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  • Stamina: Vannoni a giudizio per tentata truffa

    Davide Vannoni è stato rinviato a giudizio nel processo per la tentata truffa alla Regione Piemonte. Lo ha deciso il gup di Torino, Luca Del Colle. Il legale del presidente di Stamina Foundation, Roberto Piacentino, aveva chiesto la prescrizione del reato o, in alternativa, l’assoluzione. La vicenda è quella relativa alla richiesta alla Regione Piemonte di un finanziamento di 500 mila euro, prima concesso e poi revocato, per un laboratorio sulle cellule staminali.

    Vannoni non si era presentato all’udienza perché, come ha spiegato il suo avvocato, Roberto Piacentino, si trattava di una “udienza tecnica”.

    “Speravo che la vicenda si risolvesse già oggi, vuol dire che dimostreremo in dibattimento la mia innocenza. Sono assolutamente sereno” il primo commento all’ANSA del presidente di Stamina. “Non sono io a dire che non ho commesso il reato – aggiunge Vannoni – a parlare sono i documenti e li porteremo in dibattimento”.

    Il processo è stato fissato per il 3 aprile.

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  • Sul caso Stamina l’informazione-spettacolo è stata irresponsabile

    Caro Direttore,
    la libertà di stampa è un valore non negoziabile. Proprio per questo, cioè per proteggerla, chi ne abusa causando danni a persone, in un Paese che costituzionalmente rifiuta ogni ipotesi di autorizzazione o censura, di regola andrebbe responsabilizzato dalla legge. Anche l’indicatore della libertà di stampa ci vede in fondo alla graduatoria internazionale dei paesi civili.

    Un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà d’informazione, da cui sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica, è l’uso che della vicenda Stamina ha fatto nei mesi scorsi il programma televisivo «Le Iene». Interpretando al peggio la filosofia situazionista, che mescola finzione e realtà, sono state asserite circostanze insussistenti per manipolare e spettacolarizzare le sofferenze di malati e parenti. Viceversa, i fatti provati che condannavano Stamina sono stati trasfigurati. Sono stati letteralmente ribaltati e proposti come una «dimostrazione» della «falsa propaganda del potere costituito» o di non meglio precisati «interessi di potenti multinazionali». In quanto tali, gli eroici giornalisti di «Le Iene» li contrastavano. E per farlo hanno condito il tutto con «impressioni» o «sensazioni» mosse dalle più viscerali e irrazionali emozioni.

    Si dovevano usare per far questo bambini malati? Si usavano. Tra le testimonianze pubblicate in questi giorni, che danno conto dell’incredibile calvario offerto da Stamina a famiglie disperate in cambio di numerose decine di migliaia di euro, non è insolito leggere espressioni come «Avevamo visto questo programma “Le Iene”…».
    Sulla vicenda Stamina il Senato ha ora dato avvio ad un’indagine conoscitiva, per comprendere anche il ruolo di alcuni mezzi di informazione nella sua origine ed evoluzione. Nel frattempo, ora che sta franando il palcoscenico su cui si è recitata la tragicommedia dell’«inganno Stamina», giocata intorno all’illusione di uno pseudo-trattamento dai poteri taumaturgici, il direttore del programma «Le Iene» (Davide Parenti), cerca di smarcarsi e ripete un ritornello già ascoltato: «Abbiamo solo raccontato». Aggiungendo che la trasmissione ha «reso testimonianza», che «basta guardare le cartelle cliniche» (quali?), «abbiamo avuto curiosità per un tipo di cure, ripeto compassionevoli, che mandavano segnali», etc. E, per eludere ogni responsabilità professionale, butta lì che loro sono «un varietà, ma un varietà anomalo».

    A nostro avviso, «Le Iene» hanno gravi colpe nell’avere concorso a costruire, insieme a Vannoni, l’«inganno Stamina». Con una responsabilità morale forse equivalente a quella dello «stregone di Moncalieri» e con un impatto comunicativo sicuramente superiore a quello che «uno o più stregoni» avrebbero mai potuto avere.
    Ma facciamo un passo indietro, un po’ di storia per capire meglio e non lasciare dubbi, a nessuno. Già in passato, Parenti e la sua trasmissione avevano «giocato» ad alimentare false speranze presentando fenomenali «cure» a base di staminali proposte in paesi non proprio al centro della scienza e della medicina come: Thailandia o Cina. Coerentemente, nella vicenda Stamina, «Le Iene» non hanno esitato a schierarsi con Vannoni, facendo da cassa armonica alle menzogne e alle falsità. È stato dopo un loro servizio che Adriano Celentano ha scritto la lettera pubblicata dal Corriere della Sera in cui si chiedeva al ministro Balduzzi di consentire ad una bambina di continuare a ricevere il «trattamento Stamina». Da quel momento è stata un’escalation.

