Tag: prodotti tipici calabresi

  • Sostengono che la liquirizia faccia male; e invece………..!!!

    La radice di liquirizia, in fin dei conti una banale radice di una pianta selvatica e infestante che imperversava nei terreni delle campagne, quasi ad essere saldata e non volersene “sradicare “ allorquando c’era da renderli coltivabili: è questo il ricordo che ne rievoca chi ha vissuto e/o vive in Calabria, visto che la migliore qualità, come sottolineato dall’Enciclopedia Britannica, “is made in Calabria”. Eppure riserva una infinità di proprietà inimmaginabili, al punto che è stata nriconosciuta pianta medicinale dell’anno 2012; ed ovviamente i veri intenditori cercano il meglio, riuscendo a reperirla su portali di prodotti tipici calabresi.

    Perché sembra banale, ma anche una radice va trattata a modo…..proprio come si usa in Calabria: qui infatti, vengono estratte secondo un antico e particolare rituale in autunno, quando la vegetazione va in letargo, e comunque da piante di almeno 3 anni. “Sanificate” ed epurate dalle radichette laterali, tagliate a barrette di 10/15 cm. si procede al processo di essicazione, all’ombra o in ambiente riscaldato (mai superiore ai 40°), conservandola poi in sacchetti o in vetro, evitando comunque luoghi umidi, considerato il carattere igroscopico del prodotto.

    E gli effetti benefici che la radice di liquirizia può regalare sono tantissimi, oltre al suo classico, arcinoto e scontato uso (in quanto prodotto lavorato) dolciario e per confettame: sicuramente come sedativo della tosse ed espettorante (specialmente in preparazioni destinate ai bambini); come antispasmodico e coadiuvante nei processi digestivi, per i bruciori di stomaco e le gastriti; come terapia dell’ulcera, visto che in essa è contenuto l’acido glicirretico suggerito per tali patologie; masticata è un buon emolliente antinfiammatorio della bocca e delle gengive, calma le irritazioni della gola dei fumatori, schiarisce la voce e migliora l’alito; secondo il resoconto di un apposito studio pubblicato sul Journal of Natural Products “…per la salute di denti e gengive non è necessario spendere soldi per dentifrici iperpubblicizzati…è sufficiente consumare radice di liquirizia”; molti ex fumatori, o quelli che da poco hanno “divorziato” dalle tanto amate/odiate bionde, fanno fronte alle crisi di astinenza “ciucciando” uno stecco di radice di liquirizia.

    E, “UDITE UDITE”, sembra che la radice di liquirizia sia opportuna anche nel trattamento del diabete di tipo 2 contenendo le amorfrutins, un gruppo di sostanze naturali con effetto anti-diabetico: a questa conclusione è giunto uno studio condotto dai ricercatori del Max Plnck Institut of Molecular Genetics di Berlino. Certo il solo uso di liquirizia non sarà sufficiente a curare il diabete (la concentrazione è infatti troppo bassa): tuttavia i ricercatori hanno sviluppato processi di estrazione speciali, per ottenere adeguate concentrazioni di amorfrutins. E poi è il caso di “sfatare (o almeno ridimensionare) una nomea”……che sconsiglia l’uso della liquirizia in caso di ipertensione: il dott. Fabio Firenzuoli del Centro medicina integrativa, Az. Ospedaliera Univ. Careggi di Firenze, afferma infatti che “…la polvere della radice di liquirizia rispetto all’estratto secco di liquirizia rilascia sicuramente meno «glicirrizina» (responsabile appunto della pressione arteriosa alta)”.

    Sicuramente la radice di liquirizia è eccezionale per la preparazione in casa del Liquore di liquirizia, secondo la ricetta appresso consigliata

    Ingredienti: 10 bastoncini di radice di liquirizia, 300 ml di alcool, 200 g di zucchero e 400 ml d’acqua. Mettere le radici di liquirizia in un contenitore, ricoprile con l’alcool e lasciare macerare per 25/30 giorni, trascorsi i quali far bollire l’acqua con lo zucchero e, una volta che quest’ultimo si sarà sciolto, spegnere il fornello e lasciar raffreddare. Unire l’alcool filtrato, mescolare e lasciar riposare per circa 1 ora, dopodiché procedere al relativo imbottigliamento.

