre oppure ottobre all’Università della Calabria grazie all’associazione “Il Sileno”.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/05/resoconto-della-presentazione-della-raccolta-poetica-stagioni-poetiche-a-rende-cs/

  • Le novità editoriali per marzo 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben diciassette le collane editoriali della casa editrice, diciassette sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”.

    Ecco le novità per il mese di marzo 2012:

    “Fiori d’inverno” di Fiorella Pecorale

    Collana “Radici”, letteratura abruzzese. Ed è con infinto orgoglio, che mi appresto a presentarvi una giovanissima abruzzese la quale, quasi paradossalmente, scrive fiabe tradizionali, perfetto connubio tra civiltà multimediale e riscoperta, o meglio valorizzazione di un sapere antico, quasi millenario, che non vuole però arrendersi ad essere surclassato da una tecnologia non sempre amica. Fiorella vive immersa nella contemporaneità, ride, scherza, “gioca” nella vita di tutti i giorni come tanti suoi coetanei, ma vuole comunque stringersi attorno al fuoco di emozioni incantevoli, stupire ancora con le parole, con la semplicità delle sue storie che affondano le loro Radici nella notte dei tempi, tutti coloro, grandi e piccini, che vorranno avvicinarsi al suo mondo. Il virtuale, cioè, non ha ancora vinto la sua scommessa con il futuro, in cui c’è da ben sperare che le nostre amate fiabe non verranno accantonate, o per essere precisi, cestinate in chissà quale angolo remoto della memoria. L’Abruzzo è questo, una terra variopinta di cui la piccola Fiorella può essere indicata quale emblema.

    “Sguardi incostanti” di Luca Villani, Tamara Pes, Mabadèmi e Rolando Vernaglione.

    Collana “Trasfigurazioni”. La leggerezza di uno sguardo casuale, un particolare che per un millesimo di secondo diventa l’unica partizione di veduta possibile che, pian piano, si espande ricoprendo ogni definita cognizione. Un verso, uno sguardo, uno sguardo, un verso.
    Quattro differenti percezioni che si cimentano in un’aperta comparazione poetica, eterogenei pensieri che scivolano attraverso le pagine per collimare negli anfratti dell’inconscio, sviluppando in modo parallelo un discorso sulla caducità della memoria, sull’instabilità dell’impressione, sull’incostanza dello scenario.
    Angolazioni policrome educate dalla narrazione sensibile del disporre in versi le proprietà dissimili della mente, una padronanza di riconoscimento che avviene in quell’attimo di creazione assoluta, una padronanza di visione del particolare seguita dall’obiettivo prettamente umano di universalizzare la propria concezione.
    “mutO eCo”, “Steli imperfetti”, “Ripide ombre” e “Bianca” sono i panorami finemente orditi dagli autori presenti nella raccolta: Luca Villani, Tamara Pes, Mabadémi e Rolando Vernaglione.

    “Parole dell’altro orizzonte” di Rosine Irénée Nobin

    Collana “Poesia”. Si deve ad un sostanziale trilinguismo la singolare tonalità delle liriche di Rosine Nobin, creola-francese divenuta, per scelta e per amore, italiana.

    Soggiacente a tutto è ovviamente il colorismo gemmeo del creolo. Dalle sue griffes e gradazioni discendono, in linea diretta, prima il francese e poi l’italiano, l’uno e l’altro in uno stato di traduzione e filiazione intima dal seme originario.

    La lingua franco-europea – specialmente l’italiano di queste poesie – è in sostanza l’uguale idioma plastico di base, materiato di cose e luci, intarsiato coi riflessi del sole e del cielo, profumato di zucchero e vaniglia ed aromi tropicali.

    È lo stesso idioma che arricchisce i testi di una colorita sintassi compositiva, delle figure serpentine e guizzanti, dei segni di puntuazione e di ritmica.

    (…) La radice è un pezzo di memoria, ma anche una parte di realtà concreta, attuale. I lontani territori dell’infanzia ingenerano nostalgia e visioni vaste, nelle quali si riflettono fiori policromi d’eterna bellezza e mari argentati.

