Tag: seconda guerra mondiale

  • Scientology soluzioni efficaci

    Viviamo in un mondo in balia delle ineguaglianze e delle contraddizioni. I nostri parlamenti hanno reso illegali molte attività disumane e hanno approvato leggi con lo scopo di assicurare un trattamento equo per tutti, tuttavia le organizzazioni per i diritti umani ci ricordano che per molti dei 6 miliardi di individui che vivono oggi sulla Terra, la vita continua ad essere una lotta dolorosa per sopravvivere contro ingiustizie e abusi. A questo proposito i volontari “Amici di L. Ron Hubbard” mercoledì 15 ottobre si recheranno presso i titolari di negozi di Marotta lasciando la rivista gratuita Scientology soluzioni efficaci, Rendere una realtà i diritti umani. Questa iniziativa ha lo scopo di creare maggior consapevolezza riguardo la situazione attuale della società ed ispirare le persone affinché possano decidere in modo autodeterminato di fare qualcosa a riguardo. Anche se il compito di educare i singoli individui in questo ambito dovrebbe diventare un interesse primario per ogni governo che cerchi di ottenere pace e prosperità per la sua gente e, di fatto, per qualsiasi società che voglia sopravvivere. Altrimenti, contemplare un futuro che non includa un ampio uso dei diritti umani equivarrebbe a presagire un mondo del tutto fuori controllo. Dato che Scientology attribuisce una grande importanza al fatto che ogni singolo individuo sia libero di raggiungere la propria felicità e di sviluppare per intero il proprio potenziale, è logico che i membri delle chiese di Scientology abbracciano la causa delineata nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Scritta in risposta alle atrocità della Seconda Guerra Mondiale, tale dichiarazione afferma che “il riconoscimento di una dignità innata e di diritti equi e inalienabili a tutti i membri della razza umana è la base per la libertà, la giustizia e la pace nel mondo.”
    Per info:
    Aiudi Renata 335 7864031
    10 ottobre 2014

  • “L’imboscato” di Pietro De Santis

    30 aprile 1945. I sovietici conquistano Berlino metro dopo metro, mentre Hitler è asserragliato nel suo bunker sotterraneo, dove lo ha raggiunto volontariamente la sua compagna, Eva Braun.
    Per non cadere vivo nelle mani dei sovietici, il dittatore trova nel suicidio l’unica via d’uscita. Ma non tutti pensano che debba finire così: il fedelissimo Bormann, per esempio, che vuole salvare a ogni costo la vita del suo creatore, e Stalin, che ha fatto della cattura del Führer una vera e propria ossessione.
    In quella data, Hitler si suicidò, come riportato dalla storiografia ufficiale, oppure, stando alle numerose teorie alternative, venne portato via da Berlino?

    Alla fine della vicenda, solo il lettore ne conoscerà tutti gli aspetti, mentre nessuno dei personaggi, neanche quelli convinti di sapere tutto, sarà consapevole del quadro completo.

  • Io prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele, La Stampa Editore

    In quei giorni di combattimento gli aerei russi ci lanciarono sulle nostre linee dei volantini, invitandoci alla diserzione. In tali messaggi ci ricordavano le festività di Natale, le nostre mogli, i nostri figli e i familiari. Ci dicevano: ‘Perché siete venuti qui in Russia a combattere contro un popolo che non ha mai minacciato di invadere l’Italia?’ Quindi concludevano dicendo di tornare a casa o di darci prigionieri.”

    I racconti di guerra non sono tutti uguali. Ogni ricordo ha la caratteristica di essere l’esperienza di una vita, di una vita che ha potuto raccontare ciò che realmente è successo. Non quindi il racconto dei vincitori, non quello dei vinti ma le parole di un uomo che durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale si è trovato in terra straniera, lontano dai familiari, in un luogo del quale non si conosceva nulla con una sola convinzione: sarà breve. L’unica convinzione che Alfonso Di Michele aveva si è dimostrata errata.

    Io, prigioniero in Russia”, edito nel 2008 dalla casa editrice L’Autore Firenze Libri e dopo numerose ristampe edito dalla casa editrice La Stampa Editore, ha venduto 50.000 copie ed è la seconda pubblicazione dell’autore Di Michele Vincenzo, scrittore e giornalista pubblicista. La prima pubblicazione è avvenuta nel 2006 “La famiglia di fatto” e l’ultima risale al 2010 “Guidare oggi”. Tre libri che sottolineano la poliedricità di contenuti e la salda attenzione verso la società.

    “Io, prigioniero in Russia” è il diario di un uomo che a distanza di 50 anni dagli episodi narrati ha sentito il bisogno di lasciare la sua personale testimonianza. Un’esperienza, quella della campagna in Russia, che ha solcato profondamente lo spirito ed il corpo e che doveva esser raccontata per sottolineare che protagonista della guerra è stato il popolo; per questo “Io, prigioniero in Russia” è sinonimo di “guerra vista con gli occhi dell’uomo comune”. Alfonso Di Michele (1922, Intermesoli fraz. Pietracamela – 1993, Roma) è stato uno dei 10.000 reduci che hanno avuto la fortuna di tornare in Italia, 10.000 su 200.000 soldati inviati per la campagna in Russia. Un diario che amorevolmente il figlio Enzo Di Michele ha curato e pubblicato per condividere questa preziosa documentazione storica su un argomento scottante sul quale si vuole tacere.

