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  • Sonia Russo (TWT) propone una riflessione sulla comunicazione all’interno delle organizzazioni


    Si parla sempre più spesso della comunicazione d’impresa, ad esempio dell’importanza della comunicazione interpersonale in azienda, della comunicazione “spontanea” tra le persone che vi lavorano. Ma cos’è la comunicazione interpersonale in un’azienda? O meglio di che si sta parlando se non si tiene conto del contesto in cui avviene? E inoltre si può aggiungere che in un’organizzazione aziendale la comunicazione non è interpersonale ma è quella che ha a che fare con ruoli, funzioni, appartenenze, modelli culturali e sistemi di valori, regole del gioco esplicite e implicite; e il tutto va calato entro la dimensione storica specifica dell’organizzazione (Carli R., Paniccia R.M., Psicologia della formazione, Il Mulino 1999).
    Il termine comunicare deriva dal latino communicare che ha il significato di “condividere, mettere in comune”. Ancora, la parola latina communicare è un derivato di communem (cum + munis ? incarico con) che ha il senso di “espletare un incarico con altri”.
    Si può notare come nel significato etimologico della parola comunicare sia insita l’idea di mettere in comune qualcosa, di condividere qualcosa in un processo (lavorativo!) che porterà a un prodotto. Si comunica per produrre, per “espletare un incarico”. Questo significato è, quindi, molto utile quando si parla di comunicazione d’impresa.
    In un contesto in continuo cambiamento, dove la tempestività di risposta a un contesto che cambia è un fattore di competitività aziendale, la comunicazione all’interno dell’organizzazione è uno strumento che può produrre sviluppo in funzione della comprensione del cambiamento stesso.
    In una processo di cambiamento organizzativo è molto importante una conoscenza dell’altro (di chi è coinvolto nel cambiamento), una condivisione di regole e problematiche relative al cambiamento stesso. Quando l’organizzazione fonda il proprio funzionamento sulla comunicazione interattiva, allora il cambiamento diviene integrato con l’organizzazione stessa, della quale promuove lo sviluppo; in questo caso chi è coinvolto nel cambiamento è maggiormente competente nell’utilizzarlo. Quando l’organizzazione è fondata sulla gerarchia e sul controllo degli adempimenti; quando l’organizzazione funziona con la comunicazione a una via, dall’alto in basso, di informazioni aventi il valore di normative da seguire; quando l’obiettivo organizzativo è il presidio degli adempimenti dei dipendenti, allora l’innovazione viene vista come inutile o, peggio, come una minaccia alla stabilità dello status quo organizzativo. In questo caso si ha minore competenza nell’uso del cambiamento (Carli R., Paniccia R.M., Psicologia della formazione, Il Mulino 1999).
    Per un’ accettazione competente del cambiamento l’organizzazione necessita di una cultura basata sulla conoscenza e sulla sua condivisione. Essere parte attiva del cambiamento permette di gestire le resistenze al cambiamento stesso: esso è vissuto non come un “mettersi in discussione” ma come un “mettersi in gioco”.

    TWT in alcuni dei suoi interventi formativi con le organizzazioni aziendali, propone riflessioni di questo tipo.
    In un lavoro con una società di assicurazioni che chiede cambiamento organizzativo in funzione di una maggiore qualità produttiva nei confronti della domanda dei propri clienti, TWT ha avviato una riflessione su una comunicazione interna frammentata, dove spesso non si sa a cosa serve cosa, dove con affanno si va alla ricerca di informazioni, dove la gestione comunicativa di ogni area è diversa e rende difficile la comunicazione fra le varie aree, dove regna “l’implicito”.
    La comprensione di tali dinamiche ha portato a interventi organizzativi orientati alla condivisione di regole esplicite sul funzionamento dei processi aziendali volti alla qualità produttiva.

    Sonia Russo, psicologa e formatrice

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  • Creatività e formazione: costruzione della funzione creativa secondo TWT