    “Donne altrimenti amate” di Aldo Boraschi

    Collana “Trasfigurazioni”. Teletua è una piccola televisione privata della Riviera ligure. La redazione è scarna e si assottiglia di più un giorno di febbraio: una giornalista viene sgozzata in un carruggio a stretto ridosso della Cattedrale della Madonna dell’Orto, a Chiavari. Per gli inquirenti il caso è chiuso, l’assassino è un serial killer trovato nei pressi del luogo del delitto. Ma la tenacia del suo collega Fabio Riccò riuscirà a dare un volto al vero colpevole. Un noir che si snoda tra le località più o meno note del Tigullio. Un racconto coniugato al femminile: donne legate da un sottile, quasi invisibile, filo d’amore dato e ricevuto. Sono Donne Altrimenti Amate…

    “Il drago e le nuvole” di Claudia Muscolino

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Claudia Muscolino è briosa e multicolore, ma profonda, speciale, una penna che coinvolge e cattura nell’immediato impatto alla lettura. Una fisionomia precisa dell’autrice emerge maggiormente nei componimenti in cui il tema è di più ampio respiro, oppure laddove si sviluppano brandelli e spunti nuovi per altri significati nascosti, forse nelle erinni o nelle eumenidi, che lei cita sapientemente influenzata dagli studi classici. La particolarità di tale stile sta nella densità riflessiva, mai un verso vuoto, mai l’inezia del non dire, anzi. Ogni tema, infatti, ne annuncia un altro, il filtro è sempre l’inquietudine, il vivere acceso e ricco di situazioni, di accadimenti, di sintagmi che a volte strattonano sì il concetto, ma lo mettono ancor più a nudo, vincendolo nella sua essenza. Emotivamente molto attiva la Muscolino, sicura, femmina al cento per cento, propria della natura, donna a tutto tondo, con la sensibilità che viene data in dono ad ogni creatura che può regalare la vita a un figlio.

    “Amore che viene dal profondo” di Paolo Coscione

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Sull’oggetto di ricerca di Paolo Coscione non sussiste il dubbio: l’amore è dominante e quanto mai precario. Eppure è raro sentirlo tanto fortemente in una raccolta. E’ come quando cerchiamo di scoprire come si cucina una pietanza che non fa parte della nostra regione: sarà l’acqua, sarà l’aria, ma la farinata non è buona in Lombardia come è speciale in Liguria. Pur seguendo le giuste dosi dell’impasto. Esattamente così mi ha conquistato questa silloge prevalentemente in rima, che tra l’altro non è nemmeno una rima baciata o alternata, ma definibile in rima libera, sciolta dalle briglie delle battute e dai canoni rigidi. Bella proprio perché scritta in tal modo, capace di farci percepire quella sorta di bello inteso come benessere, piacere, soddisfazione, compiacimento e quant’altro. Ma cosa ci fa un Autore così nelle mie collane? Non è inquieto, non è dannato, non è perduto o disperato …. Ma certo, il linguaggio cambia, la sostanza no. Coscione è un quieto apparentemente inconfutabile, per disposizione d’animo, per indole, per leggi coerenti di causa ed effetto, ma grattando sotto, tra quelle righe e rime che lui anima così metodicamente, io ho scoperto un inquieto alternativo. L’amore che viene dal profondo è quel fondo, è quel movimento zitto che lacera e fa capire che questa penna non è l’assidua frequentatrice della fredda ragione, bensì la più verosimile versione della disperazione allo stato puro, onde per cui non certo cheta.

    “Un sogno di libertà” di Ettore Compagnino

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Ettore Compagnino ci regala ancora una storia tutta da respirare, da vivere nelle parole di un libro appassionante e piacevole, ricco di sorprese e di colpi di scena intimistici, di sbocchi e vie d’anima che inducono a pensare, a mettersi in discussione. Si arriva a cercare se stessi senza rendercene conto, quasi sorridendo, e poi quel sorriso si trasforma in pensieri importanti, che ci servono per dare il meglio di noi stessi. Il sogno di libertà è un po’ quello di tutti noi, l’utopia che inseguiamo quotidianamente e grazie alla quale manteniamo l’energia esistenziale, ovvero ciò che ci serve in questo percorso misterioso chiamato vita. Ma spesso non ce ne accorgiamo, i giorni si susseguono inerti e certe sfumature ci sfuggono, rimangono ai lati dei nostri occhi scivolando lontano, nel niente. Eppure basterebbe soffermarsi un poco, solo un poco, a guardare … La magia di quanto ci sta attorno è tutta lì da cogliere, mai staccata dalla nostra pelle, così come la quotidianità, i litigi, le carezze, le modulazioni che si muovono in direzioni diverse, contrarie, ma che ci fanno bene, perché tale è il nostro essere. Il senso di ciò che in realtà siamo, ma dove coglierlo? Qui, anche qui, in questo libro pieno di toni, di passi impensabili, che forse non avremmo immaginato mai di poter fare, ma i nostri piedi ci illuminano le strade. Se le sappiamo vedere. Ecco quello che ho provato leggendo Un sogno di libertà, consapevole ora di conoscerne l’essenza, l’impulso e la coralità dei valori.