    Liquirizia…..altro che una semplice, volgare e per tanti versi odiata pianta sconosciuta, dunque!!!

  • La Vodka alla liquirizia: che ne dite……la prepariamo in casa questa “meraviglia”??

    La vodka, un liquore fresco che rievoca immagini e ambientazioni decisamente estive: magari servita in un bel bicchiere ghiacciato, gustata freddissima sotto un ombrellone, per rinfrancarci con il suo sapore esclusivo ed unico. E di varianti e gusti, negli anni, ne sono stati proposti tantissimi: alla pesca, al limone, al melone, alla menta….una sequela che difficilmente ha termine, considerando le infinite preferenze degli estimatori.

    Si va facendo sempre più largo, di recente, la Vodka alla liquirizia, una combinazione di aromi che si sposa alla perfezione sia per il suo carattere deciso ed unico; ma anche, anzi forse perché rappresenta un ingrediente fondamentale per numerosi cocktail: il Mojito Nero (Rum, Soda, Vodka a Liquirizia, Lime, Zucchero di canna, Menta); Giotto (un “cicchetto” ottenuto con Vodka alla liquirizia e Triple Sec); Blacktail (Vodka alla Liquirizia, Rum e liquore al caffè miscelati in egual proporzione); Ice Drink (Shaker di Vodka alla Liquirizia con una pallina di gelato alla crema e poco ghiaccio); Alexia (Shaker di Vodka alla Liquirizia, Rum e crema di latte in egual proporzione e con abbondante ghiaccio, servita nella doppia coppetta cocktail)……..giusto per menzionare i più noti.

    Ma..…c’è un “ma”: i veri intenditori della liquirizia, e del relativo liquore in particolare, sanno benissimo che la miglior produzione qualitativa di questa semplice radice è calabrese, come peraltro affermato dall’Enciclopedia Britannica, secondo la quale la migliore qualità is made in Calabria”. Dunque.….occhio ai tarocchi, anche in tal caso!!!

    E secondo voi saremmo capaci di mettere in moto il “fai da te” e preparare in casa una buona vodka alla liquirizia??? Vediamo un po’ e testiamo le nostre capacità da “bricoleur, in cucina”, visto che è praticamente estate, il periodo ottimale per il consumo di questo liquore da servire tassativamente “ghiacciato”, o da riservare ed utilizzare quale ingrediente-base per i vari cocktail che consumeremo all’occorrenza.

    Non c’è assolutamente da farsi prendere dal panico, dato che in commercio c’è la polvere di liquirizia, reperibile on line presso siti di vendita on.line di prodotti tipici calabresi, che ormai rappresenta un ingrediente esclusivo, facilmente utilizzabile (in quanto assolutamente solubile) per vari usi di cucina (per preparare in casa il liquore alla liquirizia, il gelato, il risotto zafferano e liquirizia o quello limone e liquirizia, il tiramisù alla liquirizia,……..)

    Allora, andiamo per gradi, e prendiamo appunto di questa ricetta della Vodka alla liquirizia. Ingredienti: 100 gr di polvere di liquirizia calabrese, una buona vodka “base”, 100 gr di zucchero (per ammorbidire il gusto secco della vodka, addolcendo nel contempo il tradizionale “amaro” della liquirizia).

    Basta miscelare il tutto per ottenere un liquore già pronto per il consumo “sin da subito”, mentre col trascorrere del tempo si otterrà una migliore “amalgama” dei vari ingredienti.

    All’occorrenza, ed ove si preferisca un sapore più “dolce” ed una gradazione alcoolica più “blanda”, sostituire lo zucchero con uno sciroppo di zucchero preparato in casa (bollire per qualche minuto 100gr di zucchero in 50 ml di acqua): al solito “de gustibus non disputandum est”…..per cui la variazione delle dosi, o delle modalità di preparazione, dipende dalla propria “personalizzazione”.

    Che ne dite… quasi quasi verrebbe voglia di “mettersi in affari”, non è vero??

  • Gelato fatto in casa: buona volontà, ingredienti naturali…..e senza gelatiera!!!

    Un buon gelato con ingredienti sani e genuini, ed in particolare “buono”???

    O ti rivolgi ad una gelateria artigianale di fiducia, oppure metti in moto la gelatiera e te lo fai con le tue manucce, in casa. Ed allora chi la gelatiera proprio non ce l’ha, o vuol rimanere sull’artigianale “in senso stretto”…. comunque prediligendo le cose fatte in casa??? E che problema c’è…vediamo un attimino!!!

