Fare un viaggio a Selinunte, è come essere catapultati nell’antica Grecia. Trascorrere, tra le altre occasioni, il prossimo capodanno a Selinunte, significa festeggiare l’avvento del nuovo anno immersi nella storia e nella classicità greca.
La città, in provincia di Trapani, ospita uno di siti archeologici più importanti della Sicilia e tra le più maestose rovine del mondo greco antico, che testimoniano l’importanza e il prestigio che Selinunte riuscì a raggiungere all’apice del suo splendore, dal VI al V secolo a.C., epoca in cui divenne uno dei centri più ricchi e potenti del mondo antico.
Il sito archeologico di Selinunte sorge su un vasto bassopiano posto tra due valli fluviali, quella del fiume Modione, anticamente chiamato Selinon e ormai prosciugato, e il Gorgo di Cottone, e dominato dalla collina di Manuzza che si protende sul mare. Sotto, si estende la magnifica spiaggia da cui è possibile ammirare, in uno scenario surreale e stupefacente, i templi che si ergono sulla cima del colle.
Il sito conserva i resti di ben otto templi, oltre a un santuario e a numerosi tempietti e altari.
Il sito è diviso in quattro zone: l’acropoli, la città antica, i templi orientali e il Santuario della Malophoros. Gli accessi al sito sono due: uno che conduce direttamente ai templi orientali, l’altro che invece passa per la depressione del Gorgo di Cottone e richiede una camminata di di 15 minuti. In loco, nei pressi della biglietteria, è possibile anche affittare un cart elettrico per poter girare l’intero sito sostando tutte le volte che lo si desideri.
L’acropoli, il cuore del sito così come lo era dell’antica città, sorge su un’area pianeggiante leggermente inclinata e rivolta verso il Gorgo di Cottone; era circondata da mura e divisa in quattro sezioni da due arterie stradali ortogonali, struttura percepibile ancora oggi dalle antiche vie lastricate che è possibile percorrere. Nella parte sud-orientale si trovano cinque templi, contrassegnati, come tutti i templi di Selinunte, da lettere dell’alfabeto, poiché non si conoscono con certezza le divinità a cui erano dedicati. Il più antico e importante tempio è il Tempio C, simbolo di Selinunte, risalente alla metà del VI secolo a.C. e secondo gli studiosi dedicato al dio Apollo. Più a nord si trova il Tempio D, costruito verso la fine del VI secolo e probabilmente dedicato a Poseidone o ad Afrodite. Accanto al tempio C sorge il più piccolo Tempio B, forse dedicato a Empedocle, il noto filosofo e scienziato di Agrigento a cui si attribuisce il merito di avere salvato la città dalla malaria realizzando l’opera di drenaggio delle sue acque. Gli ultimi due templi, il Tempio A e il Tempio O, sono i più recenti e i più vicini al mare; per la somiglianza tra loro nello stile e nella pianta, si è pensato fossero dedicati ai gemelli Castore e Polluce.
La città antica, l’area del sito meno esplorata, è la parte della città in cui viveva la maggior parte della popolazione di Selinunte; sorge sulla collina di Manuzza, e i recenti scavi hanno permesso di scoprire che forse i sopravvissuti al devastante attacco nemico del 409 a.C. utilizzarono la città come necropoli.
Ma la parte più spettacolare è il gruppo dei templi orientali, che costituiscono i reperti più interessanti di Selinunte. Sono tre i templi che formano il complesso, i templi F, E e G. Il Tempio F è il più antico e centrale, mentre il Tempio E è il più meridionale e recente, e anche il più classico, il più affine ai templi della Grecia; fu edificato nel V secolo a.C., il periodo del massimo sviluppo e splendore di Selinunte, e ricostruito completamente nel 1958. Si distingue infatti per la sua completezza e domina maestoso le macerie degli altri due templi distrutti da un attacco nemico prima e ulteriormente danneggiati in seguito da un terremoto. Il Tempio G è il più settentrionale, risale al VI secolo e, sebbene rimasto incompiuto, fu uno dei più importanti luoghi di culto della grecità. Di esso restano soltanto le rovine, che comunque bastano a testimoniare la grandiosità di questo tempio che, realmente gigantesco, raggiunse dimensioni senza precedenti; per darsi un’idea, basti pensare che il diametro delle colonne raggiunge i quattro metri, e che è possibile passeggiare comodamente sugli enormi capitelli.
Il Santuario della Malophoros, dedicato alla dea Demetra, si trova a ovest della necropoli, al di là del fiume Modione. Tra le rovine si distinguono due are, una, al più grande, presumibilmente destinata ai sacrifici.