    “Sogni d’armonia” di Diego Civita

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Sulle ali del sogno si staglia la raccolta di Diego Civita, sul volo di un uomo-gabbiano che è cosciente della propria paura di vivere (insita in ogni uomo) e, al tempo stesso, della propria maledetta voglia di farlo, di esistere, di appercepirsi. È così che comincia questo viaggio non viaggio, questo cammino interiore e profondo, inquieto sicuramente, veloce e lento, come ogni esperienza gratificante, pulita, piacevole da sentire addosso. Un uomo attivo, eclettico, questo autore, il quale non smette di stupire se stesso e chi gli sta attorno. Non si lascia sopraffare mai dalla malinconia distruttiva, al contrario egli cerca di renderla evocativa, capace di far indugiare il pensiero e portare alla luce il lato positivo, quello che poi va a costruire, a formare nuove idee, nuove cose. Come una vacanza dalla quale è difficile staccarsi perché piena di peripezie, di rivelazioni, di scoperte. Magari c’è intrigo, rischio, pericolo, però ci si affeziona lo stesso, anzi, la si ama di più questa vacanza, proprio per le caratteristiche sanguigne, mai banali, stimolanti, ricche. Ecco che dunque, l’autore, si avventura in un percorso estremamente complicato, avverso, durissimo, in salita. E di certo pensa una, due, mille volte, di tornarsene da dove è venuto, impigrendosi nel limbo della non conoscenza.

    “Girare intorno al vento” di Ester Donatelli

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Le emozioni, le passioni, i sentimenti sono attimi di universo, anima nuda, magma incandescente, essenza pura in cui l’io esprime se stesso, libero e padrone, non servo né servile, come forza vitale, lievitante e generatrice, che farà di noi dei “bambini eterni”, che si nutrono di quello che siamo, di quello che facciamo, che ci amano e che amiamo perché, nonostante l’avanzare degli anni, ci fanno godere del sole che brucia sulla pelle, del fiume che racconta e del mare, paladino di balene, che solo sa saziare l’incontrollabile sete dell’Universo, bambini che sempre ci consoleranno e che, pochi istanti prima di morire, ci faranno alzare la mano a salutare la terra. Questa è la poesia, la mia poesia, il modo di essere di quegli uomini che vorranno viversi e vivere la vita, innocenti e casti, come quel Dio che mosse la prima volta il mondo.

    “Certi amori non cominciano mai” di Italo Carvello

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. talo Carvello Classe 1953, calabrese di nascita e romano d’adozione. Terapista della Riabilitazione e psicomotricista, inizia la carriera artistica come attore nel 1990 e già nel ’95 esordisce come autore e regista nel teatro.
    Come attore interpreta ‘La Straniera’ di Hervè Ducrux e Gaia Bastreghi.
    Come Autore ed attore, in teatro Nobili si diventa, Claustrum Felicitatis, Opera Fratris, Opera Pueris, The Fred & Garbo Magic Show, L’autobus del Sorriso, Monelli in Biblioteca,
    Come attore, Das Goethe Kabinett in lingua originale di C. Hamp – Lo pianto della Madonna di Jacopone da Todi, regia Hervè Doucrux e Gaia Bastreghi – Notturni di H. Ducroux – Ferie Latine di Hervè Ducroux, Monelli in Biblioteca di Italo Carvello.
    Nell’editoria:
    – The Geap Lunner’s Il Fikissimo Voice
    – Il Sacrificio Inevitabile
    – Tony Iacco Story” pubblicazione periodica in testate di categoria. Oggi diversabile, funziona come le luci dell’albero di natale: Adesso si, adesso no: gli amici lo chiamano: Sua Intermittenza!
    Questo libro è stato scritto nella fase”adesso sì “.
    Quello della fase “Adesso no” Non esiste. Inutile cercarlo. Non c’è te l’assicuro! Continua la propria attività creativa come autore per l’editoria e, per il teatro, promuove l’attività della “Compagnia di Teatro Attivo” della quale è presidente. è divorziato. Vive e lavora (si fa per dire) ad Albano e nel territorio dei Castelli e della provincia di Roma. Dice di se stesso:
    “C’è il modo di dire: Chi non ha buona testa…ha buone gambe. Io non ho buone gambe, per cui ho buona testa!”