    «Le Iene» hanno cominciato a montare e trasmettere riprese di bambini gravemente malati, facendo percepire al pubblico che il trattamento Stamina producesse effettivi e «visibili» miglioramenti. A questa tesi, perseguita con instancabile accanimento, hanno a più riprese mortificato e umiliato, oltre che la verità e il legittimo bisogno di chiarezza delle famiglie, anche la reputazione di non poche brave persone, esperti e scienziati «macchiatisi del peccato» di denunciare subito, senza mezzi termini, l’odore di bruciato. «Le Iene» hanno teso una trappola al professor Paolo Bianco, esperto italiano tra i più qualificati al mondo su staminali mesenchimali, provocandolo e montando un servizio per metterlo in cattiva luce. Con sapienti «taglia e cuci» hanno prodotto immagini distorte del serio lavoro svolto dai professionisti della Commissione incaricata dal ministro facendo ricorso a piene mani alla loro (solita) scenografica e stucchevole pseudo-ironia riservata (solitamente) ai peggiori e loschi figuri intervistati in loro passate trasmissioni.

    E ancora, hanno ingannato lo staff di Telethon, mostrando Vannoni, «che per caso passava di lì», dialogare con un addetto Telethon (non un incaricato competente di aspetti medici e scientifici), allo scopo di suffragare l’idea che Vannoni fosse «interlocutore abituale e accreditato» degli scienziati del campo e «frequentatore attendibile» dello storico e internazionalmente riconosciuto ente no-profit di ricerca. Eccetera. L’elenco delle «furbate» sarebbe lungo come tutti i servizi mandati in onda. Tutto sempre allo scopo di «raccontare» quel che loro stessi andavano sceneggiando, con l’intento da un lato di spettacolarizzare le sofferenze dei malati, e dall’altro di alimentare un’idea falsata della controversia, dove Vannoni doveva apparire il benefattore contro cui si erano scatenati i poteri forti e cattivi, incarnati dagli scienziati, ovviamente sempre al soldo delle case farmaceutiche (sia chiaro, le stesse che producono i farmaci che spesso salvano la vita a noi e ai nostri figli).

    Di una serie di altri aspetti invece «Le Iene» si sono completamente disinteressate:
    1) dell’indagare e raccontare che fosse Vannoni a intrattenere accordi commerciali con un’impresa farmaceutica multinazionale (Medestea – che le cronache dicono sia stata censurata dall’antitrust decine di volte per pubblicità ingannevole – tanto per restare in tema di corretta informazione);

    2) del perché il proprietario di quella stessa multinazionale comparisse «improvvisamente» dietro le telecamere di «Le Iene» durante l’aggressione a Bianco (giusto quei secondi per permettergli di esprimere squallidi epiteti sottotitolati dal programma senza dire chi realmente fosse e quali fossero i suoi interessi ad esprimersi così);

    3) del dettagliare l’insussistenza del «metodo» come riportato nelle valutazioni dell’ufficio brevetti americano (diventate pubbliche solo perché Vannoni & Co. non riuscirono nell’intento di «nasconderle»);

    4) dello spiegare cosa significhi uno pseudo-metodo plagiato e falsato da artefatti sperimentali russi (come riportato da Nature);

    5) che il trattamento Stamina non avesse nemmeno i requisiti di legge per essere «compassionevole» (termine usato spesso e a sproposito nei loro servizi);

    6) che non vi fosse mai stata un’autorizzazione formale dell’Agenzia Italiana del Farmaco ad effettuare il trattamento presso gli Spedali Civili di Brescia (fatto mai smentito da Brescia), e che anzi, nel 2012, l’Agenzia avesse riscontrato illegalità su ogni fronte;

    7) del raccogliere e raccontare i motivi che hanno spinto gli specialisti scienziati e clinici del mondo, oltre a premi Nobel, ad evidenziare che «non c’è nessun metodo» e nessuna «cartella clinica» in cui fosse scritto che i pazienti erano migliorati;

