Tag: prezzi traduzione

  • Traduzione quanto mi costi?

    Mercato che vai, prezzi che trovi. No, non si tratta dell’ultimo slogan pubblicitario del mercato rionale del vostro quartiere dove andate a comprare la frutta e la verdura. Il riferimento è invece ad alcuni specifici mercati che hanno meccanismi a parte nella definizione dei prezzi. Uno di questi ad esempio è il mercato delle traduzioni, un settore che in cui operano agenzie e imprese che offrono tanti servizi di vario genere legati a quest’attività, dalla traduzione legale alle traduzioni giuridiche, passando per traduzione tecniche specifiche che esigono una terminologia adeguata e una conoscenza dei tecnicismi che va ben oltre un “generale” conoscenza della lingua. In queste agenzie solitamente lavorano professionisti che provengono da altri Paesi e che sfruttano il loro essere madrelingua di una lingua straniera per quel posto.

    Uno dei modi più veloci per trovare un agenzia di traduzione e professionisti pronti e competenti a tradurre ciò che ci serve in qualsiasi lingua vogliamo è rappresentato dalla ricerca sul web. E se vi state chiedendo quando possa costarvi la vostra traduzione basterà digitare un comune motori di ricerca sul web la stringa “prezzi traduzione” e cliccare invio. Avrete in pochi secondi davanti a voi un’ampia offerta di agenzie, imprese, studi e liberi professionisti pronti a presentarvi i loro servizi di traduzione con tanto di prezzi e tariffe. C’è da precisare che in questi casi è difficile riuscire ad avere un tariffario unico o una tabella dei prezzi uguale per tutti. Considerando anche che sono diverse le variabili che incidono sul prezzo di una traduzione: dalla quantità del testo, alla difficoltà del linguaggio, ai tempi di consegna richiesti.

  • Brevetto mio quanto mi costi!

    Nei fumetti della Disney, quando Archimede Pitagorico finiva di realizzare una delle sue mirabolanti invenzioni, andava di gran carriera verso l’ufficio brevetti più vicino per registrarla. Nell’Europa contemporanea invece le cose sono un tantino più complicate.

    Chi desidera registrare il proprio brevetto deve iniziare una trafila fatta di lungaggini burocratiche infinite e, per giunta, parecchio costosa: non è infatti sufficiente rivolgersi all’UEB (Ufficio Europeo dei Brevetti), ma bisogna successivamente registrarsi presso ogni paese in cui si desidera utilizzare la propria invenzione! Così i costi amministrativi devono essere moltiplicati per il numero dei paesi interessati e, ovviamente, ogni pratica deve essere redatta nelle varie lingue ufficiali, con annesse spese di traduzione. Se quindi negli Stati Uniti è sufficiente sborsare 1.850 euro circa per registrare un brevetto, in Europa sono necessari addirittura 32.000 euro!

    Il Presidente della Commissione Europea Barroso è da poco intervenuto sul tema, dichiarando che il problema deve essere risolto assolutamente entro il semestre di presidenza danese appena iniziato. La proposta di utilizzare una sola lingua (l’inglese) e una sola sede per il tribunale (ancora da stabilire) è stata formulata da tempo, ma Francia e Germania non ci stanno, dichiarando che una simile scelta sarebbe eccessivamente lesiva per le loro lingue. Chiedono perciò che i moduli siano compilati anche in francese e tedesco, ma a questo punto sono gli altri stati (Italia e Spagna su tutti) a ritenersi penalizzati!

    Probabilmente questa situazione vi sembra impossibile, ma la realtà ci dice che questo è solo uno dei tantissimi problemi da risolvere prima di arrivare ad una vera unione europea!

    Insomma, per adesso la risoluzione della “querelle brevetti” non sembra essere dietro l’angolo, perciò, se avete un’invenzione da registrare, mettetevi l’anima in pace: digitate su internet le parole “prezzi traduzione” e richiedete un preventivo alle varie agenzie di esperti in traduzioni giuridiche, legali, commerciali o tecniche.

    In attesa che, tra i tanti inventori europei, ci sia qualcuno che trovi la soluzione giusta per questo assurdo e costoso problema!

  • Cresce l’export di vini italiani

    Nei giorni più neri della crisi, insieme alle voci catastrofiche sul nostro prossimo futuro, c’è stato anche chi ha provato a guardare ad aspetti positivi, spostando l’attenzione sui punti di forza dell’economia italiana ai quali viene affidato il compito di far riprendere la crescita del nostro paese. Uno dei più menzionati è stato l’apprezzamento che il made in Italy ha tuttora nel mondo, con eccellenze che vanno dalla moda al mondo dei motori, dall’enogastronomia al design.

    A conferma di ciò la notizia diffusa recentemente dalla Coldiretti, secondo la quale nel 2011 l’export di vini italiani è cresciuto del 14%. Il dato è particolarmente positivo se si pensa che anche nel 2010 c’era stato un altro importante rialzo, pari al 9%: così il fatturato generale è passato dai 3,7 miliardi di euro di due anni fa, alla cifra tonda di 4 miliardi dello scorso anno! La meta principale delle esportazioni è il territorio europeo, con una concentrazione particolare in Germania; bisogna segnalare però anche la crescita di alcuni mercati extraeuropei come la Russia e, soprattutto, la Cina, che vede raddoppiare i propri numeri di anno in anno. Il 60% dei vini venduti all’estero sono di origine controllata, un buon risultato che deve essere difeso e ampliato in futuro.

    Il consiglio per i produttori nostrani è perciò quello di puntare forte sull’esportazione, seguendo le indicazioni del mercato. Ovviamente per affrontare simili cambiamenti è necessario dotarsi di mezzi adeguati; uno dei primi problemi da affrontare è quello linguistico, ma basta cercare sul web parole come “traduzione documenti” per trovare l’agenzia specializzata più adatta, o “prezzi traduzioni” per farsi un’idea dell’investimento necessario.