    Per le novità editoriali per il mese di febbraio 2012:

    http://oubliettemagazine.com/2012/02/29/le-novita-editoriali-per-febbraio-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Link utili per ordinare i libri e per visitare i siti di riferimento:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/04/02/le-novita-editoriali-per-marzo-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta Stagioni Poetiche, Rupe Mutevole Edizioni

    Stagioni Poetiche”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica con quattro autori partecipanti: Antonio de Lieto Vollaro (“Vibrazioni Poetiche”), Lorenzo Traggiai (“Graffiti Notturni”), Gabriele Fabiani (“Polvere Poetica”) e Cristina Parente (“Urla la vita”). Quattro sillogi che consolidano un legame tra parole ed il ciclo consueto della creazione, inteso come ideazione artistica ed umana. Quattro sillogi che esprimono la volubilità del momento, la volubilità del verso poetico. La stagione poetica come simbolo della variatio e sincronismo del pensiero umano con la Natura, la stagione poetica come interscambio fra intelletti devoti all’emblema dell’esistenza.

    I quattro autori hanno risposto ad alcune domande sulla loro pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Qual è, secondo te, il significato di Essere Poeta?

    Antonio de Lieto Vollaro: Ognuno di noi è un poeta, in quanto esprime le proprie emozioni come meglio crede, ed esserlo è uno dei doni divini più belli, in quanto comunque si comunica e si vuole trasmettere l’amore che si ha dentro, ispirato dall’evento di quel preciso istante.

    Cristina Parente: Essere Poeta può essere molto semplice così come molto difficile. Non esistono misure per valutare la grandezza di un Poeta, perché penso che la poesia si presti a diverse interpretazioni e richiede talvolta un particolare sforzo per immedesimarsi nel contenuto poetico di un autore. Penso anche che merito del Poeta sia farsi capire senza espressioni troppo ricercate e di difficile interpretazione.

    Lorenzo Traggiai: Penso che, oggi, essere poeta significhi stare in una posizione intellettualmente diversa rispetto al resto della società, non dico superiore od inferiore, ma alternativa: un po’ come essere studente (ed il fatto di essere tutt’e due mi fa sentire sfacciatamente gasato). Il poeta coglie aspetti della vita o di altre cose che gli altri non colgono o coglie in modo diverso aspetti già noti.

    Gabriele Fabiani: Secondo me il poeta è colui che ha un rapporto speciale e diretto con il suo cuore. Il poeta riesce ad organizzare le parole in versi che si tramutano in emozioni, le stesse emozioni che battono nel suo cuore. Anche se il mondo poetico è cosi vasto che è difficile estrapolarne una definizione di poeta. Io stesso non riesco a definirmi poeta ma aspirante poeta, perché a confronto con i veri grandi poeti che hanno fatto la storia della letteratura, io mi sento cosi piccolo.

    A.M.: Perché pubblicare in una raccolta a 4 autori?

    Antonio de Lieto Vollaro: La cultura, nei secoli, si è sviluppata grazie a molteplici confronti, sicché essere presenti in una antologia, insieme ad altri illustri colleghi, non può che far aumentare il valore di ognuno di noi.

    Cristina Parente: Tendenzialmente preferisco pubblicare raccolte personali, ma ho voluto fare una nuova esperienza. Indubbiamente una scelta non valutata appieno perché è un po’ come un salto nel buio, con i pro ed i contro. Confrontarsi nello stesso libro penso sia una bella sfida ed anche un modo per conoscere autori anche molto diversi da te.

    Lorenzo Traggiai: A parte che può essere un buon modo di far conoscere il proprio stile anche a chi ne predilige un altro, una raccolta a 4 autori offre quattro punti di vista diversi sul mondo, quattro modi diversi di intendere la poesia stessa, in pratica quattro universi differenti accomunati dal modo di essere esposti. In quest’occasione c’è finalmente un po’ di pluralismo autentico, considerando anche che abbiamo età, gusti e provenienze geografiche diverse.