    8) che in agosto Vannoni stesso avesse detto che la sperimentazione clinica del suo «metodo» era inutile e che per la variabilità della Sma – fino a quel momento malattia bandiera di Stamina e di «Le Iene» – tale malattia era da escludere dalla sperimentazione governativa in quanto sarebbe stato impossibile osservare benefici.
    Di tutto ciò, appunto, Parenti e il suo programma si sono disinteressati anche se si trattava di elementi che qualsiasi giornalista aveva a facile disposizione, di fatto coprendo queste evidenze fondamentali.
    Senza trascurare che dal sito del programma, che riporta il logo di Stamina, si dava accesso facilmente a informazioni utili a chi intendesse «rivolgersi a qualche giudice» (non a qualche medico!) per ottenere la prescrizione del trattamento Stamina.
    Ora, il contratto di convivenza sociale prevede che i danni fatti si paghino. In un paese civile, Parenti e chi per lui, sarebbero anch’essi chiamati a rispondere davanti a un giudice e, probabilmente, nessuna testata che si riconosca nei più elementari principi della deontologia giornalistica darebbe più una riga da scrivere, un secondo di trasmissione, a chi si è comportato come abbiamo visto fare. Perché alla base della deontologia vi è il dovere di ricercare l’oggettività nella ricostruzione dei fatti. Se poi si sale a livello europeo, le raccomandazioni etiche dicono che i giornalisti devono chiaramente e manifestamente «tenere distinti i fatti dalle opinioni». Nel caso Stamina i fatti venivano costruiti, nutriti dalla materia di opinioni insensate o manipolatorie. Questo evidenzia, a nostro parere, una chiara responsabilità diretta di chi ha agito così.
    Fino a quando in Italia si potrà continuare a giocare sul fatto che in un «varietà anomalo» si possa fare anche pseudo-informazione senza avvisare lo spettatore che si tratta di puro spettacolo? Questa è diventata l’immagine dell’Italia all’estero: quella di un Paese dove negli ultimi decenni – a livello della comunicazione non solo mediatica, ma anche politica – è sempre più difficile distinguere tra le spettacolarizzazioni mistificatorie e la realtà.
    Noi pensiamo che l’Italia vera non sia questa. Vorremmo che anche le competenze e il senso di responsabilità che nel nostro Paese non mancano, venissero sempre mostrate e valorizzate. Ovviamente affidandole a quei mezzi di comunicazione capaci di cogliere, consapevolmente e ogni giorno, il significato civile e la responsabilità sociale del loro ruolo.

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  • Caso Stamina, gli indagati sono venti

    Sarebbero venti gli indagati a conclusione dell’inchiesta sulla Stamina Foundation aperta dalla Procura di Torino. Otto i nuovi avvisi di garanzia, che sarebbero pronti e riguarderebbero anche Davide Vannoni. Gli avvisi riguardano le stesse persone che fanno riferimento agli Spedali Civili di Brescia e alla Regione Lombardia sui quali, poco prima di Natale, gli ispettori inviati dal pm Raffaele Guariniello avevano svolto approfondimenti. Agli altri 12 indagati la Procura di Torino aveva mandato avviso di chiusura indagini nell’agosto 2012. Vannoni è indagato, oltre che per somministrazione di farmaci imperfetti ed esercizio abusivo della professione medica, anche per violazione della legge sulla privacy. Sul profilo Facebook della Fondazione, infatti, è stato pubblicato un video – che il Garante per la Privacy ha chiesto a YouTube di rimuovere – con i presunti miglioramenti di una bambina torinese di 4 anni dopo la cura. La famiglia della piccola si era rivolta alla trasmissione televisiva di Rai Tre Presadiretta dove aveva sostenuto di avere pagato 50mila euro per infusioni praticate a Trieste senza che poi ci fosse stato alcun cambiamento.

    DIGNITÀ LESA – «Il video – spiega il Garante per la protezione dei dati personali – mostra in chiaro il volto della bambina, rendendola così chiaramente identificabile, e lede in modo gravissimo la dignità della piccola malata, determinando una indebita diffusione di dati personali, particolarmente sensibili, in completa violazione del Codice sulla protezione dei dati personali. Il Garante ha adottato un provvedimento di blocco del video e chiede che in queste ore lo stesso non venga riprodotto e rilanciato da altri siti, blog e media». «Non ho mai effettuato visite mediche su Nicole e non sono stato io a diffondere per primo il video che ritrae la piccola, l’ho semplicemente ripreso da alcuni comitati pro-Stamina»: così Davide Vannoni, presidente di Stamina, risponde alle accuse mosse dai genitori della piccola Nicole M., che lo hanno denunciato per esercizio abusivo della professione medica e violazione della privacy, secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica

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  • La storia del metodo Stamina – Presa diretta del 13/01/2014

    Cos’è il metodo Stamina. Il metodo Stamina è un trattamento a base di cellule staminali che ha creato molte polemiche in ambito scientifico. Il presidente dell’omonima fondazione, Davide Vannoni, laureato in lettere e filosofia, è stato in passato docente all’università di Udine. Poi si è trasferito all’Università telematica di Roma Niccolò Cusano. Vannoni ha detto “di aver sviluppato la terapia nel 2004 in Russia, dopo che gli era stata curata con successo una paralisi facciale causata da un virus”.