    Ad esempio, un gelato alla liquirizia calabrese fatto in casa e senza gelatiera …preferendo quella in polvere facilmente acquistabile su siti e.commerce di prodotti tipici calabresi: questo perché la polvere di liquirizia (conosciuta da molti anche come puro succo di liquirizia, e quella calabrese è comunque il “non plus ultra) si scioglie meglio, non lascia grumi…insomma diffonde alla perfezione nel preparato il suo indiscutibile sapore.

    Allora..pronti con carta, penna & calamaio??? Eccovi la relativa ricetta!!

    Gelato alla liquirizia senza gelatiera.

    Ingredienti per 6 persone: 100gr di polvere di liquirizia, 300ml di latte, 350ml di panna, 150gr di zucchero

    In un pentolino ponete la polvere di liquirizia, il latte e lo zucchero; avviate a fiamma bassa avendo cura di mescolare in continuazione finché i vari ingredienti non assumano omogeneità, sciogliendosi alla perfezione: occhio però…sempre a fiamma bassa e mai portando a bollore!!! Ad amalgama completata spegnete la fiamma e lasciate raffreddare; montate la panna a neve ed unitela nella liquirizia miscelando bene.

    Mettete il composto in un contenitore con coperchio, riponetelo in freezer, avendo cura di girarlo e miscelarlo ogni 40 minuti, evitando così il congelamento e la cristallizzazione….ripetendo l’operazione per almeno altre 4/5 volte e sempre a distanza di 40/45min l’una dall’altra. Trascorse 5/6 ore in freezer il gelato è pronto per il consumo.

    Visto come è semplice???….e voi che diffidavate!!!

  • Buoni…in tavola: la soppressata calabrese.


    Recita un vecchio detto calabrese di chiaro taglio gastronomico “Tra tutte e ‘mpusaglie, a supressata sa ra meglia” (ovvero…tra tutte le leccornie, la soppressata è la migliore): e francamente non può essere diversamente, visto che in regione si appartiene alle schiera degli “intenditori per eccellenza” di salumi !!


    La soppressata è una tipicità di varie parti d’Italia, magari ed ognuna con una propria variante e caratterizzazione, ma è in Calabria che questa prelibatezza si connota come una sciccheria di una spanna superiore: sarà per la particolare arte norcina della zona, per la modalità con la quale si provvede all’allevamento dei suini, dellaricetta tradizionale che viene “tassativamente” seguita nella relativa preparazione e che riesce a cogliere un giusto equilibrio tra la carne e gli altri ingredienti (anzitutto il peperoncino, dolce o piccante che sia!!)..…fatto è che la soppressata calabrese è la più famosa, con tanto di marchio DOP (Reg. CE n.134/98.) che impone un preciso protocollo e controllo di tutte le fasi di produzione. Ed anche questa sciccheria gastronomica, così come tanti altri prodotti tipici calabresi, ha ormai imparato a navigare sulla rete, dato che è tranquillamente acquistabile sulle vetrine virtuali di siti di e.commerce della regione.




    La vera soppressata calabrese viene preparata di solito utilizzando prosciutto, spalla di suino e il lardo della parte anteriore del lombo vicino al capocollo. Il tutto viene tritato a grana media, unendo aromi naturali (sale, pepe nero in grani, peperoncino dolce/piccante e, in alcune zone, finocchio), e comunque rispettando la proporzione del 12-15% di grasso. Va da sé che deve trattarsi di maiali calabresi o di regioni limitrofe comunque allevati in Calabria, di taglia grande (peso di circa 1,5 quintali) ed almeno 8 mesi di età.



    L’impasto va inserito in budella naturali di suino, per le quali è prevista una preventiva e laboriosa opera di “pulitura e sanificazione”; ne viene eliminato infatti manualmente il grasso, poi lavate in acqua tiepida, quindi messe a bagno in acqua, aceto e limone, infine risciacquate in acqua. Riempite le “sacche”, queste vengono forate e legate a mano con spago naturale, ottenendone una forma di un cilindro leggermente schiacciato, della lunghezza di cm 15 circa e del diametro di cm 6 circa.



