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  • La storia del pomodoro, simbolo della cucina italiana

    Quando l’esploratore Cristoforo Colombo attraversò l’Atlantico nel 1492, non si aspettava di cambiare le abitudini alimentari quotidiane della maggior parte delle persone su questo pianeta. Senza rendersene conto mise in moto un grande interscambio biologico: se l’Europa ha dato cavalli, suini, bovini, mentre l’America ha dato al mondo arachidi, tacchino, zucca, cacao e soprattutto il pomodoro. Questo traffico ha alterato la vita delle persone ai livelli più fondamentali, e forse il suo effetto più positivo è stato quello di offrire nuovi sapori e sensazioni.

    Che cosa sarebbe il mondo mediterraneo senza pomodoro? Oggi è difficile immaginare la cucina italiana senza il “pomo d’oro”, eppure Giulio Cesare, Dante, Michelangelo, Leonardo da Vinci, tutti i papi prima di Alessandro VI, e di fatto stesso Colombo, non avevano mai sentito parlare di lui.

    Il pomodoro, infatti, è un nativo del Messico, dove le popolazioni locali lo coltivavano e lo consumavano sia crudo che cotto. Gli europei hanno impiegato molto tempo prima di introdurlo nella propria dieta quotidiana. Fino ai secoli XVI e XVII, infatti, cresceva prevalentemente come una curiosità, da ammirare piuttosto che da consumare. I primi riferimenti al sugo di pomodoro si rintracciano in alcuni testi di cucina napoletani della fine del XVII, quando Napoli si trovava sotto il dominio spagnolo. Da lì in poi fu un crescendo di ricette e variazioni che vedevano il pomodoro combinato con altri ingredienti, tra i quali anche la pasta. La prima vera consacrazione del pomodoro come ingrediente tipico dell’alimentazione degli italiani è legata a un episodio avvenuto poco dopo l’Unità d’Italia: nel giugno 1889, in onore della visita a Napoli della Regina d’Italia, Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito realizzò una pizza guarnita con pomodoro, mozzarella e basilico, ingredienti che riprendevano i colori della nuova bandiera Italiana, e chiamò la sua specialità “Pizza Margherita”.

    I sughi e le passate di pomodoro cominciarono a conquistare il mondo quando tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento vi fu un’emigrazione di massa dalle regioni del sud Italia verso l’altra sponda dell’Atlantico. Gli italiani, attraverso pizzerie e trattorie, esportarono le proprie salse a base di pomodoro prima in America e poi in Australia, tanto che oggi questo prodotto viene riconosciuto in tutto il mondo come tipico della “cucina italiana”.

  • La dieta a base di Kamut, energia e salute

    Il Kamut è un cereale antenato del grano duro che si coltivava già nell’Antico Egitto oltre 5000 anni fa. A livello nutrizionale è particolarmente ricco di fibre, proteine, grassi polinsaturi (come gli omega 6), minerali e vitamine. Grazie a queste sue caratteristiche risulta un alimento in grado di contribuire a migliorare la salute cardiovascolare: rientra spesso infatti nella dieta di persone con patologie cardiache, problemi di pressione sanguigna, colesterolo in eccesso. Ha un alto valore energetico con sostanze nutritive ad assimilazione lenta, indicato soprattutto per gli sportivi e chi si sottopone a elevati sforzi fisici.

    Rispetto ad altre varietà di grano contiene un maggior numero di minerali e di vitamine. La pasta di kamut e gli altri derivati (come pane e cracker) agiscono inoltre sui livelli di colesterolo nel sangue.

    Utile anche contro problemi di obesità, in quanto grazie all’abbondanza di fibre e proteine risulta un alimento più saziante rispetto ai derivati alimentari del grano. In più, i carboidrati presenti nel kamut vengono assorbiti più lentamente dall’organismo, contribuendo quindi a prolungare il senso di sazietà e ridurre quello della fame.

    Sostituire la pasta di grano con quella di kamut porta importanti benefici per la salute del sistema circolatorio, grazie alla presenza di potassio e magnesio, di zinco, selenio e altri antiossidanti naturali che combattono l’invecchiamento cellulare.

    Va ricordato comunque che contiene glutine e che risulta quindi non adatto per i celiaci.