    La fondazione Stamina ha sede a Brescia e sostiene di aver trattato con successo più di 80 pazienti, soprattutto bambini, per una vasta gamma di malattie degenerative, dal morbo di Parkinson alla distrofia muscolare.

    La tecnica di Vannoni prevede di estrarre delle cellule staminali mesenchimali da midollo osseo di un paziente e di trattarle con alcune sostanze chimiche e poi reinpiantarle nel paziente. Una volta trattate, le cellule vengono iniettate di nuovo nel paziente. Secondo Vannoni, le cellule trattate sarebbero in grado di trasformarsi in cellule nervose sane.

    Il 25 marzo 2013 il senato ha avviato con un decreto legge una sperimentazione clinica del metodo con la supervisione del centro nazionale trapianti, dell’istituto superiore di sanità e dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Questa decisione ha scatenato le proteste della comunità scientifica italiana.

    Il 10 ottobre 2013 il ministero della salute ha sconfessato il decreto legge del senato, togliendo alla fondazione i requisiti per la sperimentazione.

    Il 20 dicembre 2013 il protocollo di Stamina è stato consegnato ai mezzi d’informazione, insieme alla relazione del comitato di esperti del ministero. “Il comitato di esperti del ministero ha identificato gravi carenze e omissioni nel protocollo clinico di Stamina”, scrive Nature, “secondo la commissione il metodo Stamina ignora le norme di buona fabbricazione (Nbf), le regole da seguire nella produzione di farmaci. Il protocollo dimostra un’apparente ignoranza della biologia delle cellule staminali, della competenza clinica del caso ed è fondata su un metodo difettoso”.

    Fonti:
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-75801fcb-4ca9-4a5a-a67b-d9960f2c49af.html
    http://www.internazionale.it/news/italia/2014/01/14/la-storia-del-metodo-stamina/

  • Stamina, un paziente: Vannoni mi chiese 27mila euro

    “Mi disse che sarebbe bastata una puntura e sarei guarito” racconta Carmine Vona ai microfoni di Sky TG24. Invece, dopo l’iniezione, “ebbi una bruttissima crisi epilettica”.

    Un’iniezione che sarebbe dovuta essere miracolosa e che invece gli ha fatto temere il peggio. A raccontare, ai microfoni di Sky TG24 ,la sua esperienza con il metodo Stamina è Carmine Vona, tra i pazienti che si sono sottoposti alla cura di Davide Vannoni. “Vannoni mi disse che sarebbe bastata una puntura e sarei guarito, il costo era di 27mila euro. Se non fosse bastata la prima puntura, ne avrei fatto un’altra per 5 mila euro” dice Vona, che racconta poi della prima iniezione avvenuta in un centro estetico di San Marino: “Doveva essere una stanza sterilizzata e invece era uno scantinato, l’infermiere era un dipendente del centro estetico, la stessa persona che faceva le pulizie”. A un’ora dall’iniezione, continua Vona, “sono stato male, ho avuto una bruttissima crisi epilettica, per fortuna il 118 è arrivato subito col defibrillatore mi ha salvato la vita”. Il giorno dopo, prosegue il racconto, “Vannoni anziché preoccuparsi della mia salute voleva che firmassi una lettera in cui dicevo che l’epilessia era dovuta alla mia malattia e diceva che se l’avessi pagato subito mi avrebbe fatto lo sconto”.

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  • La rivista Nature boccia Stamina: “Preoccupano sicurezza ed efficacia”

    Anche “Nature” boccia il metodo Stamina: «Ci sono seri e profondi dubbi e preoccupazioni sulla sicurezza e sull’efficacia» si legge nell’articolo pubblicato dalla rivista scientifica. Dai verbali del Comitato scientifico chiamato dal ministero della Salute ad esprimere un parere sul metodo Stamina, esaminati da Nature, emergono «serie imperfezioni e omissioni nel protocollo Stamina». Tra queste, «un’apparente ignoranza della biologia delle cellule staminali». Gli esperti avevano inoltre indicato «errori concettuali» nel protocollo, «alcune sezioni del quale sono state copiate da Wikipedia».