    A questo punto la soppressata va fatta asciugare all’aria, e dopo circa due/tre settimane (dipende infatti dal grado di freddo secco o umido del periodo) la soppressata viene messa tra assi con sopra dei pesi in modo da ottenere quella pressatura che conferisce il particolare nome al salume. Trascorsi 5/6 giorni si ritorna all’asciugatura e maturazione, in ambiente ventilato, per un buon mese/mese e mezzo : non poche volte, durante questa fase, si procede ad una leggera affumicatura tramite un braciere acceso nelle vicinanze, al quale vengono aggiunte scorze di arance per garantire un’affumicatura aromatica. L’asciugatura “naturale” è un dato importante nella produzione dei salumi calabresi, visto che in tempi recenti si cerca di anticipare il lento trascorrere delle ore utilizzando degli “essiccatori elettrici per salumi”: c’è poco da fare, le cose davvero buone richiedono tempo, costanza e pazienza!!!!



    Le soppressate vengono portate, quindi, a maturazione e stagionatura completa, facendo attenzione che non induriscano oltre il necessario: se il prodotto, infatti, non viene consumato subito, visto peraltro che la sua produzione risponde alla bisogna di tutto l’anno, si provvede alla relativa conservazione, che in passato avveniva ponendolo in contenitori di creta e/o recipienti di terracotta (“tarzaruli”) con olio di oliva o nello strutto del maiale. Ai giorni nostri la conservazione avviene con l’uso del sottovuoto, garantendosi (sia nelle metodologie più tradizionali che in quelle più moderne) una tenuta di qualità di oltre un anno.
    Come accennato la soppressata in Calabria ha diverse varianti territoriali: dolce o piccante, con finocchietto e non, affumicata o tradizionale, conservata in olio o nello strutto, ecc.; qualunque sia la caratterizzazione la soppressata calabrese è una, e comunque buona: poi ognuno fa e preferisce la sua!!!

  • Sciroppo propoli e miele: un modo “differente” di far prevenzione contro i fastidi dell’inverno!!

    Disquisendo di “prodotti tipici calabresi” la prima idea o immagine che se ne ha è quella di squisitezze alimentari dal sapore forte, in particolare salumi, sottoli e tante altre prelibatezze di gastronomia caratterizzate prevalentemente da peperoncino piccante ed altri ingredienti decisi, da degustare magari a ritmo di tarantella & quadriglia……..

    Eppure la gastronomia della regione propone molto di più, tra le varie delizie alimentari. Come tra i Mieli & suoi derivati, dove non è difficile trovare delle vere e proprie chicche regionali che poco o nulla hanno a che fare con la descrizione sopra significata; prendiamo in analisi, ad esempio, una referenza delicata, a valenza salutistica e che va opportunamente considerata in particolare durante il periodo autunnale: lo Sciroppo Propoli & Miele di Eucalipto, da assumere prima dell’arrivo della stagione fredda per creare una vera e propria barriera naturale contro Sinusiti, Influenze, Raffreddori, Riniti, ecc.; in pratica una valida alternativa ai farmaci ed alle alchimie chimico-industriali per far fronte ai disturbi dovuti alle basse temperature.

    La propoli tradizionalmente rappresenta, infatti, un antibiotico naturale che protegge da molti microrganismi: si pensi che già in natura viene opportunamente utilizzato dalle api per erigere un muro di difesa dianzi l’ingresso dell’alveare, evitando che indesiderati intrusi (insetti, piccoli roditori, ecc. ) entrino nell’arnia; o come “cemento mastice” per richiudere le fessure che si creano nell’ alveare, per verniciare le pareti interne dell’arnia e per disinfettare gli alveoli e le celle reali.

    Diffusa nella medicina popolare come antibatterico disinfettante, negli ultimi anni è stata oggetto di approfonditi studi e continue applicazioni pratiche con conclusioni sorprendenti: la Propoli può senza dubbio essere considerata un antibiotico naturale, le cui proprietà battericide ed antivirali esplicano una azione antimicrobiotica davvero efficace, combattendo le affezioni create da numerosi germi patogeni senza provocare nessuno degli effetti collaterali frequenti nei moderni farmaci.

