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  • Grande successo per Luciano Mario Rossi tra gli illustri artisti di “Spoleto incontra Venezia”

    Ampio consenso per il noto orafo scultore Luciano Mario Rossi, attualmente in esposizione con le sue pregiate creazioni nel contesto della grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes nello storico contesto Veneziano di Palazzo Falier, nobile dimora secolare affacciata sul Canal Grande. L’esposizione, inaugurata con sfarzosa serata di gala in data 27 settembre, durerà fino al 24 ottobre 2014 con ingresso libero al pubblico per le visite.

    Sul talentuoso artista hanno scritto “Si pone come interprete contemporaneo delle trame del tempo e dell’intramontabile magia del gioiello, inteso come creazione artistica realizzata in base al suo linguaggio espressivo e comunicativo e alla sua personalità, con uno stile inconfondibile, inimitabile, esclusivo. Per lui il gioiello è eternamente classico nella contemporaneità e sempre attuale. Al di là delle mode e delle tendenze i suoi prodotti pregiati racchiudono la tradizione arcaica nel concetto di modernismo, in un perfetto connubio, documentato dalla fervida attività e dal costante impegno e dedizione nella ricerca tecnica, avvertendo il bisogno di richiamarsi alla specifica identità tradizionale italiana per riaffermarne e rivalutarne con forza la connotazione tipica distintiva, nel segno dell’armonia, della misura, del gusto del bello, che per secoli hanno caratterizzato la nostra realtà nazionale di settore nel rapporto stretto e solido tra memoria e modernità“.

  • Lo scultore del futurismo Ruggero Marrani espone le sue opere a “Spoleto Arte”

    Il pregiato allestimento delle mostre di “Spoleto Arte” curate dal critico Vittorio Sgarbi presso lo storico Palazzo Leti Sansi, nella centralissima Piazza del Mercato a Spoleto, si svolgerà dal 27 Giugno al 24 Luglio, con l’organizzazione del manager produttore Salvo Nugnes. Tra i nomi di spicco selezionati per l’esposizione lo scultore Ruggero Marrani porterà alcune suggestive opere ispirate dall’influsso futurista.

    Marrani conduce la formazione accademica sotto la guida di Gerardo Dottori, pittore perugino, affermato protagonista della seconda generazione del futurismo. I suoi primi lavori sono creazioni su tela, caratterizzate da uno spessore materico molto accentuato, che si concretizzerà nel passaggio da bidimensionalità a tridimensionalità. Da inizio anni Novanta decide di abbandonare il percorso pittorico e dedicarsi esclusivamente alla scultura. Si rivolge soprattutto al settore della ceramica policroma. In seguito, riprende gli studi cartografici e realizza le prime “Aerosculture” sintesi di processi e procedimenti, sia fisici sia mentali, sulle quali spiega “Ho effettuato la mia ricerca partendo dall’attenta osservazione cartacea di città o agglomerati urbani, che l’uomo ha costruito durante i secoli, da quelle micenee, greche e romane, alle planimetrie Nazca in Perù, fino alle città medioevali e rinascimentali”. E aggiunge “Nella realizzazione di ogni opera, partendo dalla forma perimetrale della base in legno, lo studio del progetto segue uno schema geometrico dinamico, che dà la forma alla terracotta per creare un -unicum- tra base d’appoggio e scultura”.

    Alla fine degli anni Novanta è ispirato dalle steli azteche, nascono i “Totem” sculture in ceramica a tutto tondo, con strutture dinamiche e “verticistiche”. Attraverso le “Aerosculture” e i “Totem” lo spettatore viene coinvolto, ma solo passivamente. Da qui la nascita delle “Aerosculture interattive e sonore” sulle quali commenta “Sono strutture, che consentono il coinvolgimento diretto e attivo del fruitore, che può agire e intervenire sull’opera, ruotandola, spostandola, muovendola e anche suonandola. Queste nuove soluzioni artistiche stimolano l’azione dell’osservatore, che può modificare l’aspetto formale, lasciando però intatta la caratteristica strutturale”. E prosegue “La mia parola d’ordine è vietato non toccare. Infatti, per uno sculture creare con le mani è assolutamente normale, ma anche lo spettatore per poter comprendere deve -sentire e vedere- attraverso il tatto. Con il tatto è possibile concretizzare la realtà e si possono percepire emozioni e sensazioni, che la vista da sola non potrebbe completamente soddisfare. Perciò, ho inventato queste opere di stimolo sensoriale e acustico”.

  • Dal 4 al 18 maggio, a Monterotondo, un’antologica rende omaggio all’artista Guido Aloise, il pittore-poeta dell’animo umano

    Roma, 4 maggio 2013 – Dal 4 al 18 maggio, a Monterotondo, presso lo Showroom di Paola Romano (Via Giovanni Pascoli, 10/A), una mostra antologica dal titolo “Ricordando Guido” rende omaggio a Guido Aloise (1925-1986), “un uomo e un artista” – come ricorda Giuseppe Selvaggi – “di limpida lealtà”.

    Capace di utilizzare tecniche e linguaggi diversi (dall’olio su tela e tavola alla matita, dal carboncino alla tempera, dalla creta alla lavorazione su lastre d’oro), Aloise è un pittore straordinario e dalla sensibilità unica, perfettamente espressa in lavori che, come scrive Ettore Della Giovanna, “sono come i sogni di Baudelaire, che chiedeva alle donne di essere belle di un bellezza che avvince e tristi di una tristezza che soggioga”.

    L’esposizione, a ingresso libero, con la quale la famiglia ha scelto di rendere omaggio all’artista e all’uomo, padre e marito, punta a valorizzare e a divulgare la sua opera e offre al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della sua vasta e ricca attività. In mostra circa 50 pezzi, un’ampia raccolta di lavori pittorici, oli su tela o tavola, che rappresentano un interessante viaggio all’interno delle tematiche della sua produzione espresse dalle variazioni cromatiche dei diversi periodi: dal fortissimo legame con la sua terra d’origine, spesso concepita come madre e ritratta nei pochi paesaggi e nei molti componimenti onirici e di denuncia sociale, al mondo dei sogni e dell’inconscio fino alle atmosfere tristi e raffinate in cui si ritrovano le rappresentazioni simboliche di eroi malinconici e perdenti come Pulcinella e Don Chisciotte.

    Figura eclettica, nell’arte e nella vita, Guido Aloise, calabrese di nascita e romano d’adozione, dimostra fin da bambino un’innata capacità artistica premiata anche da alcuni concorsi indetti per le scuole elementari. Dopo un breve periodo all’Accademia di Belle Arti, incalzato dagli eventi bellici, decide di lasciare gli studi e cercare lavoro. Non per questo abbandona però la passione per l’arte che, anzi, per un lungo periodo riesce addirittura a far convivere con altri mestieri: il disegnatore tecnico-elettronico, il cartellonista cinematografico, l’illustratore di “affiches” pubblicitarie, il fotografo e addirittura l’attore di fotoromanzi. Intanto prende parte a note collettive, che gli valgono consensi di critica e pubblico, e, dal 1960, espone in mostre personali sia in Italia che all’estero. In questo periodo la sua produzione è caratterizzata da atmosfere cupe e da colori scuri, che sono l’espressione delle angosce e dei tumulti di un’epoca carica di conflitti sociali e accadimenti tragici. E’ solo con la fine degli anni ’70 e con il decennio successivo che la tavolozza si accende e la luce si fa strada nelle tele dell’artista, che diventano molto più vibranti e, forse, anche più sicure nel tratto e nella pennellata. Sono queste le opere della maturità, quelle in cui trovano spazio i quadri a carattere onirico, veri e propri racconti dell’inconscio, dove le paure e il trauma infantile per la perdita della madre, vissuto come un abbandono, sono ben visibili e ricorrenti. Intanto dal 1976, rassicurato anche dalla sempre maggiore richiesta da parte di galleristi e mercanti, decide di dedicarsi completamente alla pittura. La ricerca di forme espressive sempre nuove lo porta frattanto a cimentarsi anche nella scultura e nella riproduzione dei suoi lavori su lastre d’oro. Artista autodidatta dallo spiccato talento, Aloise dipinge per un bisogno istintuale, emotivo, quasi terapeutico tanto che la sua pittura è una sorta di “analisi psicologica”, come dimostra anche la sua attenzione verso il mondo dei sogni. Di indole indipendente, non cede ai compromessi o ai sodalizi politici, non si nasconde dietro la tessera di un partito o tra le fila dei pittori maledetti, non frequenta gli ambienti che contano e non è un “radical chic”. La droga non fa per lui così come la sperimentazione di “tecniche estreme”. Tutto questo lo rende poco appetibile agli occhi della Roma pseudo-intellettuale del periodo. Ciononostante il pubblico e alcuni critici attenti riconoscono la profondità del suo talento e ammirano i suoi lavori, sia quando sono volti a rappresentare tematiche sociali o oniriche, sia quando sono soltanto purezza figurativa ed estetica. Da ricordare, tra i suoi lavori, l’affresco dell’altare maggiore nella Chiesa di Sant’Aniello a Cosenza, monumentale e stupenda raffigurazione del Giudizio Universale, e i due dipinti, dedicati all’Ultima Cena e alla Deposizione, nell’abside della Chiesa di Santa Maria Addolorata a Roma. Molte anche le donazioni fatte dall’artista alle istituzioni pubbliche. Tra queste l’omaggio di una “Testa di Cristo” al Pontefice Giovanni Paolo II nel 1979, un murales nella cittadina calabra di Fuscaldo Marina e due bozzetti su tela per il mosaico absidale della Chiesa di San Francesco di Paola a Catona (RC). Scompare a Roma, all’età di soli 60 anni, nel 1986.

    Di lui hanno detto: “Guido Aloise è un pittore. La buon’anima del Vasari forse, non avrebbe detto una parola di più, o una di meno. Un pittore, si, e mi pare molto, poiché lo si può dire di pochi…. I suoi quadri sono come i sogni di Baudelaire, che chiedeva alle donne di essere “belle e tristi”, ma belle di una bellezza che avvince e tristi di una tristezza che soggioga, i gialli si confondono con i verdi, le figure hanno un significato che richiama secoli di passioni e di sofferenze dell’umanità intera, le composizioni sono complete e finite, proprio, “finite”, come diceva la buon’anima del Vasari. Tutto questo è molto bello. Ci rimane un dubbio. Siamo vicino ad un pittore, o a un poeta? O a un filosofo, che è anche pittore di vaglia e poeta senza saperlo?” (Ettore Della Giovanna,1976)

    “L’asse della produzione artistica di Aloise ruota – mi sembra – attorno a due poli: il ricordo struggente dell’infanzia, la sorprendente intuizione di un modo metafisico che egli bene esprime pur rimanendo ancorato al vero, alla realtà di tutti gli uomini, non di una casta, di una élite. Qualunque sia il tema, non c’è tela che lasci perplessi, che non sia intellegibile all’immediato, che non susciti emozioni pervase a volte di dolcezza poetica e di sentimentali abbandoni o cariche invece della drammaticità e del pathos che gli derivano da una sensibilità e una formazione tutte meridionali”. (Marco Raviart, 1977)

    “…Feci il Flaminio, Piazza del Popolo, incalzato dalla ressa, tamponato dai microfoni del comizio: un incubo. Alla fine camminai per via Margutta, fino all’83/A. L’incubo mio era finito; oltre la soglia dell’83/A c’era però l’incubo di Guido: la prima tela, anticipo delle altre in fila sui muri, alla personale di Guido Aloise. In questo incubo pittorico, Guido appare sconvolto e sereno al contempo; le figure incappucciate sui lati del salone dell’antico castello lo sospingono senza minimamente sfiorarlo, verso un’uscita, la liberazione che non è visibile ma esiste: va cercata sulle altre tele, sentiero dopo sentiero. …. Sono i dubbi, le angosce e, al centro di tutto, l’interrogativo su Dio e su Cristo. Il Figlio dell’Uomo è ritratto di profilo, di prospetto, di spalle, in croce e non. Ma è presente in Spirito dovunque: come nel dipinto della pesca: la miracolosa pesca evangelica in tono moderno, calamitante nelle sue positure anatomiche ed espressive. Il Cristo, sorgente di pace e di vita. Da questa sorgente scaturisce l’intera gamma delle suggestive coloriture, regolate da un pennello accortissimo che nel corso del pensoso, faticato ritrarre il mistero esistenziale può anche permettersi il vezzo di porre sulla tela le sembianze di dolcissime creature femminili: il pittore vi trova una fragile tregua. Al tramonto, esco dalla galleria e mi riesce di afferrare un bus. Scossoni, semafori inceppati e tutto il resto. Pazienza. Ero andato per vedere Guido e l’ho visto. Un artista calabrese che, stranamente, non dipinge la Calabria. Ha preferito la ben più vasta e fascinosa regione dell’animo umano: nel bene e nel male, nella gioia e nella tristezza”. (Sepp D’Amore, 1981)

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 4 maggio 2013 dalle 17.30 alle 20.00.

    Showroom & Atelier di Paola Romano – Via Giovanni Pascoli, 10/A Monterotondo (Roma)

    Contatti: 393/1415677 – [email protected]

    Sito: www.guidoaloise.org[email protected]

    Mostra: Ricordando Guido. Mostra antologica di Guido Aloise.

    Vernissage cocktail: sabato 4 maggio 2013, ore 17.30 – 20.00.

    La mostra si protrarrà fino al 18 maggio 2013. Per visitare la mostra durante l’esposizione contattare il numero 393/1415677.

  • Silvano Anania scultore è in mostra a Roma

    Silvano AnaniaGiovedì 14 febbraio 2013 a Palazzo Ruspoli a Roma ha preso il via la mostra Incontri- Confronti. Tra gli artisti che espongono le loro opere Silvano Anania, scultore e scrittore, aretino di adozione.

