Tag: Tigem

  • La scienza nel nome di Alessandro Pavesi


    In memoria di Alessandro Pavesi, l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli ha bandito una borsa di studio, riservata a laureati in Biologia, Medicina, Chimica e Biotecnologia, con l’interesse di promuovere la ricerca nel campo della genetica umana.

    Dopo un’attenta selezione dei candidati ad opera della Commissione giudicatrice composta da membri del Tigem, la borsa di studio è stata aggiudicata a Elisa Pedone, giovane e promettente neolaureata in Biotecnologie mediche, di 23 anni. Il premio Pavesi le permetterà di proseguire gli studi, consentendole di partecipare al programma di dottorato della Open University che le conferirà un titolo di dottorato internazionale, valido anche all’estero.

    Elisa Pedone ha dimostrato di avere la preparazione di base, le nozioni tecniche e le qualità caratteriali per riuscire a portare avanti un progetto di ricerca che sia competitivo, all’avanguardia e di successo. Il progetto di ricerca che le è stato affidato sarà svolto al Tigem presso il laboratorio di Maria Pia Cosma. Il progetto verterà sullo studio dei meccanismi che controllano il differenziamento cellulare. Lo scopo finale è quello di poter cambiare il destino di una cellula: per esempio, rendendo un epaticita, unità cellulare del fegato, una cellula del sangue o del sistema nervoso, grazie alla scorta di cellule staminali di cui siamo provvisti.

    I risultati di questo progetto ambizioso, reso possible anche grazie al contributo della borsa di studio “Alessandro Pavesi”, hanno la potenzialità di aprire la via a nuove prospettive terapeutiche nell’ambito della medicina rigenerativa.

  • Al Tigem di Napoli, scoperto il sistema che regola lo smaltimento dei rifiuti delle cellule


    Nelle nostre cellule c’è un sistema che – opportunamente stimolato – può ripulirle da molecole tossiche responsabili di gravi malattie come la corea di Huntington, il morbo di Parkinson o il morbo di Alzheimer. In un lavoro* pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science, Andrea Ballabio, direttore dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) e professore di Genetica Medica presso l’Università “Federico II” di Napoli, ha dimostrato per la prima volta al mondo che dietro questo sistema di smaltimento di rifiuti cellulari esiste una “cabina di regia”: una scoperta che pone le basi per un nuovo approccio terapeutico a tutte quelle malattie dovute all’accumulo di sostanze tossiche all’interno delle cellule.

    Lo smaltimento dei rifiuti cellulari avviene ad opera dei lisosomi, piccoli organelli presenti in ogni cellula che hanno il compito di trasformare in sostanze innocue tutti i prodotti tossici del metabolismo. Per farlo sono dotati di una vera e propria squadra di enzimi: basta che anche soltanto uno sia difettoso per avere gravi malattie, dette appunto da “accumulo lisosomiale”, come le glicogenosi e le mucopolisaccaridosi. Di queste malattie se ne conoscono almeno 50 e il gruppo di Ballabio le studia da tempo. La grande novità introdotta da questo studio è aver scoperto che la fabbricazione e l’attività dei lisosomi sono sotto il controllo di una fitta rete di geni, che a loro volta rispondono a un unico direttore d’orchestra: TFEB, un gene capace di potenziare l’attività degradativa della cellula agendo come un “interruttore genetico”.

    «Aumentando i livelli di TFEB», spiega Marco Sardiello, primo autore del lavoro, «abbiamo dimostrato che aumenta non solo la produzione di lisosomi, ma anche la degradazione delle sostanze tossiche presenti nella cellula». Questa prova è stata fatta anche con cellule contenenti la proteina tossica responsabile della corea di Huntington. In questa gravissima malattia neurodegenerativa di origine genetica, per la quale attualmente non esiste alcuna cura, la proteina difettosa si accumula nei neuroni e li porta progressivamente alla morte. Ebbene, fornendo TFEB Ballabio e il suo gruppo hanno osservato che la proteina tossica veniva eliminata.

    Questa scoperta apre dunque le porte ad un nuovo approccio terapeutico, che potrebbe potenzialmente essere applicato in tutte le malattie dovute a un accumulo di sostanze tossiche all’interno delle cellule, dalla corea di Huntington alle malattie lisosomiali, fino a svariate forme di demenza, tra cui il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer. Come spiega Andrea Ballabio, «siamo già al lavoro, su due fronti paralleli: da una parte la verifica di questi risultati anche nei modelli animali, dall’altra la ricerca su larga scala di farmaci in grado di stimolare l’attività di TFEB. La nostra speranza è che promuovendo l’attività degradativa della cellula si riesca a evitare l’accumulo di sostanze tossiche e a prevenire così la morte delle cellule, con un approccio terapeutico di tipo farmacologico e quindi non invasivo».

    Questi studi sono stati effettuati al Tigem, che ha sede presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, in collaborazione con Elena Cattaneo dell’Università di Milano e Roman Polishchuk del Consorzio Mario Negri Sud.

    *Marco Sardiello, Michela Palmieri, Alberto di Ronza, Diego Luis Medina, Marta Valenza, Vincenzo Alessandro Gennarino, Chiara Di Malta, Francesca Donaudy, Valerio Embrione, Roman S. Polishchuk, Sandro Banfi, Giancarlo Parenti, Elena Cattaneo, Andrea Ballabio, “A Gene Network Regulating Lysosomal Biogenesis and Function”. Science, 2009.

    Il progetto
    Questo progetto è nato come “spin-off” di quello finanziato da Telethon nel 2006 dal titolo “Solfatasi e patologie umane: informazioni dalla deficienza multipla di solfatasi”, che vedeva Andrea Ballabio come Principal Investigator, per un finanziamento totale di 319.858 euro.
    Il lavoro è durato un anno e mezzo, dal novembre del 2007 all’aprile del 2009 e ha coinvolto, oltre ad Andrea Ballabio, 6 persone del suo laboratorio (in primis Marco Sardiello, Michela Palmieri e Alberto di Ronza, oltre a Diego Medina, Chiara Di Malta e Valerio Embrione). Inoltre, hanno collaborato altri 4 ricercatori del TIGEM (Alessandro Gennarino, Francesca Donaudy, Sandro Banfi e Giancarlo Parenti) e due ricercatori di altri istituti (Marta Valenza ed Elena Cattaneo dell’Università di Milano, Roman Polishchuk del Consorzio Mario Negri Sud), a loro volta titolari di finanziamenti Telethon.
    Il costo totale di questo progetto è stato di circa 100.000 euro.