    Il verbo italiano creare, deriva dal creare latino, che condivide con “crescere” la radice KAR. In sanscrito, KAR-TR è colui che fa (dal niente), il creatore.
    Creare indica il dare forma, costruire qualcosa dal nulla, ideare, avendo, potenzialmente, infinite possibilità. Implica originalità, ingegno, creatività, appunto. Nelle relazioni, rimanda al suscitare qualcosa nell’altro oppure al collaborare per costruire o ancora al prendersi cura, nutrire e far crescere la relazione stessa. Crearsi, anche, nel senso di essere artefici della propria vita, realizzando i propri scopi.
    Nel significato di creare, quindi, è presente la possibilità di dare forma all’esterno a qualcosa che si immagina, che ha una rappresentazione mentale: la creatività è immaginazione. Il dare forma reale all’immaginazione mette in evidenza come l’essere creativo è connesso alla concretezza delle azioni per “realizzare” ciò che si ha in mente. L’immagine stessa necessita di concretezza; per poter essere realizzata deve essere costruita come “obiettivo ben formato”, unendo nel termine obiettivo l’idea di un punto di arrivo e di un processo per raggiungerlo. L’ “obiettivo ben formato” deve essere tempificato, misurabile (definendone i parametri), raggiungibile, ecologico (orientato al benessere), condiviso.
    E’ presente, infatti, nel significato di “creare” l’importanza dell’utilizzo della relazione con l’altro come modalità per prendere decisioni: questo rimanda alla “cura” che si deve avere nei confronti dell’altro quando si utilizzano strumenti per prendere decisioni di gruppo. Avere cura è, ad esempio, non limitare la creatività dell’altro con le critiche.
    Come si può vedere la creatività è un qualcosa di complesso: non può per questo essere innata ma va considerata come un’attitudine da sviluppare. La creatività è una funzione utile al raggiungimento di soluzioni innovative. Il gruppo può essere uno strumento per raggiungere tali soluzioni in cui è possibile attivare tale funzione.

    TWT, nei suoi interventi formativi, avvia spesso una riflessione sul potere creativo del gruppo che viene presentato ai partecipanti con le azioni concrete che essi possono svolgere per costruire ogni volta prodotti utili al gruppo stesso e alla risoluzione dei problemi posti: può essere un’improvvisazione teatrale, “liberare il presidente”, “cosa scegliere per esplorare la luna”, come promuovere la propria azienda e i nuovi prodotti, come rilanciare una società, come costruire una figura geometrica bendati, con una corda, tenendosi per mano…. Nascono riflessioni sulle diverse funzioni attivate dai partecipanti all’interno del gruppo, sulle dinamiche di gruppo, sull’importanza dell’apporto di ognuno visto come risorsa per il raggiungimento del prodotto stesso.
    Inoltre, in alcuni corsi, vengono utilizzati strumenti specifici che possono portare il gruppo a prendere decisioni creative, strumenti che permettono la “condivisione creativa” nel prendere decisioni.
    Uno di questi strumenti è il brainstorming (letteralmente “tempesta di cervelli”) che fu proposto da Alex Osborn nel 1935 e da allora è molto usato per la generazione di idee. Il procedimento si basa sul principio che le idee si innescano l’una con l’altra, dando vita a risultati nuovi e inaspettati. Le idee vengono prodotte e proposte dai partecipanti al gruppo di lavoro a ruota libera e appuntate dal conduttore, verranno poi riunite per categorie e votate dal gruppo. Fra le varie regole che permettono l’utilizzo di questo strumento vi è il divieto di dare giudizi di valore alle idee dell’altro: tali giudizi non sono utili al gruppo, limitano la creatività.
    Il gruppo è utile strumento per dare forma reale all’immaginazione di ognuno a partire da un obiettivo condiviso.
    E’ piuttosto inutile fermarsi a riflettere sulla questione della creatività come caratteristica innata o meno ma è molto più utile considerarla una funzione che può essere attivata per risolvere determinati problemi, prendere decisioni, fare scelte, utilizzando strumenti che attivano, appunto, il “potere creativo del gruppo”.

    Sonia Russo, psicologa e formatrice

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  • TWT propone la formazione esperienziale che utilizza le tecniche teatrali per promuovere riflessioni che avviano al cambiamento


    Affrontare la crisi con le tecniche teatrali? Come il teatro nelle formazione aziendale può promuovere cambiamento per gestire la crisi?
    La crisi è un evento critico che testimonia un cambiamento in atto; ad esempio un cambiamento nella domanda del cliente. L’economia in crisi può essere in relazione con tale cambiamento.
    Come reagire a questa nuova domanda? Come entrare in relazione con questo “nuovo cliente”?
    E’ possibile se si costruiscono categorie di lettura della propria realtà organizzativa che permettono dia avviare processi di sviluppo nella relazione col cliente e di promuovere le azioni per un cambiamento.
    Il teatro come strumento di formazione aziendale è uno spazio altro rispetto al reale quotidiano, all’attività produttiva lavorativa. Ma è rappresentazione di realtà, con modalità diverse nelle varie epoche e culture. Il teatro rappresenta cultura e utilizza metodologie culturali diverse per rappresentarla. E’ uno spazio che per poter essere utilizzato necessita di regole costruite e condivise fra chi ne partecipa. E’, appunto, nella sua stessa metodologia metafora di dinamiche organizzative.
    Il teatro ha una funzione comunicativa verso il pubblico che implica una maggiore azione di riflessione sulle dinamiche organizzative rappresentate. Bisogna tener conto delle caratteristiche del proprio pubblico, del proprio cliente, per poter ad esso comunicare emozioni che lo facciano poi ritornare, per “fidelizzarlo”, per soddisfarlo.
    Il teatro è rappresentazione di un processo di esplicitazione e riflessione sulla cultura dell’ organizzazione. E’ un prodotto-processo che si avvera in uno spazio, nella rappresentazione di processi culturali che avviano anche una riflessione su azioni di sviluppo possibili per quel contesto organizzativo con le sue specifiche problematiche e dinamiche.

    TWT ha utilizzato le tecniche teatrali in una società di “Professional Style” dove veniva chiesto al titolare di salone (il parrucchiere) di usare la sua arte anche per la vendita di prodotti per il benessere del cliente. L’intervento formativo non ha previsto l’ “insegnamento” di tecniche di vendita, di azioni comportamentali, ma attraverso l’uso della relazione con l’altro in scena, sul palcoscenico, ha avviato una riflessione sul ruolo e le funzioni del titolare di salone all’interno del suo contesto. Strumenti come la “maschera” e l’improvvisazione hanno stimolato tale riflessione. Il gruppo in formazione ha costruito un’immagine di parrucchiere come consulente rispetto ad un cliente che chiede qualità e sicurezza. Vendere un prodotto è stato considerato un modo per migliorare la qualità.
    Con l’immagine di un parrucchiere-consulente orientato alla qualità e alla soddisfazione del cliente è possibile per il titolare di salone scegliere le azioni più utili per promuovere un cambiamento nel suo salone in funzione della richiesta del cliente.
    L’evento critico “vendere il prodotto” ha permesso di capire una nuova richiesta del cliente, quella che ha attivato la funzione “consulente di benessere”.

    Sonia russo, psicologa e formatrice

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  • Formazione esperienziale: TWT in un’azienda in un momento di crisi e cambiamento


    Con un programma di formazione esperienziale integrato di sessioni d’aula, di coaching e team building, TWT ha guidato una azienda di assicurazioni verso cambiamenti di organizzazione gestionale.
    Un’azienda giovane, cresciuta in fretta, che in fretta ha dovuto scegliere i suoi giovani dirigenti si è trovata di fronte a problemi di gestione del lavoro e delle funzioni organizzative. Problemi che spesso l’hanno portata a trattare in affanno e in maniera confusionaria i servizi per il cliente che, invece, chiede sicurezza e spesso azioni tempestive nella fornitura di importanti informazioni.
    TWT, ha utilizzato le sessioni d’aula e di coaching per avviare una riflessione sulle modalità gestionali problematiche guidando le persone coinvolte nella esplicitazione di difficoltà comunicative fra i diversi settori, fra persone che lavorano in una stessa area, di difficoltà a delegare in maniera funzionale il lavoro ai collaboratori, della difficoltà a usare le riunioni come momento di costruzione produttiva rispetto a una specifica problematica. Nelle sessioni d’aula e nell’attività di team building che ha simulato una situazione di “crisi” (compiere la propria missione avendo perso il materiale per poterlo fare) sono venute fuori le risorse del gruppo a lavoro in un momento di difficoltà: condivisione di riflessioni su un certo problema, costruzione di funzioni per raggiungere un certo obiettivo, capacità di riflettere sulla proprie difficoltà a lavorare con gli altri e possibilità di superarle in vista dell’utilità che questo può avere per il “prodotto” del gruppo, possibilità di istituire momenti di riflessione e condivisione su problemi gestionali organizzando il tempo del proprio lavoro.
    L’azienda ha attivato azioni di cambiamento gestionale orientate a favorire una comunicazione interattiva, fra le diverse aree e i collaboratori all’interno della stessa area, funzionale alla qualità produttiva nel rapporto con il cliente.

    In questo clima di cambiamento arriva, anche per questa azienda, la crisi economica che imperversa nei mercati in questo periodo.
    L’azienda, già orientata al cambiamento e consapevole delle proprie risorse ma anche delle proprie problematiche, chiede a TWT, nonostante la crisi e proprio per avviare azioni che permettano di comprenderla e gestirla, di essere guidata nel processo di cambiamento già avviato. L’azienda dice a TWT come la formazione sia strumento utile proprio nei momenti “critici”, momenti in cui è fondamentale attivare una riflessione sui vissuti, i problemi, i modi di affrontare e rispondere alla crisi. Questo, a partire da un orientamento al cambiamento: la crisi non può essere eliminata, è sintomo o evento critico di un cambiamento del mercato, della domanda del cliente, e richiede, quindi, un’azione di comprensione della crisi stessa per poterle dare risposta con il proprio sviluppo e la propria produttività.

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  • TWT-TEAM propone corsi di formazione per riflettere sull’uso di strategie di marketing a basso costo


    “Guerilla marketing (da Wikipedia, l’enciclopedia libera): promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali”.

    In un momento di crisi economica può essere importante aumentare il profitto con una strategia di marketing a basso costo, che parte dall’utilizzo di risorse limitate.
    Le risorse fondamentali diventano la creatività, l’immaginazione e la capacità di costruire eventi pubblicitari emozionanti che facciano parlare dell’azienda. Caratteristica fondamentale di tale strategia, infatti, è la diffusione dell’evento, della notizia da parte del cliente, del consumatore stesso.
    Inoltre attivare tecniche di guerrilla marketing presuppone una riflessione sulle caratteristiche di
    eccellenza del proprio prodotto tenendo in mente il tipo di cliente a cui è rivolto e sull’importanza di cooperare con le altre “tipologie di affari” piuttosto che attivare competizione: può essere utile costruire relazioni di partnership.
    TWT-TEAM organizza corsi per aziende che vogliano utilizzare questo tipo di strategia per promuovere i propri servizi. Nei corsi viene stimolata proprio una riflessione creativa sulla ricerca di risorse a basso costo che permettano di costruire azioni promozionali.
    Inoltre, attraverso l’utilizzo di varie esercitazioni, si avvia un’ulteriore riflessione sulle diverse funzioni che i partecipanti al corso possono attivare per l’utilizzo delle strategie di guerrilla.
    Si sviluppa così un modo di fare marketing con poche risorse che è costruito da quella specifica azienda: non vengono “insegnate” tecniche standard.
    L’utilizzo di tale strategia può interessare l’area del no-profit che come è noto ha risorse economiche molto limitate. TWT sta iniziando ad avviare percorsi formativi con aziende appartenenti a quest’area a partire proprio da una richiesta specifica:promuovere il proprio servizio con poche risorse.

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  • Il coaching come strumento per affrontare la crisi e il cambiamento: una proposta di TWT-TEAM


    Il coach è un facilitatore di percorso. Non dà soluzioni precostituite ma stimola il cliente all’individuazione di nuove soluzioni alle problematiche; non dà risposte ma aiuta il cliente a trovarle da sé. Il coaching, difatti, è uno strumento che aiuta le persone a diventare consapevoli delle proprie risorse e potenzialità, scoprendo le strategie più adeguate per raggiungere i propri obiettivi. In tal senso, l’approccio della consulenza di processo, strutturato da Edgar H. Shein offre al coaching un modello interessante. La “consulenza di processo” propone un confronto congiunto tra cliente e consulente dove il consulente non deve mai sostituirsi al cliente. In poche parole, sottolinea il ruolo attivo del cliente in qualsiasi fase del percorso di coaching.
    Questo senso del coaching può essere esteso all’ambito aziendale.
    Il coaching oltre a puntare alla risoluzione dell’obiettivo, stabilito dal cliente, attraverso l’attivazione delle risorse del cliente stesso, dà la possibilità di utilizzare una particolare metodologia per riflettere su di sé e affrontare le proprie problematiche.
    La formazione fatta con il coaching permette l’apprendimento di un modalità di trattare le problematiche costruita nel rapporto tra cliente e coach.
    In tal senso, a livello aziendale, il coaching può essere considerato uno strumento di sviluppo organizzativo.
    In un momento di crisi dei mercati e di cambiamenti delle richieste dei clienti alle aziende, il coaching aziendale può essere strumento attivatore di risorse e competenze organizzative per avviare azioni di cambiamento favorevoli al raggiungimento degli obiettivi produttivi e di sviluppo. L’evento critico richiede di attivare risorse per conoscerlo e affrontarlo. Il coach può facilitare e accompagnare questo processo.