    Gabriele Fabiani: Il motivo sta nel fatto che la condivisione fa parte dello scrivere e condividere insieme ad altri tre autori questa raccolta è indice di confronto fra poetiche e stili diversi, ma soprattutto rapportandomi agli altri autori riesco a capire come gli altri intendono la poesia. E mi ha reso felice ed onorato questa esperienza.

    A.M.: C’è una lirica nella tua raccolta a cui sei molto legato?

    Antonio de Lieto Vollaro: Si, ed è quella della riflessione sull’amore, innamoramento, passione, la vita quotidiana che il nostro cuore vive, palpita, gioisce, si rattrista, e detto ciò è palese il motivo, senza l’amore l’uomo non va da nessuna parte.

    Cristina Parente: Non nello specifico. Mi ritengo legata a tutte le liriche della silloge perché sono nate in un periodo poetico molto felice e che io prediligo rispetto ad altri.

    Lorenzo Traggiai: Tengo a tutte, perché le ho tirate fuori da un gruppo più grande in cui già trattavo tematiche molto sentite (denuncia sociale, sentimenti, antimilitarismo…). Però se devo scegliere dico “All’ombra di una stella”, una mia piccola dichiarazione di intenti fatta a 16 anni, ancora valida, il cui scenario è quello notturno di gran parte della mia vita; poi “Freddo”, che parla della recente morte prematura della persona che mi ha fatto amare la poesia, la mia professoressa di lettere del liceo.

    Gabriele Fabiani: Sono due le liriche a cui mi sento più legato, il loro titolo è “ 29-07-2006” e “25-07-2006”. La prima perché mi ricorda che chi scrive una poesia è spesso una persona sensibile, che vive sensazioni forti ed a volte è fragile. L’ho scritta perché a volte è la tristezza, la malinconia a muovere la penna. La seconda lirica, invece, è la descrizione del posto dove sono cresciuto, un giorno d’estate, me lo ricordo ancora, li c’è casa mia, in quelle parole c’è il mio stare bene fra le colline, gli alberi e a metà strada fra mare e montagna.

    A.M.: Dei tre autori presenti, qualcuno ti ha colpito maggiormente?

    Antonio de Lieto Vollaro: Bhe ognuno ha un suo stile, eleganza, sensibilità, quindi colpiamo ciascuno in modo differente, sperando di restare indelebili nei ricordi degli altri, autori e non.

    Cristina Parente: Sì, mi ha colpito la poetica del giovanissimo Lorenzo Traggiai, per il contrasto stridente tra poesia metropolitana e poesia classica che lo contraddistingue.

    Lorenzo Traggiai: Sono interessantissimi tutti e tre, anche se non ho avuto ancora tempo di leggere le loro poesie con l’attenzione che meritano.

    Gabriele Fabiani: Mi hanno impressionato in senso positivo tutti e tre. Ero curioso di sapere e di leggere le loro liriche e quando ho avuto la bozza della raccolta, leggendo le altre poesie, ero felice. Mi sono sentito a casa, in un mondo di versi dolci, passionali, soavi. Certi versi mi hanno lasciato senza fiato, completamente in sintonia con la penna dello scrittore.

    A.M.: A chi dedichi “Stagioni Poetiche”?

    Antonio de Lieto Vollaro: Lo dedico a tutti coloro che leggendo le poesie incluse, possano trovare sollievo alla loro anima e cuore, gioia, conforto, se in esse si raffigurano con le loro storie personali.

    Cristina Parente: A tutti coloro che amano la poesia e a coloro che non la amano. La poesia dice molto, basta saperla leggere.

    Lorenzo Traggiai: La dedico anzitutto alla mia famiglia: per primi i miei genitori, splendidi, che mi hanno sempre permesso di fare le mie scelte e sono orgogliosi di questa pubblicazione, a mio nonno, a cui da sempre piace leggere poesie, a mia sorella ed a tutti gli altri parenti, contenti per me. La dedico alla persona con cui sto, che mi ispira non poco. La dedico a quelli che hanno sempre apprezzato quello che scrivo, tra cui la professoressa di prima e alcuni amici ed ex compagni di scuola.

