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  • Fratello ucciso da Polizia? L’Italia dei Diritti si stringe attorno a Marinelli


    Il presidente del movimento Antonello De Pierro esprime la sua solidarietà al responsabile per il Lazio e per la Tutela dei Consumatori e chiede che sia accertata la verità: “Se ci sono state delle responsabilità auspichiamo che vengano accertate e che chi ha sbagliato paghi in maniera esemplare. Condividiamo con Vittorio il dolore per la grave perdita subita e soprattutto l’impegno affinché, per una vita spezzata troppo presto, sia fatta giustizia”

    Roma – Una gravissima tragedia ha colpito Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio e per la Tuteladei Consumatori dell’Italia dei Diritti. Suo fratello Luigi, 48 anni, è deceduto in circostanze ancora da chiarire, ma che, alla luce di alcuni elementi emersi nell’arco temporale che ha visto il divenire progressivo degli eventi fino al tragico epilogo, allungano pesanti ombre di dubbio sull’operato di qualcuno tra gli agenti di polizia intervenuti. Il germano dell’esponente del movimento extraparlamentare, invalido civile affetto da schizofrenia, si trovava in casa con la madre, un alto dirigente ministeriale in pensione, con cui stava discutendo e sembra che avesse minacciato di usare le mani. La donna, per evitare il peggio, allertava il 113 che inviava sul posto del personale in divisa. A quanto pare sembrerebbe che i primi agenti intervenuti abbiano applicato alla lettera quanto stabilito dal protocollo di intervento e sarebbero riusciti a calmare l’uomo conquistandone la fiducia. La situazione sarebbe poi precipitata quando lo stesso avrebbe chiesto di allontanarsi per raggiungere la sua compagna. Qui, alla presenza del fratello Vittorio, di professione avvocato, giunto da pochi minuti, gli sarebbe stato impedito, giustamente oseremmo dire, in quanto sembra che questi fosse ancora un po’ su di giri. Ma questo rifiuto avrebbe scatenato la sua reazione, che sembra abbia ricominciato ad agitarsi, trattenuto a fatica da tre agenti, che non riuscendo da soli a gestire la situazione, avrebbero chiamato rinforzi. E’ qui il punto da cui inizia il modus operandi contestato dalla famiglia, che parla di analogie col caso Adrovandi, il diciottenne di Ferrara percosso e ucciso da quattro poliziotti poi condannati per i fatti loro contestati. Infatti pare sia giunto sul posto un altro agente di corporatura molto robusta, un vero energumeno, che sarebbe saltato addosso all’uomo ammanettandolo e bloccandolo violentemente contro la porta spingendo con il ginocchio contro la sua schiena. Secondo quanto riferito dal dirigente dell’Italia dei Diritti, suo fratello avrebbe iniziato a sentirsi male, diventando cianotico, con lapalissiane difficoltà respiratorie, e lui avrebbe iniziato a gridare chiedendo di togliere subito le manette, ma pare non ci fossero le chiavi, portate poi da altri agenti. Quando queste sono state rimosse non c’era più nulla da fare, se non un maldestro tentativo di rianimazione che sembra che gli agenti abbiano cercato di fare tramite un massaggio cardiaco. Dulcis in fundo l’arrivo dell’ambulanza, dopo circa un’ora, il decesso del malcapitato, un esame autoptico da cui risulterebbero diverse costole rotte e un’emorragia epatica.

    A testimoniare la vicinanza di tutto il movimento a Vittorio Marinelli e alla sua famiglia è intervenuto il presidente Antonello De Pierro: “Alla luce dei fatti emersi, tutti naturalmente da accertare, parlare di analogie con il caso Aldrovandi mi sembra un po’ azzardato, lì si trattò di violenza gratuita, deprecabile e brutale contro un ragazzo inerme in una congiuntura di grave sottomissione psicologica della vittima, con la capacità di reagire annientata dal terrore del frangente e dal dolore delle percosse, da parte di quattro agenti che purtroppo, per quanto ne sappia, sono ancora in servizio. Qui la situazione è molto diversa, se non nella causa del decesso, che con ogni probabilità è da attribuirsi a ipossia per compressione toracica a causa della postura a cui la vittima è stata costretta suo malgrado. Ciò non toglie che, in base agli elementi testimoniali oculari riferitici da Vittorio, qualcosa nell’applicazione del protocollo procedurale sia stata disattesa. Indubbiamente qualcuno ha superato i limiti concessi dalla codifica normativa. Il tutto, compreso l’inspiegabile ritardo dell’ambulanza, ha causato la morte di una persona. Se ci sono state delle responsabilità auspichiamo che vengano accertate e che chi ha sbagliato paghi in maniera esemplare. Eventi tragici come questo in un paese civile non possiamo accettare che avvengano, è necessaria una maggiore professionalità, perché purtroppo l’approssimazione e la superficialità regnano sovrani. Ci stringiamo attorno a Vittorio Marinelli, che è una delle colonne portanti dell’Italia dei Diritti, e alla sua famiglia, condividendo il dolore per la grave perdita subita e soprattutto l’impegno affinché, per una vita spezzata troppo presto, sia fatta giustizia, dopo aver appurato le eventuali colpe dirette o indirette”.

  • POLIZIA PENITENZIARIA : Manna (Li.Si.A.P.P.) Edilizia penitenziaria tutto fermo – Intanto continuano le aggressioni al personale.