    LE MOTIVAZIONI
    Da un lato le dimissioni dello scienziato Carlo Croce dal comitato scientifico della Fondazione Rimed di Palermo, dall’altro quelle degli esperti Carlo Redi, Giulio Cossu e Francesca Pasinelli da Cure Alliance. Sono alcuni degli episodi citati da Nature in un nuovo servizio sul caso Stamina (il titolo è “Documenti trapelati stroncano la terapia a base di staminali”), pubblicato oggi online e sul numero cartaceo in uscita. La rivista scientifica internazionale torna nuovamente sulla vicenda riportando eventi che, spiega, «hanno ulteriormente intaccato la credibilità di Stamina», dopo le rivelazioni sul parere del primo comitato di esperti chiamati dal ministero della Salute a valutare il protocollo Stamina ai fini di un’eventuale sperimentazione. E riferisce che «importanti ricercatori di comitati scientifici di due realtà indipendenti che si occupano di staminali hanno rassegnato le dimissioni in protesta contro l’apparente supporto pubblico offerto a Stamina dallo scienziato Camillo Ricordi, che è alla guida di entrambe» le organizzazioni in questione.

    Il servizio è firmato dalla giornalista Alison Abbott, già autrice di altri articoli sul caso. Nature spiega che «il 23 dicembre Carlo Croce, ricercatore che si occupa di cancro all’Ohio State University a Columbus, si è dimesso dal comitato scientifico di Rimed, istituto di medicina rigenerativa vicino Palermo, il cui programma scientifico è gestito dall’University of Pittsburgh in Pennsylvania». Lo scienziato, riferisce la rivista, «ha chiesto che Ricordi venisse rimosso dalla presidenza di Rimed. E altri membri del comitato hanno detto a Nature che stanno considerando la possibilità di dimettersi dal board scientifico dell’ente». Intanto, continua l’autrice del servizio, «a fine dicembre Carlo Redi dell’università di Pavia, Giulio Cossu dell’University College London e Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, sono invece usciti da Cure Alliance, gruppo lanciato da Ricordi che spinge per velocizzare la ricerca traslazionale». Gli scienziati dimissionari, riporta Nature, si dicono «sconcertati dall’insistenza di Ricordi sul fatto che la validità della terapia Stamina non è stata ancora provata o smentita, e dalla sua offerta di verificarla ed eventualmente migliorarla nella sua clinica di Miami».

    Ricordi, si legge nel testo, «ha puntualizzato che nuovi componenti sono entrati nei comitati scientifici delle due organizzazioni», oggetto delle defezioni. Nature riporta anche una replica di Vannoni: «Io penso – spiega il presidente di Stamina Foundation alla rivista – che se uno scienziato si dimette da un centro di ricerca perché un suo collega decide di studiare un nuovo metodo non ha un corretto approccio alla scienza». Ricordi, ricostruisce Nature, è apparso più volte nella lunga battaglia del metodo Stamina. Lo scienziato «appoggia la proposta di non regolare le terapie a base di staminali come farmaci ma come trapianti», materia soggetta a regolamenti meno stringenti, «per far sì che nuove terapie – come il metodo Stamina – possano approdare in clinica più velocemente». Secondo Nature, avrebbe cominciato a fare «pressione sull’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi, per questo, a fine marzo dello scorso anno.

    Il 16 aprile Balduzzi lo nomina presidente di Rimed e in una email inviata a Nature il 2 gennaio di quest’anno, Ricordi dichiara che il ministro Beatrice Lorenzin gli ha “recentemente chiesto di aiutarla a rivedere la regolamentazione per le terapie cellulari”. Ma Lorenzin – continua Abbott – ha dichiarato a Nature di aver incontrato Ricordi solo una volta in un’occasione sociale e hanno discusso di altri argomenti». A dicembre Ricordi annuncia l’accordo con Stamina per cominciare i test a Miami su campioni di cellule estratte dai pazienti Stamina, per lui «l’unica via per fare chiarezza». Commenta Ruggero De Maria, direttore scientifico dell’Istituto nazionale tumori Regina Margherita di Roma e presidente dell’Alleanza contro il cancro: «I test sui campioni sono stati già condotti indipendentemente all’università di Modena in Italia. Mi sento offeso quando vedo che Ricordi esprime ammirazione per Stamina e attacca gli esperti». Ricordi ha infine detto a Nature che «una macchina del fango è stata orchestrata» contro di lui.

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  • Stamina bocciata da Nature per “Ignoranza della biologia”

    Continuano gli attacchi di Nature al metodo Stamina dopo che già in passato un’altra rivista come Science si era espressa in modo critico nei confronti del protocollo messo a punto dal professor Vannoni. Dai verbali del Comitato Scientifico del ministero della Salute, che aveva dato parere negativo al metodo, emergono “serie imperfezioni e omissioni nel protocollo Stamina” – scrive Nature – e tra queste “un’apparente ignoranza della biologia delle cellule staminali”. Il magazine scientifico non esita a definire parti del protocollo “copiate da Wikipedia”.
    La battaglia legale
    Parole durissime, che arrivano nel pieno della “battaglia” ingaggiata dal presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, che attende un nuovo pronunciamento da parte della seconda commissione nominata proprio dal ministero della Salute, dopo che il Tar ha dato ragione a Vannoni . Il nuovo comitato scientifico, di cui fanno parte anche esperti stranieri “non prevenuti” nei confronti della terapia a base di cellule staminali di Vannoni, è al lavoro, ma il mondo scientifico continua ad interrogarsi e ad esperimere forti perplessità sul metodo Stamina.
    Come si legge su Nature, “il protocollo non contiene un metodo di screening di patogeni come prioni o virus”. E ancora: il metodo, secondo la rivista, “può generare un mix di cellule diverse, come precursori di cellule del sangue e frammenti di osso” e non include “un metodo per fare differenziare le cellule staminali mesenchimali in cellule nervose”.
    Una inutile segretezza
    Ma le riserve di Nature si spingono oltre la mera sfera scientifica. Forti critiche, infatti, sono rivolte anche al “mistero” che aleggia sul metodo stesso: “I membri del Comitato – si legge ancora su Nature – espressero turbamento circa l’inusuale accordo di stretta confidenzialità che avevano dovuto firmare”, che prevedeva che nessuno potesse rivelare dettagli circa il protocollo ad alcunché. Proprio per evitare fughe di notizie e rivelazioni, a ciascun membro della commissione era stata consegnata una copia del metodo “personalizzata”, in modo da identificare subito chi eventualmente fosse venuto meno al patto di segretezza. Una segretezza che però, secondo Nature, “non era necessaria poiché non erano in gioco alcuna proprietà intellettuale né interessi commerciali”.
    Di fronte a questa ennesima bocciatura del metodo, Vannoni ha risposto ricorrendo all’ironia dalla sua pagina Facebook: “Attenzione, Stamina è pericolosa e non serve a nulla (al massimo fa ingrassare)” ha scritto il presidente di Stamina Foundation. A sostegno della bontà del suo protocollo, poi, Vannoni ha postato la foto di Gioele, un bambino curato con il metodo Stamina, commentando: “Eccovi Gioele prima (3,8 kg e completamente immobile, se non un residuo su una manina) e Gioele oggi (10,8 kg con movimenti delle braccia, delle gambe, del collo e delle mani). Il resto è tutta fuffa”.

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  • Stamina, ecco la verità sui test di Miami

    “Un semplice test di laboratorio, non una sperimentazione, come Davide Vannoni ha più volte annunciato”. Come spiega un articolo uscito oggi suL’Espresso, quello che farà Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute di Miami, sarà valutare cosa contiene il preparato del metodo Stamina, e se è sicuro abbastanza per poter essere somministrato a dei pazienti. Solo ieri era emerso che i documenti presentati dai Nas al Ministero non solo parlavano di non provata attività delle cellule ma anche di possibili contaminazioni.
    Già, perché uno dei paradossi della vicenda Stamina è che in un ospedale pubblico, a Brescia, ci sono malati che ricevono un trattamento che nessuno sa se, ancor prima di essere efficace, è almeno sicuro, non provoca cioè più danni dei benefici che promette. Vannoni finora non ha mai pensato di doversi preoccupare di questo aspetto, ma ora che le promesse fatte a tanti pazienti si sono scontrate con il no del Ministero della Salute a mettere in piedi una sperimentazione, l’esperto di comunicazione persuasiva ha deciso di giocare la carta dell’estero. Ecco allora che Vannoni chiede al centro Usa di fornire quelle risposte che lui non può dare, dal momento che non ha mai eseguito queste analisi. A testimoniarlo alcune mail che il centro di Ricordi e il laboratorio di Stamina si sono scambiati nel corso delle ultime settimane, che L’Espresso ha potuto consultare. “Non abbiamo mai valutato il profilo di espressione genica delle nostre cellule. Non sappiamo se, a livello molecolare, le nostre cellule esprimono marker critici, per esempio i marker ESC che sono fattori di trascrizione fondamentali di solito espressi dalle cellule pluripotenti per mantenere il loro stato indifferenziato o la loro ‘staminalità’”, si legge nella mail in cui Stamina richiede in prima battuta a Ricordi una sfilza lunghissima di test.
    A proposito della sicurezza si legge: “[…] dobbiamo documentare l’assenza di batteri classici e di contaminazione da micoplasma e verificare la presenza di endotossine direttamente sulle cellule preparate per l’infusione e non solo sui surnatanti (la parte liquida della preparazione n.d.r.)”. Il comitato scientifico del Ministero della Salute ha sottolineato come, dal momento che nella preparazione delle cellule vengono usati antibiotici, Stamina debba dimostrare che il preparato finale non sia tossico per il paziente. Ma Vannoni questa prova non l’ha mai fatta. E infatti chiede che venga eseguita da Ricordi. Idem per la valutazione della senescenza e della stabilità genetica delle cellule. Infine andrebbero confermati i dati ottenuti solo a livello molecolare dal laboratorio di Vannoni che nel preparato ci sono cellule in grado di trasformarsi in neuroni.
    Insomma, a Miami arriva una richiesta davvero impegnativa. Alla quale Ricordi risponde ponendo dei limiti. “Per non impiegare troppo tempo e denaro penso che si debba ridurre significativamente il numero dei test proposti”, scrive l’immunologo a Vannoni. Così nel giro di un mese si potranno avere delle risposte. E non si perderà tempo prezioso correndo dietro a dei miraggi.
    L’Espresso oggi ricostruisce anche un altro aspetto poco chiaro della vicenda Stamina, gli interessi economici di Vannoni: lui ha sempre dichiarato che la sua cura è gratuita (in realtà in parte viene pagata dal Sistema Sanitario Nazionale attraverso le prestazioni svolte agli Spedali Civili di Brescia) ma i fatti dimostrano che Vannoni intorno al suo metodo sta sviluppando un business ramificato in molte parti del mondo.

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  • Il rapporto choc su Stamina: “Non ci sono cellule staminali”

    Un metodo che non dovrebbe nemmeno chiamarsi «Stamina» perché di cellule staminali nelle misteriose infusioni ce ne sarebbero sì e no tracce. Nessun accenno a come le cellule mesenchimali del midollo si trasformerebbero in cellule cerebrali e dei tessuti nervosi, in grado di riparare i danni all’origine di molte malattie neuro degenerative, come Sla o Sma1. E persino lo spettro di contaminazioni da morbo di «mucca pazza». A gettare nuove ombre intorno al contrastato «metodo Vannoni» sono le carte sin qui “top secret” dei verbali dei Nas e degli organismi scientifici istituzionali, oltre che il parere, mai reso pubblico integralmente, con il quale il Comitato di esperti, poi giudicato «non imparziale» dal Tar Lazio, ha bloccato sul nascere la sperimentazione.

    Documenti che da un lato confermano quanto già trapelato, come il rischio di trasmissione di malattie infettive, Hiv in testa, per assenza di controlli delle cellule dal donatore. Ma dall’altro rivelano altri rischi per i pazienti. Come quello della Bse, meglio nota come sindrome da mucca pazza. Verbale del 16 ottobre 2012, dopo la chiusura dei laboratori degli Spedali civili di Brescia, dove si coltivavano le cellule per Stamina. Secondo l’Aifa in assenza di sicurezza. Presenti gli stati maggiori dei Nas, della stessa Agenzia del farmaco, dell’Istituto superiore di sanità e del centro nazionale trapianti. Luca Pani, presidente dell’Aifa, afferma che l’analisi condotta «farebbe supporre l’uso di siero fetale bovino nei terreni di coltura». Dubbio fugato dagli esperti del comitato, che nel parere svelano come sia la stessa documentazione presentata da Stamina a confermare l’uso di siero bovino per la coltura delle cellule. Cosa che in sé non sarebbe vietata anche se sconsigliata. Purché – ricorda il comitato – «per ridurre i rischi di natura infettiva… il siero fetale bovino provenga da animali allevati e sacrificati in Paesi privi di Bse», il tutto mediante certificazione europea. «Nessuna di queste informazioni è presente nei documenti pervenuti», si legge però nel parere.

    Ma i pericoli non finiscono qui. «Il terreno di coltura contiene antibiotici», rivela sempre il comitato, che considera questa pratica «non giustificata» e a rischio di tossicità. E poi la presenza di detriti dei tessuti potrebbe provocare micro embolie polmonari e cerebrali. Del resto un altro verbale rivela che in un campione prelevato a Brescia il 30% delle cellule sarebbe stato contaminato. In un altro campione la contaminazione sarebbe invece «bassissima», ma in entrambi si rileva l’assenza di un marcatore che generalmente rileva la presenza di cellule staminali mesenchimali.

    Sorge allora il dubbio su cosa venga realmente somministrato ai pazienti. Tanto che il generale Cosimo Piccinno, capo dei Nas, avanza il sospetto che il metodo Stamina sia nella realtà cosa diversa da quello descritto nella domanda di brevetto presentata a suo tempo da Vannoni e poi respinta negli Usa. Nel consenso informato fatto firmare ai pazienti, rivela un altro verbale, «sorprendentemente si dichiara che le cellule somministrate possono essere leucociti del sangue, di solito mescolati ad altre componenti minori… oppure cellule più purificate quali le cellule mesenchimali estratte dal midollo osseo». Insomma, un frullato indefinibile. E infatti per gli scienziati del comitato che hanno potuto leggere per esteso le carte di Vannoni dal metodo Stamina di coltura «la popolazione (cellulare) che si ottiene non è purificata, non è omogenea, non è una popolazione di cellule staminali». Qualunque cosa sia però per il comitato non c’è nulla che dimostri la trasformazione di cellule del midollo in cellule neuronali in grado di riparare i danni delle malattie neuro degenerative. Secondo le sequenze descritte nella domanda di brevetto la trasformazione avverrebbe dopo solo un’ora di coltura in acido retinoico. All’Iss, rivela un verbale, ci hanno provato per 2 ore e poi per 24. Ma del miracolo della trasformazione cellulare nessuna traccia. «Su Stamina serve chiarezza perché non ci siano più dubbi», ha ribadito la Lorenzin preannunciando a breve la nomina del nuovo comitato. A meno che prima degli scienziati a sollevare nuovi dubbi arrivi la magistratura.

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  • Cara Lorenzin, su Stamina è ora di reagire

    Dopo avere dimostrato, con dovizia di particolari, nel luglio scorso, che Stamina è, oltre che un “trattamento” inefficace e quindi dannoso, una frode scientifica, la rivista «Nature» venerdì scorso ha rincarato la dose con un appello diretto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Il fiasco delle staminali va fermato», il ministro deve «trovare il coraggio di agire» per porre fine a questa «triste storia» «liberando dall’accordo di riservatezza» i membri del comitato che avevano firmato il parere critico che bocciava come pseudocura il cosiddetto metodo Vannoni. La questione poteva essere già conclusa se il Tar, con una improvvida sentenza, non avesse riaperto drammaticamente il caso. Se il ministro «non agirà subito la situazione presto degenererà» e diventerà incontrollabile, scrive «Nature». Lorenzin ha annunciato una nuova Commissione. Farvi entrare anche degli scienziati stranieri «sembra una buona idea, masi muove su un terreno assai rischioso». Infatti, «ci sono potenti interessi internazionali che sostengono cliniche che offrono terapie non provate a base di staminali in Paesi come il Messico e l’Uganda». Questi Paesi hanno allentato la regolamentazione che «impedisce lo sfruttamento di pazienti disperati in Europa e Stati Uniti» e alle loro «cliniche piacerebbe che tale allentamento si verificasse anche in un Paese europeo». Dunque il ministro, deve stare molto attento nella scelta dei membri del nuovo comitato, che devono essere «indipendenti da quelle compagnie che operano come lobby per allentare la regolamentazione sulle terapie a base di staminali e che operano in conflitto con le più accreditate istituzioni internazionali». Detto in altre parole, la fragilità epistemica di questo nostro declinante Paese, come abbiamo cercato di dire più volte in queste pagine, pericolosissima: ci rende facile preda di speculazioni internazionali della peggior specie. Non ci mancano però gli anticorpi. Più di 3000 persone, per lo più scienziati, hanno risposto in pochi giorni a un altro appello volto a porre fine a questa ignobile farsa, quello dell’Associazione Luca Coscioni. Stamina, tra l’altro, non rispetta neppure le regole definite per legge nel 2003 e nel 2006 per le «cure compassionevoli»: là dove decine di malati ricevono infusioni per decine di malattie non si può parlare, come esige la legge, di uso non ripetitivo, né si possono invocare urgenza e emergenza perché si tratta di malattie degenerative progressive lente e, in alcuni casi, neppure di quelle. Come uscirne? Ministro Lorenzin, non è complicato: basta pubblicare online, subito, oggi, il documento della prima Commissione, che è frutto di un lavoro serio, competente e onesto. Basterebbe questo. Ma si può essere ancora più trasparenti. Si può mettere in rete il famoso protocollo di Vannoni che, chissà perché, egli vuole tenere segreto. Così, in un battibaleno, sarebbe chiaro a tutti che, in un Paese civile, quel protocollo era irricevibile fin dall’inizio

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