    Gabriele Fabiani: Questa raccolta la dedico ai miei genitori, a mia sorella ed alla mia fidanzata. Ai miei genitori ed a mia sorella perché ci sono sempre stati, il “nido” da cui migrare e tornare sempre, il loro abbraccio nei momenti più duri mi ha sempre reso più forte. Alla mia fidanzata perché ha sempre creduto in me, perché continua a farlo nei giorni che lei ha reso più completi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio de Lieto Vollaro: E’ ancora presto per dare un giudizio, ma l’inizio è partito bene, con molta professionalità e serietà, dal come si sono proposti, e fattomi sentire coinvolto nella stesura dell’antologia, chiedendo a noi autori, consigli per la copertina, titolo e dettagli vari. Speriamo che prosegua nel marketing.

    Cristina Parente: Non mi è piaciuta la modalità di far pagare molto tempo prima della pubblicazione, vi sono alcuni errori tipografici ed il costo mi è parso troppo elevato… Per quanto riguarda la promozione non mi posso ancora sbilanciare ma già quest’intervista è un buon segno!

    Lorenzo Traggiai: Sì, sicuramente, posso dire che mi è piaciuto il modo in cui Rupe Mutevole si è occupata di questo progetto.

    Gabriele Fabiani: Con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni mi sono trovato subito benissimo. Sempre disponibile alle mie domande e curiosità. Siamo sempre stati in contatto su qualsiasi scelta e durante la preparazione della raccolta hanno dato sempre spazio al dialogo e alla partecipazione. La consiglio a tutti gli autori che sono in cerca di una casa editrice seria e affidabile, chiara e lungimirante.

    A.M.: Hai delle presentazioni di “Stagioni Poetiche” in programma?

    Antonio de Lieto Vollaro: Sì, sto giusto preparando, già da ora, un incontro di un giorno a settimana, per il mese di Maggio, in un agriturismo, qui nella mia terra in Sicilia, intitolata: Poesia e Vino, degustazioni di due arti siciliane.

    Cristina Parente: Ho in programma delle presentazioni del mio ultimo libro di poesie ma porterò anche “Stagioni poetiche”. Sarebbe interessante fare una presentazione con uno o più autori dell’antologia.

    Lorenzo Traggiai: Non ne ho in programma ma ne voglio organizzare il più presto possibile. Intanto sto facendo pubblicità attraverso Facebook e ne sto parlando con chiunque conosco.

    Gabriele Fabiani: Certamente, ancora non conosco le date certe, ma saranno organizzate presentazioni nel mio paese, nella città vicina e grazie alle persone che mi stimano e apprezzano la mia scrittura ci saranno altri eventi in cui sarà presentata questa raccolta. Sono veramente felice e non vedo l’ora di iniziare.

    La copertina di “Stagione Poetiche” è una creazione del fotografo Fabio Costantino Macis.

    http://fabiocostantinomacis.carbonmade.com/

    Notizie su Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Fernando Mirra ed al suo Mielinconie, Rupe Mutevole Edizioni

    Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.

    Mielinconie”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è la prima raccolta poetica del promettente Fernando Mirra (1976, Asti). Una cinquantina di liriche che denotano una forte intensità emotiva. Il particolare titolo della raccolta è un neologismo dell’autore, formato da due parole “miele” e “malinconia”, una sorta di proclamazione di dolcezza anche nella malinconia, dolcezza nel vedere il mondo, comprenderlo e tramutarlo in versi così che ogni lettore possa aver la percezione dell’altro, del diverso.

    Fernando Mirra è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande presentandosi amabilmente ai lettori.

    A.M.: Scrivere in versi e scrivere in prosa. Perché si diventa poeti?