    Dunque la Propoli, unita poi alla delicatezza e squisitezza del miele di eucalipto calabrese ed infusi di erbe aromatiche, beh……se ne ottiene uno sciroppo che è davvero il massimo!!!!! Miele di eucalipto ed infusi di erbe aromatiche, come è risaputo, svolgono infatti una azione balsamica, regalando un immediato sollievo alla gola e al naso chiuso, particolarmente indicati in caso di tosse e malattie da raffreddamento. Utilissimi, infine, ai fumatori che sicuramente avranno ammorbidita e calmata la fastidiosa tosse secca spesso presente e legata al vizio del fumo.

    Quest’anno facciamo “prevenzione” con lo Sciroppo Propoli & Miele: ne basta davvero poco, ogni giorno, per esser pronti ad affrontare gli acciacchi ed i fastidi della brutta stagione ormai alla porte.

  • Buone occasioni viste sul web: le primizie estive dalla Calabria

    Quali potrebbero essere le primizie della bella stagione, in Calabria, che possono esser commercializzate mediante l’innovativo sistema del commercio elettronico, con certezza in pratica che arrivino a destinazione in ottimali condizioni???

    E’ indubbio, infatti, che il territorio offre in questo periodo una infinità di prodotti ortofrutticoli ambiti ovunque, coltivati come al solito con un occhio attento alla natura…..sicuramente di qualità: ma proporli tutti mediante un sito di vendita on.line di prodotti tipici sarebbe pressoché impossibile, visti i problemi di “tenuta” delle relative referenze.

    Allora, vediamo un po’……scegliendone quelle che non “soffrirebbero durante il trasporto.

    Sicuramente la proposta di un buon portale calabrese non può fare a meno delle patate novelle della Sila, prodotto ritenuto superiore in quanto viene coltivato nel Parco Nazionale, ad oltre 1000 metri di altezza, nella zona di Camigliatello Silano e dintorni, consentendole di avere forti connotazioni organolettiche e di essere l’unico prodotto di alta montagna del centro Mediterraneo.

    Ciò le riserva un sapore unico, forse per il fatto di possedere una percentuale di amido decisamente superiore alla media, rendendola più saporita e nutriente di quella che ordinariamente si riesce a trovare in commercio.

    Tra queste spicca sicuramente poi quella “rossa”. Sorprende infatti in tutti gli usi, ma sembra dare il meglio di se stessa nella preparazione in casa degli gnocchi.

    Il problema di alcune patate, infatti, è quello di avere troppa acqua nella loro consistenza; di conseguenza quando si impastano non legano uniformemente con la farina, ma creano i cosiddetti “grumi”, sicché la preparazione diviene un po’ più dura; la “rossa calabrese”, invece, quando la si impasta con la farina si lega perfettamente con essa senza formare grumi.

    Si ottiene così una consistenza di farina e patata in ugual misura, sì da aver il vero gnocco di patate. Altra eccellenza del periodo estivo della regione è rappresentata dalla treccia di Cipolle di Tropea, appena raccolte e confezionate, affinché possano essere poste in vendita nel periodo migliore: bella, rosseggiante e soprattutto saporita e profumata, dagli infiniti elementi salutistici riconosciuti unanimemente a questo naturale prodotto agricolo calabrese.

    E poi, del peperoncino fresco piccante della Calabria..…ne vogliamo proprio parlare??? Rappresenta, in pratica, l’icona della gastronomia regionale, visto che la fa da padrona un po’ in tante prelibatezze gastronomiche: disporne di quello appena raccolto è davvero una chicca da non farsi mancare, da utilizzare nelle varie esigenze di cucina, ovvero da conservare per la bisogna successiva di tutto l’anno.

    Ci sono, infine, un paio di “squisitezze” che sembrano a prima vista banalità…eppure rappresentano un tendaindispensabile quanto essenziale completamento delle “cosucce” da tenere sempre a portata di mano: l’aglio in bulbi e l’origano selvatico a mazzetti, due “prodottini” che consentono di fare la differenza a qualunque preparazione gastronomica, in particolare per il loro aroma e profumo: non dimentichiamo, infatti, che sono sempre i particolari che connotano in modo originale qualunque cosa….anche, anzi specie, dietro ai fornelli.

    E se queste specialità le acquistassimo tutte insieme, visto che più o meno tornano sempre utili ed essenziali in casa, magari riuscendo a spuntare un “taglio prezzo” sull’assortimento?? Più o meno come avviene quando facciamo acquisti di ortofrutta…un kilo di questo, una retina di quello, magari un assaggino di quest’altro…ed alla fine ci “scappa” pure lo sconto sul totale complessivo!!