    Proprio in questi giorni è stata inaugurata a Roma alle Scuderie di Palazzo Ruspoli in via di Fontanella Borghese 56b, Incontri-Confronti, una collettiva di pittura e scultura organizzata da Percorsi D’Arte e Agorà con il patrocinio di Roma Capitale (Assessorato Politiche culturali e Centro storico).

    Prosegue il viaggio della collettiva di pittura e scultura “Incontri – Confronti”. Una mostra itinerante che promuove il concetto di espressione di arte in senso globale, ponendo l’accento sugli itinerari della pittura e della scultura, le loro evoluzioni per stile, tecnica e concept.

    Silvano Anania, artista poliedrico, scrittore di romanzi quali L’Ospite inatteso e Un lungo Ponte sospeso e scultore già dalla metà degli anni ’70, esporrà due sue opere. L’obiettivo è quello di stimolare una maggiore attenzione nei confronti dell’arte contemporanea.

    La mostra è aperta fino al 27 febbraio, tutti i giorni dalle 15 alle 20 (lunedì chiuso). Ingresso libero.

  • Silvano Anania magistrato, scultore e viaggiatore svela la sua ultima passione: la scrittura

    Silvano AnaniaLa vita di Silvano Anania è un viaggio. Non una semplice sequenza di partenze, spostamenti e ritorni, ma una ricerca e una scoperta continua di nuovi mezzi per dare libera espressione alla sua creatività. Una coinvolgente voglia di raccontare vite, passioni e sensazioni in cui realtà e immaginazione giocano con il lettore.

    Un “fortunato scopritore”. Con queste poche parole è possibile tratteggiare la personalità di Silvano Anania. Un uomo prima di tutto, un magistrato nella sua vita pubblica, un viaggiatore in quella privata, un uomo che cerca il lato ludico di chi lo circonda e della sua stessa esistenza, che più ama e più scopre nuove possibilità d’amore, coltivando le sue passioni con l’indispensabile colore dell’ironia.

    È proprio seguendo le rotte meno battute del nostro pianeta e di un immaginario poco comune, che ha preso forma il suo sentire. Modellare, limare, aggiungere e togliere, seguendo un’idea, un’intuizione: un processo creativo che accomuna la scrittura e la scultura di Silvano Anania. Una storia incrociata in modo intimo, riflessivo, personale e graffiante con un’esplosione di creatività difficile da contenere, raccontata con uno stile che coinvolge i 5 sensi e che, proprio per questo, riesce a rendere l’invenzione e la fantasia verosimile, possibile, reale.

    Una scrittura che si inserisce quasi di soppiatto nel suo vissuto e che è libertà di vivere più vite in una sola. Una costante voglia di conoscere, crescere e vedere sempre di più. Un’anima eternamente contesa e mai paga dei risultati raggiunti. La poliedricità artistica e caratteriale di Silvano Anania gli ha consentito di fuggire facili etichette e definizioni, affermando una libertà di ispirazione e di espressione che traspira dalle forme con cui plasma materia e parole.

  • ATTENDANT: Piergiorgio Colombara espone al Museo della Permanente a Milano dal 17 gennaio al 16 febbraio


    PIERGIORGIO COLOMBARA
    ATTENDANT
    17 gennaio -16 febbraio 2008

    Palazzo della Permanente
    inaugurazione giovedì 17 gennaio 2008 ore 18.30

    a cura di Alberto Fiz e Guido Oldani

    La scultura di Piergiorgio Colombara rinvia in qualche misura al Flauto Magico dove, la popolazione delle sue opere sembra seguire, ognuna con la propria caratterizzazione musicale, lo scultore flautista, che le conduce.
    In realtà queste sculture costituiscono come due ali convergenti verso un immaginario punto di fuga.
    Allora queste sculture a sé stanti e marcianti individuano una prospettiva, come un neo Piero della Francesca, in cui le linee sono teorie scultoree.
    In questa mostra il punto di fuga è dato (Colombara è ligure) da una imbarcazione, o forse un’arca di Noè, che sarà salvifica per l’Occidente ma è celebrata e spinta verso l’alto da delle lame che la trafiggono e per ciò stesso la sostengono come una palafitta pericolante ed incolume che tratteggia lo strumento ligneo del Golgota, come un sole d’Occidente o una luna sorgiva e nativa.

    Nell’ambito della mostra, giovedì 7 febbraio alle ore 18 sarà eseguita una perfomance teatrale interpretata da Rita Sartori e Claudia Campanella, con musiche di Massimiliano Damerini e progetto luci di Maurizio Longano

    L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da De Ferrari, con una nota di Guido Oldani.

    dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30; sabato e festivi dalle 10 alle 18.30

    ingresso libero

    in collaborazione con la Galleria Santa Marta Arte Moderna e Contemporanea – Milano

    Per informazioni
    02 655 1445
    [email protected]