    Fernando Mirra: Non esiste, secondo me, un perché si diventi poeti. Una persona può avere momenti poetici, oppure neanche uno nel corso della vita. Ci si nasce, ma si cresce anche come poeti. È una cosa che hai dentro e può rimanerti in fondo per tutta la vita, senza che nessuno, nemmeno tu stesso, te ne accorga. Io ho iniziato per caso, come la maggior parte delle volte in cui ti accade qualcosa di meraviglioso. Sono sempre andato bene nelle materie umanistiche, c’ero portato. Avevo, e spero di averla mantenuta, una fantasia molto accesa nel raccontare storie e sono stato molto spigliato nel parlare. Un giorno un amico mi ha chiesto di scrivere una poesia da dedicare ad una ragazza che gli piaceva. L’ho fatto, era il 1993, ma fino al 1996 non avevo mai preso seriamente in considerazione scrivere poesie. Ma un’estate sono stato colto da una voglia irrefrenabile di buttare su un foglio i miei pensieri, quel che mi passava per la testa e da allora non ho più smesso. Si può dire che si è risvegliata in me la vena poetica, anche perché le persone che avevo intorno, mi spronavano a continuare e si complimentavano con me per la mia bravura. Bravura che, sinceramente, non ho mai sostenuto di avere.

    A.M.: Cinque anni di scrittura e finalmente una raccolta. Qual è stato il motivo principale del tuo voler uscire allo scoperto?

    Fernando Mirra: Come tutti gli aspiranti scrittori, soprattutto quando sono giovani ed inesperti, ero preso dalla frenesia di dover pubblicare, magari con un editore famoso e di fare successo. Un bel pensiero, ma anche una bella favola ed i brutti risvegli sono all’ordine del giorno. Le provi tutte per farti conoscere, soprattutto con il passaparola. Poi chiedi in giro, cerchi un editore nella tua zona, e vieni freddato da tutta una serie di scuse, prezzi di stampa inaccessibili e poi ti ostentano un sorriso diabolico, quello che si stampa in faccia alle persone che credono di avere davanti uno sprovveduto che vuole fare il grande salto subito… ed in effetti era così! Veramente la mia intenzione era di pubblicare un libro, un romanzo od anche solo dei racconti, ma evidentemente non era arrivato il momento. Mi hanno poi spinto gli amici più cari a provare a pubblicare per prima le poesie, in modo da farmi conoscere, anche se, effettivamente, il genere poetico non è molto popolare, non vende (Almeno è questa l’impressione generale!). A me non interessa vendere, interessa emozionare. Amo emozionare, certo e questo lo posso fare anche attraverso i racconti, ma la poesia è più diretta, calda, che crea subito l’atmosfera. Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.

    A.M.: Un titolo molto particolare. Ci puoi spiegare l’essenza di “Mielinconie”?

    Fernando Mirra: Nel libro è descritto molto bene cosa sono le “mielinconie”. Immagino sempre che tutte le nostre storie, le nostre avventure, i nostri amori, ma anche l’amicizia ed in generale tutte le situazioni che coinvolgono in modo particolare il cuore, lascino in ognuno un ricordo particolare. Spesso, se la situazione è stata dolorosa, il ricordo rimarrà doloroso per molto tempo. Ma a mente fredda, quel ricordo non sbiadisce, rimane indelebile dentro di noi e acquista a suo modo una dolcezza che contrasta con il sentimento iniziale, quasi un “bel ricordo”; dico quasi, perché appunto la malinconia è sofferenza nel ricordare qualcosa che forse poteva essere, ma che non sarà più, viene però addolcito dalla memoria del tempo, come se noi stessi ci addolcissimo da soli la nostra pillola amara.

    A.M.: Quali sono le tematiche predominanti della raccolta?

    Fernando Mirra: Fondamentalmente scrivo meglio quando sono triste. La tristezza è una scintilla che fa esplodere quello che ho in me. E naturalmente, cosa, se non l’amore può rendere, sì felice, ma anche triste? Ma, oltre che di amore, in questa raccolta si parla di amicizia (Fratello Lupo; Filo d’erba; Abbracciami), di morte (Cara Signora Morte), ma contiene alcuni testi molto più spirituali, che ripercorrono alcuni momenti della vita di Gesù (Io sono il cammino), della Madonna (La Madre e la rondine), ispirata ad una leggenda che avevo sentito quando ero bambino, oppure dedicata a San Francesco e Santa Chiara (Il ponte delle nuvole), questa ispirata invece da un sogno raccontatomi da una persona a me cara (Nuni, a cui ho dedicato la raccolta).

    A.M.: Hai una poesia della silloge poetica a cui sei legato in modo speciale?