    Detto…fatto: qualche avveduto portale di vendita on line di prodotti calabresi ha indossato i panni del fruttivendolo, proponendo un assortimento di primizie calabrese….col taglio prezzo!!

    I tempi sono quelli che sono……e sfruttare un risparmio anche, anzi specie su internet, non guasta mai!!!!!!

  • Adesso è tempo di peperoncino piccante fresco…..anzi , no!!!

    I primi tepori della primavera, in Calabria, iniziano come ogni anno a regalare qualche “sciccheria” gastronomica della natura, che forse si qualificano come tra le migliori in assoluto; tra queste sicuramente il peperoncino piccante, frizzante e schietto come non mai, assolutamente naturale, dal sapore deciso e sicuramente unico nelle sue eccellenti qualità…..ed oltre; icona della gastronomia e della cucina della zona, viene proposto anche sul web tramite portali di prodotti tipici, nei quali si può spaziare su una offerta che va dal peperoncino fresco ed appena raccolto, ai sottoli e patè “piccanti”, ai famosi salumi dal sapore “deciso”, alla pasta elaborata con questa esclusiva spezia, alla marmellata di peperoncino…..e molto altro ancora!!!

    Sicuramente ciò che rende “sua maestà il peperoncino calabrese” un prodotto di una spanna superiore rispetto ad altri similari è la naturalezza ed il rispetto della tradizione in tutti i suoi processi di coltivazione e produzione; si affaccia, infatti, sul mercato in genere (…e quindi anche sui siti di e.commerce) quando il primo sole caldo ne consente l’ottimale maturazione (fine aprile/inizi di maggio), piuttosto che in tutti i periodi dell’anno (ciò significherebbe una produzione in serra, con contestuale forzatura di coltivazione),regalando la sua disponibilità sino ad autunno inoltrato.

    ….e poi??? Nessun problema, visto che gli stessi portali di prodotti tipici che propongono il prodotto “fresco” sul web dispongono, tra le varie referenze, anche di un interessante trito di peperoncino essiccato e macinato…..senza nessun altro ingrediente: in pratica scaglie e semi di peperoncino calabrese,utile ed indispensabile in cucina per ogni esigenza eventuale, sì da regalare un tocco “deciso” alle varie pietanze. Ed è qui che la tradizione regionale fa la differenza: raccolto, infatti, di fresco, viene essiccato pazientemente e lentamente al sole, mai in forno, salvo che per qualche istante a fine procedimento di essiccazione, per assorbire eventuali tracce di umidità che potrebbero successivamente creare muffe o altro!!!

    In tal modo, e per tutto l’anno, si può disporre di vero peperoncino piccante da utilizzare all’occorrenza nelle varie esigenze di cucina.

    Praticamente…quel tocco di sapore calabrese, da tenere sempre a portata di mano!!!

  • Stavolta la gastronomia calabrese prende tutti “per la gola” – I mignon di pasticceria.

    Crisi o non crisi gli acquisti sul web rappresentano ormai una realtà anche in Italia: vi ricorriamo un po’ per tutto, dalla prenotazione di viaggi, ai prodotti elettronici, ai libri….e perché no, anche per acquistare “tipicherie di gastronomia”, prodotti di nicchia difficilmente offerti dalla distribuzione, tradizionale o organizzata che sia.

    Tra questi ultimi una menzione particolare va fatta per i prodotti tipici calabresi che per la loro peculiarità, la squisitezza ed originalità hanno un “quid” di particolare che li distingue da quelli di altre regioni (senza ombra di dubbio anche essi eccezionali in termini di gusto ed esclusività). Alcuni siti di vendita on line di specialità della Calabria, visto che la domanda delle referenze regionali è tendenzialmente ben recepita e gradita dai sempre più numerosi internauti, ad un offerta di referenze già abbastanza “assortita” (ricordiamo che si tratta comunque e nonostante tutto di prodotti di nicchia!!) hanno accostato anche delle delizie dolciarie di buon grado e livello, in particolare prodotti elaborati secondo i più esclusivi canoni della tradizione ed artigianalità (non industriale…giusto per intenderci), e comunque preparati con ingredienti assolutamente naturali: ed ecco proposte sulle vetrine virtuali, così, tutte quelle “chicche di pasticceria”, i mignon, che stimolano la gola, il palato e la curiosità!!

    Evvai, allora, con queste tentazioni di gola, partendo in primis, dalle rinomate e particolarmente elaborate “peschette”, che richiedono per la loro preparazione arte e maestria da parte di esperti pasticcieri: dolci dal bellissimo impatto visivo, costituiti da un morbido corpo di pasta biscotto ripieno di crema nocciola ed imbevute in bagna alkermes, limone o mandarino; sono questi liquori, infatti, che connotano e danno colore in maniera particolare alle varietà proposte.

    Chiaramente non può mancare il classico assortimento di dolcetti di pasta di mandorle, gustosissimi e squisiti per via del cuore morbido che si scioglie in bocca, racchiuso da un guscio leggermente consistente: dolcetti di origini antichissime dove la tradizione di pasticceria calabrese ha fortemente conservato la ricetta tradizionale, garantendone così la bontà di sempre. Le varie tipologie proposte vanno ad esempio da quelli alla fragola, al limone o al pistacchio; ai fior di mandorla o quelli più tradizionali e canonici con la ciliegina al centro.

    E l’assortimento continua, spaziando dai fiocchetti di pasta frolla farciti con marmellata di limone, albicocca, crema di nocciola, ciliegia o ricoperti di cioccolata; ai “boccioli” ed “occhi di bue”, deliziosi dessert di pasta frolla farciti con marmellata di limone, albicocca, crema di nocciola o cioccolato; o ancora i morbidi pasticcini al cocco,…..

    Il tutto a prezzi decisamente competitivi…perché chi gestisce un e.commerce deve saper “prendere per la gola & farvi risparmiare”!!!!

  • Evoluzione nel segno della tradizione: la Nduja calabrese…in vasetto.

    Racconta un proverbio calabrese :

    “Mangia nduja cu r’a cipulla ca ti criscia ‘a mirulla. (Mangia nduja con cipolla che ti cresce il cervello)”!!

    Chi apprezza la buona cucina già sa di cosa si tratta, ma non si finisce mai di sottolineare l’esclusivo sapore ed i caratteri di questa prelibatezza calabrese, nota a livello nazionale ed internazionale. Essenzialmente si tratta di un “salume atipico” visto che, rispetto ad altri salumi calabresi acquistabili anche tramite siti di prodotti tipici calabresi (giusto per esser certi che siano quelli “buoni ed originali), è “morbida & spalmabile”, quindi non si può affettare né tantomeno usare a “tocchetti”: strano ma vero!!!

    In origine la Nduja calabrese veniva prodotta nei comuni allocati in provincia di Vibo Valentia, anche se ormai un po’ in tutta la Calabria si trovano produzioni di ottima qualità. Nel rispetto della ricetta tipica viene preparata con carne di suino (quella destinata alle salsicce, il guanciale e la pancetta, evitando le frattaglie), grasso (sempre di suino), peperoncino (piccantissimo, trito) e conserva di peperoni (dolci); alcune volte anche cotenna preventivamente sbollentata. Messo a riposare l’impasto, si provvede poi ad inserito in budello cieco naturale (orbo), quindi stagionato (affumicandolo con erbe aromatiche): ma il segreto della produzione tipica ed artigianale è che si riesca a cogliere quel giusto grado di morbidezza ed un esatto equilibrio tra gusto e piccantezza”, propri della tradizione.

    Ed eccola pronta e servita, l’eccellenza della gastronomia regionale più nota ed apprezzata in “ogniddove”, da usare in vari usi di cucina, oltre ovviamente a quello più conosciuto (spalmata su bruschette e crostini).

    Eppure in commercio si ritrovano spesso “vasetti” contenenti la nota nduja…..come mai?? Nulla di strano, è tutto sotto controllo: è il suo utilizzo pratico che ne ha consigliato l’adozione di questo nuovo “packaging”!!

    La pezzatura media di questa referenza, nella versione “tradizionale” budello, si aggira infatti intorno al mezzo kilo e dato che è un “prodotto di nicchia” (nel senso che non viene consumato con sistematicità) si è creato un problema di “conservazione” dopo averne gustato anche un bel po’ a tavola: allora, come lo preserviamo il restante??? Congelarla non è il caso, anzitutto perché il problema si riproporrebbe al successivo utilizzo; inoltre qualunque alimento, una volta scongelato, non è consigliabile riporlo nuovamente in freezer.

