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  • Hierbamala at Circolone di Legnano

    Proprio come dice il titolo dell’album, presentato il 28 Dicembre all’Arlecchino di Vedano Olona, “qui ci sono i Leoni”… Ora non vi resta che vederli dal vivo, questi Leoni, e portarvi a casa un pezzo di loro….

    “Ascoltare un nuovo lavoro della Hierbamala non è mai cosa facile, semplicemente per il quantitativo di emozioni visionarie e viscerali che attraversano testa e pancia.”

    Ebbene, quelli che si aspettavano un’evoluzione di “Magia” rimarranno sorpresi da un album che è una sorta di ritorno alle origini, affondando le proprie radici nel Reggae più autentico senza per questo suonare anacronistico.
    “Hic Sunt Leones” (titolo del nuovo disco) è un lavoro maturo, dalla forte identità, frutto di una lunga esperienza live e delle molteplici influenze portate dai vari componenti della band, rinnovatasi nel Luglio 2011 dopo 13 anni di attività. Influenze che si possono riscontrare nelle tastiere di Hierba Alecs (Alessandro Turconi), ondeggianti tra il predominante Bubble e sfumature contemporanee, o negli incastri ritmici della ora sinuosa ora pungente Stratocaster di Hierba Teo (Matteo Panarese). Cuore pulsante della Hierba è sempre la straordinaria sezione ritmica, con la batteria di Hierba Alba (Fabrizio Albanese), le scoppiettanti percussioni di Hierba Levi Papa Tambo (Alessandro Tamborini) e il fascinoso basso di Hierba Feibb (Fabio Formenti). A completare il tutto l’entusiasmante sezione fiati di Biagione, Matt Price e Federico Pessina.
    Ma il vero valore aggiunto del gruppo sono le immagini che scaturiscono dalle parole di Hierba Pindi (Carlo Sandrin), leader e poeta della Hierba, che con il suo magnetismo vocale e i suoi racconti di strada ipnotizza e fa sognare anche i meno avvezzi al genere musicale.
    Questo è il disco della maturità della Hierba, il disco che consacra i loro 15 anni di attività sui palchi italiani. Partiti nel 1998 da un’idea di Pindi, passando per importanti traguardi come la pubblicazione di due album (“Ora d’aria a Babylon” e “Magia”), sono arrivati al successo con il singolo “Vendi Fumo” e la partecipazione al più importante festival reggae europeo, il Rototom Sunsplash: oggi la storia continua con “Hic Sunt Leones”.

  • PICO : “GIANGI IN TUTA DI NYLON” è il nuovo singolo estratto da “La Danza Della Realtà”

    Interpretato anche da Mangoni (Elio e Le Storie Tese), che nel video interpreta il protagonista: un supereroe moderno che si definisce tale in virtù del suo alcolismo!

    Guarda il video! http://www.youtube.com/watch?v=VrAW4KJjoQE

    Coscienza cosmopolita nata e cresciuta tra le nebbie tossiche di Milano, con il fermo desiderio di creare ossigeno.

    Adoratore d’ogni forma d’arte e di bellezza sin dalle elementari, quando la nobile volontà di divenire guardia forestale fu cauterizzata dai miei primi passi nel catartico mondo della recitazione – che seguitò a cullarmi nel suo morbido velo per una decade e mezza. Parallelamente la mia anima di fanciullino comprendeva le scosse dell’impulso all’espressione, riservando un’importanza primaria alle facoltà immaginative che sublimava nella precoce creazione di valide opere in prosa (ricordiamo “Se fossi un pesce…” e “I genitori dovrebbero”) e a fumetti (“Hunter: gli attacchi dei Samors” è senza dubbio il più celebre). Il senso di potenza fu compensato dalla scintilla della consapevolezza dell’ignoranza socratica, che mi condusse volenteroso alla lettura e all’ammirazione dell’opera dei grandi. La musica dal canto suo, assumendo molteplici forme che andavano cangiando di ciclo in ciclo, m’accompagnava benevola nella scoperta del sublime: in principio furono i Beatles, grazie ai quali cominciai molto piccolo ad approfondire la lingua inglese; dischi su dischi si sovrapposero progressivamente alle musicassette dello Zecchino d’Oro (che mai rinnegherò!): il primo cd che acquistai coi miei soldini, alla tenera età di undici anni, fu un best dei Black Sabbath. Conobbi dunque, in concomitanza col progredire della rabbia adolescenziale, tutta la potenza dell’hard rock e l’energia del punk, gettando le solide radici d’una situazione che vede oggi il mio bagaglio musicale pregno nella sua maggior parte di composizioni che precedono la mia nascita. Alice Cooper! Jimi Hendrix, Who, Led Zeppelin, Doors, Sex Pistols, Ramones, Clash, Stranglers, Tom Waits, David Bowie, AC/DC, Iron Maiden, Kiss, Queen, Metallica, Steve Vai… Solo alcuni fra i tanti nomi che si sono imposti in me al punto da creare molteplici microdogmi dell’orecchio. Ciononostante la mia curiosità congenità mi riservò la facoltà di esplorare quasi tutti gli universi paralleli, dal jazz al reggae, dal blues alla classica, finchè inciampai nel gradino marmoreo del tempio pagano dell’hip-hop. N.W.A., Wu Tang Clan, Tupac e Notorious B.I.G., anche Eminem, dai… In alcuni trovavo una forza espressiva unica e spontanea, un’acutezza distruttiva paragonabile in un certo senso alle bottiglie che si prendeva in faccia Johnny Rotten ai concerti. In altri, ora in quasi tutti, prevaleva invece l’infantile buffonaggine autocelebrativa, con tanto di spot alla società dei consumi e delle apparenze, belle fighe, belle auto, belle catenazze. Li ho attraversati, fuoriuscendone illeso ed arricchito. Contro ogni mia previsione, la somiglianza alle competizioni aediche dei moderni contest di rime improvvisate m’affascino a tal punto che ne appresi le tecniche e la pignoleria metrica, sorvolando sulla zarraggine che pare intrinseca all’hip-hop; benchè anche la scena italiana m’abbia elargito delle soddisfazioni… Tre più uno, come in ogni numerologia religiosa; le mie fasi del gusto: Raige e Zonta in Tora-Ki, Kaos, Ghemon Scienz e, diverso e superiore, Caparezza (quest’ultimo, con Frank Zappa ed Elio e le Storie Tese, insegna qualcos’altro di fondamentale: il valore purificatorio di ironia e goliardia).

    Finchè la rabbia adolescenziale si esaurì con l’adolescenza, e proprio quando iniziai ad avvertire maggiormente la necessità di dedicarmi al mio Dio interiore, alla mia crescita spirituale, tolsi le bende dagli occhi rendendomi conto che i meravigliosi slogan di Bob Marley contenevano ben più di quello che avevo inteso precedentemente, che il reggae è un canto spirituale, veicolo d’una religione senza chiesa: dopo essermi dedicato per qualche anno al suo studio feci mia la morale Rastafarai, rendendola il perno del mio personalissimo sincretismo, profondamente influenzato dalla saggezza di tutte le culture mistiche.

    Oggi considero l’arte un sublime strumento di catarsi, alambicco dell’opera alchemica collettiva.

    A mia volta sarò strumento dell’arte, sempre più specchio e sempre meno filtro.

    www.pico.fm

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