    TWT propone lo strumento del coaching come momento di riflessione per poter trattare le questioni organizzative in relazione ai cambiamenti esterni e interni all’organizzazione stessa e attivando le risorse proprie dell’azienda per promuovere sviluppo organizzativo in relazione a obiettivi prefissati e continuamente ridefiniti con il cliente.
    Con tale metodologia TWT ha avviato in una società di assicurazioni un progetto di cambiamento dell’assetto organizzativo che sarà ancor più oggetto di riflessione nel momento critico attuale.

    Inoltre, TWT propone anche dei corsi di formazione in cui riflettere su un modello manageriale coaching oriented . Il manager può essere un coach per i propri collaboratori; può essere un coach per la propria azienda. Può, in poche parole, dirigere utilizzando tecniche di coaching, essendo orientato alla “facilitazione” dell’ individuazione, condivisa con i propri collaboratori, di risorse e funzioni per raggiungere obiettivi anch’essi condivisi. E’ il rappresentante di una cultura organizzativa orientata agli obiettivi, attenta allo sviluppo delle proprie risorse umane, promotrice di efficienza in funzione del continuo cambiamento del contesto.

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  • La crisi economica secondo TWT


    E’ tempo di crisi economica. Alcuni dei protagonisti dello scenario politico, economico ed industriale dicono: “La crisi economica in atto nel mondo e in Italia può aggravarsi ulteriormente”, “Stiamo assistendo a una crisi che non ha precedenti, se non forse il crac del 1929. È difficile prevedere l’andamento dei mercati”, “Non escludiamo alcuna opzione per assicurare che nessuna istituzione bancaria dichiari bancarotta. Siamo sull’orlo dell’abisso”.

    Queste frasi trasmettono un senso della crisi come qualcosa da temere e da arginare con tutti i metodi possibili. Trasmettono l’idea di fare qualcosa per annientare un evento “che non ci voleva”.
    La parola “crisi” deriva dal greco krìnein che vuol dire “distinguere, scegliere”. Chi distingue caratterizza una cosa rispetto a un’altra, la circoscrive e la definisce. La crisi diventa così un evento critico, un indizio di un processo culturale, di una cultura economica che magari sta cambiando.
    Il cambiamento è continuo nei contesti lavorativi ed economici, si può dire che è la normalità. Anzi viene da dire che la funzione organizzativa viene ridefinita in un rapporto continuo con un contesto (economico) che è mutevole di per sé.
    Tale contesto va conosciuto, non annientato, per poter promuovere la propria organizzazione in modo competitivo.

    Ogni organizzazione, ogni azienda agisce su una fetta di mercato, ha dei clienti. Le domande da porsi potrebbero essere: “Come i miei clienti vivono questo momento di cambiamento economico?”, “Come cambia la loro domanda di prodotti-servizi?”, “Cosa possiamo fare noi per entrare in relazione con questa domanda?” , “Cosa accade nella nostra organizzazione?” “Quali funzioni possiamo attivare?”.
    Queste domande veicolano il senso di una utilità di riflettere continuamente sulle proprie modalità di gestione del rapporto con i clienti e con la loro domanda per poter conoscere e utilizzare il cambiamento come risorsa per garantirsi maggiore competitività sul mercato. Da questo punto di vista l’evento critico stesso diventa una risorsa da cui partire per poter utilizzare il cambiamento come strumento di produttività.

    TWT, nella sua prassi formativa, ha avuto a che fare con contesti organizzativi, che stavano riflettendo sulla necessità di un cambiamento nella gestione interna per poter avviare uno scambio costruttivo con un cliente che proponeva una domanda diversa, “critica”.
    In questi contesti TWT ha proposto un percorso formativo che permettesse la creazione istituita di un team pronto ad affrontare le nuove richieste del mercato, capace di condivisione di vissuti, pensieri e proposte sul cambiamento.
    I percorsi sviluppati hanno previsto una riflessione sulle dinamiche organizzative interne che ostacolavano il cambiamento auspicato e su possibili azioni da attuare per poterlo gestire.
    Il metodo utilizzato da TWT, con la formazione esperienziale e il team building, è stato quello della sperimentazione attiva in situazioni simulate di “crisi” che hanno avviato una riflessione sulle funzioni organizzative da attivare quando si voglia promuovere il cambiamento per affrontare richieste nuove e sconosciute. La situazione simulata è stata costruita a partire da una analisi della cultura dell’organizzazione funzionale ad affrontare il problema posto nella domanda formativa.

    Sonia Russo, psicologa e formatrice

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