    Fernando Mirra: Sono molto legato a tutte le poesie che ho scritto, anche quelle che ho omesso dalla raccolta, ma pensandoci bene, mi viene in mente la poesia “Nome”. Dedicata ad un mio zio, fratello maggiore di mio padre, a cui ero molto legato, ma con cui, per varie ragioni famigliari, non ho avuto modo di frequentare per un bel po’ di tempo, fino a quando, ormai alla fine, sono riuscito ad andarlo a trovare, perché sofferente e prossimo alla fine. Infatti, dopo una settimana è venuto a mancare. Un’altra è “La madre e la rondine”. Da bambino, alle elementari per la precisione, la maestra ci raccontò di una leggenda, seconda la quale le rondini avevano la pancia nera, finché una di loro non si andò a posare nel grembo di Maria, mentre questa piangeva per Gesù Crocifisso, e le lacrime sbiancarono il petto della rondine. Non l’ho mai scordata questa storia.

    A.M.: Qual è, secondo te, il target di lettori interessati a “Mielinconie”?

    Fernando Mirra: La poesia, la cultura in genere, appartiene a tutti. Tutti possono leggere tutto. È opinione di molti che le donne siano più interessate ed inclini alla poesia che gli uomini, ma questa forse è una risposta un po’ sessista. Ho conosciuto molti uomini che scrivono poesie e che quindi possono essere potenziali miei lettori. Ma al di là del sesso, penso che un pubblico dai 25 anni in su possa trovare interessante il mio libro (Ma spero di sbagliarmi! Dai 0 ai 99 e oltre anni possono benissimo comprarlo!)

    A.M.: Cosa ne pensi della pubblicità della poesia tramite il booktrailer?

    Fernando Mirra: Da appassionato di cinema, teatro, e dei meccanismi che lo compongono, sono fortemente interessato ad un’iniziativa del genere. Perché poi solo i film devono godere di una presentazione? Solo perché non ci sono nomi grandi? Azione? No, no. È senz’altro un’idea lodevole e quasi quasi faccio un pensiero per il mio; iniziano a venirmi certe idee…

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Fernando Mirra: Altroché! Anzi: l’ho già consigliata a quanti mi chiedevano come ero riuscito a pubblicare! Devo essere sincero: ho scritto e riscritto a più riprese a molte case editrici, più o meno famose. Ho avuto la fortuna di trovare voi, ma avete avuto voi l’accortezza di spiegarmi per filo e per segno tutto il meccanismo che si nasconde dietro ad un libro, compreso l’enorme lavoro di redazione, dal primo contatto con l’autore, fino ad arrivare alla distribuzione e via anche dopo: la cura del libro, la pubblicità etc… Ovviamente mi avevano avvertito del pericolo che serpeggia tra questi editori che vogliono solo soldi, danno solo promesse e mantengono meno ancora!!! No, no: con Rupe Mutevole mi sono trovato più che bene. Anche per quell’atmosfera (sia pur tramite e-mail), di confidenza che si è venuta a creare. Tu, Alessia, mi ha trattato con una grande professionalità e cortesia ed il risultato finale, che ho sfogliato e sfogliato fino a consumare le pagine, è davanti a me e mi riempie di orgoglio!!!

    A.M.: Ci saranno, a breve, delle presentazioni della tua silloge poetica?

    Fernando Mirra: Non ho ancora organizzato nulla a proposito. Capirete: è il mio primo libro, sono nuovissimo in questa esperienza e non ho davvero pensato a nulla di concreto per presentarlo. Pensandoci qualche idea mi verrà in mente, ma non subito. Per quanto riguarda le novità… sì devo dire che ce ne sono. Non poesie questa volta. Per fare una raccolta decente ci potrei mettere una vita, visto che le poesie le scrivo solo quando mi arriva l’ispirazione e possono passare mesi tra una composizione e l’altra. Sto scrivendo una raccolta di favole, quattro per la precisione, che vorrei anche fare illustrare, poi mi concentrerò sul mio primo amore: i racconti. Ho in cantiere un buon numero di storie: alcune solo abbozzate, altre iniziate e alcune già pronte, ma sono state scritte più di dieci anni fa, quindi necessitano di una restaurazione, sia dal punto di vista linguistico, sia strutturale.

    A.M.: Ringrazio Fernando per la disponibilità e la sincerità delle sue risposte … ed aspetto come voi lettori le novità editoriali di questo promettente autore!

    La copertina di “Mielinconie”, “Miele di Fiele” è del fotografo Alessandro Murgia.

    Notizie su Rupe Mutevole:

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    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni