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  • Il registro elettronico: quali sono gli ostacoli?

    L’innovazione che avrebbe dovuto sconvolgere (in meglio) il sistema scolastico già da un paio d’anni, ovvero il registro elettronico, è ancora ben lontana dal diventare a tutti gli effetti una realtà. Non esiste una legge che dia uniformità al processo e anche nei numerosi istituti capaci di effettuare il passaggio dal desueto meccanismo cartaceo a quello digitale il fenomeno ha acquisito un carattere episodico, non supportato a dovere dalle istituzioni ufficiali. La Legge 135 del 2012 aveva sancito la perentorietà della dematerializzazione delle pratiche amministrative, salvo poi essere bloccata e procrastinata a data da definirsi. Ma quali sono gli elementi mancanti, quelli che ancora impediscono di dare l’imprimatur definitivo a quello che dovrebbe essere un vero e proprio salto di qualità delle scuole italiane?

    Ovviamente tutto passa dai necessari supporti tecnologici che un’infrastruttura scolastica deve acquisire per dare concretezza al progetto. Prima di tutto, ogni aula o ogni docente deve essere attrezzato di un computer, un tablet, uno strumento per mezzo del quale gestire tutte le pratiche previste dal registro elettronico. La struttura deve poi poter beneficiare di una rete locale con una banda abbastanza estesa da sostenere il sovraccarico di connessioni e dispositivi collegati simultaneamente. Se il problema relativo alle apparecchiature può essere superato grazie al sostegno dell’Unione Europea, la quale finanzia attraverso i PON l’informatizzazione scolastica, altre criticità sorgono in relazione alla gestione del personale. Una simile riconfigurazione necessita di una preparazione adeguata; ciò significa organizzare corsi di formazione (che hanno un corso) e preparare adeguatamente i docenti. I docenti, appunto, altro nervo scoperto: in Italia l’età media del corpo docente supera i 50 anni di età, unico stato al mondo a presentare dati di questo tipo; età pensionabile sempre più livellata verso l’alto a fronte di un rinnovamento pressoché inesistente (2,7% i docenti sotto i 30 anni di età).

    Senza dimenticare poi la confusione legislativa, norme emanate e poi sospese, il piano di dematerializzazione che sarebbe dovuto essere pubblicato entro settembre 2012 e di cui ancora non vi è traccia e a cui non è stato dato alcun seguito dai governi successivi a quello Monti.