    “Naturalmente” qualche esperto buongustaio ha provato a togliere la nduja dal classico budello ponendola in un vasetto di vetro, pigiandola a dovere nel suo interno affinché si evitasse ogni “zona vuota che ne avrebbe pregiudicato la tenuta e la conservazione, coprendola superiormente con dell’olio extravergine.

    Caso risolto, visto che i risultati sono stati più che soddisfacenti: con tale metodo, infatti,si riusciva a conservare la ’nduja almeno per qualche mese!!

    Un’occasione da non perdere, dunque, da parte delle aziende più “aperte” alle esigenze del cliente: ecco servita la confezione “sottovuoto, in vetro”, decisamente più versatile, maneggevole e pronta per l’uso: con la “pastorizzazione” si regala alla nduja così proposta anche anni di durabilità, comunque mantenendo inalterate le sue peculiarità in termini di sapore ed offrendo un servizio in più agli “estimatori” del prodotto.

    Quindi….se il prodotto di base è di buona fattura e qualità, è indifferente preferirne la confezione in ”budello” o al contrario in “vetro”: resta solo un problema di “praticità & versatilità” d’uso!!

  • La cucina calabrese che cura i più banali particolari: l’aglio e l’origano

    Il vero sapore, a tavola, impone una attenzione ed una ricerca certosina anche di quei piccoli ingredienti e particolari che riservano quel qualcosa in più a tutte le preparazioni, in cucina. Bazzecole, pensiamo a prima vista, in realtà vere e proprie perle di gusto, che regalano un sapore di “tempi andati” ad ogni pietanza, specie ai giorni nostri nei quali siamo abituati ad una alimentazione quasi piatta ed insignificante, presi come siamo dal corri e fuggi quotidiano…..anche a tavola!!

    Una ragione validissima che qualche sito di prodotti tipici calabresi ha adeguatamente considerato, riservando ai propri utenti alcune di queste chicche di una spanna decisamente più in su rispetto a quanto si riesce ad acquistare comunemente nel commercio ordinario.

    Ecco, ad esempio, l’aglio calabrese: bulbi di colore bianco con venature tendenti al rosa, che si qualifica come uno dei migliori in assoluto in commercio, specie se paragonato a quello proveniente dall’est Europa, magari più economico, sì…ma praticamente insipido. Saranno le caratteristiche intrinseche del terreno della regione, il fatto che viene coltivato, raccolto e preservato in maniera assolutamente tradizionale (estirpato a giusta maturazione dai campi, essiccato e conservato in ambienti freschi ed asciutti, si da poter mantenere il suo gusto per i periodi a venire) ed altre infinite ragioni che lo rendono unico ed esclusivo nel palato.

    Obietterete “ma l’aglio non ha un buon odore”; chi sa di cucina racconta che se viene usato cotto lascia solo il suo aroma alle pietanze, e nulla più !!! Ove invece, e per una qualunque ragione, lo si usi crudo, basta poi masticare foglie di prezzemolo o di menta…o ancora qualche chicco di caffè, ed il pericolo “alito cattivo” è decisamente ridimensionato.

    Altro ineguagliabile aroma che la cucina calabrese riserva ai suoi tanti estimatori è rappresentato dall’origano selvatico che viene raccolto nelle colline della pre-sila, in genere tra la primavera e l’estate, allorquando la fioritura è al “top”; viene poi assemblato a mazzetti ed essiccato tassativamente all’ombra (il sole potrebbe essere pregiudizievole, in tal senso!!) dopodiché basta sbatacchiarlo su di un panno, sì da raccoglierne l’essenza che regala il suo odore e profumo già nei primi istanti: se lo si vuol conservare per più tempo (specie per gli usi di cucina a valenza “invernale”) è sufficiente tenerlo in contenitori di vetro ben sigillati.

    Ed eccolo qui, pronto a regalare la sua magica fragranza ed aroma ad insalate, salse, bruschette, carne, pesce e molti tipi di pietanze tipiche meridionali: ce ne sarete infinitamente grati per avervene suggerito l’esistenza.…perché di pari gusto, in giro, ne troverete ben pochi!!