    Oltre un anno fa veniva sbandierato il Piano carceri con l’ampliamento e la realizzazione di nuovi penitenziari per far fronte all’emergenza sovraffollamento messo in cantiere dal Governo, non finisse come il piano caserme (nuove stazioni dei carabinieri in mezza Italia, per dare più sicurezza ai cittadini, un progetto ipotizzato nel 2004 e non ancora ultimato. Intanto afferma il Dott. Mirko MANNA Segretario Generale del Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria LiSiAPP, organizzazione sindacale di categoria, continuano i suicidi dietro le sbarre.
    Ciò stante , rimarca il Segr. Gen. LiSiAPP siamo ad oltre 40 del 2011 e fa si che sia un bilancio, fallimentare, di quel piano rimasto l’ennesimo elenco di buoni propositi e protocolli di intesa senza futuro.
    “Oggi – scrive Manna -, un anno e quattro mesi dopo, i detenuti sono 67.648, cioè 2.658 in più rispetto al numero per cui la situazione fu accostata a una calamità. E i posti in più? Pochi, pochissimi. C`è chi dice duemila, con un`approssimazione probabilmente per eccesso, ma sarebbe comunque una cifra inferiore all`incremento degli «ospiti».
    Dunque la realtà è peggiorata.
    Ma non solo per la crescita dei detenuti, ma anche sottolinea il Segr. Gen. del LiSiAPP aumentano di giorno in giorno le aggressioni agli operatori di polizia che tra mille difficoltà riescono a mantenere l’ordine all’interno delle strutture penitenziarie anche subbendo queste vile aggressioni frutto di una carente impalcatura istituzionale.
    Parte delle nuove prigioni – continua Manna – che si è riusciti a costruire sono vuote perché mancano i soldi per metterle in funzione. E soprattutto manca il personale della polizia penitenziaria. Sempre nel gennaio 2010 il ministro della Giustizia Alfano dichiarò che a breve sarebbero entrati in servizio altri duemila agenti. A luglio ribadì la promessa, abbassando i reclutamenti «in prima battuta» a mille. Sono passati altri nove mesi, e ancora si attende l`ingresso di nuovi agenti.
    Attualmente sono in corso le selezioni alcune centinaia di allievi agenti provenienti dalle forze armate. Ma tutto ciò non basta.
    Quando arriveranno il grosso promesso?, paventa qualcuno, saranno meno di quelle che nel frattempo hanno lasciato il servizio per raggiunta pensione o altri motivi. Sono i numeri di una crisi che l`annunciato impegno del governo non è riuscito a scalfire. Di cui la politica generalmente si disinteressa – a parte pochi esponenti sparsi nei diversi partiti -, ma che continua a lasciare il personale di polizia penitenziaria in condizioni al limite della sopportazione.
    La politica è sorda anche ai suoi stessi proclami e così mentre, noi viviamo in una logica fatta di annunci, gli operatori sono chiamati sempre in qualsiasi momento a mantenere l’ordine e la legalità all’interno delle strutture penitenziarie, e quando si scaldono gli animi nella società oltre le mura a pagare in primis sono sempre gli agenti di polizia penitenziaria con le aggressioni.
    Infine aggiunge Manna non dimentichiamo che gli operatori di polizia sono chiamati a sventare numerosi tentativi di suicidi. Questa è l’Italia, ha 150 anni di battaglie civili vinte, ma è come se fosse nata ieri avendo già perso.

  • POLIZIA PENITENZIARIA : ANCORA VERA EMERGENZA E CONDIZIONI INSOSTENIBILE NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI

    SICUREZZA – LISIAPP , La situazione nelle carceri italiane, come noto, è ormai da tempo al limite del tollerabile, un problema quanto mai impellente, spesso trascurato in passato a vantaggio di altri fattori sociali e che oggi rischia di esplodere come una bomba ad orologeria. A sottolinearlo e il Dr. Mirko Manna Segretario Generale del LiSiAPP (Libero Sindacato Appartenenti PoliziaPenitenziaria) il quale rimarca che il numero attuale di detenuti è di 67.318, a fronte di un limite regolamentare che imporrebbe di non superare 45.059: Un surplus di 22.259 detenuti in più rispetto alla massima capienza che determina un indice medio nazionale di affollamento pari al 49,4 % a questo – continua Manna non bisogna dimenticare che la percentuale di stranieri è molto alta pari a 27.152 . I numeri sono impietosi, dichiara il Segretario Generale, sono un giusto specchio di una realtà problematica, e servono continua la nota – a spiegare i recenti fatti di cronaca che hanno visto l’attuale governo costretto a proclamare lo stato di emergenza carceri.

    I fatti di cronaca spiega Manna – sono sotto gli occhi di tutti dagli operatori di polizia penitenziaria che in prima persona soffrono di questa situazione di vera emergenza a tutte le figure professionali che ruotano attorno al mondo penitenziario.

    L’anno è iniziato nel peggior modo ma non tanto diverso da quello appena trascorso continua il Segr. Gen. con 14 suicidi, 201 tentati suicidi e 1087 autolesioni.

    Ad aggravare il quadro complessivo concorrono i 59 episodi di aggressioni in danno di poliziotti penitenziari, che contano 39 unità ferite che hanno riportato ferite giudicate guaribili oltre i sette giorni.

    La gravissima deficienza organica della polizia penitenziaria, stimata intorno alle 6900 unità, non solo determina carichi di lavoro insostenibili – conclude il Segretario Generale del Li.Si.A.P.P. ma produce effetti devastanti per la società civile e per l’ordine pubblico.