    C’era la fame; una fame di quelle vere che ti istradava il cervello verso un unico pensiero. Mangiare, mangiare; sempre mangiare. Solo chi ha vissuto una simile esperienza può comprendere quali variegate sensazioni si provano, quando lo stomaco incessantemente ti reclama il cibo. È veramente un’ossessione trascorrere la giornata nel pensare a qualcosa da mettere sotto i denti, e ancora più ossessionante è il pensiero mirato all’escogitare delle possibili soluzioni per procurarsi il cibo.”

    Tredici capitoli nei quali passo passo Alfonso Di Michele ci racconta della sua vita, di chi era, di quando è partito da Intermesoli piccolo paese alle pendici del Gran Sasso, delle sue speranze, delle sue convinzioni, del gelido freddo russo, della gentilezza delle donne russe, della battaglia, delle differenze con i soldati tedeschi, dei temuti lager dei quali si evita in genere di parlare, della marcia del ‘davai’, della prigionia, del cannibalismo, del tifo petecchiale, della fame ossessiva, degli amici morti per denutrizione, delle mancate informazioni, del ritorno a casa.

    Il primo abbraccio fu quello ai miei fratelli e al mio compare allorché mi vennero a prendere per riportarmi a casa. In quel 7 dicembre del 1945, in una notte decisamente invernale con i fiocchi di neve che si aggrappavano delicatamente sui tetti delle case, peraltro già carichi di un consistente strato di manto nevoso, si consumava l’insperato ritorno al mio paese.

    Per coloro che volessero saperne di più dell’autore lascio il link diretto che riporta direttamente al suo curatissimo sito nel quale potrete seguire le novità sulle sue pubblicazioni ed eventi:

    http://www.vincenzodimichele.it/

    Vincenzo Di Michele è anche su Facebook:

    http://www.facebook.com/pages/Vincenzo-di-Michele/148568031840673?ref=ts&sk=wall

    Link sulla biografia di Vincenzo Di Michele:

    http://oubliettemagazine.com/2011/02/18/vincenzo-di-michele-vita-ed-opere/

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa di Vincenzo Di Michele

  • Monte Cassino un patrimonio storico della seconda guerra mondiale

    La battaglia di Cassino, nelle sue quattro fasi, è considerata ancora oggi uno degli scontri bellici più importanti e discussi della Seconda Guerra Mondiale. Tra il 15 e il 18 febbraio del 1944, per effetto dei bombardamenti anglo-americani, dovuti ad una decisione affrettata dei comandi, erroneamente convinti che il monastero fosse stato trasformato in un caposaldo tedesco, caddero su Montecassino tonnellate di bombe, incessantemente, fino a distruggere, riducendo in un ammasso di pietre, tutto quello che per quasi un millennio e mezzo la cultura e il lavoro benedettino avevano costruito. Rasa al suolo l’Abbazia, dopo il bombardamento del 18 febbraio, i Tedeschi erano ancora lì, incolumi, pronti a piazzare le loro mitragliatrici e artiglierie, che vomitarono fuoco ancora per tre mesi, fino al maggio successivo. Bisognerà radere al suolo l’intera città di Cassino e molti paesi circostanti, tra cui Piedimonte S. Germano e Cervaro, prima di spezzare la Linea Gustav e aprire agli Alleati l’accesso a Roma e quindi alla Liberazione.

    Per ricordare questo tragico periodo, è stato costruito l’Historiale di Cassino, uno spazio per raccontare questi eventi così sconvolgenti per la vita di tutti. Un museo della guerra, che non è solo un museo, una mostra o un film. Con il concetto tradizionale di museo condivide la concentrazione dell’esperienza in uno spazio fisico. Con un allestimento moderno ha in comune un pensiero scenografico e didattico. Dal cinema prende un certo linguaggio immaginifico e la capacità di raccontare attraverso le emozioni. Durante la visita, la sensazione è quella di muoversi all’interno di una storia, che non è composta solo dalla Storia ma anche dalla memoria, dalla vita di chi attraverso gli eventi è passato ed ha sofferto.

    Gli abitanti delle zone attraversate dalla linea Gustav, furono coinvolti nel conflitto prima dalla repressione nazista e, indirettamente, dai bombardamenti alleati, subendo poi, al momento della liberazione operata dalle truppe francesi, un inatteso e gigantesco stupro di massa, la cui portata è ancora oggi difficilmente quantificabile e di cui, ancor oggi, nessun tribunale militare si è mai interessato. La storia guerra mondiale e soprattutto la storia della Campagna d’Italia presenta moltissimi avvenimenti controversi e spesso drammatici, di cui questo è certo un esempio eclatante. La battaglia di Monte Cassino rappresenta otto mesi fra i più sanguinari di questa Campagna, con il suo enorme tributo di vittime sia militari che civili. Interi paesi furono rasi al suolo e la vita dei sopravvissuti non poteva più essere la stessa, molti decisero di emigrare, alcuni restarono per ricostruire dalle ceneri dei paesi completamente scomparsi dalle mappe.
    Per ricordare sempre questa barbarie è stato costruito così l’Historiale, un luogo di memoria collettiva non solo per gli abitanti della zona, ma per tutti gli italiani.

    A cura di Martina Meneghetti
    Prima Posizione Srl – monitoraggio reputazione