La pianta del caffè appartiene alla grande famiglia delle Rubiacee ed al genere Coffea.
Popolato da decine di specie, ne ricordiamo qualcuna: l’arabica, che fornisce il 75% della produzione mondiale dei chicchi, diffusa in Brasile, Guatemala e Kenya, e la canephora o robusta, che è molto coltivata in Africa ed in Indonesia.
Vediamo di conoscere le proprietà del caffè, tanto amato quanto discusso, protagonista di tutti i nostri risvegli.
1. Proprietà del caffè
Non a tutti sono note le proprietà del caffè, a volte gradito solo sotto l’aspetto del sapore.
Il caffè aumenta la resistenza dei muscoli alla fatica, favorisce la contrazione della muscolatura intestinale (contribuendo in taluni casi a risolvere la stitichezza). Rinforza la frequenza cardiaca, innalza la pressione arteriosa, accresce l’ampiezza e la frequenza degli atti respiratori, aumentando in tal modo l’ossigenazione del sangue. Favorisce l’immaginazione, il lavoro mentale, la prontezza dei riflessi e le capacità di espressioni verbali.
Il principio attivo più noto del caffè, responsabile della maggior parte dei casi dei suoi effetti, è la caffeina : croce e delizia dei nostri palati. Trattasi di una sostanza bianca inodore, e dal sapore amaro, contenuta in ogni tazzina di caffè nella quantità di 100 mg.
2. Controindicazioni del caffè
Le proprietà del caffè, come si vede, sono davvero tante e, a prima vista, tutte favorevoli.
Vi sono, tuttavia, alcune condizioni patologiche quali: l’ipertensione, cardiopatia, presenza di dolori artromuscolari, gotta, gastrite, ulcera gastroduodenale che rappresentano una precisa controindicazione all’assunzione regolare di caffè.
L’abuso di caffè, che risulta più frequente di quanto non si immagini, provoca una lenta intossicazione cronica che si può manifestare in relazione alla sensibilità individuale, con sintomi quali: l’insonnia, incubi notturni, tremori alle estremità, ipereccitabilità muscolare, tachicardia, disturbi respiratori, mancanza di appetito, dimagrimento.
3. Impiego del caffè
Impiegata farmacologicamente, la caffeina possiede una netta azione analgesica, specie se unita all’acido acetilsalicilico, la ben nota aspirina.
Negli avvelenamenti da oppiacei e da alcool, sostanze che provocano depressione dell’attività cardiaca e respiratoria, la somministrazione di caffè ha un’azione positiva, non solo perché la caffeina funge da antidoto, ma anche perché i tannini della bevanda rendono più difficile l’assorbimento intestinale delle sostanze tossiche.
Dunque via libera al caffè, ma a piccole dosi, senza creare dipendenza e mai assumerla se si soffre di una patologia che ne inibisca il consumo.
Autore : Erminia Liccardo, anni 34. Articolista esperta nella redazione di testi per il web. Scrittura articoli e post. Article marketing e link building.
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