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  • Pomodori pelati industriali, come vengono prodotti?

    Nel recente recupero di gran moda delle tradizioni delle nostre nonne, si parla molto sul web delle conserve di pomodoro fatte in casa. Una riscoperta molto romantica, certo, che però sembra ignorare due questioni particolarmente rilevanti per la sicurezza alimentare. Innanzi tutto, comprare pomodori di cui non conosciamo la provenienza e i metodi di coltivazione, di cui ignoriamo le certificazioni sulle acque d’irrigazione e sui terreni, non è una prassi sana. Se poi adoperiamo per le conserve casalinghe i pomodori del nostro orto, i dubbi di salubrità riguardano le fasi di produzione, la pastorizzazione dei barattoli e la sanificazione dell’ambiente in cui operiamo. Dire “fatto in casa”, infatti, non sempre è motivo di tranquillità, e i casi d’intossicazione riportati dalle cronache dovrebbero avercelo ormai insegnato.

    Competenza e Responsabilità per la Sicurezza Alimentare

    Le conserve industriali di pomodori pelati vantano, invece, una doppia garanzia di sicurezza per il consumatore: certificazioni di livello europeo sia sul prodotto impiegato sia sul processo produttivo. I pomodori pelati, in particolare, vengono selezionati con competenza in relazione alle caratteristiche necessarie per la lavorazione industriale (devono essere i migliori per consistenza, maturazione, resistenza al trasporto e contenuto residuo secco) e alle varietà indispensabili a garantire un prodotto integro, succoso e fragrante (come il San Marzano DOP o il Roma). Parliamo di competenza e responsabilità dell’industria agroalimentare italiana che ha prodotto vere e proprie eccellenze, apprezzate in tutto il mondo, in oltre cinquant’anni di esperienza.

    Chi garantisce una filiera al 100% italiana, raccoglie oggi i propri pomodori dal frutto allungato prevalentemente nella soleggiata Puglia, e precisamente nella zona della Capitanata, oppure nell’agro sarnese-nocerino, in Campania: territori che vantano un clima mite e molto soleggiato, appezzamenti fertilissimi e una grande disponibilità delle acque, assieme a un’esperienza antichissima degli agricoltori. Con competenza, le migliori aziende agroalimentari italiane scelgono l’humus più adatto a far crescere frutti pieni di sole che daranno un prodotto inimitabile, e difendono con responsabilità, lungo tutta la filiera, la qualità eccellente di quel prodotto.

    Lavorazione industriale dei Pomodori Pelati

    Pochi sanno che in Italia, la raccolta e la lavorazione industriale dei pomodori pelati avviene, in estate, in tempi rapidissimi (per preservarne la fragranza) e con un approccio estremamente rispettoso della salute del consumatore: da anni, ad esempio, si promuove con responsabilità la lotta integrata sui terreni agricoli per ridurre drasticamente l’uso di pesticidi e si adottano tecniche di pelatura che non producano tossicità (come la pelatura termo-fisica). In altri Paesi, invece, l’uso di pesticidi e la cosiddetta pelatura a soda sono ancora ampiamente tollerati e le fasi di produzione e confezionamento avvengono spesso con metodi che rivelano una scarsissima competenza del settore.

    Gli ambienti stessi di lavorazione del prodotto in Italia sono costantemente sanificati, secondo la normativa vigente, e sottoposti a continui controlli e verifiche da parte di organismi nazionali ed europei. Garanzie che i nostri ambienti domestici e le nostre cantine non possono certo offrire. I barattoli di pomodori pelati, poi, una volta pronti, vengono pastorizzati per renderli microbiologicamente stabili: un procedimento che a casa cerchiamo di replicare con la bollitura che, però, per tempistica e caratteristiche di approssimazione potrebbe non essere efficace o rovinare il prodotto. Dunque, perché rischiare?